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Applicazione della procedura di valutazione di impatto ambientale alle dighe di ritenuta.

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 agosto 1999
Applicazione della procedura di valutazione di impatto ambientale
alle dighe di ritenuta.
IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Visto l’art. 5, comma 2, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n.
400, secondo cui il Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi
dell’art. 95, primo comma della Costituzione, indirizza ai Ministri
le direttive politiche ed amministrative in attuazione delle
deliberazioni del Consiglio dei Ministri nonche’ quelle connesse
alla propria responsabilita’ di direzione della politica generale
del Governo;
Vista la comunicazione al Consiglio dei Ministri del 4 agosto 1999;
E m a n a
la seguente direttiva in materia di applicazione della procedura di
valutazione di impatto ambientale (VIA) alle dighe di ritenuta:
1. La questione dell’utilizzazione delle risorse idriche –
nell’ambito di un equilibrato rapporto con l’ambiente – e’ da tempo
al centro della riflessione del Governo e della Presidenza del
Consiglio, in considerazione del ruolo che le stesse rivestono per
la vita e per lo sviluppo del Paese.
In questa prospettiva assai rilevante e’ il problema relativo alla
concreta e corretta utilizzazione di numerose dighe, realizzate o
in corso di realizzazione specie nel Mezzogiorno per le quali,
invece, sussistono rilevanti difficolta’ di effettivo utilizzo.
Come e’ noto, questa situazione e’ derivata da taluni dubbi
interpretativi della disposizione di cui all’art. 7 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 agosto 1988, n. 377,
che disciplina in via transitoria l’applicazione delle pronunce di
compatibilita’ ambientale di cui all’art. 6 della legge 8 luglio
1986, n. 349. Sono difatti intervenute, nella materia in esame,
pronunce contrastanti da parte del Consiglio superiore dei lavori
pubblici, del Consiglio di Stato in sede consultiva (sez. II n.
1331/96 del 18 dicembre 1996) e da ultimo del Tribunale superiore
delle acque (sentenze numeri 12/99 e 13/99 del 19 gennaio 1999). Su
questioni analoghe si e’ anche pronunciata la Corte di giustizia
europea con sentenza del 18 giugno 1998.
L’art. 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del
10 agosto 1988, n. 377 – la’ dove prevede che la procedura di
valutazione di impatto ambientale (VIA) non si applichi ai progetti
delle opere per i quali sia gia’ intervenuta l’approvazione
normativamente prevista al momento dell’entrata in vigore del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 377/1988 – e’
stata interpretata dal Consiglio di Stato in sede consultiva nel
senso di intendere per “approvazione” l’intervenuto rilascio della
concessione di derivazione di acqua pubblica. Con la conseguenza
che, non essendo stato emanato tale provvedimento per nessuna delle
opere di cui all’allegato elenco, non sarebbe possibile, in
pratica, utilizzare legittimamente le risorse idriche invasate
prima di una positiva valutazione di impatto ambientale che non
potrebbe avvenire su opere gia’ realizzate (a volte da lungo tempo)
o in corso di completamento. Questa situazione, oltre a ritardare
l’ordinata attuazione della pianificazione delle risorse idriche,
genera gravi incertezze con riferimento alla titolarita’ giuridica
delle utilizzazioni in atto e incide notevolmente sulla capacita’
operativa e di accumulo degli impianti in questione, con dirette
ripercussioni sulla quantita’ delle forniture idriche disponibili
per i vari usi favorendo anche l’insorgere di emergenze
nell’approvvigionamento idrico.
2. Peraltro, sull’interprestazione della citata disposizione, si e’
espresso recentemente, come detto, il Tribunale superiore delle
acque pubbliche.
In particolare, secondo tale Tribunale, la norma transitoria
richiamata non puo’ avere altra interpretazione se non quella
secondo cui, per le dighe di ritenuta, i “progetti” da assoggettare
alla pronuncia di compatibilita’ ambientale sono “i progetti di
massima allegati alla domanda di concessione di derivazione d’acqua
previsti dalla legislazione sulle acque pubbliche e che, pertanto,
l’individuazione del momento procedimentale in cui il progetto di
una diga – il cui iter gia’ risulti avviato alla data di entrata in
vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (in
quanto compiutamente definito sotto il profilo tecnicofunzionale,
dimensionale e localizzativo) – possa ritenersi ”approvato” e
dunque assoggettato alla procedura di compatibilita’ ambientale,
non puo’ che coincidere con quello dell’approvazione del progetto
di massima allegato alla richiesta di concessione”.
A tali conclusioni il Tribunale superiore e’ pervenuto considerando
che:
” – ai sensi del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 (testo
unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti
elettrici), le domande per nuove concessioni od utilizzazioni di
acque pubbliche debbono essere corredate dai progetti di massima,
mentre – ai sensi del regio decreto 14 agosto 1920, n. 1285
(Regolamento per le derivazioni e utilizzazioni di acque
pubbliche), dettato per l’attuazione della previgente normativa di
legge, il progetto esecutivo (che e’ quello che abilita il
concessionario alla concreta esecuzione dei lavori) deve essere
presentato successivamente alla emanazione del decreto di
concessione di derivazione di acqua pubblica, il cui disciplinare
preveda tale presentazione (art. 21). E’ sufficiente la sola
lettura di tali due norme per desumere che l’atto che determinera’
il futuro assetto dei luoghi e da cui possono desumersi le
conseguenze che sui luoghi stessi potra’ avere l’esecuzione della
futura opera, non puo’ essere che il ”progetto di massima” e,
conseguentemente, trarne la necessaria conseguenza secondo cui se,
ai sensi dell’art. 2, comma 1, del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377, debbono intendersi
per ”progetti delle opere di cui all’art. 11 i progetti di massima
delle opere stesse, prima che i medesimi vengano inoltrati per i
pareri, le autorizzazioni, i nulla osta e gli altri atti previsti
dalla normativa vigente”, anche ai fini della corretta
interpretazione della norma transitoria contenuta nella
disposizione dell’art. 7, comma 1, del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377 … non puo’ che
aversi riguardo al momento della approvazione del progetto di
massima”. Il Tribunale superiore ha pertanto ritenuto che
l’approvazione del progetto di massima non si identifica con il
decreto di concessione delle acque ma con provvedimenti
antecedenti, quali l’approvazione del progetto medesimo da parte
dell’allora Cassa per il Mezzogiorno e l’autorizzazione provvisoria
all’impianto del cantiere e degli scavi da parte del Ministero dei
lavori pubblici che da’ inizio “a quella definitiva ed
irreversibile mutazione dei luoghi che la VIA avrebbe il compito di
evitare”. Ha concluso il Tribunale superiore facendo rilevare “che
intervenire successivamente, quando cioe’ attraverso
l’autorizzazione provvisoria si e’ gia’ cominciato a immutare in
maniera irreversibile lo stato dei luoghi, significa intervenire
quando la massima parte del danno ambientale e’ stata gia’ prodotta
(o si sono gia’ prodotte le condizioni per la sua produzione)”. 3.
Anche alla luce della piu’ recente interpretazione della
disposizione citata ed in considerazione della richiamata esigenza
di superare il quadro di incertezze sintetizzato in premessa e di
conseguire l’ottimale utilizzazione delle risorse idriche
disponibili, si e’ pertanto ritenuto di proporre al Consiglio dei
Ministri che la procedura di VIA non sia ipotizzabile per le dighe
di cui all’allegato elenco, che si trovano in uno stato di
approvazione analogo a quello oggetto delle richiamate pronunce del
Tribunale superiore delle acque pubbliche. Difatti per tali opere,
ultimate o in corso di completamento, l’attivazione, nella fase
attuale, della procedura di valutazione di impatto ambientale – che
per sua natura si riferisce al momento progettuale – non potrebbe
comunque assolvere allo scopo cui e’ diretta, dal momento che
l’impatto ambientale si e’ gia’ determinato con l’inizio della fase
realizzativa. E’ opportuno precisare che, nell’elenco allegato, non
sono state ricomprese le dighe di Cameli sull’Alto Esaro, di
Laurenzana e di Blufi. Cio’ in quanto i relativi lavori risultano
in una fase non avanzata e sono da tempo sospesi, come ha riferito
il Dipartimento per i servizi tecnici nazionali – Servizio dighe;
con la conseguenza che per i suddetti invasi, pur essendovi una
situazione amministrativa analoga a quella delle pronunce del
Tribunale superiore delle acque pubbliche, risulta opportuna una
verifica dei profili ambientali attraverso la VIA, prima della loro
ripresa. Il Consiglio dei Ministri ha concordato.
Si ritiene opportuno, infine, ribadire che tale soluzione non e’
evidentemente applicabile agli invasi, benche’ in fase di
realizzazione, per i quali l’approvazione del progetto di massima
come sopra definita sia intervenuta successivamente all’entrata in
vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.
377/1988; per tali invasi sara’ quindi necessario attivare la
procedura di VIA.
Alla luce di quanto sopra, le amministrazioni competenti vorranno
porre in essere i conseguenti adempimenti, tenendo informata la
Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Roma, 4 agosto 1999
Il Presidente: D’Alema
Registrata alla Corte dei conti il 1 settembre 1999
Registro n. 2 Presidenza del Consiglio dei Ministri, foglio n. 378
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