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Imposta comunale sugli immobili (ICI). Applicabilita' dell'aliquota ri...

Imposta comunale sugli immobili (ICI). Applicabilita' dell'aliquota ridotta, prevista per l'abitazione principale dei residenti, anche alle relative pertinenze.

MINISTERO DELLE FINANZE
CIRCOLARE 25 maggio 1999, n.114
Imposta comunale sugli immobili (ICI). Applicabilita’ dell’aliquota
ridotta, prevista per l’abitazione principale dei residenti, anche
alle relative pertinenze.
Ai comuni
e, per conoscenza:
Alle direzioni regionali delle
entrate
All’ANCI
L’art. 4, comma 1, del decreto-legge n. 437 dell’8 agosto 1996
(reiterativo di precedenti decreti-legge), convertito, con
modificazioni, nella legge n. 556 del 24 ottobre 1996 (richiamato
nell’art. 3, comma 53, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996), ha
attribuito, come e’ noto, ai comuni il potere di deliberare, agli
effetti dell’ICI, una aliquota ridotta, rispetto a quella
ordinaria, per l’abitazione principale appartenente a soggetto
residente anagraficamente nel comune. Con la circolare ministeriale
n. 318/E del 14 dicembre 1995, veniva assunta la posizione
interpretativa secondo la quale tale aliquota ridotta, laddove
deliberata dal comune, non si estendeva automaticamente alle
pertinenze (quali: box, cantina, ecc.) della abitazione principale
agevolata, salva l’ipotesi di accatastamento unitario con
attribuzione di un unico ammontare di rendita catastale. Cio’,
essenzialmente, nella considerazione del carattere di realita’
dell’imposta la quale colpisce, quindi, distintamente e
separatamente ciascuna unita’ immobiliare secondo le sue specifiche
caratteristiche catastali determinanti autonome rendite e valori.
Di contro si andava delineando l’opposta tesi per cui l’aliquota
ridotta in commento, ancorche’ deliberata con riferimento
all’abitazione principale, trovava automatica applicazione anche
nei riflessi delle pertinenze dell’abitazione medesima. Essa era
confortata dal principio, sancito dall’art. 818 del codice civile,
secondo cui alle pertinenze deve essere applicato lo stesso regime
giuridico stabilito per la cosa principale (salvo diversa
disposizione di legge) nonche’ sorretta dalla considerazione che il
potere in commento era stato conferito aicomuni al fine di
concedere un trattamento agevolato alla “prima casa” con
conseguente esigenza, quindi, di ricomprendervi anche le pertinenze
essendo queste collegate all’alloggio da una relazione di
complementarieta’ funzionale diretta a conservarne od accrescerne
le qualita’ soddisfacendo cosi’, nell’insieme, il fabbisogno
abitativo. Sulla questione e’ stato sentito il Consiglio di Stato,
la cui sezione terza, nell’adunanza del 24 novembre 1998 (prot. n.
1279/98), ha preliminarmente ricordato “… che in base alla
disciplina generale dettata dall’art. 817 del codice civile sono
pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad
ornamento di un’altra cosa e che tale destinazione puo’ essere
effettuata da chi sia proprietario o sia titolare di un diritto
reale sulla cosa principale; per la configurabilita’ della
pertinenza devono concorrere, quindi, sia un elemento oggettivo,
consistente nel rapporto funzionale corrente tra la cosa principale
e quelle accessorie, che un elemento soggettivo, consistente nella
volonta’ effettiva, del soggetto che ne abbia titolo, di destinare
durevolmente la cosa accessoria alle finalita’ anzidette”. Ha,
quindi, espresso parere favorevole alla identita’ di trattamento
fiscale fra l’abitazione principale e le sue pertinenze, nel
preminente rilievo che la “prima casa” deve ritenersi comprensiva
anche delle sue pertinenze venendosi cosi’ a configurare un
complesso unitario di beni.
In ordine, poi, all’eccezione di una eventuale inconciliabilita’
che verrebbe, in tal modo, a crearsi con la disposizione, di cui
alla lettera d) dell’art. 59 del decreto legislativo n. 446 del 15
dicembre 1997, conferente al comune il potere regolamentare di
considerare parti integranti dell’abitazione principale le sue
pertinenze, la predetta sezione ha avuto modo di escluderla cosi’
chiarendo: “… resta comunque aperta la possibilita’, per la
normativa regolamentare, di introdurre una disciplina di dettaglio
per evitare problemi interpretativi e di applicazione in numerose
situazioni fino ad oggi mai affrontate, con riferimento, ad
esempio, alla esatta individuazione dei tipi di immobili
pertinenziali ed al loro numero complessivo da ammettere,
unitamente alla cosa principale, ai benefici riservati dalla legge
agli immobili adibiti a stabile abitazione. L’anzidetta previsione
normativa (lettera d) dell’art. 59), pertanto, non si pone affatto
in contraddizione con le disposizioni generali del codice civile e
non appare neppure meramente reiterativa di esse, consentendo di
intervenire nella materia per dettare norme integrative od anche
eventualmente derogatorie rispetto alle medesime disposizioni
generali”.

La scrivente, in recepimento del predetto parere, revoca l’avviso
espresso nella circolare n. 318/E del 14 dicembre 1995,
puntualizzando, nel contempo, sotto l’aspetto della detrazione di
imposta, che non spettano ulteriori detrazioni per le pertinenze
dell’abitazione principale. La delineata considerazione giuridica
unitaria comportera’, quindi, ad avviso della scrivente, che
l’unico ammontare di detrazione, se non trova totale capienza
nell’imposta dovuta per l’abitazione principale, puo’ essere
computato, per la parte residua, in diminuzione dell’imposta dovuta
per le pertinenze dell’abitazione principale medesima, appartenenti
al titolare di questa.

La pubblicazione della presente circolare nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica tiene luogo anche della distribuzione agli organi
in indirizzo e della diffusione ai soggetti interessati.
Tuttavia, le direzioni regionali delle entrate contatteranno
urgentemente i comuni compresi nelle proprie circoscrizioni,
richiamando la loro attenzione sulla circolare medesima.
Il direttore generale
del Dipartimento delle entrate
Romano

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