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Ulteriori indicazioni in ordine all'applicazione del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, recante attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, come modificato dal decreto legislativo 10 marzo 1996, n. 242

Agli ispettori regionali e provinciali del lavoro
Alle regioni – assessorati alla sanità
Alle OO.SS. dei datori di lavoro
Alle OO. SS. dei lavoratori
e, per conoscenza:
Al Ministero della sanità
Al Ministero dell’industria
Al Ministero dell’interno
Al Dipartimento della funzione pubblica e affari regionali
Al Ministero della difesa
Al Ministero dei trasporti

PREMESSA.
Con riferimento ai numerosi quesiti pervenuti in ordine alla
applicazione del decreto legislativo n. 626/1994 e successive
modifiche, si danno seguito le più urgenti indicazioni operative al
fine di agevolare un adempimento uniforme della nuova disciplina.
1. Applicazione del decreto legislativo n. 626/1994 e successive
modifiche ai collaboratori familiari di cui all’art. 230-bis del
codice civile.
Il campo di applicazione relativo ai soggetti beneficiari della
tutela antinfortunistica e di igiene, viene individuato
direttamente dall’art. 1 e dall’art. 2, lettera a), i quali
indicano espressamente: 1) la tipologia generale dei lavoratori a
cui si devono applicare le misure di tutela (“i lavoratori con
rapporto di lavoro subordinato anche speciale” – art. 2, lettera
a), primo periodo); 2) i soggetti da equiparare a questi ultimi
anche se privi di un rapporto subordinato (“soci lavoratori di
cooperative o di società, anche di fatto, che prestino la loro
attività per conto delle società e degli enti stessi, e gli utenti
dei servizi di orientamento o di formazione scolastica,
universitaria e professionale avviati presso datori di lavoro per
agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Sono
altresì equiparati gli allievi degli istituti di istruzione ed
universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale
nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed
attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e
biologici”. – art. 2, lettera a) secondo periodo); 3) i lavoratori
subordinati che devono essere esclusi (gli addetti ai servizi
domestici e familiari – art. 2, lettera a), primo periodo); 4) i
lavoratori subordinati per i quali le disposizioni si applicano
parzialmente (“i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n.
877, nonché i lavoratori con rapporto contrattuale privato di
portierato”).
Come si vede, il descritto campo di applicazione non ricomprende i
collaboratori familiari di cui alla disciplina dell’art. 230-bis
del codice civile, poiché questi ultimi non vi sono richiamati
espressamente neanche tra gli equiparati, né sono inquadrabili
nella categoria dei lavoratori con rapporto di lavoro subordinato.
Infatti, i collaboratori familiari (il coniuge, i parenti entro il
3 grado, gli affini entro il 2 grado), sono rilevanti come tali per
il nostro ordinamento giuridico proprio quando non sia
configurabile un rapporto di lavoro subordinato o, comunque, un
rapporto diverso da quello basato sull’interesse familiare.
Nè, d’altra parte, l’inclusione dei collaboratori familiari tra i
soggetti beneficiari della tutela può essere desunta in via
interpretativa dall’inclusione dei datori di lavoro delle aziende
familiari tra i soggetti destinatari di alcuni obblighi, poiché il
datore di lavoro delle aziende familiari si caratterizza per la
possibilità di organizzare nella sua impresa sia il lavoro dei
collaboratori familiari sia il lavoro di terzi salariati, essendo
ininfluente la dimensione dell’impresa stessa. Quindi, gli obblighi
a carico degli imprenditori familiari sorgono soltanto in presenza
e nei riguardi dei suoi eventuali lavoratori o subordinati, o dei
soggetti equiparati rientranti nelle definizioni di cui agli
articoli 1 e 2, comma 1.
Del resto, già la Corte costituzionale, con sentenza n. 212 del 3
maggio 1993 ha confermato il principio che la normativa
antinfortunistica e di igiene non può trovare applicazione
all’impresa familiare poiché questa è permeata di legami affettivi,
onde sarebbe “problematico l’incastro di obblighi e doveri
sanzionati attraverso ipotesi di reato procedibili d’ufficio”.
Concludendo, le argomentazioni suesposte conducono ad una risposta
negativa al quesito posto, nel senso che le disposizioni di cui ai,
decreti legislativi n. 626/1994 e n. 242/1996 non trovano
applicazione nei confronti dei collaboratori familiari di cui
all’art. 230-bis del codice civile.
Coerentemente, i collaboratori familiari non devono essere
computati ai fini dell’applicazione dei diversi istituti normativi
condizionati da una determinata consistenza numerica.
2. Natura dell’esonero (se temporaneo o permanente) dall’obbligo di
frequenza del corso di cui all’art. 10, comma 2, per il datore di
lavoro che intenda svolgere direttamente i compiti del servizio di
prevenzione e protezione.
In relazione alla formulazione dell’art. 24 sono stati richiesti
chiarimenti in ordine alla portata dell’esonero dalla frequenza del
corso di formazione in materia di sicurezza e salute per il datore
di lavoro che intenda svolgere direttamente i compiti di
prevenzione e protezione dai rischi e lo notifichi entro il 31
dicembre 1996.
Al riguardo, una lettura coordinata degli articoli 10, secondo
comma, e 95 induce a ritenere che la natura dell’esonero è di
carattere permanente.
L’art. 95, come si evince dalla sua rubricazione (disposizioni
transitorie e finali) ha la finalità di riconoscere ai datori di
lavoro – in sede di prima applicazione del decreto – le capacità
necessarie allo svolgimento dei compiti prevenzionistici in virtù
dell’esperienza maturata sul campo e, conseguentemente, l’esonero
della frequenza del corso di formazione contestualmente previsto,
non può che essere permanente. A maggior conforto di questa tesi va
considerato che gli obblighi fondamentali del datore di lavoro in
funzione dei quali è stato introdotto l’obbligo di una formazione
specifica vanno assolti entro la stessa data del 1 gennaio 1997,
entro la quale è possibile fruire dell’esonero.
3. Criteri di computo dei dipendenti ai fini dell’applicazione dei
diversi istituti normativi del decreto legislativo n. 626/1994 e
successive modifiche, condizionati da una determinata consistenza
numerica dei dipendenti.
L’art. 2, comma 1, lettera a), terzo e quarto periodo, ai fini
della determinazione del numero di dipendenti dal quale il decreto
fà discendere particolari obblighi, esclude dal computo, per
espressa disposizione, gli allievi degli istituti di istruzione ed
universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale
nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed
attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e
biologici.
Inoltre, devono considerarsi esclusi in quanto non rientranti o
ricompresi parzialmente nell’ambito di applicazione del decreto,
anche gli addetti ai servizi domestici e familiari, i lavoratori di
cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877 e i lavoratori con rapporto
contrattuale privato di portierato (articolo 1, comma 3 e 2, comma
1, lettera a).
Infine, devono considerarsi esclusi in via interpretativa, facendo
ricorso ai principali orientamenti della giurisprudenza in materia
di dimensione delle imprese, i lavoratori in prova, i sostituti dei
lavoratori assenti con diritto a conservazione del posto e i
volontari, come definiti dalla legge 11 agosto 1991, n. 266.
Infine, i dipendenti assunti a termine (stagionali) vanno computati
solo qualora il loro inserimento sia indispensabile per la
realizzazione del ciclo produttivo e, con particolare riferimento
alle aziende agricole, gli stagionali vanno computati solo se
inclusi nell’organigramma dell’azienda (o dell’unità produttiva)
necessario ad assicurarne la normale attività per l’intera annata
agraria o, quantomeno per un rilevante periodo di essa. Sempre con
riferimento alle aziende agricole, fà eccezione a detto principio
il caso previsto dall’art. 10 del decreto in esame, per la cui
applicazione si stabilisce espressamente il computo dei dipendenti
va effettuato con riferimento ai soli addetti assunti a tempo
indeterminato (allegato I, nota n. 2).
Al contrario, devono considerarsi computabili i dipendenti con
rapporto di lavoro subordinato anche speciale, i soci lavoratori di
cooperative di società anche di fatto, gli utenti dei servizi di
orientamento o di formazione scolastica, universitaria e
professionale, avviati presso datori di lavoro per agevolare o per
perfezionare le loro scelte professionali. Inoltre, dovranno essere
altresì ritenuti computabili, anche i giovani assunti con contratto
di formazione lavoro, gli apprendisti, i titolari di rapporto di
lavoro subordinato sportivo, i lavoratori assenti con diritto alla
conservazione del posto di lavoro, i lavoratori in trasferta, e i
lavoratori a tempo parziale in misura corrispondente al numero di
ore contrattualmente previste.
Il Ministro: TREU

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