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Ulteriori chiarimenti interpretativi del Decreto Legislativo 494/96 e ...

Ulteriori chiarimenti interpretativi del Decreto Legislativo 494/96 e del Decreto Legislativo 626/94

Ulteriori chiarimenti interpretativi del Decreto Legislativo 494/96
e del Decreto Legislativo 626/94
Decreto Legislativo 1996 n. 494
Allegato I, punto 2 – Definizione di “impianti”
Il termine “impianti”, di cui all’allegato I, punto 2, deve essere
riferito agli impianti tecnologici asserviti a opere edili o di
genio civile, e non anche a impianti connessi alla produzione
industriale, agricola o di servizi.
Una diversa interpretazione, che includesse in tale termine tutti
gli impianti a prescindere dalla loro connessione con opere edili o
di genio civile, amplierebbe irragionevolmente il campo di
applicazione del decreto legislativo n. 494/96 che, al contrario,
ha trasposto nell’ordinamento giuridico italiano la sola direttiva
particolare relativa ai “cantieri temporanei o mobili”, ossia la
direttiva 24/6/92 n. 92/57 Cee.
L’impossibilità sotto il profilo giuridico di una simile eventuale
estensione deriva dal fatto che, mentre è stato possibile,
nell’ambito del settore dei cantieri edili o di genio civile,
individuare prescrizioni anche più restrittive di quelle contenute
nella direttiva, certamente non sarebbe possibile estendere quella
normativa ad altri settori, quali per esempio la produzione
industriale o agricola o di servizi, settori per i quali l’Unione
Europea ha emanato altre direttive generali o particolari, che sono
state regolarmente tutte recepite nel nostro ordinamento giuridico.
Tanto ciò è vero, che nell’allegato I della direttiva in questione
l’elenco dei lavori da considerarsi edili o di genio civile, anche
se solo esemplificativo, contiene esempi tutti strettamente
collegati a lavori, rientranti nel settore delle costruzioni, e il
termine “impianti” non è neanche presente.
D’altra parte, al riguardo va tenuta presente anche la circostanza
che specifici obblighi di tutela a carico dei datori di lavoro
committenti sono stabiliti anche nel decreto legislativo 626/94,
all’articolo 7, il quale impone azioni congiunte di informazione,
cooperazione e coordinamento, sia carico dei datori di lavoro
committenti, sia a carico dei datori di lavoro appaltatori e dei
lavoratori e dei lavoratori autonomi, e tale normativa trova
senz’altro applicazione anche alle attività di manutenzione degli
impianti di produzione industriale, agricola o di servizi.
Lavori edili effettuati direttamente con proprio personale
dipendente, senza ricorso all’appalto
Ove i lavori o le attività individuate negli allegati I e II del
decreto legislativo n. 494/96, vengano effettuati dal datore di
lavoro, esclusivamente con proprio personale dipendente, le
disposizioni del decreto legislativo 494/96, non sono applicabili
poiché in tale caso il soggetto in questione non assume il ruolo di
committente, bensì unicamente quello di datore di lavoro.
pertanto le normative di riferimento sono quelle contenute nel
decreto legislativo n. 626/94 e nelle disposizioni speciali di
settore di volta in volta applicabili.
Allegato I, p. 1 – Attività di sistemazione forestale
Ai fini dell’individuazione delle attività forestali rientranti
nell’ambito di applicazione del decreto legislativo n. 494/96 va
chiarito che tali attività sono solo quelle assimilabili a
operazioni proprie dei cantieri edili o di genio civile, quali per
esempio la costruzione di manufatti, per la sistemazione di corsi
d’acqua, la pulizia di alvei, l’apertura di strade ecc.
Articolo 3, comma 3
Nell’ambito delle ipotesi di cui all’articolo 3, commi 3 e 4, il
committente è obbligato a designare il coordinatore per la
progettazione e il coordinatore per l’esecuzione e,
correlativamente, è tenuto al rispetto di tutti gli altri obblighi
conseguenti a tale designazione, tra i quali l’elaborazione dei
piani di sicurezza.
Al di fuori di dette ipotesi, a carico del committente rimangono
esclusivamente gli obblighi di cui all’articolo 3, comma 1 del
decreto legislativo n. 494/96 e quelli di cui all’articolo 7 del
decreto legislativo n. 626/94, nel caso in cui il committente sia
contemporaneamente datore di lavoro e affidi ad un appaltatore
l’esecuzione di un’opera all’interno della propria realtà
operativa.
Sempre al di fuori delle suddette ipotesi, a carico degli
appaltatori rimangono applicabili gli obblighi derivanti
dall’articolo 18, comma 8, della legge n. 55/90, e quelli derivanti
da tutta la legislazione prevenzionistica generale specifica (DPR
n. 547/55, DPR 164/56, decreto legislativo n. 626/94 ecc.).
Difatti, a conferma e ulteriore specificazione di quanto già
precisato con circolare n. 41/97, la legge 55/90 non si applica
tutte le volte che trova applicazione il decreto legislativo n.
494/96 ai sensi dell’articolo 3, comma 3.
Viceversa, nelle ipotesi in cui quest’ultimo decreto non si
applichi, la legge 55/90 continua a esplicare la sua efficienza
normativa.
Articolo 19, comma 1, lettere a) e b)
Coloro che sono in possesso di uno dei requisiti, di cui
all’articolo 19, comma 1, lettere a) e b), sono abilitati a
svolgere legittimamente le funzioni di coordinatore previste dagli
articoli 4 e 5 del medesimo decreto, purché entro il 21/3/2000
abbiano frequentato il corso di cui all’articolo 10, comma 2, la
cui durata è fissata in 60 ore.
Allegato II, punto 4
Con la locuzione “linee elettriche in tensione” contenuta nel punto
4 dell’allegato II del decreto legislativo 494/96 si intende fare
riferimento alle linee elettriche in tensione aeree e nude e non
anche ai cavi isolati o interrati.
Articolo 22, comma 1, lettera a)
Nell’ipotesi in cui vengano inserite nei piani di sicurezza e di
coordinamento, di cui agli articoli 12 e 13, misure o disposizioni
già contenute anche in precise norme contravvenzionali di altre
leggi, per la mancata attuazione di tali disposizioni si deve
applicare la sola sanzione corrispondente alla violazione di legge
e non anche a quella prevista dall’articolo 22, comma 1, lettera a)
del decreto legislativo 494/96.
Legge 23/5/1997, n. 135, articolo 12
La disposizione contenuta nell’articolo 12 della legge 23/5/97, n.
135, di conversione del D.L. n. 67 del 25/3/97, con riferimento al
decreto legislativo 494/96 ha, sino al 31/12/97, raddoppiato i
tempi di adeguamento alle prescrizioni impartite dagli organi di
vigilanza e ha ridotto della metà la somma di cui all’articolo 21,
comma 2.
Con tale disposizione, pertanto, è stata implicitamente estesa
l’applicazione del suddetto D.Lgs. n. 758/94 anche alle
contravvenzioni del decreto legislativo n. 494/96, a prescindere
dal termine del 31/12/97 e dalle riduzioni della sanzione
amministrativa.
Infatti non sarebbe possibile sotto il profilo giuridico modificare
temporaneamente termini e sanzioni di una legge se quest’ultima non
trovasse applicazione alla stessa materia anche con le sanzioni e i
termini ordinari.

Decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758 (estratto)
art. 20. Prescrizione
1. Allo scopo di eliminare la contravvenzione accertata, l’organo
di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria
di cui all’articolo 55 del codice di procedura penale, impartisce
al contravventore un’apposita prescrizione, fissando per la
regolarizzazione un termine non eccedente il periodo di tempo
tecnicamente necessario. Tale termine è prorogabile a richiesta del
contravventore, per la particolare complessità o per l’oggettiva
difficoltà dell’adempimento. In nessun caso esso può superare i due
mesi. Tuttavia, quando specifiche circostanze non imputabili al
contravventore determinano un ritardo nella regolarizzazione, il
termine di sei mesi può essere prorogato per una sola volta, a
richiesta del contravventore, per un tempo non superiore ad
ulteriori sei mesi, con provvedimento motivato che è comunicato
immediatamente al pubblico ministero.
2. Copia della prescrizione è notificata o comunicata anche al
rappresentante legale dell’ente nell’ambito o al servizio del quale
opera il contravventore.
3. Con la prescrizione l’organo di vigilanza può imporre specifiche
misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la
salute dei lavoratori durante il lavoro.
4. Resta fermo l’obbligo dell’organo di vigilanza di riferire al
pubblico ministero la notizia di reato inerente alla
contravvenzione ai sensi dell
quote articolo 347 del codice di
procedura penale.
art. 21. Verifica dell’adempimento
1. Entro e non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine
fissato nella prescrizione, l’organo di vigilanza verifica se la
violazione è stata eliminata secondo le modalità e nel termine
indicati dalla prescrizione.
2. Quando risulta l’adempimento alla prescrizione, l’organo di
vigilanza ammette il contravventore a pagare in sede
amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari al
quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione
commessa. Entro centoventi giorni dalla scadenza del termine
fissato nella prescrizione, l’organo di vigilanza comunica al
pubblico ministero l’adempimento alla prescrizione, nonché
l’eventuale pagamento della predetta somma.
3. Quando risulta l’inadempimento alla prescrizione, l’organo di
vigilanza ne dà comunicazione al pubblico ministero e al
contravventore entro novanta giorni dalla scadenza del termine
fissato nella prescrizione.

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