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Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tec...

Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili.

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI
di concerto con
IL MINISTRO DEI TRASPORTI E DELLA NAVIGAZIONE
Visto l’articolo 7 della legge 19 ottobre 1998, n. 366, “Norme per
il finanziamento della mobilita’ ciclistica”, che prevede
l’adozione con decreto ministeriale di un regolamento per la
definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili;
Visto l’articolo 17, commi 3 e 4 della legge 23 agosto 1988, n.
400;
Visto il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive
modificazioni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992,
n. 495, e successive modificazioni;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza dell’11 ottobre
1999;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a
norma dell’articolo 17, comma 3, della predetta legge 23 agosto
1988, n. 400 (nota n. 2816 del 27 ottobre 1999);
A d o t t a
il seguente regolamento:
Capo I
Linee guida per la progettazione degli itinerari ciclabili
Art. 1.
Premessa
1. Nella presente sezione sono individuati le linee guida per la
progettazione degli itinerari ciclabili e gli elementi di qualita’
delle diverse parti degli itinerari medesimi. Gli itinerari
ciclabili si identificano con i percorsi stradali utilizzabili dai
ciclisti, sia in sede riservata (pista ciclabile in sede propria o
su corsia riservata), sia in sede ad uso promiscuo con pedoni
(percorso pedonale e ciclabile) o con veicoli a motore (su
carreggiata stradale). Dette linee guida sono finalizzate al
raggiungimento degli obiettivi fondamentali di sicurezza e di
sostenibilita’ ambientale della mobilita’: obiettivi che devono
essere perseguiti in maniera organica, valutando di volta in volta
le strategie e le proposte che meglio rispondono agli stessi.
Art. 2.
Finalita’ e criteri di progettazione
1. Le finalita’ ed i criteri da considerare a livello generale di
pianificazione e dettagliato di progettazione, nella definizione di
un itinerario ciclabile sono:
a) favorire e promuovere un elevato grado di mobilita’ ciclistica e
pedonale, alternativa all’uso dei veicoli a motore nelle aree
urbane e nei collegamenti con il territorio contermine, che si
ritiene possa raggiungersi delle localita’ interessate, con
preminente riferimento alla mobilita’ lavorativa, scolastica e
turistica;
b) puntare all’attrattivita’, alla continuita’ ed alla
riconoscibilita’ dell’itinerario ciclabile, privilegiando i
percorsi piu’ brevi, diretti e sicuri secondo i risultati di
indagini sull’origine e la destinazione dell’utenza ciclistica;
c) valutare la redditivita’ dell’investimento con riferimento
all’utenza reale e potenziale ed in relazione all’obiettivo di
ridurre il rischio d’incidentalita’ ed i livelli di inquinamento
atmosferico ed acustico;
d) verificare l’oggettiva fattibilita’ ed il reale utilizzo degli
itinerari ciclabili da parte dell’utenza, secondo le diverse fasce
d’eta’ e le diverse esigenze, per le quali e’ necessario siano
verificate ed ottenute favorevoli condizioni anche plano-
altimetriche dei percorsi.
Art. 3.
Strumenti di pianificazione
1. Al fine di predisporre interventi coerenti con le finalita’ ed i
criteri anzidetti gli enti locali si dotano dei seguenti strumenti
di pianificazione e di progettazione:
a) un piano della rete degli itinerari ciclabili, nel quale siano
previsti gli interventi da realizzare, comprensivo dei dati sui
flussi ciclistici, delle lunghezze dei tracciati, della stima
economica di spesa e di una motivata scala di priorita’ e di tempi
di realizzazione. Il livello di indagini preliminari e di dettaglio
degli elaborati di piano deve essere adeguato alla estensione
dimensionale della rete ciclabile ed alla complessita’ del modello
di organizzazione della circolazione delle altre componenti di
traffico.
Nell’ambito di tale piano e’ ammessa la possibilita’ di considerare
itinerari isolati che rispettino comunque le finalita’ ed i criteri
di progettazione indicati all’articolo 2. Per i comuni che sono
tenuti alla predisposizione del Piano urbano del traffico (PUT), ai
sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285, il piano della rete ciclabile deve essere inserito in maniera
organica, quale piano di settore, all’interno del PUT, secondo le
indicazioni delle direttive ministeriali pubblicate nel supplemento
ordinario n. 77 alla Gazzetta Ufficiale del 24 giugno 1995. Per i
comuni non tenuti alla predisposizione del PUT occorre comunque
procedere ad una verifica di compatibilita’, soprattutto ai fini
della sicurezza, con le altre modalita’ di trasporto;
b) i progetti degli itinerari ciclabili, previsti dal piano di cui
al punto a), che prevedano anche, ove necessario, la
riqualificazione dello spazio stradale circostante; in particolare,
i progetti devono considerare e prevedere adeguate soluzioni per
favorire la sicurezza della mobilita’ ciclistica nei punti di
maggior conflitto con i pedoni e i veicoli a motore (intersezioni,
accessi a nodi attrattivi, ecc.).
Art. 4.
Ulteriori elementi per la progettazione
1. Gli itinerari ciclabili, posti all’interno del centro abitato o
di collegamento con i centri abitati limitrofi, possono comprendere
le seguenti tipologie riportate in ordine decrescente rispetto alla
sicurezza che le stesse offrono per l’utenza ciclistica:
a) piste ciclabili in sede propria;
b) piste ciclabili su corsia riservata;
c) percorsi promiscui pedonali e ciclabili;
d) percorsi promiscui ciclabili e veicolari.
2. Gli itinerari ciclabili possono essere utilizzati per esigenze
prevalentemente legate alla mobilita’ lavorativa e scolastica quale
sistema alternativo di trasporto per la risoluzione – anche se
parziale – dei maggiori problemi di congestione del traffico urbano
o per esigenze prevalentemente turistiche e ricreative.
3. Per la progettazione degli itinerari ciclabili devono essere
tenuti inoltre presenti, in particolare, i seguenti elementi:
a) nelle opere di piattaforma stradale: la regolarita’ delle
superfici ciclabili, gli apprestamenti per le intersezioni a raso e
gli eventuali sottopassi o sovrappassi compresi i loro raccordi, le
sistemazioni a verde, le opere di raccolta delle acque meteoriche
anche con eventuali griglie, purche’ quest’ultime non determinino
difficolta’ di transito per i ciclisti, ecc.;
b) nella segnaletica stradale: oltre ai tradizionali cartelli
(segnaletica verticale), le strisce (segnaletica orizzontale) e gli
impianti semaforici, le indicazionidegli attraversamenti ciclabili,
le colonnine luminose alle testate degli elementi spartitraffico
fisicamente invalicabili, i delineatori di corsia, ecc.;
c) nell’illuminazione stradale: gli impianti speciali per la
visualizzazione notturna degli attraversamenti a raso, che devono
tener conto delle alberature esistenti in modo da evitare zone
d’ombra, ecc.;
d) nelle attrezzature: le rastrelliere per la sosta dei velocipedi
e, specialmente sulle piste ad utilizzazione turistica, panchine e
zone d’ombra preferibilmente arboree, fontanelle di acqua potabile
ogni 5 km di pista, punti telefonici od in alternativa indicazione
dei punti piu’ vicini, ecc.
4. Nel capo II del presente regolamento sono definite le norme da
rispettare per la progettazione e la realizzazione delle piste
ciclabili, mentre per i percorsi promiscui, le cui caratteristiche
tecniche esulano dalla disciplina delle presenti norme, vengono
fornite unicamente le indicazioni riportate ai commi 5 e 6.
5. I percorsi promiscui pedonali e ciclabili, identificabili con la
figura II 92/b del decreto del Presidente della Repubblica 16
dicembre 1992, n. 495, sono realizzati, di norma, all’interno di
parchi o di zone a traffico prevalentemente pedonale, nel caso in
cui l’ampiezza della carreggiata o la ridotta entita’ del traffico
ciclistico non richiedano la realizzazione di specifiche piste
ciclabili. I percorsi promiscui pedonali e ciclabili possono essere
altresi’ realizzati, previa apposizione della suddetta segnaletica,
su parti della strada esterne alla carreggiata, rialzate o
altrimenti delimitate e protette, usualmente destinate ai pedoni,
qualora le stesse parti della strada non abbiano dimensioni
sufficienti per la realizzazione di una pista ciclabile e di un
contiguo percorso pedonale e gli stessi percorsi si rendano
necessari per dare continuita’ alla rete di itinerari ciclabili
programmati. In tali casi, si ritiene opportuno che la parte della
strada che si intende utilizzare quale percorso promiscuo pedonale
e ciclabile abbia:
a) larghezza adeguatamente incrementata rispetto ai minimi fissati
per le piste ciclabili all’articolo 7;
b) traffico pedonale ridotto ed assenza di attivita’ attrattrici di
traffico pedonale quali itinerari commerciali, insediamenti ad alta
densita’ abitativa, ecc.
6. I percorsi ciclabili su carreggiata stradale, in promiscuo con i
veicoli a motore, rappresentano la tipologia di itinerari a
maggiore rischio per l’utenza ciclistica e pertanto gli stessi sono
ammessi per dare continuita’ alla rete di itinerari prevista dal
piano della rete ciclabile, nelle situazioni in cui non sia
possibile, per motivazioni economiche o di insufficienza degli
spazi stradali, realizzare piste ciclabili. Per i suddetti percorsi
e’ necessario intervenire con idonei provvedimenti (interventi
sulla sede stradale, attraversamenti pedonali rialzati, istituzione
delle isole ambientali previste dalle direttive ministeriali 24
giugno 1995, rallentatori di velocita’ – in particolare del tipo ad
effetto ottico e con esclusione dei dossi – ecc.) che comunque
puntino alla riduzione dell’elemento di maggiore pericolosi…

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