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Canone o diritto per i servizi relativi alla raccolta, l'allontanamento, la depurazione e lo scarico delle acque. Chiarimenti in ordine alla disciplina applicabile.

Ai comuni
e, per conoscenza:
Alle direzioni regionali delle entrate
All’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI)
Pervengono alla scrivente numerose richieste di chiarimenti in
ordine all’applicazione del canone o diritto per i servizi relativi
alla raccolta, l’allontanamento, la depurazione e lo scarico delle
acque, determinate soprattutto dalle varie modifiche legislative
che ne hanno da ultimo sancito la natura non tributaria.
Per affrontare con chiarezza la materia e’ opportuno ripercorrere
preliminarmente l’evoluzione normativa, che risulta, invero,
costituita da un sovrapporsi di disposizioni che hanno spesso
creato problemi applicativi.
1. L’evoluzione normativa.
Il canone o diritto era inizialmente disciplinato dagli articoli 16
e 17 della legge 10 maggio 1976, n. 319, recante: “Norme per la
tutela delle acque dall’inquinamento”.
L’art. 16, stabiliva, al comma 1, che “Per i servizi relativi alla
raccolta, l’allontanamento, la depurazione e lo scarico delle acque
di rifiuto provenienti dalle superfici e dai fabbricati privati e
pubblici, ivi inclusi stabilimenti e opifici industriali, a
qualunque uso adibiti, e’ dovuto agli enti gestori da parte degli
utenti, il pagamento di un canone o diritto secondo apposita
tariffa”.
La tariffa in questione si componeva di due parti, di cui:
la prima era relativa al servizio di fognatura e veniva determinata
in rapporto alla quantita’ di acqua effettivamente scaricata;
la seconda riguardava il servizio di depurazione, ed era
determinata in base alla quantita’, e, per gli scarichi provenienti
dagli insediamenti produttivi, in base alla qualita’ delle acque
scaricate.
Il successivo art. 17, fissava i criteri per la determinazione
delle due quote della tariffa.
La disciplina del canone o diritto e’ stata completata con
l’inserimento delle integrazioni recate dal decreto-legge 28
febbraio 1981, n. 38, convertito dalla legge 23 aprile 1981, n.
153, che, oltre a sostituire gli articoli 16 e 17, ha inserito
nella legge n. 319 del 1976:
l’art. 17-bis che stabiliva le norme generali per la
predisposizione della formula tipo per la determinazione del canone
e l’applicazione della tariffa dovuta per le acque provenienti da
insediamenti produttivi;
l’art. 17-ter nel quale erano contenute le norme per
l’accertamento, la riscossione, il contenzioso e le sanzioni del
canone.
Gli articoli 17-bis e 17-ter sono stati abrogati dall’art. 32 della
legge 5 gennaio 1994, n. 36 (la cosiddetta “legge Galli”), che, nel
prevedere la costituzione del servizio idrico integrato,
organizzato sulla base di ambiti territoriali ottimali, ha fissato,
all’art. 14, i criteri per la determinazione delle quote della
tariffa prevista per il servizio di fognatura e di depurazione.
L’abrogazione dei suddetti articoli aveva pero’ creato un vuoto
normativo relativamente all’accertamento, alla riscossione, alle
sanzioni ed al contenzioso del canone, che e’ stato colmato dalla
legge 17 maggio 1995, n. 172, che ha aggiunto, in sede di
conversione, il comma 3-bis all’art. 2 del decreto-legge 17 marzo
1995, n. 79. Detta disposizione, che inserisce l’ultimo comma
dell’art. 17 della legge n. 319 del 1976, stabilisce, tra l’altro,
che “Fino all’entrata in vigore della tariffa fissata dagli
articoli 13, 14 e 15 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, per
l’accertamento del canone o diritto, continuano ad applicarsi le
disposizioni del testo unico per la finanza locale approvato con
regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175, in quanto compatibili, e
la riscossione e’ effettuata ai sensi degli articoli 68 e 69 del
decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43,
previa notificazione dell’avviso di liquidazione o di
accertamento”.
Occorre precisare che le modifiche sostanziali hanno interessato il
sistema della riscossione, poiche’ e’ stata disposta la
sostituzione dell’ingiunzione fiscale, prevista in precedenza, con
il ruolo coattivo di cui al decreto del Presidente della Repubblica
n. 43 del 1988.
Il successivo intervento normativo e’ stato effettuato dall’art. 3,
comma 42, della legge 23 dicembre 1995, n. 549, che limitatamente
alla quota di tariffa riferita al servizio di depurazione ha
stabilito che “In attesa dell’entrata in vigore della tariffa del
servizio idrico integrato, prevista dall’art. 13 della legge 5
gennaio 1994, n. 36, la quota di tariffa riferita al servizio di
depurazione di cui all’art. 14, comma 1, della citata legge n. 36
del 1994, e’ determinata secondo le modalita’ stabilite per
categorie di utenti ai commi 43, 44, 45, 46 e 47 del presente
articolo ed e’ riscossa dai comuni o loro consorzi secondo le
procedure fiscali vigenti in materia di canoni di fognatura e di
depurazione”.
In sostanza con detta norma venivano superate le disposizioni
contenute nell’art. 17 della legge n. 319 del 1976, relativamente
alla quota di tariffa riferita al servizio di depurazione, ma,
persistendo la natura tributaria di questa quota di tariffa,
venivano fatte salve le disposizioni dell’ultimo comma dello stesso
art. 17, che, come precisato, atteneva alla disciplina fiscale del
canone.
Con l’art. 31, comma 28, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e’
stato poi stabilito che “A decorrere dal 1o gennaio 1999 il
corrispettivo dei servizi di depurazione e di fognatura costituisce
quota di tariffa ai sensi dell’art. 13 e seguenti della legge 5
gennaio 1994, n. 36. Sono conseguentemente abrogati l’ultimo comma
dell’art. 17 della legge 10 maggio 1976, n. 319, introdotto
dall’art. 2, comma 3-bis, del decreto-legge 17 marzo 1995, n. 79,
convertito, con modificazioni, dalla legge 17 maggio 1995, n. 172,
nonche’ l’art. 3, comma 42, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
limitatamente alle parole: “secondo le procedure fiscali vigenti in
materia di canoni di fognatura e di depurazione”.
Il successivo comma 29 del citato art. 31 ha dettato disposizioni
in ordine ai criteri, ai parametri ed ai limiti per la
determinazione e l’adeguamento delle tariffe del servizio
acquedottistico, del servizio di fognatura e per l’adeguamento
delle tariffe del servizio di depurazione, che fino all’entrata in
vigore del metodo normalizzato, devono essere fissati con
deliberazione del CIPE.
E’ opportuno precisare che con le norme sopra riportate venivano
definitivamente superate le disposizioni contenute:
nell’art. 17 della legge n. 319 del 1976, relativamente alla quota
di tariffa riferita al servizio di fognatura che, diversamente
dalla quota di tariffa riferita al servizio di depurazione, non era
stata modificata dall’art. 3, comma 42, della legge n. 549 del
1995;
nell’ultimo comma dell’art. 17 della legge n. 319 del 1976,
relativo alla disciplina fiscale del canone. Infatti dal 1o gennaio
1999 il canone non ha piu’ natura tributaria. A rafforzare tale
indicazione e’ intervenuto l’art. 6, comma 13, della legge 13,
maggio 1999, n. 133, che ha stabilito che “Le somme dovute per i
servizi di fognatura e depurazione resi dai comuni fino al 31
dicembre 1998 e riscosse successivamente alla predetta data non
costituiscono corrispettivi agli effetti dell’IVA”. Tale
precisazione trova fondamento proprio nella natura tributaria che
il canone ha avuto fino al 31 dicembre 1998, sul cui importo non
poteva naturalmente applicarsi il tributo erariale;
nell’art. 3, comma 42, della legge n. 549 del 1995 limitatamente
alle parole: “secondo le procedure fiscali vigenti in materia di
canoni di fognatura e di depurazione”.
Da quanto fin qui esposto deve ritenersi che anche le disposizioni
contenute nell’art. 16 della legge n. 319 del 1976, sono state di
fatto superate dai continui interventi operati dal legislatore.
In questo coacervo di norme bisogna infine inserire l’art. 62,
commi 5 e 6, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, che
dispongono:
“5. L’abrogazione degli articoli 16 e 17 della legge 10 maggio
1976, n. 319, cosi’ come modificato ed integrato’, quest’ultimo,
dall’art. 2, commi 3 e 3-bis del decreto-legge 17 marzo 1995, n.
79, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 maggio 1995, n.
172, ha effetto dall’applicazione della tariffa del servizio idrico
integrato di cui agli articoli 13 e seguenti della legge 5 gennaio
1994, n. 36”;
“6. Il canone o diritto di cui all’art. 16 della legge 10 maggio
1976, n. 319, e successive modificazioni continua ad applicarsi ai
presupposti di imposizione verificatisi anteriormente
all’abrogazione del tributo ad opera del presente decreto. Per
l’accertamento e la riscossione si osservano le disposizioni
relative al tributo abrogato”.
Bisogna poi aggiungere che l’art. 63, comma 1, dello stesso decreto
legislativo n. 152 del 1999 ha abrogato espressamente l’intera
legge n. 319 del 1976.
La contemporanea esistenza delle norme appena citate che sanciscono
da un lato l’ultrattivita’ degli articoli 16 e 17 della legge n.
319 del 1976 e dall’altro la graduale eliminazione degli stessi
articoli, definitivamente avvenuta il 1o gennaio 1999 ad opera del
comma 28, dell’art. 3, della legge n. 448 del 1998, hanno creato
molti dubbi sulla concreta operativita’ delle norme e sulla natura
stessa del canone. La confusione e’ destinata pero’ a venir meno a
seguito delle modificazioni introdotte dal decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 258 (pubblicato nel supplemento ordinario n. 153/L
alla Gazzetta Ufficiale del 18 settembre 2000, n. 218), recante:
“Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 11
maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque
dall’inquinamento, a norma dell…

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