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Norme per l'assegnazione e la revoca nonché per la determinazione e la revisione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l’art. 87, comma quarto, della Costituzione;
Vista la legge 22 ottobre 1971, n. 865, concernente programmi e
coordinamento dell’edilizia residenziale pubblica, che all’art. 8
conferisce delega al Governo per l’emanazione di norme sulla
riorganizzazione delle amministrazioni degli enti pubblici operanti
nel settore edilizio, sul riordinamento dei criteri di assegnazione
degli alloggi di edilizia economica e popolare, dei canoni e delle
quote di riscatto;
Udito il parere della Commissione parlamentare;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Ministro per i lavori pubblici, di concerto con
i Ministri per la grazia e giustizia, per il tesoro e per il lavoro
e la previdenza sociale;
Decreta:
1. L’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica
viene effettuata secondo le norme del presente decreto.
Sono considerati alloggi di edilizia residenziale pubblica gli
alloggi costruiti o da costruirsi da parte di enti pubblici a
totale carico o con il concorso o con il contributo dello Stato con
esclusione degli alloggi costruiti o da costruirsi in attuazione di
programmi di edilizia convenzionata e agevolata.
Sono escluse altresì dall’applicazione delle norme del presente
decreto le assegnazioni relative a costruzioni a carattere
provvisorio o comunque destinate al ricovero temporaneo delle
famiglie rimaste senza tetto a seguito di eventi calamitosi, nonché
agli alloggi costruiti o da costruirsi dalle cooperative edilizie,
agli alloggi realizzati da imprese od enti per il proprio personale
ed a quelli destinati a dipendenti di Amministrazioni statali per
esigenze di servizio.
2. Può conseguire l’assegnazione di un alloggio di edilizia
residenziale pubblica:
a) chi abbia la cittadinanza italiana, salvo che sia riconosciuta
anche al cittadino straniero la facoltà di concorrere
all’assegnazione;
b) chi abbia la residenza ovvero presti la propria attività
lavorativa nel comune in cui si trovano gli alloggi o, per quelli
compresi in un programma comprensoriale, in uno dei comuni del
comprensorio, salvo che gli alloggi da assegnare siano stati
costruiti in relazione a nuovi insediamenti industriali o che si
tratti di lavoratore emigrato all’estero, il quale ha facoltà di
concorrere in un solo comune da indicare, entro il 31 gennaio di
ogni anno, in una dichiarazione raccolta da una rappresentanza
consolare, che rilascerà un certificato da allegare alla domanda;
c) chi non sia titolare del diritto di proprietà, di usufrutto, di
uso o di abitazione – nello stesso comune o, per gli alloggi
compresi in un programma comprensoriale, in uno dei comuni del
comprensorio – su di un alloggio adeguato alle esigenze del proprio
nucleo familiare, ovvero – in qualsiasi località – di uno o più
alloggi che, dedotte le spese nella misura del 25%, consentano un
reddito annuo superiore a L. 400.000;
d) chi non abbia ottenuto l’assegnazione in proprietà o con patto
di futura vendita di un alloggio costruito a totale carico o con il
concorso o con il contributo o con il finanziamento agevolato – in
qualunque forma concessi – dello Stato o di altro ente pubblico;
e) chi fruisca di un reddito annuo complessivo, per il nucleo
familiare, non superiore a L. 4.00.000.
Ai fini del requisito di cui alla prima parte della lettera c) del
precedente comma, è da considerarsi adeguato l’alloggio composto da
un numero di vani, esclusi gli accessori, pari a quello dei
componenti il nucleo familiare del concorrente e, comunque, non
inferiore a due e non superiore a cinque, e che non sia stato
dichiarato igienicamente inidoneo dall’autorità competente.
Ai fini del presente decreto si intende per nucleo familiare la
famiglia costituita dal capo famiglia, dal coniuge e dai figli
legittimi, naturali riconosciuti e adottivi e dagli affiliati, con
lui conviventi. Fanno parte, altresì, del nucleo familiare gli
ascendenti, i discendenti, i collaterali fino al terzo grado e gli
affini fino al secondo grado, purché stabilmente conviventi con il
concorrente da almeno due anni alla data della pubblicazione del
bando nella sede dell’istituto. I collaterali e gli affini debbono
essere inoltre a carico del concorrente.
I requisiti per concorrere all’assegnazione degli alloggi debbono
essere posseduti alla data della pubblicazione del bando nella sede
dell’istituto.
I requisiti indicati nella lettera c) e d) del primo comma debbono
sussistere anche in favore dei componenti il nucleo familiare del
concorrente.
Ogni tre anni, a decorrere dalla data dell’entrata in vigore del
presente decreto, le Regioni provvedono ad adeguare i limiti di
reddito di cui alle lettere c) ed e) del primo comma in base
all’indice del costo della vita risultante dalle rilevazioni
dell’Istituto centrale di statistica relative all’anno precedente,
con riferimento alla capacità economica media degli abitanti
determinata in base a rilevazioni di carattere ufficiale.
3. All’assegnazione degli alloggi – salvo quanto disposto
dall’ultimo comma dell’art. 10 – si provvede mediante pubblico
concorso indetto dall’istituto autonomo per le case popolari
competente per territorio.
L’istituto indice il concorso per singoli comuni o per comprensori
di comuni.
Il bando di concorso è pubblicato mediante affissione di manifesti
nella sede dell’Istituto in un luogo aperto al pubblico, nell’albo
pretorio e nella sede di decentramento comunale del comune o dei
comuni in cui si trovano gli alloggi.
Le Regioni possono stabilire ulteriori forme di pubblicità del
bando. Per l’assegnazione di alloggi destinati a particolari
categorie possono adottarsi, in aggiunta a quelle previste, altre
forme di pubblicità.
Il bando di concorso deve indicare:
a) il luogo in cui si trovano gli alloggi da assegnare e la forma
di assegnazione in locazione o in proprietà;
b) i requisiti di carattere generale prescritti dall’art. 2 nonché
gli eventuali altri requisiti che potranno essere stabiliti nei
programmi di intervento;
c) la misura provvisoria del canone di locazione o della quota di
ammortamento, con l’avvertenza che la misura definitiva sarà
stabilita all’atto dell’assegnazione;
d) il termine non inferiore a 60 giorni per la presentazione della
domanda;
e) i documenti da allegare alla domanda, tenendo anche conto della
particolare situazione dei lavoratori emigrati all’estero.
Per i lavoratori emigrati all’estero il termine per la
presentazione della domanda è prorogato di sessanta giorni per i
residenti nell’area europea e di novanta giorni per i residenti nei
Paesi extra europei.
4. La domanda, redatta su apposito modulo fornito dall’Istituto
autonomo per le case popolari, che può essere ritirato anche presso
la sede del comune e le sue sedi decentrate, deve indicare:
a) la cittadinanza nonché la residenza del concorrente o il luogo
in cui lo stesso presta la propria attività lavorativa;
b) la composizione del nucleo familiare;
c) l’ubicazione e la consistenza dell’alloggio occupato;
d) il reddito complessivo del nucleo familiare;
e) il luogo ed il tipo di lavoro del concorrente e degli altri
componenti il nucleo familiare;
f) ogni altro elemento utile ai fini della valutazione del bisogno
di alloggio;
g) il luogo in cui dovranno farsi al concorrente tutte le
comunicazioni relative al concorso.
Alla domanda debbono essere allegati i documenti indicati nel
bando.
Il concorrente deve dichiarare che sussistono, in favore di lui e
dei componenti il suo nucleo familiare, i requisiti di cui alle
lettere c), d) ed e) dell’art. 2. Per la partecipazione a concorsi
riservati a particolari categorie debbono essere indicati altresì
gli elementi idonei a dimostrare l’appartenenza del concorrente
alla categoria.
La dichiarazione mendace è punita ai sensi della legge penale.
Sono esclusi dal concorso i concorrenti che abbiano presentato la
domanda dopo la scadenza del termine fissato nel bando.
5. L’Istituto autonomo per le case popolari procede alla
istruttoria delle domande. A tale fine può avvalersi degli organi
dell’amministrazione dello Stato e degli enti locali e richiedere
agli interessati i documenti eventualmente occorrenti per
comprovare la situazione denunciata nella domanda, fissando
all’uopo un termine perentorio non inferiore a quindici e non
superiore a trenta giorni. Per i lavoratori emigrati all’estero il
termine massimo per la presentazione dei documenti è prorogato di
ulteriori sessanta giorni.
Le domande con i punteggi a ciascuna attribuiti in via provvisoria
e con la documentazione acquisita sono trasmesse, entro tre mesi
dalla scadenza del termine fissato nel bando, alla commissione di
cui all’art. 6 per la formazione della graduatoria.
6. La graduatoria è formata da una commissione istituita presso
l’Istituto autonomo per le case popolari che ha indetto il concorso
e nominata dal Presidente della giunta regionale.
La commissione è presieduta da un magistrato con qualifica non
inferiore a magistrato di appello, designato dal presidente del
tribunale nel cui circondario è compresa la sede dell’istituto, ed
è composta:
a) dal sindaco del comune su cui sorgono gli alloggi o da un suo
delegato;
b) dal presidente dell’Istituto autonomo per le case popolari o da
un suo delegato;
c) dal direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro o da un suo
delegato;
d) da un funzionario della Regione designato dal Presidente della
giunta regionale;
e) da tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei
lavoratori dipendenti più rappresentative su base regionale,
designati dalle rispettive organizzazioni;
f) da due rappresentanti delle organizzazioni degli assegnatari di
allo…

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