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Legge 23 dicembre 1997, n. 454, decreto dirigenziale 7 aprile 2000, at...

Legge 23 dicembre 1997, n. 454, decreto dirigenziale 7 aprile 2000, attuativo dell'art. 4 (incentivi per l'aggregazione delle imprese di autotrasporto al fine di operare nel comparto dei servizi intermodalita' e razionalizzare l'offerta di trasporto stradale).

MINISTERO DEI TRASPORTI E DELLA NAVIGAZIONE
A tutte le Associazioni di
categoria
Alle Unita’ operative periferiche
Ai Comitati provinciali per l’albo
Ad Artigiancassa S.p.a.
A Mediocredito centrale S.p.a.
La legge 23 dicembre 1997, n. 454, recante “interventi per la
ristrutturazione dell’autotrasporto e lo sviluppo
dell’intermodalita’” prevede, all’art. 4, la concessione di
contributi a favore delle operazioni ivi indicate.
In data 7 aprile 2000 e’ stato emanato il relativo decreto
attuativo, a seguito della decisione della Commissione europea
sulla materia di cui trattasi.
Gli istituti di credito Artigiancassa e Mediocredito centrale
effettuano l’istruttoria delle istanze presentate, sulla base dei
criteri individuati dal comitato per l’autotrasporto e
l’intermodalita’ ai sensi dell’art. 4, comma 5 della legge
suddetta.
Va altresi’ precisato che le agevolazioni riguardano le operazioni
effettuate dopo l’entrata in vigore del decreto dirigenziale 7
aprile 2000 (Gazzetta Ufficiale n. 93 del 20 aprile 2000).
Verranno prese in esame tutte le domande presentate, purche’
conformi allo schema allegato e a quanto disposto dal decreto
dirigenziale 7 aprile 2000, cosi’ come modificato dal decreto
dirigenziale 002/454/AG del 21 luglio 2000.
In ordine alle anzidette disposizioni attuative, si precisa,
preliminarmente, che la normativa di riferimento per definire le
PMI si rinviene nella disciplina comunitaria degli aiuti di Stato
alle piccole e medie imprese, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
delle Comunita’ europee n. C 213/8 del 23 luglio 1996, che ne da’
la definizione qui di seguito riportata integralmente.
“Ai fini della presente disciplina, le PMI sono definite
conformemente alla raccomandazione concernente la definizione delle
PMI adottata dalla commissione il 3 aprile 1996. Secondo la
definizione attualmente in vigore, i cui massimali relativi al
fatturato e al totale dello stato patrimoniale possono essere
sottoposti a revisione ogni quattro anni in base all’art. 2
dell’allegato della raccomandazione, le PMI sono imprese:
aventi meno di 250 dipendenti, e aventi: o un fatturato annuo non
superiore a 40 milioni di ECU, o un totale di bilancio annuo non
superiore a 27 milioni di ECU, e in possesso del requisito di
indipendenza quale definito in appresso.
Ove sia necessario distinguere tra una piccola e media impresa, la
piccola e’ definita come un’impresa:
avente meno di 50 dipendenti, e avente: o un fatturato annuo non
superiore a 7 milioni di ECU, o un totale di bilancio annuo non
superiore a 5 milioni di ECU, e in possesso del requisito
dell’indipendenza quale definito in appresso.
Sono considerate imprese indipendenti quelle il cui capitale o i
cui diritti di voto non sono detenuti per il 25% o piu’ da una sola
impresa oppure, congiuntamente da piu’ imprese non conformi alle
definizioni di PMI o di piccola impresa, secondo il caso.
Questa soglia puo’ essere superata nelle due fattispecie seguenti:
se l’impresa e’ detenuta da societa’ di investimenti pubblici,
societa’ di capitali di rischio o investitori istituzionali, a
condizione che questi non esercitino alcun controllo individuale o
congiunto, sull’impresa;
se il capitale e’ disperso in modo tale che sia impossibile
determinare da chi e’ detenuto e se l’impresa dichiara di poter
legittimamente presumere che non e’ detenuto per il 25% o piu’ da
una sola impresa, oppure, congiuntamente, da piu’ imprese non
conformi alle definizioni di PMI o di piccola impresa, secondo il
caso.
I tre requisiti (numero massimo di dipendenti, fatturato o stato
patrimoniale, indipendenza), sono cumulativi, nel senso che tutti e
tre devono sussistere.
Il requisito dell’indipendenza, secondo il quale il 25% o piu’ del
capitale della PMI non puo’ essere detenuto da una grande impresa,
e’ derivato dalla prassi seguita in molti Stati membri, dove tale
quota e’ considerata come la soglia che puo’ dar luogo al
controllo.
Per selezionare unicamente le imprese che effettivamente
costituiscono delle PMI indipendenti, occorre eliminare le
costruzioni giuridiche di PMI che formano un gruppo economico la
cui potenza supera quella di una PMI.
Ai fini del calcolo del numero massimo di dipendenti e della soglia
finanziaria e’ quindi necessario sommare i dati dell’impresa
beneficiaria e di tutte le imprese di cui essa detenga direttamente
o indirettamente il 25% o piu’ del capitale o dei diritti di voto”.
In merito a quanto disposto dai diversi articoli del piu’ volte
citato decreto dirigenziale 7 aprile 2000, si forniscono i seguenti
chiarimenti:
Art. 1.
I raggruppamenti di imprese di cui al libro V, titolo VI, capo I e
quelli di cui al libro V, titolo X, capo II, sezione II e II bis
del codice civile sono i seguenti:
societa’ cooperative;
consorzi con attivita’ esterna;
societa’ consortili.
Art. 3.
Comma 1: occorre comprovare, mediante idonea documentazione, le
spese notarili, fiscali e legali, nonche’ quelle eventualmente
sostenute per:
l’introduzione di sistemi avanzati di gestione aziendale e relative
prestazioni di consulenza;
realizzazione di impianti di autoriparazione e manutenzione dei
veicoli e delle unita’ di carico, nonche’ di trattamento e
smaltimento dei reflui inquinanti.
Occorre, altresi’, documentare le eventuali spese per l’avviamento
commerciale.
Comma 2: come previsto dal modulo allegato B al d.d. 7 aprile 2000,
occorre produrre dichiarazione sostitutiva di certificazione, dalla
quale risulti il numero degli addetti stabilmente occupati
nell’impresa risultante dalla fusione o dal conferimento;
Comma 3: va ricordato che l’impresa risultante dai processi di cui
all’articolo in questione puo’ fruire degli aiuti alla formazione
ed all’aggiornamento professionale di cui all’art. 8, ma non dei
benefici disposti dagli altri articoli del d.d. 7 aprile 2000;
Comma 4: l’esclusione disposta da tale comma riguarda tutti i tipi
di piccola o media impresa risultanti da fusioni o conferimenti tra
imprese appartenenti al medesimo gruppo, controllate o collegate;
Art. 4.
Comma 1: occorre comprovare, mediante idonea documentazione, le
spese sostenute per la redazione del piano di aggregazione e per le
relative prestazioni di consulenza.
Comma 2: secondo quanto chiarito dal d.d. 21 luglio 2000,
l’esclusione dai benefici riguarda imprese o imprenditori che si
siano associati in altri raggruppamenti iscritti all’albo degli
autotrasportatori, nel biennio precedente l’entrata in vigore del
d.d. 7 aprile 2000.
Art. 5.
Comma 1: i raggruppamenti che possono fruire dei benefici di cui al
d.d. 7 aprile 2000 sono quelli esistenti alla data di entrata in
vigore del decreto stesso. Altrettanto dicasi per l’esclusione dai
benefici stessi, che riguarda piccole e medie imprese, associate in
altri raggruppamenti nel biennio precedente l’entrata in vigore di
detto decreto. Occorre produrre la documentazione gia’ indicata a
proposito dell’art. 3, comma 1.
Art. 6.
Per quel che concerne la riduzione della capacita’ di trasporto
complessiva, l’amministrazione si riserva di fornire chiarimenti
non appena ricevera’ dai competenti uffici della Commissione
europea le delucidazioni richieste in materia.
Art. 7.
Comma 2: ferma restando la riserva formulata a proposito dell’art.
6, si specifica che gli organi competenti a calcolare numero e
capacita’ di carico utile dei veicoli, ai fini della riduzione
della capacita’ di trasporto complessiva, sono gli uffici
periferici della ex M.C.T.C..
Art. 8.
Si fa riserva di fornire precisazioni circa la concessione dei
contributi per iniziative di formazione e di aggiornamento
professionale allorche’ saranno state formulate ed approvate le
proposte di competenza del comitato centrale per l’albo degli
autotrasportatori, relativamente ai programmi e modalita’ di
svolgimento dei corsi.
Il direttore dell’unità di gestione dirigente generale Ricozzi

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