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Approvazione del nuovo statuto-tipo degli istituti autonomi per le case popolari.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto il R.D. 25 maggio 1936, n. 1049, con il quale venne approvato
lo statuto-tipo degli istituti autonomi provinciali per le case
popolari;
Visto il testo unico 28 aprile 1938, n. 1165;
Vista la L. 22 ottobre 1971, n. 865;
Ritenuta l’opportunità di procedere ad una nuova formulazione dello
statuto-tipo;
Udito il Consiglio di Stato, che si è espresso in merito con voto
n. 329/73 del 13 marzo 1973;
Sulla proposta del Ministro per i lavori pubblici;
Decreta:
è approvato il nuovo statuto-tipo degli istituti autonomi per le
case popolari, nel testo che, vistato dal Ministro proponente,
forma parte integrante del presente decreto.
STATUTO DEGLI ISTITUTI AUTONOMI PER LE CASE POPOLARI
Articolo 1
L’istituto autonomo per le case popolari della provincia
di ……………………., con sede in …………………,
ha lo scopo di provvedere alla realizzazione dei programmi di
intervento di edilizia residenziale pubblica e di edilizia
convenzionata ed agevolata, nonché alle opere di edilizia
sociale e alle case-albergo di tipo economico e popolare in
tutti i comuni della provincia, in conformità della vigente
legislazione.
Articolo 2
Per l’attuazione dei propri fini l’istituto può:
a) acquistare ed asquisire nei modi di legge terreni fabbricabili e
venderli quando risultino inutilizzabili per l’istituto;
b) costruire case popolari ed economiche con i relativi accessori,
negozi, autorimesse;
c) acquisire fabbricati per ridurli a case popolari ed economiche;
d) provvedere alla demolizione di alloggi ed accessori degli
edifici come sopra amministrati quando gli stessi si appalesino
fatiscenti o richiedano interventi manutentori eccessivamente
onerosi;
e) vendere o locare gli immobili di cui alle precedenti lettere b)
e c) ovvero assegnarli in locazione con patto di futura vendita
agli stessi inquilini od ai loro eredi;
f) amministrare nell’ambito del territorio provinciale case
popolari ed economiche per conto dei comuni o di altri enti;
g) provvedere alle istituzioni accessorie che si propongono
l’elevazione e l’educazione morale e sociale dei propri inquilini;
h) accettare elargizioni, donazioni, eredità e legati di qualsiasi
forma che ritenga vantaggiosi;
i) contrarre prestiti, con o senza garanzia ipotecaria e ricevere
depositi a garanzia dei contratti di locazione od inerenti alla
gestione dei fondi di previdenza del proprio personale;
l) fare presso le banche tutte le operazioni indispensabili ai
propri fini, escluso ogni carattere aleatorio;
m) fare tutte le altre operazioni ed atti consentiti dalla legge
per il raggiungimento dei propri fini.
Articolo 3
Il patrimonio dell’Istituto autonomo per le case popolari
della provincia di …………………… è costituito:
a) dai beni mobili ed immobili di proprietà dell’istituto
di ……………………………;
b) da eredità, lasciti, donazioni ed elargizioni che
pervengono all’istituto, a fondo perduto;
c) dal patrimonio degli altri enti od istituti di case
popolari e delle gestioni comunali e provinciali per le case
popolari e delle gestioni speciali di cui venga disposta la
fusione od incorporazione nell’Istituto autonomo provinciale;
d) da tutti gli apporti di carattere patrimoniale
conseguenti a disposizioni legislative;
e) dal fondo di riserva ordinario e dagli utili devoluti ad
aumento del capitale.
I conferimenti di capitali previsti alla precedente lettera b)
debbono essere preventivamente accettati dal consiglio di
amministrazione.
Articolo 4
Il consiglio di amministrazione dell’istituto è composto da:
1) tre membri eletti dal consiglio provinciale, uno dei quali in
rappresentanza delle minoranze;
2) un rappresentante del Ministero dei lavori pubblici;
3) un rappresentante del Ministero del lavoro e della previdenza
sociale scelto fra gli impiegati della carriera direttiva degli
uffici periferici competenti per territorio;
4) tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative, nominati dalla giunta provinciale su terne
proposte dalle organizzazioni medesime;
5) un rappresentante degli assegnatari di alloggi economici e
popolari, eletto dal consiglio provinciale e scelto in una terna
proposta dalle associazioni degli assegnatari;
6) un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei lavoratori
autonomi maggiormente rappresentative, nominato dalla giunta
provinciale su una terna proposta dalle organizzazioni medesime;
7) tre membri eletti dal consiglio regionale, uno dei quali in
rappresentanza delle minoranze, per gli istituti operanti su un
territorio con popolazione superiore ad un milione di abitanti.
Il presidente e il vice presidente (se previsto), sono nominati
dalla giunta regionale e sono scelti tra i membri eletti dal
consiglio provinciale.
I consiglieri vengono nominati per la durata di cinque anni e
possono essere riconfermati.
I membri eletti secondo le disposizioni di cui al n. 1) del primo
comma del presente articolo restano in carica per lo stesso periodo
degli organi che li hanno eletti.
Il consiglio per circostanze temporanee ed eccezionali può affidare
speciali incarichi a singoli suoi membri.
Articolo 5
Per la sorveglianza delle operazioni dell’istituto e per la
revisione del bilancio consuntivo, è costituito un collegio dei
sindaci, composto:
1) da un sindaco, con funzione di presidente, nominato dalla giunta
regionale e da un sindaco nominato dal consiglio provinciale,
scelti tra gli iscritti all’albo dei revisori dei conti;
2) da un rappresentante del Ministero del tesoro scelto tra gli
impiegati della carriera direttiva degli uffici periferici
competenti per territorio.
I sindaci di cui al precedente n. 1) restano in carica per lo
stesso periodo degli organi che li hanno eletti; il sindaco di cui
al n. 2) resta in carica cinque anni.
Ai componenti del collegio sindacale si applica il regime di
incompatibilità previsto per i membri del consiglio
d’amministrazione, ad eccezione di quelle derivanti dalla carica di
consigliere regionale, provinciale e comunale.
Ai sindaci è corrisposta un’indennità nella misura deliberata dal
consiglio di amministrazione nei limiti stabiliti dal Ministero dei
lavori pubblici.
Articolo 6
Le funzioni di presidente, di vice presidente e di consigliere sono
incompatibili con quelle di consigliere regionale, provinciale e
comunale.
Non possono, inoltre, far parte del consiglio di amministrazione e
del collegio sindacale e decadono dalla carica qualora vi siano
stati nominati:
a) coloro che abbiano un giudizio pendente con l’istituto o che
abbiano debiti o crediti, liquidi ed esigibili, verso di esso, per
i quali sia intervenuta legale messa in mora;
b) i parenti ed affini fino al 3° grado; la relativa
incompatibilità colpisce il meno anziano di nomina ed in caso di
nomina contemporanea è considerato come anziano il maggiore di età;
c) coloro che direttamente o indirettamente abbiano parte in
servizi, riscossioni, somministrazioni od appalti interessanti
l’istituto.
Qualora la causa di incompatibilità insorta successivamente alla
nomina sia rimossa entro il termine di trenta giorni, la decadenza
non può essere dichiarata.
I consiglieri che senza giustificati motivi non parteciperanno a
… sedute consecutive decadono dalla carica.
Articolo 7
In caso di decadenza, rinuncia o morte dei singoli componenti il
consiglio ed il collegio sindacale, si procede subito alla
sostituzione da parte di chi li nominò.
I nuovi consiglieri ed i sindaci restano in carica per il tempo
residuo che rimaneva da compiere ai predecessori.
Articolo 8
I membri del consiglio non possono prendere parte a deliberazioni,
atti e provvedimenti concernenti interessi loro e dei parenti ed
affini fino al quarto grado, o di società delle quali siano
amministratori, o soci illimitatamente responsabili.
Articolo 9
Ai membri del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale
è corrisposta una indennità, per ogni intervento alle sedute, nella
misura stabilita dal consiglio stesso nei limiti fissati dal
Ministero dei lavori pubblici.
Il consiglio può inoltre assegnare un’indennità al presidente, al
vice presidente, ed a quei consiglieri cui fossero demandati
speciali incarichi.
Articolo 10
Il presidente ha la rappresentanza legale dell’istituto, convoca e
presiede le adunanze del consiglio, cura e risponde dell’esatto
adempimento delle deliberazioni di questo, firma gli atti e la
corrispondenza e vigila sull’amministrazione dell’istituto.
Adotta, se l’urgenza lo richieda, i provvedimenti che sarebbero di
competenza del consiglio, convocando in tal caso senza indugio per
riferire in merito agli stessi e chiederne la relativa ratifica.
Il presidente provvede inoltre all’esecuzione e disdetta delle
locazioni, promuove tutte le azioni giudiziarie relative alla
risoluzione dei contratti di affitto in caso di insolvenza o
inadempienza per pagamento di fitto o di accessori, per sfratto od
altro nei confronti degli inquilini, nonché le azioni possessorie e
tutte le altre dinanzi ai pretori ed ai conciliatori, senza bisogno
di particolare autorizzazione da parte del consiglio.
Articolo 11
Il vice presidente (o il consigliere più anziano ove il vice
presidente non sia previsto) sostituisce il presidente in caso di
sua assenza o impedimento; mancando il vice presidente le funzioni
del presidente sono esercitate dal consigliere più anziano per
nomina ed a parità di nomina dal consigliere più anziano di età.
Articolo 12
Il consiglio di amministraizone tiene seduta almeno una volta
al ……………………; è anche convocato ogni qualvolta il
presidente lo stimi opportuno od a richiesta di n. …………;
consiglieri o di n. due sindaci.
Gli avv…

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