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Regolamento recante disposizioni relative alla rideterminazione delle ...

Regolamento recante disposizioni relative alla rideterminazione delle dotazioni organiche del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l’articolo 87, quinto comma, della Costituzione;
Visti il decreto luogotenenziale 23 febbraio 1946, n. 223, la legge
7 giugno 1951, n. 434, la legge 15 dicembre 1960, n. 1483, e
successive modificazioni, concernenti l’ordinamento del Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato;
Visto l’articolo 3 del decreto-legge 23 aprile 1993, n. 118,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n. 202,
concernente tra l’altro il trasferimento, al compimento del
riordino delle partecipazioni statali, del personale inquadrato nel
ruolo aggiunto ivi istituito;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 1997, n.
220, recante il regolamento sulla riorganizzazione degli uffici di
livello dirigenziale generale del Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 marzo 2000, n.
116, recante modificazioni al decreto del Presidente della
Repubblica 28 marzo 1997, n. 220, concernente la riorganizzazione
degli uffici di livello dirigenziale generale del Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato;
Visto il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, ed in particolare l’articolo 6, cosi’ come
modificato dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80;
Visti i decreti legislativi 30 luglio 1999, n. 300, e 30 luglio
1999, n. 303, recanti, rispettivamente, riforma dell’organizzazione
del Governo, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n.
59, e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a
norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59;
Visto l’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, cosi’ come
modificato dall’articolo 13 della legge 15 marzo 1997, n. 59;
Sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 7 aprile 2000;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi, nell’adunanza del 4 maggio 2000;
Ritenuta l’opportunita’, in accoglimento delle osservazioni
formulate con il predetto parere, di rinviare ad un separato
apposito regolamento le disposizioni in materia di uffici di
diretta collaborazione del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato;
Acquisito il parere delle competenti commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la definitiva deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 14 luglio 2000;
Sulla proposta del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e del commercio con l’estero, di concerto con i
Ministri per la funzione pubblica e del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica;
E m a n a
il seguente regolamento:
Art. 1.
Dotazioni organiche
1. In attesa dell’attuazione dell’articolo 55, comma 1, del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300, le dotazioni organiche del
Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato sono
rideterminate in conformita’ dell’allegata tabella A, nel rispetto
del criterio di assicurare l’invarianza della spesa di personale.
Le dotazioni organiche determinate dal presente regolamento
sostituiscono integralmente quelle definite con il decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri in data 12 dicembre 1996,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 115
del 20 maggio 1997. La distribuzione del personale dei diversi
livelli e qualifiche previsti dalla predetta dotazione organica
puo’ essere modificata con le modalita’ di cui all’articolo 6,
comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 3 febbraio 1993,
n. 29, come sostituito dall’articolo 5 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 80. Con le medesime modalita’ e’ determinata o
modificata la ripartizione del personale nei diversi profili
professionali. La dotazione organica del personale dirigenziale
indicata nella tabella A costituisce, ai sensi dell’articolo 5,
comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 febbraio
1999, n. 150, limite agli incarichi dirigenziali conferibili presso
il medesimo Ministero.
2. Le dotazioni organiche degli uffici provinciali dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, degli uffici provinciali metrici
e dei distretti minerari, nonche’ i posti d’organico del personale
dell’amministrazione centrale del Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato in corso di trasferimento alle regioni
ed agli enti locali e funzionali, non sono inclusi nelle dotazioni
di cui al comma 1 e sono definitivamente soppressi a decorrere
dalle date di entrata in vigore dei relativi provvedimenti di
trasferimento adottati ai sensi dell’articolo 7 della legge 15
marzo 1997, n. 59.
Fino a tali date e’ fatto salvo il transitorio inquadramento di
tale personale nei ruoli dell’amministrazione statale nei limiti
del contingente indicato nell’allegata tabella B.
3. E’ soppresso il ruolo aggiunto di cui all’articolo 3 del decreto-
legge 23 aprile 1993, n. 118, convertito, con modificazioni, dalla
legge 23 giugno 1993, n. 202. Fermo restando per il personale delle
qualifiche dirigenziali l’inquadramento nel ruolo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 26 febbraio 1999, n. 150,
il personale delle qualifiche funzionali inquadrato in tale ruolo
aggiunto e’ definitivamente inquadrato, con salvaguardia
dell’anzianita’ acquisita, negli organici del Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, come
rideterminati ai sensi del comma 1. Per il predetto personale che
all’atto della data di entrata in vigore del presente regolamento
si trova in posizione di comando o di fuori ruolo presso
amministrazioni centrali ed organismi dello Stato anche ad
ordinamento autonomo, aventi attribuzioni nel settore
dell’economia, e’ fatta salva per il periodo di un anno la
possibilita’ del trasferimento presso gli stessi, con conseguenti
rideterminazioni delle dotazioni organiche. Il trasferimento e’
disposto con le procedure di cui all’articolo 33 del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dal decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 80.
4. E’ soppresso il ruolo transitorio del personale del Dipartimento
del turismo di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 29
marzo 1995, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 30
maggio 1995, n. 203. Fermo restando per il personale delle
qualifiche dirigenziali l’inquadramento nel ruolo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 26 febbraio 1999, n. 150,
il personale delle qualifiche funzionali inquadrato in tale ruolo
aggiunto e’ definitivamente inquadrato, con salvaguardia
dell’anzianita’ acquisita, nonche’ dell’applicazione dell’articolo
11, comma 6, del decreto legislativo n. 303 del 1999, negli
organici del Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, come rideterminati ai sensi del comma 1.
Eventuali ulteriori trasferimenti di personale sono disposti con le
procedure previste dalle disposizioni vigenti in materia.
5. Con effetto dalla data di entrata in vigore del presente
regolamento sono abrogate le disposizioni ancora in vigore
dell’articolo 3, commi 2 e 2-bis, del decreto-legge 23 aprile 1993,
n. 118, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993,
n. 202.
Art. 2.
Disposizioni finali
1. L’attuazione del presente regolamento non comporta in ogni caso
nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di
farlo osservare.
Dato a Roma, addi’ 28 luglio 2000
CIAMPI
Amato, Presidente del Consiglio dei Ministri
Letta, Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato e
del commercio con l’estero
Bassanini, Ministro per la funzione pubblica
Visco, Ministro del tesoro, del bilancio, e della programmazione
economica
Visto, il Guardasigilli: Fassino
Registrato alla Corte dei conti il 25 settembre 2000
Atti di Governo, registro n. 122, foglio n. 2
N O T E:
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10,
comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione
delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica
italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle
disposizioni di legge alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui
trascritti.
Note alle premesse:
– L’art. 87, quinto comma, della Costituzione della Repubblica
italiana conferisce al Presidente della Repubblica il potere di
promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge e
i regolamenti.
– Il decreto luogotenenziale n. 223/1946, recante:
“Riordinamento dei servizi del Ministero dell’industria e del
commercio”, e’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 102 del
3 maggio 1946.
– La legge n. 434/1951 recante: “Ratifica, con modificazioni, del
decreto legislativo 8 maggio 1948, n. 867, concernente revisione
del ruolo organico dell’amministrazione centrale del Ministero
dell’industria e del commercio”, e’ stata pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 143 del 26 giugno 1951.
– La legge n. 1483/1960 recante: “Istituzione di una nuova
Direzione generale e riordinamento dei ruoli organici
dell’amministrazione centrale del Ministero dell’industria e del
commercio”, e’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 307 del
16 dicembre 1960.
– Il decreto-legge 23 aprile 1993, n. 118, recante:
“Disposizioni urgenti per la soppressione del Ministero delle
partecipazioni statali e per il riordino di IRI, ENI, ENEL, IMI,
BNL e INA” e’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del
24 aprile 1993. La legge 23 giugno 1993, n. 202, di conversione con
modificazioni del predetto decreto-legge, ed il relativo testo
coordinato sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 145
del 23 giugno 1993.
– Il testo dell’art. 3 del decreto-legge 23 aprile 1993, n. 118,
convertito con legge 23 giugno 1993, n. 202, e’ il seguente:
“Art. 3 (Disposizioni sul personale del soppresso Ministero delle
partecipazioni statali). – 1. Il personale dipendente del soppresso
Ministero delle partecipazioni statali e’ trasferito presso il
Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e
collocato, ivi compreso il personale in posizione di soprannumero,
in un ruolo aggiunto istituito con decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di concerto con i
Ministri del tesoro e per la funzione pubblica. Tale ruolo e’
determinato in conformita’ alla tabella allegata al presente
decreto e corrisponde alle dotazioni organiche dei posti di
funzione dirigenziale e delle qualifiche funzionali e dei profili
professionali del personale del soppresso Ministero delle
partecipazioni statali, quali risultano rispettivamente dalla
tabella XVIII di cui all’allegato II del decreto del Presidente
della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, modificata dal decreto del
Presidente della Repubblica 30 novembre 1990, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 18 del 22 gennaio 1991, nonche’ dal decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 gennaio 1992,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 3 aprile 1992. Detto
personale potra’ essere utilizzato, con gli effetti del comando, in
posizione corrispondente per sopperire ad esigenze di funzionamento
del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
2. Il personale delle qualifiche dirigenziali del ruolo aggiunto di
cui al comma 1 esercita le funzioni previste dal decreto del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, e successive
modificazioni, ad esso attribuite con decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, con particolare
riferimento ai compiti previsti dall’art. 1 del presente decreto, e
puo’ essere altresi’ utilizzato per la realizzazione delle intese
di cui all’art. 15, comma 3, del decreto-legge 11 luglio 1992, n.
333, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n.
359, e successive modificazioni ed integrazioni, ivi comprese
quelle relative al riordino delle partecipazioni statali.
2-bis. Al compimento del riordino delle partecipazioni statali, il
personale del ruolo aggiunto di cui ai commi 1 e 2 potra’ essere
trasferito, secondo modalita’ stabilite con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri del tesoro e
per la funzione pubblica e con le altre amministrazioni
interessate, presso amministrazioni centrali od organismi dello
Stato, anche ad ordinamento autonomo, aventi attribuzioni nel
settore dell’economia, con conseguenti variazioni dei rispettivi
ruoli.
3. Con le modalita’ previste dalle specifiche disposizioni vigenti,
il Ministero del tesoro provvede alla riutilizzazione del personale
dipendente dalla Ragioneria generale dello Stato, ivi compreso
quello con qualifiche dirigenziali, in servizio alla data di cui al
comma 1 dell’art. 1 presso la Ragioneria centrale del soppresso
Ministro delle partecipazioni statali”.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 1997, n. 220,
concernente: “Regolamento recante norme sulla riorganizzazione
degli uffici di livello dirigenziale generale del Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato”, e’ stato
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 166 del 18 luglio 1997.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 16 marzo 2000, n. 116,
concernente: “Regolamento recante modificazioni al decreto del
Presidente della Repubblica 28 marzo 1997, n. 220 concernente la
riorganizzazione degli uffici di livello dirigenziale generale del
Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato”, e’
stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 108 dell’11 maggio
2000.
– Il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, recante
“Razionalizzazione dell’organizzazione delle amministrazioni
pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico
impiego, a norma dell’art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421”,
e’ stato pubblicato nel supplemento ordinario n. 30 alla Gazzetta
Ufficiale del 6 febbraio 1993.
– Il testo vigente dell’art. 6 del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, modificato dall’art. 5 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 80, recante “Nuove disposizioni in materia di
organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni
pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di
giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell’art. 11,
comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59”, come riportato nel
testo aggiornato pubblicato sul supplemento ordinario n. 98/L alla
Gazzetta Ufficiale n. 119 del 25 maggio 1998, e’ il seguente:
“Art. 6 (Organizzazione e disciplina degli uffici e dotazioni
organiche). – 1. Nelle amministrazioni pubbliche l’organizzazione e
la disciplina degli uffici, nonche’ la consistenza e la variazione
delle dotazioni organiche sono determinate in funzione delle
finalita’ indicate all’art. 1, comma 1, previa verifica degli
effettivi fabbisogni e previa consultazione delle organizzazioni
sindacali rappresentative ai sensi dell’art. 10. Le amministrazioni
pubbliche curano l’ottimale distribuzione delle risorse umane
attraverso la coordinata attuazione dei processi di mobilita’ e di
reclutamento del personale.
2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento
autonomo, si applica l’art. 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto
1988, n. 400. La distribuzione del personale dei diversi livelli o
qualifiche previsti dalla dotazione organica puo’ essere modificata
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta
del Ministro competente di concerto con il Ministero del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica, ove comporti
riduzioni di spesa o comunque non incrementi la spesa complessiva
riferita al personale effettivamente in servizio al 31 dicembre
dell’anno precedente.
3. Per la ridefinizione degli uffici e delle dotazioni organiche si
procede periodicamente e comunque a scadenza triennale, nonche’ ove
risulti necessario a seguito di riordino, fusione, trasformazione o
trasferimento di funzioni. Ogni amministrazione procede adottando
gli atti previsti dal proprio ordinamento.
4. Le variazioni delle dotazioni organiche gia’ determinate sono
approvate dall’organo di vertice delle amministrazioni in coerenza
con la programmazione triennale del fabbisogno di personale di cui
all’art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e con gli
strumenti di programmazione economico-finanziaria pluriennale. Per
le amministrazioni dello Stato la programmazione triennale del
fabbisogno e l’approvazione delle variazioni delle dotazioni
organiche avviene ad opera del Consiglio dei Ministri, secondo le
modalita’ di cui al comma 4-bis dell’art. 17 della legge 23 agosto
1988, n. 400.
5. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il Ministero
degli affari esteri, nonche’ per le amministrazioni che esercitano
competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello
Stato, di polizia e di giustizia, sono fatte salve le particolari
disposizioni dettate dalle normative di settore. L’art. 5, comma 3,
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, relativamente al
personale appartenente alle Forze di polizia ad ordinamento civile,
si interpreta nel senso che al predetto personale non si applica
l’art. 16 dello stesso decreto. Restano salve le disposizioni
vigenti per la determinazione delle piante organiche del personale
degli istituti di ogni ordine e grado e delle istituzioni
educative. Le attribuzioni del Ministero dell’universita’ e della
ricerca scientifica e tecnologica relative a tutto il personale
tecnico e amministrativo universitario, compresi i dirigenti, sono
devolute all’universita’ di appartenenza. Parimenti sono attribuite
agli osservatori astronomici, astrofisici e vesuviano tutte le
attribuzioni del Ministero dell’universita’ e della ricerca
scientifica e tecnologica in materia di personale, ad eccezione di
quelle relative al reclutamento del personale di ricerca.
6. Le amministrazioni pubbliche che non provvedono agli adempimenti
di cui al presente articolo e a quelli previsti dall’art. 31 non
possono assumere nuovo personale, compreso quello appartenente alle
categorie protette”.
– Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, recante “Riforma
dell’organizzazione del Governo a norma dell’art. 11 della legge 15
marzo 1997, n. 59”, e’ stato pubblicato nel Supplemento ordinario
n. 163/L alla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 30 agosto 1999.
– Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante
“Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma
dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59”, e’ stato pubblicato
supplemento ordinario n. 167/L alla Gazzetta Ufficiale n. 205 del
1o settembre 1999.
– La legge 15 marzo 1997, n. 59, recante “Delega al Governo per il
conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per
la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione
amministrativa”, e’ stata pubblicata nel supplemento ordinario n.
56/L alla Gazzetta Ufficiale n. 63 del 17 marzo 1997.
– Il testo vigente dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59,
cosi’ come modificato dall’art. 7 della legge 15 maggio 1997, n.
127, pubblicata sul supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale
17 maggio 1993, n. 113 e dall’art. 1 della legge 16 giugno 1998, n.
191, pubblicata sul supplemento ordinario n. 110/L alla Gazzetta
Ufficiale del 20 giugno 1998, e’ il seguente:
“Art. 11. – 1. Il Governo e’ delegato ad emanare, entro il 31
gennaio 1999, uno o piu’ decreti legislativi diretti a:
a) razionalizzare l’ordinamento della Presidenza del Consiglio dei
Ministri e dei Ministeri, anche attraverso il riordino, la
soppressione e la fusione di Ministeri, nonche’ di amministrazioni
centrali anche ad ordinamento autonomo;
b) riordinare gli enti pubblici nazionali operanti in settori
diversi dalla assistenza e previdenza, le istituzioni di diritto
privato e le societa’ per azioni, controllate direttamente o
indirettamente dallo Stato, che operano, anche all’estero, nella
promozione e nel sostegno pubblico al sistema produttivo nazionale;
c) riordinare e potenziare i meccanismi e gli strumenti di
monitoraggio e di valutazione dei costi, dei rendimenti e dei
risultati dell’attivita’ svolta delle amministrazioni pubbliche;
d) riordinare e razionalizzare gli interventi diretti a promuovere
e sostenere il settore della ricerca scientifica e tecnologica
nonche’ gli organismi operanti nel settore stesso.
2. I decreti legislativi sono emanati previo parere della
Commissione di cui all’art. 5, da rendere entro trenta giorni dalla
data di trasmissione degli stessi.
Decorso tale termine i decreti legislativi possono essere comunque
emanati.
3. Disposizioni correttive e integrative ai decreti legislativi
possono essere emanate, nel rispetto degli stessi principi e
criteri direttivi e con le medesime procedure, entro un anno dalla
data della loro entrata in vigore.
4. Anche al fine di conformare le disposizioni del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni,
alle disposizioni della presente legge recanti principi e criteri
direttivi per i decreti legislativi da emanarsi ai sensi del
presente capo, ulteriori disposizioni integrative e correttive al
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, possono essere emanate entro il 31 ottobre 1998. A
tal fine il Governo, in sede di adozione dei decreti legislativi,
si attiene ai principi contenuti negli articoli 97 e 98 della
Costituzione, ai criteri direttivi di cui all’art. 2 della legge 23
ottobre 1992, n. 421, a partire dal principio della separazione tra
compiti e responsabilita’ di direzione politica e compiti e
responsabilita’ di direzione delle amministrazioni, nonche’, ad
integrazione, sostituzione o modifica degli stessi ai seguenti
principi e criteri direttivi:
a) completare l’integrazione della disciplina del lavoro pubblico
con quella del lavoro privato e la conseguente estensione al lavoro
pubblico delle disposizioni del codice civile e delle leggi sui
rapporti di lavoro privato nell’impresa; estendere il regime di
diritto privato del rapporto di lavoro anche ai dirigenti generali
ed equiparati delle amministrazioni pubbliche, mantenendo ferme le
altre esclusioni di cui all’art. 2, commi 4 e 5, del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;
b) prevedere per i dirigenti, compresi quelli di cui alla lettera
a), l’istituzione di un ruolo unico interministeriale presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri, articolato in modo da
garantire la necessaria specificita’ tecnica;
c) semplificare e rendere piu’ spedite le procedure di
contrattazione collettiva; riordinare e potenziare l’Agenzia per la
rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) cui
e’ conferita la rappresentanza negoziale delle amministrazioni
interessate ai fini della sottoscrizione dei contratti collettivi
nazionali, anche consentendo forme di associazione tra
amministrazioni, ai fini dell’esercizio del potere di indirizzo e
direttiva all’ARAN per i contratti dei rispettivi comparti;
d) prevedere che i decreti legislativi e la contrattazione possano
distinguere la disciplina relativa ai dirigenti da quella
concernente le specifiche tipologie professionali, fatto salvo
quanto previsto per la dirigenza del ruolo sanitario di cui
all’art. 15 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
502, e successive modificazioni, e stabiliscano altresi’ una
distinta disciplina per gli altri dipendenti pubblici che svolgano
qualificate attivita’ professionali, implicanti l’iscrizione ad
albi, oppure tecnico-scientifiche e di ricerca;
e) garantire a tutte le amministrazioni pubbliche autonomi livelli
di contrattazione collettiva integrativa nel rispetto dei vincoli
di bilancio di ciascuna amministrazione; prevedere che per ciascun
ambito di contrattazione collettiva le pubbliche amministrazioni,
attraverso loro istanze associative o rappresentative, possano
costituire un comitato di settore;
f) prevedere che, prima della definitiva sottoscrizione del
contratto collettivo, la quantificazione dei costi contrattuali sia
dall’ARAN sottoposta, limitatamente alla certificazione delle
compatibilita’ con gli strumenti di programmazione e di bilancio di
cui all’art. 1-bis della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni, alla Corte dei conti, che puo’ richiedere elementi
istruttori e di valutazione ad un nucleo di tre esperti, designati,
per ciascuna certificazione contrattuale, con provvedimento del
Presidente del Consiglio dei Ministri, di concetto con il Ministro
del tesoro; prevedere che la Corte dei conti si pronunci entro il
termine di quindici giorni, decorso il quale la certificazione si
intende effettuata; prevedere che la certificazione e il testo
dell’accordo siano trasmessi al comitato di settore e, nel caso di
amministrazioni statali, al Governo;
prevedere che, decorsi quindici giorni dalla trasmissione senza
rilievi, il presidente del consiglio direttivo dell’ARAN abbia
mandato di sottoscrivere il contratto collettivo il quale produce
effetti dalla sottoscrizione definitiva; prevedere che, in ogni
caso, tutte le procedure necessarie per consentire all’ARAN la
sottoscrizione definitiva debbano essere completate entro il
termine di quaranta giorni dalla data di sottoscrizione iniziale
dell’ipotesi di accordo;
g) devolvere, entro il 30 giugno 1998, al giudice ordinario, tenuto
conto di quanto previsto dalla lettera a), tutte le controversie
relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni, ancorche’ concernenti in via incidentale atti
amministrativi presupposti, ai fini della disapplicazione,
prevedendo: misure organizzative e processuali anche di carattere
generale atte a prevenire disfunzioni dovute al sovraccarico del
contenzioso;
procedure stragiudiziali di conciliazione e arbitrato;
infine, la contestuale estensione della giurisdizione del giudice
annninistrativo alle controversie aventi ad oggetto diritti
patrimoniali consequenziali, ivi comprese quelle relative al
risarcimento del danno, in materia edilizia, urbanistica e di
servizi pubblici, prevedendo altresi’ un regime processuale
transitorio per i procedimenti pendenti;
h) prevedere procedure facoltative di consultazione delle
organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti collettivi dei
relativi comparti prima dell’adozione degli atti interni di
organizzazione aventi riflessi sul rapporto di lavoro;
i) prevedere la definizione da parte della Presidenza del Consiglio
dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica di un codice di
comportamento dei dipendenti della pubblica amministrazione e le
modalita’ di raccordo con la disciplina contrattuale delle sanzioni
disciplinari, nonche’ l’adozione di codici di comportamento da
parte delle singole amministrazioni pubbliche; prevedere la
costituzione da parte delle singole amministrazioni di organismi di
controllo e consulenza sull’applicazione dei codici e le modalita’
di raccordo degli organismi stessi con il Dipartimento della
funzione pubblica.
4.-bis. I decreti legislativi di cui al comma 4 sono emanati previo
parere delle Commissioni parlamentari permanenti competenti per
materia, che si esprimono entro trenta giorni dalla data di
trasmissione dei relativi schemi. Decorso tale termine, i decreti
legislavi possono essere comunque emanati.
5. Il termine di cui all’art. 2, comma 48, della legge 28 dicembre
1995, n. 549, e’ riaperto fino al 31 luglio 1997.
6. Dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui
al comma 4, sono abrogate tutte le disposizioni in contrasto con i
medesimi. Sono apportate le seguenti modificazioni alle
disposizioni dell’art. 2, comma 1, della legge 23 ottobre 1992, n.
421:
alla lettera e) le parole: “ai dirigenti generali ed equiparati
sono soppresse;
alla lettera i) le parole: “prevedere che nei limiti di cui alla
lettera h) la contrattazione sia nazionale e decentrata sono
sostituite dalle seguenti: “prevedere che la struttura della
contrattazione, le aree di contrattazione e il rapporto tra i
diversi livelli siano definiti in coerenza con quelli del settore
privato ;
la lettera q) e’ abrogata;
alla lettera t) dopo le parole: “concorsi unici per profilo
professionale sono inserite le seguenti: “, da espletarsi a livello
regionale.
7. Sono abrogati gli articoli 38 e 39 del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29. Sono fatti salvi i procedimenti concorsuali
per i quali sia stato gia’ pubblicato il bando di concorso”.
– La legge 23 agosto 1988, n. 400, recante “Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri”, e’ stata pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 214 del 12 settembre 1998.
– L’art. 17 della citata legge 23 agosto 1988, n. 400, cosi’ come
modificato dall’art. 13 della legge 15 marzo 1997, n. 59, prevede:
“Art. 17 (Regolamenti). – 1. Con decreto del Presidente della
Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri,
sentito il Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro novanta
giorni dalla richiesta, possono essere emanati regolamenti per
disciplinare:
a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi;
b) l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei decreti
legislativi recanti norme di principio, esclusi quelli relativi a
materie riservate alla competenza regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di
atti aventi forza di legge, sempre che non si tratti di materie
comunque riservate alla legge;
d) l’organizzazione ed il funzionamento delle amministrazioni
pubbliche secondo le disposizioni dettate dalla legge.
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di
Stato, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie,
non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla
Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l’esercizio della potesta’ regolamentare del Governo, determinano
le norme generali regolatrici della materia e dispongono
l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall’entrata in
vigore delle norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti
nelle materie di competenza del Ministro o di autorita’
sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca
tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di piu’
Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali,
ferma restando la necessita’ di apposita autorizzazione da parte
della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non
possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del
Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed
interministeriali, che devono recare la denominazione di
“regolamento , sono adottati previo parere del Consiglio di Stato,
sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e
pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
4-bis. L’organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri
sono determinate con regolamenti emanati ai sensi del comma 2, su
proposta del Ministro competente d’intesa con il Presidente del
Consiglio dei Ministri e con il Ministro del tesoro, nel rispetto
dei principi posti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,
e successive modificazioni, con i contenuti e l’osservanza dei
criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione con i Ministri e
i Sottosegretari di Stato, stabilendo che tali uffici hanno
esclusive competenze di supporto all’organo di direzione politica e
di raccordo tra questo e l’amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale,
centrali e periferici, mediante diversificazione tra strutture con
funzioni finali e con funzioni strumentali e loro organizzazione
per funzioni omogenee e secondo criteri di flessibilita’ eliminando
le duplicazioni funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica
dell’organizzazione e dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della consistenza delle piante
organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non regolamentare
per la definizione dei compiti delle unita’ dirigenziali
nell’ambito degli uffici dirigenziali generali”.
Note all’art. 1, comma 1:
– L’art. 55, comma 1, del citato decreto legislativo n. 300 del
1999 e’ il seguente:
“Art. 55 (Procedura di attuazione ed entrata in vigore). – 1. A
decorrere dalla data del decreto di nomina del primo governo
costituito a seguito delle prime elezioni politiche successive
all’entrata in vigore del presente decreto legislativo e salvo che
non sia diversamente disposto dalle norme del presente decreto:
a) sono istituiti:
il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero delle
attivita’ produttive, il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca.
b) sono soppressi:
il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, il Ministero delle finanze, il Ministero dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, il Ministero del commercio con
l’estero, il Ministero delle comunicazioni, il Dipartimento del
turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri il Ministero
dell’ambiente, il Ministero dei lavori pubblici, il Ministero dei
trasporti e della navigazione, il Dipartimento per le aree urbane
della Presidenza del Consiglio dei ministri il Ministero del lavoro
e della previdenza sociale, il Ministero della sanita’, il
Dipartimento per le politiche sociali della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, il Ministero della pubblica istruzione, il
Ministero dell’universita’ e della ricerca scientifica e
tecnologica”.
– Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12
dicembre 1996, recante “Rideterminazione delle dotazioni organiche
delle qualifiche dirigenziali, delle qualifiche funzionali e dei
profili professionali del personale del Ministero dell’industria,
del commercio e dell’artigianato”, e’ stato pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 115 del 20 maggio 1997.
– Per l’art. 6, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, come sostituito dall’art. 5 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 80, si veda nelle note alle premesse.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 26 febbraio 1999, n.
150, concernente “Regolamento recante disciplina delle modalita’ di
costituzione e tenuta del ruolo della dirigenza delle
amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e della
banca dati informatica della dirigenza, nonche’ delle modalita’ di
elezione del componente del comitato dei garanti”, e’ stato
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 121 del 26 maggio 1999.
– Il testo dell’art. 5, comma 6, del decreto del Presidente della
Repubblica 26 febbraio 1999, n. 150, e’ il seguente:
“Art. 5 (Inserimento nel ruolo unico). – 6. Ogni amministrazione
conferisce gli incarichi ai dirigenti inseriti nel ruolo unico nel
limite delle dotazioni organiche dei due livelli dirigenziali
definite alla data di entrata in vigore del presente regolamento
incrementate da un numero di unita’ corrispondente agli altri
incarichi specifici di livello dirigenziale previsti
dall’ordinamento”.
Nota all’art. 1, comma 2:
– L’art. 7 della citata legge 15 marzo 1997, n. 59, e’ il seguente:
“Art. 7. – 1. Ai fini della attuazione dei decreti legislativi di
cui agli articoli 1, 3 e 4 e con le scadenze temporali e modalita’
dagli stessi previste, alla puntuale individuazione dei beni e
delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative da
trasferire, alla loro ripartizione tra le regioni e tra regioni ed
enti locali ed ai conseguenti trasferimenti si provvede con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti i Ministri
interessati e il Ministro del tesoro. Il trasferimento dei beni e
delle risorse deve comunque essere congruo rispetto alle competenze
trasferite e al contempo deve comportare la parallela soppressione
o il ridimensionamento dell’amministrazione statale periferica, in
rapporto ad eventuali compiti residui.
2. Sugli schemi dei provvedimenti di cui al comma 1 e’ acquisito il
parere della Commissione di cui all’art. 5, della Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano e della Conferenza Stato-citta’ e
autonomie locali allargata ai rappresentanti delle comunita’
montane.
Sugli schemi, inoltre, sono sentiti gli organismi rappresentativi
degli enti locali funzionali ed e’ assicurata la consultazione
delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. I
pareri devono essere espressi entro trenta giorni dalla richiesta.
Decorso inutilmente tale termine i decreti possono comunque essere
emanati.
3. Al riordino delle strutture di cui all’art. 3, comma 1, lettera
d), si provvede, con le modalita’ e i criteri di cui al comma 4-bis
dell’art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, introdotto
dall’art. 13, comma 1, della presente legge, entro novanta giorni
dalla adozione di ciascun decreto di attuazione di cui al comma 1
del presente articolo. Per i regolamenti di riordino, il parere del
Consiglio di Stato e’ richiesto entro cinquantacinque giorni ed e’
reso entro trenta giorni dalla richiesta. In ogni caso, trascorso
inutilmente il termine di novanta giorni, il regolamento e’
adottato su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri. In
sede di prima emanazione gli schemi di regolamento sono trasmessi
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perche’ su di
essi sia espresso il parere della Commissione di cui all’art. 5,
entro trenta giorni dalla data della loro trasmissione. Decorso
tale termine i regolamenti possono essere comunque emanati.
3-bis. (Omissis)”.
Note all’art. 1, comma 3:
– Per il testo dell’art. 3 del decreto-legge 23 aprile 1993, n.
118, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n.
202, si veda nelle note alle premesse.
– Per il titolo del decreto del Presidente della Repubblica 26
febbraio 1999, n. 150, si veda in note all’art. 1, comma 1.
– Il testo dell’art. 33 del citato decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, come sostituito dall’art. 18 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 80, recante “Nuove disposizioni in materia di
organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni
pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di
giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell’art. 11,
comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59”, come riportato nel
testo aggiornato pubblicato sul supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 119 del 25 maggio 1998, e’ il seguente:
“Art. 33 (Passaggio diretto di personale tra amministrazioni
diverse). – 1. Nell’ambito del medesimo comparto le amministrazioni
possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio
diretto di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in
servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di
trasferimento. Il trasferimento e’ disposto previo consenso
dell’amministrazione di appartenenza.
2. Il trasferimento di personale fra comparti diversi avviene a
seguito di apposito accordo stipulato fra le amministrazioni con il
quale sono indicate le modalita’ ed i criteri per il trasferimento
dei lavoratori in possesso di specifiche professionalita’, tenuto
conto di quanto stabilito ai sensi del comma 3.
3. I contratti collettivi nazionali possono definire le procedure e
i criteri generali per l’attuazione di quanto previsto dai commi 1
e 2”.
Note all’art. 1, comma 4:
– Il decreto-legge 29 marzo 1995, n. 97, recante “Riordino delle
funzioni in materia di turismo, spettacolo e sport”, e’ stato
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 77 del 1o aprile 1995. La
legge 30 maggio 1995, n. 203, con cui il predetto decreto-legge e’
stato convertito in legge con modificazioni, e’ stata pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 124 del 30 maggio 1995.
– Il testo dell’art. 5, comma 1, del decreto-legge 29 marzo 1995,
n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 maggio 1995,
n. 203, e’ il seguente:
“Art. 5 (Trasferimento di personale e risorse alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri). – 1. Il personale dipendente del soppresso
Ministero del turismo e dello spettacolo, in servizio alla data del
1o luglio 1994 presso i Dipartimenti del turismo e dello
spettacolo, istituiti con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 12 marzo 1994 che non sia stato trasferito ai sensi del
comma 4 dell’art. 1 e’ trasferito con decorrenza dalla stessa data
presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e inquadrato ai
sensi del presente decreto in appositi ruoli transitori separati da
quelli della Presidenza stessa. Il personale conserva la posizione
giuridica e il trattamento economico acquisiti alla data di
inquadramento. Le dotazioni organiche definitive dei ruoli di cui
al presente comma saranno determinate secondo le procedure
prescritte per la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Al personale trasferito che risultasse eventualmente in esubero si
applicano le procedure di mobilita’ di cui al decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, da attuarsi verso
altre amministrazioni centrali come previsto dall’art. 3, comma 2-
bis, del decreto-legge 23 aprile 1993, n. 188, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n. 202”.
– Per il titolo del decreto del Presidente della Repubblica 26
febbraio 1999, n. 150, si veda in note all’art. 1, comma 1.
– L’art. 11, comma 6, del citato decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 303, e’ il seguente:
“Art. 11 (Ordinamento transitorio). – 6. Al personale non
dirigenziale di ruolo della Presidenza che alla data del 1a giugno
1999 risulta assegnato a strutture della Presidenza immediatamente
da trasferire ad altre amministrazioni ai sensi dell’art. 10, comma
1, ed al personale non dirigenziale che alla data predetta presta
servizio nelle strutture stesse in posizione di fuori ruolo,
comando o distacco, e’ conservato ad personam, se piu’ favorevole,
il trattamento economico di carattere fisso e continuativo fruito
presso la Presidenza. Al personale non dirigenziale della
Presidenza o di altre amministrazioni che alla data del 1o giugno
1999 risulti in servizio presso strutture trasferite con decorrenza
non immediata, ai sensi dei commi 3 e seguenti dell’art. 10, e’,
all’atto del trasferimento riconosciuto un trattamento economico di
carattere fisso e continuativo complessivamente non inferiore a
quello in godimento alla decorrenza del trasferimento”.
Nota all’art. 1, comma 5:
– Per il testo dell’art. 3, commi 2 e 2-bis del decreto-legge 23
aprile 1993, n. 118, convertito, con modificazioni, dalla legge 23
giugno 1993, n. 202, si veda nelle note alle premesse.
ALLEGATI:
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