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Regolamento di esecuzione della legge 30 aprile 1962, n°283, e succes...

Regolamento di esecuzione della legge 30 aprile 1962, n°283, e successive modificazioni, in materia di disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande

È approvato, con i relativi allegati A, B, C, D ed E l’unito
regolamento di esecuzione delle norme contenute nella legge 30
aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni, concernente la
disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze
alimentari e delle bevande.
Regolamento di esecuzione delle norme contenute nella L. 30 aprile
1962, n. 283, e successive modificazioni, concernente la disciplina
igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari
e delle bevande.
TITOLO I
VIGILANZA IGIENICO SANITARIA
ART. 1 – Norma generale
Agli effetti del presente regolamento, il termine “legge” senza
ulteriori precisazioni, si intende riferito alla legge 30 aprile
1962, n. 283, modificata dalla legge 26 febbraio 1963, n. 441 e
dalla legge 6 dicembre 1965, n. 1367.
ART. 2 – Oggetto della vigilanza
Ai fini dell` tutela della pubblica salute sono soggetti a
vigilanza da parte dell’autorità sanitaria la produzione, il
commercio e l’impiego:
1) delle sostanze destinate all’alimentazione;
2) degli utensili da cucina e da tavola;
3) dei recipienti per conservare le sostanze alimentari, nonché
degli imballaggi e contenitori esterni che, pur non venendo a
contatto diretto con le sostanze alimentari, per la natura di
queste e per le condizioni di impiego, possono cedere i loro
componenti alle sostanze stesse;
4) dei recipienti, utensili ed apparecchi, che possono venire a
contatto diretto con le sostanze alimentari nelle normali fasi
della produzione e del commercio;
5) dei prodotti usati in agricoltura per la protezione delle piante
e a difesa delle sostanze alimentari immagazzinate di cui al
decreto del D.P.R. 3 agosto 1968, n. 1255.
Sono altresì soggetti a vigilanza da parte dell’autorità sanitaria:
a) i locali, gli impianti, gli apparecchi e le attrezzature usati
nelle varie fasi della produzione e del commercio delle sostanze
alimentari;
b) il personale addetto alla produzione, al confezionamento e al
commercio delle sostanze alimentari;
c) i mezzi adibiti al trasporto delle sostanze alimentari.
ART. 3 – Individuazione delle autorità sanitarie competenti
La vigilanza di cui all’art. 2 del presente regolamento è
esercitata:
1) dal Ministero della sanità, attraverso i propri organi centrali,
ovvero attraverso gli uffici di sanità marittima e aerea e gli
uffici veterinari di confine, porto, aeroporto e dogana interna;
2) dall’organo delle regioni, o delle province autonome di Trento e
di Bolzano, competente secondo il rispettivo ordinamento;
3) dai comuni, o loro consorzi, attraverso le unità sanitarie
locali.
L’autorità sanitaria, per l’espletamento dei servizi di vigilanza
sull’igiene degli alimenti, si avvale dell’opera, del personale
all’uopo posto alle proprie dipendenze, nonché in particolari
circostanze, e con l’osservanza delle norme vigenti, di personale
di altre amministrazioni, previa intesa con le stesse
amministrazioni.
ART. 4 – Attività informativa e di coordinamento operativo delle
autorità sanitarie periferiche
Spetta all’organo regionale o provinciale di cui al n. 2) del
precedente art. 3, nell’ambito delle proprie attribuzioni, sentito
il direttore del competente istituto incaricato della vigilanza per
la repressione delle frodi nella produzione e nel commercio dei
prodotti agrari:
1) coordinare la vigilanza di cui all’art. 2 del presente
regolamento, attuando unità di interventi e di criteri nelle
ispezioni, nel prelievo dei campioni e nelle denunce:
2) formulare proposte o suggerimenti di ordine tecnico al Ministero
della sanità sulla base dei prelievi effettuati in occasione di
interventi di competenza;
3) segnalare al Ministero della sanità nuove forme di infrazioni
riscontrate nell’ambito della vigilanza.
ART. 5 – Ambito della vigilanza operativa
Gli organi di vigilanza di cui all’art. 3 del presente regolamento,
salvo quanto previsto al successivo art. 12, possono procedere in
qualsiasi momento ad ispezioni o prelievi di campioni negli
stabilimenti, nei laboratori di produzione e confezionamento, nei
magazzini, nei depositi, nei mercati, negli spacci di vendita,
negli alberghi, ristoranti, trattorie ed altri pubblici esercizi,
nonché nelle mense soggette ad autorizzazione sanitaria ed
amministrativa, ed in genere ovunque si distribuiscono a qualsiasi
titolo per il consumo e si smerciano sostanze alimentari. La
vigilanza si esercita altresì sulle merci, sia all’atto della
spedizione che durante il trasporto, nonché al loro arrivo a
destinazione. Nel caso di trasporti aerei, ferroviari e navali, le
operazioni di ispezione o prelevamento si effettuano con
l’assistenza del vettore negli impianti di partenza e di arrivo. A
tale scopo il personale delle amministrazioni ferroviarie nonché
quello delle imprese di navigazione marittima, aerea, lacunale e
fluviale e di trasporto stradale non può impedire le ispezioni ed i
prelievi di campioni ritenuti necessari dagli organi di vigilanza
ne può condizionarne l’esecuzione ad una preventiva autorizzazione
amministrativa.
ART. 6 – Modalità e norme di prelevamento dei campioni da
sottoporre ad analisi chimica
Per il prelievo dei campioni destinati all’analisi chimica, salvo
quanto previsto da norme speciali, nonché dal successivo art. 9, o
quando ricorrano particolari esigenze di controllo, si applicano le
modalità stabilite dall’allegato A del presente regolamento.
Qualora non sia possibile applicare esattamente le modalità di cui
al comma precedente deve essere fatta espressa menzione, nel
verbale di prelevamento, dei motivi che vi hanno ostato.
ART. 7 – Contrassegni di identificazione dei singoli campioni
Ciascuno dei campioni di cui al precedente art. 6 deve essere
costituito di cinque parti equivalenti, ciascuna delle quali deve
essere chiusa e sigillata, preferibilmente con piombini e con
suggello recante impressa la dicitura dell’ufficio che ha disposto
il prelievo. Il responsabile dell’esercizio od un suo
rappresentante, o il detentore della merce, ha facoltà di apporvi
un proprio timbro o sigillo e di ciò si deve far menzione nel
verbale di prelevamento di cui al successivo art. 15. Su ognuna
delle parti costituenti il campione deve figurare, oltre
all’intestazione dell’ufficio che ha disposto il prelievo, la data
del prelievo, la natura della merce prelevata, il numero del
verbale di prelevamento, nonché la firma di chi esegue il prelievo
e del responsabile dell’esercizio o di un suo rappresentante o del
detentore della merce. Ove questi ultimi dovessero rifiutarsi di
firmare, del fatto deve farsi menzione nel verbale di prelevamento.
Le indicazioni previste dal terzo comma del presente articolo
possono essere riportate anche su di un cartellino assicurato al
campione, o alle parti equivalenti che lo compongono in modo da
impedirne il distacco.
ART. 8 – Prelevamenti di campioni dalle grandi partite
Per eseguire il controllo di grandi partite di prodotti giacenti
presso stabilimenti di produzione o depositi, si debbono prelevare
campioni sufficientemente rappresentativi, idonei ad accettare i
requisiti dell’intera partita. Con le procedure dell’art. 21 della
legge, possono essere stabiliti i piani di prelevamento dei
campioni.
ART. 9 – Adeguamento alle direttive della comunità economica
europea
Fatte salve le competenze stabilite da leggi e regolamenti
speciali, il Ministro della sanità in applicazione di direttive
comunitarie, può, con proprio decreto, apportare modifiche agli
allegati al presente regolamento per quanto attiene al prelievo dei
campioni.
ART. 10 – Prelevamento e conservazione di campioni di sostanze di
particolare natura
Nel caso di sostanze alimentari, delle quali si debba controllare
il contenuto di umidità, e di prodotti che per la loro natura, se
posti in recipienti a chiusura ermetica siano soggetti ad
alterazione, si applicano le speciali norme di prelevamento di cui
all’allegato A, paragrafo 4, del presente regolamento. Il Ministro
della sanità, su proposta della commissione di cui all’art. 21
detta legge, determina, con proprio decreto, le modalità di
trasporto e conservazione dei campioni di sostanze alimentari da
sottoporre a controlli chimici che, per la loro natura, sono
soggette a subire alterazioni o variazioni dello stato in cui si
trovano all’atto del prelievo.
ART. 11 – Operazioni di vigilanza, con prelievo di campioni durante
il trasporto delle sostanze alimentari
Nel caso di sostanze alimentari nazionali o nazionalizzate
contenute in carri ed altri mezzi di trasporto, gli incaricati
della vigilanza chiedono l’intervento del vettore, nella persona
del rappresentante in loco, ed alla sua presenza provvedono a
rimuovere gli eventuali sigilli, ad effettuare le operazioni di
prelievo con relativo verbale, nonché ad apporre nuovi sigilli al
carro e ad altro mezzo di trasporto.
ART. 12 – Operazioni di vigilanza, con prelievo di campioni durante
il trasporto delle sostanze alimentari sotto vincolo doganale o
“allo stato estero”
Nel caso di trasporto sotto vincolo doganale, le operazioni di
ispezione e prelevamento di campioni, salvo quanto previsto dalle
vigenti disposizioni per gli alimenti di origine animale e per le
sostanze soggette a controlli fitopatologici, si effettuano
d’intesa con la dogana, che procede ai prescritti controlli sulle
merci oggetto del trasporto. Il vettore od il suo rappresentante in
loco assiste alle operazioni e controfirma il verbale di
prelevamento, trattenendone una copia. Altra copia viene trasmessa
al mittente ed una al destinatario a cura degli incaricati della
vigilanza. Nel caso di sostanze alimentari “allo stato estero” il
competente organo della vigilanza sanitaria – previo accertamento
di tale condizione da parte delle competenti autorità doganali –
può accedere agli spazi doganali, effettuando le operazioni di
ispezione e campionamento in collaborazione con il personale del
Ministero delle finanze e con l’assistenza del vettore o del suo
rappresentante in loco. Nei due casi suddetti lo operazioni di
ispezione e di campionamento possono essere effettuate, con le
medesime garanzie, presso le imprese destinatarie, se le merci sono
importate con la procedura semplificata, a termini degli articoli
232 e seguenti del testo unico delle disposizioni legislative in
materia doganale approvato con Decreto del Presidente della
Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43.
ART. 13 – Prelevamento di campioni destinati ad analisi e controlli
speciali
I campioni da sottoporre ad analisi microbiologiche,
parassitologiche e ad altri particolari controlli ed accertamenti,
che per la loro natura e il loro scopo esigano speciali modalità di
prelevamento, debbono essere prelevati dal personale tecnico
appositamente incaricato dall’autorità sanitaria di cui
all’articolo 3 del presente regolamento.
ART. 14 – Prelevamento dei campioni destinati alla determinazione
delle cariche microbiche
Con le ordinanze previste dall’art. 5, lettera c), della legge e
dall’art. 69 del presente regolamento, il Ministro della sanità,
sentito il Consiglio superiore di sanità, nel determinare i limiti
delle cariche microbiche, stabilisce altresì i criteri di
campionamento delle varie sostanze alimentari e le modalità di
prelievo, conservazione e trasporto dei campioni, nonché i relativi
metodi di analisi.
ART. 15 – Verbale di prelevamento
Il verbale di prelevamento da compilarsi in esecuzione dei
precedenti articoli deve contenere:
a) il numero d’ordine per ciascun prelievo;
b) la data, l’ora e il luogo del prelievo;
c) le generalità e la qualifica della o delle persone che eseguono
il prelievo;
d) il nome o la ragione sociale e l’ubicazione dello stabilimento,
deposito od esercizio in cui è stato eseguito il prelievo, nonché
le generalità della persona che ha assistito al prelievo della
merce in qualità di titolare dell’impresa, di rappresentante o di
detentore della merce;
e) l’indicazione della natura della merce, la descrizione delle
condizioni ambientali di conservazione e le indicazioni con cui è
posta in vendita, o le diciture apposte sulle etichette e la
dichiarazione se la merce è posta in vendita sfusa o in contenitori
originali, con particolare cenno all’eventuale originalità ed
integrità delle confezioni;
f) le modalità seguite nel prelievo;
g) la dichiarazione del prelevatore o dei prelevatori dalla quale
risulti se si è proceduto o meno all’eventuale sequestro della
merce da cui è prelevato il campione;
h) la dichiarazione che il titolare dell’impresa o un suo
rappresentante o il detentore ha trattenuto una copia del verbale e
un campione;
i) la dichiarazione che il verbale è stato letto alla presenza
dell’interessato – titolare dell’impresa, rappresentante o
detentore -e che è stato sottoscritto anche dal medesimo, o che lo
stesso si è rifiutato
di sottoscriverlo;
l) la firma del o dei verbalizzanti e quella del titolare
dell’impresa o di un suo rappresentante, o del detentore della
merce;
m) le eventuali dichiarazioni del titolare dell’impresa o del
rappresentante o del detentore sul nome e residenza del fornitore
della merce e sulla data della consegna della merce medesima;
n) le eventuali dichiarazioni del titolare dell’impresa, del
rappresentante o del detentore sulle aggiunte o manipolazioni
subite dalla merce dopo il ricevimento della stessa;
o) la specifica indicazione della merce eventualmente sequestrata,
oggetto del prelievo;
p) le eventuali altre osservazioni o dichiarazioni, anche se fatte
dal titolare dell’impresa, dal rappresentante o dal detentore;
q) l’eventuale peso lordo riportato sul campione;
r) l’indicazione di eventuali aggiunte o trattamenti subiti dalla
merce all’atto del prelievo.
Il verbale viene redatto in quattro esemplari, tre dei quali
vengono inviati al laboratorio che eseguirà gli accertamenti,
mentre un quarto esemplare viene rilasciato all’interessato o a chi
lo rappresenta. In caso di prelievo di campioni di prodotti
confezionati, dovrà essere redatto un quinto esemplare del verbale
di prelievo che verrà spedito senza ritardo all’impresa
produttrice, con lettera raccomandata a carico di quest’ultima. Il
laboratorio di analisi trattiene un esemplare del verbale e rimette
gli altri all’autorità sanitaria che ha disposto il prelievo.
ART. 16 – Destinazione del campione
Una delle parti del campione prelevato a norma dei precedenti
articoli viene consegnata, al momento del prelievo, al responsabile
dell’esercizio o ad un suo rappresentante o al detentore della
merce, escluso l’eventuale vettore, sempre che non trattasi di
spedizioniere doganale rappresentante del proprietario della merce
ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative in materia
doganale approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23
gennaio 1973, n. 43. Le altre, insieme al verbale di prelevamento,
vengono inviate per le analisi nel più breve tempo possibile al
laboratorio pubblico competente per territorio o ad altro
laboratorio autorizzato allo scopo ai sensi dell’art. 1 della
legge. Una di tali parti è utilizzata per l’analisi di prima
istanza, un’altra è destinata all’eventuale analisi di revisione e
deve essere conservata per la durata di sessanta giorni a decorrere
dalla data di comunicazione dell’esito dell’analisi
all’interessato; ed un’altra parte infine rimane di riserva per
eventuali perizie ordinate dall’autorità giudiziaria. In caso di
prodotti confezionati, una parte del campione sarà messo a
disposizione dell’impresa produttrice, per la durata di sessanta
giorni, presso il laboratorio di cui al precedente comma. Nel caso
previsto dal precedente art. 11, una parte del campione viene
tenuta presso il laboratorio di analisi competente, a disposizione
del mittente per la durata di sessanta giorni.
ART. 17 – Autorizzazione di analisi presso laboratori diversi
Con riguardo alle attività di controllo e di vigilanza di
rispettiva pertinenza, il Ministro della sanità e le autorità di
cui all’art. 3, comma primo, n. 2) del presente regolamento,
possono affidare a tempo determinato, ai sensi dell’art. 1 della
legge, gli accertamenti anche ad istituti e laboratori pubblici
diversi da quelli pubblici ordinariamente competenti, previa
valutazione della idoneità tecnica degli stessi a svolgere tale
funzione.
ART. 18 – Comunicazione dei referti analitici
Non appena accertata, con l’esito delle analisi, la non conformità
delle sostanze alle disposizioni di legge, il capo del laboratorio
trasmette il certificato all’autorità sanitaria competente,
unendovi il verbale di prelevamento. Contemporaneamente, a mezzo di
lettera raccomandata con avviso di ricevimento, trasmette
all’esercente e ad altri eventuali interessati e, ove l’analisi si
riferisca a prodotti confezionati, al produttore, copia del
certificato di analisi comunicando anche la metodica seguita, ai
fini delle garanzie di difesa di cui agli articoli 304, 304 – bis,
ter, quater e 390 del codice di procedura penale. Nell’ipotesi
prevista dall’ultimo comma dell’art. 1 della legge, l’autorità
sanitaria di cui all’art. 3 del presente regolamento procede alla
denuncia all’autorità giudiziaria, senza attendere il termine
previsto per la presentazione della istanza di revisione di analisi
dandone contestuale comunicazione al Ministero della sanità. Nel
caso in cui il risultato delle analisi non abbia messo in evidenza
irregolarità, ciò deve essere comunicato all’autorità sanitaria che
ha disposto il prelievo, affinché faccia le conseguenti
comunicazioni all’esercente e, ove l’analisi si riferisca a
prodotti confezionati, al produttore. In caso di mera irregolarità
formale rilevabile dall’esame dell’etichetta o della confezione dei
prodotti prelevati, l’autorità sanitaria ha facoltà di non
richiedere l’analisi dei campioni.
ART. 19 – Istanza di revisione di analisi
L’istanza di revisione di analisi di cui al quarto comma dell’art.
1 della legge, è diretta all’autorità competente ai sensi dell’art.
3, comma primo, n. 2), del presente regolamento. Qualora l’istanza
di revisione riguardi analisi disposte dai medici o veterinari
preposti rispettivamente agli uffici di sanità marittima e aerea e
agli uffici veterinari di confine, porto, aeroporto e dogana
interna, la stessa deve essere rivolta al titolare del servizio. Le
istanze di cui ai precedenti commi debbono indicare il numero e la
data del verbale di prelevamento e contenere l’eventuale nomina di
un difensore di fiducia. All’istanza deve essere allegata la
quietanza del deposito provvisorio effettuato presso la tesoreria
provinciale per spese di analisi, nella misura di lire
cinquantamila per ogni voce elencata nell’allegato A, paragrafo 1,
del presente regolamento e a disposizione dell’Istituto superiore
di sanità. L’esito della revisione sarà comunicato agli
interessati, senza ritardo, a cura dell’autorità sanitaria
competente ai sensi dell’art. 3 del presente regolamento. Nel caso
in cui la revisione non confermi le conclusioni dell’analisi di
prima istanza, la quietanza della somma versata deve essere
restituita ai fini del rimborso del deposito provvisorio; nel caso
di conferma, la somma viene versata sull’apposito capitolo di
bilancio dell’Istituto superiore di sanità, dopo la condanna
definitiva o la oblazione. Nella procedura di revisione di analisi
si applicano, in quanto compatibili, le garanzie stabilite per gli
atti peritali dagli articoli 304, 304 bis, ter, quater e 390 del
codice di procedura penale.
ART. 20 – Sequestro ed eventuale distruzione di sostanze destinate
all’alimentazione
Salvo quanto previsto da leggi o regolamenti speciali, il sequestro
previsto dall’art. 1, primo comma, della legge, viene disposto, ove
risulti necessario per la tutela della salute pubblica,
dall’`utorità sanitaria competente ai sensi dell’art. 3 del
presente regolamento. In caso di necessità ed urgenza può procedere
al sequestro anche il personale di cui all’ultimo comma del
predetto art. 3, salvo conferma, nel termine di 48 ore, da parte
della autorità sanitaria. Quando sussista grave ed imminente
pericolo di danno alla salute pubblica, la merce sequestrata deve
essere immediatamente distrutta, dopo che dalla stessa merce sia
stato effettuato il prelevamento dei campioni. La distruzione,
salvo quanto stabilito da norme particolari, viene disposta
dall’autorità sanitaria di cui al n. 2) del precedente art. 3.
Salvo che l’autorità sanitaria non disponga diversamente, la merce
sequestrata è affidata in custodia, in quanto possibile, al
proprietario o detentore, che è anche responsabile della sua
corretta conservazione. Dell’operazione di sequestro deve essere
compilato motivato e circostanziato verbale, da redigersi in più
copie, delle quali una viene trattenuta dall’autorità sanitaria,
una viene rilasciata al detentore, le altre vengono trasmesse, con
raccomandata a carico al produttore della merce e ad altri
eventuali corresponsabili. I soggetti di cui al comma precedente,
entro dieci giorni dalla data di ricezione del verbale di
sequestro, possono far pervenire le proprie deduzioni scritte, ed
eventuali istanze di dissequestro, all’autorità sanitaria
competente. Trascorso il termine di cui al precedente comma, ed
acquisito il referto d’analisi sui campioni rilevati, l’autorità
sanitaria competente ordina il dissequestro della merce che sia
risultata conforme alle norme vigenti.
In caso contrario, l’autorità sanitaria ne accerta la
commestibilità, facendo ricorso, ove occorra, ad ulteriori
specifiche indagini di laboratorio. Dall’esito dell’indagine è
immediatamente informato il procuratore della Repubblica o il
pretore competente, per i successivi provvedimenti.
ART. 21 – Destinazione ad impieghi non alimentari delle sostanze
alimentari non commestibili
Nell’ipotesi prevista dall’ultimo comma dell’articolo precedente,
qualora la merce risulti non commestibile ma idonea ad altra
destinazione od a trasformazione industriale per scopi diversi da
quelli dell’alimentazione umana, l’autorità sanitaria competente di
cui all’art. 3 del presente regolamento, può dichiarare consentita
tale destinazione o trasformazione, che dovrà avvenire sotto il
controllo degli organi di vigilanza e con l’osservanza delle
prescrizioni impartite. Prima che si proceda alla destinazione o
trasformazione prevista nel precedente comma, la predetta autorità
sanitaria informa il procuratore della Repubblica o il pretore
competente, per gli eventuali provvedimenti necessari per il
processo penale.
ART. 22 – Provvedimenti di chiusura temporanea o definitiva di
stabilimenti ed esercizi
I provvedimenti di chiusura temporanea o definitiva degli
stabilimenti ed esercizi, previsti dall’art. 15 della legge, sono
adottati con particolare riguardo allo stato di pericolo per la
salute pubblica derivante dalla non igienicità delle operazioni di
lavorazione o deposito, ovvero dalla natura o condizione delle
sostanze prodotte o poste in vendita. Qualora ricorrano gli estremi
per l’adozione di uno dei provvedimenti di cui al precedente comma,
e non sussista grave ed imminente pericolo per la salute pubblica,
l’autorità sanitaria di cui al n. 2) dell’art. 3 del presente
regolamento comunica all’interessato i fatti accertati,
assegnandogli un termine, non superiore a dieci giorni, per fornire
eventuali chiarimenti. Il provvedimento di chiusura definitiva non
preclude la possibilità di autorizzazione di un nuovo esercizio.
ART. 23 – Sospensione dei provvedimenti di chiusura e nomina di un
commissario
Quando nel ruolo generale della pretura o, a seconda della
competenza, della procura della Repubblica presso il tribunale,
viene iscritto il carico pendente nei confronti del denunciato,
l’autorità sanitaria competente di cui al n. 2) dell’art. 3 del
presente regolamento, può sospendere, ai sensi dell’art. 14 della
legge 26 febbraio 1963, n. 441, il provvedimento di chiusura
temporanea di uno stabilimento o laboratorio di produzione o di un
esercizio di vendita di sostanze alimentari, adottato ai sensi
dell’art. 15 della legge, nominando un commissario per la vigilanza
permanente sull’osservanza della disciplina igienico-sanitaria
nell’ambito dell’attività svolta dal laboratorio o stabilimento o
esercizio. Le mansioni di commissario non possono essere affidate
al personale che svolge l’attività di vigilanza di cui all’art. 3
del presente regolamento.
ART. 24 – Compiti del commissario per la vigilanza
Il commissario di cui all’articolo precedente:
1) deve risiedere nell’ambito della provincia nella quale ha sede
lo stabilimento, deposito o esercizio e deve possedere le capacità
tecnico scientifiche richieste dal tipo di attività dello
stabilimento o dell’esercizio;
2) assume la responsabilità dell’igiene delle lavorazioni
effettuate anche per quanto riguarda i procedimenti tecnologici;
3) ha diritto ad un compenso forfettario a carico del titolare
dello stabilimento o esercizio, da stabilirsi di volta in volta con
decreto del Ministro della sanità, d’intesa con il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, in relazione alla
potenzialità dello stabilimento o esercizio, alla sua produzione
durante il periodo di gestione commissariale e all’impiego
richiesto dalla vigilanza.
Tale compenso, comprensivo di qualsiasi indennità o rimborso, non
può in alcun caso superare la somma di lire trentamila giornaliere;
è, tuttavia dovuta una indennità di missione per gli spostamenti
fuori comune, corrispondente a quella degli impiegati dello Stato
di qualifica pari al parametro 387. Il predetto compenso viene
liquidato e pagato alla scadenza dell’incarico, od anche in corso
di gestione quando questa si protragga per oltre un mese. La nomina
del commissario può essere revocata in ogni momento con
provvedimento motivato. Il commissario cessa comunque dall’incarico
allo scadere del periodo di chiusura dello stabilimento, od
esercizio, che era stato fissato dall’autorità sanitaria competente
nel provvedimento adottato ai sensi dell’articolo 15 della legge,
ovvero quando sia intervenuta sentenza di proscioglimento. In caso
di necessità, di cui peraltro deve essere fatta menzione nelle
premesse del decreto di nomina del commissario, si può prescindere
dal requisito della residenza previsto al n. 1) del presente
articolo.
ART. 25 – Autorizzazioni sanitarie per stabilimenti e laboratori di
produzione e depositi all’ingrosso di sostanze alimentari
È soggetto ad autorizzazione sanitaria l’esercizio di stabilimenti
di produzione, preparazione e confezionamento, nonché di depositi
all’ingrosso di sostanze alimentari. Salvi i casi in cui la legge,
nonché leggi e regolamenti speciali, ne prevedano il rilascio da
parte del Ministro della sanità, l’autorizzazione di cui al comma
precedente è rilasciata:
a) dall’organo delle regioni, o delle province autonome di Trento e
di Bolzano, competente secondo il rispettivo ordinamento in materia
medica, nel caso di laboratori e stabilimenti per la produzione,
preparazione e confezionamento delle sostanze alimentari di origine
vegetale e nei casi previsti in deroga alla successiva lettera b);
b) dall’organo delle regioni, o delle province autonome di Trento e
di Bolzano, competente secondo il rispettivo ordinamento in materia
veterinaria, nel caso di impianti di macellazione e di laboratori e
stabilimenti per la produzione, la preparazione e il
confezionamento delle sostanze alimentari di origine animale, o
miste di origine prevalentemente animale, ad eccezione degli
stabilimenti che trattano latte e prodotti derivati, sostanze
alimentari miste di origine prevalentemente vegetale, e di
carattere dolciario;
c) dal comune, o consorzio di comuni, attraverso le unità sanitarie
locali, nel caso di depositi all’ingrosso di alimenti di origine
vegetale e animale e nel caso di piccoli laboratori artigianali
annessi ad esercizi di somministrazione di sostanze alimentari e
bevande.
ART. 26 – Modalità di inoltro delle richieste di autorizzazione
Le domande per il rilascio delle autorizzazhoni di cui all’articolo
precedente debbono contenere:
a) il nome e la ragione sociale e la sede dell’impresa;
b) l’indicazione dell’ubicazione dello stabilimento o del
laboratorio di produzione, preparazione e confezionamento o del
deposito all’ingrosso;
c) l’indicazione per generi merceologici delle sostanze alimentari
che si intendono produrre, preparare, confezionare o tenere in
deposito;
d) la descrizhone e gli estremi di deposito degli eventuali marchi
depositati che valgano ad identificare l’impresa;
e) l’eventuale carattere stagionale delle lavorazioni;
f) l’indicazione del presumibile termine di approntamento dello
stabilimento o del laboratorio di produzione, preparazione e
confezionamento o del deposito all’ingrosso.
Le domande debbono, inoltre, essere corredate:
1) dalla pianta planimetrica dei locali, in scala non superiore a
1:500. In casi particolari potranno essere richieste piante più
dettagliate;
2) dalla descrizione sommaria dei locali, degli impianti e delle
attrezzature;
3) dall’indicazione relativa all’impianto di approvvigionamento
idrico, alla idoneità della rete di distribuzione, nonché dalla
documentazione sulla potabilità dell’acqua, qualora non si tratti
di acquedotti pubblici;
4) dall’indicazione relativa all’impianto di smaltimento dei
rifiuti solidi e liquidi, e, ove necessario, ai mezzi impiegati per
la depurazione delle acque;
5) dall’indicazione dei sistemi scelti per assicurare la salubrità
e la conservazione delle sostanze alimentari, nonché dalla
documentazione di tali sistemi, ove richiesta;
6) da un esemplare degli eventuali marchi depositati.
I titolari di depositi all’ingrosso sono esonerati dall’obbligo di
produrre le dichiarazioni previste dalle lettere d) ed e) del primo
comma e dai punti 3) e 6) del secondo comma del presente articolo.
I titolari degli stabilimenti o laboratori di produzione che si
trovano nelle condizioni previste dall’art. 48 del D.P.R.
19/03/1956, n.303, concernente norme sull’igiene del lavoro, sono
tenuti ad effettuare le notifiche prescritte dalla suddetta norma.
ART. 27 – Rilascio delle autorizzazioni
L’autorità sanitaria competente, entro trenta giorni dal
ricevimento della comunicazione dell’interessato di avvenuto
approntamento dei locali e degli impianti destinati alla
produzione, preparazione, confezionamento e deposito di sostanze
alimentari, rilascia l’autorizzazione di cui all’art. 2 della
legge, previo accertamento dell’osservanza delle disposizioni del
presente regolamento e leggi e regolamenti speciali.
L’autorizzazione di cui al comma precedente deve contenere:
a) il nome o la ragione sociale e la sede dell’impresa;
b) l’indicazione dell’ubicazione dello stabilimento o laboratorio
di produzione, preparazione, confezionamento, o del deposito
all’ingrosso delle sostanze alimentari;
c) l’indicazione delle sostanze alimentari di cui è autorizzata la
produzione, preparazione, confezionamento e detenzione;
d) la dichiarazione di rispondenza dei locali e degli impianti ai
requisiti igienico-sanitari prescritti;
e) l’indicazione degli eventuali marchi depositati e degli estremi
relativi al deposito degli stessi;
f) le altre indicazioni e condizioni ritenute necessarie al fine di
assicurare che le sostanze prodotte siano idonee, sotto il profilo
igienico-sanitario.
L’impresa titolare dell’autorizzazione deve dare comunicazione
all’autorità sanitaria competente di eventuali variazioni degli
elementi di cui alle lettere a) ed e) del precedente comma. Nel
caso di variazione degli elementi di cui alla lettera e) l’impresa
interessata dovrà darne comunicazione all’autorità sanitaria
competente dopo l’avvenuta registrazione e prima del loro impiego.
La variazione degli elementi di cui alle lettere a) ed e) comporta
l’aggiornamento da parte dell’autorità sanitaria competente,
dell’autorizzazione precedentemente rilasciata. Qualora l’impresa
titolare dell’autorizzazione intenda variare taluno degli elementi
di cui alle lettere b) e c), o apportare modifiche ai locali ed
impianti di cui alla lettera d), deve darne preventiva
comunicazione all’autorità sanitaria competente. La variazione
degli elementi di cui alle lettere b) e c) comporta il rilascio di
una nuova autorizzazione. Le modifiche ai locali ed impianti di cui
alla lettera d) possono essere effettuate previo nulla osta
dell’autorità sanitaria competente, da rilasciarsi entro sessanta
giorni dal ricevimento della comunicazione da parte dell’impresa
interessata. Qualora, trascorso il predetto termine, l’autorità
sanitaria non si sia pronunciata, almeno in via interlocutoria il
nulla osta si intende concesso. L’autorità sanitaria competente
annota su apposito registro gli estremi delle autorizzazioni
rilasciate, le variazioni intervenute e gli eventuali provvedimenti
adottati in conseguenza di trasgressioni.
ART. 28 – Requisiti minimi obbligatori per gli stabilimenti e
laboratori di produzione e confezionamento
L’autorità sanitaria competente deve accertare che gli stabilimenti
e i laboratori di produzione, preparazione e confezionamento di cui
all’art. 25, fatti salvi i requisiti stabiliti da leggi o
regolamenti speciali, siano provvisti di locali distinti e
separati:
a) per il deposito delle materie prime;
b) per la produzione, preparazione e confezionamento delle sostanze
destinate all’alimentazione;
c) per il deposito dei prodotti finiti;
d) per la detenzione di sostanze non destinate all’alimentazione.
I locali debbono essere in numero adeguato al potenziale produttivo
ed alle caratteristiche dello stabilimento e del prodotto o dei
prodotti finiti, con separazioni ed attrezzature idonee a garantire
l’igienicità di prodotti in lavorazione. Tutti i locali ai quali si
può accedere dall’interno dello stabilimento o del laboratorio, ivi
compresi i locali adibiti ad abitazione od uffici, sono soggetti ad
accertamento dei requisiti igienico-sanitari. Nel caso di imprese
che effettuano anche la vendita al dettaglio per il consumo è
obbligatorio che le lavorazioni avvengano in banchi diversi da
quelli di vendita, con separazioni ed attrezzature idonee a
garantire l’igienicità dei prodotti.
L’autorità sanitaria può consentire in particolari casi, anche in
relazione alle esigenze tecnologiche del processo produttivo, che i
locali di cui alle lettere a), b), c) e d) siano riuniti in un
unico locale di adeguata ampiezza. L’autorità sanitaria deve
inoltre accertare che i predetti locali siano:
1) costruiti in modo tale da garantire una facile e adeguata
pulizia;
2) sufficientemente ampi, cioè tali da evitare l’ingombro delle
attrezzature e l’affollamento del personale;
3) rispondenti ai requisiti razionali sotto il profilo igienico-
sanitario, con valori microclimatici atti ad assicurare condizioni
di benessere ambientale anche in relazione alle peculiari esigenze
di lavorazione; aerabili – naturalmente o artificialmente – sia per
prevenire eventuali condensazioni di vapore, sia per evitare lo
sviluppo di muffe; con sistema di illuminazione – naturale o
artificiale – tale da prevenire, in ogni caso, la contaminazione
delle sostanze alimentari;
4) con pareti e pavimenti le cui superfici siano in rapporto al
tipo della lavorazione che viene effettuata, facilmente lavabili e
disinfettabili;
5) muniti di dispositivi idonei ad evitare la presenza di roditori,
ed altri animali od insetti;
6) adibiti esclusivamente agli usi cui sono destinati, secondo
quanto indicato nella pianta planimetrica allegata alla domanda di
autorizzazione. Per particolari esigenze di taluni prodotti, quali
i formaggi ed i salumi, nonché i vini, gli aceti, i liquori e le
acquaviti, l’autorità sanitaria competente potrà prescrivere
requisiti diversi da quelli di cui ai precedenti punti 3) e 4)
limitatamente ai locali di conservazione, di stagionatura e di
invecchiamento. Per i depositi di cereali e di prodotti
ortofrutticoli non trasformati potrà derogarsi a quanto previsto
dal precedente n. 4).
Gli stabilimenti elaboratori di produzione devono essere inoltre
provvisti:
a) di impianti, attrezzature ed utensili riconosciuti idonei sotto
profilo igienico-sanitario e costruiti in modo da consentire la
facile, rapida e completa pulizia. Le superfici destinate a venire
a contatto con le sostanze alimentari nelle varie fasi della
produzione, preparazione e confezionamento, debbono essere in
materiale idoneo ai sensi dell’art. 11 della legge e relativi
decreti di attuazione;
b) di depositi o magazzini dotati di attrezzature di refrigerazione
idonee alla sosta delle materie prime o dei prodotti finiti,
qualora la natura ed il tipo di lavorazione degli stessi lo renda
necessario;
c) di acqua potabile in quantità sufficiente allo scopo. Ove non
sia disponibile una quantità sufficiente di acqua potabile si può
ricorrere ad acqua con caratteristiche chimico-fisiche diverse, ma
in ogni caso corrispondenti ai requisiti microbiologici e,
relativamente alle tolleranze ammesse per le sostanze nocive, a
quelli chimici prescritti per le acque potabili. È vietata
l’utilizzazione di tali acque non potabili nel ciclo di lavorazione
delle sostanze alimentari e nella pulizia degli impianti, delle
attrezzature e degli utensili destinati a venire a contatto con
tali sostanze, salvo quanto previsto al successivo art. 29.
L’autorità sanitaria accerterà che le reti di distribuzione interna
delle acque potabili e non potabili siano nettamente separate,
indipendenti e riconoscibili, in modo da evitare possibilità di
miscelazione;
d) di servizi igienici rispondenti alle normali esigenze igienico
sanitarie non comunicanti direttamente con i locali adibiti a
lavorazione, deposito e vendita delle sostanze alimentari. I locali
adibiti a servizi igienici ed il locale antistante dotato di porta
a chiusura automatica, debbono avere pareti e pavimenti costruiti
in materiale impermeabile e facilmente lavabile e disinfettabile.
Ove i procedimenti di lavorazione lo richiedano, deve essere
previsto un numero di lavabi, con comando non manuale
dell’erogazione dell’acqua, facilmente raggiungibili dal luogo di
lavorazione. I gabinetti debbono essere in numero adeguato al
personale addetto alla lavorazione: dotati di acqua corrente in
quantità sufficiente e forniti di vaso a caduta di acqua, di lavabo
con erogazione a comando non manuale (a pedale o con altri
accorgimenti tecnici), con distributori di sapone liquido od in
polvere e con asciugamani elettrici o con asciugamani non
riutilizzabili da cestinare dopo l’uso. Gli spogliatoi devono
essere forniti di armadietti individuali lavabili, disinfettabili e
disinfestabili, a doppio scomparto per il deposito,
rispettivamente, degli indumenti personali e di quelli usati per il
lavoro. Le docce debbono essere di numero adeguato a seconda del
tipo di lavorazione ed al numero di persone addette alla
lavorazione;
e) di dispositivi per lo smaltimento dei rifiuti, rispondenti alle
esigenze dell’igiene sia per lo smaltimento delle acque di rifiuto
industriale e delle acque luride, sia dei rifiuti solidi che
debbono essere rimossi al più presto dalle aree e dai locali di
lavorazione e confezionamento;
f) di contenitori di rifiuti e immondizie, e ove necessario, di
inceneritori od altri mezzi atti ad assicurare lo smaltimento dei
rifiuti stessi, posti a congrua distanza dai locali di lavorazione
in aree opportunamente protette.
I laboratori di produzione, preparazione e confezionamento annessi
agli esercizi di vendita al dettaglio di sostanze alimentari
destinate prevalentemente ad essere vendute nei predetti esercizi,
ancorché muniti di attrezzature, impianti ed utensili in conformità
alle prescrizioni contenute nei regolamenti locali d’igiene, devono
adeguarsi alle disposizioni del presente articolo, in relazione
alle effettive esigenze igieniche dell’attività svolta accertate di
volta in volta dall’autorità sanitaria competente ai sensi
dell’art. 25.
ART. 29 – Norme igieniche per i locali e gli impianti
I locali, gli impianti, le attrezzature e gli utensili di cui agli
articoli precedenti, debbono essere mantenuti nelle condizioni
richieste dall’igiene mediante operazioni di ordinaria e
straordinaria pulizia. Essi, dopo l’impiego di soluzioni detergenti
e disinfettanti, e prima della utilizzazione, debbono essere lavati
abbondantemente con acqua potabile per assicurare l’eliminazione di
ogni residuo.
La corrispondenza delle acque impiegate negli stabilimenti e
laboratori, non provenienti dai pubblici acquedotti, ai requisiti
previsti dall’art. 28 del presente regolamento deve essere
accertata dall’autorità sanitaria competente mediante periodici
controlli, eseguiti dai laboratori provinciali di igiene e
profilassi. Per le particolari esigenze e le caratteristiche di
alcuni settori della produzione, in caso di insufficiente
disponibilità di acqua potabile, può essere ammesso l’uso di altra
acqua, ma comunque rispondente ai requisiti microbiologici e,
relativamente alle tolleranze ammesse per le sostanze nocive, a
quelli chimici prescritti per le acque potabili. Tale acqua potrà
essere utilizzata anche oltre i limiti di impiego di cui al
precedente art. 28 previa autorizzazione della competente autorità
sanitaria.
La stessa autorità sanitaria potrà esonerare da tali obblighi per
le lavorazioni in cui, a causa di particolari necessità
tecnologiche, possa essere giustificato l’impiego di acque non
rispondenti ai requisiti di cui sopra, purché il procedimento
tecnologico assicuri in ogni caso l’assoluta salubrità del prodotto
finito. Nei locali di cui alla lettera d) del primo comma
dell’articolo precedente è consentita la detenzione di sostanze il
cui impiego è determinato da esigenze di manutenzione, disinfezione
e disinfestazione degli impianti e dei locali, nei quantitativi
ragionevolmente necessari per tali usi e sempreché disposizioni
speciali non ne vietino l’uso e la detenzione.
Le materie coloranti, gli additivi ed i coadiuvanti tecnologici
debbono essere custoditi in depositi separati da quelli destinati
alla custodia delle sostanze chimiche e degli utensili usati per la
pulizia e disinfezione.
ART. 30 – Requisiti dei depositi all’ingrosso
I depositi all’ingrosso debbono possedere caratteristiche di
costruzione nonché impianti ed attrezzature tali da soddisfare le
esigenze di una buona conservazione delle sostanze alimentari, in
rapporto alla natura e alle caratteristiche dei prodotti in
deposito. Ai depositi suddetti si estendono, in quanto ricorrano le
condizioni per la loro applicabilità le disposizioni di cui al
precedente art. 28.
ART. 31 – Requisiti degli esercizi di vendita e di somministrazione
di sostanze alimentari e bevande
Gli spacci di vendita ed i banchi di generi alimentari debbono
essere forniti, sia nelle mostre che negli eventuali depositi, di
mezzi idonei ad una adeguata conservazione delle sostanze
alimentari, in rapporto alla loro natura e alle loro
caratteristiche. Nei pubblici esercizi e nelle mense soggette ad
autorizzazione sanitaria ed amministrativa, i locali destinati a
cucina e magazzini, nonché gli impianti ed i servizi, debbono
essere riconosciuti idonei a norma dell’art. 231 del R.D. 27 luglio
1934, n. 1265, modificato dalla legge 16 giugno 1939, n. 1112.
Le apparecchiature, gli utensili, le attrezzature ed i materiali
che comunque sono destinati a venire a contatto con gli alimenti
debbono essere conformi alle norme vigenti. Le norme particolari
concernenti l’igiene degli spacci, delle mescite, delle trattorie e
degli altri esercizi pubblici nei quali vengono manipolate e
somministrate sostanze alimentari, sono stabilite dai regolamenti
comunali d’igiene. I regolamenti medesimi fissano altresì i
requisiti igienici necessari per la vendita promiscua di alimenti.
La vendita ambulante di sostanze alimentari, ove non espressamente
vietata dalle norme vigenti, deve essere effettuata con mezzi
idonei ad assicurare la conservazione igienica delle sostanze
alimentari, in rapporto alla loro natura od alle loro
caratteristiche. Gli alimenti deperibili con copertura, o farciti
con panna e crema a base di uova e latte (crema pasticciera),
yogurt nei vari tipi, bibite a base di latte non sterilizzato,
prodotti di gastronomia con copertura di gelatina alimentare,
debbono essere conservati a temperatura non superiore a +4 gradi C.
Gli alimenti deperibili cotti da consumarsi caldi (quali: piatti
pronti, snacks, polli, etc.) debbono essere conservati da +60 gradi
C a +65 gradi C. Gli alimenti deperibili cotti da consumarsi freddi
(quali: arrosti, roast-beef, etc.), e le paste alimentari fresche
con ripieno debbono essere conservati a temperatura non superiore a
+10 gradi C.
ART. 32 – Distributori automatici o semiautomatici di sostanze
alimentari e bevande
I distributori automatici o semiautomatici di sostanze alimentari e
bevande debbono corrispondere ai seguenti requisiti:
1) essere di facile pulizia e disinfettabili, sia all’interno che
all’esterno, o tali da garantire l’igienicità dei prodotti
distribuiti;
2) avere le superfici destinate a venire a contatto con le sostanze
alimentari, di materiale idoneo ai sensi dell’art. 11 della legge e
resistente alle ripetute operazioni di pulizia e disinfezione;
3) avere le sorgenti interne di calore collocate in modo tale da
non influire negativamente sulla conservazione delle sostanze
alimentari e bevande;
4) avere, salvo quanto previsto da norme speciali, una adeguata
attrezzatura che garantisca la buona conservazione:
delle sostanze alimentari di facile deperibilità ad una temperatura
non superiore a +4 gradi C;
delle sostanze alimentari surgelate ad una temperatura non
superiore a -18 gradi C;
delle bevande e piatti caldi ad una temperatura di +65 gradi C, o
comunque non inferiore a + 60 gradi C, ed avere inoltre un congegno
automatico che blocchi la distribuzione delle sostanze alimentari
quando la temperatura di conservazione si allontani dai limiti
stabiliti;
5) essere collocati in maniera tale da non essere situati in
vicinanza di sorgenti di calore;
6) avere la bocca esterna di erogazione non esposta ad
insudiciamenti od altre contaminazioni.
Ove la natura dell’alimento o della bevanda lo richieda, si deve
provvedere alla sistemazione di recipienti o di portarifiuti che
debbono essere tenuti in buone condizioni igieniche e svuotati o
sostituiti con la necessaria frequenza. Della installazione dei
suddetti distributori deve essere data comunicazione scritta
all’autorità cui spetta l’esercizio della vigilanza igienico-
sanitaria, ai sensi dell’art. 3, comma primo, n. 3), del presente
regolamento.
ART. 33 – Requisiti delle sostanze alimentari e delle bevande poste
in vendita a mezzo di distributori automatici o semiautomatici
Le sostanze alimentari e le bevande poste in vendita a mezzo di
distributori automatici o semiautomatici debbono:
1) essere prodotte in stabilimenti o laboratori provvisti
dell’autorizzazione sanitaria di cui all’art. 25 del presente
regolamento;
2) corrispondere per caratteristiche e requisiti alle rispettive
denominazioni legali, ove previste, o merceologiche che le
caratterizzano e con le quali vengono poste in vendita.
Le imprese responsabili della vendita di sostanze alimentari a
mezzo di distributori automatici e semiautomatici sono tenute ad
accertarsi che le stesse corrispondano ai requisiti igienico-
sanitari previsti dalla legge ed abbiano le caratteristiche
merceologiche proprie del prodotto.
Sui distributori automatici o semiautomatici debbono essere
riportate in lingua italiana, in modo ben leggibile e ben visibile
all’acquirente, per ciascuna delle sostanze alimentari poste in
distribuzione, le indicazioni di cui ai numeri da 1) a 4) dell’art.
64 del presente regolamento, nonché l’indicazione dell’eventuale
presenza di additivi e coloranti, secondo le vigenti disposizioni.
ART. 34 – Idoneità sanitaria del personale addetto al rifornimento
dei distributori
Il personale che effettua il rifornimento dei distributori o che
venga a contatto con le sostanze alimentari poste in distribuzione,
anche se in confezioni chiuse, deve essere in possesso del libretto
di idoneità sanitaria di cui all’art. 37 del presente regolamento.
ART. 35 – Mezzi di lotta contro gli insetti e gli animali nocivi
Nei locali di cui all’art. 2, lettera a), del presente regolamento
debbono essere attuati efficaci mezzi di lotta e di precauzione
contro gli insetti, i roditori ed altri animali nocivi. Tali mezzi
non debbono costituire pericolo di danno anche indiretto per
l’uomo, a causa di contaminazione delle sostanze alimentari.
ART. 36 – Sostanze alimentari deperibili in deposito in stato di
alterazione
Le sostanze alimentari deperibili che si trovino in stato di
alterazione non possono essere tenute in deposito. Tuttavia,
qualora sia dimostrabile l’impegno del fornitore al loro ritiro,
ovvero l’assolvimento degli obblighi previsti da disposizioni
speciali in materia, tali sostanze debbono essere tenute in locali,
o parti di locali, separati da quelli di conservazione delle
sostanze alimentari, destinate alla vendita o somministrazione. Le
suddette sostanze debbono essere contraddistinte da cartelli
indicanti la destinazione al ritiro da parte del fornitore.
ART. 37 – Libretto di idoneità sanitaria
Il personale addetto alla produzione, preparazione, manipolazione e
vendita di sostanze alimentari ivi compresi il conduttore
dell’esercizio e i suoi familiari che prestino attività, anche a
titolo gratuito, nell’esercizio stesso – destinato anche
temporaneamente od occasionalmente a venire in contatto diretto o
indiretto con le sostanze alimentari, deve essere munito del
libretto di idoneità sanitaria previsto dall’art. 14 della legge,
rilasciato dall’autorità sanitaria del comune di residenza,
competente ai sensi dell’art. 3, comma primo, n.3), del presente
regolamento, previa visita medica ed accertamenti idonei a
stabilire che il richiedente non sia affetto da una malattia
infettiva contagiosa o da malattia comunque trasmissibile ad altri,
o sia portatore di agenti patogeni. Il libretto di idoneità
sanitaria distribuito al sensi del successivo art. 40 ha validità
un anno che permane anche in caso di trasferimento del titolare da
un comune all’altro. Per il rilascio del libretto di idoneità
sanitaria, nel caso che il lavoratore provenga da altro comune,
deve essere prodotta una dichiarazione della competente autorità
del comune di provenienza, attestante che all’interessato non era
stato rilasciato in precedenza ovvero era stato negato, e per quali
motivi, il libretto di idoneità sanitaria. Presso il comune che
rilascia il libretto di idoneità sanitaria è istituito apposito
schedario tenuto costantemente aggiornato. L’autorità sanitaria
competente ai sensi dell’art. 3, comma primo, n. 3), del presente
regolamento, può disporre in ogni momento accertamenti sullo stato
sanitario del personale di cui al primo comma del presente articolo
e adottare i provvedimenti che ritenga necessari ai fini della
tutela della salute pubblica.
ART. 38 – Vaccinazioni del personale
Il personale di cui all’articolo precedente deve essere sottoposto
alla vaccinazione antitifico-paratifica, nonché ad ogni altro
trattamento di profilassi che sia ritenuto necessario dall’autorità
sanitaria competente, a salvaguardia della salute pubblica.
ART. 39 – Accertamenti sanitari preventivi
Le visite mediche per il rilascio del libretto di idoneità
sanitaria, quello di rinnovo, come pure quelle eseguite nell’ambito
dell’attività di controllo, sono effettuate dai medici in servizio
presso le unità sanitarie locali. Per le indagini e gli
accertamenti microbiologici, sierologici, radiologici e per ogni
altro accertamento ritenuto necessario a completamento della visita
per il rilascio del libretto e di quello successivo di rinnovo o
controllo, l’autorità sanitaria competente si avvale dei servizi
sanitari comunali o provinciali, che sono tenuti ad eseguire gli
accertamenti e le indagini richieste o a verificarne i risultati.
ART. 40 – Caratteristiche del libretto di idoneità sanitaria
Il libretto di idoneità sanitaria, redatto secondo il modello E
allegato al presente regolamento, viene distribuito gratuitamente
entro un anno dall’entrata in vigore del presente regolamento. Nel
libretto debbono essere annotati:
a) la data e i risultati della prima visita di accertamento e delle
indagini complementari a tale scopo eseguite;
b) la data e i risultati delle visite mediche di controllo o per il
rinnovo del libretto nonché delle relative indagini complementari;
c) la data delle vaccinazioni obbligatorie e facoltative praticate,
il tipo di vaccino usato, la via di somministrazione e le eventuali
reazioni.
ART. 41 – Prescrizioni supplementari e garanzie richieste in caso
di malattia del personale
I libretti di idoneità sanitaria del personale debbono essere
conservati sul posto di lavoro a cura del titolare o conduttore
dell’esercizio, il quale ha altresì l’obbligo di presentarli ad
ogni i richiesta degli organi di vigilanza. I titolari o conduttori
dell’esercizio hanno l’obbligo di segnalare immediatamente
all’autorità sanitaria i casi sospetti di malattie infettive e
contagiose del personale dipendente per l’adozione degli eventuali
provvedimenti conseguenziali, ivi compresa l’eventuale sospensione
dell’attività lavorativa. I titolari o conduttori dell’esercizio
hanno altresì l’obbligo di richiedere al personale assentatosi per
causa di malattia per oltre cinque giorni il certificato medico dal
quale risulti che il lavoratore non presenta pericolo di contagio
dipendente dalla malattia medesima. A tal fine, i medici curanti od
i medici di cui all’art. 5, terzo comma, legge 20 maggio 1970 n.
300, sono tenuti a rilasciare l’attestazione sopra richiesta.
ART. 42 – Igiene, abbigliamento e pulizia del personale
Negli stabilimenti industriali e nei laboratori di produzione il
personale di cui al primo comma dell’art. 37 deve indossare tute o
sopravesti di colore chiaro, nonché idonei copricapo che contengano
la capigliatura. Il personale addetto alla preparazione,
manipolazione e confezionamento di sostanze alimentari negli
esercizi di vendita deve indossare adeguata giacca o sopraveste di
colore chiaro, nonché idoneo copricapo che contenga la
capigliatura. Le tute, le giacche, le sopravesti e i copricapo
debbono essere tenuti puliti; inoltre, il personale deve curare la
pulizia della propria persona e in particolare delle mani e deve
eseguire il proprio lavoro in modo igienicamente corretto.
L’autorità sanitaria può disporre particolari misure per
determinate lavorazioni ed in casi specifici.
ART. 43 – Idoneità igienico-sanitaria dei mezzi di trasporto di
sostanze alimentari in genere
Il trasporto delle sostanze alimentari deve avvenire con mezzo
igienicamente idoneo e tale da assicurare alle medesime una
adeguata protezione, in relazione al genere delle sostanze
trasportate, evitando ogni causa di insudiciamento o altro danno
che possa derivare alle sostanze alimentari trasportate dagli
agenti atmosferici o da altri fattori ambientali. È fatto obbligo
di provvedere alla pulizia del mezzo di trasporto adoperato, in
materia tale che dal medesimo non derivi insudiciamento o
contaminazione alle sostanze alimentari trasportate. È vietata la
promiscuità di carico di sostanze alimentari con altre sostanze
alimentari od anche non alimentari che possano modificare le
caratteristiche dei prodotti o possano comunque inquinarli, salvo
che si faccia uso di confezioni o imballaggi atti ad evitare
qualsiasi contaminazione o insudiciamento. Ai fini e secondo la
procedura del presente regolamento, l’esercizio della vigilanza
igienico-sanitaria sui mezzi di trasporto in circolazione sulla
rete dell’Amministrazione delle ferrovie dello Stato è affidato al
servizio sanitario dell’amministrazione medesima.
ART. 44 – Autorizzazione sanitaria preventiva dei mezzi adibiti al
trasporto terrestre
Sono soggetti ad autorizzazione sanitaria:
a) le cisterne e gli altri contenitori adibiti al trasporto delle
sostanze alimentari sfuse a mezzo di veicoli;
b) i veicoli adibiti al trasporto degli alimenti surgelati per la
distribuzione ai dettaglianti;
c) i veicoli adibiti al trasporto delle carni fresche e congelate e
dei prodotti della pesca freschi e congelati.
L’autorizzazione viene rilasciata:
1) dall’organo della regione, o delle province autonome di Trento e
di Bolzano, competente secondo il rispettivo ordinamento in materia
medica, per le cisterne e gli altri contenitori di cui alla lettera
a) e per i veicoli di cui alla lettera b);
2) dall’organo della regione, o delle province autonome di Trento e
di Bolzano, competente secondo il rispettivo ordinamento in materia
veterinaria, per i veicoli di cui alla lettera c). Per i veicoli
adibiti al trasporto nel solo ambito del territorio comunale
l’autorizzazione viene rilasciata dall’autorità sanitaria
competente ai sensi dell’art. 3, comma primo, n. 3), del presente
regolamento. È fatto salvo quanto diversamente previsto, per i
trasporti di carni nell’ambito del territorio comunale, dalle
disposizioni speciali del regio decreto 20 dicembre 1928, n. 3298,
e successive modificazioni. La competenza territoriale al rilascio
dell’autorizzazione di cui al presente articolo è determinata in
relazione alla residenza del proprietario del veicolo risultante
dall’iscrizione al pubblico registro automobilistico. Le
disposizioni del presente articolo non si applicano ai mezzi di
trasporto in circolazione sulla rete dell’Amministrazione delle
ferrovie dello Stato.
ART. 45 – Presentazione delle domande per il rilascio delle
autorizzazioni preventive dei mezzi adibiti al trasporto
Le domande per il rilascio dell’autorizzazione di cui al precedente
articolo debbono contenere:
a) il nome o la ragione sociale e la sede dell’impresa;
b) gli estremi d’identificazione del veicolo;
c) l’indicazione delle sostanze alimentari al cui trasporto si
intende destinare il veicolo;
d) l’indicazione dei luoghi ove di norma l’impresa ricovera il
veicolo ai fini delle operazioni di lavaggio, disinfezione e
disinfestazione.
Le domande debbono essere corredate da una dichiarazione della
ditta costruttrice attestante che i materiali impiegati, se
destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari
trasportate, sono conformi ai requisiti di legge. Le domande
relative ai veicoli già in esercizio per trasporto alimentare
possono non essere corredate dalla dichiarazione di cui al comma
precedente. La disposizione si estende anche ai mezzi di trasporto
prodotti nei sei mesi successivi all’entrata in vigore del presente
regolamento.
ART. 46 – Validità o registrazione delle autorizzazioni sanitarie
L’autorizzazione, rilasciata ai sensi del precedente art. 44, è
valida per due anni dalla data del rilascio. Le autorità sanitarie
annotano su apposito registro gli estremi delle autorizzazioni
rilasciate, le variazioni concernenti l’idoneità sanitaria delle
cisterne e dei contenitori e gli eventuali provvedimenti adottati
in conseguenza di trasgressioni.
Un elenco delle autorizzazioni revocate o non rinnovate, corredato
di tutti gli elementi necessari all’identificazione del veicolo,
delle cisterne o del contenitore e del luogo di abituale custodia,
viene inviato semestralmente, in duplice copia, al Ministero della
sanità.
ART. 47 – Mantenimento dell’idoneità igienico-sanitaria dei mezzi
di trasporto
Il trasportatore è tenuto a mantenere il veicolo nella condizione
di idoneità di cui all’art. 43 e a sospenderne l’utilizzazione in
caso di inidoneità. L’autorità sanitaria ove accerti direttamente e
a mezzo degli organi di vigilanza che il veicolo non è più idoneo
al trasporto delle sostanze alimentari specificate
nell’autorizzazione sanitaria, provvede all’immediato ritiro
dell’autorizzazione stessa, dandone notizia al comando di polizia
stradale della provincia in cui è stata rilasciata.
ART. 48 – Requisiti delle cisterne e dei contenitori
Le cisterne ed i contenitori adibiti al trasporto di sostanze
alimentari debbono avere:
1) rivestimento interno costruito con materiale che risponda ai
requisiti specifici previsti dall’art. 11 della legge e dei
relativi decreti di attuazione;
2) serbatoio ad unico o più scomparti, costruito con pareti interne
ad angoli o spigoli smussati, o raccordati in modo che le
operazioni di lavaggio e disinfezione si possano eseguire
agevolmente e l’acqua di lavaggio possa fuoriuscire senza ristagni;
3) apertura che consenta un facile accesso all’interno;
4) portelli con idonee guarnizioni a tenuta;
5) quando necessario, protezione termica e se del caso verniciatura
esterna metallizzata;
6) attacchi di carico e scarico ed ogni altro accessorio utilizzato
per dette operazioni facilmente smontabili, in modo da poter essere
sottoposti senza difficoltà al lavaggio e alla disinfezione.
Le cisterne ed i contenitori asportabili ed hntercambiabili debbono
essere punzonati o recare un contrassegno metallico inasportabile
con gli estremi dell’attestazione di idoneità. Dopo ogni scarico e
prima di ogni carico, le cisterne e i contenitori debbono essere
sottoposti alle operazioni di pulizia e disinfezione con mezzi
idonei, seguite da lavaggio con acqua potabile. Le cisterne ed i
contenitori non possono essere impiegati per il trasporto di
sostanze diverse da quelle indicate nell’autorizzazione rilasciata
ai sensi dell’art. 44. Copia dei verbali compilati per le
infrazioni alle norme di cui sopra deve essere trasmessa
all’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione. Qualora le norme
tecniche internazionali concordate in sede interferroviaria
prevedano idonei requisiti igienico-sanitari, ai trasporti
ferroviari si applicano le norme medesime.
ART. 49 – Requisiti dei mezzi di trasporto delle carni dei prodotti
ittici
I veicoli destinati al trasporto delle carni debbono essere a
chiusura ermetica e debbono:
a) avere le pareti interne ed ogni parte che possa venire a
contatto con le carni in materiali resistenti alla corrosione e
rispondenti ai requisiti previsti dalle vigenti disposizioni.
Inoltre le pareti debbono essere lisce e di facile pulizia e
disinfezione con angoli e spigoli arrotondati;
b) essere muniti, per il trasporto delle carcasse, mezzene e
quarti, di dispositivi di sospensione in materiali resistenti alla
corrosione, fissati ad altezza tale che le carni non tocchino il
pavimento; salvo che non si tratti di carni confezionate o
provviste di imballaggio. I veicoli o mezzi adibiti al trasporto
dello carni non possono essere usati per il trasporto di animali
vivi. Inoltre nessuna altra merce può essere trasportata
contemporaneamente alle carni in uno stesso veicolo, tranne che si
tratti di carni confezionate e poste in appositi contenitori. Per
il trasporto delle carni dei volatili, dei conigli allevati e della
selvaggina si applicano le disposizioni di cui all’art. 11 del
decreto del Presidente della Repubblica 10 agosto 1972, n. 967. Le
frattaglie ed i visceri debbono essere trasportati in recipienti
costruiti con materiali rispondenti ai requisiti stabiliti
dall’art. 11 della legge e dai relativi decreti di attuazione.
Le trippe, in caso di trasporto promiscuo, debbono essere altresì
lavate e semicotte o cotte. I veicoli destinati al trasporto dei
prodotti della pesca debbono essere a chiusura ermetica e possedere
oltre ai requisiti di cui al primo comma, lettera a), del presente
articolo, dispositivi atti ad assicurare la raccolta dell’acqua di
fusione del ghiaccio ed evitarne il ristagno sul pavimento. Al
trasporto dei prodotti della pesca si applicano le prescrizioni di
cui al precedente quarto comma. La pulizia e la disinfezione dei
veicoli adibiti al trasporto delle carni e dei prodotti della pesca
deve aver luogo al più presto dopo ultimato lo scarico. Qualora le
norme tecniche internazionali concordate in sede interferroviaria
prevedano idonei requisiti igienico sanitari, ai trasporti
ferroviari si applicano le norme medesime.
ART. 50 – Idoneità igienico-sanitaria dei veicoli e dei contenitori
impiegati per i trasporti di sostanze alimentari, immatricolati
all’estero
Ferma restando l’applicazione delle norme tecniche concordate in
sede internazionale, le disposizioni del presente regolamento si
applicano anche ai veicoli ed ai contenitori provenienti
dall’estero impiegati per il trasporto di sostanze alimentari. I
mezzi di trasporto di cui al comma precedente possono transitare
attraverso i posti di confine dietro esibizione di attestato
rilasciato dall’autorità competente del Paese di origine, dal quale
risulti l’idoneità igienico-sanitaria del veicolo o contenitore.
Nel caso che la legislazione del Paese di provenienza del veicolo o
contenitore, pur dettando prescrizioni specifiche analoghe a quelle
previste nel presente regolamento, non preveda ne consenta il
rilascio dell’attestato di cui al precedente comma, l’impresa
estera di trasporto può chiedere tale attestazione al Ministero
della sanità che la rilascia direttamente o attraverso un organo da
esso delegato previo esame comparato delle rispettive legislazioni.
Nel caso che la legislazione del Paese di provenienza del veicolo o
contenitore non stabilisca requisiti specifici di carattere
igienico-sanitario, l’attestazione può essere rilasciata dal
Ministero della sanità direttamente o attraverso un organo da esso
delegato previo esame di documentata domanda dell’impresa estera di
trasporto.
ART. 51 – Temperatura delle sostanze alimentari durante il
trasporto
Il trasporto delle sostanze alimentari elencate nell’allegato C al
presente regolamento deve essere effettuato con modalità atte a
garantire il mantenimento delle condizioni di temperatura fissate
nell’allegato stesso. Il Ministro della sanità, sentito il
Consiglio superiore di sanità, può aggiornare con proprio decreto
l’allegato di cui al precedente comma.
ART. 52 – Sostanze alimentari per cui sono prescritte, ai fini del
trasporto, specifiche dichiarazioni di scorta
Il Ministro della sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità,
stabilisce con proprio decreto l’elenco delle sostanze alimentari
per il trasporto delle quali, in considerazione di particolari
esigenze di natura igienico-sanitaria, è necessario adottare le
misure che seguono. Le sostanze alimentari di cui al precedente
comma devono essere accompagnate da una dichiarazione o altro
documento equipollente del venditore o dello spedizioniere nella
quale sono indicati:
1) il nome o la ragione sociale e il domicilio o la sede del
venditore o dello spedizioniere;
2) il nome o la ragione sociale e il domicilio o la sede del
destinatario;
3) la località di destinazione;
4) l’indicazione precisa delle sostanze alimentari trasportate ed
il loro quantitativo;
5) la dichiarazione che le sostanze alimentari sono conformi alle
norme vigenti. La dichiarazione di cui al precedente comma deve
essere esibita ad ogni richiesta degli organi di vigilanza e
consegnata a fine viaggio al destinatario che è tenuto a
conservarla per almeno trenta giorni a disposizioni dei predetti
organi di vigilanza. Nel caso di tentata vendita all’ingrosso,
nella dichiarazione di cui sopra sono omesse le indicazioni
previste ai punti 2) e 3) e che sono sostituite dalla indicazione
che la merce è destinata alla tentata vendita.
L’incaricato della vendita è tenuto a comunicare entro dieci giorni
al fornitore il nome o la ragione sociale, la sede, il domicilio
dell’acquirente e la località di consegna o, nel caso in cui la
tentata vendita non sia conclusa, delle persone alle quali è stata
effettuata la consegna. Il fornitore è tenuto a conservare per
almeno sessanta giorni tale comunicazione.
ART. 53 – Sequestro, durante il trasporto, di sostanze alimentari
potenzialmente nocive
Qualora gli organi di vigilanza, a seguito dei controlli effettuati
sui trasporti delle sostanze alimentari, rilevino che le sostanze
stesse non rispondano ai requisiti della legge o di norme e
regolamenti speciali e vi siano ragionevoli sospetti di pericolo
per la salute pubblica, l’autorità sanitaria può disporre il
sequestro delle sostanze alimentari trasportate con l’osservanza
delle disposizioni di cui al quarto comma dell’art. 20 del presente
regolamento. L’eventuale trasferimento delle sostanze poste sotto
sequestro deve avvenire sotto scorta sanitaria.
A tal fine, l’autorità sanitaria dispone che il mezzo venga
accompagnato dal personale sanitario di cui all’ultimo comma
dell’art. 3, all’uopo incaricato con l’ordine di servizio di cui
nel successivo comma. Detto personale è responsabile della
regolarità del trasferimento delle sostanze alimentari poste sotto
sequestro e dell’ottemperanza alle norme che verranno impartite al
riguardo con speciale ordine di servizio, dall’autorità che ha
disposto il sequestro ed il trasferimento delle sostanze predette.
L’ordine di servizio deve essere redatto in quattro copie, una
delle quali viene rilasciat` al trasportatore, una viene trattenuta
dall’autorità sanitaria che ha disposto il trasferimento delle
sostanze sotto scorta sanitaria e le altre vengono consegnate,
all’inizio del servizio, al personali di scorta. Su queste due
copie debbono essere annotati a cura del predetto personale gli
eventuali inconvenienti verificatisi durante il trasferimento.
Una delle due copie, che debbono essere firmate dall’autorità
sanitaria destinataria per la presa in consegna delle sostanze
alimentari sequestrate, viene rilasciata al personale di scorta, la
restituzione all’autorità sanitari che ha posto il servizio e la
seconda viene trattenuta l’autorità sanitaria destinataria.
L’autorità sanitaria territorialmente competente riguardo alla
località di destinazione delle sostanze alimentari poste sotto
sequestro verrà immediatamente informata del trasferimento le
sostanze stesse, da parte dell’autorità sanitaria che ha disposto
il sequestro ed il trasferimento ed è, a sua volta, tenuta ad
informare quest’ultima degli ulteriori provvedimenti adottati.
ART. 54 – Confezioni delle materie coloranti –
Le materie coloranti indicate nell’elenco di cui all’art. 10 della
legge, destinate ad essere impiegate nella colorazione delle
sostanze alimentari, debbono essere poste in commercio in
confezioni chiuse all’origine su cui debbono essere riportate le
seguenti indicazioni:
a) nome o ragione sociale e sede della ditta produttrice o
confezionatrice e sede dello stabilimento di produzione o
confezionamento; oppure, ove trattisi di prodotti fabbricati
nell’ambito della C.E.E., il nome o ragione sociale e la sede della
ditta commerciale responsabile dell’immissione in commercio del
prodotto, individuata in base alla legislazione dello Stato membro
della C.E.E.;
b) la dicitura “colorante” da aggiungere alle sostanze alimentari
per le quali ne è sentito l’impiego, oppure “per sostanze
alimentari (uso limitato)”;
c) la denominazione dei coloranti secondo la nomenclatura indicata
nell’elenco di cui al citato art. 10 della legge;
d) il peso netto.
ART. 55 – Sostanze alimentari trattate con materie coloranti
Le sostanze alimentari colorate debbono recare sulla confezione e,
se vendute sfuse, sull’apposito cartello di cui all’art. 66 del
presente regolamento denominante le sostanze alimentari, la
dicitura: “colorato con…” seguita dalla denominazione o dalla
corrispondente sigla della sostanza colorante, secondo la
nomenclatura riportata nei decreti ministeriali di cui all’art. 10
della legge. L’osservanza dell’obbligo stabilito dal comma
precedente esime dall’osservanza degli obblighi concernenti
l’indicazione della colorazione stabilita da altre norme
regolamentari.
ART. 56 – Sostanze naturali che esplicano un dffetto colorante
secondario
Le disposizioni previste dagli articoli 54 e 55 del presente
regolamento non si applicano alle sostanze naturali dotate di
proprietà aromatiche, saporose o nutritive che esplicano un effetto
colorante secondario quali la paprica, la curcuma, lo zafferano e
il legno di sandalo. L’aggiunta di tali sostanze deve essere
indicata tra gli ingredienti sulla confezione o su etichetta
appostavi e, nel caso di sostanze alimentari vendute sfuse,
sull’apposito cartello di cui al successivo art. 66 denominante le
sostanze alimentari, secondo le modalità e nei casi previsti dal
terzo e quarto comma dell’art. 63 del presente regolamento.
ART. 57 – Impiego di ingredienti e di semilavorati colorati nella
preparazione di sostanze alimentari composte
Nella preparazione di prodotti alimentari risultanti dalla
mescolanza di più sostanze possono essere impiegate sostanze
colorate a norma di legge anche quando non è autorizzata la
colorazione del prodotto alimentare finito, purché non si determini
la colorazione di massa del prodotto stesso. I semilavorati
destinati alla preparazione di sostanze alimentari di cui è ammessa
la colorazione possono essere colorati, fermo restando per essi
quanto stabilito dal precedente art. 55.
ART. 58 – Impiego di additivi chimici autorizzati nella produzione
di sostanze alimentari
Con decreto emanato ai sensi dell’art. 22 della legge il Ministro
della sanità stabilisce apposite norme per l’impiego di additivi
chimici autorizzati, in particolare per quanto riguarda le miscele
degli stessi, le mescolanze di additivi chimici con diluenti e
solventi, supporti, sostanze alimentari, nonché il loro impiego nei
semilavorati.
Fino a quando non saranno emanate le disposizioni di cui al comma
precedente e per quanto non previsto dal presente regolamento in
materia di impiego degli additivi chimici, si fa rinvio al D.M. del
31 marzo 1965, e successive modificazioni, in materia di disciplina
di additivi chimici consentiti nella preparazione e per la
conservazione di sostanze alimentari.
ART. 59 – Autorizzazione alla produzione, al commercio e deposito
all’ingrosso di additivi chimici
La produzione, il commercio ed il deposito all’ingrosso di additivi
chimici per uso alimentare sono soggetti ad autorizzazione
sanitaria. L’autorizzazione alla produzione è rilasciata dal
Ministero della sanità. Le autorizzazioni al commercio e al
deposito all’ingrosso sono rilasciate, rispettivamente,
dall’autorità di cui all’art. 3, comma primo, n. 2), e
dall’autorità di cui all’art. 3, comma primo, n. 3), del presente
regolamento. Le autorizzazioni di cui ai precedenti commi vengono
rilasciate previo sopralluogo inteso ad accertare l’idoneità degli
impianti, delle attrezzature e dei locali all’esercizio,
rispettivamente, delle attività di produzione, commercio e deposito
delle sostanze alle quali si riferisce l’istanza. Il rilascio
dell’autorizzazione alla produzione di additivi chimici per uso
alimentare è subordinato, inoltre, alla disponibilità, da parte del
richiedente, di un idoneo laboratorio per il controllo analitico
delle caratteristiche prescritte dai decreti ministeriali di cui
all’art. 22 della legge, per le sostanze alle quali l’istanza si
riferisce, ovvero all’esistenza di una convenzione stipulata con
idoneo laboratorio di analisi per il controllo periodico della
produzione. È esentato dall’obbligo di disporre di un laboratorio,
proprio o convenzionato, chi procede esclusivamente all’estrazione
di olii essenziali nonché di aromi naturali dalle piante o loro
parti sotto forma di infusi o distillati acquosi od idroalcoolici.
ART. 60 – Domande di autorizzazione
Le domande intese ad ottenere le autorizzazioni di cui all’articolo
precedente debbono contenere:
a) il nome o la ragione sociale e la sede dell’impresa;
b) l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o
dell’ubicazione dei locali destinati al commercio o deposito
all’ingrosso degli additivi;
c) l’indicazione degli additivi che si intende produrre,
commerciare o detenere in deposito, secondo la denominazione
prevista dai decreti di cui all’art. 22 della legge.
Le domande debbono, inoltre essere corredate dalla pianta
planimetrica dei locali, SU SCALA 1:100.
ART. 61 – Indicazioni per le confezioni di additivi
Gli additivi chimici debbono essere posti in commercio in
confezioni chiuse all’origine sulle quali sono riportate, salvo
deroghe previste da altre norme, le seguenti indicazioni:
a) il nome o la ragione sociale e la sede dell’impresa produttrice
o confezionatrice e la sede dello stabilimento di produzione,
preparazione e confezionamento; oppure, ove si tratti di prodotti
fabbricati in altri Paesi della C.E.E., il nome o la ragione
sociale e la sede dell’impresa commerciale responsabile
dell’immissione in commercio del prodotto, individuato in base alla
legislazione dello Stato membro della C.E.E. in cui essa risiede;
b) la dicitura “additivo” da aggiungere solo alle sostanze
alimentari per le quali ne è consentito l’impiego, oppure la
dicitura “per alimenti (uso limitato)”;
c) la indicazione del gruppo di appartenenza, seguita dalla
denominazione chimica o dalla corrispondente sigla, secondo la
nomenclatura riportata nei decreti di cui all’art. 22 della legge
e, nel caso di miscele, anche le relative percentuali;
d) il peso netto. Le indicazioni di cui alla lettera c) vengono
stabilite, per gli aromi, dai decreti ministeriali emanati ai sensi
dell’art. 22 della legge.
ART. 62 – Indicazioni per le sostanze alimentari trattate con
additivi chimici
Salvo quanto previsto nei decreti del Ministro della sanità emanati
ai sensi dell’art. 22 della legge, le sostanze alimentari trattate
con gli additivi chimici o che, comunque li contengano, debbono
recare sulla confezione o, se venduti sfusi, sull’apposito cartello
di cui all’art. 66 del presente regolamento, denominante la
sostanza alimentare, oltre alle indicazioni di cui all’art. 64,
anche l’indicazione del gruppo funzionale di appartenenza
dell’additivo (es. conservativi, antiossidanti, ecc.) seguito dalla
denominazione o dalla corrispondente sigla secondo la nomenclatura
riportata nei predetti decreti.
È fatto divieto di adoperare o aggiungere denominazioni differenti
da quelle con le quali gli additivi figurano nell’apposito elenco.
Le indicazioni di cui al primo comma non sono obbligatorie per i
prodotti disciplinati dal decreto del Presidente della Repubblica
12 febbraio 1965, n. 162, contenente norme per la repressione delle
frodi nella preparazione e nel commercio dei mosti, vini ed aceti.
ART. 63 – Disposizioni particolari per le sostanze aromatizzanti
naturali o artificiali
Nell’autorizzazione di cui all’art. 25 del presente regolamento è
compresa la facoltà di estrarre con mezzi fisici aromi naturali da
parte delle imprese alimentari che utilizzano i detti aromi
unicamente nella produzione degli alimenti e bevande di propria
produzione. In tal caso la domanda di cui all’art. 26 del presente
regolamento deve contenere anche le indicazioni previste dal
precedente art. 59, quinto ed ultimo comma. Le sostanze
aromatizzanti di cui al precedente comma possono essere impiegate
sia singolarmente che in miscela. Le sostanze alimentari
aromatizzate debbono riportare sulla confezione o sul cartello di
cui all’art. 66, denominante la sostanza alimentare allo stato
sfuso, la dicitura “aromi naturali” e/ o “aromi artificiali”, a
caratteri leggibili e indelebili, senza obbligo di specificare la
sostanza aromatizzante. Nel caso dell’aromatizzazione complementare
prevista dalle norme vigenti la dicitura “aromi naturali” non è
obbligatoria per i liquori i vini aromatizzati e le bevande
disciplinate dal regolamento approvato con il D.P.R. 19 maggio
1958, n. 719, e per le acquaviti.
TITOLO II
PRESCRIZIONI PER LE ETICHETTE DELLE SOSTANZE ALIMENTARI
ART. 64 – Indicazioni obbligatorie per le sostanze alimentari
confezionate
Le sostanze alimentari poste in commercio in confezioni debbono
riportare sulla confezione o su etichetta saldamente appostavi le
seguenti indicazioni:
1) denominazione legale, ove prevista, o merceologica, che
caratterizza il prodotto; nel caso di prodotti tipici regionali o
esteri, anche se di produzione nazionale, che non abbiano una
corrispondente denominazione italiana è consentito riportare la
denominazione originaria;
2) nome o ragione sociale o marchio depositato dall’impresa
produttrice o dall’impresa confezionatrice;
3) sede dello stabilimento di produzione e di confezionamento o di
solo confezionamento; nel caso in cui l’impresa disponga di più
stabilimenti, situati in località diverse, è consentito indicare
sull’etichetta tutti gli stabilimenti purché quello effettivo di
produzione e di confezionamento venga evidenziato mediante
punzonatura o altro segno particolare; nel caso dell’impresa che
provvede alla distribuzione e vendita di sostanze alimentari
prodotte da terzi per suo conto deve essere indicato anche
l’indirizzo dello stabilimento di produzione e confezionamento;
4) gli ingredienti, in ordine decrescente, determinato in base alla
quantità rispettivamente ponderale o volumetrica dei singoli
ingredienti impiegati a seconda che il contenuto sia espresso in
peso o volume;
5) in quantitativo netto in peso o volume espresso in base al
sistema metrico decimale indicato con maggiore ed immediata
evidenza rispetto a quelli impiegati per l’indicazione dei singoli
ingredienti. Salvo quanto previsto da norme speciali, ai fini della
prescrizione di cui al precedente punto 5), sulle confezioni di
prodotti alimentari ai quali siano stati aggiunti i liquidi di
governo, l’indicazione del contenuto netto complessivo deve essere
accompagnata da quella del peso del prodotto sgocciolato.
Si intende per liquido di governo quello di copertura
ordinariamente non destinato alla consumazione. Le indicazioni di
cui ai numeri 3), 4) e 5) del primo comma possono essere omesse
quando si tratta di confezioni di sostanze alimentari non destinate
alla vendita al dettaglio purché risultino nei documenti di vendita
e di consegna; dette indicazioni debbono risultare dai documenti di
vendita e di consegna, anche nel caso dei prodotti alimentari non
confezionati, oggetto di commercio internazionale o di scambio tra
produttori e utilizzatori professionali che vengono venduti al
dettaglio previa trasformazione e frazionamento. In entrambi i casi
l’eventuale presenza di additivi deve risultare dai documenti di
accompagnamento.
L’indicazione del peso (o volume) netto non è obbligatoria per i
prodotti destinati alla vendita al dettaglio a peso, purché sugli
involucri sia riportata la dizione “da vendersi a peso”. La
denominazione legale costituisce denuncia di ingredienti. Le
indicazioni di cui al punto 1) del presente articolo debbono essere
riportate di seguito, con caratteri di dimensioni uniformi. Tutte
le indicazioni obbligatorie debbono essere riportate sulla
confezione o sull’etichetta in lingua italiana ed in modo ben
visibile, con caratteri facilmente leggibili ed indelebili salvo
quanto previsto al punto 1) del presente articolo. Le indicazioni
richieste specificamente da leggi o regolamenti speciali debbono
essere riportate quando non costituiscono indicazioni equipollenti
a quelle prescritte dal presente regolamento. Gli imballaggi di
qualsiasi specie, anche se comprendenti una singola unità di
vendita al dettaglio e contenenti prodotti confezionati eterogenei,
possono non riportare le indicazioni previste nel presente
articolo, purché esse figurino sulle singole confezioni dei
prodotti contenuti. I prodotti omogenei confezionati contenuti in
unico imballaggio costituente una singola unità di vendita al
dettaglio possono non riportare le predette indicazioni, purché
esse figurino sull’imballaggio stesso. L’indicazione del peso netto
può essere riferita al contenuto complessivo della unità di
vendita.
ART. 65 – Indicazione della data di confezionamento per talune
sostanze alimentari
Le sostanze alimentari elencate nell’allegato B al presente
regolamento, oltre alle indicazioni di cui all’articolo precedente,
debbono riportare la data di confezionamento in chiaro, riferita a
giorno, mese ed anno, se incluse nella sezione I, o riferita
soltanto a mese ed anno, se incluse nella sezione II di tale
allegato.
ART. 66 – Indicazioni obbligatorie per le sostanze alimentari sfuse
o poste in vendita in confezioni non più integre
Le sostanze alimentari non confezionate vendute allo stato sfuso e
quelle confezionate all’origine la cui confezione non sia più
integra, debbono essere munite di apposito cartello in cui siano
riportate le indicazioni di cui ai punti da 1) a 4) del primo comma
dell’art. 64. Tale cartello deve essere tenuto bene in vista,
possibilmente applicato al recipiente contenente la sostanza
alimentare cui si riferisce, e le varie indicazioni obbligatorie
debbono figurare in lingua italiana, a caratteri ben leggibili e
indelebili. Le confezioni non superiori a g 40 possono riportare la
sola indicazione del nome o ragione sociale del produttore, o il
marchio depositato, sempreché sul loro contenitore figurino le
indicazioni previste per i prodotti confezionati.
ART. 67 – Tolleranza di peso o volume
Nella determinazione del peso o del volume sono fatte salve le
tolleranze relative al contenuto previste da leggi e regolamenti
speciali per determinate sostanze, nonché quelle previste per pesi,
misure, bilance e riempitrici automatiche.
Qualora in sede di analisi sia emersa una deficienza di peso o
volume rispetto al dichiarato, il relativo controllo, ai fini
dell’accertamento di una eventuale violazione dell’art. 8 della
legge, deve essere effettuato, salvo il caso previsto al quarto
comma del presente articolo, su una campionatura da prelevarsi in
fabbrica o presso esercizi pubblici diversi, formata da dieci
confezioni dello stesso tipo, qualora si tratti di confezioni di
peso o volume non superiore a g 250 o ml 250, da cinque confezioni
dello stesso tipo, qualora si tratti di confezioni di peso o volume
superiori a g 250 o ml 250, e da tre confezioni qualora si tratti
di confezioni di peso o volume superiore a g 1000 o ml 1000.
L’indicazione del peso o volume netto è considerata irregolare
quando il contenuto complessivo, all’atto del controllo di cui al
comma precedente, risulti inferiore tenuto conto delle tolleranze
previste per ciascun tipo di prodotto nella prima parte
dell’allegato D al presente regolamento, rispettivamente, al
decuplo, quintuplo o triplo, del peso o volume indicato sulle
confezioni. Per ogni singolo recipiente il contenuto netto in peso
o volume non potrà in ogni caso essere inferiore ai limiti
previsti, per i vari tipi di prodotti, nella seconda parte del
suddetto allegato D. Ove a seguito dell’analisi di primo grado
emerga una irregolarità nel peso o volume netto, in caso di mancata
presentazione della domanda di revisione di analisi nei termini
previsti oppure di conferma dei risultati dell’analisi di prima
istanza, l’autorità sanitaria competente trasmette denuncia
all’autorità giudiziaria.
ART. 68 – Disciplina igienica degli oggetti destinati a venire a
contatto con gli alimenti
Le imprese che producono oggetti destinati a venire a contatto con
sostanze alimentari sono tenute a controllare la rispondenza degli
stessi alle rispettive disposizioni sanitarie ed a dimostrare in
ogni momento di avere provveduto ai controlli ed accertamenti
necessari.
L’utilizzazione in sede industriale o commerciale di oggetti di cui
al recedente comma, è subordinata all’accertamento della loro
idoneità allo scopo cui sono destinati.
ART. 69 – Limiti di cariche microbiche negli alimenti
Il Ministro della Sanità, sentito il consiglio superiore di sanità,
stabilisce con proprie ordinanze i limiti delle cariche microbiche
di cui all’art. 5, lettera c), della legge. Con le ordinanze
vengono indicati i criteri di valutazione delle risultanze degli
accertamenti microbiologici effettuati sui singoli campioni
prelevati. L’assenza dei germi patogeni nelle sostanze alimentari
deve intendersi riferita a quantità determinate di prodotto che
saranno all’uopo fissate con le ordinanze di cui il presente
articolo. Qualora i valori emersi dagli accertamenti microbiologici
risultino tali da rendere configurabile l’ipotesi prevista
dall’articolo 5, lettera d), della legge, deve esserne fatta
specifica menzione nel referto di analisi. La eventuale revisione
di analisi, in materia di cariche microbiche, non comporta
necessariamente la ripetizione delle analisi. Ove venga proposta
istanza di revisione, il laboratorio di primo grado deve fornire
una relazione dettagliata indicando le modalità operative degli
accertamenti effettuati. In funzione della particolare natura delle
sostanze alimentari, le ordinanze di cui all’art. 5, lettera c),
della legge, stabiliscono in quali casi si addiviene alla
ripetizione dell’analisi ed in quali altri ad un giudizio di
revisione sulla base degli elementi emergenti dall’analisi di primo
grado.
ART. 70 – Detenzione, per ragioni di studio, di sostanze non
conformi alle prescrizioni vigenti
La detenzione di additivi chimici, sostanze aromatizzanti, materie
coloranti, coadiuvanti tecnologici e sostanze comunque non
consentite nella lavorazione di alimenti è ammessa nei laboratori
di ricerca annessi agli stabilimenti produttori con l’osservanza
delle prescrizioni di cui all’art. 9 della legge e a condizione che
la loro quantità sia rapportata alle esigenze di studio e che in
ogni caso tali sostanze non siano impiegate nella produzione di
alimenti da immettere al commercio. La detenzione delle sostanze di
cui al comma precedente deve essere autorizzata dall’autorità
sanitaria e per esse deve essere tenuto un registro di carico e
scarico.
ART. 71 – Detenzione, per ragioni tecnologiche, di sostanze non
conformi alle prescrizioni vigenti
È ammessa la detenzione di specifiche sostanze usate nella
preparazione di terreni di coltura o come supporti. La detenzione
di tali sostanze deve essere autorizzata dall’autorità sanitaria e
per esse deve essere tenuto un registro di carico e scarico.
ART. 72 – Importazioni in Italia di sostanze alimentari
(Testo sostituito dall’art. 11, D.P.R. 8 maggio 1985, n. 254)
Gli importatori di sostanze alimentari sono responsabili della
natura, del tipo, della quantità, della omogeneità, dell’origine
dei prodotti presentati all’importazione nonché della rispondenza
dei requisiti igienico-sanitari previsti dalle vigenti disposizioni
in materia di sostanze alimentari.
Resta salva l’osservanza delle modalità prescritte da altre leggi o
regolamenti speciali, nonché da convenzioni internazionali
concernenti particolari sostanze alimentari.
ART. 73 – Disposizioni per gli esercizi già autorizzati in regola
con le prescrizioni del regolamento
I titolari degli stabilimenti, dei laboratori o dei depositi
all’ingrosso, di cui al presente regolamento, già in corso di
esercizio, sono tenuti, ancorché in regola con le prescrizioni
previste dal presente regolamento, a rinnovare entro novanta giorni
dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, la
domanda di autorizzazione sanitaria, all’autorità competente
secondo le modalità di cui ai precedenti articoli 25 e 26.
L’autorità competente, effettuati gli opportuni accertamenti,
provvede entro centottanta giorni dal ricevimento della domanda a
rilasciare la relativa autorizzazione, la quale, decorso tale
termine, si intende rilasciata sempreché lo stabilimento, il
laboratorio o il deposito corrispondano alla prescrizione di cui al
presente regolamento. Resta comunque a carico dell’autorità
competente l’onere di emanare il provvedimento formale di
autorizzazione. Le disposizioni di cui ai precedenti commi si
applicano anche agli esercizi di cui all’art. 59 tenuto conto delle
modalità previste dall’art. 60.
ART. 74 – Disposizioni per gli esercizi già autorizzati non in
regola con le prescrizioni del regolamento
I titolari di stabilimenti, laboratori o depositi già in corso di
esercizio, che abbiano necessità di adeguarsi alle prescrizioni
contenute nel presente regolamento ne danno comunicazione
all’autorità competente, entro sessanta giorni dalla entrata in
vigore del presente regolamento, indicando contestualmente il
periodo di tempo per effettuare le necessarie modifiche. Tale
periodo non può essere superiore ad un anno, qualora occorra
adempiere alle prescrizioni di cui all’art. 59, comma quinto. Nel
caso in cui occorra procedere alle modifiche strutturali dei locali
di cui agli articoli 28 e 30 il periodo di tempo è protratto a tre
anni. Effettuati nei termini anzidetti gli adempimenti, i titolari
degli esercizi di cui al primo comma devono chiedere il rinnovo
dell’autorizzazione sanitaria all’autorità competente, secondo le
modalità di cui agli articoli 25 e 26 del presente regolamento.
L’autorità è tenuta a provvedere secondo quanto stabilito dal
precedente art. 73. L’autorità sanitaria, può, ove occorra,
prescrivere per il periodo necessario all’adeguamento, obblighi
sostitutivi. L’autorità sanitaria, comunque, in casi di necessità
ed urgenza, può stabilire con proprio decreto un termine più breve
per l’adeguamento degli esercizi di cui ai commi precedenti agli
obblighi previsti dal presente regolamento, per quanto concerne:
a) la separazione tra i banchi di lavorazione e i banchi di
vendita;
b) la separazione della rete di distribuzione interna delle acque
potabili;
c) requisiti dei servizi igienici.
Sono fatti salvi, in ogni caso, i requisiti minimi previsti per
talune lavorazioni, dal decreto del Presidente della Repubblica 19
marzo 1956, n. 303, recante norme generali per l’igiene del lavoro.
ART. 75 – Disposizioni particolari per distributori automatici di
alimenti e bevande
I distributori automatici o semiautomatici di sostanze alimentari
attualmente in funzione debbono essere adeguati alle prescrizioni
di cui al precedente art. 32 entro un anno dall’entrata in vigore
del presente regolamento.
ART. 76 – Etichette – termine per la nuova disciplina
Per l’adeguamento ai nuovi oneri di cui agli articoli 62, 64 e 65 è
consentita l’utilizzazione in sede di produzione, per la durata di
un anno, delle etichette e delle confezioni conformi alla normativa
vigente alla data di entrata in vigore del regolamento.
ART. 77 – Disposizioni particolari per i mezzi di trasporto
I mezzi di trasporto di cui agli articoli 48, 49 e 50 debbono
adeguarsi alle prescrizioni contenute negli articoli stessi entro
un anno dall’entrata in vigore del presente regolamento.
ART. 78 – Norma di rinvio
Il procedimento e le modalità di prelevamento dei campioni previsti
nel presente regolamento, si applicano in quanto compatibili,
all’esercizio della vigilanza per la repressione delle frodi sulla
preparazione e sul commercio di sostanze di uso agrario e di
prodotti agrari di cui al regio decreto 1o luglio 1926, n. 1361, di
esecuzione del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2033.
ART. 79 – Applicazione del regolamento
Il presente regolamento entra in vigore il novantesimo giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana.
ALLEGATO A
QUANTITÀ DI CAMPIONE, DA SUDDIVIDERE IN CINQUE ALIQUOTE NECESSARIA
PER L’ESECUZIONE ANALISI CHIMICHE (*)
Natura del campione Peso Natura del campione Peso
Cereali. . . . . . . . . . . . . . . . . g 1000
Farine . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Paste alimentari . . . . . . . . . . . . ” 1000
Paste alimentari speciali. . . . . . . . ” 1500
Pane . . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Pane speciale. . . . . . . . . . . . . . ” 2000
Prodotti da forno diversi dal pane . . . ” 1000
Prodotti dolciari. . . . . . . . . . . . ” 1000
Olio (di oliva o di semi). . . . . . . . ” 1000
Burro. . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Margarina. . . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Grassi idrogenati. . . . . . . . . . . . ” 1000
Strutto. . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Grassi emulsionati per panificazione . . ” 1000
Cacao. . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 500
Cioccolato . . . . . . . . . . . . . . . ” 500
Cioccolati farciti e/o ripieni . . . . . ” 1500
Latte. . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1
Latte condensato . . . . . . . . . . . . ” 750
Latte in polvere . . . . . . . . . . . . ” 500
Crema di latte o panna . . . . . . . . . ” 500
Crema per pasticceria e budini . . . . . ” 500
Formaggi . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Gelati . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Vini . . . . . . . . . . . . . . . . . . g 5
Birra. . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 2
Acquaviti. . . . . . . . . . . . . . . . ” 1,5
Liquori. . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1,5
Aperitivi a base di vino . . . . . . . . ” 2
Alcool etilico . . . . . . . . . . . . . ” 1
Aceti. . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 2,5
Acque gassate e bevande analcooliche . . ” 2,5
Polveri per acqua da tavola. . . . . . . ” 20
Zucchero . . . . . . . . . . . . . . . . ” 500
Miele. . . . . . . . . . . . . . . . . . ” 500
Caramelle, confetti e chewing-gum. . . . ” 500
Caffè ed estratti di caffè e surrogati . ” 500
Frutta, ortaggi freschi e surgelati. . . ” 500
Frutta e vegetali secchi . . . . . . . . ” 1000
Marmellata, confettura, mostarda, . . . .” 1000
Succhi e nettare di frutta . . . . . . . ” 1000
Sciroppi . . . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Conserve di origine vegetale . . . . . . ” 1000
Carne fresca . . . . . . . . . . . . . . ” 1000
Carni conservate – insaccati . . . . . . ” 1000
Conserve e semiconserve di origine anim. ” 1000
Estratti alimentari e prodotti affini. . ” 500
(*) Quantità superiori possono essere prelevate su disposizione
dell’autorità che ordina il prelevamento.
Deroghe alle quantità indicate in allegato sono previste e possono
essere introdotte da norme speciali.
2. QUANTITÀ DI CAMPIONE, DA SUDDIVIDERE IN CINQUE ALIQUOTE,
NECESSARIA PER L’ESECUZIONE DELLE ANALISI CHIMICHE
Natura del campione Additivi: non meno di 250 grammi
Coloranti: non meno di 250 grammi
In casi particolari l’autorità che ordina il prelevamento può
disporre il prelievo di quantità diverse indicando anche le
modalità per i prodotti allo stato gassoso.
3. NORME GENERALI DA SEGUIRE PER IL PRELIEVO DEI CAMPIONI DA
ANALIZZARE
a) Nel caso di sostanze o prodotti omogenei contenuti in un unico
recipiente, se ne preleva una quantità rappresentativa della massa,
dalla quale si ricava il campione per l’analisi.
b) Nel caso di sostanze o prodotti omogenei contenuti in più
recipienti, se ne prelevano quantità parziali da diversi recipienti
scelti a caso e rappresentativi della partita; le quantità parziali
vengono riunite e mescolate per ricavare il campione per l’analisi.
c) Nel caso di sostanze o prodotti non omogenei contenuti in un
unico recipiente e conservati alla rinfusa, se ne prelevano
quantità parziali nella parte superiore, centrale e inferiore della
massa; l’insieme delle quantità parziali rappresentative della
partita, vengono riunite e mescolate per ricavare il campione per
l’analisi.
d) Nel caso di sostanze o prodotti non omogenei contenuti in più
recipienti, se ne prelevano quantità parziali da diversi recipienti
scelti a caso e rappresentativi della partita; le quantità parziali
prelevate vengono riunite e mescolate per ricavare il campione per
l’analisi.
e) Nel caso di sostanze o prodotti contenuti in confezioni
originali chiuse e quando la natura di tale sostanza o prodotto, e
il tipo di controllo analitico da effettuare ne consentano
l’apertura si prelevano a caso, da un numero di confezioni
rappresentative della partita, aliquote di sostanza o prodotto
dalle quali, riunite e mescolate, si ricava il campione per
l’analisi.
f) Nel caso di sostanze o prodotti contenuti in confezioni
originali chiuse, quando la natura delle sostanze o prodotti, e il
tipo di controllo analitico da effettuare non ne consentono
l’apertura, si preleva a caso, dalla partita, un numero
rappresentativo di confezioni per formare il campione per
l’analisi. In ogni caso il peso complessivo del campione non deve
essere inferiore a quello previsto nell’apposita tabella.
g) Nel caso di latte in confezioni originali chiuse destinate alla
vendita al dettaglio se ne prelevano cinque, indipendentemente dal
loro volume.
4. NORME SPECIALI DA SEGUIRE PER IL PRELIEVO DI CAMPIONI DI
PARTICOLARI SOSTANZE
Nel caso di sostanze alimentari delle quali si debba controllare il
contenuto di umidità, i campioni prelevati debbono essere posti, di
regola, in recipienti di vetro a chiusura ermetica, al fine di
preservarli dall’assorbimento o dalla perdita di acqua. Nel
confezionamento dei campioni dei prodotti che, per la loro natura,
posti in recipienti stagni a chiusura ermethca, si alterano per
ammuffimento o putrefazione, si dovranno impiegare sacchetti di
carta resistente o altro materiale idoneo.
In questi casi, come pure ogni volta che si debba controllare il
contenuto di umidità e per mancanza di recipienti a chiusura
ermetica si impieghino sacchetti di carta od altri contenitori non
stagni e non a chiusura ermetica si dovrà determinare mediante
bilancia sensibile al decigrammo il peso lordo di ogni singolo
campione all’atto del prelevamento: peso lordo che dovrà essere
annotato sull’involucro del campione medesimo, assieme alla data ed
ora della pesatura. Il peso di ciascun campione dovrà essere
riportato, inoltre, anche sul verbale di prelevamento e la pesatura
dovrà essere esatta al decigrammo per ciascuna aliquota. Il
responsabile dello stabilimento, deposito od esercizio presso cui è
stato prelevato il campione od il suo rappresentante ha diritto ad
assistere alla pesata.
SEZIONE I
PRODOTTI ALIMENTARI CHE DEBBONO RECARE LA DATA DI CONFEZIONAMENTO
RIFERITA A GIORNO, MESE ED ANNO
Latte, bevande a base di latte e simili, crema dessert, da
consumarsi crudi o sottoposti a trattamento di pastorizzazione;
Latti fermentati;
Sfarinati riconfezionati;
Paste alimentari fresche con ripieno di carne o ricotta (con
indicazione del periodo di durata e delle condizioni di
conservazione);
Carni, pollame o selvaggina freschi o congelati;
Prodotti ittici freschi o congelati;
Latte o crema di latte sottoposti a trattamento UHT o
sterilizzazione;
Lieviti naturali;
Prodotti d’uovo;
Camomilla (limitatamente all’anno di produzione);
Carni preparate, escluse quelle in scatola sterilizzate;
Semiconserve ittiche;
Pane in cassetta e altri tipi di pane in confezione.
SEZIONE II
PRODOTTI ALIMENTARI CHE DEBBONO RECARE LA DATA DI CONFEZIONAMENTO
RIFERITA A MESE ED ANNO
Alimentari surgelati;
Succhi di frutta e polvere di frutto;
Estratti alimentari e prodotti affini;
Salse non sterilizzate;
Derivati del latte;
Margarina e grassi idrogenati;
Condimenti per panificazione;
Grassi ed oli alimentari confezionati;
Droghe e spezie;
Latte condensato, latte in polvere e prodotti a base di latte
sterilizzato.
PARTE I
CONDIZIONI DI TEMPERATURA CHE DEBBONO ESSERE RISPETTATE DURANTE IL
TRASPORTO DELLE SOSTANZE ALIMENTARI CONGELATE E SURGELATE

PARTE II
ELENCO DELLE CONDIZIONI DI TEMPERATURA CHE DEBBONO ESSERE
RISPETTATE [email protected] IL TRASPORTO DI DETERMINATE SOSTANZE ALIMENTARI
NÈ CONGELATE NÈ SURGELATE (Testo modificato da D.M. 1 aprile 1988,
n. 178 pubb. in G.U. 5 febbraio 1982, n.55).

PARTE I
SCARTI IN MENO CONSENTITI RISPETTO ALLE INDICAZIONI APPOSTE SULLE
CONFEZIONI DI SOSTANZE ALIMENTARI (IN PESO O VOLUME)

PARTE II
SONO AMMESSI COME LIMITI MASSIMI DI SCARTI IN MENO RISPETTO ALLE
INDICAZIONI APPOSTE SULLE CONFEZIONI PRELEVATE PER IL CONTROLLO E
UNA SOLA DI ESSE, I SEGUENTI VALORI:
(Si omette il modulario)

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