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Regolamento recante la disciplina per la gestione dei rifiuti sanitari...

Regolamento recante la disciplina per la gestione dei rifiuti sanitari, ai sensi dell'articolo 45 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22.

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE
di concerto con
IL MINISTRO DELLA SANITA’
Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, recante “Istituzione del
Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale”;
Visto il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, recante
“Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui
rifiuti pericolosi, e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di
imballaggio”, come modificato ed integrato dal decreto legislativo
8 novembre 1997, n. 389, e dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426, ed
in particolare l’articolo 45, comma 4;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
in data 4 aprile 2000;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 15 maggio 2000;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, di
cui alla nota prot. n. UL/2000/7061 del 6 giugno 2000;
A d o t t a
il presente regolamento:
Capo I
Disposizioni generali
Art. 1.
Finalita’ e campo di applicazione
1. Il presente regolamento disciplina la gestione dei rifiuti
sanitari e degli altri rifiuti di cui al comma 4 allo scopo di
garantire elevati livelli di tutela dell’ambiente e della salute
pubblica e controlli efficaci.
2. Le autorita’ competenti e le strutture sanitarie adottano
iniziative dirette a favorire in via prioritaria la prevenzione e
la riduzione della produzione dei rifiuti. I rifiuti sanitari
devono essere gestiti in modo da diminuirne la pericolosita’, da
favorirne il reimpiego, il riciclaggio e il recupero e da
ottimizzarne la raccolta, il trasporto, e lo smaltimento. A tal
fine devono essere incentivati:
a) l’organizzazione di corsi di formazione del personale delle
strutture sanitarie sulla corretta gestione dei rifiuti sanitari,
soprattutto per minimizzare il contatto di materiali non infetti
con potenziali fonti infettive e ridurre la produzione di rifiuti a
rischio infettivo;
b) la raccolta differenziata dei rifiuti sanitari assimilati agli
urbani prodotti dalle strutture sanitarie;
c) l’ottimizzazione dell’approvvigionamento e dell’utilizzo di
reagenti e farmaci per ridurre la produzione di rifiuti sanitari
pericolosi non a rischio infettivo e di rifiuti sanitari non
pericolosi;
d) l’ottimizzazione dell’approvvigionamento delle derrate
alimentari al fine di ridurre la produzione di rifiuti alimentari;
e) l’utilizzo preferenziale, ove tecnicamente possibile, di
prodotti e reagenti a minore contenuto di sostanze pericolose;
f) l’utilizzo preferenziale, ove tecnicamente possibile, di
plastiche non clorurate;
g) l’utilizzo di tecnologie di trattamento di rifiuti sanitari
tendenti a favorire il recupero di materia e di energia.
3. Le strutture sanitarie devono provvedere alla gestione dei
rifiuti prodotti secondo criteri di sicurezza, nel rispetto dei
principi stabiliti dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
e dal presente regolamento. Le strutture sanitarie pubbliche
devono, altresi’, provvedere alla gestione dei rifiuti prodotti
secondo criteri di economicita’.
4. I rifiuti disciplinati dal presente regolamento sono:
a) i rifiuti sanitari non pericolosi;
b) i rifiuti sanitari assimilati ai rifiuti urbani;
c) i rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo;
d) i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo;
e) i rifiuti sanitari che richiedono particolari modalita’ di
smaltimento;
f) i rifiuti da esumazioni e da estumulazioni, nonche’ i rifiuti
derivanti da altre attivita’ cimiteriali esclusi i rifiuti vegetali
provenienti da aree cimiteriali.
Art. 2.
Definizioni
1. Ai fini del presente regolamento si intende per:
a) rifiuti sanitari: i rifiuti elencati a titolo esemplificativo,
negli allegati I e II del presente regolamento, che derivano da
strutture pubbliche e private, individuate ai sensi del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni,
che svolgono attivita’ medica e veterinaria di prevenzione, di
diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca ed erogano le
prestazioni di cui alla legge 23 dicembre 1978, n. 833;
b) rifiuti sanitari non pericolosi: i rifiuti sanitari che non sono
compresi tra i rifiuti elencati nell’allegato D al decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni ed
integrazioni;
c) rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo: i rifiuti
sanitari elencati a titolo esemplificativo nell’allegato II,
compresi tra i rifiuti pericolosi dell’allegato D al decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni, che
presentano almeno una delle caratteristiche di pericolo individuate
dall’allegato I al decreto medesimo, con esclusione di quella
individuata dalla voce “H9” dello stesso allegato I;
d) rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo: i seguenti
rifiuti sanitari individuati dalle voci 18.01.03 e 18.02.02
dell’allegato D al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, che
presentano la caratteristica di pericolo di cui alla voce “H9”
dell’allegato I al predetto decreto:
1) tutti i rifiuti che provengono da ambienti di isolamento
infettivo nei quali sussiste un rischio di trasmissione biologica
aerea nonche’ da ambienti ove soggiornano pazienti in isolamento
infettivo affetti da patologie causate da agenti biologici di
gruppo IV di cui all’allegato XI del decreto legislativo 19
settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni;
2) i rifiuti elencati a titolo esemplificativo nell’allegato I del
presente regolamento che presentano almeno una delle seguenti
caratteristiche:
2a) provengano da ambienti di isolamento infettivo e siano venuti a
contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto dei
pazienti isolati;
2b) siano contaminati da:
2b?1) sangue o altri liquidi biologici che contengono sangue in
quantita’ tale da renderlo visibile;
2b?2) feci o urine, nel caso in cui sia ravvisata clinicamente dal
medico che ha in cura il paziente una patologia trasmissibile
attraverso tali escreti;
2b?3) liquido seminale, secrezioni vaginali, liquido cerebro-
spinale, liquido sinoviale, liquido pleurico, liquido peritoneale,
liquido pericardico o liquido amniotico;
3) i rifiuti provenienti da attivita’ veterinaria, esclusi i
rifiuti disciplinati dal decreto legislativo 14 dicembre 1992, n.
508, che:
3a) siano contaminati da agenti patogeni per l’uomo o per gli
animali;
3b) siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto
od escreto per i quali sia ravvisato, dal medico veterinario
competente, un rischio di patologia trasmissibile attraverso tali
liquidi;
e) rifiuti da esumazione ed estumulazione: i seguenti rifiuti
costituiti da parti, componenti, accessori e residui contenuti
nelle casse utilizzate per inumazione o tumulazione:
1) assi e resti lignei delle casse utilizzate per la sepoltura;
2) simboli religiosi, piedini, ornamenti e mezzi di movimentazione
della cassa (ad es. maniglie);
3) avanzi di indumenti, imbottiture e similari;
4) resti non mortali di elementi biodegradabili inseriti nel
cofano;
5) resti metallici di casse (ad es. zinco, piombo);
f) rifiuti derivanti da altre attivita’ cimiteriali: i seguenti
rifiuti derivanti da attivita’ cimiteriali:
1) materiali lapidei, inerti provenienti da lavori di edilizia
cimiteriale, smurature e similari;
2) altri oggetti metallici o non metallici asportati prima della
cremazione, tumulazione od inumazione;
g) rifiuti sanitari assimilati ai rifiuti urbani: i seguenti
rifiuti sanitari, qualora non rientrino tra quelli di cui alle
lettere c) e d) del presente articolo, assoggettati al regime
giuridico e alle modalita’ di gestione dei rifiuti urbani:
1) i rifiuti derivanti dalla preparazione dei pasti provenienti
dalle cucine delle strutture sanitarie;
2) i rifiuti derivanti dall’attivita’ di ristorazione e i residui
dei pasti provenienti dai reparti di degenza delle strutture
sanitarie, esclusi quelli che provengono da pazienti affetti da
malattie infettive per i quali sia ravvisata clinicamente, dal
medico che li ha in cura, una patologia trasmissibile attraverso
tali residui;
3) vetro, carta, cartone, plastica, metalli, imballaggi in genere,
materiali ingombranti da conferire negli ordinari circuiti di
raccolta differenziata, nonche’ altri rifiuti non pericolosi che
per qualita’ e per quantita’ siano assimilati agli urbani ai sensi
dell’articolo 21, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22;
4) la spazzatura;
5) i rifiuti costituiti da indumenti monouso;
6) i rifiuti provenienti da attivita’ di giardinaggio effettuata
nell’ambito delle strutture sanitarie;
7) i gessi ortopedici, gli assorbenti igienici, i pannolini
pediatrici e i pannoloni;
8) i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo assoggettati a
procedimento di sterilizzazione effettuato ai sensi della lettera
l), a condizione che sia in esercizio nell’ambito territoriale
ottimale di cui all’articolo 23 del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, almeno un impianto di incenerimento per rifiuti
urbani, oppure sia intervenuta autorizzazione regionale allo
smaltimento in discarica, secondo quanto previsto all’articolo 45,
comma 3, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
h) rifiuti sanitari che richiedono particolari sistemi di gestione:
le seguenti categorie di rifiuti sanitari:
1) farmaci scaduti o inutilizzabili compresi i farmaci ed i
materiali antiblastici per uso umano o veterinario;
2) organi e parti anatomiche non riconoscibili di cui al punto 3
dell’allegato I al presente regolamento;
3) animali da esperimento di cui al punto 3 dell’allegato I al
presente regolamento;
4) sostanze stupefacenti e altre sostanze psicotrope;
i) disinfezione: drastica riduzione della carica microbica
effettuata con l’impiego di sostanze disinfettanti;
l) sterilizzazione di cui all’articolo 45 del decreto legislativo
n. 22/1997: abbattimento della carica microbica tale da garantire
un S.A.L. (Sterility Assurance Level) non inferiore a 10-6. La
sterilizzazione e’ effettuata secondo le norme UNI 10384/94, parte
prima, mediante procedimento che comprenda anche la triturazione e
l’essiccamento ai fini della non riconoscibilita’ e maggiore
efficacia del trattamento nonche’ la diminuzione di volume dei
rifiuti stessi. L’efficacia viene verificata secondo quanto
indicato nell’allegato III del presente regolamento. La
sterilizzazione dei rifiuti sanitari a rischio infettivo e’ una
facolta’ esercitabile ai fini della semplificazione delle modalita’
di gestione dei rifiuti stessi;
m) sterilizzatrici: apparecchiature dedicate esclusivamente alla
sterilizzazione dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio
infettivo.
L’efficacia del procedimento di sterilizzazione ed i metodi per
dimostrarla, sono stabiliti dalla norma UNI 10384/94, parte prima
sulla base delle prove di convalida in essa stabilite.
Art. 3.
Parti anatomiche riconoscibili e resti mortali derivanti da
attivita’di esumazione ed estumulazione
1. Le parti anatomiche riconoscibili, costituite da arti inferiori,
superiori e parti di essi, nonche’ i resti mortali derivanti dalle
operazioni di esumazione ed estumulazione restano disciplinati dal
decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285,
recante regolamento di polizia mortuaria, e successive
modificazioni ed integrazioni.
Art. 4.
Gestione dei rifiuti sanitari, dei rifiuti da esumazioni ed
estumulazioni e dei rifiuti provenienti da altre
attivita’cimiteriali
1. Fatto salvo quanto previsto dai seguenti articoli, alle
attivita’ di deposito temporaneo, raccolta, trasporto, recupero,
smaltimento, intermediazione e commercio dei rifiuti sanitari, dei
rifiuti da esumazioni ed estumulazioni e dei rifiuti provenienti da
altre attivita’ cimiteriali si applicano, in relazione alla
classificazione di tali rifiuti come urbani, assimilati agli
urbani, speciali, pericolosi e non pericolosi, le norme
regolamentari e tecniche attuative del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22, che disciplinano la gestione dei rifiuti.
2. Nel caso in cui la prestazione del personale sanitario delle
strutture pubbliche e private che erogano le prestazioni di cui
alla legge 23 dicembre 1978, n. 833, e al decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, sia svolta
all’esterno delle stesse, si considerano luogo di produzione dei
rifiuti sanitari le strutture medesime, ai sensi dell’articolo 58,
comma 7-ter, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. Il
conferimento di tali rifiuti dal luogo in cui e’ effettuata la
prestazione alla struttura sanitaria avviene sotto la
responsabilita’ dell’operatore sanitario che ha fornito la
prestazione, in tempo utile per garantire il rispetto dei termini
di cui all’articolo 45, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22.
3. Si considerano altresi’ prodotti presso le strutture sanitarie
di riferimento i rifiuti sanitari, con esclusione di quelli
assimilati agli urbani, prodotti presso gli ambulatori decentrati
dell’azienda sanitaria di riferimento.
Art. 5.
Recupero di materia dai rifiuti sanitari
1. Ai fini della riduzione del quantitativo dei rifiuti sanitari da
avviare allo smaltimento, deve essere favorito il recupero delle
seguenti categorie di rifiuti sanitari, anche attraverso la
raccolta differenziata:
a) contenitori in vetro di farmaci, di alimenti, di bevande, di
soluzioni per infusione privati di cannule o di aghi ed accessori
per la somministrazione, esclusi i contenitori di soluzioni di
farmaci antiblastici o visibilmente contaminati da materiale
biologico, che non siano radioattivi ai sensi del decreto
legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e non provengano da pazienti in
isolamento infettivo;
b) altri rifiuti di imballaggio in vetro, di carta, di cartone, di
plastica, o di metallo, ad esclusione di quelli pericolosi;
c) rifiuti metallici non pericolosi;
d) rifiuti di giardinaggio;
e) rifiuti della preparazione dei pasti provenienti dalle cucine
delle strutture sanitarie;
f) liquidi di fissaggio radiologico non deargentati;
g) oli minerali, vegetali e grassi;
h) batterie e pile;
i) toner;
l) mercurio;
m) pellicole e lastre fotografiche.
2. Le regioni incentivano il recupero dei rifiuti sanitari da parte
delle strutture sanitarie ai sensi dell’articolo 4 del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. Ai medesimi fini i comuni
possono stipulare apposite convenzioni con le strutture sanitarie.
Art. 6.
Acque reflue provenienti da attivita’ sanitaria
1. Lo scarico di acque reflue provenienti da attivita’ sanitarie e’
disciplinato dal decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.
2. Feci, urine e sangue possono essere fatti confluire nelle acque
reflue che scaricano nella rete fognaria.
Capo II
Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo
Art. 7.
Sterilizzazione dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo
1. La sterilizzazione dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio
infettivo e’ effettuata in impianti autorizzati al sensi degli
articoli 27 e 28 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e
successive modifiche ed integrazioni.
2. Gli impianti di sterilizzazione localizzati all’interno del
perimetro della struttura sanitaria non devono essere autorizzati
ai sensi degli articoli 27 e 28 del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, a condizione che in tali impianti siano trattati
esclusivamente rifiuti prodotti dalla struttura stessa. A tali fini
si considerano prodotti dalla struttura sanitaria dove e’ ubicato
l’impianto di sterilizzazione anche i rifiuti prodotti dalle
strutture sanitarie decentrate ma organizzativamente e
funzionalmente collegate con la stessa.
3. Il direttore o il responsabile sanitario e il gestore degli
impianti di sterilizzazione localizzati all’interno delle strutture
sanitarie sono responsabili dell’attivazione degli impianti e
dell’efficacia del processo di sterilizzazione in tutte le sue
fasi.
4. L’attivazione degli impianti di sterilizzazione localizzati
all’interno delle strutture sanitarie deve essere preventivamente
comunicata alla provincia ai fini dell’effettuazione dei controlli
periodici.
5. Il direttore o il responsabile sanitario o i soggetti pubblici
istituzionalmente competenti devono procedere alla convalida
dell’impianto di sterilizzazione prima della messa in funzione
degli stessi o, se si tratta di impianti gia’ in esercizio, entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
regolamento, secondo i criteri e per i parametri previsti
dall’allegato III. Per i parametri essenziali la convalida deve
essere ripetuta ogni ventiquattro mesi e comunque ad ogni
intervento di manutenzione straordinaria dell’impianto, e la
relativa documentazione deve essere conservata per cinque anni
presso la sede della struttura sanitaria o presso l’impianto e deve
essere esibita ad ogni richiesta delle competenti autorita’.
6. L’efficacia del processo di sterilizzazione deve essere
verificata e certificata secondo i tempi, le modalita’ ed i criteri
stabiliti nell’allegato III da parte del direttore o responsabile
sanitario o dal responsabile tecnico.
7. Gli impianti di sterilizzazione sono sottoposti ad adeguati
controlli periodici da parte delle autorita’ competenti.
8. Fatto salvo l’obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico
di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22, e successive modificazioni, presso l’impianto di
sterilizzazione deve essere tenuto un registro con fogli numerati
progressivamente nel quale, ai fini dell’effettuazione dei
controlli, devono essere riportate le seguenti informazioni:
a) numero di identificazione del ciclo di sterilizzazione;
b) quantita’ giornaliera e tipologia di rifiuti sottoposti al
processo di sterilizzazione;
c) data del processo di sterilizzazione.
Art. 8.
Deposito temporaneo, stoccaggio, raccolta e trasporto dei rifiuti
sanitari pericolosi a rischio infettivo
1. Per garantire la tutela della salute e dell’ambiente, il
deposito temporaneo, la movimentazione interna alla struttura
sanitaria, lo stoccaggio, la raccolta ed il trasporto dei rifiuti
sanitari pericolosi a rischio infettivo devono essere effettuati
utilizzando apposito imballaggio a perdere, anche flessibile,
recante la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio
infettivo” e il simbolo del rischio biologico o, se si tratta di
rifiuti taglienti o pungenti, apposito imballaggio rigido a perdere
recante la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo
taglienti e pungenti”, contenuti entrambi nel secondo imballaggio
rigido esterno, eventualmente riutilizzabile previa idonea
disinfezione ad ogni ciclo d’uso, recante la scritta “Rifiuti
sanitari pericolosi a rischio infettivo”.
2. Gli imballaggi esterni di cui al comma 1 devono avere
caratteristiche adeguate per resistere agli urti ed alle
sollecitazioni provocate durante la loro movimentazione e
trasporto, e devono essere realizzati in un colore idoneo a
distinguerli dagli imballaggi utilizzati per il conferimento degli
altri rifiuti.
3. Fatte salve le disposizioni di cui ai commi 1 e 2:
a) il deposito temporaneo di rifiuti sanitari pericolosi a rischio
infettivo deve essere effettuato nel rispetto delle disposizioni di
cui all’articolo 45, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22;
b) le operazioni di stoccaggio, raccolta e trasporto dei rifiuti
sanitari pericolosi a rischio infettivo restano sottoposte al
regime generale dei rifiuti pericolosi.
Art. 9.
Deposito temporaneo, stoccaggio, raccolta e trasporto dei rifiuti
sanitari sterilizzati
1. I rifiuti sanitari sterilizzati in conformita’ alle norme
precedenti devono essere raccolti e trasportati separatamente dagli
altri rifiuti urbani. Per garantire la tutela della salute e
dell’ambiente, il deposito temporaneo, la movimentazione interna
alla struttura sanitaria, lo stoccaggio, la raccolta ed il
trasporto dei rifiuti sanitari sterilizzati devono essere
effettuati utilizzando appositi imballaggi a perdere, anche
flessibili, di colore diverso da quelli utilizzati per i rifiuti
urbani e per gli altri rifiuti sanitari assimilati, recanti, ben
visibile, l’indicazione indelebile “Rifiuti sanitari sterilizzati”
alla quale dovra’ essere aggiunta la data della sterilizzazione.
2. Fatto salvo quanto stabilito dai commi 1 e 3, le operazioni di
deposito temporaneo, stoccaggio, raccolta e trasporto dei rifiuti
sanitari sterilizzati sono sottoposti al regime giuridico e alle
norme tecniche che disciplinano la gestione dei rifiuti urbani.
3. Qualora i rifiuti sanitari sterilizzati risultino inclusi tra
quelli di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), si applicano le
disposizioni che disciplinano le operazioni di deposito temporaneo,
stoccaggio, raccolta e trasporto dei rifiuti pericolosi.
Art. 10.
Smaltimento dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo
1. I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo devono essere
smaltiti mediante termodistruzione in impianti autorizzati ai sensi
del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, con le modalita’ di
cui ai commi 2 e 3.
2. I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo che presentano
anche altre caratteristiche di pericolo di cui all’allegato I del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, devono essere smaltiti
solo in impianti per rifiuti pericolosi.
3. I rifiuti sanitari pericolosi a solo rischio infettivo possono
essere smaltiti, nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto
del Ministro dell’ambiente 19 novembre 1997, n. 503, e successive
modificazioni ed integrazioni:
a) in impianti di incenerimento dedicati;
b) in impianti di incenerimento di rifiuti speciali e in impianti
di incenerimento di rifiuti urbani, a condizione che tali impianti
siano dotati di un sistema di alimentazione per tali rifiuti
appropriato ed idoneo a garantire una efficace tutela della salute
e dell’ambiente, con particolare riferimento all’obbligo di evitare
lo sversamento dei rifiuti sanitari e il contatto dei rifiuti
sanitari con gli operatori.
Art. 11.
Smaltimento dei rifiuti sanitari sterilizzati
1. Salvo quanto disposto al comma 3, i rifiuti sanitari
sterilizzati devono essere smaltiti mediante termodistruzione in
impianti autorizzati ai sensi del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22.
2. I rifiuti sanitari sterilizzati, che non presentano alcuna delle
altre caratteristiche di pericolo di cui all’allegato “I” al
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, possono essere smaltiti
anche in impianti di incenerimento di rifiuti speciali e di rifiuti
urbani, non dotati di un appropriato sistema di alimentazione per
rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, nel rispetto delle
disposizioni del decreto del Ministro dell’ambiente 19 novembre
1997, n. 503, e successive modifiche ed integrazioni.
3. I rifiuti sanitari sterilizzati possono essere smaltiti in
discarica solo qualora ricorrano le condizioni di cui all’articolo
45, comma 3, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. A tali
fini:
a) i rifiuti sanitari sterilizzati non compresi tra i rifiuti
sanitari pericolosi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c),
sono sottoposti alle norme tecniche che disciplinano lo smaltimento
in discarica dei rifiuti urbani ed assimilati;
b) i rifiuti sanitari sterilizzati che sono invece compresi tra i
rifiuti sanitari pericolosi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera
c), sono sottoposti alle norme tecniche che disciplinano lo
smaltimento in discarica dei rifiuti pericolosi.
4. Fatto salvo quanto stabilito nei commi 1, 2 e 3, e quanto
stabilito all’articolo 2, comma 1, lettera g), punto 8, e
all’articolo 9, i rifiuti sanitari sterilizzati sono sottoposti al
regime giuridico dei rifiuti urbani.
Capo III
Rifiuti da esumazione e da estumulazione, rifiuti derivanti da
altre attivita’ cimiteriali, esclusi i rifiuti vegetali provenienti
da areecimiteriali, e rifiuti sanitari che richiedono particolari
modalita’ di smaltimento.
Art. 12.
Rifiuti da esumazione e da estumulazione
1. I rifiuti da esumazioni ed estumulazioni devono essere raccolti
separatamente dagli altri rifiuti urbani.
2. I rifiuti da esumazione ed estumulazione devono essere raccolti
e trasportati in appositi imballaggi a perdere flessibili, di
colore distinguibile da quelli utilizzati per la raccolta delle
altre frazioni di rifiuti urbani prodotti all’interno dell’area
cimiteriale e recanti la scritta “Rifiuti urbani da esumazioni ed
estumulazioni”.
3. Lo stoccaggio o il deposito temporaneo di rifiuti da esumazione
ed estumulazione e’ consentito in apposita area confinata
individuata dal comune all’interno del cimitero, qualora tali
operazioni si rendano necessarie per garantire una maggiore
razionalita’ del sistema di raccolta e trasporto ed a condizione
che i rifiuti siano adeguatamente racchiusi negli appositi
imballaggi a perdere flessibili di cui al comma 2.
4. I rifiuti da esumazione ed estumulazione devono essere avviati
al recupero o smaltiti in impianti autorizzati ai sensi degli
articoli 27 e 28 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
per lo smaltimento dei rifiuti urbani, in conformita’ ai
regolamenti comunali ex articolo 21, comma 2, lettera d), dello
stesso decreto legislativo.
5. La gestione dei rifiuti da esumazioni ed estumulazioni deve
favorire il recupero dei resti metallici di cui all’articolo 2,
comma 1, lettera e), punto 5.
6. Nel caso di avvio a discarica senza preventivo trattamento di
taglio o triturazione dei rifiuti di cui all’articolo 2, comma 1,
lettera e), punti 1 e 3, tali rifiuti devono essere inseriti in
apposito imballaggio a perdere, anche flessibile.
Art. 13.
Rifiuti provenienti da altre attivita’ cimiteriali
1. I rifiuti provenienti da altre attivita’ cimiteriali di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera f), punto 1, possono essere
riutilizzati all’interno della stessa struttura cimiteriale,
avviati a recupero o smaltiti in impianti per rifiuti inerti.
2. Nella gestione dei rifiuti provenienti da altre attivita’
cimiteriali devono essere favorite le operazioni di recupero dei
rifiuti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f), punto 2.
Art. 14.
Categorie di rifiuti sanitari che richiedono particolari sistemi
dismaltimento
1. I rifiuti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), devono
essere smaltiti in impianti di incenerimento.
2. Le sostanze stupefacenti e le altre sostanze psicotrope devono
essere avviate allo smaltimento in impianti di incenerimento
autorizzati ai sensi del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22, secondo le modalita’ e le procedure previste dal decreto del
Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.
3. I rifiuti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), punti 2 e
3, devono essere gestiti con le stesse modalita’ dei rifiuti
sanitari pericolosi a rischio infettivo.
Capo IV
Disposizioni finali
Art. 15.
Abrogazioni
1. Dall’entrata in vigore del presente regolamento sono abrogate le
seguenti disposizioni:
a) i punti 1.1.3, 2.2 e 4.2.33 della deliberazione in data 27
luglio 1984 del Comitato interministeriale di cui all’articolo 5
del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n.
915;
b) il decreto interministeriale 25 maggio 1989, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 137 del 14 giugno
1989.
Art. 16.
Responsabile della struttura sanitaria e del cimitero
1. Al responsabile della struttura sanitaria pubblica o privata e
del cimitero compete la sorveglianza ed il rispetto delle
disposizioni del presente regolamento, fermo restando quanto
previsto dagli articoli 10, 45 e 51 del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22.
Il presente regolamento, munito del sigillo dello Stato, sara’
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di
osservarlo e di farlo osservare.
Roma, 26 giugno 2000
Il Ministro dell’ambiente Bordon
Il Ministro della sanità Veronesi
Visto, il Guardasigilli: Fassino
Registrato alla Corte dei conti il 25 luglio 2000
Registro n. 1 Ambiente, foglio n. 353

Allegato I

Allegato II

Allegato III
(art. 2, comma 1, lettera l)
CONVALIDA E VERIFICA DELL’EFFICACIA DELL’IMPIANTO E DEL PROCESSO DI
STERILIZZAZIONE La convalida dell’impianto di sterilizzazione deve
essere effettuata secondo i criteri e i parametri previsti nella
norma UNI 10384/94 parte prima e successive modifiche e/o
integrazioni.
L’efficacia dell’impianto e del processo di sterilizzazione nel
corso della gestione ordinaria devono essere verificate con cadenza
trimestrale e comunque non oltre i 100 cicli di utilizzo
dell’impianto, ove lo stesso abbia un elevato ritmo di utilizzo,
mediante l’impiego di bioindicatori adeguati al processo di
sterilizzazione usato. Il numero di bioindicatori dovra’ essere
almeno 1 ogni 200 litri di volume utile di camera della
sterilizzazione, con un minimo di tre.
Tali bioindicatori dovranno essere conformi alle norme CEN serie
866. I suddetti controlli devono essere effettuati sotto il
controllo del responsabile sanitario e nel caso di impianti esterni
alla struttura sanitaria sotto il controllo del responsabile
tecnico. La documentazione relativa alla registrazione dei
parametri di funzionamento dell’impianto deve essere conservata per
almeno cinque anni ed esibita su richiesta delle competenti
autorita’.
Nota esplicativa in merito alle osservazioni del Consiglio di Stato
non recepite nel testo Rapporti tra sfera di applicazione del
regolamento e competenza esclusiva in materia di regioni a statuto
speciale e province autonome: tale aspetto non viene espressamente
trattato nel regolamento ne’, come evidenziato dallo stesso
Consiglio di Stato, sono state formulate osservazioni in proposito
dalla Conferenza Stato-regioni-province autonome. Poiche’ la
questione non e’ stata trattata in tale sede, si ritiene
preferibile non modificare unilateralmente il testo approvato in
una parte che riguarda direttamente competenze di regioni e
province, ritenendo pacifico che, in mancanza di diverse
precisazioni, rimane fermo quanto previsto all’art. 1, comma 3, del
decreto legislativo n. 22/1997, con conseguente eventuale obbligo
di adeguamento, da parte delle regioni e province a statuto
speciale, alle sole norme regolamentari che sono diretta esecuzione
di disposizioni di principio stabilite con il predetto decreto
legislativo.
Art. 1, comma 3: si ritiene che la suddivisione in due periodi del
comma in questione debba essere mantenuta, perche’, mentre la
prescrizione del primo periodo – relativa alla gestione dei rifiuti
prodotti dalle strutture sanitarie secondo criteri di sicurezza e
nel rispetto dei principi stabiliti dalla normativa in materia – e’
indubbiamente riferita a tutte le strutture sanitarie, la seconda
prescrizione, relativa alla gestione dei rifiuti secondo criteri di
economicita’, richiama un principio costituzionale che deve
improntare l’attivita’ della pubblica amministrazione, e deve
quindi ritenersi rivolta alle sole strutture pubbliche.
Art. 2, comma 1, lettera b): l’unica condizione che rileva ai fini
della definizione dei rifiuti sanitari come “non pericolosi” e’ che
non siano compresi tra i rifiuti elencati nell’allegato D del
decreto legislativo n. 22/1997. Il fatto che tale allegato sia
stato predisposto, come precisato nel testo novellato dell’art. 7,
comma 4, del citato decreto legislativo, “sulla base degli allegati
G, H ed I”, non sembra essere significativo ai fini della
comprensione del testo della lettera in esame e potrebbe forse
ingenerare confusione rispetto a quanto indicato nelle successive
lettere c) e d).
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10,
comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione
delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica
italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Nota al titolo:
– Per il testo dell’art. 45 del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, si veda in note all’art. 2.
Note alle premesse:
– Il decreto legislativo 8 novembre 1997, n. 389, reca:
“Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22, in materia di rifiuti, di rifiuti pericolosi, di imballaggi
e di rifiuti di imballaggi”.
– La legge 9 dicembre 1998, n. 426, reca: “Nuovi interventi in
campo ambientale”.
– L’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, e’ il seguente:
“3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti
nelle materie di competenza del Ministro o di autorita’
sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca
tale potere. Tali regolmenti, per materie di competenza di piu’
Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali,
ferma restando la necessita’ necessita’ di apposita autorizzazione
da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed
interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei
regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al
Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.
Note all’art. 2:
– Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, reca: “Riordino
della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’art. 1 della
legge 23 ottobre 1992, n. 421”.
– La legge 23 dicembre 1978, n. 833, reca: “Istituzione del
servizio sanitario nazionale”.
– Il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, reca:
“Attuzione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE,
89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE
riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei
lavoratori sul luogo di lavoro”.
– Il decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 508, reca:
“Attuazione della direttiva 90/667/CEE del Consiglio del 27
novembre 1990, che stabilisce le norme sanitarie per
l’eliminazione, la trasformazione e l’immissione sul mercato di
rifiuti di orgine animale e la protezione dagli agenti patogeni
degli alimenti per animali di origine animale o a base di pesce e
che modifica la direttiva 90/425/CEE”.
– Il comma 2 dell’art. 21 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22, e’ il seguente:
“2. I comuni disciplinano la gestione dei rifiuti urbani con
appositi regolamenti che, nel rispetto dei principi di efficienza,
efficacia ed economicita’, stabiliscono in particolare:
a) le disposizioni per assicurare la tutela igienico-sanitaria in
tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;
b) le modalita’ del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti
urbani;
c) le modalita’ del conferimento, della raccolta differenziata e
del trasporto dei rifiuti urbani al fine di garantire una distinta
gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero
degli stessi;
d) le norme atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei
rifiuti urbani pericolosi, e dei rifiuti da esumazione ed
estumulazione di cui all’art. 7, comma 2, lettera f);
e) le disposizioni necessarie a ottimizzare le forme di
conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di
imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando
standard minimi da rispettare;
f) le modalita’ di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima
di inviarli al recupero e allo smaltimento;
g) l’assimilazione per qualita’ e quantita’ dei rifiuti speciali
non pericolosi ai rifiuti urbani ai fini della raccolta e dello
smaltimento sulla base dei criteri fissati ai sensi dell’art. 18,
comma 2, lettera d). Sono comunque considerati rifiuti urbani, ai
fini della raccolta, del trasporto e dello stoccaggio, tutti i
rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade ovvero, di
qualunque natura e provenienza, giacenti sulle strade ed aree
pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso
pubblico o sulle strade marittime e lacuali e sulle rive dei corsi
d’acqua.
– L’art. 23 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e’ il
seguente:
“Art. 23 (Gestione dei rifiuti urbani in ambiti territoriali
ottimali). – 1. Salvo diversa disposizione stabilita con legge
regionale, gli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei
rifiuti urbani sono le province. In tali ambiti territoriali
ottimali le province assicurano una gestione unitaria dei rifiuti
urbani e predispongono piani di gestione dei rifiuti, sentiti i
comuni, in applicazione degli indirizzi e delle prescrizioni del
presente decreto.
2. Per esigenze tecniche o di efficienza nella gestione dei rifiuti
urbani, le province possono autorizzare gestioni anche a livello
subprovinciale purche’, anche in tali ambiti territoriali sia
superata la frammentazione della gestione.
3. I comuni di ciascun ambito territoriale ottimale di cui al comma
1, entro il termine perentorio di sei mesi dalla delimitazione
dell’ambito medesimo, organizzano la gestione dei rifiuti urbani
secondo criteri di efficienza, di efficacia e di economicita’.
4. I comuni provvedono alla gestione dei rifiuti urbani mediante le
forme, anche obbligatorie, previste dalla legge 8 giugno 1990, n.
142, come integrata dall’art. 12 della legge 23 dicembre 1992, n.
498.
5. Per le finalita’ di cui ai commi 1, 2 e 3, le province, entro il
termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, coordinano, sulla base della legge regionale adottata ai
sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive
modificazioni, le forme ed i modi della cooperazione tra gli enti
locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale. Nei casi in cui la
forma di cooperazione sia attuata per gli effetti dell’art. 24
della legge 8 giugno 1990, n. 142, le province individuano gli enti
locali partecipanti, l’ente locale responsabile del coordinamento,
gli adempimenti ed i termini previsti per l’assicurazione delle
convenzioni di cui all’art. 24, comma 1, della legge 8 giugno 1990,
n. 142. Dette convenzioni determinano in particolare le procedure
che dovranno essere adottate per l’assegnazione del servizio di
gestione dei rifiuti, le forme di vigilanza e di controllo, nonche’
gli altri elementi indicati all’art. 24, comma 2, della legge 8
giugno 1990, n. 142. Decorso inutilmente il predetto termine le
regioni e le province autonome provvedono in sostituzione degli
enti inadempienti.
– L’art. 45 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e’ il
seguente:
“Art. 45 (Rifiuti sanitari). – 1. Il deposito temporaneo presso il
luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi deve essere
effettuato in condizioni tali da non causare alterazioni che
comportino rischi per la salute e puo’ avere una durata massima di
cinque giorni.
Per quantitativi non superiori a duecento litri detto deposito
temporaneo puo’ raggiungere i trenta giorni, alle predette
condizioni.
2. Al direttore o responsabile sanitario della struttura pubblica o
privata compete la sorveglianza ed il rispetto della disposizione
di cui al comma 1, fino al conferimento dei rifiuti all’operatore
autorizzato al trasporto verso l’impianto di smaltimento.
3. I rifiuti di cui al comma 1 devono essere smaltiti mediante
termodistruzione presso impianti autorizzati ai sensi del presente
decreto. Qualora il numero degli impianti per lo smaltimento
mediante termodistruzione non risulti adeguato al fabbisogno, il
presidente della regione, d’intesa con il Ministro della sanita’ ed
il Ministro dell’ambiente, puo’ autorizzare lo smaltimento dei
rifiuti di cui al comma 1 anche in discarica controllata previa
sterilizzazione. Ai fini dell’acquisizione dell’intesa, i Ministri
competenti si pronunciano entro novanta giorni.
4. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro della sanita’, sentita la Conferenza tra lo Stato le
regioni e le province autonome, sono:
a) definite le norme tecniche di raccolta, disinfezione,
sterilizzazione, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti
sanitari pericolosi;
b) individuati i rifiuti di cui all’art. 7, comma 2, lettera f) e
definite le norme tecniche per assicurare una corretta gestione
degli stessi;
c) individuate le frazioni di rifiuti sanitari assimilati agli
urbani nonche’ le eventuali ulteriori categorie di rifiuti sanitari
che richiedono particolari sistemi di smaltimento.
5. La sterilizzazione dei rifiuti sanitari pericolosi effettuata al
di fuori della struttura sanitaria che li ha prodotti e’ sottoposta
alle procedure autorizzative di cui agli articoli 27 e 28. In tal
caso al responsabile dell’impianto compete la certificazione di
avvenuta sterilizzazione.
Nota all’art. 3:
– Il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n.
285, reca: “Approvazione del regolamento di polizia mortuaria”.
Nota all’art. 4:
– Il comma 7-ter dell’art. 58 del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, e’ il seguente:
“7-ter. I rifiuti provenienti da attivita’ di manutenzione o
assistenza sanitaria si considerano prodotti presso la sede o il
domicilio del soggetto che svolge tali attivita’”.
Note all’art. 5:
– Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, reca:
“Attuazione delle direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466, 89/618,
90/641 e 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti”.
– L’art. 4 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e’ il
seguente:
“Art. 4 (Recupero dei rifiuti). – 1. Ai fini di una corretta
gestione dei rifiuti le autorita’ competenti favoriscono la
riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso:
a) il reimpiego ed il riciclaggio;
b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai
rifiuti;
c) l’adozione di misure economiche e la determinazione di
condizioni di appalto che prevedano l’impiego dei materiali
recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali
medesimi;
d) l’utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come
altro mezzo per produrre energia.
2. Il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima
debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di
recupero.
3. Al fine di favorire e incrementare le attivita’ di riutilizzo,
di riciclaggio e di recupero le autorita’ competenti ed i
produttori promuovono analisi dei cicli di vita dei prodotti, eco-
bilanci, informazioni e tutte le altre iniziative utili.
4. Le autorita’ competenti promuovono e stipulano accordi e
contratti di programma con i soggetti economici interessati al fine
di favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei
rifiuti, con particolare riferimento al reimpiego di materie prime
e di prodotti ottenuti dalla raccolta differenziata con la
possibilita’ di stabilire agevolazioni in materia di adempimenti
amministrativi nel rispetto delle norme comunitarie ed il ricorso a
strumenti economici”.
Nota all’art. 6:
– Il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, reca:
“Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e
recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento
delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa
alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati
provenienti da fonti agricole”.
Note all’art. 7:
– L’art. 27 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e’ il
seguente:
“Art. 27 (Approvazione del progetto e autorizzazione alla
realizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei
rifiuti). – 1. I soggetti che intendono realizzare nuovi impianti
di smaltimento o di recupero di rifiuti, anche pericolosi, devono
presentare apposita domanda alla regione competente per territorio,
allegando il progetto definitivo dell’impianto e la documentazione
tecnica prevista per la realizzazione del progetto stesso dalle
disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale,
di salute e di sicurezza sul lavoro, e di igiene pubblica. Ove
l’impianto debba essere sottoposto alla procedura di valutazione di
impatto ambientale statale ai sensi della normativa vigente, alla
domanda e’ altresi’ allegata la comunicazione del progetto
all’autorita’ competente ai predetti fini ed il termine di cui al
comma 3 resta sospeso fino all’acquisizione della pronuncia sulla
compatibilita’ ambientale ai sensi dell’art. 6, comma 4, della
legge 8 luglio 1986, n. 349, e successive modifiche ed
integrazioni.
2. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di cui al
comma 1, la regione nomina un responsabile del procedimento e
convoca una apposita conferenza cui partecipano i responsabili
degli uffici regionali competenti, e i rappresentanti degli enti
locali interessati. Alla conferenza e’ invitato a partecipare anche
il richiedente l’autorizzazione o un suo rappresentante al fine di
acquisire informazioni e chiarimenti.
3. Entro novanta giorni dalla sua convocazione, la conferenza:
a) procede alla valutazione dei progetti;
b) acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla
compatibilita’ del progetto con le esigenze ambientali e
territoriali;
c) acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente, la valutazione
di compatibilita’ ambientale;
d) trasmette le proprie conclusioni con i relativi atti alla giunta
regionale.
4. Per l’istruttoria tecnica della domanda la regione puo’
avvalersi degli organismi individuati ai sensi del decreto-legge 4
dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge
21 gennaio 1994, n. 61.
5. Entro trenta giorni da1 ricevimento delle conclusioni della
conferenza, e sulla base delle risultanze della stessa, la giunta
regionale approva il progetto e autorizza la realizzazione
dell’impianto. L’approvazione sostituisce ad ogni effetto visti,
pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali,
provinciali e comunali.
L’approvazione stessa costituisce, ove occorra, variante allo
strumento urbanistico comunale, e comporta la dichiarazione di
pubblica utilita’, urgenza ed indifferibilita’ dei lavori.
6. Nel caso in cui il progetto approvato riguardi aree vincolate ai
sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, e del decreto-legge 27
giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8
agosto 1985, n. 431, si applicano le disposizioni di cui al comma 9
dell’art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio
1977, n. 616, come modificato dal decreto-legge 27 giugno 1985, n.
312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n.
431.
7. Le regioni emanano le norme necessarie per disciplinare
l’intervento sostitutivo in caso di mancato rispetto del termine
complessivo di cui ai commi 2, 3 e 5.
8. Le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per
la realizzazione di varianti sostanziali in corso di esercizio, che
comportano modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono
piu’ conformi all’autorizzazione rilasciata.
9. Contestualmente alla domanda di cui al comma 1 puo’ essere
presentata domanda di autorizzazione all’esercizio delle operazioni
di smaltimento e di recupero di cui all’art. 28. In tal caso la
regione autorizza le operazioni di smaltimento e di recupero
contestualmente all’adozione del provvedimento che autorizza la
realizzazione dell’impianto.
– L’art. 28 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e’ il
seguente:
“Art. 28 (Autorizzazione all’esercizio delle operazioni di
smaltimento e recupero). – 1. L’esercizio delle operazioni di
smaltimento e di recupero dei rifiuti e’ autorizzato dalla regione
competente per territorio entro novanta giorni dalla presentazione
della relativa istanza da parte dell’interessato. L’autorizzazione
individua le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire
l’attuazione dei principi di cui all’art. 2, ed in particolare:
a) i tipi ed i quantitativi di rifiuti da smaltire o da recuperare;
b) i requisiti tecnici, con particolare riferimento alla
compatibilita’ del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed
ai quantitativi massimi di rifiuti ed alla conformita’
dell’impianto al progetto approvato;
c) le precauzioni da prendere in materia di sicurezza ed igiene
ambientale;
d) il luogo di smaltimento;
e) il metodo di trattamento e di recupero;
f) i limiti di emissione in atmosfera, che per i processi di
trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da recupero
energetico, non possono essere meno restrittivi di quelli fissati
per gli impianti di incenerimento dalle direttive comunitarie
89/369/CEE del Consiglio dell’8 giugno 1989, 89/429/CEE del
Consiglio del 21 giugno 1989, 94/67/CE del Consiglio del 16
dicembre 1994, e successive modifiche ed integrazioni;
g) le prescrizioni per le operazioni di messa in sicurezza,
chiusura dell’impianto e ripristino del sito;
h) le garanzie finanziarie;
i) l’idoneita’ del soggetto richiedente.
2. I rifiuti pericolosi possono essere smaltiti in discarica solo
se preventivamente catalogati ed identificati secondo le modalita’
fissate dal Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro
della sanita’, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.
3. L’autorizzazione di cui al comma 1 e’ concessa per un periodo di
cinque anni ed e’ rinnovabile. A tal fine, entro centottanta giorni
dalla scadenza dell’autorizzazione, deve essere presentata apposita
domanda alla regione che decide prima della scadenza
dell’autorizzazione stessa.
4. Quando a seguito di controlli successivi all’avviamento degli
impianti questi non risultino conformi all’autorizzazione di cui
all’art. 27, ovvero non siano soddisfatte le condizioni e le
prescrizioni contenute nell’atto di autorizzazione all’esercizio
delle operazioni di cui al comma 1, quest’ultima e’ sospesa, previa
diffida, per un periodo massimo di dodici mesi. Decorso tale
termine senza che il titolare abbia provveduto a rendere
quest’ultimo conforme all’autorizzazione, l’autorizzazione stessa
e’ revocata.
5. Fatti salvi l’obbligo della tenuta dei registri di carico e
scarico da parte dei soggetti di cui all’art. 12, ed il divieto di
miscelazione, le disposizioni del presente articolo non si
applicano al deposito temporaneo effettuato nel rispetto delle
condizioni stabilite dall’art. 6, comma 1, lettera m).
6. Il controllo e l’autorizzazione delle operazioni di carico,
scarico, trasbordo, deposito e maneggio di rifiuti in aree portuali
sono disciplinati dalle specifiche disposizioni di cui alla legge
28 gennaio 1994, n. 84.
L’autorizzazione delle operazioni di imbarco e di sbarco non puo’
essere rilasciata se il richiedente non dimostra di avere
ottemperato agli adempimenti di cui all’art. 16, nel caso di
trasporto transfrontaliero di rifiuti.
7. Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, ad esclusione
della sola riduzione volumetrica, sono autorizzati, in via
definitiva dalla regione ove l’interessato ha la sede legale o la
societa’ straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di
rappresentanza.
Per lo svolgimento delle singole campagne di attivita’ sul
territorio nazionale l’interessato, almeno sessanta giorni prima
dell’installazione dell’impianto, deve comunicare alla regione nel
cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate
relative alla campagna di attivita’, allegando l’autorizzazione di
cui al comma 1 e l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese di
gestione dei rifiuti, nonche’ l’ulteriore documentazione richiesta.
La regione puo’ adottare prescrizioni integrative oppure puo’
vietare l’attivita’ con provvedimento motivato qualora lo
svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile
con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica.
– L’art. 12 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e’ il
seguente:
“Art. 12 (Registri di carico e scarico). – 1. I soggetti di cui
all’art. 11, comma 3, hanno l’obbligo di tenere un registro di
carico e scarico, con fogli numerati e vidimati dall’ufficio del
registro, su cui devono annotare, le informazioni sulle
caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da
utilizzare ai fini della comunicazione annuale al catasto. Le
annotazioni devono essere effettuate:
a) per i produttori almeno entro una settimana dalla produzione del
rifiuto e dallo scarico del medesimo;
b) per i soggetti che effettuano la raccolta e il trasporto almeno
entro una settimana dalla effettuazione del trasporto;
c) per i commercianti e gli intermediari almeno entro una settimana
dalla effettuazione della transazione relativa;
d) per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero e di
smaltimento entro ventiquattro ore dalla presa in carico dei
rifiuti.
2. Il registro tenuto dagli stabilimenti e dalle imprese che
svolgono attivita’ di smaltimento e di recupero di rifiuti deve,
inoltre, contenere:
a) l’origine, la quantita’, le caratteristiche e la destinazione
specifica dei rifiuti;
b) la data del carico e dello scarico dei rifiuti ed il mezzo di
trasporto utilizzato;
c) il metodo di trattamento impiegato.
3. I registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione, di
stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti nonche’ presso
la sede delle imprese che effettuano attivita’ di raccolta e
trasporto, e presso la sede dei commercianti e degli intermediari.
I registri integrati con i formulari relativi al trasporto dei
rifiuti sono conservati per cinque anni dalla data dell’ultima
registrazione, ad eccezione dei registri relativi alle operazioni
di smaltimento dei rifiuti in discarica, che devono essere
conservati a tempo indeterminato ed al termine dell’attivita’
devono essere consegnati all’autorita’ che ha rilasciato
l’autorizzazione.
3-bis. I registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti
dalle attivita’ di manutenzione delle reti e delle utenze diffuse
svolte dai soggetti pubblici e privati titolari di diritti speciali
o esclusivi ai sensi della direttiva 93/38/CE attuata con il
decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158, che installano e
gestiscono, direttamente o mediante appaltatori, reti ed impianti
per l’erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico,
possono essere tenuti, nell’ambito della provincia dove l’attivita’
e’ svolta, presso le sedi di coordinamento organizzativo o altro
centro equivalente comunicato preventivamente alla provincia
medesima.
4. I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non eccede le
cinque tonnellate di rifiuti non pericolosi ed una tonnellata di
rifiuti pericolosi, possono adempiere all’obbligo della tenuta dei
registri di carico e scarico dei rifiuti anche tramite le
organizzazioni di categoria interessate o loro societa’ di servizi
che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile,
mantenendo presso la sede dell’impresa copia dei dati trasmessi.
5. Le informazioni contenute nel registro sono rese in qualunque
momento all’autorita’ di controllo che ne fa richiesta.
6. In attesa dell’individuazione del modello uniforme di registro
di carico e scarico e degli eventuali documenti sostitutivi,
nonche’ delle modalita’ di tenuta degli stessi, continuano ad
applicarsi le disposizioni vigenti che disciplinano le predette
modalita’ di tenuta dei registri.
Nota all’art. 10:
– Il decreto ministeriale 19 novembre 1997, n. 503, reca:
“Regolamento recante norme per l’attuazione delle direttive
89/369/CEE e 89/429/CEE concernenti la prevenzione
dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di
incenerimento dei rifiuti urbani e la disciplina delle emissioni e
delle condizioni di combustione degli impianti di incenerimento di
rifiuti urbani, di rifiuti speciali non pericolosi, nonche’ di
taluni rifiuti sanitari”.
Nota all’art. 14:
– Il decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.
309, reca: “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli
stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e
riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”.
Note all’art. 15:
– La delibera del comitato interministeriale 27 luglio 1984, reca:
“Disposizioni per la prima applicazione dell’art. 4 del decreto del
Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, concernente
lo smaltimento dei rifiuti” (supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale 13 settembre 1984, n. 253).
– Il decreto interministeriale 25 maggio 1989, reca:
“Individuazione dei rifiuti ospedalieri da qualificare come
assimilabili ai rifiuti solidi urbani”.

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