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Tutela delle lavoratrici madri...

Tutela delle lavoratrici madri

(74)Abrogata dall’art. 86, comma 2, lett. a), D.Lgs. 26 marzo 2001, n.
151, a decorrrere dal giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella G.U.
(18a) Il regolamento di esecuzione della
presente legge è stato emanato con D.P.R. 25 novembre 1976, n.
1026.
(43a) Sulla tutela della paternità e della maternità, vedi la L.
8 marzo 2000, n. 53.
(58a) Il testo unico delle disposizioni
legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della
paternità è stato emanato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
La Camera
dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Titolo I
NORME
PROTETTIVE
Art. 1 (77)
(77)Articolo modificato dall’art. 3, comma 1,
L. 8 marzo 2000, n. 53 e, successivamente, abrogato dall’art. 86,
comma 2, lett. a), D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che ha abrogato
l’intero provvedimento a decorrere dal giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella G.U.
Art. 1 (78)(54)
Le disposizioni del
presente titolo si applicano alle lavoratrici, comprese le
apprendiste, che prestano la loro opera alle dipendenze di privati
datori di lavoro, nonché alle dipendenti dalle amministrazioni dello
Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province,
dai comuni, dagli altri enti pubblici e dalle società cooperative,
anche se socie di queste ultime.
Alle lavoratrici a domicilio si
applicano le norme del presente titolo di cui agli articoli 2, 4, 6 e
9(73).
Alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari si
applicano le norme del presente titolo di cui agli articoli 4, 5, 6, 8
e 9.
Il diritto di astenersi dal lavoro di cui all’articolo 7, ed il
relativo trattamento economico, sono riconosciuti anche se l’altro
genitore non ne ha diritto. Le disposizioni di cui al comma 1
dell’articolo 7 e al comma 2 dell’articolo 15 sono estese alle
lavoratrici di cui alla legge 29 dicembre 1987, n. 546, madri di
bambini nati a decorrere dal 1° gennaio 2000. Alle predette
lavoratrici i diritti previsti dal comma 1 dell’articolo 7 e dal comma
2 dell’articolo 15 spettano limitatamente ad un periodo di tre mesi,
entro il primo anno di vita del bambino.(56) (44a)
Sono fatte salve,
in ogni caso, le condizioni di maggior favore stabilite da leggi,
regolamenti, contratti, e da ogni altra disposizione.
(78)Testo
precedente le modifiche apportate dal D.Lgs. 26 marzo 2001, n.
151.
(73)La Corte costituzionale, con sentenza 26 luglio 2000, n. 360,
ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella
parte in cui non prevede l’applicabilità alle lavoratrici a domicilio
dell’art. 5 della presente legge.
(54)La Corte costituzionale, con
sentenza 31 maggio 1996, n. 172, ha dichiarato inammissibile la
questione di legittimità costituzionale del presente articolo,
sollevata dal Tribunale di Varese in riferimento agli artt. 3, 41 e 42
della Costituzione.
(56)Comma inserito dall’art. 3, comma 1, L. 8
marzo 2000, n. 53.
(44a) Per l’applicabilità delle disposizioni di cui
al presente comma ai genitori adottivi o affidatari, vedi l’art. 3,
comma 5, L. 8 marzo 2000, n. 53.
Art. 1 (55)(40)
Le disposizioni del
presente titolo si applicano alle lavoratrici, comprese le
apprendiste, che prestano la loro opera alle dipendenze di privati
datori di lavoro, nonché alle dipendenti dalle amministrazioni dello
Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province,
dai comuni, dagli altri enti pubblici e dalle società cooperative,
anche se socie di queste ultime.
Alle lavoratrici a domicilio si
applicano le norme del presente titolo di cui agli articoli 2, 4, 6 e
9.
Alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari si
applicano le norme del presente titolo di cui agli articoli 4, 5, 6, 8
e 9.
Sono fatte salve, in ogni caso, le condizioni di maggior favore
stabilite da leggi, regolamenti, contratti, e da ogni altra
disposizione.
(55)Testo precedente le modifiche apportate dalla L. 8
marzo 2000, n. 53.
(40)La Corte costituzionale, con sentenza 31 maggio
1996, n. 172, ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità
costituzionale del presente articolo, sollevata dal Tribunale di
Varese in riferimento agli artt. 3, 41 e 42 della Costituzione.
Art.
2(81)
(81)Articolo modificato dall’art. 17, comma 2, L. 8 marzo 2000,
n. 53 e, successivamente, abrogato dall’art. 86, comma 2, lett. a),
D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che ha abrogato l’intero provvedimento a
decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella
G.U.
Art. 2(82)(68)
Le lavoratrici non possono essere licenziate
dall’inizio del periodo di gestazione fino al termine del periodo di
interdizione dal lavoro previsto dall’articolo 4 della presente legge,
nonché fino al compimento di un anno di età del bambino (39a).
Il
divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato oggettivo
di gravidanza e puerperio (40a), e la lavoratrice, licenziata nel
corso del periodo in cui opera il divieto, ha diritto di ottenere il
ripristino del rapporto di lavoro mediante presentazione, entro
novanta giorni dal licenziamento, di idonea certificazione dalla quale
risulti l’esistenza, all’epoca del licenziamento, delle condizioni che
lo vietavano .
Il divieto di licenziamento non si applica nel caso
(41a):
a) di colpa grave da parte della lavoratrice, costituente
giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro (42a) ;
b) di
cessazione dell’attività dell’azienda, cui essa è addetta;
c) di
ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata
assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del
termine. (69)
Le lavoratrici addette ad industrie e lavorazioni che
diano luogo a disoccupazione stagionale, di cui alla tabella annessa
al decreto ministeriale 30 novembre 1964, e successive modificazioni,
le quali siano licenziate a norma della lettera b) del terzo comma del
presente articolo, hanno diritto, per tutto il periodo in cui opera il
divieto di licenziamento, alla ripresa dell’attività lavorativa
stagionale e, sempreché non si trovino in periodo di astensione
obbligatoria dal lavoro, alla precedenza nelle riassunzioni .
Durante
il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice
non può essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa
l’attività dell’azienda o del reparto cui essa è addetta, sempreché il
reparto stesso abbia autonomia funzionale.
Al termine del periodo di
interdizione dal lavoro previsto dall’articolo 4 della presente legge
le lavoratrici hanno diritto, salvo che espressamente vi rinuncino, di
rientrare nella stessa unità produttiva ove erano occupate all’inizio
del periodo di gestazione o in altra ubicata nel medesimo comune, e di
permanervi fino al compimento di un anno di età del bambino; hanno
altresì diritto di essere adibite alle mansioni da ultimo svolte o a
mansioni equivalenti.(71)
(82)Testo precedente le modifiche apportate
dal D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(68)La Corte costituzionale, con
sentenza 8 febbraio 1991, n. 61, ha dichiarato la illegittimità
costituzionale del presente articolo nella parte in cui prevede la
temporanea inefficacia anziché la nullità del licenziamento intimato
alla donna lavoratrice nel periodo di gestazione e di
puerperio.
(69)La Corte costituzionale, con sentenza 31 maggio 1996,
n. 172, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente
comma nella parte in cui non prevede l’inapplicabilità del divieto di
licenziamento nel caso di recesso per esito negativo della
prova.
(71)Comma aggiunto dall’art. 17, comma 2, L. 8 marzo 2000, n.
53.
(39a) Per l’applicabilità del presente articolo in casi di
affidamento preadottivo o di adozione, vedi gli artt. 6 e 7, L. 9
dicembre 1977, n. 903; per la cessazione anticipata del divieto di
licenziamento, vedi l’ art. 2, D.P.R. 25 novembre 1976, n. 1026.
(40a)
Per la determinazione dell’inizio del periodo di gravidanza, vedi l’
art. 4, D.P.R. 25 novembre 1975, n. 1026.
(41a) Vedi l’ art. 1, D.P.R.
25 novembre 1976, n. 1026.
(42a) Vedi l’ art. 3, comma 1, D.P.R. 25
novembre 1976, n. 1026.
Art. 2 (70) (1)
Le lavoratrici non possono
essere licenziate dall’inizio del periodo di gestazione fino al
termine del periodo di interdizione dal lavoro previsto dall’articolo
4 della presente legge, nonché fino al compimento di un anno di età
del bambino (1a).
Il divieto di licenziamento opera in connessione con
lo stato oggettivo di gravidanza e puerperio (19a), e la lavoratrice,
licenziata nel corso del periodo in cui opera il divieto, ha diritto
di ottenere il ripristino del rapporto di lavoro mediante
presentazione, entro novanta giorni dal licenziamento, di idonea
certificazione dalla quale risulti l’esistenza, all’epoca del
licenziamento, delle condizioni che lo vietavano .
Il divieto di
licenziamento non si applica nel caso (20a):
a) di colpa grave da
parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione
del rapporto di lavoro (21a) ;
b) di cessazione dell’attività
dell’azienda, cui essa è addetta;
c) di ultimazione della prestazione
per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del
rapporto di lavoro per la scadenza del termine. (2)
Le lavoratrici
addette ad industrie e lavorazioni che diano luogo a disoccupazione
stagionale, di cui alla tabella annessa al decreto ministeriale 30
novembre 1964, e successive modificazioni, le quali siano licenziate a
norma della lettera b) del terzo comma del presente articolo, hanno
diritto, per tutto il periodo in cui opera il divieto di
licenziamento, alla ripresa dell’attività lavorativa stagionale e,
sempreché non si trovino in periodo di astensione obbligatoria dal
lavoro, alla precedenza nelle riassunzioni .
Durante il periodo nel
quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non può essere
sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l’attività
dell’azienda o del reparto cui es…

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