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Modalita' tecniche di computo del disavanzo ai fini del "Patto di stab...

Modalita' tecniche di computo del disavanzo ai fini del "Patto di stabilita' interno" di cui all'art. 30, comma 6, della legge 23 dicembre 1999, n. 488.

IL MINISTRO DEL TESORO, DEL BILANCIO E DELLA PROGRAMMAZIONE
ECONOMICA
Visto l’art. 28 della legge 23 dicembre 1998, n. 448;
Visto l’art. 30, comma 6, della legge del 23 dicembre 1999, n. 488,
in cui si prevede che, con decreto del Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica d’intesa con il Ministro
dell’interno, sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definite, entro il
30 aprile 2000, le modalita’ tecniche di computo del disavanzo di
cui al comma 2 dell’art. 30 della stessa legge n. 488 del 1999;
Visto l’art. 30, comma 16, della legge del 23 dicembre 1999, n.
488, che prevede per le regioni a statuto speciale e le province
autonome la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica con
le modalita’ stabilite dall’art. 48, comma 2, secondo periodo,
della legge 27 dicembre 1997, n. 449;
Vista la circolare del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica del 4 febbraio 2000, n. 4, riguardante il
patto di stabilita’ interno per le province e i comuni;
Vista la circolare del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica del 25 febbraio 2000, n. 8, riguardante il
patto di stabilita’ interno per le regioni a statuto ordinario;
Ritenuto di riconfermare le direttive e i relativi allegati emanati
con le suddette circolari che non risultano in contrasto con le
disposizioni del presente decreto;
Acquisita l’intesa del Ministro dell’interno;
Sentita la conferenza unificata, di cui all’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che, nella seduta del 6 luglio
2000, ha espresso parere favorevole;
Decreta:
Art. 1.
Definizione del saldo finanziario
1. Il disavanzo di cui all’art. 30, comma 2, della legge 23
dicembre 1999, n. 488, e’ calcolato come differenza tra le entrate
finali effettivamente riscosse e le uscite di parte corrente, al
netto degli interessi passivi, effettivamente pagate.
2. Per entrate effettivamente riscosse e uscite effettivamente
pagate si intendono, rispettivamente, gli incassi e i pagamenti, in
conto competenza e in conto residui, registrati dal tesoriere
dell’ente.
3. Tra le entrate finali non sono considerati i trasferimenti, sia
di parte corrente che in conto capitale, dallo Stato, dall’Unione
europea e dagli enti che partecipano al patto di stabilita’ interno
(regioni, province e comuni), nonche’ quelle derivanti dai proventi
della dismissione di beni immobiliari e finanziari e quelle
derivanti dalle riscossioni di crediti.
4. Tra le spese correnti, al netto degli interessi passivi, non
devono essere considerate quelle sostenute sulla base dei
trasferimenti con vincolo di destinazione dallo Stato, dall’Unione
europea e dagli enti che partecipano al patto di stabilita’ interno
(regioni, province e comuni).
5. Non devono essere, inoltre, considerate, tra le entrate e le
spese, quelle che per loro natura rivestono il carattere
dell’eccezionalita’.
6. Le regioni a statuto ordinario devono, altresi’, detrarre, ai
sensi dell’art. 28 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, dalle
entrate finali, l’I.R.A.P. (al netto del fondo perequativo) e
l’addizionale I.R.P.E.F. e, dalle spese correnti, i trasferimenti
agli enti del S.S.N.
7. La definizione delle voci di cui ai precedenti commi e’
precisata nell’allegato 1 al presente decreto.
Art. 2.
Valutazione di conformita’ al patto di stabilita’ interno
1. A titolo di concorso agli obiettivi di stabilizzazione della
finanza pubblica, le province e i comuni e le regioni a statuto
ordinario riducono il loro disavanzo secondo quanto disposto
dall’art. 30 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
2. A tal fine, ogni ente deve conseguire, sulla base delle
risultanze di cassa al 31 dicembre 2000, un saldo finanziario, come
definito dall’art. 1 del presente decreto, pari almeno al saldo
programmatico per l’anno 2000, calcolato operando un miglioramento
del saldo tendenziale dello stesso anno 2000 come indicato
nell’allegato 2, e recuperando l’eventuale differenziale di
obiettivo programmatico dell’anno 1999 non realizzato.
3. Qualora l’ente abbia migliorato il proprio saldo finanziario per
l’anno 1999 in misura superiore a quanto richiesto dal proprio
obiettivo programmatico per lo stesso anno, il differenziale
positivo, cosi’ conseguito, potra’ concorrere al raggiungimento
dell’obiettivo programmatico per l’anno 2000, soltanto nel caso in
cui l’ente si avvalga della facolta’ prevista dal comma 2 dello
stesso art. 30 di valutare la propria conformita’ al patto di
stabilita’ interno sulla base del disavanzo calcolato con le nuove
regole cumulativamente per il biennio 1999-2000.
4. Ai sensi di quanto stabilito dall’art. 30, comma 2, della legge
23 dicembre 1999, n. 488, ai fini del calcolo del saldo
programmatico per l’anno 2000 e della verifica del raggiungimento
del proprio obiettivo, gli enti possono:
a) non avvalersi della facolta’ di ricalcolare il saldo
programmatico per il 1999 secondo i criteri stabiliti dall’art. 30,
comma 2, della legge 23 dicembre 1999, n. 488;
b) avvalersi della facolta’ di ricalcolare il saldo programmatico
per il 1999 secondo i criteri stabiliti dall’art. 30, comma 2,
della legge 23 dicembre 1999, n. 488;
c) avvalersi della facolta’ di calcolare cumulativamente il saldo
programmatico per il biennio 1999-2000 secondo i criteri stabiliti
dall’art. 30, comma 2, della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
5. Le province, i comuni e le regioni a statuto ordinario sono
tenuti ad attenersi alle modalita’ tecniche di computo previste
nell’allegato 2 al presente decreto.
Art. 3.
Condizioni per la riduzione dei tassi d’interesse sui mutui della
Cassa DD.PP.
1. Il conseguimento da parte di ciascun ente del risultato, di cui
all’art. 2, comma 2, del presente decreto, attribuisce il diritto
alla riduzione di 50 punti base sul tasso di interesse nominale
applicato sui mutui della Cassa depositi e prestiti, di cui
all’art.
30, comma 6, della legge 23 dicembre 1999, n. 488. Tale diritto e’
esteso a tutti gli enti del comparto se l’obiettivo di riduzione
del disavanzo dello 0,2 per cento del P.I.L. e’ conseguito, nel
biennio 1999-2000, a livello complessivo.
2. Gli enti che conseguono il risultato, di cui all’art. 2, comma
2, del presente decreto, potranno ottenere la riduzione di 100
punti base sul tasso di interesse nominale applicato sui mutui
della Cassa depositi e prestiti, di cui all’art. 30, comma 6, della
legge 23 dicembre 1999, n. 488, se, nel biennio 1999-2000,
ottengono una riduzione del proprio disavanzo superiore a quella
necessaria per conseguire, a livello di comparto, un risparmio
complessivo di 0,3 punti percentuali del P.I.L., indipendentemente
dal raggiungimento di tale risultato a livello complessivo.
3. Le modalita’ tecniche di computo dell’intervento correttivo
aggiuntivo sono precisate nell’allegato 2 al presente decreto.
Art. 4.
Disposizioni specifiche per le province
1. Le province, al fine di operare un raffronto su dati omogenei
relativamente alle entrate tributarie per gli anni 1998 e 1999,
devono considerare, per i soli fini del patto di stabilita’
interno, quali tributi propri per il 1998 e in aggiunta alle
effettive riscossioni tributarie del 1998:
a) il 50 per cento delle riscossioni 1999 a titolo di imposta
provinciale di trascrizione;
b) le riscossioni 1999 dell’imposta sulle assicurazioni contro la
responsabilita’ civile diminuite del tasso di incremento registrato
a livello nazionale tra il 1998 e il 1999 nel gettito dell’imposta.
2. Le modalita’ tecniche di computo di tali voci sono precisate
nell’allegato 2 al presente decreto.
Art. 5.
Disposizioni transitorie per le regioni a statuto ordinario
1. In attesa dell’individuazione e della definizione di criteri
puntuali di determinazione della spesa sanitaria per il calcolo del
saldo finanziario del patto di stabilita’ interno, la valutazione
del concorso delle regioni a statuto ordinario al conseguimento
degli obiettivi di risanamento finanziario di cui all’art. 2 del
presente decreto, e’ limitata alla gestione delle funzioni non
riguardanti la sanita’.
2. Per il monitoraggio delle aziende sanitarie ed ospedaliere, gli
adempimenti previsti al punto 7.2 della circolare del Ministero del
tesoro 25 febbraio 2000, n. 8, restano in vigore solo a fini
conoscitivi.
Art. 6.
Calcolo dei saldi programmatici 2001, 2002 e 2003
1. Ai sensi dell’art. 30, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n.
488, gli enti sono tenuti a mantenere costante per gli anni 2001,
2002 e 2003 l’importo della riduzione applicata nell’anno 2000 ai
saldi tendenziali del predetto triennio, calcolati con l’incremento
dell’80 per cento dei tassi di crescita del P.I.L. previsti dal
D.P.E.F. e dai suoi aggiornamenti.
2. Le modalita’ tecniche di computo di tali saldi sono precisate
nell’allegato 2 al presente decreto.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 1o agosto 2000
p. ll Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica Giarda
Allegato 1
DEFINIZIONI E CONTENUTI DELLE VOCI DI ENTRATA E DI SPESA
CONSIDERATE AL FINI DEL PATTO DI STABILITA’ INTERNO
1. Province e comuni.
1.1. Entrate.
Per entrate finali si intendono le entrate relative ai primi
quattro titoli di bilancio dell’entrata (cosi’ come definiti
dall’art. 2, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica
n. 194 del 1996).
Per trasferimenti correnti dallo Stato, dall’Unione europea e dagli
enti che partecipano al “patto di stabilita’ interno” si intendono
gli incassi registrati:
per lo Stato, al titolo 2o, categoria 1a;
per l’Unione europea, al titolo 2o, categoria 4a;
per gli enti che partecipano al “patto di stabilita’ interno”, al
titolo 2o, categoria 2a e 3a (regioni), categoria 5a solo per la
parte riguardante gli altri enti del settore pubblico che
partecipano al patto (comuni, province).
Per proventi della dismissione di beni immobiliari e finanziari si
intendono le riscossioni, registrate al titolo 4o, categoria 1a,
derivanti dalla dismissione di immobili (terreni, fabbricati,
boschi, cave, ecc.) e di attivita’ finanziarie.
Per trasferimenti in conto capitale dallo Stato, dall’Unione
europea e dagli enti che partecipano al “patto di stabilita’
interno” si intendono gli incassi registrati:
per lo Stato, al titolo 4o, categoria 2a;
per l’Unione europea, al titolo 4o, categoria 4a (o 5a qualora ivi
registrati) solo per la parte riguardante le entrate di parte
capitale dalla Unione europea;
per gli enti che partecipano al “patto di stabilita’ interno”, al
titolo 4o, categoria 3a (regioni), categoria 4a solo per la parte
riguardante gli altri enti del settore pubblico che partecipano al
patto (comuni, province).
Per riscossioni di crediti si intendono gli incassi registrati al
titolo 4o categoria 6a, al netto di eventuali entrate relative ad
operazioni di natura non finanziaria provenienti dal settore
privato, purche’ rilevanti ai fini del “patto di stabilita’
interno”.
1.2. Spese.
Per spese correnti si intendono le spese afferenti il primo titolo
di bilancio della spesa (cosi’ come definito dall’art. 2, comma 6,
del decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996);
Per interessi passivi si intendono le spese afferenti l’intervento
06 del titolo 1o.
Per spese sostenute sulla base di trasferimenti con vincolo di
destinazione dallo Stato, dall’Unione europea e dagli enti che
partecipano al “patto di stabilita’ interno” si intendono i
pagamenti afferenti a quegli interventi di spesa corrente in cui le
risorse di copertura abbiano la stessa specifica destinazione.
La detrazione di dette spese correnti (anche se i relativi
finanziamenti sono erogati a rendiconto) deve essere effettuata
sino all’ammontare del relativo finanziamento gia’ effettuato.
Qualora l’ente partecipi al finanziamento con quote proprie, la
maggiore spesa corrente rimane a carico dell’ente stesso e, quindi,
non puo’ essere portata in detrazione.
1.3. Per entrate e spese che rivestono il carattere
dell’eccezionalita’ non si rinviene, nell’attuale normativa, una
definizione puntuale per tale tipologia, per cui l’individuazione
di tali entrate e spese deve essere vista nel contesto della
finalita’ del “patto di stabilita’ interno”: nell’ambito, cioe’,
della programmazione finanziaria che deve essere adottata per
raggiungere l’obiettivo programmatico del “patto”.
L’ente potra’ far rientrare nel carattere dell’eccezionalita’ gli
eventi straordinari ma non dovra’ fare riferimento a tutte quelle
risorse e a quegli interventi che presentano il carattere della
continuita’.
A titolo esemplificativo e non esaustivo, si possono segnalare che
assumono carattere di eccezionalita’:
le entrate e le spese di parte corrente per eventi calamitosi;
le entrate e le spese di parte corrente per sentenze esecutive e
atti equiparati;
le spese per oneri straordinari della gestione corrente (spese
afferenti l’intervento 08 del titolo 1o della spesa);
le spese di parte corrente effettuate a favore dell’organo
straordinario della liquidazione qualora l’ente si trovi in una
situazione di dissesto finanziario (art. 77 del decreto legislativo
n. 77 del 1995 e successive integrazioni e modificazioni);
le spese correnti per il ripiano dei disavanzi delle aziende di
pubblici servizi, se riferite a piu’ esercizi pregressi: in questo
caso, l’ente deve considerare, quale spesa corrente, quella
annualmente sostenuta a titolo di concessioni di anticipazioni alle
aziende;
le spese correnti sostenute in occasione di consultazioni
elettorali e referendarie;
le entrate derivanti dal recupero dell’evasione tributaria, al
netto di quelle determinate da uno stabile incremento della base
imponibile.
2. Regioni a statuto ordinario.
2.1. Precisazioni per le entrate della regione.
Il calcolo del saldo finanziario di cui all’art. 1 del presente
decreto fa riferimento alle entrate finali a cui occorre detrarre,
secondo quanto stabilito dall’art. 30 della citata legge n. 488 del
1998 e dall’art. 28 della legge n. 448 del 1998, le voci non
rilevanti ai fini del “patto di stabilita’ interno”:
i trasferimenti correnti dallo Stato, dall’Unione europea e dagli
enti che partecipano al “patto di stabilita’ interno”. Dai
trasferimenti correnti dallo Stato e’ da escludere, qualora ivi
contabilizzata, la quota del gettito dell’accisa sulla benzina;
i proventi della dismissione di beni immobiliari e finanziari;
i trasferimenti in conto capitale dallo Stato, dall’Unione europea
e dagli enti che partecipano al “patto di stabilita’ interno”;
le riscossioni di crediti;
le entrate che rivestono il carattere dell’eccezionalita’:
posto che non si rinviene, nell’attuale normativa, una definizione
puntuale per tale tipologia, l’individuazione di tali entrate deve
essere vista nel contesto delle finalita’ del “patto di stabilita’
interno”, nell’ambito, cioe’, della programmazione finanziaria che
deve essere adottata per raggiungere l’obiettivo programmatico del
“patto”. La regione potra’ far rientrare nel carattere
dell’eccezionalita’ gli eventi straordinari ma non dovra’ fare
riferimento a tutte quelle risorse e a quegli interventi che
presentano il carattere della continuita’ (si rinvia alle
esemplificazioni, per quanto compatibili, del punto 1.3 riferito a
province e comuni);
l’I.R.A.P. (al netto del fondo perequativo);
l’addizionale I.R.P.E.F.;
i contributi sanitari pregressi (se contabilizzati tra le entrate
tributarie): in quanto concettualmente assimilabili all’I.R.A.P.
2.2. Precisazioni per le spese della regione.
Dalle spese correnti del “bilancio regione” non sono rilevanti ai
fini del patto di stabilita’ interno:
gli interessi passivi;
le spese sostenute sulla base di trasferimenti con vincolo di
destinazione dallo Stato, dall’Unione europea e dagli enti che
partecipano al “patto di stabilita’ interno”, cioe’ le spese
correnti finanziate con tali risorse. Rientrano in tale tipologia
di spese correnti anche le quote di cofinanziamento a carico
diretto della regione analiticamente rilevate. La detrazione dalle
spese correnti deve essere effettuata con le medesime modalita’
esposte al punto 1.2 del presente allegato. Per quanto concerne le
spese relative ai programmi comunitari d’intervento, la detrazione
dalle spese correnti viene effettuata sino all’ammontare del
finanziamento previsto dai relativi programmi comunitari
d’intervento;
i trasferimenti allo Stato e agli enti locali a titolo di
compartecipazione dell’I.R.A.P.;
i trasferimenti agli enti del S.S.N.;
le spese correnti che rivestono il carattere dell’eccezionalita’.
Per la loro definizione si rimanda a quanto sopra precisato per le
corrispondenti entrate.
2.3. Precisazioni per monitoraggio delle aziende sanitarie locali
ed aziende ospedaliere.
Il monitoraggio delle aziende sanitarie ed ospedaliere e’
effettuato secondo le modalita’ previste dalla circolare del
Ministero del tesoro 25 febbraio 2000, n. 8, solo a fini
conoscitivi.
A tal fine, nel prospetto di rilevazione allegato alla predetta
circolare, le regioni provvederanno a rilevare le spese relative
alla gestione sanitaria accentrata, nonche’ quelle relative ad
eventuali enti del S.S.N. (es. I.R.R.C.S., ecc.) diversi dalle
aziende sanitarie ed ospedaliere.
Tra le entrate delle aziende sanitarie e ospedaliere sono da
contabilizzare le risorse finanziarie per ripiano disavanzi
pregressi nonche’ i saldi di mobilita’ interregionale anni
pregressi.
Tra le spese correnti delle aziende sanitarie e ospedaliere non
deve essere rilevata la mobilita’ infraregionale, in quanto
compensativa nell’ambito della stessa regione, mentre deve essere
rilevata quella interregionale.
Allegato 2
MODALITA’ TECNICHE DI COMPUTO DEL DISAVANZO ANNUO
Poiche’ la norma prevede la facolta’ per gli enti di cui all’art.
30, comma 1, della legge n. 488 del 1999, di adottare diverse
modalita’ di calcolo del saldo programmatico e di verifica del
proprio obiettivo si impartiscono istruzioni differenziate per gli:
enti che non si avvalgono della facolta’ di ricalcolare l’obiettivo
programmatico 1999 con i nuovi criteri;
enti che si avvalgono della facolta’ di ricalcolare l’obiettivo
progammatico 1999 con i nuovi criteri;
enti che si avvalgono della facolta’ di calcolare cumulativamente
l’obiettivo programmatico per il biennio 1999-2000 con i nuovi
criteri.
In ogni caso, ogni ente deve concorrere al risanamento finanziario
migliorando, cosi’ come era gia’ previsto dal “patto di stabilita’
interno” versione 1999, il proprio saldo tendenziale per il 2000:
se tale saldo e’ negativo, esso deve essere ridotto dell’intervento
correttivo, se e’ positivo, esso deve essere aumentato
dell’intervento correttivo.
1. Enti che non si avvalgono della facolta’ di ricalcolare
l’obiettivo programmatico 1999 con i nuovi criteri.
Per la determinazione del saldo programmatico 2000 tali enti
dovranno seguire il seguente procedimento metodologico:
1.1. Ricalcolo del saldo finanziario 1999.
Gli enti che, per l’anno 1999, decidono di valutare la propria
conformita’ al “patto di stabilita’ interno” sulla base dei criteri
fissati dalla precedente normativa (art. 28, legge n. 448 del
1998), ferma restando la validita’ del risultato per il 1999 cosi’
conseguito, devono, ai soli fini del calcolo del saldo
programmatico 2000, ricalcolare il proprio saldo finanziario 1999
secondo i nuovi criteri previsti dall’art. 30 della legge n. 488
del 1999, utilizzando i dati delle riscossioni e dei pagamenti
dell’anno 1999 rilevabili dal conto del tesoriere, se disponibile,
o dai flussi trimestrali di cassa opportunamente rettificati (anche
attraverso stime) in presenza di sospesi di tesoreria.
1.2. Calcolo del saldo tendenziale 2000.
Tale saldo deve essere pari:
per gli enti con saldo finanziario 1999 positivo, al saldo
finanziario 1999 (di cui al precedente punto 1.1) ridotto del 3 per
cento (pari all’80% del tasso di crescita tra 1999 e 2000 del
P.I.L. al valore nominale);
per gli enti con saldo finanziario 1999 negativo, al saldo
finanziario 1999 (di cui al precedente punto 1.1) aumentato del 3
per cento (pari all’80% del tasso di crescita tra 1999 e 2000 del
P.I.L. al valore nominale).
1.3. Calcolo dell’intervento correttivo per il 2000.
Per l’anno 2000 gli enti devono operare un’ulteriore riduzione del
saldo tendenziale (di cui al precedente punto 1.2) di almeno 0,1
punti percentuali del P.I.L. Gli effetti finanziari che si
intendono conseguire possono valutarsi, cosi’ come per il 1999, per
il comparto degli enti locali, in 820 miliardi, pari ad almeno
l’1,1 per cento della spesa corrente rilevante ai fini del saldo
oppure ad almeno il 3 per cento del saldo finanziario e per il
comparto delle regioni a statuto ordinario, in 1.000 miliardi pari
all’1 per cento della spesa corrente regionale 1999 (al netto degli
interessi passivi).
L’intervento correttivo, pertanto, dovra’ essere almeno pari:
per gli enti locali, alla maggiore cifra tra l’1,1 per cento della
spesa corrente 1999 rilevante ai fini del saldo e il 3 per cento
del saldo tendenziale 2000 (inteso in valore assoluto) di cui al
precedente punto 1.2;
per le regioni a statuto ordinario all’1 per cento della spesa
corrente regionale 1999 (al netto degli interessi passivi).
1.4. Recupero differenziale non raggiunto nel 1999.
L’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 30 della legge n. 488 del
1999 prevede il recupero nell’anno 2000 della quota di obiettivo
programmatico eventualmente non realizzato nel corso del 1999.
L’eventuale recupero va calcolato come differenza tra il saldo
programmatico dell’ente per il 1999 e il saldo finanziario a tutto
il mese di dicembre 1999. Resta inteso che, in caso di
conseguimento dell’obiettivo 1999 da parte dell’ente, non occorre
addebitare alcun recupero.
Per gli enti locali il calcolo dell’eventuale recupero deve essere
effettuato detraendo dal valore indicato al punto “O” dell’allegato
n. 1, alla circolare n. 11 del 12 marzo 1999 il valore di cui al
punto “L”, colonna 1999, dell’allegato n. 3, 4 o 5, a seconda della
fascia di popolazione, alla stessa circolare n. 11.
1.5. Calcolo del saldo programmatico per il 2000.
Il saldo programmatico per l’anno 2000 e’ pari alla somma algebrica
tra il saldo tendenziale (di cui al punto 1.2), l’intervento
correttivo (di cui al punto 1.3) e l’eventuale recupero del
differenziale (di cui al punto 1.4).
2. Enti che si avvalgono della facolta’ di ricalcolare l’obiettivo
programmatico 1999 con i nuovi criteri.
Per la determinazione del saldo programmatico 2000 tali enti
dovranno seguire il seguente procedimento metodologico:
2.1. Ricalcolo del saldo programmatico 1999.
Gli enti che si avvalgono della facolta’ concessa dalla legge
finanziaria 2000 di ricalcolare il saldo programmatico per l’anno
1999 sulla base dei criteri indicati dall’art. 30 della legge n.
488 del 1999, devono provvedere a ricalcolare il saldo finanziario
1998, con i nuovi criteri previsti dal suddetto art. 30 (e meglio
definiti nell’allegato n. 1) e applicare le procedure metodologiche
espresse nelle circolari n. 11 (punto n. 4) e n. 12 del 12 marzo
1999.
2.2. Calcolo del saldo tendenziale 2000.
Tale saldo deve essere pari:
per gli enti con saldo programmatico 1999 positivo, al saldo
programmatico 1999 (di cui al precedente punto 2.1) ridotto del 3
per cento (pari all’80% del tasso di crescita tra 1999 e 2000 del
P.I.L. al valore nominale);
per gli enti con saldo programmatico 1999 negativo, al saldo
programmatico 1999 (di cui al precedente punto 2.1) aumentato del 3
per cento (pari all’80% del tasso di crescita tra 1999 e 2000 del
P.I.L. al valore nominale).
2.3. Calcolo dell’intervento correttivo per il 2000.
Per l’anno 2000 gli enti devono operare un’ulteriore riduzione del
saldo tendenziale (di cui al precedente punto 2.2) di almeno 0,1
punti percentuali del P.I.L. Gli effetti finanziari che si
intendono conseguire possono valutarsi, per il comparto degli enti
locali, cosi’ come per il 1999, in 820 miliardi, pari ad almeno
l’1,1 per cento della spesa corrente rilevante ai fini del saldo
oppure ad almeno il 3 per cento del saldo finanziario e, per il
comparto delle regioni a statuto ordinario, in 1.000 miliardi pari
all’1 per cento della spesa corrente regionale 1999 (al netto degli
interessi passivi).
L’intervento correttivo, pertanto, dovra’ essere almeno pari:
per gli enti locali, alla maggiore cifra tra l’1,1 per cento della
spesa corrente 1999 rilevante ai fini del saldo e il 3 per cento
del saldo tendenziale 2000 (inteso in valore assoluto) di cui al
precedente punto 2.2;
per le regioni a statuto ordinario all’1 per cento della spesa
corrente regionale 1999 (al netto degli interessi passivi).
2.4. Recupero differenziale non raggiunto neI 1999.
L’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 30 della legge n. 488 del
1999 prevede il recupero nell’anno 2000 della quota di obiettivo
programmatico eventualmente non realizzato nel corso del 1999.
L’eventuale recupero va calcolato come differenza tra il saldo
programmatico dell’ente per il 1999 e il saldo finanziario a tutto
il mese di dicembre 1999. Resta inteso che, in caso di
conseguimento dell’obiettivo 1999 da parte dell’ente, non occorre
addebitare alcun recupero.
Per gli enti locali il calcolo dell’eventuale recupero deve essere
effettuato detraendo dal valore indicato al punto n. 6
dell’allegato A2, alla circolare n. 4 del 4 febbraio 2000 il valore
di cui al punto “S”, colonna 1999 dello stesso allegato A2.
2.5. Calcolo del saldo programmatico per il 2000.
Il saldo programmatico per l’anno 2000 e’ pari alla somma algebrica
tra il saldo tendenziale (di cui al punto 2.2), l’intervento
correttivo (di cui al punto 2.3) e l’eventuale recupero del
differenziale (di cui al punto 2.4).
3. Enti che si avvalgono della facolta’ di calcolare
cumulativamente l’obiettivo programmatico per il biennio 1999-2000
con i nuovi criteri.
Gli enti possono, altresi’, avvalersi della facolta’ di valutare la
propria conformita’ al “patto di stabilita’ interno” sulla base del
saldo calcolato con le nuove regole cumulativamente per il biennio
1999-2000: in tale caso il miglioramento del saldo aggregato
programmatico dovra’ produrre cumulativamente una riduzione del
saldo aggregato pari allo 0,2 per cento del P.I.L. per il 1999.
La verifica del raggiungimento di tale obiettivo sara’ effettuata
attraverso il raffronto tra la somma algebrica dei saldi finanziari
realizzatisi nel 1999 e nel 2000 (calcolati secondo i nuovi
criteri) e la somma algebrica tra il saldo programmatico 1999 e
quello 2000 (punti 2.1 e 2.5), al netto del recupero del
differenziale (punto 2.4). Il punto n. 14 degli allegati A2 e B2
alla circolare n. 4 del 4 febbraio 2000 deve, pertanto, intendersi
rettificato in “somma algebrica di: (punto 6) + (punto 13) – (punto
12)”.
4. Calcolo dell’obiettivo necessario per la riduzione di 100 punti
base sui tassi di interesse della Cassa D.P.
Per ottenere la riduzione di 100 punti base del tasso di interesse
sui mutui della Cassa depositi e prestiti di cui al comma 6 del
sopra citato art. 30, ogni ente deve contribuire alla riduzione
complessiva del disavanzo di 0,3 punti percentuali del P.I.L.
A tal fine deve conseguire nel biennio 1999-2000 un saldo
finanziario complessivo superiore alla somma algebrica dei saldi
programmatici per gli anni 1999 e 2000 (pari allo 0,2 per cento del
P.I.L.) aumentata, per poter calcolare lo 0,3 per cento, della
media degli interventi correttivi programmati per ciascuno dei due
anni.
Le modalita’ tecniche di calcolo di tale obiettivo – il cui
conseguimento e’ comunque condizionato dal raggiungimento a livello
di singolo ente dei risultati richiesti dall’art. 30, comma 1, per
la riduzione di 50 punti base del tasso di interesse sui mutui
della Cassa depositi e prestiti – sono indicati nei seguenti
prospetti differenziati:
per gli enti che non si avvalgono della facolta’ di ricalcolare
l’obiettivo programmatico 1999 con i nuovi criteri;
per gli altri enti.
Procedure:
Pag. 13

Pag. 14

I predetti prospetti sono destinati esclusivamente alla verifica
del raggiungimento dell’obiettivo dello 0,3 per cento del P.I.L.,
ma non devono essere utilizzati ai fini della certificazione
prevista dall’art. 30, comma 7, della legge n. 488 del 1999, i cui
tempi di presentazione e modalita’ saranno stabiliti con un
successivo decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, sentito, per quanto di competenza, il
Ministro dell’interno.
5. Disposizioni specifiche per le province.
Com’e’ noto, gli articoli 56, 60 e 61 del decreto legislativo n.
446 del 1997 hanno previsto, a decorrere dal 1999:
l’istituzione dell’imposta provinciale sulle formalita’ di
trascrizione al P.R.A. in sostituzione dell’imposta erariale di
trascrizione al P.R.A.;
l’attribuzione del gettito dell’imposta sulle assicurazioni contro
la responsabilita’ civile.
Tali innovazioni, particolarmente consistenti a livello finanziario
per i bilanci provinciali determinano una disomogeneita’ nei
confronti temporali tra 1998 e 1999, per le province che intendono
avvalersi della facolta’ di ricalcolare l’obiettivo programmatico
1999, che mal si concilia con il criterio del calcolo del saldo
tendenziale per il 1999 basato sui risultati 1998.
Tenuto conto, inoltre, che i predetti nuovi tributi provinciali
produrranno effetti finanziari anche per il futuro, si ritiene
necessario procedere ad una omogeneizzazione, non piu’ basata
sull’adeguamento dei dati 1999 sul 1998 – come a suo tempo disposto
con la circolare n. 11 del 12 marzo 1999 con la sterilizzazione per
il 1999 degli effetti delle nuove imposte – bensi’ sulla rettifica
dei dati 1998 rendendoli quanto piu’ omogenei agli esercizi
successivi.
Tale operazione relativa ai dati 1998, determinata ovviamente con
criteri statistici comporta che le province devono considerare, per
i soli fini del patto di stabilita’ interno, quali tributi propri
per il 1998 e in aggiunta alle effettive riscossioni tributarie del
1998:
a) il 50 per cento delle riscossioni 1999 a titolo di imposta
provinciale di trascrizione:
tale valutazione deriva dalla considerazione che il gettito 1999
dell’imposta provinciale di trascrizione (IPT) e’ valutato (secondo
le piu’ recenti stime ufficiali) in circa 1.750 miliardi contro gli
900 miliardi circa del 1998 della soppressa l’addizionale
provinciale (APIET);
b) le riscossioni 1999 dell’imposta sulle assicurazioni contro la
responsabilita’ civile diminuite del tasso di incremento registrato
a livello nazionale nel gettito dell’imposta tra il 1998 e il 1999,
determinato in circa il 3 per cento.
Si precisa, altresi’, che sono da considerare tra le spese correnti
i pagamenti per retrocessione di entrate proprie ai sensi dell’art.
10, comma 11, della legge 13 maggio 1999, n. 133.
6. Disposizioni specifiche per i comuni.
Secondo quanto gia’ previsto dalla circolare n. 11 del 1999
(paragrafo 2, ultimo capoverso), i comuni non devono considerare
nella determinazione del saldo finanziario le entrate derivanti
dall’attribuzione del gettito delle imposte di registro, ipotecaria
e catastale o eventuali ulteriori compartecipazioni a tributi
erariali in quanto le une e le altre sostitutive di trasferimenti
erariali.
Sono, invece, da considerare nella determinazione del saldo
finanziario quelle entrate tributarie (esempio: addizionale
I.R.P.E.F. ex art. 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998) che
non comportano riduzione di trasferimenti erariali.
7. Calcolo dei saldi programmatici per gli anni 2001, 2002 e 2003.
L’art. 30, comma 1, della legge n. 488 del 1999 stabilisce che
l’importo della riduzione del saldo finanziario nel triennio 2001-
2003 rimanga costante, ovvero che l’effetto prodotto
dall’intervento correttivo programmato per l’anno 2000 permanga nei
tre anni successivi: tale impostazione risulta chiaramente espressa
nella relazione al disegno di legge finanziaria per l’anno 2000.
Pertanto, per calcolare il saldo tendenziale 2001 (e degli anni
successivi) sara’ sufficiente far crescere il disavanzo o ridurre
l’avanzo tendenziale relativo al 2000 (e degli anni successivi), di
cui ai punti 1.2 o 2.2, dell’80 per cento del tasso di crescita del
P.I.L. nominale programmato (vedi D.P.E.F. 2000-2003) e le cui
variazioni percentuali sono qui riportate:
80% della variazione tra P.I.L. 2000-2001: + 3,3%;
80% della variazione tra P.I.L. 2001-2002: + 3,6%;
80% della variazione tra P.I.L. 2002-2003: + 3,6%.
Per cacolare il saldo programmatico, una volta determinati (come
sopra precisato) i saldi tendenziali, si applichera’ a questi
ultimi lo stesso ammontare degli effetti della manovra finanziaria
per l’anno 2000 (punti 1.3 o 2.3).
Le modalita’ tecniche di calcolo degli obiettivi programmatici
degli anni 2001, 2002 e 2003 sono indicate nel prospetto che segue:
Calcolo

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