Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Perizia suppletiva e di variante....

Perizia suppletiva e di variante.

IL CONSIGLIO
Il consiglio dell’Autorita’ per la vigilanza sui lavori
pubblici, nella seduta del 10 maggio 2000, in merito
all’interpretazione dell’art. 25 della legge 11 febbraio 1994, n. 109,
e successive modificazioni ha assunto la seguente
determinazione;
Premesso con nota n. 3389, del 17 novembre 1999, il
sindaco del comune di Bortigali (Nuoro) ha investito l’Autorita’ per
la vigilanza sui lavori pubblici della questione relativa alla
possibilita’ di disporre una perizia di variante e suppletiva
relativamente a lavori di completamento della rete di illuminazione
pubblica appaltati per il complessivo importo di lire 227 milioni.
La
perizia di variante, che aumentava l’importo contrattuale di 41
milioni, trovava giustificazione nella prospettata esigenza,
manifestatasi successivamente all’appalto, di meglio definire la rete
di illuminazione ed implicava l’utilizzazione dei ribassi d’asta
avutisi in sede di gara e senza alterazione del finanziamento di lire
350 milioni, complessivamente assentito. La richiesta traeva origine
dalla diversita’ di opinione tra il responsabile dell’area tecnica ed
il segretario comunale: mentre il primo aveva espresso parere
sfavorevole all’approvazione della variazione contrattuale, il
secondo, invece, aveva ritenuto legittimo il ricorso alla variante
medesima, sia perche’ conforme al contratto ed agli atti di gara, sia
perche’ l’art. 25 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive
modificazioni consentirebbe le varianti non eccedenti il quinto
complessivo dell’importo del contratto.
Andava considerato, poi, che
l’art. 4 della legge regionale della Sardegna 8 luglio 1993, n. 29,
implicava la possibilita’ di utilizzare i ribassi d’asta nelle gare
d’appalto per il completamento funzionale delle opere appaltate.
Con
altra nota del 24 febbraio 2000, un consigliere del comune di
Gattinara (Vicenza) chiedeva il parere della sezione del Piemonte
dell’osservatorio per i lavori pubblici in merito alla legittimita’
delle delibere di giunta n. 26 e 27 del 1o febbraio 2000, relative
all’approvazione di due perizie di variante e suppletiva riguardanti i
lavori di adeguamento norme ed eliminazione delle barriere
architettoniche delle scuole elementari e medie che prevedevano un
aumento di spesa, rispetto al contratto originario, pari
rispettivamente al 21,75% per le scuole medie e al 17,40% per le
scuole elementari.
Analogo quesito, infine, veniva formulato dal
comune di Verona, il quale richiedeva, in particolare, chiarimenti in
merito all’applicazione dell’art. 25, comma 1, lettera b-bis) della
legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive
modificazioni.
Considerato l’art. 25 della legge 11 febbraio 1994, n.
109, e successive modificazioni elenca le ipotesi in cui, nell’appalto
di lavori pubblici, si puo’ procedere a varianti in corso
d’opera.
Ancorche’ attenuato rispetto all’iniziale prescrizione, il
testo della norma, quale risultante dalle modifiche apportatevi dalla
legge 18 novembre 1998, n. 415, per la tassativita’ della elencazione,
non consente di derogare alla specificita’ e puntualita’ delle sue
disposizioni.
Sicche’, e’ da escludere, con riferimento alla questione
proposta dal sindaco del comune di Bortigali, che si possa procedere
ad una variazione del contratto di appalto in relazione alla sola
finalita’ di realizzare il completamento funzionale dell’opera con
l’utilizzazione dei ribassi d’asta; e cio’ in considerazione del fatto
che tale ipotesi non e’ inquadrabile in alcuna delle fattispecie
elencate nelle lettere da a) a d) del comma 1, dell’indicato art.
25.
Ne’ rileva, per il caso esaminato, il riferimento di cui al comma
3 dello stesso art. 25, il cui secondo periodo consente il ricorso
alle varianti, nell’esclusivo interesse dell’amministrazione, sia in
aumento sia in diminuzione, se finalizzate al miglioramento dell’opera
e alla sua funzionalita’. Per la ricorrenza di tale ipotesi, infatti,
oltre alle ulteriori condizioni nella norma indicate, e’ necessario –
il che non si e’ verificato nel caso di specie – che “l’importo in
aumento relativo (alle varianti)”, oltre a “trovare copertura nella
somma stanziata per l’esecuzione dell’opera” non (superi) “il 5 per
cento dell’importo originario del contratto”.
Neppure rileva, poi, la
legge regionale sarda 8 luglio 1993, n. 29, il cui art. 4 consente di
utilizzare i ribassi d’asta per il completamento funzionale delle
opere dal momento che la stessa non trova applicazione, per pacifica
ammissione, per i lavori eseguiti dai comuni e non finanziati dalla
regione. E tali sono quelli cui si riferisce il caso in esame, che
attengono, come gia’ rilevato, al completamento della rete di
illuminazione di un comune e che risultano finanziati con mutuo della
Cassa depositi e prestiti.
Ad analoga negativa conclusione si deve,
poi, pervenire per l’ipotesi riguardante il comune di Gattinara per il
quale le perizie di variante approvate implicano un incremento di
spesa, rispetto al contratto iniziale, rispettivamente del 21,75% e
del 17,40% ed in cui le varianti stesse risultano giustificate dalla
sola prospettata esigenza, insorta successivamente all’inizio dei
lavori, di realizzare alcune migliorie ai lavori appaltati.
Consegue,
infatti, l’illegittimita’ delle stesse, stante la non inquadrabilita’
dell’ipotesi prospettata in alcuna delle fattispecie indicate dalla
norma (art. 25) in precedenza richiamata, non risultando dedotta in
particolare, alcuna esigenza derivante da sopravvenute disposizioni
legislative e regolamentari (comma 1, lettera a), ne’ indicate cause
impreviste ed imprevedibili al momento della stipulazione del
contratto (comma 1, lettera b). Nemmeno, poi, si e’ fatto riferimento
ad una sorpresa geologica (lettera c) ovvero ad errori od omissioni
progettuali (lettera d), e neppure puo’ trovare applicazione il
disposto di cui al successivo secondo periodo del comma 3, dello
stesso art. 25, relativo alle variazioni finalizzate al miglioramento
dell’opera ed alla sua funzionalita’, stante il superamento del gia’
richiamato limite percentuale per le stesse previsto del 5%.
Del tutto
estranea, infine, e’ la fattispecie in esame rispetto all’ipotesi, cui
si riferisce anche il quesito del comune di Verona, disciplinata dalla
lettera b-bis), del comma 1, dell’art. 25, che consente la
possibilita’ di varianti in corso d’opera quando si sia in presenza di
eventi che riguardano la natura e la specificita’ dei beni sui quali
si eseguono i lavori verificatisi in corso d’opera o di rinvenimenti
imprevisti ed imprevedibili nella fase progettuale.
Al riguardo e’,
peraltro, da rilevare che, per cio’ che concerne la prima delle
indicate evenienze, e’ innanzitutto da escludere che gli eventi che
riguardano la natura e la specificita’ dei beni, cui si riferisce la
norma, possano intendersi come quelli che danno luogo alla sorpresa
geologica, in quanto tale ipotesi e’ espressamente disciplinata dalla
lettera c) del medesimo comma.
Va considerato, inoltre, che la norma
in esame non identifica gli eventi a seguito dei quali potra’ farsi
ricorso alla variante, con la conseguenza che qualunque accadimento
non ascrivibile alle cause impreviste ed imprevedibili di cui all’art.
25, comma 1, lettera b), ovvero alla sorpresa geologica di cui alla
successiva lettera c), puo’ essere preso a presupposto per
giustificare la variazione progettuale.
Anche in relazione alla
individuazione dei beni cui gli eventi indicati si riferiscono e
rispetto ai quali puo’ essere realizzata la variante, il testo
normativo non appare, poi, di immediata e facile comprensione; i beni
sui quali si puo’ intervenire vengono, infatti, semplicemente
connotati per la loro specificita’. Tali beni potrebbero essere
concretamente identificati come quelli di interesse storico artistico
od archeologico, con cio’ operando una precisa individuazione che, ove
univocamente accolta, consentirebbe di superare la genericita’ del
dettato letterale della norma.
In secondo luogo, come gia’ rilevato,
l’art. 25, comma 1, lettera b-bis), prevede un’ulteriore ipotesi al
verificarsi della quale si potra’ dar luogo ad una variante: sara’
possibile fare ricorso a detto istituto qualora nel corso degli
interventi si presentino rinvenimenti imprevisti od imprevedibili
nella fase progettuale.
Anche per questa ulteriore previsione
normativa possono ricorrere le medesime considerazioni espresse in
precedenza.
Va comunque considerata a tale proposito l’ipotesi,
tutt’altro che infrequente, in cui, durante l’esecuzione dei lavori,
vengano scoperti reperti o manufatti d’interesse storico, artistico od
archeologico, che richiedono l’utilizzo di particolari tecniche ed
interventi per la loro salvaguardia.
Ribadita, infine, la tassativita’
delle ipotesi in cui si puo’ procedere a variazioni contrattuali, va
segnalata la possibilita’ del ricorso alla trattativa privata, ai
sensi dell’art. 24, comma 1, lettera a), della legge n. 109/1994, per
i lavori di importo complessivo non superiore a 300.000 ecu ed ove
ricorrano le condizioni di cui all’art. 41, del regio decreto 23
maggio 1924, n. 827.
Ne consegue, che qualora l’urgenza dei lavori sia
tale da non consentire l’indugio degli incanti o della licitazione
(art. 41, comma 1, indicato n. 5, regio decreto n. 827/1924) e
l’urgenza stessa non sia conseguente a comportamento colpevole
dell’amministrazione, legittimamente si puo’ ricorrere alla procedura
negoziata anche utilizzando gli eventuali ribassi d’asta al fine del
completamento dell’opera appaltata.
In tal caso, peraltro, il ricorso
alla trattativa privata con lo stesso appaltatore dei lavori
principali e’ anche compatibile con il principio di economicita’ che
deve contraddistinguere l’azione amministrativa, in considerazione
della limitazione dei costi che ne deriva e stante la non
indispensabilita’ del ricorso ad una procedura aperta, tenendo
comunque conto del f…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info