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Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento ...

Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la direttiva 91/271/CEE del Consiglio del 21 maggio 1991
concernente il trattamento delle acque reflue urbane;
Vista la direttiva 91/676/CEE del Consiglio del 12 dicembre 1991
relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato
dai nitrati provenienti da fonti agricole;
Vista la direttiva 98/15/CE recante modifica della direttiva
91/271/CEE per quanto riguarda alcuni requisiti dell’allegato I;
Vista la legge 22 febbraio 1994, n. 146 ed in particolare gli
articoli 36 e 37 che prevedono il recepimento delle direttive
91/271/CEE e 91/676/CEE e ogni necessaria modifica ed integrazione
allo scopo di definire un quadro omogeneo ed organico della
normativa vigente;
Vista la legge 6 febbraio 1996, n. 52 ed in particolare l’articolo
6;
Vista la legge 24 aprile 1998, n. 128 ed in particolare l’articolo
17 che delega il Governo ad apportare «le modificazioni ed
integrazioni necessarie al coordinamento e il riordino della
normativa vigente in materia di tutela delle acque
dall’inquinamento»;
Vista la legge 5 gennaio 1994, n. 36 e successive modifiche ed
integrazioni concernente disposizioni in materia di risorse
idriche;
Visto il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e successive
modifiche e integrazioni concernente l’attuazione delle direttive
91/156/CE sui rifiuti 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE
sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.
236;
Vista la legge 18 maggio 1989, n. 183;
Visto il regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775;
Viste le preliminari deliberazioni del Consiglio dei Ministri
adottate nelle riunioni del 3 dicembre 1998 e del 15 gennaio 1999;
Sentita la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le
regioni e le provincie autonome;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella
riunione del 21 aprile 1999;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro dell’ambiente di concerto con i Ministri della sanità,
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, per le politiche
agricole, dei lavori pubblici, dei trasporti e della navigazione,
delle finanze, del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, per gli affari regionali, di grazia e giustizia, degli
affari esteri e per la funzione pubblica;
Emana il seguente decreto legislativo:
TITOLO I
Principi generali e competenze
1. Finalità. – 1. Il presente decreto definisce la disciplina
generale per la tutela delle acque superficiali, marine e
sotterranee, perseguendo i seguenti obiettivi:
a) prevenire e ridurre l’inquinamento e attuare il risanamento dei
corpi idrici inquinati;
b) conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate
protezioni di quelle destinate a particolari usi;
c) perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche con
priorità per quelle potabili;
d) mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi
idrici nonché la capacità di sostenere comunità animali e vegetali
ampie e ben diversificate.
2. Il raggiungimento degli obiettivi indicati al comma 1 si
realizza attraverso i seguenti strumenti:
a) l’individuazione di obiettivi di qualità ambientale e per
specifica destinazione dei corpi idrici;
b) la tutela integrata degli aspetti qualitativi e quantitativi
nell’ambito di ciascun bacino idrografico ed un adeguato sistema di
controlli e di sanzioni;
c) il rispetto dei valori limite agli scarichi fissati dallo Stato,
nonché la definizione di valori limite in relazione agli obiettivi
di qualità del corpo recettore;
d) l’adeguamento dei sistemi di fognatura, collettamento e
depurazione degli scarichi idrici nell’ambito del servizio idrico
integrato di cui alla legge 5 gennaio 1994, n. 36;
e) l’individuazione di misure per la prevenzione e la riduzione
dell’inquinamento nelle zone vulnerabili e nelle aree sensibili;
f) l’individuazione di misure tese alla conservazione, al
risparmio, al riutilizzo ed al riciclo delle risorse idriche.
3. Le regioni a statuto ordinario regolano la materia disciplinata
dal presente decreto nel rispetto di quelle disposizioni in esso
contenute che per la loro natura riformatrice costituiscono
princìpi fondamentali della legislazione statale ai sensi
dell’articolo 117, primo comma, della Costituzione. Le regioni a
statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano
adeguano la propria legislazione al presente decreto secondo quanto
previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di
attuazione.
2. Definizioni. – 1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) “abitante equivalente”: il carico organico biodegradabile avente
una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60
grammi di ossigeno al giorno;
b) “acque ciprinicole”: le acque in cui vivono o possono vivere
pesci appartenenti ai ciprinidi (Cyprinidae) o a specie come i
lucci, i pesci persici e le anguille;
c) “acque costiere”: le acque al di fuori della linea di bassa
marea o del limite esterno di un estuario;
d) “acque salmonicole”: le acque in cui vivono o possono vivere
pesci appartenenti a specie come le trote, i temoli e i coregoni;
c) “estuario”: l’area di transizione tra le acque dolci e le acque
costiere alla foce di un fiume, i cui limiti esterni verso il mare
sono definiti con decreto del Ministro dell’ambiente; in via
transitoria sono fissati a cinquecento metri dalla linea di costa;
f) “acque dolci”: le acque che si presentano in natura con una
bassa concentrazione di sali e sono considerate appropriate per
l’estrazione e il trattamento al fine di produrre acqua potabile;
g) “acque reflue domestiche”: acque reflue provenienti da
insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti
prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche;
h) “acque reflue industriali”: qualsiasi tipo di acque reflue
scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali o
industriali, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque
meteoriche di dilavamento;
i) “acque reflue urbane”: acque reflue domestiche o il miscuglio di
acque reflue civili, di acque reflue industriali ovvero meteoriche
di dilavamento;
l) “acque sotterranee”: le acque che si trovano al di sotto della
superficie del terreno, nella zona di saturazione e in diretto
contatto con il suolo e il sottosuolo;
m) “agglomerato”: area in cui la popolazione ovvero le attività
economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere
possibile la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane
verso un sistema di trattamento di acque reflue urbane o verso un
punto di scarico finale;
n) “applicazione al terreno”: l’apporto di materiale al terreno
mediante spandimento sulla superficie del terreno, iniezione nel
terreno, interramento, mescolatura con gli strati superficiali del
terreno;
o) “autorità d’ambito”: la forma di cooperazione tra comuni e
province ai sensi dell’articolo 9, comma 2, della legge 5 gennaio
1994, n. 36;
p) “bestiame”: si intendono tutti gli animali allevati per uso o
profitto;
q) “composto azotato”: qualsiasi sostanza contenente azoto, escluso
l’azoto allo stato molecolare gassoso;
r) “concimi chimici”: qualsiasi fertilizzante prodotto mediante
procedimento industriale;
s) “effluente di allevamento”: le deiezioni del bestiame o una
miscela di lettiera e di deiezione di bestiame, anche sotto forma
di prodotto trasformato;
t) “eutrofizzazione”: arricchimento delle acque in nutrienti, in
particolare modo di composti dell’azoto ovvero del fosforo, che
provoca una proliferazione delle alghe e di forme superiori di vita
vegetale, producendo una indesiderata perturbazione dell’equilibrio
degli organismi presenti nell’acqua e della qualità delle acque
interessate;
u) “fertilizzante”: fermo restando quanto disposto dalla legge 19
ottobre 1994, n. 745, ai fini del presente decreto è fertilizzante
qualsiasi sostanza contenente, uno o più composti azotati, sparsa
sul terreno per stimolare la crescita della vegetazione; sono
compresi gli effluenti di allevamento, i residui degli allevamenti
ittici e i fanghi di cui alla lettera v);
v) “fanghi”: i fanghi residui, trattati o non trattati, provenienti
dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane;
z) “inquinamento”: lo scarico effettuato direttamente o
indirettamente dall’uomo nell’ambiente idrico di sostanze o di
energia le cui conseguenze siano tali da mettere in pericolo la
salute umana, nuocere alle risorse viventi e al sistema ecologico
idrico, compromettere le attrattive o ostacolare altri usi
legittimi delle acque;
aa) “rete fognaria”: il sistema di condotte per la raccolta e il
convogliamento delle acque reflue urbane;
bb) “scarico”: qualsiasi immissione diretta tramite condotta di
acque reflue liquide, semiliquide e comunque convogliabili nelle
acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria,
indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a
preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di
acque previsti all’articolo 40;
cc) “acque di scarico”: tutte le acque reflue provenienti da uno
scarico;
dd) “trattamento appropriato”: il trattamento delle acque reflue
urbane mediante un processo ovvero un sistema di smaltimento che
dopo lo scarico garantisca la conformità dei corpi idrici recettori
ai relativi obiettivi di qualità ovv…

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