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Norme di sicurezza per apparecchi contenenti liquidi caldi sotto press...

Norme di sicurezza per apparecchi contenenti liquidi caldi sotto pressione.

IL MINISTRO PER IL LAVORO E LA PREVIDENZA SOCIALE di concerto con
IL MINISTRO PER L’INDUSTRIA, IL COMMERCIO E L’ARTIGIANATO
Visto il regio decreto-legge 9 luglio 1926, n. 1331, che
costituisce l’Associazione nazionale per il controllo della
combustione (A.N.C.C.), convertito nella legge 16 giugno 1927, n.
1132;
Visto il regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, concernente
l’approvazione del regolamento per l’esecuzione del precitato regio
decreto-legge 9 luglio 1926, n. 1331;
Visto il regio decreto 11 dicembre 1933, n. 2421, che dà facoltà al
Ministro per le corporazioni – le cui competenze, ai sensi del
decreto luogotenenziale 10 agosto 1945, n. 474, sono ripartite tra
il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale ed il Ministro
per l’industria, il commercio e l’artigianato – di stabilire, agli
effetti della prevenzione contro gli infortuni sul lavoro regolata
dal regio decreto-legge 9 luglio 1926, n. 1331, norme tecniche in
materia di apparecchi a pressione non rientranti nelle ipotesi
previste dalle disposizioni in vigore;
Sentito il consiglio tecnico dell’Associazione nazionale per il
controllo della combustione;
Decreta:
TITOLO I – Liquidi caldi sotto pressione con temperatura superiore
a quella di ebollizione a pressione atmosferica (liquidi
surriscaldati) .
Capo I – Generatori e recipienti .
Art. 1.
I generatori ed i recipienti di liquidi caldi sotto pressione con
temperatura superiore a quella di ebollizione alla pressione
atmosferica, di seguito denominati convenzionalmente liquidi
surriscaldati, sono soggetti alle norme per i generatori ed i
recipienti di vapore stabilite con il regio decreto 12 maggio 1927,
n. 824,, e successive modifiche ed integrazioni, salvo gli articoli
da 16 a 24 e da 36 a 42 per l’acqua surriscaldata nonché da 16 a 33
e da 36 a 42, per gli altri liquidi surriscaldati. In luogo di tali
articoli si applicano le disposizioni del presente decreto.
I generatori di liquidi surriscaldati devono essere corredati di:
a) almeno un dispositivo di sicurezza a scarico convogliato, con
diametro minimo dell’orifizio non inferiore a 15 mm, atto a
scaricare complessivamente la quantità massima di vapore
producibile in relazione alla potenzialità del generatore, tarato
in modo da intervenire alla pressione normale di esercizio
incrementata della prevalenza massima esercitata dalle pompe di
circolazione nel generatore e comunque a pressione non superiore a
quella di progetto del generatore;
b) un dispositivo indicatore della pressione esistente nel
generatore;
c) un dispositivo indicatore della temperatura del liquido
all’uscita del generatore;
d) almeno un mezzo di alimentazione opportunamente dimensionato nel
caso in cui sia necessario assicurare l’integrazione della perdita
di liquido e degli eventuali prelievi dall’impianto;
e) un sistema meccanico di circolazione del liquido atto a
trasferire all’esterno del generatore il calore prodotto dallo
stesso, nel caso in cui il circuito sia a circolazione forzata;
f) un vaso di espansione, chiuso o aperto munito di indicatore di
livello con segno di minimo e collegato con il generatore stesso
mediante una tubazione di diametro interno correlato alla
potenzialità del generatore ed alle caratteristiche dell’impianto e
comunque non inferiore a 25 mm.
Negli impianti realizzati con più generatori deve essere comunque
assicurata la comunicazione di ogni generatore con vaso di
espansione o con l’atmosfera;
g) almeno un dispositivo di intercettazione automatica
dell’afflusso del combustibile che intervenga nei seguenti casi:
arresto della circolazione del liquido negli impianti a
circolazione forzata;
raggiungimento della temperatura massima del liquido all’uscita del
generatore stabilita in relazione alle caratteristiche
dell’impianto;
abbassamento del livello nel vaso di espansione al di sotto del
valore minimo.
Le disposizioni di cui alla precedente lettera g) non si applicano
ai generatori alimentati con combustibile solido non polverizzato o
con sorgente di calore diversa dal fuoco. Per tali generatori
l’Associazione nazionale per il controllo della combustione
provvede a prescrivere idonee misure di sicurezza in base a quanto
previsto dall’art. 26 del presente decreto.
I recipienti inseriti nell’impianto sono esclusi dall’obbligo di
dispositivi di sicurezza propri in tutti i casi nei quali, per
particolare natura e disposizione dell’impianto, non viene superata
durante l’esercizio la pressione di progetto dei recipienti stessi.
In caso contrario, l’Associazione nazionale per il controllo della
combustione provvede a prescrivere l’applicazione di idonei
dispositivi di controllo e di sicurezza in base a quanto previsto
dall’art. 26 del presente decreto.
Art. 2.
Ai soli fini dell’applicazione delle norme del regio decreto 12
maggio 1927, n. 824,, e successive modifiche e integrazioni, per
quanto riguarda la potenzialità dei generatori, 600 kcal/h erogate
dai generatori di liquido surriscaldato sono considerate
equivalenti a 1 kg/h di vapore d’acqua prodotto.
Art. 3.
La condotta dei generatori di liquidi surriscaldati, esclusi i
generatori di acqua surriscaldata per i quali si applicano le norme
per la condotta dei generatori di vapore di cui al decreto
ministeriale 1° marzo 1974, deve essere affidata a persona
fisicamente idonea, tecnicamente capace e di età non inferiore a 18
anni.
Capo II – Forni facenti parte di impianti per la lavorazione di oli
minerali .
Art. 4.
Le enorme di cui al presente capo si applicano per la costruzione e
l’esercizio dei forni facenti parte di impianti per la lavorazione
degli oli minerali.
Agli effetti dell’applicazione delle presenti norme, per forni si
intendono le apparecchiature nelle quali si riscaldano oli minerali
a temperatura superiore a quella di ebollizione alla pressione
atmosferica al fine della loro utilizzazione come materia prima in
processi di lavorazione.
Le presenti norme si applicano alle membrature del forno che
contengono i fluidi di cui al precedente comma a partire
dall’attacco di ingresso a quello di uscita, ivi compresi i
serpentini di riscaldamento contenenti acqua o vapore d’acqua
facenti parte del complesso del forno.
Art. 5.
Agli effetti dei controlli da eseguire da parte dell’A.N.C.C. il
costruttore delle parti di cui all’art. 4 deve presentare alla
Sezione A.N.C.C. competente per territorio, un progetto di massima
del forno con le indicazioni dei materiali e delle dimensioni delle
parti soggette a controllo nonché dei particolari dei giunti
saldati. Il progetto deve essere corredato da una relazione tecnica
esplicativa riguardante i sistemi e gli accessori di sicurezza e
controllo.
Progetto e relazione devono essere firmati da un tecnico abilitato
secondo le disposizioni in vigore.
L’Associazione nazionale per il controllo della combustione accerta
la rispondenza del progetto e della relazione tecnica esplicativa
alle disposizioni del presente decreto.
Art. 6.
I materiali impiegati nella costruzione delle parti soggette a
controllo devono essere di nota provenienza; a tal fine ciascun
semilavorato deve essere idoneamente identificato a cura del
fabbricante, il quale deve rilasciare apposita certificazione.
I materiali devono essere sottoposti con esito favorevole alle
prove previste dalle norme nazionali od internazionali, secondo le
relative specifiche.
Qualora si tratti di materiali non previsti in tali normative, le
prove stesse devono essere eseguite secondo le indicazioni
specificate dal progettista del forno.
Le prove sui materiali devono essere eseguite alla presenza di un
tecnico dell’A.N.C.C., con esclusione dei materiali adoperati per
la costruzione di parti accessorie (attacchi per strumentazioni e
simili).
Per questi ultimi le prove devono essere eseguite da parte del
fabbricante del materiale o dal costruttore del forno.
Art. 7.
Per la realizzazione di giunti saldati devono essere impiegati
procedimenti di saldatura e saldatori qualificati.
Il costruttore deve presentare all’A.N.C.C. la certificazione delle
prove di qualifica eseguite.
Art. 8.
Durante l’esecuzione dei lavori di costruzione saranno effettuate
dall’A.N.C.C. visite e controlli ai fini dell’accertamento della
conformità delle singole parti della costruzione al progetto.
Al termine della costruzione deve essere eseguita una prova a
pressione di liquido ad apparecchio assiemato, alla presenza di un
tecnico dell’A.N.C.C., ad una pressione non inferiore a 1,5 volte
quella massima di esercizio indicata nel progetto.
In deroga a quanto sopra, di volta in volta e per esigenze
particolari, possono essere effettuate da parte dell’A.N.C.C.
prove ed indagini sostitutive delle prove a pressione di liquido.
All’atto delle prove di cui ai precedente comma il costruttore deve
presentare all’A.N.C.C. una distinta con le indicazioni dei
materiali impiegati e delle relative certificazioni di prova,
nonché le certificazioni concernenti i controlli sui giunti
saldati.
Su una parte ben visibile dell’apparecchio deve essere applicata, a
cura del costruttore, una targa con le indicazioni dei seguenti
dati:
a) nome ed indirizzo del costruttore o marchio di fabbrica
legalmente depositato;
b) numero di fabbricazione e anno di costruzione;
c) pressione e temperatura che non si devono superare.
Sulla targa devono essere stampigliati il numero di matricola
assegnato dall’A.N.C.C. e la data di esecuzione della prova finale.
Art. 9.
Eseguite, con buon esito, tutte le operazioni di controllo,
l’A.N.C.C. rilascia per ogni apparecchio costruito, apposito
librett…

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