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Regolamento recante norme concernenti i requisiti tecnici per la costruzione, l'istallazione e l'esercizio dei serbatoi interrati.

DECRETO 24 maggio 1999, n.246
Regolamento recante norme concernenti i requisiti tecnici per la
costruzione, l’istallazione e l’esercizio dei serbatoi interrati.
in vigore dal:
13- 8-1999
IL MINISTRO DELL’AMBIENTE
di concerto con
IL MINISTRO DELL’INTERNO
e
IL MINISTRO DELL’INDUSTRIA
DEL COMMERCIO E DELL’ARTIGIANATO
Visto il decreto del Ministro dell’interno 31 luglio 1934,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 228 del 28 settembre 1934, e
successive modificazioni in merito all’approvazione delle norme di
sicurezza per la lavorazione, l’immagazzinamento, l’impiego o la
vendita di oli minerali e per il trasporto degli stessi;
Vista la legge 27 marzo 1969, n. 121, in merito all’impiego di
contenitori fissi e mobili non metallici per la lavorazione,
l’immagazzinamento, l’impiego ed il trasporto degli oli minerali e
loro derivati;
Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, ed in particolare l’articolo
1, che assegna al Ministero dell’ambiente il compito di assicurare
in un quadro organico la promozione, la conservazione ed il
recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi
fondamentali della collettivita’ ed alla qualita’ della vita,
nonche’ la difesa delle risorse naturali dall’inquinamento;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.
175, sui rischi di incidenti rilevanti ed in particolare l’articolo
3;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.
236, di attuazione della direttiva CEE n. 80/778 concernente la
qualita’ delle acque destinate al consumo umano ai sensi
dell’articolo 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183;
Visto il decreto del Ministero dell’interno del 13 ottobre 1994,
pubblicato nel supplemento ordinario n. 142 alla Gazzetta Ufficiale
n. 265 del 12 novembre 1994;
Ritenuta necessaria ed urgente l’azione di prevenzione di incidenti
originati da serbatoi interrati destinati allo stoccaggio di
sostanze e preparati liquidi per usi commerciali o ai fini della
produzione industriale, a salvaguardia e prevenzione
dell’inquinamento del suolo e delle acque superficiali e
sotterranee che potrebbe essere causato dal rilascio delle sostanze
e preparati contenuti nei citati serbatoi;
Visto il decreto legislativo del 27 gennaio 1992, n. 132, in merito
alle sostanze o preparati pericolosi per l’ambiente;
Visto l’articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n.
400;
Sentita la Conferenza di servizi di cui alla legge del 19 maggio
1997, n. 137, articolo 1, comma 7, in data 25 luglio 1997;
Sentito il comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione
incendi di cui all’articolo 10 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, nella seduta del 14 ottobre
1997;
Espletata la procedura di informazione di cui alla legge 21 giugno
1986, n. 317, di attuazione della direttiva n. 83/189/CEE;
Tenuto conto delle osservazioni effettuate dalla Commissione
europea ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva n.
83/189/CEE;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione
consultiva per gli atti normativi nella seduta dell’8 marzo 1999;
Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri,
effettuata ai sensi della citata legge n. 400 del 1988, in data 1
giugno 1999;
A d o t t a
il seguente regolamento:
Art. 1.
Principi generali
1. Le disposizioni del presente provvedimento stabiliscono i
requisiti tecnici per la costruzione, l’installazione e l’esercizio
di serbatoi interrati destinati allo stoccaggio di sostanze o
preparati liquidi per usi commerciali e ai fini della produzione
industriale, a salvaguardia e prevenzione dell’inquinamento del
suolo e delle acque superficiali e sotterranee che potrebbe essere
causato dal rilascio delle sostanze o preparati contenuti nei
citati serbatoi.
2. Sono fatte salve tutte le disposizioni vigenti in materia di
sicurezza antincendio.
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10,
comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione
delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica
italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note alle premesse:
– Il decreto del Ministro dell’interno del 31 luglio 1934 reca:
“Approvazione delle norme di sicurezza per la lavorazione,
l’immagazzinamento, l’impiego o la vendita di oli minerali, e per
il trasporto degli oli stessi”.
– La legge del 27 marzo 1969, n. 121, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 19 aprile 1969 n. 101 reca:
“Impiego di contenitori fissi e mobili non metallici per la
lavorazione, l’immagazzinamento, l’impiego ed il trasporto degli
oli minerali e loro derivati”.
– L’art. 1 della legge 8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del
Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale) e’
il seguente:
“Art. 1. – 1. E’ istituito il Ministero dell’ambiente.
2. E’ compito del Ministero assicurare, in un quadro organico, la
promozione, la conservazione ed il recupero delle condizioni
ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettivita’
ed alla qualita’ della vita, nonche’ la conservazione e la
valorizzazione del patrimonio naturale nazionale e la difesa delle
risorse naturali dall’inquinamento.
3. Il Ministero compie e promuove studi, indagini e rilevamenti
interessanti l’ambiente; adotta, con i mezzi dell’informazione, le
iniziative idonee a sensibilizzare l’opinione pubblica alle
esigenze ed ai problemi dell’ambiente, anche attraverso la scuola,
di concerto con il Ministro della pubblica istruzione.
4. Il Ministero instaura e sviluppa, previo coordinamento con il
Ministero degli affari esteri e con gli altri Ministeri
interessati, rapporti di cooperazione con gli organismi
internazionali e delle Comunita’ europee.
5. Il Ministero promuove e cura l’adempimento di convenzioni
internazionali, delle direttive e dei regolamenti comunitari
concernenti l’ambiente e il patrimonio naturale.
6. Il Ministero presenta al Parlamento ogni due anni una relazione
sullo stato dell’ambiente”.
– Il testo dell’art. 3 del D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175
(Attuazione della direttiva CEE n. 82/501, relativa ai rischi di
incidenti rilevanti commessi con determinate attivita’ industriali,
ai sensi della legge 16 aprile 1987, n. 183), e’ il seguente:
“Art. 3. – 1. Per le attivita’ industriali definite dall’art. 1 il
fabbricante e’ tenuto a prendere tutte le misure atte a prevenire
gli incidenti rilevanti e a limitarne le conseguenze per l’uomo e
per l’ambiente, nel rispetto delle disposizioni del presente
decreto e delle normative vigenti in materia di sicurezza ed igiene
del lavoro e di tutela della popolazione e dell’ambiente.
2. Il fabbricante e’ tenuto a dimostrare, ad ogni richiesta
dell’autorita’ competente, di avere provveduto all’individuazione
dei rischi di incidenti rilevanti, all’adozione delle appropriate
misure di sicurezza e all’informazione, all’addestramento e
all’equipaggiamento, ai fini di sicurezza, del dipendente e di
coloro che accedono all’azienda per motivi di lavoro. 3.
L’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 4, 6 e 9 non
solleva il fabbricante dalle responsabilaa’ derivanti dai principi
generali dell’ordinamento”.
– Il D.P.R. 24 maggio 1988, n. 236, e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 30 giugno 1988, n. 152, S.O.
– L’art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183 (Coordinamento delle
politiche riguardanti l’appartenenza dell’Italia alle Comunita’
europee ed adeguamento dell’ordinamento interno agli atti normativi
comunitari), e’ il seguente:
“Art. 15 (Delega legislativa). – 1. Il Governo e’ delegato ad
emanare, entro il termine di dodici mesi dall’entrata in vigore
della presente legge, con decreti aventi forza di legge, le norme
necessarie per dare attuazione alle direttive della Comunita’
economica europea indicate negli elenchi “B” e “C” allegati alla
presente legge, secondo i principi ed i criteri direttivi per
ciascuno di detti elenchi formulati, ad integrazione di quelli
contenuti in ciascuna delle direttive stesse, negli articoli
successivi. 2. I decreti di cui al comma 1 sono adottati su
proposta del Ministro per il coordinamento delle politiche
comunitarie, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con
il Ministro di grazia e giustizia, con il Ministro del tesoro e con
i Minsitri preposti alle altre amministrazioni interessate. 3. Gli
schemi di detti decreti sono preventivamente sottoposti al parere
delle commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato
della Repubblica, competenti per materia, che dovranno esprimersi
nel termine di quaranta giorni dalla comunicazione. Decorso tale
termine, i decreti sono emanati anche in mancanza di detto parere”.
– Il decreto del Ministro dell’interno del 13 ottobre 1994 reca:
“Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la
progettazione, la costruzione, l’installazione e l’esercizio dei
depositi di G.P.L. in serbatoi fissi di capacita’ complessiva
superiore a 5 m(cubi) e/o in recipienti mobili di capacita’
complessiva superiore a 5.000 kg”. – Il decreto legislativo del 27
gennaio 1992, n. 132, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 19
febbraio 1992, n. 42, S.O., reca: “Attuazione della direttiva
80/68/CEE concernente la protezione delle acque sotterranee
dall’inquinamento provocato da certe sostanze pericolose”.
– I commi 3 e 4 dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988 n. 400
(Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri) sono i seguenti:
“3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti
nelle materie di competenza del ministro o di autorita’
sottordinate al ministro, quando la legge espressamente conferisca
tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di piu’
ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali,
ferma restando la necessita’ di apposita autorizzazione da parte
della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non
possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del
Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed
interministeriali, che devono recare la denomiazione di
“regolamento”, sono adottati previo parere del Consiglio di Stato,
sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e
pubblicati nella Gazzetta Ufficiale”.
– Il comma 7 dell’art. 1 della legge 19 maggio 1997, n. 137
(Sanatoria dei decreti-legge recanti modifiche a D.P.R. 17 maggio
1988 n. 175 relativo ai rischi di incidenti rilevanti connessi con
determinate attivita’ industriali), e’ il seguente:
“7. Fino all’entrata in vigore della disciplina di semplificazione
delle procedure previste dal decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, la conferenza di servizi
prevista dall’articolo 9 del decreto-legge 6 settembre 1996, n.
461, continua a svolgere i compiti di cui agli articoli 7, 8 e 13
del medesimo decreto-legge”.
– L’art. 10 del D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577 (Approvazione del
regolamento concernente l’espletamento dei servizi antincendi), e’
il seguente:
“Art. 10 (Comitato centrale tecnicoscientifico per la prevenzione
incendi). E’ istituito, con decreto del Ministro dell’interno, il
comitato centrale tecnicoscientifico per la prevenzione incendi,
avente i compiti indicati nel successivo art. 11 e’ composto:
dall’ispettore generale capo del Corpo nazionale dei vigili del
flioco, che lo presiede;
da un dirigente degli organi tecnici centrali del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco;
dal direttore del centro studi ed esperienze antincendi;
da tre dirigenti scelti fra gli ispettori regionali e aeroportuali;
da un funzionario dirigente amministrativo della Direzione generale
della protezione civile e dei servizi antincendi del Ministero
dell’interno;
da un esperto designato dal Consiglio nazionale delle ricerche;
da un funzionario designato dal Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato;
da un rappresentante dell’Istituto superiore per la prevenzione e
la sicurezza del lavoro;
da un funzionario designato dal Ministero del lavoro e della
previdenza sociale;
da un tecnico designato dal Ministero dei lavori pubblici;
da un ingegnere designato dal consiglio nazionale dell’Ordine degli
ingegneri;
da un architetto designato dal consiglio nazionale dell’Ordine
degli architetti;
da quattro esperti, designati rispettivamente dalle confederazioni
dell’industria, del commercio, dell’agricoltura e dell’artigianato,
maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
da un esperto designato dall’Associazione nazionale delle imprese
assicuratrici (ANIA);
da tre esperti, designati dalle confederazioni sindacali
maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
da un rappresentante della “piccola industria” ed uno della
“proprieta’ edilizia”.
Per ogni componente titolare del comitato e’ nominato un membro
supplente.
Il comitato dura in carica tre anni e i componenti possono essere
riconfermati.
Il componente che, senza giustificato motivo, non interviene per
tre sedute consecutive, viene dichiarato decaduto e ne viene
richiesta la tempestiva sostituzione.
Funge da segretario un funzionario del Corpo nazionale dei vigili
del fuoco”.
– La legge 21 giugno 1986, n. 317, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 2 luglio 1986, n. 151, reca: “Attuazione della direttiva
n. 83/189/CEE relativa alla procedura d’informazione nel settore
delle norme e delle regolamentazioni tecniche”.
– Il paragrafo 2 dell’art. 8 della direttiva
83/189/CEE, del consiglio 28 marzo 1983, che prevede una procedura
d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentezioni
tecniche, e’ il seguente:
“2. La Commissione e gli Stati membri possono inviare allo Stato
membro che ha presentato il pro getto di regola tecnica
osservazioni di cui lo Stato membro terra’ conto, per quanto
possibile, nella ste sura definitiva della regola tecnica”.
Art. 2.
Definizioni
1. Ai sensi delle disposizioni del presente decreto si intendono
per:
a) serbatoio interrato:
contenitore di stoccaggio situato sotto il piano campagna di cui
non sia direttamente e visivamente ispezionabile la superficie
esterna;
b) sostanza: ogni sostanza appartenente ai gruppi e alle famiglie
di sostanze liquide in condizioni standard riportati negli elenchi
in allegato al decreto legislativo n. 132 del 27 gennaio 1992, e
relativi preparati liquidi;
c) perdita di sostanza: qualsiasi evento di spillamento,
trafilamento, emissione, sversamento, traboccamento o percolamento
che si verifica, per qualsiasi causa, dal contenitore primario del
serbatoio.
Art. 3.
Campo di applicazione
1. I principi generali di cui all’articolo 1, comma 1, e le
disposizioni del presente decreto si applicano ai serbatoi
interrati, aventi capacita’ uguale o maggiore di un metro cubo,
contenenti le sostanze e i preparati liquidi appartenenti alle
categorie e gruppi di sostanze di cui alla lettera b) dell’articolo
2, con esclusione di quelli del comma 2 del presente articolo.
2. Sono esclusi dall’applicazione del presente decreto i serbatoi
interrati utilizzati:
a) nelle zone militari, se altrimenti regolati;
b) per l’alimentazione degli impianti di produzione di calore, se
con volume totale non superiore a 15 metri cubi;
c) per stoccaggio di gas di petrolio liquefatto;
d) per stoccaggio di carburanti per aviazione su aree demaniali in
sedimi aeroportuali;
e) per stoccaggio di prodotti liquidi, in serbatoi esistenti e
completamente rivestiti in camicia di cemento armato o malte
cementizie, di capacita’ superiore a 100 m(elevato a)3 , purche’
sia garantita nel tempo la tenuta dei serbatoi stessi.
Art. 4.
Funzioni di indirizzo
1. Il Ministero dell’ambiente, in conformita’ ai pareri della
Conferenza di servizi di cui all’articolo 1 della legge n.
137/1997:
a) svolge funzioni di indirizzo, di promozione e di coordinamento
delle attivita’ connesse con l’applicazione del presente decreto;
b) elabora e propone le linee guida relative all’applicazione delle
tecnologie di contenimento e rilevamento dei rilasci dei serbatoi
interrati.
2. L’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA),
avvalendosi delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente
(ARPA) o di altro organismo individuato transitoriamente dalla
regione competente per territorio, ove l’ARPA non fosse ancora
costituita, realizza e gestisce un sistema informativo nazionale
che raccoglie i dati del censimento e della registrazione dei
serbatoi interrati e delle sostanze o preparati in essi contenute,
anche al fine di tenere informate le autorita’ competenti nello
svolgimento dei controlli e delle ispezioni di propria competenza.

Note all’art. 4:
– L’art. 1 della citata legge n. 137/97 e’ il seguente:
“Art. 1. – 1. Sono fatti salvi i seguenti provvedimenti adottati
sulla base dei decreti-legge non convertiti: D.L. 10 gennaio 1994,
n. 13; D.L. 10 marzo 1994, n. 170; D.L. 6 maggio 1994, n. 278; D.L.
8 luglio 1994, n. 437; D.L. 7 settembre 1994, n. 529; D.L. 7
novembre 1994, n. 618; D.L. 7 gennaio 1995, n. 2; D.L. 9 marzo
1995, n. 65; D.L. 10 maggio 1995, n. 160; D.L. 7 luglio 1995, n.
271; D.L. 7 settembre 1995, n. 371; D.L. 8 novembre 1995, n. 461;
D.L. 8 gennaio 1996, n. 5; D.L. 8 marzo 1996, n. 111; D.L. 3 maggio
1996, n. 245; D.L. 8 luglio 1996, n. 351, e D.L. 6 settembre 1996,
n. 461:
a) gli atti istruttori ed i provvedimenti conclusivi adottati dai
comitati tecnici regionali di cui all’articolo 20 (del regolamento
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio
1982 n. 577, gli atti adottati dalla conferenza di servizi
istituita dai decreti-legge indicati nell’alinea nonche’ le
assegnazioni gia’ effettuate per gli interventi nelle aree critiche
ad elevata concentrazione di attivita’ industriali ed il relativo
decreto 22 settembre 1995, del Ministro dell’ambiente pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 22 novembre 1995. I piani di
risanamento delle aree critiche ad elevata concentrazione di
attivita’ industriali proposti dalle regioni interessate, sentiti
gli enti locali, quale integrazione del programma triennale 1994-
1996 per la tutela ambientale, di cui alla deliberazione del
Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE)
del 21 dicembre 1993, pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 58 dell’11 marzo 1994, saranno approvati dal
Ministero dell’ambiente e l’esecuzione degli interventi in essi
previsti sara’ attuata con le procedure stabilite dal programma
triennale stesso, facendo salvi gli atti gia’ adottati dal
Ministero dell’ambiente e dalle regioni. Nelle more
dell’approvazione dei piani di risanamento il Ministero
dell’ambiente e’ autorizzato, nei limiti delle risorse attribuite
alle aree critiche, a trasferire alle medesime regioni le somme
occorrenti per gli interventi urgenti;
b) le modifiche e le integrazioni apportate al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile
1989, dal decreto 1 febbraio 1996, del Ministro dell’ambiente
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 2 marzo 1996, dal
decreto 13 maggio 1996, del Ministro dell’ambiente pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 154 del 3 luglio 1996, dal decreto 15 maggio
1996, del Ministro dell’ambiente pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 159 del 9 luglio 1996, e dal
decreto 15 maggio 1996 del Ministro dell’ambiente pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 155 del 4 luglio 1996;
c) gli atti istruttori ed i provvedimenti conclusivi di
autorizzazione adottati ai sensi dell’art. 24 del decreto-legge 7
gennaio 1995, n. 2, fino alla data di entrata in vigore della
normativa di recepimento della direttiva 91/271/CEE del Consiglio,
del 21 maggio 1991.
2. Restano altresi’ validi gli atti ed i provvedimenti adottati e
sono fatti salvi i procedimenti concorsuali instaurati ed i
rapporti giuridici sorti sulla base delle disposizioni di cui
all’art. 18, commi 1 e 2, del D.L. 10 gennaio 1994, n. 13, del D.L.
10 marzo 1994, n. 170, del D.L. 6 maggio 1994, n. 278, del D.L. 8
luglio 1994, n. 437, del D.L. 7 settembre 1994, n. 529, del D.L. 7
novembre 1994, n. 618, nonche’ all’art. 19, commi 1 e 2, del D.L. 7
gennaio 1995, n. 2, del D.L. 9 marzo 1995, n. 65, del D.L. 10
maggio 1995, n. 160, del D.L. 7 luglio 1995, n. 271, del D.L. 7
settembre 1995, n. 371, del D.L. 8 novembre 1995, n. 461, del D.L.
8 gennaio 1996, n. 5, del D.L. 8 marzo 1996, n. 111, del D.L. 3
maggio 1996; n. 245, del D.L. 8 luglio 1996, n. 351, e del D.L. 6
settembre 1996, n. 461.
3. (Omissis).
4. All’onere derivante dall’attuazione del comma 2, valutato in
lire 1.040 milioni a decorrere dal 1997, e del comma 3, valutato in
lire 1.500 milioni a decorrere dall’anno 1997, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del
bilancio triennale 1997-1999, sul capitolo 6856 dello stato di
previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1997, all’uopo
parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero
dell’ambiente. Il Ministro del tesoro e’ autorizzato ad apportare,
con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
5. Sono altresi’ fatti salvi i termini per la presentazione della
notifica e della dichiarazione e quelli previsti per l’adeguamento
delle prescrizioni indicate dal fabbricante nel rapporto di
sicurezza, stabiliti dai decreti-legge indicati al comma 1 del
presente articolo, ed in particolare dal comma 1 dell’art. 17 del
decreto-legge 6 settembre 1996, n. 461.
6. Fino all’entrata in vigore della disciplina di semplificazione
delle procedure previste dal decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, l’istruttoria e le relative
conclusioni di cui agli articoli 18 e 19 dello stesso decreto sono
effettuate dai comitati tecnici regionali di cui all’articolo 20
del regolamento approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 29 luglio 1982, n. 577 i quali sostituiscono anche gli
organi tecnici e consultivi di cui agli articoli 14 e 15 del
decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175. A
tal fine il comitato tecnico regionale puo’ avvalersi del supporto
tecnicoscientifico di enti e istituzioni pubbliche ed e’ integrato
da:
a) un esperto dell’Agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente territorialmente competente ovvero, ove questa non
sia stata ancora costituita, un esperto dell’Agenzia nazionale per
la protezione dell’ambiente (ANPA);
b) un esperto del dipartirnento periferico dell’Istituto superiore
per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) dislocato nel
capoluogo della regione territorialmente competente;
c) un esperto della regione o della provincia autonoma
territorialmente competente;
d) un funzionario del Dipartimento della pubblica sicurezza, ai
soli fini del nulla osta di fattibilita’ delle attivita’ rientranti
nel campo di applicazione del regio decreto-legge 2 novembre 1933,
n. 1741, convertito dalla legge 8 febbraio 1934, n. 367, e
successive modificazioni;
e) un funzionario dell’azienda sanitaria locale o di
amministrazione corrispondente;
f) un funzionario dell’amministrazione marittima, ai soli fini
dell’esame di attivita’ soggette al codice della navigazione.
7. Fino all’entrata in vigore della disciplina di semplificazione
delle procedure previste dal decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, la conferenza di servizi
prevista dall’articolo 9 dei decreto-legge 6 settembre 1996, n.
461, continua a svolgere i compiti di cui agli articoli 7, 8 e 13
del medesimo decreto-legge.
8. All’articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 17
maggio 1988, n. 175, al comma 1, le parole: “della sanita’” sono
sostituite dalle seguenti: “dell’interno”. Il comma 3 del medesimo
articolo 12 e’ sostituito dal seguente: (omissis).
9. I fabbricanti, contestualmente alla notifica e alla
dichiarazione, inviano al Ministero dell’ambiente, alla regione o
provincia autonoma territorialmente competente, al sindaco, al
comitato tecnico regionale o interregionale, al prefetto e
all’azienda sanitaria locale la scheda di informazione riportata
nell’allegato 1, in sostituzione di quella prevista dall’allegato C
al decreto 20 maggio 1991, del Ministro dell’ambiente, emanato di
concerto con il Ministro della sanita’, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 126 del 31 maggio 1991.
10. In sede di prima applicazione della presente legge il
fabbricante invia la scheda di cui al comma 9;
a) entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge per le attivita’ soggette a notifica ai sensi
dell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 175
del 1988;
b) entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente
legge per le attivita’ soggette a dichiarazione ai sensi
dell’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica n. 175
del 1988.
11. I sindaci dei comuni ove sono localizzate le attivita’
industriali disciplinate dalla presente legge rendono
immediatamente note alla popolazione le misure di sicurezza e le
norme di comportamento da seguire in caso di incidente rilevante,
tramite la distribuzione di copia delle sezioni 1, 3, 4, 5, 6 e 7
della scheda di informazione di cui al comma 9, nella forma
integrale inviata dal fabbricante, completandola della sezione 2 e
successivamente sulla base delle conclusioni dell’istruttoria.
12. E’ istituita, presso il servizio inquinamento atmosferico,
acustico e per le industrie a rischio del Ministero dell’ambiente,
la divisione rischio industriale. Alla dotazione del relativo
personale si provvede ai sensi della vigente normativa in materia
di mobilita’”.
Art. 5.
Autorita’ competenti e procedure autorizzative
1. Per il rilascio delle concessioni ed autorizzazioni, relative ai
depositi di oli minerali, ove siano presenti anche serbatoi
interrati, le competenze sono dei prefetti, e le procedure quelle
di cui alla legge 7 maggio 1965, n. 460, e del Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di cui alla legge
8 febbraio 1934, n. 367, e successivi provvedimenti, e le procedure
quelle previste dal decreto del Presidente della Repubblica 18
aprile 1994, n. 420.
2. Per il rilascio delle concessioni e autorizzazioni per impianti
di distribuzione di carburanti sulla viabilita’ ordinaria e sulla
rete autostradale, ove siano installati serbatoi interrati, oltre
che alle norme di cui al comma 1, per quanto applicabili, con
riferimento alla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, e relativo
regolamento di esecuzione approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 27 ottobre 1971, n. 1269, le competenze sono,
rispettivamente, della regione e delle amministrazioni centrali ai
sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 616/1977 e
successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11
settembre 1989. Per l’esercizio di impianti di distribuzione
carburanti ad uso privato, destinati al prelevamento del carburante
occorrente agli automezzi delle imprese, restano salve le
competenze previste dalla legge 27 maggio 1993, n. 162.
3. Per il rilascio delle autorizzazioni relative agli altri
serbatoi interrati conformi al presente decreto, esclusi quelli dei
comma 1 e 2, il nullaosta all’esercizio e la licenza di agibilita’
sono rilasciati, ai sensi del regio decreto 27 luglio 1934, n.
1265, e successivi provvedimenti dal sindaco del comune interessato
su parere delle ARPA o di altro organismo individuato
transitoriamente dalla regione competente per territorio, ove
l’ARPA non fosse ancora costituita, e dei vigili del fuoco, se di
pertinenza.
4. La procedura di rilascio di nullaosta o licenza prevista per i
serbatoi interrati di cui al comma 3, e’ fissata dall’articolo 19
della legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal comma 10
dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, con
esclusione degli impianti e dei depositi soggetti a controllo del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Note all’art. 5:
– La legge 7 maggio 1965, n. 460, reca:
“Attribuzione della competenza ai prefetti in materia di depositi
di oli minerali”.
– La legge 8 febbraio 1934, n. 367, reca: “Conversione in legge del
R.D.L. 2 novembre 1933, n. 1741, concernente la disciplina
dell’importazione, lavorazione, deposito e distribuzione degli olii
minerali e dei carburanti”.
– Il D.P.R. 18 aprile 1994, n. 420, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 30 giugno 1994, n. 151, reca:
“Regolamento recante semplificazione delle procedure di concessione
per l’istallazione di impianti di lavorazione o di deposito di oli
minerali”.
– La legge 18 dicembre 1970, n. 1034, reca: “Conversione in legge,
con modificazioni, del D.L. 26 ottobre 1970, n. 745, concernente
provvedimenti straordinari per la ripresa economica”.
– Il D.P.R. 27 ottobre 1971, n. 1269, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 1 febbraio 1972, n. 29, reca:
“Norme per l’esecuzione dell’art. 16 del decreto-legge 26 ottobre
1970, n. 745, convertito in legge, con modificazioni, con la legge
18 dicembre 1970, n. 1034, riguardante la disciplina dei
distributori automatici di carburante per autotrazione”.
– Il D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 29 agosto 1977, n. 234, S.O., reca:
“Attuazione della delega di cui all’art. 1 della legge 22 luglio
1975, n. 382”.
– Il D.P.C.M. 11 settembre 1989, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 18 settembre 1989, n. 218, reca:
“Nuove direttive alle regioni a statuto ordinario in materia di
distribuzione automatica di carburanti per uso di autotrazione”.
– La legge 27 maggio 1993, n. 162, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 28 maggio 1993, n. 123, reca:
“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29
marzo 1993, n. 82, recante misure urgenti per il settore
dell’autotrasporto di cose per conto di terzi.
– Il R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, reca: “Approvazione del testo
unico delle leggi sanitarie”. – L’art. 19 della legge 7 agosto
1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo
e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1990, n. 192, e’ il seguente:
“Art. 19. – 1. Il tutti i casi in cui l’esercizio di un’attivita’
privata sia subordinato ad autorizzazione, licenza, abilitazione,
nullaosta, permesso o altro atto di consenso comunque denominato,
ad esclusione delle concessioni edilizie e delle autorizzazioni
rilasciate ai sensi della legge 1 giugno 1939, n. 1089, della legge
29 giugno 1939, n. 1497, e del D.L. 27 giugno 1985, n. 312,
convertito, con modificazioni, dalla L. 8 agosto 1985, n. 431, il
cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento dei
presupposti e dei requisiti di legge, senza l’esperimento di prove
a cio’ destinate che comportino valutazioni tecniche discrezionali,
e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo per il
rilascio degli atti stessi, l’atto di consenso si intende
sostituito da una denuncia di inizio di attivita’ da parte
dell’interessato alla pubblica amministrazione competente,
attestante l’esistenza dei presupposti e dei requisiti di legge,
eventualmente accompagnata dall’autocertificazione dell’esperimento
di prove a cio’ destinate, ove previste. In tali casi, spetta
all’amministrazione competente, entro e non oltre sessanta giorni
dalla denuncia, verificare d’ufficio la sussistenza dei presupposti
e dei requisiti di legge richiesti e disporre, se del caso, con
provvedimento motivato da notificare all’interessato entro il
medesimo termine, il divieto di prosecuzione dell’attivita’ e la
rimozione dei suoi effetti, salvo che, ove cio’ sia possibile,
l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta
attivita’ ed i suoi effetti entro il termine prefissatogli
dall’amministrazione stessa”.
Art. 6.
Installazione ed uso di nuovi serbatoi interrati
1. Dopo l’entrata in vigore del presente decreto, il soggetto che
intende installare un nuovo serbatoio interrato o un impianto
comprendente nuovi serbatoi interrati destinati allo stoccaggio di
sostanze di cui all’articolo 3, comma 1, per usi commerciali e ai
fini della produzione industriale trasmette all’amministrazione
competente i moduli di registrazione di cui all’allegato B del
presente decreto.
2. Per i serbatoi interrati installati in impianti soggetti ad
obblighi di notifica o di dichiarazione di cui agli articoli 4 o 6
del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175,
e successive modificazioni ed integrazioni, il contenuto della
domanda di installazione di nuovi serbatoi interrati, di cui al
comma 1, deve essere riportato nel relativo rapporto di sicurezza o
nella dichiarazione.
3. Le autorita’ competenti di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo
5, provvederanno per i nuovi serbatoi a fornire direttamente
all’ARPA competente per territorio o ad altro organismo individuato
transitoriamente dalla regione, ove l’ARPA non fosse ancora
costituita, i moduli di registrazione riportati nell’allegato B del
presente decreto.

Note all’art. 6:
– Gli articoli 4 e 6 del citato D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175, sono
i seguenti:
“Art. 4 (Obbligo di notifica). – 1. Fermo il disposto dell’articolo
3, il fabbricante e’ tenuto a far pervenire una notifica ai
Ministri dell’ambiente e della sanita’:
a) qualora eserciti un’attivita’ industriale che comporti o possa
comportare l’uso di una o piu’ sostanze pericolose riportata
nell’allegato III, nelle quantita’ ivi indicate, come:
1) sostanze immagazzinate o utilizzate in relazione con l’attivita’
industriale interessata;
2) prodotti della fabbricazione;
3) sottoprodotti;
4) residui;
5) prodotti di reazioni accidentali;
b) o, qualora siano immagazzinate una o piu’ sostanze pericolose
riportate nell’allegato II, nelle quantita’ ivi indicate nella
seconda colonna.
2. Il fabbricante e’ ugualmente tenuto a far pervenire la notifica
qualora le quantita’ delle sostanze pericolose, di cui alle lettere
a) e b) del comma 1, siano complessivamente raggiunte o superate in
piu’ stabilimenti distanti tra loro meno di 500 metri, di
proprieta’ del medesimo fabbricante.
3. Copia della notifica deve essere inviata alla regione o
provincia autonoma territorialmente competente.
4. Della avvenuta notifica, a norma del comma 1, e’ data notizia al
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
5. Nel caso di aree ad elevata concentrazione di attivita’
industriali, individuate ai sensi dell’articolo 12, comma 3,
lettera a), la regione prescrive ai fabbricanti di stabilimenti
distanti tra loro meno di 500 metri, l’obbligo di notifica ove la
quantita’ delle sostanze pericolose, di cui alle lettere a) e b)
del comma 1, siano complessivamente raggiunte o superate”. “Art. 6
(Dichiarazione). – 1. Fermo il disposto dell’articolo 3
dell’articolo 12, comma 3, lettera e), il fabbricante e’ tenuto a
far pervenire alla regione o provincia autonoma territorialmente
competente e al prefetto una dichiarazione:
a) qualora eserciti una attivita’ industriale che comporti o possa
comportare l’uso di una o piu’ sostanze pericolose riportate
nell’allegato IV, come:
1) sostanze immagazzinate o utilizzate in relazione con l’attivita’
industriale interessata;
2) prodotti della fabbricazione;
3) sottoprodotti;
4) residui;
5) prodotti di reazioni accidentali;
b) o qualora siano immagazzinate una o piu’ sostanze pericolose
riportate nell’allegato II, nelle quantita’ ivi indicate nella
prima colonna.
2. Nella dichiarazione il fabbricante deve precisare che si e’
provveduto, indicando le modalita’:
a) all’individuazione dei rischi di incidenti rilevanti;
b) all’adozione di misure di sicurezza appropriate;
c) all’informazione, all’addestramento e all’attrezzatura, ai fini
della sicurezza delle persone che lavorano in situ.
3. Il fabbricante indica altresi’ se e quali misure assicurative e
di garanzia per i rischi di danni a persone, a cose e all’ambiente
abbia adottate in relazione all’attivita’ esercitata”.

Art. 7.
Requisiti di progettazione, costruzione ed installazione di nuovi
serbatoi
1. I nuovi serbatoi interrati debbono essere progettati, costruiti
ed installati, nel rispetto delle norme vigenti, in modo tale da
assicurare comunque:
a) il mantenimento dell’integrita’ strutturale durante l’esercizio;
b) il contenimento e il rilevamento delle perdite;
c) la possibilita’ di eseguire i controlli previsti. 2. I nuovi
serbatoi interrati devono essere:
a) a doppia parete e con sistema di monitoraggio in continuo
dell’intercapedine. Le pareti dei serbatoi possono essere: entrambe
metalliche, con la parete esterna rivestita di materiale
anticorrosione; la parete interna metallica e la parete esterna in
altro materiale non metallico, purche’ idoneo a garantire la tenuta
dell’intercapedine tra le pareti; entrambe le pareti in materiali
non metallici, resistenti a sollecitazioni meccaniche ed alle
corrosioni;
parete interna in materiale non metallico ed esterna in metallo,
rivestita in materiale anticorrosione;
b) a parete singola metallica o in materiale plastico all’interno
di una cassa di contenimento in calcestruzzo, rivestita
internamente con materiale impermeabile e con monitoraggio in
continuo delle perdite. La cassa di contenimento puo’ contenere uno
o piu’ serbatoi senza setti di separazione tra gli stessi.
3. I serbatoi legalmente fabbricati o commercializzati negli altri
Stati membri dell’Unione o originari degli Stati firmatari
dell’Accordo sullo spazio economico europeo (Accordo SEE), sulla
base di norme armonizzate o di norme o di regole tecniche
internazionali riconosciute equivalenti, possono essere
commercializzati in Italia per essere impiegati nel campo di
applicazione disciplinato dal presente decreto.
4. Le tubazioni di connessione con detti nuovi serbatoi possono
essere di materiale non metallico.
5. Per la prevenzione ed il contenimento delle perdite, i nuovi
serbatoi dovranno essere dotati di:
a) un dispositivo di sovrappieno del liquido che eviti la
fuoriuscita del prodotto in caso di eccessivo riempimento per
errata operazione di scarico;
b) una incamiciatura o sistema equivalente per le tubazioni
interrate funzionanti in pressione, al fine di garantire il
recupero di eventuali perdite.
6. Con riferimento al monitoraggio in continuo, di cui al
precedente comma 2, e’ ammessa la centralizzazione dei sistemi,
purche’ sia consentito il controllo dei singoli serbatoi. Nel caso
di serbatoio compartimentato ai sensi del successivo comma 7,
lettera a), e’ ammesso il controllo dell’intercapedine mediante
unico sensore ove questo sia idoneo alla segnalazione di ognuna
delle sostanze detenute.
7. La capacita’ massima dei nuovi serbatoi interrati, e’ stabilita
come segue:
a) in 50 m(elevato a)3 per i serbatoi di punti vendita interrati
contenente sostanze o preparati liquidi classificati come
infiammabili, inclusi i carburanti per autotrazione; i serbatoi
possono essere compartimentati e contenere prodotti diversi nei
vari compartimenti;
b) in 100 m(elevato a)3 per i serbatoi per usi commerciali
contenenti sostanze o preparati liquidi molto tossici o tossici,
non classificati come infiammabili.
8. La targa di identificazione del serbatoio deve indicare:
a) il nome e l’indirizzo del costruttore;
b) l’anno di costruzione;
c) la capacita’, lo spessore ed il materiale del serbatoio;
d) la pressione di progetto del serbatoio e dell’intercapedine.
Art. 8.
Conduzione dei serbatoi interrati
1. Nella conduzione dei serbatoi interrati debbono essere attuate
tutte le procedure di buona gestione che assicurino la prevenzione
dei rilasci, dei traboccamenti e degli sversamenti del contenuto.
2. Il conduttore dei serbatoi dovra’ tenere un libretto aggiornato
contenente: l’anno di installazione, il nome del titolare della
concessione o, in caso di cambiamento, dei successivi titolari, i
controlli periodici di funzionalita’, le prove di tenuta, le
eventuali modifiche apportate, nonche’ la registrazione di
eventuali anomalie o incidenti occorsi sui serbatoi.
3. Il conduttore del serbatoio dovra’ provvedere annualmente ad una
verifica di funzionalita’ dei dispositivi che assicurano il
contenimento ed il rilevamento delle perdite.
Art. 9.
Dismissione dei serbatoi interrati
1. All’atto della dismissione, i serbatoi interrati saranno
svuotati e bonificati e si dovra’ procedere all’eventuale bonifica
del sito, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22. La messa in sicurezza dei serbatoi dovra’
essere garantita fino alla rimozione e smaltimento, da effettuarsi
secondo le normative vigenti.
2. La dismissione e le modalita’ di messa in sicurezza dei serbatoi
interrati che cessano di essere operativi dovra’ essere notificata
entro sessanta giorni dalla data di dismissione alla
amministrazione competente all’ARPA o altro organismo individuato
transitoriamente dalla regione competente per territorio, ove
l’ARPA non fosse ancora costituita, salvo l’obbligo di bonifica del
sito.

Nota all’art. 9:
– L’art. 17 del decreto legislativo del 5 febbraio 1997, n. 22
(Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti pericolosi e
94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), e’ il
seguente:
“Art. 17 (Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati). –
1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto il Ministro dell’ambiente, avvalendosi dell’Agenzia
nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA), di concerto con i
Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della
sanita’, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano,
definisce:
a) i limiti di accettabilita’ della contaminazione dei suoli, delle
acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla
specifica destinazione d’uso dei siti;
b) le procedure di riferimento per il prelievo e l’analisi dei
campioni;
c) i criteri generali per la messa in sicurezza, la bonifica ed il
ripristino ambientale dei siti inquinati, nonche’ per la redazione
dei progetti di bonifica;
cbis ) tutte le operazioni di bonifica di suoli e falde acquifere
che facciano ricorso a batteri, a ceppi batterici mutanti, a
stimolanti di batteri naturalmente presenti nel suolo al fine di
evitare i rischi di contaminazione del suolo e delle falde
acquifere. 1-bis. I censimenti di cui al decreto del Ministro
dell’ambiente 16 maggio 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 121 del 26 maggio 1989, sono estesi alle aree interne ai luoghi
di produzione, raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti, in
particolare agli impianti a rischio di incidente rilevante di cui
al D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175, e successive modificazioni. Il
Ministro dell’ambiente dispone, eventualmente attraverso accordi di
programma con gli enti provvisti delle tecnologie di rilevazione
piu’ avanzate, la mappatura nazionale dei siti oggetto dei
censimenti e la loro verifica con le regioni.
2. Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento
dei limiti di cui al comma 1, lettera a), ovvero determina un
pericolo concreto ed attuale di superamento dei limiti medesimi, e’
tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in
sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale delle aree
inquinate e degli impianti dai quali deriva il pericolo di
inquinamento. A tal fine:
a) deve essere data, entro 48 ore, notifica al comune, alla
provincia ed alla regione territorialmente competenti, nonche’ agli
organi di controllo sanitario e ambientale, della situazione di
inquinamento ovvero del pericolo concreto ed attuale di
inquinamento del sito;
b) entro le quarantotto ore successive alla notifica di cui alla
lettera a), deve essere data comunicazione al comune ed alla
provincia ed alla Regione territorialmente competenti degli
interventi di messa in sicurezza adottati per non aggravare la
situazione di inquinamento o di pericolo di inquinamento, contenere
gli effetti e ridurre il rischio sanitario ed ambientale;
c) entro trenta giorni dall’evento che ha determinato
l’inquinamento ovvero dalla individuazione della situazione di
pericolo, deve essere presentato al comune ed alla regione il
progetto di bonifica delle aree inquinate.
3. I soggetti e gli organi pubblici che nell’esercizio delle
proprie funzioni istituzionali individuano siti nei quali i livelli
di inquinamento sono superiori ai limiti previsti, ne danno
comunicazione al comune, che diffida il responsabile
dell’inquinamento a provvedere ai sensi del comma 2, nonche’ alla
provincia ed alla regione.
4. Il comune approva il progetto ed autorizza la realizzazione
degli interventi previsti entro novanta giorni dalla data di
presentazione del progetto medesimo e ne da’ comunicazione alla
regione.
L’autorizzazione indica le eventuali modifiche ed integrazioni del
progetto presentato, ne fissa i tempi, anche intermedi, di
esecuzione, e stabilisce le garanzie finanziarie che devono essere
prestate a favore della regione per la realizzazione e l’esercizio
degli impianti previsti dal progetto di bonifica medesimo. Se
l’intervento di bonifica e di messa in sicurezza riguarda un’area
compresa nel territorio di piu’ comuni il progetto e gli interventi
sono approvati ed autorizzati dalla regione.
5. Entro sessanta giorni dalla data di presentazione del progetto
di bonifica la regione puo’ richiedere al comune che siano
apportate modifiche ed integrazioni ovvero stabilite specifiche
prescrizioni al progetto di bonifica.
6. Qualora la destinazione d’uso prevista dagli strumenti
urbanistici in vigore imponga il rispetto di limiti di
accettabilita’ di contaminazione che non possono essere raggiunti
neppure con l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a
costi sopportabili, l’autorizzazione di cui al comma 4 puo’
prescrivere l’adozione di misure di sicurezza volte ad impedire
danni derivanti dall’inquinamento residuo, da attuarsi in via
prioritaria con l’impiego di tecniche e di ingegneria ambientale,
nonche’ limitazioni temporanee o permanenti all’utilizzo dell’area
bonificata rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici
vigenti, ovvero particolari modalita’ per l’utilizzo dell’area
medesima. Tali prescrizioni comportano, ove occorra, variazione
degli strumenti urbanistici e dei piani territoriali.
6-bis. Gli interventi di bonifica dei siti inquinati possono essere
assistiti, sulla base di apposita disposizione legislativa di
finanziamento, da contributo pubblico entro il limite massimo del
50 per cento delle relative spese qualora sussistano preminenti
interessi pubblici connessi ad esigenze di tutela igienicosanitaria
e ambientale o occupazionali. Ai predetti contributi pubblici non
si applicano le disposizioni di cui ai commi 10 e 11.
7. L’autorizzazione di cui al comma 4 costituisce variante
urbanistica, comporta dichiarazione di pubblica utilita’, di
urgenza e di indifferibilita’ dei lavori, e sostituisce a tutti gli
effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i
nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione
vigente per la realizzazione e l’esercizio degli impianti e delle
attrezzature necessarie all’attuazione del progetto di bonifica.
8. Il completamento degli interventi previsti dai progetti di cui
al comma 2, lettera c), e’ attestato da apposita certificazione
rilasciata dalla provincia competente per territorio.
9. Qualora i responsabili non provvedano ovvero non siano
individuabili, gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e
di ripristino ambientale sono realizzati d’ufficio dal comune
territorialmente competente e ove questo non provveda dalla
Regione, che si avvale anche di altri enti pubblici. Al fine di
anticipare le somme per i predetti interventi le Regioni possono
istituire appositi fondi nell’ambito delle proprie disponibilita’
di bilancio.
10. Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di
ripristino ambientale costituiscono onere reale sulle aree
inquinate di cui ai commi 2 e 3. L’onere reale deve essere indicato
nel certificato di destinazione urbanistica ai sensi e per gli
effetti dell’articolo 18, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n.
47.
11. Le spese sostenute per la messa in sicurezza la bonifica ed il
ripristino ambientale delle aree inquinate di cui ai commi 2 e 3
sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree
medesime, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2748, secondo
comma, del codice civile. Detto privilegio si puo’ esercitare anche
in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile. Le
predette spese sono altresi’ assistite da privilegio generale
mobiliare.
12. Le regioni predispongono sulla base delle notifiche dei
soggetti interessati ovvero degli accertamenti degli organi di
controllo un’anagrafe dei siti da bonificare che individui:
a) gli ambiti interessati, la caratterizzazione ed il livello degli
inquinanti presenti;
b) i soggetti cui compete l’intervento di bonifica;
c) gli enti di cui la regione intende avvalersi per l’esecuzione
d’ufficio in caso di inadempienza dei soggetti obbligati;
d) la stima degli oneri finanziari.
13. Nel caso in cui il mutamento di destinazione d’uso di un’area
comporti l’applicazione dei limiti di accettabilita’ di
contaminazione piu’ restrittivi, l’interessato deve procedere a
proprie spese ai necessari interventi di bonifica sulla base di un
apposito progetto che e’ approvato dal comune ai sensi di cui ai
commi 4 e 6. L’accertamento dell’avvenuta bonifica e’ effettuato,
dalla provincia ai sensi del comma 8.
13-bis. Le procedure per gli interventi di messa in sicurezza, di
bonifica e’ di ripristino ambientale disciplinate dal presente
articolo possono essere comunque utilizzate ad iniziativa degli
interessati.
14. I progetti relativi ad interventi di bonifica di interesse
nazionale sono presentati al Ministero dell’ambiente ed approvati,
ai sensi e per gli effetti delle disposizioni che precedono, con
decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanita’,
d’intesa con la regione territorialmente competente. L’approvazione
produce gli effetti di cui al comma 7 e, con esclusione degli
impianti di incenerimento e di recupero energetico, sostituisce,
ove prevista per legge, la pronuncia di valutazione di impatto
ambientale degli impianti da realizzare nel sito inquinato per gli
interventi di bonifica.
15. I limiti, le procedure, i criteri generali di cui al comma 1 ed
i progetti di cui al comma 14 relativi ad aree destinate alla
produzione agricola e all’allevamento sono definiti ed approvati di
concerto con il Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali. 15-bis. Il Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro dell’universita’ e della ricerca scientifica e tecnologica
e con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
emana un decreto recante indicazioni ed informazioni per le imprese
industriali, consorzi di imprese, cooperative, consorzi tra imprese
industriali ed artigiane che intendano accedere a incentivi e
finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie di
bonifica previsti dalla vigente legislazione.
15-ter. Il Ministero dell’ambiente e le regioni rendono pubblica,
rispettivamente, la lista di priorita’ nazionale e regionale dei
siti contaminati da bonificare”.

Art. 10.
Registrazione dei serbatoi interrati esistenti alla data di entrata
in vigore del presente decreto
1. Ogni serbatoio interrato, esistente alla data di entrata in
vigore del presente decreto, deve essere adeguato alle disposizioni
di questo decreto nei tempi e nei modi indicati nel seguente
articolo 11, ad esclusione dei serbatoi fuori uso svuotati e
bonificati, per i quali esiste il solo obbligo di registrazione di
cui al comma 2. 2. Entro il termine ultimo di 18 mesi dall’entrata
in vigore del presente decreto i titolari di concessione o
autorizzazione dovranno provvedere alla registrazione dei serbatoi
interrati in loro possesso a tale data, inclusi quelli non piu’
operativi, utilizzando il modulo di registrazione riportato
nell’allegato A del presente decreto, ed inviandolo all’Agenzia
regionale o provinciale per la protezione dell’ambiente competente
per territorio ovvero, ove questa non fosse costituita,
all’organismo individuato transitoriamente dalla regione di cui
all’articolo 4, comma 2, aggiornandolo ogni qualvolta intervengono
modifiche.
3. Ai fini della programmazione e ottimizzazione delle attivita’ di
adeguamento dei serbatoi interrati esistenti o per la loro
sostituzione, conformemente al presente decreto, si applica
l’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, con il quale le
societa’ concessionarie possono stipulare accordi
infraprocedimentali di tutela ambientale con i Ministeri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, dell’ambiente e
dell’interno.

Nota all’art. 10:
– L’art. 15 della citata legge 7 agosto 1990, n. 241, e’ il
seguente:
“Art. 15. – 1. Anche al di fuori delle ipotesi previste dall’art.
14, le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro
accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di
attivita’ di interesse comune.
2. Per detti accordi si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni previste dall’art. 11, commi 2, 3 e 5”.
Art. 11.
Controlli ed interventi sui serbatoi interrati esistenti alla data
di entrata in vigore del presente decreto 1. I serbatoi interrati
gia’ installati prima del 1973 o in data non documentata e ancora
funzionanti e non dotati di sistemi di rilevamento delle perdite in
continuo, che vengano risanati, previa verifica dell’integrita’
strutturale, entro il termine massimo di cinque anni, possono
essere mantenuti in esercizio per un ulteriore periodo pari alla
validita’ della garanzia e comunque non oltre il decimo anno dalla
data del risanamento, attraverso la realizzazione di una delle
seguenti operazioni di risanamento:
a) applicazione di un rivestimento anticorrosione sulle pareti
interne del serbatoio in materiale che sia compatibile con il
liquido contenuto, con uno spessore minimo di 2,5 mm;
b) installazione di un sistema di protezione catodica;
c) realizzazione di una cassa di contenimento in calcestruzzo
rivestita internamente con materiale impermeabile e con
monitoraggio in continuo delle perdite;
d) inserimento all’interno del serbatoio di una parete in materiale
composito compatibile con il liquido contenuto. All’atto della
verifica di integrita’ strutturale, con eventuale giudizio di
recuperabilita’, e dell’operazione di risanamento e relativo
collaudo, il responsabile della ditta esecutrice dovra’ rilasciare
una dichiarazione di conformita’ alle norme tecniche di riferimento
relative alle operazioni di risanamento indicate nel successivo
articolo 12 del presente decreto. Inoltre, l’esercente e’ tenuto a
seguire le procedure previste ai sensi dell’articolo 17 del decreto
legislativo n. 22/1997, qualora siano accertati inquinamenti
causati dal rilascio delle sostanze contenute nel serbatoio stesso
nel terreno circostante e sottostante il serbatoio.
2. Alla scadenza del quinto anno i serbatoi di cui al comma 1 non
risanati debbono essere messi fuori servizio e bonificati. 3. I
serbatoi installati dal 1973 in poi e non dotati di sistemi di
rilevamento delle perdite in continuo possono essere mantenuti in
esercizio per trenta anni dalla data di installazione.
4. I serbatoi di cui al comma 3 che vengano risanati, previa
verifica dell’integrita’ strutturale attraverso la realizzazione di
una delle operazioni di cui al comma 1, possono essere mantenuti in
esercizio per un ulteriore periodo pari alla validita’ della
garanzia e comunque non oltre il decimo anno dalla data di
risanamento. 5. Prove di tenuta:
a) i serbatoi di cui al comma 1 installati prima del 1963 o in data
sconosciuta ed in attesa di risanamento o di dismissione devono
essere sottoposti a prova di tenuta entro il secondo anno dalla
data di entrata in vigore del presente decreto e poi annualmente
fino al momento del risanamento o della dismissione;
b) i serbatoi di cui al comma 1 installati dal 1963 al 1978 debbono
essere sottoposti a prova di tenuta entro il terzo anno dalla data
di entrata in vigore del presente decreto e poi ogni due anni fino
al momento del risanamento o della dismissione;
c) i serbatoi a parete singola installati successivamente al 1978
dovranno essere sottoposti a prova di tenuta biennale a partire dal
25 anno di eta’ fino al momento del risanamento o della
dismissione;
d) i serbatoi risanati debbono essere sottoposti a prova di tenuta
dopo cinque anni dal risanamento e, successivamente, ogni tre anni.
6. Ad ogni serbatoio sottoposto ad intervento di risanamento va
stabilmente fissata in posizione ben visibile nel pozzetto di
ispezione una targhetta che indichi:
a) estremi di identificazione della ditta esecutrice;
b) data dell’intervento;
c) data scadenza garanzia (periodo di garanzia non inferiore a
quella di prolungamento del mantenimento). 7. Per le prove di
tenuta debbono essere adottati metodi in grado di rilevare una
perdita nei serbatoi uguale o minore di quattrocento cm(elevato a)3
per ora (con una probabilita’ di rilevamento pari o maggiore al
95%). Le prove devono essere effettuate da personale qualificato. l
risultati delle prove devono essere annotate sul libretto del
serbatoio. In caso di esito negativo della prova, deve essere data
notifica immediata alle autorita’ competenti. 8. Norma transitoria:
a) i serbatoi di cui ai commi 1 e 3 gia’ risanati alla data di
entrata in vigore del presente decreto possono essere mantenuti in
esercizio fino alla data di scadenza della garanzia, e comunque non
oltre il decimo anno dalla data del risanamento previa esecuzione
delle prove di tenuta come da comma 5, lettera d);
b) i serbatoi a doppia parete in esercizio alla data di entrata in
vigore del presente decreto debbono essere dotati di un sistema
fisso di monitoraggio dell’intercapedine entro un periodo di dieci
anni dall’entrata in vigore del presente decreto;
c) i serbatoi a doppia parete possono essere mantenuti in esercizio
per un tempo indefinito purche’ venga sempre mantenuto attivo il
controllo dell’intercapedine.
9. Nel caso di installazione di un nuovo serbatoio interrato
conforme alle disposizioni previste nel presente provvedimento, in
sostituzione di un serbatoio interrato esistente si procede secondo
quanto previsto all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241,
e successive modificazioni, con esclusione degli impianti e dei
depositi soggetti a controllo del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco.
10. Per i serbatoi interrati esistenti restano salvi l’articolo 8,
commi 1 e 2, e l’articolo 9, riferiti ai nuovi serbatoi interrati
e, ove applicabile, l’articolo 8, comma 3.

Note all’art. 11:
– L’art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22
(Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui
rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di
imballaggio), e’ il seguente:
“Art. 17 (Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati). –
1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto il Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanita’,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, definisce:
a) i limiti di accettabilita’ della contaminazione dei suoli, delle
acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla
specifica destinazione d’uso dei siti;
b) le procedure di riferimento per il prelievo e l’analisi dei
campioni;
c) i criteri generali per la messa in sicurezza, la bonifica ed il
ripristino ambientale dei siti inquinati, nonche’ per la redazione
dei progetti di bonifica;
cbis) tutte le operazioni di bonifica di suoli e falde acquifere
che facciano ricorso a batteri, a ceppi batterici mutanti, a
stimolanti di batteri naturalmente presenti nel suolo al fine di
evitare i rischi di contaminazione del suolo e delle falde
acquifere. 1-bis. I censimenti di cui al decreto del Ministro
dell’ambiente 16 maggio 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 121 del 26 maggio 1989, sono estesi alle aree interne ai luoghi
di produzione, raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti, in
particolare agli impianti a rischio di incidente rilevante di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175,
e successive modificazioni. Il Ministro dell’ambiente dispone,
eventualmente attraverso accordi di programma con gli enti
provvisti delle tecnologie di rilevazione piu’ avanzate, la
mappatura nazionale dei siti oggetto dei censimenti e la loro
verifica con le regioni.
2. Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento
dei limiti di cui al comma 1, lettera a), ovvero determina un
pericolo concreto ed attuale di superamento dei limiti medesimi, e’
tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in
sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale delle aree
inquinate e degli impianti dai quali deriva il pericolo di
inquinamento. A tal fine:
a) deve essere data, entro 48 ore, notifica al comune, alla
provincia ed alla regione territorialmente competenti, nonche’ agli
organi di controllo sanitario e ambientale, della situazione di
inquinamento ovvero del pericolo concreto ed attuale di
inquinamento del sito;
b) entro le quarantotto ore successive alla notifica di cui alla
lettera a), deve essere data comunicazione al comune ed alla
provincia ed alla regione territorialmente competenti degli
interventi di messa in sicurezza adottati per non aggravare la
situazione di inquinamento o di pericolo di inquinamento, contenere
gli effetti e ridurre il rischio sanitario ed ambientale;
c) entro trenta giorni dall’evento che ha determinato
l’inquinamento ovvero dalla individuazione della situazione di
pericolo, deve essere presentato al comune ed alla regione il
progetto di bonifica delle aree inquinate.
3. I soggetti e gli organi pubblici che nell’esercizio delle
proprie funzioni istituzionali individuano siti nei quali i livelli
di inquinamento sono superiori ai limiti previsti, ne danno
comunicazione al comune, che diffida il responsabile
dell’inquinamento a provvedere ai sensi del comma 2, nonche’ alla
provincia ed alla regione.
4. Il comune approva il progetto ed autorizza la realizzazione
degli interventi previsti entro novanta giorni dalla data di
presentazione del progetto medesimo e ne da’ comunicazione alla
regione. L’autorizzazione indica le eventuali modifiche ed
integrazioni del progetto presentato, ne fissa i tempi, anche
intermedi, di esecuzione, e stabilisce le garanzie finanziarie che
devono essere prestate a favore della regione per la realizzazione
e l’esercizio degli impianti previsti dal progetto di bonifica
medesimo. Se l’intervento di bonifica e di messa in sicurezza
riguarda un’area compresa nel territorio di piu’ comuni il progetto
e gli interventi sono approvati ed autorizzati dalla regione.
5. Entro sessanta giorni dalla data di presentazione del progetto
di bonifica la regione puo’ richiedere al comune che siano
apportate modifiche ed integrazioni ovvero stabilite specifiche
prescrizioni al progetto di bonifica.
6. Qualora la destinazione d’uso prevista dagli strumenti
urbanistici in vigore imponga il rispetto di limiti di
accettabilita’ di contaminazione che non possono essere raggiunti
neppure con l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a
costi sopportabili, l’autorizzazione di cui al comma 4 puo’
prescrivere l’adozione di misure di sicurezza volte ad impedire
danni derivanti dall’inquinamento residuo, da attuarsi in via
prioritaria con l’impiego di tecniche e di ingegneria ambientale,
nonche’ limitazioni temporanee o permanenti all’utilizzo dell’area
bonificata rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici
vigenti, ovvero particolari modalita’ per l’utilizzo dell’area
medesima. Tali prescrizioni comportano, ove occorra, variazione
degli strumenti urbanistici e dei piani territoriali.
6-bis. Gli interventi di bonifica dei siti inquinati possono essere
assistiti, sulla base di apposita disposizione legislativa di
finanziamento, da contributo pubblico entro il limite massimo del
50 per cento delle relative spese qualora sussistano preminenti
interessi pubblici connessi ad esigenze di tutela igienicosanitaria
e ambientale o occupazionali. Ai predetti contributi pubblici non
si applicano le disposizioni di cui ai commi 10 e 11.
7. L’autorizzazione di cui al comma 4 costituisce variante
urbanistica, comporta dichiarazione di pubblica utilita’, di
urgenza e di indifferibilita’ dei lavori, e sostituisce a tutti gli
effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i
nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione
vigente per la realizzazione e l’esercizio degli impianti e delle
attrezzature necessarie all’attuazione del progetto di bonifica.
8. Il completamento degli interventi previsti dai progetti di cui
al comma 2, lettera c), e’ attestato da apposita certificazione
rilasciata dalla provincia competente per territorio.
9. Qualora i responsabili non provvedano ovvero non siano
individuabili, gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e
di ripristino ambientale sono realizzati d’ufficio dal comune
territorialmente competente e ove questo non provveda dalla
regione, che si avvale anche di altri enti pubblici. Al fine di
anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono
istituire appositi fondi nell’ambito delle proprie disponibilita’
di bilancio.
10. Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di
ripristino ambientale costituiscono onere reale sulle aree
inquinate di cui ai commi 2 e 3. L’onere reale deve essere indicato
nel certificato di destinazione urbanistica ai sensi e per gli
effetti dell’art. 18, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47.
11. Le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica ed il
ripristino ambientale delle aree inquinate di cui ai commi 2 e 3
sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree
medesime, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2748, secondo comma,
del codice civile. Detto privilegio si puo’ esercitare anche in
pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile. 12. Le
regioni predispongono sulla base delle notifiche dei sogetti
interessati ovvero degli accertamenti degli organi di controllo
un’anagrafe dei siti da bonificare che individui:
a) gli ambiti interessati, la caratterizzazione ed il livello degli
inquinanti presenti;
b) i soggetti cui compete l’intervento di bonifica;
c) gli enti di cui la regione intende avvalersi per l’esecuzione
d’ufficio in caso di inadempienza dei soggetti obbligati;
d) la stima degli oneri finanziari.
13. Nel caso in cui il mutamento di destinazione d’uso di un’area
comporti l’applicazione dei limiti di accettabilita’ di
contaminazione piu’ restrittivi, l’interessato deve procedere a
proprie spese ai necessari interventi di bonifica sulla base di un
apposito progetto che e’ approvato dal comune ai sensi di cui ai
commi 4 e 6. L’accertamento dell’avvenuta bonifica e’ effettuato,
dalla provincia ai sensi del comma 8.
13-bis. Le procedure per gli interventi di messa in sicurezza, di
bonifica e di ripristino ambientale disciplinate dal presente
articolo possono essere comunque utilizzate ad iniziativa degli
interessati.
14. I progetti relativi ad interventi di bonifica di interesse
nazionale sono presentati al Ministero dell’ambiente ed approvati,
ai sensi e per gli effetti delle disposizioni che precedono, con
decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanita’,
d’intesa con la regione territorialmente competente. L’approvazione
produce gli effetti di cui al comma 7 e, con esclusione degli
impianti di incenerimento e di recupero energetico, sostituisce,
ove prevista per legge, la pronuncia di valutazione di impatto
ambientale degli impianti da realizzare nel sito inquinato per gli
interventi di bonifica.
15. I limiti, le procedure, i criteri generali di cui al comma 1 ed
i progetti di cui al comma 14 relativi ad aree destinate alla
produzione agricola e all’allevamento sono definiti ed approvati di
concerto con il Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali”.
– L’art. 19 della citata legge 7 agosto 1990, n. 241, e’ il
seguente:
Art. 19. – 1. In tutti i casi in cui l’esercizio di un’attivita’
privata sia subordinato ad autorizzazione, licenza, abilitazione,
nullaosta, permesso o altro atto di consenso comunque denominato,
ad esclusione delle concessioni edilizie e delle autorizzazioni
rilasciate ai sensi della legge 1 giugno 1939, n. 1089, della legge
29 giugno 1939, n. 1497, e del decreto-legge 27 giugno 1985, n.
312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n.
431, il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento dei
presupposti e dei requisiti di legge, senza l’esperimento di prove
a cio’ destinate che comportino valutazioni tecniche discrezionali,
e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo per il
rilascio degli atti stessi, l’atto di consenso si intende
sostituito da una denuncia di inizio di attivita’ da parte
dell’interessato alla pubblica amministrazione competente,
attestante l’esistenza dei presupposti e dei requisiti di legge,
eventualmente accompagnata dall’autocertificazione dell’esperimento
di prove a cio’ destinate, ove previste. In tali casi, spetta
all’amministrazione competente, entro e non oltre sessanta giorni
dalla denuncia, verificare d’ufficio la sussistenza dei presupposti
e dei requisiti di legge richiesti e disporre, se del caso, con
provvedimento motivato da notificare all’interessato entro il
medesimo termine, il divieto di prosecuzione dell’attivita’ e la
rimozione dei suoi effetti, salvo che, ove cio’ sia possibile,
l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta
attivita’ ed i suoi effetti entro il termine prefissatogli
dall’amministrazione stessa”.
Art. 12.
Norme tecniche di riferimento da applicare ai serbatoi 1. Oltre
agli adempimenti di cui alla legislazione vigente, le norme
tecniche di riferimento da applicare alla progettazione,
costruzione, installazione, conduzione e manutenzione, nonche’
controlli ed interventi, dei serbatoi interrati debbono essere
quelle emanate ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera b), del
presente decreto, o in mancanza quelle praticabili di riconosciuta
validita’ a livello europeo o internazionale.
2. I materiali di fabbricazione dei contenitori per gli oli
minerali, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2 della legge
27 marzo 1969, n. 121, devono rispondere ai requisiti di cui alle
norme tecniche del precedente comma 1.
3. I sistemi di monitoraggio in continuo per il rilevamento delle
perdite debbono essere basati sull’uso di sensori di pressione e/o
depressione o di fluidi, selezionati tra quelli di uso corrente.
4. I sistemi di protezione catodica debbono essere rispondenti alle
norme di cui al decreto del Ministero dell’interno 13 ottobre 1994,
relativo ai depositi di GPL.

Nota all’art. 12:
– L’art. 2 della citata legge 27 marzo 1969, n. 121, e’ il
seguente:
“Art. 2. – I contenitori indicati nel precedente articolo possono
essere fabbricati soltanto con i materiali specificati in un elenco
approvato con decreto del Ministro per l’interno, sentito il
Ministro per l’industria, il commercio e l’artigianato e il
Ministro per i trasporti e l’aviazione civile.
La forma e le caratteristiche costruttive dei contenitori sono
altresi’ soggette all’approvazione del Ministero dell’interno,
sentiti i Ministeri dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e dei trasporti e dell’aviazione civile. All’atto
dell’approvazione il Ministero dell’interno deve indicare per
ciascun tipo di contenitore, in relazione al liquido che e’
destinato a contenere, una durata massima d’impiego.
Il marchio della ditta costruttrice, la sigla del materiale
impiegato, l’anno di fabbricazione e gli estremi dell’approvazione
debbono essere impressi in modo indelebile sui contenitori”.
Art. 13.
Disposizioni finali
1. Il presente regolamento sostituisce il decreto del 20 ottobre
1998 adottato dal Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro dell’interno e del Ministro dell’industria, del commercio
e dell’artigianato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 260 del
6 novembre 1998.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di
farlo osservare.
Roma, 24 maggio 1999
p. Il Ministro dell’ambiente
Calzolaio
p. Il Ministro dell’interno
Barberi
Il Ministro dell’industria
del commercio e dell’artigianato
Bersani
Visto, il Guardasigilli:
Diliberto
Registrato alla Corte dei conti l’8 luglio 1999
Registro n. 1 Ambiente, foglio n. 323
ALLEGATI
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2
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4
5
6
7
8
9
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11
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