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Tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati. Modifiche ar...

Tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati. Modifiche art. 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 426, art. 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 e art. 1 del decreto-legge 26 gennaio 1999, n. 8, convertito dalla legge 25 marzo 1999, n. 75. Chiarimenti.

MINISTERO DELLE FINANZE
CIRCOLARE 21 maggio 1999, n.111
Tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati. Modifiche
art. 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 426, art. 31 della legge 23
dicembre 1998, n. 448 e art. 1 del decreto-legge 26 gennaio 1999,
n. 8, convertito dalla legge 25 marzo 1999, n. 75. Chiarimenti.
Ai comuni
Alle province
e, per conoscenza:
Al Ministero dell’interno –
Direzione generale
dell’amministrazione civile
Al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica – Ragioneria generale dello Stato – I.GE.S.P.A.
Al Ministero dell’ambiente –
Servizio per la tutela delle acque, la disciplina dei rifiuti, il
risanamento del suolo e la prevenzione dell’inquinamento di natura
fisica
Alla Corte dei conti – Sezione enti locali
Ai comitati di controllo sugli atti degli enti locali nelle regioni
a statuto ordinario
Al comitato regionale di controllo della Sicilia – Sezioni
provinciali
Alle province autonome di Trento e Bolzano
Ai comitati o sezioni di controllo di Aosta – Cagliari – Sassari –
Nuoro – Oristano – Trieste – Gorizia – Udine – Pordenone
Alle direzioni regionali delle entrate
All’ANCI – Associazione nazionale dei comuni italiani
All’UNCEM – Unione nazionale delle comunita’ enti montani
All’UPI – Unione province d’Italia Con i provvedimenti indicati in
oggetto sono state previste, oltre alla proroga al 31 marzo 1999
del termine generale per le deliberazioni regolamentari e
tariffarie riguardanti la finanza locale 1999, modificazioni in
materia di tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani ed
assimilati sulla cui portata e’ opportuno fornire chiarimenti anche
in relazione alle variazioni della normativa ambientale.
Il rinvio dal 1 gennaio 2000 del termine per l’introduzione della
tariffa di cui all’art. 49 del D.Lgs. n. 22/1997, come modificato
dall’art. 1, comma 28, della legge n. 426/1998 (supplemento n. 12/L
della Gazzetta Ufficiale n. 11/1999), ha comportato ovviamente
l’operativita’ anche per il 1999 della normativa sulla tassa per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Per effetto del disposto
dell’art. 31, comma 7, prima parte, della legge n. 448/1998, il
prelievo puo’ continuare ad essere commisurato in base ai criteri
tradizionali (uso e superficie) gia’ adottati fino al 1998 ovvero,
qualora non sia stato gia’ provveduto, puo’ essere determinato
facoltativamente in base ad uno dei due metodi indicati nell’art.
65, comma 1, del D.Lgs. n. 507/1993 come integrato con l’art. 3,
comma 68, lettera e), della legge n. 549/1995, riguardanti
rispettivamente la commisurazione della tassa alla specifica
produttivita’ quantitativa e qualitativa di rifiuti per tipologia
di attivita’ con elaborazione di appositi coefficienti (comma 2)
ovvero alla produzione di rifiuti effettivamente conferiti al
servizio pubblico, metodo quest’ultimo che presuppone
l’organizzazione di adeguate modalita’ di rilevazione dei rifiuti,
potendo essere basato solo in misura marginale e cautelativa sulla
presunzione della produzione minima di rifiuti.
I – L’introduzione anticipata della tariffa a titolo sperimentale
per il 1999 in deroga al predetto termine del 1 gennaio 2000 con
conseguente disapplicazione della normativa sulla tassa, e’
possibile, ad avviso di questa Amministrazione, soltanto in
presenza delle condizioni sostanziali poste dal D.Lgs. n. 22/1997
(articoli 21, comma 1, e 23 riguardanti l’organizzazione
dell’ambito territoriale ottimale per la gestione unitaria dei
rifiuti urbani e assimilati, e art. 49, commi 7, 8 e 10 riguardanti
la necessaria operativita’ della tariffa base o di riferimento e
dell’attivazione del contributo del Consorzio nazionale degli
imballaggi ai comuni che attuano la relativa raccolta
differenziata). La facolta’ di sperimentazione anticipata, gia’
prevista dall’art. 49, comma 16, del D.Lgs. n. 22/1997, ha trovato
infatti conferma nella disposizione contenuta nell’art. 31, comma
7, secondo periodo, della legge n. 448/1998 citata, che non
consente l’adozione di una qualsiasi tariffa ma soltanto di quella
prevista dal D.Lgs. n. 22/1997 (vedi il riferimento testuale e “la
tariffa”) in quanto, trattandosi di prestazione patrimoniale
imposta (soggetta come tale alla riserva di legge di cui all’art.
23 della Costituzione), non puo’ prescindersi di criteri e
condizioni posti dall’art. 49 del citato D.Lgs. n. 22/1997 quale
unica alternativa alla vigente tassa.
Come chiarito nel predetto comma 7, secondo periodo, le delibere
regolamentari, che introducono e disciplinano la tariffa in via
sperimentale (come quelle che in futuro la introdurranno a regime),
non sono ovviamente soggette all’esame del Ministero delle finanze,
cui spetta soltanto rilevare la sussistenza o meno delle condizioni
per la legittima disapplicazione della normativa sulla tassa, dopo
l’esame degli organi regionali di controllo sulla competenza, la
forma e la procedura della deliberazione (art. 17, comma 41, della
legge n. 127/1997). In mancanza delle indicate condizioni di legge
la deliberazione di sperimentazione puo’ essere oggetto di censure
in sede amministrativa o giurisdizionale.
Ai fini della gestione della tariffa sperimentale nel corso del
1999 si evidenzia la modifica apportata all’art. 49 sopracitato con
l’art. 1, comma 23, della legge n. 426/1998 che, in via transitoria
(“Fino al 1 gennaio 2000”) e salvo diverso accordo con il gestore
del servizio, attribuisce all’ente locale l’applicazione e
riscossione del “corrispettivo della raccolta e dello smaltimento”
dei rifiuti urbani (e assimilati) in via diretta o con affidamento
a terzi secondo i poteri riconosciuti ai comuni in via generale
dell’art. 52 del D.Lgs. n. 446/1997.
II – In ordine alle modifiche della normativa sulla tassa rifiuti,
si rileva che sono stati estesi all’annualita’ 1999:
a) la possibilita’ di considerare l’intero costo dello spazzamento
dei rifiuti solidi urbani esterni di cui all’art. 7 del D.Lgs. n.
22/1997 (art. 31, comma 23, della legge n. 448/1998), ferma
restando la facolta’ di dedurre, al predetto titolo una quota non
superiore al 15% del costo complessivo del servizio di nettezza
urbana (art. 61, comma 3-bis, del D.Lgs. n. 507/1993 come inserito
con l’art. 3, comma 68, lettera b, della legge n. 549/1995);
b) il trattamento di esonero totale delle aree accessorie e
pertinenziali di cui all’art. 6 del D.L. n. 328/1997 convertito con
la legge n. 410/1997 (art. 1, comma 3, del D.L. 26 gennaio 1999, n.
8, convertito nella legge n. 75/1999) assicurando cosi’ la
continuita’ del trattamento fiscale di tali aree fin dal 1 gennaio
1984.
III – In merito al regime fiscale applicabile nel caso di rifiuti
urbani assimilati ai sensi dell’art. 21, comma 2, lettera h, del
D.Lgs. n. 22/1997 si ribadisce, in relazione a talune incertezze
sorte nella prassi, che l’esonero della privativa comunale
(esclusione dell’obbligo di conferire al servizio pubblico di tali
rifiuti) ha luogo soltanto nel caso che sia dimostrato a consuntivo
l’avvio al recupero attraverso idonea documentazione (art. 10,
commi 3 e 15, del D.Lgs. n. 22/1997 o, qualora non sia previsto
l’obbligo del formulario di identificazione, altra documentazione
con attestazione di ricevuta da parte dell’impresa, incaricata del
trattamento), fermi restando la qualificazione ed il regime di
rifiuto assimilato, che continua ad operare nei confronti dei
soggetti che non destinano al recupero i rifiuti predetti. Di
conseguenza spetta al produttore che ha avviato oggettivamente ed
effettivamente i rifiuti al recupero, non la detassazione di
superfici ma una riduzione della misura di tariffa (art. 67, comma
2, del D.Lgs. n. 507/1993 e art. 49, comma 14, del D.Lgs. n.
22/1997), sulla base dei criteri da stabilire con un’apposita norma
regolamentare (circolari n. 95/E del 22 giugno 1994 e n. 119/E del
7 maggio 1998), che tenga conto, da una parte, della non
proporzionalita’ dei costi generali, fissi, collettivi e comuni e,
dall’altra, dell’esigenza di incentivare il riciclo di rifiuti
rapportando proporzionalmente la riduzione dell’entita’ del
recupero rispetto alla produzione complessiva dei rifiuti.
Circa la misura della riduzione della tassa si ritiene, per quanto
sopra detto e per esigenze di semplificazione, che la stessa possa
essere calcolata in base ad un coefficiente attenuato di
proporzionalita’ ai rifiuti destinati al recupero, eventualmente
ancorato alle percentuali obbligatorie di raccolta differenziata e
di recupero e riciclo prescritte dalle direttive comunitarie
(articoli 24 e 37 del D.Lgs. n. 22/1997). Il valore massimo di tale
coefficiente va comunque determinato in modo che, anche nel caso di
documentato recupero totale dei rifiuti assimilati, non comporti
l’esonero integrale del prelievo per tener conto del residuo carico
relativo ai costi comuni e collettivi da coprire con la tassa (vedi
anche risoluzione n. 16/E del 9 febbraio 1999). Nel caso della
tariffa sperimentale (art. 49, comma 14, del D.Lgs. n. 22/1997) o
di applicazione del metodo dei rifiuti effettivamente conferiti di
cui all’art. 65, comma 1, seconda parte, del D.Lgs. n. 507/1993, la
determinazione della riduzione e’ facilitata dall’introduzione
delle quote, fissa e variabile, di tariffa.
Con l’occasione e’ opportuno rilevare che, essendo stato prorogato
fino al 30 giugno 1999 il termine per adeguare alla normativa
recata dal D.Lgs. n. 22/1997 la gestione dei residui tuttora
esclusi dal regime dei rifiuti, compresi i cosiddetti “mercuriali”
di cui al D.M. 5 settembre 1994 (art. 57, comma 5, del D.Lgs. n. 22
modificato dall’art. 49, comma 2, della legge n. 448/19…

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