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Direttive per la redazione, adozione ed attuazione dei piani urbani del traffico. (Suppl. Ordin. Gazzetta Ufficiale n° 146 del 24/06/1995) (Art. 36 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Nuovo codice della strada)

IL MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI
DI CONCERTO CON
IL MINISTERO DELL’AMBIENTE
E
LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
DIPARTIMENTO PER LE AREE URBANE

Vista la legge 13 giugno 1991, n.190, ed in particolare l’articolo
1, comma 1, lettera a;

Visto il decreto legislativo 30 aprile 1992, n.285, come modificato
dal decreto legislativo 10 settembre 1993, n.360;

Vista la deliberazione 7 aprile 1993 del Comitato interministeriale
per la programmazione economica nel trasporto (CIPET);

Sentito il parere della sesta sezione del Consiglio superiore dei
lavori pubblici, espresso nell’adunanza del 24 maggio 1994;

Visto l’articolo 9, comma 9, del decreto legge 25 novembre 1994, n.
649, e successive reiterazioni, che modifica la denominazione
dell’ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza
stradale in Direzione generale della viabilità e mobilità urbana ed
extraurbana;

sono emanate le seguenti:

DIRETTIVE
PER LA REDAZIONE, ADOZIONE ED ATTUAZIONE DEI
PIANI URBANI DEL TRAFFICO

0 – PREMESSA

Il nuovo Codice della strada (nuovo Cds), all’articolo 36 fa
obbligo della redazione del Piano urbano del traffico (PUT) ai
comuni con popolazione residente superiore a trentamila abitanti,
ovvero comunque interessati da rilevanti problematiche di
circolazione stradale.

Il PUT costituisce uno strumento tecnico-amministrativo di breve
periodo, finalizzato a conseguire il miglioramento delle condizioni
della circolazione e della sicurezza stradale, la riduzione
dell’inquinamento acustico ed atmosferico e il contenimento dei
consumi energetici, nel rispetto dei valori ambientali. Esso deve
essere coordinato, oltre che con i Piani del traffico per la
viabilità extraurbana previsti dallo stesso articolo 36, per i
quali saranno emanate apposite direttive, con gli strumenti
urbanistici, con i Piani di risanamento e tutela ambientale e con i
Piani di trasporto. Piani – questi – che costituiscono gli
strumenti di valenza strategica per il governo del sistema della
mobilità, dell’ambiente dell’assetto urbanistico e della
programmazione economica di un determinato ambito territoriale.
Tale governo è finalizzato al conseguimento, tra l’altro, dei
medesimi obiettivi perseguiti dal PUT.

Occorre quindi che questi strumenti siano coordinati in modo tale
da rendere integrate e reciprocamente congrue le azioni e gli
interventi che ogni strumento si propone di attuare. Le presenti
“Direttive per la redazione, adozione ed attuazione dei Piani
urbani del traffico”, ai sensi del citato articolo 36 del nuovo
Cds, vengono emanate dal Ministro dei lavori pubblici, di concerto
con il Ministro dell’ambiente ed il Ministro per i problemi delle
aree urbane, sulla base delle indicazioni formulate dal Comitato
interministeriale per la programmazione economica nel trasporto
(CIPET) nella deliberazione 7 aprile 1993.

Le presenti direttive sono rivolte sia ai comuni, tenuti
all’adozione del PUT, sia ai tecnici, ai quali i comuni stessi, con
i criteri indicati al successivo paragrafo 5.8, affidano l’incarico
di redazione del PUT.
Alle direttive possono far riferimento anche quei comuni che, pur
non essendo tenuti per legge, ritengono opportuno dotarsi di un
PUT.

Le direttive trattano sia la fase della redazione del PUT, per la
quale hanno valenza di prescrizioni, sia le fasi dell’adozione e
dell’attuazione dello stesso, intendendo rispettare, in ogni caso,
l’autonomia degli enti locali nella determinazione delle procedure
interne e nell’organizzazione degli uffici.

La necessità della trattazione delle suddette fasi deriva:

– dalla previsione del nuovo Cds dell’obbligo di adozione del PUT;
– dalle specifiche indicazioni contenute al punto 4.4. della
delibera CIPET sopracitata;
– dalla considerazione che l’adozione del PUT costituisce una fase
intermedia tra i diversi livelli del processo di redazione del PUT
(piano generale, piano particolareggiato, piano particolareggiato,
piano esecutivo), mentre l’attuazione del PUT stesso costituisce la
prima fase del suo processo di aggiornamento.

I criteri guida per la redazione dei PUT, tenuto conto delle
anzidette indicazioni del CIPET, sono sinteticamente individuabili
nei seguenti due punti:

– progettazione degli interventi in una logica globale del sistema
della mobilità, dell’ambiente e della pianificazione urbanistica,
con particolare attenzione al coordinamento con i Piani che
governano il sistema stesso;
– utilizzo congiunto di misure atte a migliorare l’offerta di
trasporto e di misure intese al controllo ed all’orientamento della
domanda di mobilità, ivi inclusa l’eventuale introduzione di misure
di tariffazione sull’uso dell’automobile in ambito urbano.

Gli interventi da prevedersi nel PUT saranno relativi alle
condizioni di circolazione usuali che si verificano durante l’anno
sia alle eventuali condizioni di emergenza ambientali derivanti dal
superamento dei limiti di inquinamento ammissibili, come indicato
al successivo paragrafo 5.6. Analogamente particolare attenzione è
posta per le aree protette – archeologiche, monumentali e naturali
– e particolarmente vulnerabili, tramite i criteri individuati al
paragrafo 2.6., che dovranno essere rispettati, nella redazione del
PUT, unitamente alle specifiche indicazioni dei Piani di tutela
eventualmente predisposti dagli uffici competenti.

Le presenti direttive sono formulate in maniera unitaria sia per i
centri di piccole dimensioni sia per i centri di medie e grandi
dimensioni, in quanto comuni sono i problemi della circolazione e
gli obiettivi da perseguire.
Diversi sono in genere i contenuti da applicare per le due
tipologie di centri abitati e pertanto, per i piccoli centri, sono
possibili ipotesi riduttive in rapporto alla realtà locale, come
indicato nello specifico capitolo ed in particolare al paragrafo
4.4.

Per i comuni interessati da fenomeni stagionali di affluenza
turistica il PUT dovrà configurare diverse soluzioni di
organizzazione della circolazione nella stagione turistica e nel
residuo periodo dell’anno, con particolare riferimento a quelle
della stagione turistica, e con possibilità d’uso di segnaletica
rimovibile o di limitata valenza temporale. Il grado di
approfondimento delle analisi delle indagini, dei contenuti
progettuali e dei relativi elaborati di piano sarà adeguato alla
rilevanza delle problematiche di congestione della circolazione
stradale.

Fermo restando che il PUT è un piano a breve termine e che la sua
attuazione non comporta rilevanti impegni finanziari non è da
escludere che in taluni casi sia necessario prevedere opere ed
interventi di rilevante impegno economico. In detti casi, fatte
salve le verifiche previste al paragrafo 2.5., nel PUT stesso
devono essere contenute specifiche valutazioni di fattibilità
tecnico-economica, in modo differenziato per ogni livello di Piano
come indicato nei paragrafi 4.1. e 4.2. In ogni caso, al livello di
piano esecutivo di cui al paragrafo 4.3. devono essere previste
specifiche valutazioni finanziarie per l’attuazione del PUT in modo
da consentire alle amministrazioni comunali una previsione di
impegno certo di spesa.

Le presenti direttive, redatte in relazione alla crescente
complessità dei problemi della mobilità e dell’ambiente nelle aree
urbane ed agli avanzamenti scientifici nella pianificazione della
circolazione, sostituiscono la precedente circolare 6 agosto 1986,
n. 2575, del Ministero dei lavori pubblici “Disciplina della
circolazione stradale nelle zone urbane ad elevata congestione del
traffico veicolare. Piani urbani del traffico” e la circolare 20
settembre 1961, n. 50067, del Ministero dei lavori pubblici sugli
“Uffici comunali del traffico”.

1 – DEFINIZIONI.

Il Piano urbano del traffico (PUT) è costituito da un insieme
coordinato di interventi per il miglioramento delle condizioni
della circolazione stradale nell’area urbana, dei pedoni, dei mezzi
pubblici e dei veicoli privati, realizzabili nel breve periodo –
arco temporale biennale – e nell’ipotesi di dotazioni di
infrastrutture e mezzi di trasporto sostanzialmente invariate.

In particolare il PUT deve essere inteso come “piano di immediata
realizzabilità”, con l’obiettivo di contenere al massimo – mediante
interventi di modesto onere economico – le criticità della
circolazione; tali criticità – specialmente nelle aree urbane di
maggiori dimensioni – potranno infatti essere interamente rimosse
solo attraverso adeguati potenziamenti sull’offerta di
infrastrutture e di servizi del trasporto pubblico collettivo, che
costituiscono l’oggetto principale del Piano dei trasporti,
realizzabile nel lungo periodo – arco temporale decennale.

La corretta progettazione dell’organizzazione della circolazione
stradale deve prevedere interventi su tutti i suoi settori, ivi
inclusa , oltre la gestione ottimale degli spazi stradali
esistenti, pubblici o aperti all’uso pubblico (individuazione degli
interventi di organizzazione delle sedi viarie, finalizzata al
miglior uso possibile delle medesime per la circolazione stradale).
anche – ove necessario – la gestione ottimale del sistema di
trasporto pubblico collettivo stradale (individuazione di nuovi
percorsi e nuove frequenze delle linee, finalizzata al migliore uso
possibile del relativo parco dei mezzi esistenti). In tale
evenienza il PUT può più propriamente essere denominato Piano della
mobilità, mentre nell’altra evenienza rimane al PUT il significato
– più limitato – di gestione ottimale degli spazi stradali
esistenti.

Qualora, soprattutto nelle prime fasi di attuazione delle…

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