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Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale

Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre
1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati
membri relative ai dispositivi di protezione individuale (1).

(1) A partire dal 1 gennaio 1999 ogni sanzione pecuniaria penale o
amministrativa espressa in lire nel presente provvedimento si
intende espressa anche in Euro secondo il tasso di conversione
irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. A decorrere dal
1 gennaio 2002 ogni sanzione penale o amministrativa espressa in
lire nel presente provvedimento è tradotta in Euro secondo il tasso
di conversione irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE.
Se tale operazione di conversione produce un risultato espresso
anche in decimali, la cifra è arrotondata eliminando i decimali
(art. 51, d.lg. 24 giugno 1998, n. 213).

(Omissis).

Art. 1.

Campo di applicazione e definizione.

1. Le norme del presente decreto si applicano ai dispositivi di
protezione individuale, nel seguito indicati con la sigla DPI.
2. Agli effetti di cui al comma 1, si intendono per DPI i prodotti
che hanno la funzione di salvaguardare la persona che l’indossi o
comunque li porti con sé da rischi per la salute e la sicurezza.
3. Sono anche considerati DPI:
a) l’insieme costituito da prodotti diversi, collegati ad opera del
costruttore, destinato a tutelare la persona da uno o più rischi
simultanei;
b) un DPI collegato, anche se separabile, ad un prodotto non
specificamente destinato alla protezione della persona che lo
indossi o lo porti con sé;
c) i componenti intercambiabili di un DPI, utilizzabili
esclusivamente quali parti di quest’ultimo e indispensabili per il
suo corretto funzionamento;
d) i sistemi di collegamento di un DPI ad un dispositivo esterno,
commercializzati contemporaneamente al DPI, anche se non destinati
ad essere utilizzati per l’intero periodo di esposizione a rischio.
4. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto i
DPI riportati nell’allegato I.

Art. 2.

Norme armonizzate e norme nazionali.

1. Ai sensi del presente decreto, si intendono per norme
armonizzate le disposizioni di carattere tecnico adottate da
organismi di normazione europei su incarico della Commissione CEE.
2. I riferimenti delle norme nazionali che traspongono le norme
armonizzate sono emanati con decreto del Ministro dell’industria,
del commercio e dell’artigianato di concerto con il Ministro del
lavoro e della previdenza sociale, da pubblicarsi nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana (1).
3. In assenza di norme armonizzate, il Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato di concerto con il Ministro del lavoro
e della previdenza sociale individua con decreto da pubblicarsi
nella Gazzetta Ufficiale le norme nazionali compatibili con i
requisiti essenziali di sicurezza di cui all’allegato II del
presente decreto.
4. Gli enti normatori italiani, in sede di elaborazione delle norme
armonizzate, consultano preventivamente le organizzazioni sindacali
dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative
a livello nazionale.
5. I DPI che rispondono ai requisiti previsti dalle norme di cui al
comma 2 si presumono conformi ai requisiti essenziali di sicurezza
nell’allegato II (2).

(1) Vedi d.m. 17 gennaio 1997.
(2) Comma aggiunto dall’art. 2, d.lg. 2 gennaio 1997, n. 10.

Art. 3.

Requisiti essenziali di sicurezza.

1. I DPI non possono essere immessi sul mercato e in servizio se
non rispondono ai requisiti essenziali di sicurezza specificati
nell’allegato II.
2. Si considerano conformi ai requisiti essenziali di cui al comma
1 i DPI muniti della marcatura CE per i quali il fabbricante o il
suo rappresentante stabilito nel territorio comunitario sia in
grado di presentare, a richiesta, la documentazione di cui
all’articolo 11, nonché, relativamente ai DPI di seconda e terza
categoria, l’attestato di certificazione di cui all’articolo 7.
3. é consentita l’immissione sul mercato di componenti di DPI non
muniti della marcatura CE se sono destinati ad essere incorporati
in altri DPI, purché tali componenti non siano essenziali o
indispensabili per il buon funzionamento del DPI.
4. In occasione di fiere, di esposizioni, di dimostrazioni o
analoghe manifestazioni pubbliche, è consentita la presentazione di
DPI che non sono conformi alle disposizioni del presente decreto,
purché un apposito cartello apposto in modo visibile indichi
chiaramente la non conformità degli stessi e l’impossibilità di
acquistarli prima che siano resi conformi dal fabbricante o dal suo
rappresentante stabilito nel territorio comunitario. Al momento
delle dimostrazioni devono essere prese le misure di sicurezza
adeguate per assicurare la protezione delle persone (1).

(1) Articolo così sostituito dall’art. 3, d.lg. 2 gennaio 1997, n.
10.

Art. 4.

Categorie di DPI.

1. I DPI sono suddivisi in tre categorie.
2. Appartengono alla prima categoria, i DPI di progettazione
semplice destinati a salvaguardare la persona da rischi di danni
fisici di lieve entità. Nel progetto deve presupporsi che la
persona che usa il DPI abbia la possibilità di valutarne
l’efficacia e di percepire, prima di riceverne pregiudizio, la
progressiva verificazione di effetti lesivi.
3. Rientrano esclusivamente nella prima categoria i DPI che hanno
la funzione di salvaguardare da:
a) azioni lesive con effetti superficiali prodotte da strumenti
meccanici (1);
b) azioni lesive di lieve entità e facilmente reversibili causate
da prodotti per la pulizia (1);
c) rischi derivanti dal contratto o da urti con oggetti caldi, che
non espongano ad una temperatura superiore ai 50 °C;
d) ordinari fenomeni atmosferici nel corso di attività
professionali;
e) urti lievi e vibrazioni inidonei a raggiungere organi vitali ed
a provocare lesioni a carattere permanente;
f) azione lesiva dei raggi solari.
4. Appartengono alla seconda categoria i DPI che non rientrano
nelle altre due categorie.
5. Appartengono alla terza categoria i DPI di progettazione
complessa destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni
gravi e di carattere permanente. Nel progetto deve presupporsi
porsi che la persona che usa il DPI non abbia la possibilità di
percepire tempestivamente la verificazione istantanea di effetti
lesivi.
6. Rientrano esclusivamente nella terza categoria:
a) gli apparecchi di protezione respiratoria filtranti contro gli
aerosol solidi, liquidi o contro i gas irritanti, pericolosi,
tossici o radiotossici;
b) gli apparecchi di protezione isolanti, ivi compresi quelli
destinati all’immersione subacquea;
c) i DPI che assicurano una protezione limitata nel tempo contro le
aggressioni chimiche e contro le radiazioni ionizzanti;
d) i DPI per attività in ambienti con condizioni equivalenti ad una
temperatura d’aria non inferiore a 100 °C, con o senza radiazioni
infrarosse, fiamme o materiali in fusione;
e) i DPI per attività in ambienti con condizioni equivalenti ad una
temperatura d’aria non superiore a -50 °C;
f) i DPI destinati a salvaguardare dalle cadute dall’alto;
g) i DPI destinati a salvaguardare dai rischi connessi ad attività
che espongano a tensioni elettriche pericolose o utilizzati come
isolanti per alte tensioni elettriche;
h) (Omissis) (2).

(1) Lettera così sostituita dall’art. 4, d.lg. 2 gennaio 1997, n.
10.
(2) Lettera abrogata dall’art. 4, d.lg. 2 gennaio 1997, n. 10.

Art. 5.

Procedure di certificazione CE.

1. Prima di procedere alla produzione di DPI di seconda o di terza
categoria, il fabbricante o il rappresentante stabilito nel
territorio comunitario deve chiedere il rilascio dell’attestato di
certificazione CE di cui all’articolo 7 (1).
2. Prima di commercializzare un DPI di qualsiasi categoria, il
costruttore o un suo rappresentante residente nella Comunità
europea deve preparare la documentazione tecnica di costruzione di
cui all’allegato III, anche al fine di esibirla, a richiesta,
all’organismo di controllo o all’amministrazione di vigilanza.
3. I DPI di qualsiasi categoria sono oggetto della dichiarazione di
conformità CE di cui all’art. 11.
4. I DPI di terza categoria sono soggetti alle procedure di cui
agli articoli 8, 9 e 10 (2).

(1) Comma così sostituito dall’art. 5, d.lg. 2 gennaio 1997, n. 10.
(2) Vedi anche l’art. 13, d.lg. 2 gennaio 1997, n. 10.

Art. 6.

Organismi di controllo.

1. Le attività di cui agli articoli 7, 8, 9 e 10 sono effettuate da
organismi di controllo autorizzati ai sensi del presente articolo.
2. Possono essere autorizzati organismi in possesso dei requisiti
minimi di cui all’allegato V e degli altri requisiti stabiliti,
unitamente al contenuto della domanda di autorizzazione, con
decreto del Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato da emanarsi entro trenta giorni dall’entrata in
vigore del presente decreto.
3. La domanda di autorizzazione è presentata all’Ispettorato
tecnico dell’industria del Ministero dell’industria, del commercio
e dell’artigianato.
4. L’autorizzazione è rilasciata con decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del Ministro del
lavoro e della previdenza sociale, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale.
5. Le spese per le attività di cui al comma 1 sono a totale carico
del costruttore o del suo rappresentante stabilito nella Comunità
europea.
6. Le amministrazioni che hanno rilasciato l’autorizzazione
vigilano sull’attività degli organismi di controllo autorizzati e
hanno facoltà di procedere, anche attraverso i propri uffici
periferici, ad ispezioni e verifiche per accertare la permanenza
dei requisiti di cui al comma 1 e il regolare svolgimento delle
procedure previste da…

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