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Riclassificazione delle zone svantaggiate, ai sensi dell'art. 2 del de...

Riclassificazione delle zone svantaggiate, ai sensi dell'art. 2 del decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146. (Deliberazione n. 42/2000).

IL COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA
Vista la legge 11 marzo 1988, n. 67, concernente: “Disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”
(legge finanziaria 1988), il cui art. 9, comma 5, definisce la
misura dei contributi che i datori di lavoro agricolo devono
versare per il proprio personale dipendente occupato nei territori
montani e nelle zone agricole svantaggiate;
Vista la legge 24 dicembre 1993, n. 537, recante: “Interventi
correttivi di finanza pubblica”, in particolare l’art. 11, comma
27, in cui vengono fissate le misure delle agevolazioni
contributive per le imprese agricole operanti nei territori montani
e nelle zone agricole svantaggiate;
Visto il decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143, concernente
“Conferimento alle regioni delle funzioni amministrative in materia
di agricoltura e pesca e riorganizzazione dell’amministrazione
centrale”;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, concernente:
“Attuazione della delega conferita dall’art. 2, comma 24, della
legge 8 agosto 1995, n. 335, in materia di previdenza agricola;
Vista la legge 23 dicembre 1999, n. 488 (legge finanziaria 2000),
in particolare l’art. 27, comma 16, punto 1, relativo
all’inserimento delle regioni Abruzzo e Molise tra le zone che
possono beneficiare delle agevolazioni previste per le regioni
dell’obiettivo 1;
Vista la proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali
di riclassificazione delle zone agricole svantaggiate trasmessa con
nota n. 50501, del 28 marzo 2000, e l’allegato elenco di comuni
individuati sulla base della metodologia di classificazione
adottata;
Vista la nota dell’Istituto nazionale della previdenza sociale n.
24716 del 28 marzo 2000, con la quale l’Istituto stima in 852.1
miliardi l’impatto finanziario per il 2000 della sopracitata
proposta del Ministero delle politiche agricole e forestali;
Tenuto conto che tale importo risulta in linea con le previsioni di
bilancio relative al corrente anno e che comunque sara’ opportuno
assicurare il monitoraggio dei costi della presente delibera;
Tenuto conto che la proposta prevede che una superficie non
superiore a 32.000 Kmq sia individuata dalle regioni e che comunque
a seguito di tale delimitazione la superficie svantaggiata
complessiva non potra’ eccedere i 246.000 Kmq;
Considerato necessario consentire all’Istituto nazionale della
previdenza sociale di conoscere tempestivamente i livelli
contributivi da applicare alle aziende agricole per l’anno in corso
al fine di evitare intralci nelle attivita’ di riscossione da parte
dell’Istituto;
Ritenuto opportuno consentire alle regioni, al fine di tener conto
di condizioni di svantaggio localmente rilevante, di integrare e
modificare parzialmente la delimitazione proposta dal Ministero
delle politiche agricole e forestali;
Ritenuto che gli adeguamenti proposti dalle regioni non possano
determinare una crescita del costo del provvedimento rispetto a
quanto previsto nella citata proposta del Ministro delle politiche
agricole e forestali;
Considerato che la previsione di una quota a delimitazione
regionale rendera’ necessario che questo Comitato si pronunci
nuovamente sulla proposta di delimitazione definitiva;
Visto il concerto dei Ministri del tesoro, espresso con nota n.
3392, del 21 aprile 2000, e del lavoro espresso con nota n.
76437/G/38, del 24 maggio 2000;
Tenuto conto del parere espresso dalla Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano nella seduta del 4 aprile 2000;
Udita la relazione del Ministro delle politiche agricole e
forestali che tra l’altro comunica che nel corso della definizione
della proposta sono state sentite le organizzazioni sindacali di
categoria;
Delibera:
Nelle aree svantaggiate ai sensi dell’art. 2, del decreto
legislativo 16 aprile 1997, n. 146, si applica il livello di
contributi agricoli unificati di seguito indicato:
aree di montagna particolarmente svantaggiate: 30% del livello
ordinario;
altre aree svantaggiate: 60% del livello ordinario.
Si definiscono aree di montagna particolarmente svantaggiate quelle
aree relative ai comuni nei quali oltre il 50% della superficie
totale e’ posto ad altitudine di almeno 500 mt sul livello del mare
o con acclivita’ superiore ai 20 gradi, in cui il rapporto fra
reddito lordo standard e unita’ di lavoro agricolo non superi il
120% della media comunitaria.
Si considerano comunque particolarmente svantaggiate quelle aree di
montagna in cui il rapporto fra reddito lordo standard e superficie
agricola utilizzata sia pari o inferiore al 75% della media
nazionale.
Rientrano fra le altre aree svantaggiate:
aree montane, come sopra definite in ordine ai parametri
altimetrici e clivometrici, che presentino un rapporto fra reddito
lordo standard ed unita’ di lavoro agricolo superiore al 120% della
media comunitaria e un rapporto tra reddito lordo standard e
superficie agricola utilizzata non inferiore al 75% della media
nazionale;
comuni non montani nei quali almeno il 30% della superficie totale
presenta una acclivita’ superiore a 5 gradi sempre che il rapporto
tra reddito lordo standard e unita’ di lavoro agricolo non superi
il 120% della media comunitaria o che il rapporto tra reddito lordo
standard e superficie agricola utile sia pari o inferiore al 75%
della media nazionale;
altri comuni non montani nei quali il tasso di occupazione in
agricoltura sia pari ad almeno il doppio della media nazionale e
nei quali si registri un tasso di disoccupazione di oltre il doppio
rispetto alla media nazionale;
i comuni rientranti nelle aree dell’obiettivo 1, compresi l’Abruzzo
e il Molise;
i comuni rientranti in zone previste ai fini dell’ob. 5b, del
regolamento CEE n. 2081 del 20 luglio 1993, ad esclusione dei
comuni i cui territori per la totalita’ del proprio territorio si
trovino al di sotto dei 500 mt sul livello del mare e presentino
acclivita’ inferiore ai 5 gradi.
I comuni possono essere inclusi fra le aree svantaggiate per la
totalita’ del loro territorio o soltanto per una parte.
Si considerano comunque totalmente inclusi:
i comuni in cui le zone montane come sopra definite coprono oltre
il 50% della superficie comunale;
i comuni rientranti nelle aree dell’obiettivo 1;
i comuni svantaggiati perche’ individuati ai fini dell’obiettivo
5b;
i comuni svantaggiati in relazione alle condizioni di
disoccupazione.
Si prende atto dell’elenco dei comuni svantaggiati predisposto dal
Ministero delle politiche agricole e forestali attraverso
l’applicazione dei criteri sopra indicati e trasmesso unitamente
alla proposta di riclassificazione.
Al fine di tener conto di condizioni di svantaggio localmente
rilevanti, alle indicazioni contenute nell’elenco potranno essere
apportate modificazioni e specificazioni da parte delle regioni.
Le decisioni regionali di modifica delle aree svantaggiate, come
proposte dal Ministero delle politiche agricole e forestali,
saranno trasmesse entro cinque mesi dall’approvazione della
presente delibera al Ministero delle politiche agricole e
forestali, che entro il mese successivo, seguendo la procedura
prevista dal decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146,
trasmettera’ al CIPE la proposta di delimitazione definitiva,
comprensiva dell’individuazione delle aree dei comuni da dichiarare
parzialmente svantaggiati.
Le modifiche proposte dalle regioni avranno natura compensativa e
non potranno determinare un onere piu’ elevato rispetto a quello
stimato nella proposta del Ministero delle politiche agricole e
forestali. Eventuali maggiori costi conseguenti alla delimitazione
regionale rimangono a carico dei bilanci delle rispettive regioni.
Per quelle regioni che non avranno trasmesso al Ministero delle
politiche agricole e forestali alcuna comunicazione di variazione
nei termini sopra indicati, la proposta di delimitazione definitiva
sara’ formulata dal Ministro delle politiche agricole e forestali
adottando la procedura prevista dall’art. 2, comma 2, del decreto
legislativo 16 aprile 1997, n. 146.
Entro il prossimo mese di ottobre l’Istituto nazionale della
previdenza sociale comunichera’ al Ministero delle politiche
agricole e forestali, che informera’ il CIPE e ne terra’ conto ai
fini delle proposta di riclassificazione definitiva, l’entita’
delle minori entrate conseguenti all’attuazione della presente
delibera, al fine di verificare che il loro andamento sia in linea
con le stime di costo di cui alla nota dell’Istituto nazionale
della previdenza sociale citata in premessa.
La riclassificazione ha effetto a partire dal 1 gennaio 2000. Gli
effetti economici operano interamente fino dal primo anno per le
aree che non subiscono variazioni e per le aree dell’obiettivo 1.
Per le altre aree, l’adeguamento al nuovo livello avverra’
nell’arco del quadriennio 2001-2004, con incrementi o decrementi
che per ciascun anno saranno pari al 25% della variazione totale.
La revisione della classificazione delle zone agricole svantaggiate
di cui alla presente delibera verra’ effettuata con cadenza
quinquennale a decorrere dal 1 gennaio 2000.
Al fine di realizzare un’utile circolazione dell’informazione fra
le amministrazioni centrali interessate e le regioni e di favorire
l’utilizzo di criteri e metodi il piu’ possibile uniformi in vista
della delimitazione definitiva e’ istituito, nell’ambito della
commissione attivita’ produttive del CIPE, un gruppo di lavoro con
la partecipazione di rappresentanti del Ministero delle politiche
agricole e forestali, del Mi…

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