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Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a press...

Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione. (SUPPLEMENTO ORDINARIO N. 62/L)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la direttiva 97/23/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 29 maggio 1997, per il ravvicinamento delle legislazioni degli
Stati membri in materia di attrezzature a pressione;
Vista la legge 5 febbraio 1999, n. 25, recante: “Disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
alle Comunità europee (legge comunitaria 1998)”, ed in particolare
gli articoli 1 e 2 e l’allegato A;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, ed in
particolare gli articoli 8, 9 e 31;
Visto il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419, ed in
particolare l’articolo 9;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 28 febbraio 2000;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, del lavoro e
della previdenza sociale e della sanità;
EMANA
il seguente decreto legislativo:
Art. 1
(Campo di applicazione e definizioni)
1. Le disposizioni del presente decreto si applicano alla
progettazione, alla fabbricazione e alla valutazione di conformità
delle attrezzature a pressione e degli insiemi sottoposti ad una
pressione massima ammissibile PS superiore a 0,5 bar.
2. Ai fini del presente decreto valgono le seguenti definizioni:
a) “attrezzature a pressione”: i recipienti, le tubazioni, gli
accessori di sicurezza e gli accessori a pressione , ivi compresi
gli elementi annessi a parti pressurizzate, quali flange, raccordi,
manicotti, supporti, alette mobili;
b) “recipiente”: un alloggiamento progettato e costruito per
contenere fluidi pressurizzati comprendente gli elementi annessi
diretti sino al punto di accoppiamento con altre attrezzature. Un
recipiente può essere composto di uno o più camere;
c) “tubazioni”: i componenti di una conduttura destinati al
trasporto dei fluidi; allorché essi sono collegati al fine di
essere inseriti in un sistema a pressione. Le tubazioni comprendono
in particolare un tubo o un insieme di tubi, condotte, accessori,
giunti di dilatazione, tubi flessibili o altri eventuali componenti
sottoposti a pressione. Gli scambiatori di calore costituiti da
tubi per il raffreddamento o il riscaldamento di aria sono
parificati alle tubazioni;
d) “accessori di sicurezza”: i dispositivi destinati alla
protezione delle attrezzature a pressione contro il superamento dei
limiti ammissibili. Essi comprendono:
1) i dispositivi per la limitazione diretta della pressione, quali
valvole di sicurezza, dispositivi a disco di rottura, aste
pieghevoli, dispositivi di sicurezza pilotati per lo scarico della
pressione (CSPRS);
2) i dispositivi di limitazione che attivano i sistemi di
regolazione o che chiudono e disattivano l’attrezzatura, come
pressostati, termostati, interruttori di livello del fluido e i
dispositivi di “misurazione, controllo e regolazione per la
sicurezza (SRMCR)”;
e) “accessori a pressione”: i dispositivi aventi funzione di
servizio e i cui alloggiamenti sono sottoposti a pressione;
f) “insiemi”: varie attrezzature a pressione montate da un
fabbricante per costituire un tutto integrato e funzionale;
g) “pressione”: la pressione riferita alla pressione atmosferica,
vale a dire pressione relativa; il vuoto è di conseguenza indicato
con un valore negativo;
h) “pressione massima ammissibile (PS)”: la pressione massima per
la quale l’attrezzatura é progettata, specificata dal fabbricante.
Essa é definita nel punto, specificato dal fabbricante, in cui sono
collegati gli organi di protezione o di sicurezza della parte
superiore dell’attrezzatura o, se non idoneo, in qualsiasi altro
punto specificato;
i) “temperatura minima/massima ammissibile (TS)”: le temperature
minime/massime per le quali l’attrezzatura è progettata,
specificate dal fabbricante;
l) “volume V”: il volume interno di un recipiente, compreso il
volume dei raccordi alla prima connessione ed escluso il volume
degli elementi interni permanenti;
m) “dimensione nominale (DN)”: la designazione numerica,
contrassegnata dalle iniziali DN seguite da un numero, della
dimensione comune a tutti i componenti di un sistema di tubazione
diversi dai componenti indicati dai diametri esterni o dalla
filettatura. Il numero è arrotondato per fini di riferimento e non
è in stretta relazione con le dimensioni di fabbricazione;
n) “fluidi”: i gas, i liquidi e i vapori allo stato puro nonché le
loro miscele. Un fluido può contenere una sospensione di solidi;
o) “giunzioni permanenti”: le giunzioni che possono essere
disgiunte solo con metodi distruttivi;
p) “approvazione europea di materiali”: il documento tecnico,
rilasciato ai sensi dell’articolo 11, che definisce le
caratteristiche dei materiali destinati ad un impiego ripetuto per
la fabbricazione di attrezzature a pressione, che non hanno formato
oggetto di una norma armonizzata;
q) “immissione sul mercato”: la prima messa a disposizione sul
mercato dell’Unione europea di una attrezzatura o di un insieme di
cui all’articolo 1, comma 1, a titolo oneroso o gratuito, ai fini
della commercializzazione o dell’utilizzazione;
r) “messa in servizio”: la prima utilizzazione di una attrezzatura
o di un insieme di cui all’articolo 1, comma 1, nel territorio
dell’Unione europea;
s) “fabbricante”: il soggetto che assume la responsabilità della
progettazione e della costruzione di una attrezzatura a pressione o
di un insieme immessi sul mercato a suo nome;
t) “entità terza riconosciuta”: il soggetto riconosciuto a norma
dell’articolo 13, distinto dall’organismo notificato di cui
all’articolo 12, che, in alternativa a quest’ultimo, può essere
preposto specificatamente alla valutazione delle giunzioni
permanenti delle parti che contribuiscono alla resistenza alla
pressione delle attrezzature, ovvero alla valutazione delle prove
non distruttive, in conformità a quanto previsto dall’allegato I,
rispettivamente ai punti 3.1.2 e 3.1.3;
u) “ispettorato degli utilizzatori”: il soggetto designato a norma
dell’articolo 14 per lo svolgimento delle procedure per la
valutazione di conformità, di cui ai moduli A1, C1, F e G
dell’allegato III, esclusivamente con riferimento ad attrezzature e
insiemi impiegati negli impianti gestiti dal gruppo industriale di
cui fa parte l’ispettorato.
3. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto:
a) le condotte comprendenti una tubazione o un sistema di tubazioni
per il trasporto di qualsiasi fluido o sostanza da o verso un
impianto, in mare aperto o sulla terra ferma, a partire dall’ultimo
organo di isolamento situato nel perimetro dell’impianto, comprese
tutte le attrezzature progettate e collegate specificatamente per
la condotta, fatta eccezione per le attrezzature a pressione
standard, quali quelle delle cabine di salto di pressione e delle
centrali di spinta;
b) le reti per la raccolta, la distribuzione e il deflusso di acqua
e relative apparecchiature, nonché canalizzazioni per acqua motrice
come condotte forzate, gallerie e pozzi in pressione per impianti
idroelettrici ed i relativi accessori specifici;
c) le attrezzature di cui al decreto legislativo 27 settembre 1991,
n. 311, in materia di recipienti semplici a pressione;
d) le attrezzature di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 21 luglio 1982, pubblicato nella Gazzetta ufficiale
della Repubblica italiana, serie generale, n. 284 del 14 ottobre
1992, in materia di aerosol;
e) le attrezzature destinate al funzionamento dei veicoli
disciplinati dalle seguenti disposizioni:
1) legge 27 dicembre 1973, n. 942, relativa all’omologazione dei
veicoli a motore e dei loro rimorchi;
2) legge 8 agosto 1977, n. 572 e decreto del Presidente della
Repubblica 11 gennaio 1980, n. 76 relativi all’omologazione dei
trattori agricoli o forestali a ruote;
3) decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 5 aprile
1994, pubblicato nel Supplemento ordinario n. 67 alla Gazzetta
ufficiale della Repubblica italiana, serie generale, n. 99 del 30
aprile 1994, relativo all’omologazione dei veicoli a motore a due o
tre ruote;
f) le attrezzature appartenenti alla categoria I a norma
dell’articolo 9 e dell’allegato II e contemplate da una delle
seguenti disposizioni:
1) decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n.459,
relativo alle macchine;
2) decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1999, n.162,
relativo agli ascensori;
3) legge 18 ottobre 1977, n. 791 e successivi decreti attuativi in
materia di materiale elettrico destinato ad essere adoperato entro
taluni limiti di tensione;
4) decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46, e successive
modificazioni, in materia di dispositivi medici;
5) legge 6 dicembre 1971, n. 1083, e decreto del Presidente della
Repubblica 15 novembre 1996, n. 661, in materia di apparecchi a
gas;
6) decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 126,
in materia di apparecchi e sistemi di protezione destinati a essere
utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva;
g) le armi, le munizioni e il materiale bellico, le attrezzature e
gli insiemi appositamente progettati e costruiti a fini militari o
di mantenimento dell’ordine pubblico, nonché tutti gli altri
prodotti destinati a fini specificatamente militari;
h) le attrezzature progettate specificatamente per usi nucleari le
quali, in caso di guasto, possono provocare emissioni di
radioattività;
i) le attrezzature per il controllo dei pozzi nell’industria
dell’esplorazione ed estrazione del petrolio, del gas o geotermica
nonché nello stoccaggio sotterraneo, e previste per contenere o
controllare la pressione del pozzo. Sono compresi la testa pozzo,
gli otturatori di sicurezza (BOP), le tubazioni e i collettori
nonché le loro attrezzature a monte;
1) le attrezzature di cui fanno parte alloggiamenti o meccanismi in
cui il dimensionamento, la scelta dei materiali, le norme di
costruzione sono motivati essenzialmente da criteri di resistenza,
rigidità e stabilità nei confronti degli effetti operativi statici
e dinamici o da altri criteri legati al loro funzionamento e per le
quali la pressione non costituisce un fattore significativo a
livello di progettazione, quali:
1) i motori, comprese le turbine e i motori a combustione interna;
2) le macchine a vapore, le turbine a gas o a vapore, i
turbogeneratori, i compressori, le pompe e gli attuatori;
m) gli altiforni, compresi i sistemi di raffreddamento dei forni, i
dispositivi di recupero dell’aria calda, di estrazione delle
polveri e dispositivi di lavaggio dei gas di scarico degli
altiforni e cubilotti per la riduzione diretta, compreso il sistema
di raffreddamento del forno, i convertitori a gas e i recipienti
per la fusione, la rifusione, la degassificazione e la colata di
acciaio e di metalli non ferrosi;
n) gli alloggiamenti per apparecchiature ad alta tensione come
interruttori, dispositivi di comando, trasformatori e macchine
rotanti;
o) gli alloggiamenti pressurizzati che avvolgono gli elementi dei
sistemi di trasmissione quali cavi elettrici e telefonici;
p) le navi, i razzi, gli aeromobili o le unità mobili “off-shore”
nonché le attrezzature espressamente destinate ad essere installate
a bordo di questi veicoli o alla loro propulsione;
q) le attrezzature a pressione composte di un involucro leggero, ad
esempio i pneumatici, i cuscini d’aria, le palle e i palloni da
gioco, le imbarcazioni gonfiabili e altre attrezzature a pressione
analoghe;
r) i silenziatori di scarico e di immissione;
s) le bottiglie o lattine per bevande gassate, destinate al consumo
finale;
t) i recipienti destinati al trasporto ed alla distribuzione di
bevande con un PS-V non superiore a 500 bar L e una pressione
massima ammissibile non superiore a 7 bar;
u) le attrezzature contemplate nell’Accordo europeo relativo al
trasporto internazionale di merci pericolose su strada (ADR),
ratificato dalla legge 12 agosto 1962, n. 1839, nel Regolamento
internazionale concernente il trasporto di merci pericolose per
ferrovia (RID), ratificato dalla legge 2 marzo 1963, n. 806, nel
Codice marittimo internazionale per il trasporto delle merci
pericolose (IMDG) cui é stata data esecuzione con decreto del
Ministro dei trasporti e della navigazione 2 ottobre 1995,
pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n.
235 del 7 ottobre 1995, e nella Convenzione dell’aviazione civile
internazionale (ICAO) approvata con decreto legislativo 6 marzo
1948, n. 616;
v) i termosifoni e i tubi negli impianti di riscaldamento ad acqua
calda;
z) i recipienti destinati a contenere liquidi con una pressione
gassosa al di sopra del liquido non superiore a 0,5 bar.
Art. 2
(Condizioni per l’immissione sul mercato e la messa in servizio)
1. Possono essere immessi sul mercato e messi in servizio le
attrezzature a pressione e gli insiemi di cui all’articolo 1, comma
1, conformi alle disposizioni del presente decreto e ai requisiti
essenziali di cui all’allegato I, purché, debitamente installati,
mantenuti in efficienza e utilizzati conformemente alla loro
destinazione, non pregiudichino la salute e la sicurezza delle
persone o degli animali domestici o la sicurezza dei beni.
2. In occasione di fiere, di esposizioni, di dimostrazioni o di
analoghe manifestazioni pubbliche é consentita la presentazione di
attrezzature a pressione o di insiemi di cui all’articolo 1, comma
1, che non sono conformi alle disposizioni del presente decreto,
purché un apposito cartello visibile indichi chiaramente la non
conformità, nonché l’impossibilità di acquistare tali attrezzature
o insiemi prima che siano resi conformi dal fabbricante o dal suo
mandatario stabilito nel territorio comunitario. Il responsabile
della presentazione deve presentare all’autorità pubblica preposta
a rilasciare l’autorizzazione alle suddette manifestazioni una
relazione tecnica in cui sono dettagliatamente descritte le
adeguate misure adottate per garantire la sicurezza delle persone.
Art. 3
(Requisiti tecnici particolari)
1. Le attrezzature a pressione indicate alle lettere a), b), c), e
d), classificate in conformità a quanto previsto dall’articolo 9 e
dall’allegato II, devono soddisfare i requisiti essenziali
stabiliti nell’allegato I secondo le seguenti modalità:
a) recipienti, ad eccezione di quelli di cui alla lettera b),
destinati a contenere:
1) gas, gas liquefatti, gas disciolti sotto pressione, vapori e
liquidi la cui tensione di vapore alla temperatura massima
ammissibile è superiore di almeno 0,5 bar alla pressione
atmosferica normale (1013 mbar) entro i seguenti limiti:
– per i fluidi del gruppo 1, quando il volume è superiore a 1 litro
e il prodotto PS-V è superiore a 25 bar-L, nonché quando la
pressione PS è superiore a 200 bar (allegato II, tabella 1);
– per i fluidi del gruppo 2, quando il volume è superiore a 1 litro
e il prodotto PS-V è superiore a 50 bar-L, nonché quando la
pressione PS è superiore a 1000 bar, nonché per tutti gli estintori
portatili e le bombole per apparecchi respiratori (allegato II,
tabella 2);
2) liquidi con una tensione di vapore alla temperatura massima
ammissibile inferiore o pari a 0,5 bar oltre la pressione
atmosferica normale (1013 mbar), entro i seguenti limiti:
– per i fluidi del gruppo I, quando il volume è superiore a un
litro e il prodotto PS-V è superiore a 200 bar-L, nonché quando la
pressione PS è superiore a 500 bar (allegato II, tabella 3);
– per i fluidi del gruppo 2, quando la pressione PS è superiore a
10 bar e il prodotto PS-V è superiore a 10000 bar-L, nonché quando
la pressione PS è superiore a 1000 bar (allegato II, tabella 4);
b) attrezzature a pressione a focolare o altro tipo di
riscaldamento, con rischio di surriscaldamento, destinate alla
generazione di vapore o acqua surriscaldata a temperature superiori
a 110°C, quando il volume è superiore a 2 litri, nonché tutte le
pentole a pressione (allegato II, tabella 5);
c) tubazioni destinate a contenere:
1) gas, gas liquefatti, gas disciolti sotto pressione, vapori e
liquidi la cui tensione di vapore alla temperatura massima
ammissibile è superiore di 0,5 bar alla pressione atmosferica
normale (1013 mbar), entro i seguenti limiti:
– per i fluidi del gruppo 1, quando la DN è superiore a 25
(allegato II, tabella 6);
– per i fluidi del gruppo 2, quando la DN è superiore a 32 e il
prodotto PS-DN è superiore a 1000 bar (allegato II, tabella 7);
2) liquidi con una tensione di vapore alla temperatura massima
ammissibile inferiore o pari a 0,5 bar oltre la pressione
atmosferica normale (1013 mbar), entro i seguenti limiti:
– per i fluidi del gruppo 1, quando la DN è superiore a 25 e il
prodotto PS-DN è superiore a 2000 bar (allegato II, tabella 8);
– per i fluidi del gruppo 2; quando il PS è superiore a 10 bar, la
DN è superiore a 200 e il prodotto PS-DN è superiore a 5000 bar
(allegato II, tabella 9);
d) accessori di sicurezza e accessori a pressione destinati ad
attrezzature di cui alle lettere a), b) e c), anche quando tali
attrezzature sono inserite in un insieme.
2. Gli insiemi di cui all’articolo 1, comma 2, lettera f),
comprendenti almeno un’attrezzatura a pressione di cui al comma 1 e
di seguito indicati alle lettere a), b) e c), devono soddisfare i
requisiti essenziali enunciati nell’allegato I, qualora abbiano le
seguenti caratteristiche:
a) gli insiemi previsti per la produzione di vapore o di acqua
surriscaldata ad una temperatura superiore a 110°C, contenenti
almeno un’attrezzatura a pressione a focolare o altro tipo di
riscaldamento, con rischio di surriscaldamento;
b) gli insiemi diversi da quelli indicati alla lettera a), allorché
il fabbricante li destina a essere commercializzati e messi in
servizio come insiemi;
c) in deroga a quanto disposto dall’alinea del presente comma, gli
insiemi previsti per la produzione di acqua calda ad una
temperatura inferiore a 110°C, alimentati manualmente con
combustibile solido, con un PS-V superiore a 50 bar-L debbono
soddisfare i requisiti essenziali di cui ai punti 2.10, 2.11, 3.4,
5a) e 5d) dell’allegato I.
3. In deroga a quanto previsto dall’articolo 4, comma 1, sono
consentite l’immissione sul mercato e la messa in sevizio delle
attrezzature e degli insiemi aventi caratteristiche inferiori o
pari ai limiti fissati rispettivamente dal comma 1, lettere a), b)
e c), e dal comma 2, purché progettati e fabbricati secondo la
corretta prassi costruttiva in uso nello Stato di fabbricazione
appartenente all’Unione europea o aderente all’Accordo istitutivo
dello Spazio economico europeo, che garantisca la sicurezza di
utilizzazione. Tali attrezzature e insiemi non recano la marcatura
CE, sono corredati da sufficienti istruzioni per l’uso e hanno
marcature che consentono l’individuazione del fabbricante o del suo
mandatario stabilito nel territorio comunitario.
Art. 4
(Libera circolazione)
1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 3, comma 3, le
attrezzature o insiemi di cui all’articolo 1, comma 1, possono
essere commercializzati o messi in servizio, alle condizioni
fissate dal fabbricante, solo se soddisfano le disposizioni del
presente decreto e se recano la marcatura CE di cui all’articolo
15, indicante che i suddetti attrezzature e insiemi sono stati
sottoposti a una valutazione di conformità a norma dell’articolo
10.
2. Ai fini di una utilizzazione corretta e sicura delle
attrezzature a pressione e degli insiemi di cui al comma 1, le
informazioni previste all’allegato I, punti 3.3 e 3.4, debbono
essere fornite in lingua italiana o nella lingua ufficiale dello
Stato in cui l’attrezzatura o l’insieme vengono messi a
disposizione dell’utilizzatore finale.
Art. 5
Presunzione di conformità
1. Si presumono conformi alle disposizioni del presente decreto le
attrezzature a pressione e gli insiemi muniti della marcatura CE di
cui all’articolo 15 e della dichiarazione CE di conformità di cui
all’allegato VII.
2. Le attrezzature a pressione e gli insiemi conformi alle norme
nazionali che recepiscono le norme armonizzate, i cui riferimenti
sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle Comunità
europee, sono ritenuti conformi ai requisiti essenziali di cui
all’articolo 3. Con decreto del Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato sono pubblicati nella Gazzetta
ufficiale della Repubblica italiana i riferimenti delle norme
nazionali di ricezione delle norme armonizzate.
3. Gli enti normatori italiani di cui alla legge 21 giugno 1986, n.
317, adottano le procedure necessarie per consentire alle parti
sociali la partecipazione, a livello nazionale, al processo di
elaborazione delle norme armonizzate e al successivo controllo.
Art. 6
(Comitato per le norme e regolamentazioni tecniche)
1. Qualora il Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato ritenga che le norme di cui all’articolo 5, comma
2, non soddisfino completamente i requisiti essenziali di cui
all’articolo 3, interpella il Comitato permanente istituito
dall’articolo 5 della direttiva 83/189/CEE, esponendone i motivi, e
adotta i provvedimenti conseguenti alla conclusione della procedura
indicata dalla citata direttiva.
Art. 7
(Comitato “attrezzature a pressione”)
1. Qualora il Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, sulla base di fondati motivi di sicurezza,
ritenga che ad un’attrezzatura a pressione o ad una famiglia di
attrezzature a pressione di cui all’articolo 3, comma 3, debbano
essere applicate le disposizioni di cui all’articolo 3, comma 1,
ovvero che ad un insieme o ad una famiglia di insiemi di cui
all’articolo 3, comma 3, debbano essere applicate le disposizioni
di cui all’articolo 3, comma 2, ovvero che un’attrezzatura a
pressione o una famiglia di attrezzature a pressione debbano essere
classificate in deroga alle disposizioni dell’allegato II in
un’altra categoria, può richiedere l’intervento della Commissione
europea perché attivi la procedura di cui all’articolo 7, paragrafi
2 e 3, della direttiva 97/23/CE.
2. La rappresentanza italiana in seno al Comitato permanente di cui
all’articolo 7 della direttiva 97/23/CE è assicurata dal Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
Art. 8
(Controllo del mercato e clausola di salvaguardia)
1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 22, il controllo
della conformità ai requisiti essenziali di cui all’allegato I
delle attrezzature a pressione e degli insiemi di cui all’articolo
1, comma 1, già immessi sul mercato muniti della uiarcatura CE, è
operato dal Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e dal Ministero del lavoro e della previdenza
sociale attraverso i propri organi ispettivi in coordinamento
permanente tra loro al fine di evitare duplicazioni nei controlli.
2. Qualora venga constatato che un’attrezzatura a pressione o un
insieme di cui all’articolo 1, comma 1 , muniti della marcatura CE
e utilizzati in conformità della propria destinazione, rischiano di
pregiudicare la sicurezza delle persone o degli animali domestici o
la sicurezza dei beni, il Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, previa verifica dell’esistenza dei rischi
segnalati, ne ordina il ritiro temporaneo dal mercato e il divieto
di utilizzazione, con provvedimento motivato e notificato
all’interessato, indicando i mezzi di ricorso e i tempi entro cui è
possibile ricorrere.
3. Il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato
informa immediatamente la Commissione europea della decisione
adottata, precisando in particolare se il provvedimento è motivato
da:
a) mancato rispetto dei requisiti essenziali di cui all’articolo 3;
b) non corretta o carente applicazione delle nome di cui
all’articolo 5, comma 2;
c) carenza in un’approvazione europea dei materiali per
attrezzature a pressione di cui all’articolo 11.
4. A seguito della conclusione della procedura avviata dalla
Commissione europea ai sensi dell’articolo 6 della direttiva
97/23/CE i provvedimenti di cui al comma 2 sono definitivamente
confermati, modificati o revocati.
5. Il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato
comunica i provvedimenti adottati ai sensi dei commi 2 e 4 al
Ministero del lavoro e della previdenza sociale e agli organi di
vigilanza.
6. Gli oneri relativi al ritiro dal mercato delle attrezzature e
degli insiemi ai sensi del presente articolo sono a carico del
fabbricante o del suo mandatario stabilito nel territorio
comunitario.
Art. 9
(Classificazione delle attrezzature a pressione)
1. Le attrezzature a pressione di cui all’articolo 3, comma 1, sono
classificate per categoria, in base all’alleato II, secondo criteri
di rischio crescente.
2. Ai fini della classificazione di cui al comma 1, i fluidi sono
suddivisi nei seguenti due gruppi:
a) gruppo 1: comprende i fluidi pericolosi. Per fluidi pericolosi
si intendono le sostanze o i preparati definiti all’articolo 2,
comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1997 n. 52, come
“esplosivi”, “estremamente infiammabili”, “facilmente
infiammabili”, “infiammabili (quando la temperatura massima
ammissibile è superiore al punto di infiammabilità)”, “altamente
tossici”, “tossici”, “comburenti”;
b) gruppo 2: comprende tutti gli altri fluidi non elencati alla
lettera a).
3. Allorché un recipiente è costituito da più camere è classificato
nella categoria più elevata di ciascuna delle singole camere.
Allorché una camera contiene più fluidi è classificato in base al
fluido che comporta la categoria più elevata.
Art. 10
(Valutazione di conformità)
1. Prima dell’immissione sul mercato, ai fini dell’apposizione
della marcatura CE di cui all’articolo 15, il fabbricante deve
sottoporre ciascuna attrezzatura a pressione o insieme ad una
procedura di valutazione di conformità tra quelle descritte
nell’allegato III, alle condizioni definite dal presente articolo.
2. La procedura di valutazione di conformità cui sottoporre
l’attrezzatura o insieme è a scelta del fabbricante tra quelle
previste per la categoria in cui è classificata l’attrezzatura o
l’insieme a noma dell’articolo 9. Il fabbricante può anche
scegliere di applicare una delle procedure previste per una
categoria superiore, se esistente.
3. Le procedure di valutazione di conformità da applicare per le
diverse categorie sono le seguenti:
a) categoria I: Modulo A;
b) categoria II: Modulo A1, Modulo D1, Modulo E1;
c) categoria III: Modulo B1 + D, Modulo B1 + F, Modulo B + E,
Modulo B + C1, Modulo H;
d) categoria IV: Modulo B + D, Modulo B + F, Modulo G, Modulo H1.
4. Nel quadro delle procedure per la garanzia della qualità nelle
categorie III e IV di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a),
numero 1) e, numero 2), primo trattino, e lettera b), l’organismo
notificato di cui all’articolo 12, quando svolge visite senza
preavviso, preleva un campione dell’attrezzatura dai locali del
fabbricante o dai locali di stoccaggio al fine di compiere o di far
compiere la valutazione finale di cui all’allegato I, paragrafo
3.2.2. A tal fine, il fabbricante informa l’organismo notificato
del calendario previsto per la produzione. L’organismo notificato
effettua almeno due visite durante il primo anno di produzione. La
frequenza delle visite successive è determinata dall’organismo
notificato sulla base dei criteri indicati nel punto 4.4 dei moduli
pertinenti.
5. Nel caso di produzione in unico esemplare di recipienti e
attrezzature della categoria III di cui all’articolo 3, comma I,
lettera b), in base alla procedura di cui al modulo H, l’organismo
notificato compie o fa compiere la valutazione finale di cui
all’allegato I, punto 3.2.2. per ciascun singolo esemplare. A tal
fine, il fabbricante comunica il calendario di produzione previsto
all’organismo notificato.
6. Gli insiemi di cui all’articolo 3, comma 2, sono sottoposti ad
una procedura globale di valutazione di conformità che comprende:
a) la valutazione di conformità di ciascuna delle attrezzature a
pressione costitutive dell’insieme di cui all’articolo 3, comma 1,
che non sono ancora state oggetto di una distinta procedura di
valutazione di conformità né di una separata marcatura CE; la
procedura di valutazione é determinata in base alla categoria di
ciascuna delle attrezzature;
b) la valutazione dell’integrazione dei diversi componenti
dell’insieme in base ai punti 2.3, 2.8 e 2.9 dell’allegato I che
viene determinata in funzione della categoria più elevata delle
altre attrezzature interessate, senza tenere conto degli accessori
di sicurezza;
c) la valutazione della protezione dell’insieme, per evitare che
vengano superati i limiti di esercizio ammissibili in base ai punti
2.10 e 3.2.3 dell’allegato I, che deve essere effettuata in
funzione della più elevata categoria delle attrezzature da
proteggere.
7. In deroga a quanto previsto dai commi 1, 2, 3, 4, 5, e 6, il
Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato può, ove
giustificato, consentire la commercializzazione e la messa in
servizio di attrezzature a pressione e di singoli insiemi di cui
all’articolo 1, comma 1, per i quali non siano state applicate le
procedure previste dal presente articolo e il cui uso sia
nell’interesse della sperimentazione.
8. I documenti e la corrispondenza relativi alla valutazione della
conformità sono redatti nella lingua in cui è stabilito l’organismo
responsabile della esecuzione di tali procedure nonché nella lingua
dello Stato di destinazione dell’attrezzatura stessa.
9. Fino alla avvenuta designazione degli organismi notificati di
cui all’articolo 12 le procedure di valutazione della conformità da
applicare alle categorie II, III e IV ai sensi dell’articolo 10,
comma 3, sono svolte dall’Istituto superiore per la prevenzione e
la sicurezza del lavoro (ISPESL).
Art. 11
(Approvazione europea dei materiali)
1. L’approvazione europea dei materiali di cui all’articolo 1,
comma 2, lettera p), è rilasciata, a richiesta di uno o più
fabbricanti di materiali o attrezzature, da uno degli organismi
notificati di cui all’articolo 12, specificamente designato per
questo compito. L’organismo notificato definisce, effettua e fa
effettuare gli esami e le prove per certificare la conformità dei
tipi di materiale con i corrispondenti requisiti stabiliti dal
presente decreto.
2. Prima di rilasciare un’approvazione europea dei materiali,
l’organismo notificato ne informa gli Stati membri dell’unione
europea e la Commissione europea e comunica loro gli elementi
pertinenti.
3. L’organismo notificato rilascia l’approvazione europea dei
materiali tenendo conto, se del caso, del parere del Comitato
istituito dall’articolo 5 della direttiva 83/189/CEE e delle
osservazioni presentate.
4. Una copia dell’approvazione europea dei materiali per
attrezzature a pressione è trasmessa agli Stati membri dell’Unione
europea, agli altri organismi notificati e alla Commissione
europea.
5. I materiali utilizzati per la fabbricazione delle attrezzature a
pressione, conformi alle approvazioni europee dei materiali i cui
riferimenti sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle
Comunità europee, sono ritenuti conformi ai requisiti essenziali
enunciati nell’allegato I.
6. L’organismo notificato che ha rilasciato l’approvazione europea
dei materiali per attrezzature a pressione revoca tale approvazione
qualora constati che la stessa non avrebbe dovuto essere rilasciata
o allorché il tipo di materiale è contemplato da una norma
armonizzata. Esso informa immediatamente gli Stati membri
dell’Unione europea, gli altri organismi notificati e la
Commissione europea di ogni revoca di approvazione.
7. Per certificare la conformità ai requisiti stabiliti dal
presente decreto dei materiali già riconosciuti di uso sicuro alla
data di entrata in vigore dello stesso, l’organismo notificato
tiene conto della documentazione tecnica esistente.
Art. 12
(Organismi notificati)
1. Il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato
notifica alla Commissione europea ed agli altri Stati membri
dell’Unione Europea gli organismi abilitati ad espletare le
procedure di cui agli articoli 10 e 11 e svolgere i compiti
specifici per i quali sono stati abilitati, nonché i numeri di
identificazione che sono stati loro attribuiti in precedenza dalla
Commissione europea.
2. La designazione degli organismi da notificare viene effettuata
dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato nel
rispetto dei criteri previsti nell’allegato IV e secondo le linee
guida che saranno determinate con decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sentito il
Ministero del lavoro e della previdenza sociale, da emanare entro
il termine di novanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, tenendo anche conto dei seguenti criteri:
a) capacità di copertura operativa sul territorio nazionale;
b) partecipazione ad attività di studio, anche internazionali, nel
campo della normazione del coordinamento tecnico nelle materie
coperte dalla designazione.
3. Qualora sia constatato che l’organismo notificato non soddisfa
più i criteri previsti al comma 2, il Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato revoca il provvedimento di
designazione informandone immediatamente la Commissione europea c
gli Stati membri dell’Unione europea.
Art. 13
(Entità terze riconosciute)
1. I compiti di cui ai punti 3.1.2 e 3.1.3 dell’allegato I possono
essere svolti da soggetti, diversi dagli organismi notificati di
cui all’articolo 12, appositamente riconosciuti dal Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato in applicazione
dei criteri indicati nell’allegato IV.
2. Il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato
comunica alla Commissione europea e agli Stati membri dell’Unione
europea un elenco dei soggetti riconosciuti a norma del presente
articolo.
3. I soggetti che soddisfano i criteri previsti dalle norme
armonizzate pertinenti sono considerati rispondenti ai criteri di
cui all’allegato IV.
4. La notifica di un soggetto riconosciuto a norma del presente
articolo viene revocata qualora si constati che esso non soddisfa
più i criteri di cui all’allegato IV.
5. Il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato
informa immediatamente la Commissione europea e gli Stati membri
dell’Unione europea di ogni revoca di autorizzazione.
Art. 14
(Ispettorati degli utilizzatori)
1. In deroga alle disposizioni relative ai compiti svolti dagli
organismi notificati, sono consentite la commercializzazione e la
messa in servizio, da parte degli utilizzatori, di attrezzature a
pressione o di insiemi, la cui conformità ai requisiti essenziali
sia stata valutata da un ispettorato degli utilizzatori stessi,
secondo quanto disposto dal presente articolo.
2. L’ispettorato degli utilizzatori opera esclusivamente con
riferimento ad attrezzature a pressione o insiemi impiegati negli
impianti gestiti dal gruppo industriale di cui l’ispettorato fa
parte.
3. Le procedure applicabili per la valutazione della conformità ad
opera dell’ispettorato degli utilizzatori sono i moduli A1, C1, F e
G, descritti nell’allegato III.
4. Le attrezzature a pressione e gli insiemi la cui conformità è
valutata a norma del presente articolo non recano la marcatura CE.
5. L’ispettorato degli utilizzatori è designato dal Ministero
dell’industria, del commercio e dell’artigianato sulla base dei
criteri stabiliti nell’allegato V, previo accertamento che il
gruppo di cui esso fa parte applichi una politica comune di
sicurezza per quanto riguarda le specifiche tecniche di
progettazione, di fabbricazione, di controllo, di manutenzione e di
uso delle attrezzature a pressione e degli insiemi.
6. Il Ministero dell’industria, del commercio dell’artigianato
comunica alla Commissione europea e agli Stati membri dell’Unione
europea i nomi degli ispettorati degli utilizzatori designati, i
compiti per i quali sono stati designati, nonché, per ciascuno di
essi, l’elenco degli impianti che soddisfano le disposizioni di cui
ai commi 2 e 5.
7. Qualora il Ministero dell’industria, del commercio
dell’artigianato constati che un ispettorato degli utilizzatori non
soddisfa più i criteri di cui al comma 5 revoca la designazione,
dandone comunicazione alla Commissione europea e agli Stati membri
dell’Unione europea.
8. Nel caso in cui sia stato designato un ispettorato degli
utilizzatori, sono consentite la commercializzazione e la messa in
servizio, nel rispetto delle disposizioni di cui al presente
articolo, di attrezzature a pressione o di insiemi la cui
conformità è stata valutata da un ispettorato degli utilizzatori
designato da un altro Stato membro dell’Unione europea.
Art. 15
(Marcatura CE)
1. La marcatura CE è costituita dalle iniziali CE secondo il
simbolo grafico il cui modello figura nell’allegato VI. La
marcatura CE è seguita dal numero distintivo dell’organismo
notificato implicato nella fase di controllo della produzione.
2. La marcatura CE deve essere apposta in modo visibile, facilmente
leggibile e indelebile su ogni attrezzatura a pressione di cui
all’articolo 3, comma 1 o insieme di cui all’articolo 3, comma 2,
completi o in uno stato che consenta la verifica finale descritta
al punto 3.2 dell’allegato I.
3. Non è necessario apporre la marcatura CE su ciascuna delle
singole attrezzature a pressione che compongono un insieme di cui
all’articolo 3, comma 2. Le singole attrezzature a pressione
recanti già la marcatura CE all’atto della loro incorporazione
nell’insieme conservano tale marcatura.
4. Qualora l’attrezzatura a pressione o l’insieme siano
disciplinati da altre norme relative ad aspetti diversi e che
prevedono l’apposizione della marcatura CE, questa indica che
l’attrezzatura o l’insieme si presumono conformi a tali norme.
Tuttavia, qualora sia lasciata al fabbricante la facoltà di
scegliere il regime da applicare durante un periodo transitorio, la
marcatura CE indica soltanto la conformità alle norme applicate dal
fabbricante. In tal caso, i riferimenti normativi delle norme
applicate devono essere riportati nei documenti, nelle avvertenze o
nei fogli d’istruzione che devono accompagnare le attrezzature a
pressione o l’insieme.
5. E’ vietato apporre sulle attrezzature a pressione e sugli
insiemi marcature che possano indurre in errore i terzi circa il
significato ed il simbolo grafico della marcatura CE. Sulle
attrezzature a pressione e sugli insiemi può essere apposto ogni
altro marchio purché esso non limiti la visibilità e la leggibilità
della marcatura CE.
Art. 16
(Irregolare o indebita apposizione della marcatura CE)
1. Fatta salva la clausola di salvaguardia di cui all’articolo 8,
qualora il Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato accerti l’apposizione della marcatura CE in
violazione delle disposizioni di cui all’articolo 15, ingiunge al
fabbricante o al suo mandatario stabilito nel territorio
comunitario di conformare il prodotto alle disposizioni stesse e di
far cessare l’infrazione, fissando un congruo termine per
l’adempimento.
2. Nel caso di inottemperanza agli obblighi di cui al comma 1, il
Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato dispone
il divieto o la limitazione della commercializzazione del prodotto
o ne dispone il ritiro dal mercato a cura e a spese del fabbricante
o del suo mandatario stabilito nel territorio comunitario o del
responsabile dell’immissione del prodotto sul mercato comunitario,
informando la Commissione europea e gli Stati membri dell’Unione
europea.
Art. 17
(Cooperazione con la Commissione europea e con gli Stati membri
dell’Unione europea)
1. Nell’esercizio delle competenze attribuitegli dal presente
decreto, il Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato adotta ogni misura idonea a migliorare la
cooperazione con le autorità competenti degli Stati membri
dell’Unione europea e fornisce altresì alla Commissione europea i
dati che gli socio richiesti.
Art. 18
(Sanzioni)
1. Il fabbricante o il suo mandatario che produce e commercializza
o cede a qualsiasi titolo attrezzature a pressione o insiemi non
conformi ai requisiti essenziali di sicurezza di cui all’allegato I
ovvero il cui tipo non sia stato sottoposto alle valutazioni di
conformità previste dagli articoli 10, comma 3, e 14 e relative
alle diverse categorie è punito:
a) se trattasi di attrezzature o insiemi di categoria I, con la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire quindici
milioni a lire novanta milioni;
b) se trattasi di attrezzature o insiemi di categoria II, con
l’arresto sino a sei mesi o con l’ammenda da lire diciotto milioni
a lire trenta milioni;
c) se trattasi di attrezzature o insiemi di categoria III, con
l’arresto da sei mesi a un anno o con l’ammenda da lire diciotto
milioni a lire trenta milioni;
d) se trattasi di attrezzature o insiemi di categoria IV, con
l’arresto da nove mesi a tre anni e con l’ammenda da lire diciotto
milioni a lire trenta milioni.
2. Le pene di cui al comma 1 sono aumentate da un terzo alla metà
se le attrezzature o gli insiemi appaiono muniti della marcatura CE
di cui all’articolo 15 o della dichiarazione CE di conformità di
cui all’allegato VII.
3. Chi non osserva i provvedimenti legalmente adottati dagli organi
preposti al controllo del rispetto delle norme di cui al presente
decreto è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da lire quindici milioni a lire novanta milioni.
4. Agli effetti delle norme penali, le persone che effettuano le
attività previste dagli articoli 8 e 10 per conto degli organismi
di controllo autorizzati di cui agli articoli 12 e 13 si
considerano incaricate di un pubblico servizio.
Per l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal
presente articolo è competente il Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato.
Art. 19
(Disposizioni per la messa in servizio e l’utilizzazione delle
attrezzature a pressione e degli insiemi)
1. Con uno o più decreti del Ministro dell’industria, del commercio
e, dell’artigianato da emanare, di concerto con il Ministro del
lavoro e della previdenza sociale sentito il Ministro della sanità,
entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
sono adottate prescrizioni volte ad assicurare la permanenza dei
requisiti di sicurezza in occasione dell’utilizzazione delle
attrezzature a pressione e degli insiemi, compresi quelli in
servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, e di
adeguare a tale scopo le vigenti prescrizioni tecniche in materia
di utilizzazione. In particolare sono individuate le attrezzature a
pressione e gli insiemi per i quali è obbligatoria la verifica di
primo o nuovo impianto e sono adottate prescrizioni in ordine
all’installazione, alla messa in servizio, alla manutenzione, alla
riparazione, nonchè alla sottoposizione delle attrezzature e degli
insiemi a una o più delle procedure di seguito elencate:
a) dichiarazione di messa in servizio;
b) controllo di messa in servizio;
c) riqualificazione periodica;
d) controllo dopo riparazione.
2. Con i decreti, di cui al comma 1, d’intesa con il Ministero
della difesa, sono individuate peculiari procedure di controllo per
le attrezzature e gli insiemi in uso alle amministrazioni preposte
alla tutela della sicurezza ed alla difesa dello Stato.
3. Nelle more dell’adozione dei decreti di cui al comma 1,
l’utilizzatore deve comunicare la messa in servizio delle
attrezzature a pressione e degli insiemi all’ISPESL e all’azienda
unità sanitaria locale competenti per territorio.
Art. 20
(Norma di rinvio)
1. Alle procedure di valutazione della conformità delle
attrezzature a pressione e degli insiemi disciplinati dal presente
decreto, a quelle finalizzate alla designazione degli organismi
abilitati ad attestare la conformità, alla vigilanza sugli
organismi stessi nonchè all’effettuazione dei controlli del
mercato, si applicano le disposizioni dell’articolo 47 della legge
6 febbraio 1996, n. 52.
Art. 21
(Tariffe)
1. Le spese relative alle procedure finalizzate al rilascio
dell’approvazione europea dei materiali ai sensi dell’articolo 11,
le spese connesse al riconoscimento delle entità terze di cui
all’articolo 13 e i controlli sulle medesime e le spese relative
alla designazione degli ispettorati degli utilizzatori a norma
dell’articolo 14, nonchè i controlli sugli stessi, sono a carico
dei richiedenti, sulla base del costo effettivo del servizio reso.
2. Con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, da emanare entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono stabilite le tariffe per le attività di cui al comma
1 e le relative modalità di riscossione.
Art 22
(Disposizioni transitorie e finali)
1. Fino al 29 maggio 2002 è ammessa la commercializzazione di
attrezzature a pressione e di insiemi conformi alla normativa
vigente anteriormente alla data di entrata in vigore del presente
decreto. Per tali attrezzature e insiemi è consentita la messa in
servizio anche successivamente alla predetta data.
2. Il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato
può autorizzare, entro il termine del 29 maggio 2002, la messa in
servizio di attrezzature a pressione provenienti da uno Stato
membro dell’Unione europea o da uno Stato facente parte
dell’Accordo istitutivo dello Spazio economico europeo, che
risultino conformi a una norma o a una regolamentazione tecnica in
uso presso uno di tali Stati e che assicurino, comunque, un livello
di sicurezza riconosciuto equivalente a quello previsto dalla
normativa in vigore in Italia.
3. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto cessano di
avere efficacia le norme di cui al decreto del Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del Ministro del
lavoro e della previdenza sociale 5 marzo 1981, pubblicato nella
Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 6 giugno 1981, serie
generale, n. 154.
4. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 31 del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300 per quanto attiene le competenze
dell’Agenzia per le normative ed i controlli tecnici
Art. 23
(Entrata in vigore)
1. Il presente decretò entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della
Repubblica, italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana.
È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addì 25 febbraio 2000
CIAMPI
D’ALEMA, Presidente del Consiglio dei Ministri
TOIA, Ministro per le politiche comunitarie
LETTA, Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato
DINI, Ministro degli affari esteri
DILIBERTO, Ministro della giustizia
AMATO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica
SALVI, Ministro del lavoro e della previdenza sociale
BINDI, Ministro della sanità
Visto, il Guardasigilli: DILIBERTO.
_______________
ALLEGATO I – Requisiti Essenziali di sicurezza

OSSERVAZIONI PRELIMINARI
1. Gli obblighi definiti dai requisiti essenziali per le
attrezzature a pressione indicati nel presente allegato si
applicano anche agli insiemi qualora esista un rischio
corrispondente.
2. I requisiti essenziali fissati dalla direttiva sono vincolanti.
Gli obblighi definiti dai requisiti essenziali in oggetto si
applicano soltanto quando sussistono i rischi corrispondenti per le
attrezzature a pressione considerate, se utilizzate alle condizioni
ragionevolmente prevedibili dal fabbricante.
3. Il fabbricante ha l’obbligo di analizzare i rischi per
individuare quelli connessi con la sua attrezzatura a causa della
pressione e deve quindi progettarla e costruirla lenendo conto
della sua analisi.
4. I requisiti essenziali vanno interpretati e applicati in molo da
tenere conto dello stato della tecnica e della prassi al momento
della progettazione e della fabbricazione, nonché dei fattori
tecnici ed economici, che vanno conciliati con un elevato livello
di protezione della salute e della sicurezza.
1. NORME DI CARATTERE GENERALE
1.1. Le attrezzature a pressione sono progettate, fabbricate e
controllate e, ove occorra, dotate dei necessari accessori ed
installate in modo da garantirne la sicurezza se messe in funzione
in base alle istruzioni del fabbricante o in condizioni
ragionevolmente prevedibili.
1.2. Nella stella delle soluzioni più appropriate il fabbricante
applica i principi fissati in appresso nell’ordine qui indicato:
– eliminazione o riduzione dei rischi, nella misura in cui ciò sia
ragionevolmente fattibile:
– applicazione delle opportune misure di protezione contro i rischi
che non possono essere eliminati;
– informazione degli utilizzatori circa rischi residui, se del
caso, e indicazione della necessità di opportune misure speciali di
attenuazione dei rischi per l’installazione e/o l’utilizzazione.
1.3. Ove siano note o chiaramente prevedibili le possibilità di un
uso scorretto, l’attrezzatura a pressione deve essere progettata in
modo da eliminare pericoli derivanti da tale uso o, se ciò non
fosse possibile, deve essere munita di un’avvertenza adeguata che
ne sconsigli l’uso scorretto.
2. PROGETTAZIONE
2.1.Norme di carattere generale
Le attrezzature a pressione devono essere opportunamente progettate
tenendo conto di tutti i fattori pertinenti che consentono di
garantirne la sicurezza per tutta la durata di vita prevista.
La progettazione deve includere coefficienti di sicurezza
appropriati basati su metodi generali che utilizzano margini di
sicurezza adatti a prevenire in modo coerente qualsiasi tipo di
cedimento.
2.2. Progettazione ai fini di una resistenza adeguata
2.2.1. Le attrezzature a pressione devono essere progettate per
carichi appropriati all’uso per esse previsto e per altre
condizioni di esercizio ragionevolmente prevedibili. In particolare
si terrà conto dei fattori seguenti:
– pressione interna/estema.
– temperatura ambiente e di esercizio,
– pressione statica e massa della sostanza contenuta alle
condizioni di esercizio e durante le prove.
– sollecitazioni dovute a movimentazione, vento, terremoti,
– forze di reazione e momenti di reazione risultanti da sostegni.
attacchi. tubazioni di collegamento, ecc.,
– corrosione ed erosione, fatica, ecc.,
– decomposizione dei fluidi instabili.
E’ necessario tenere in considerazione le diverse sollecitazioni
che possono verificarsi contemporaneamente, valutando le
probabilità che esse avvengano allo stesso tempo.
2.2.2. La progettazione, ai fini di una resistenza adeguata deve
essere basata:
– in generale, su un metodo di calcolo, riportato al punto 2.2.3.
integrato, se necessario, da un metodo di progettazione
sperimentale riportato al punto 2.2.4, oppure
– su un metodo di progettazione sperimentale senza calcoli,
riportato al punto 2.2.4. ove il prodotto della pressione massima
ammissibile PS per il volume sia inferiore a 6000 bar L o il
prodotto PS DN sia inferiore a 3000 bar.
2.2.3. Metodo di calcolo
a) Contenimento della pressione ed altri aspetti legati ai carichi
Occorre limitare le sollecitazioni ammissibili delle attrezzature a
pressione tenuto conto dei cedimenti ragionevolmente prevedibili in
relazione alte condizioni di esercizio. A tal fine é necessario
applicare coefficienti di sicurezza che consentano di fugare dei
lutto le incertezze derivanti dalla fabbricazione, dalle condizioni
concrete di uso, dalle sollecitazioni, dai modelli di calcolo,
nonché dalle proprietà e dal comportamento dei materiali.
I metodi di calcolo devono fornire sufficienti margini di sicurezza
coerenti. ove opportuno, con le prescrizioni del punto 7.
Tali disposizioni possono essere soddisfatte applicando uno dei
seguenti metodi, secondo l’opportunità, se necessario a titolo
complementare o in combinazione:
– progettazione mediante formule.
– progettazione mediante analisi.
– progettazione mediante meccanica della rottura.
b) Resistenza
Al fine di determinare la resistenza dell’attrezzatura a pressione
si deve fare uso di idonei calcoli di progetto.
In particolare:
le pressioni di calcolo non devono essere inferiori alle pressioni
massime ammissibili e devono tener conto della pressione statica e
della pressione dinamica del fluido nonché della decomposizione dei
fluidi instabili. Quando un recipiente é separato in scomparti
distinti e singoli soggetti a pressione, la parete di divisione va
progettata tenendo conto della pressione più elevata che si possa
raggiungere in uno scomparto e della pressione minima possibile
nello scomparto limitrofo;
le temperature di calcolo devono offrire idonei margini di
sicurezza;
la progettazione deve tenere nel dovuto conto tutte le eventuali
combinazioni di temperatura e di pressione che possono sussistere
durante condizioni di esercizio ragionevolmente prevedibili per
l’attrezzatura:
le sollecitazioni massime e le concentrazioni delle sollecitazioni
di punta devono essere mantenute entro limiti di sicurezza:
nei calcoli per il contenimento dalla pressione si deve fare uso
dei valori appropriati relativi alle proprietà dei materiali,
basati su dati verificati tenendo conto delle norme di cui al punto
4 nonché di coefficienti di sicurezza adeguati. A seconda dei casi,
fra le caratteristiche dei materiali da considerare devono
figurare:
– limite di elasticità, 0.2% o 1% a seconda dei casi, alla
temperatura di calcolo.
– resistenza alla trazione,
– resistenza riferita al tempo, cioè resistenza allo scorrimento
viscoso.
– dati relativi alla fatica.
– modulo di Young (modulo di elasticità).
– appropriato livello di deformazione plastica,
– resistenza alla flessione dovuta agli urti (resilienza),
– resistenza alla frattura;
– idonei coefficienti di giunzione, da applicare alle
caratteristiche dei materiali in funzione, ad esempio, dei tipo di
prove non distruttive; delle proprietà dei materiali assemblati e
delle condizioni di esercizio previste:
– la progettazione deve tenere opportunamente conto di tolti i
meccanismi ragionevolmente prevedibili di deterioramento (per es.
corrosione, scorrimento viscoso, fatica) relativi all’uso previsto
dell’attrezzatura. Nelle istruzioni di cui al punto 3.4 si deve
richiamare l’attenzione sulle caratteristiche detta progettazione
che influiscono in modo determinante sulla vita dell’attrezzatura
per esempio:
– per quanto riguarda la scorrimento viscoso: numero previsto di
ore, di esercizio alle temperature specificate;
– per quanto riguarda la fatica: numero previsto di cicli ai
livelli di sollecitazione specificati;
– per quanto riguarda la corrosione: sovraspessore di corrosione di
progetto.
c) Stabilità
Ove lo spessore determinato per via di calcolo desse una stabilità
strutturale insufficiente, andranno prese misure idonee per
eliminare l’inconveniente, tenendo conto dei rischi legati al
trasporto e alla movimentazione.
2.2.4. Metodo sperimentale di progettazione
La progettazione dell’attrezzatura può essere completamente o
parzialmente convalidata da un programma di prove da effettuare su
un campione rappresentativo dell’attrezzatura o della famiglia di
attrezzature.
Prima dell’esecuzione delle prove occorre definire chiaramente il
suddetto programma e aver ricevuto la relativa approvazione da
parte dell’organismo notificato incaricato del modulo di
valutazione della progettazione, laddove esso esista.
Il suddetto programma deve stabilire le condizioni in cui
effettuare le prove e i criteri di approvazione e di rifiuto. I
valori esatti delle principali dimensioni e delle caratteristiche
dei materiali di costruzione delle attrezzature da collaudare
devono essere determinati prima dell’esecuzione della prova.
Se del caso, durante le prove deve essere possibile osservare le
aree critiche dell’attrezzatura a pressione per mezzo di strumenti
adeguati che consentano di misurare le deformazioni e le
sollecitazioni con sufficiente precisione.
Il programma di prove deve comprendere:
a) una prova di resistenza alla pressione intesa a verificare che,
ad una pressione che garantisca un margine di sicurezza fissato in
relazione alla pressione massima ammissibile, l’attrezzatura non
presenti fuoriuscite significative né deformazioni superiori ad un
certo limite.
Per l’esecuzione della prova la pressione va stabilita tenendo
conto delle differenze tra i valori delle caratteristiche
geometriche e dei materiali rilevati alle condizioni di esecuzione
della prova e i valori ammessi per la progettazione, e deve altresì
tener conto della differenza fra la temperatura di prova e quella
di progetto:
b) in caso di rischio di scorrimento viscoso o di fatica. prove
appropriate stabilite in funzione delle condizioni di esercizio
previste per l’attrezzatura in questione, ad esempio: durata di
funzionamento a determinate temperature, numero di cicli a
determinati livelli di sollecitazione, ecc.
c) se necessario, prove complementari relative ad altri fattori
ambientali specifici di cui al punto 2.2.1 quali corrosione,
aggressioni esterne, ecc.
2.3. Disposizioni a garanzia delle manovre e dell’esercizio in
condizioni di sicurezza
I sistemi di funzionamento delle attrezzature a pressione devono
essere tali da escludere qualsiasi rischio ragionevolmente
prevedibile derivante dal funzionamento. Se necessario, occorre
prestare una particolare attenzione, a seconda dei caso:
– ai dispositivi di chiusura e di apertura,
– agli scarichi pericolosi delle valvole di sicurezza,
– ai dispositivi che impediscono l’accesso tisico in presenza di
pressione o di vuoto,
– alla temperatura superficiale, in considerazione dell’uso
previsto,
– alla decomposizione dei fluidi instabili.
In particolare le attrezzature a pressione dotate di porle di
accesso devono essere munite di un dispositivo automatico o manuale
che permetta all’utilizzatore di accertarsi facilmente che
l’apertura non presenti alcun pericolo. Inoltre, quando questa
apertura può essere azionata rapidamente, l’attrezzatura a
pressione deve essere munita di un dispositivo che ne impedisca
l’apertura fintantoché la pressione o la temperatura del fluido
costituiscono un pericolo.
2.4. Mezzi di ispezione
a) l’attrezzatura a pressione deve essere progettata in modo tale
che sia possibile effettuare tutte le ispezioni necessarie per
garantirne la sicurezza.
b) Ove ciò sia necessario a garantirne la sicurezza permanente si
devono predisporre mezzi per verificare le condizioni
dell’attrezzatura a pressione al tuo interno, quali aperture di
accesso che consentano l’accesso fisico all’interno
dell’attrezzatura in modo tale che si possa procedere alle
opportune ispezioni in condizioni ergonomiche di sicurezza.
c) Si possono predisporre altri mezzi che permettano di garantire
lo stato di sicurezza dell’attrezzatura per il caso che:
– essa sia troppo piccola per consentire l’accesso fisico al suo
interno, ovvero
– la sua apertura possa avere effetti negativi sull’interno, ovvero
– sia dimostrato che la sostanza destinata ad esservi contenuta non
é dannosa per il materiale di costruzione dell’attrezzatura a
pressione e che non é ragionevolmente prevedibile alcun altro
meccanismo di deterioramento.
2.5. Mezzi di scarico e di sfiato
Ove occorra, vanno previsti mezzi adeguati per lo scarico e lo
sfiato delle attrezzature a pressione al fine di:
– evitare fenomeni dannosi come il colpo d’ariete, il cedimento
strutturale sottovuoto, la corrosione e le reazioni chimiche
incontrollate. Vanno tenute presenti tolte le fasi di funzionamento
e di prova, in particolare le prove a pressione;
– consentire le operazioni di pulizia, ispezione e manutenzione in
condizioni di assoluta sicurezza.
2.6. Corrosione e altre aggressioni chimiche
Ove occorra, va previsto un maggiore spessore o una protezione
adeguata contro la corrosione o altre aggressioni chimiche tenendo
conto del tipo di utilizzo previsto e ragionevolmente prevedibile.
2.7. Usura
Ove sussista la possibilità di erosioni o di abrasioni di notevole
entità, vanno prese misure adeguale per:
– ridurre al minimo l’effetto con una progettazione, adeguata, ad
esempio aumentando lo spessore del materiale o prevedendo l’uso di
incamiciature o di materiali di rivestimento;
– consentire la sostituzione delle parli maggiormente colpite;
– attirare l’attenzione, nelle istruzioni di cui al punto 3.4,
sulle misure necessarie per un uso in condizioni permanenti di
sicurezza.
2.8. Insiemi
Gli insiemi di attrezzature devono essere progettati in modo che:
– gli elementi da assemblare siano adatti ed affidabili per
l’applicazione prevista;
– tutti i componenti siano correttamente integrati e adeguatamente
collegati.
2.9. Disposizioni per il caricamento e lo scarico
All’occorrenza, le attrezzature a pressione e l’installazione dei
relativi accessori. ovvero le misure necessarie previste per la
loro installazione, devono essere tali da garantire che esse
vengano caricate e scaricate in condizioni di sicurezza. tenendo in
particolare conto i seguenti rischi:
a) per il caricamento:
– l’eccessivo riempimento o l’eccessiva pressurizzazione, con
particolare riguardo al grado di riempimento e alla pressione di
vapore alla temperatura di riferimento:
– l’instabilitá delle attrezzature a pressione:
b) per lo scarico: la fuoriuscita incontrollata dei fluido
pressurizzalo;
c) per il caricamento e lo scarico: collegamento e scollegamento
insicuri.
2.10. Protezione contro il superamento dei limiti ammissibili
dell’attrezzatura a pressione
Ove, in condizioni ragionevolmente prevedibili, é possibile che
vengano superati i limiti ammissibili, l’attrezzatura a pressione
viene dotata ovvero si provvede a che sia dotata di adeguati
dispositivi di protezione, a meno che l’attrezzatura sia destinata
ad essere protetta da altri dispositivi di protezione integrati
nell’insieme.
Il dispositivo adeguato o la combinazione dei dispositivi adeguati
sono determinati in funzione delle peculiarità dell’attrezzatura o
dell’insieme di attrezzature e delle sue condizioni di
funzionamento.
I dispositivi di protezione e le relative combinazioni comprendono:
a) egli accessori di sicurezza di cui all’articolo 1, punto 2.1.3,
b) a seconda dei casi. adeguali dispositivi di controllo quali
indicatori o allarmi che consentano di mantenere l’attrezzatura
sotto pressione entro i limiti ammissibili in modo automatico o
manuale.
2.11 Accessori di sicurezza
2.11.1. Gli accessori di sicurezza devono:
– essere progettati e costruiti in modo da essere affidabili e
adatti all’uso previsto e da tener conto se del caso, delle
esigenze in materia di manutenzione e di prova dei dispositivi
stessi;
– essere indipendenti da altre funzioni, a meno che la loro
funzione di sicurezza possa essere intaccata dalle altre funzioni;
– essere conformi ai principi di progettazione appropriati per
ottenere una protezione adeguata ed affidabile. Detti principi
comprendono segnatamente un sistema “fail-safe”, un sistema a
ridondanza, la diversità e un sistema di autocontrollo.
2.11.2. Dispositivi di limitazione della pressione
Tali dispositivi devono essere progettati in modo che la pressione
non superi in permanenza la pressione massima ammissibile PS: é
tuttavia di regola ammesso un picco di pressione di breve durata in
base. ove opportuno alle prescrizioni di cui al punto 7.3.
2.11.3. Dispositivi di controllo della temperatura
Questi dispositivi devono avere un tempo di risposta adeguato sotto
il profilo della sicurezza e coerente con le funzioni di
misurazione.
2.12. Incendio all’esterno
Ove necessario, le attrezzature a pressione devono essere
progettate e, ove occorra, dotate di accessori adeguati, ovvero si
devono prendere misure adeguale per la toro installazione, al fine
di rispondere ai requisiti in materia di limitazione dei danni in
caso d’incendio di origine esterna con particolare riguardo all’uso
previsto dell’attrezzatura.
3. FABBRICAZIONE
3.1. Procedure di fabbricazione
Mediante applicazione delle tecniche idonee e delle procedure
opportune, il fabbricante deve garantire la corretta esecuzione
delle istruzioni previste per le fasi di progettazione, con
particolare riguardo alle operazioni indicate di seguito.
3.1.1. Preparazione dei componenti
La preparazione dei componenti (ad esempio formatura e smussatura)
non deve provocare difetti o incrinature, né modificare le
proprietà meccaniche che potrebbero avere effetti negativi per la
sicurezza delle attrezzature a pressione.
3.1.2. Giunzioni
Le giunzioni permanenti dei materiali e le zone adiacenti devono
essere esente da difetti di superficie o interni tali da nuocere
alla sicurezza delle attrezzature.
Le proprietà delle giunzioni permanenti devono soddisfare le
caratteristiche minime indicate per i materiali che devono essere
collegati a meno che altri valori dell’e caratteristiche
corrispondenti siano stati specificamente presi in considerazione
nei calcoli di progettazione.
Per le attrezzature a pressione, le giunzioni permanenti delle
parti che contribuiscono alla resistenza alla pressione
dell’attrezzatura e le parti ad essa direttamente annesse devono
essere realizzate da personale adeguatamente qualificato secondo
procedure adeguate.
L’approvazione delle procedure e del personale sono affidate per le
attrezzature a pressione delle categorie li, III e IV ad una parte
competente che é, a scelta dal fabbricante:
– un organismo notificato
– un’entità terza riconosciuta da uno Stato membro come previsto
all’articolo 13.
Al fine di procedere a tali approvazioni, detta entità terza
effettua o fa effettuare gli esami e le prove previsti nelle norme
armonizzate appropriate o esami e prove equivalenti.
3.1.3. Prove non distruttive
Per le attrezzature a pressione, le prove non distruttive delle
giunzioni permanenti devono essere effettuate da personale
adeguatamente qualificato. Per te attrezzature a pressione delle
categorie III e IV, il personale deve essere stato approvato da
un’entità terza competente, riconosciuta da uno Stato membro, ai
sensi dell’articolo 13.
3.1.4. Trattamento termico
Se vi é rischio che il processo di fabbricazione modifichi le
proprietà dei materiali tanto da pregiudicare la sicurezza delle
attrezzature a pressione, si deve applicare un trattamento termico
adeguato nella opportuna fase di fabbricazione.
3.1.5. Rintracciabilitá
Devono essere stabilite e mantenute opportune procedure per
identificare i materiali delle parti dell’attrezzatura che
contribuiscono alla resistenza alla pressione con mezzi adeguati
dal momento della ricezione, passando per la produzione, fino alla
prova finale dell’attrezzatura a pressione costruita.
3.2. Verifica finale
Le attrezzature a passione devono essere sottoposte atta verifica
finale descritta qui di seguito.
3.2.1. Esame male
Le attrezzature a pressione devono essere sottoposte ad un esame
finale volto a verificare, de visu e tramite controllo della
relativa documentazione, il rispetto dei requisiti della direttiva.
In late ambito si possono prendere in considerazione le prove
effettuate nel corso della fabbricazione. Nella misura necessaria a
fini di sicurezza, l’esame finale viene effettuato all’interno ed
all’esterno di tutte le parti dell’attrezzatura, eventualmente
durante il processo di fabbricazione (ad esempio qualora
l’attrezzatura non sia più ispezionabile all’atto dell’esame
finale).
3.2.2. Prova a pressione
La verifica finale dell’attrezzatura a pressione deve comprendere
una prova di resistenza alla pressione di norma costituita da una
prova idraulica ad una pressione almeno pari, ove opportuno al
valore fissato al punto 7.4.
Per le attrezzature della categoria I fabbricate in serie, detta
prova può essere eseguita su base statistica.
Nei casi in cui la prova a pressione idraulica risulti dannosa o
non possa essere effettuata, si possano effettuare anche altre
prove di comprovata validità. Prima di effettuare le prove diverse
dalla prova idraulica, si applicano misure integrative quali prove
non distruttive o altri metodi di efficacia equivalente.
3.2.3 Esame dei dispositivi di sicurezza
Per gli insiemi. la verifica finale prevede anche un esame degli
accessori di sicurezza per verificare che siano pienamente
rispettati i requisiti di cui al punto 2.10.
3.3. Marcatura e/o etichettatura
Oltre alla marcatura CE di cui all’articolo 15, sono fornite anche
le informazioni indicate in appresso.
a) Per tutte le attrezzature a pressione:
– nome e indirizzo o altre indicazioni distintive del fabbricante e
se del caso del suo mandatario stabilito nella Comunità;
– anno di fabbricazione;
– identificazione dell’attrezzatura a pressione secondo la sua
natura: tipo, serie o numero di identificazione della partita,
numero di fabbricazione;
– limiti essenziali massimi e minimi ammissibili.
b) A seconda del tipo di attrezzatura a pressione, informazioni
supplementari alte a garantire condizioni sicure di installazione,
funzionamento o impiego e, ove occorra, di manutenzione ed
ispezione periodica, quali:
– volume V dell’attrezzatura a pressione espressa in L.
– dimensione nominale della tubazione DN,
– pressione di prova PT applicata, espressa in bar, e data.
– pressione a cui é tarato il dispositivo di sicurezza espressi in
bar,
– potenza dell’attrezzatura in kW,
– tensione d’alimentazione in V (volts),
– utilizzo previsto.
– rapporto di riempimento inkg/L.
– massa di riempimento massima in kg,
– tara espressa in kg.
– gruppo di prodotti.
c) Ove occorra, mediante avvertenze fissate all’attrezzatura a
pressione si dovrà attirare l’attenzione sugli impieghi non
corretti posti in risalto dall’esperienza.
La marcatura CE e te informazioni richieste figurano
sull’attrezzatura a pressione o su una targhetta saldamente fissala
ad essa. ad eccezione dei seguenti casi:
– se del caso, si può usare una opportuna documentazione per
evitare la marcatura ripetuta di singoli elementi, come ad esempio
componenti di tubazioni, destinati allo stesso insieme: ciò si
applica alla marcatura CE e ad altre marcature ed etichette di cui
al presente allegato;
– nel caso di attrezzature a pressione troppo piccole, ad esempio
accessori, le informazioni di cui alla lettera b) possono essere
riportate su un’etichetta apposta sull’attrezzatura in questione.
– per indicare la massa contenibile e per le avvertenze di cui alla
lettera c) si possono utilizzare etichette od altri mezzi adeguati.
purché essi rimangano leggibili per tutto il periodo di vita
previsto.
3.4. Istruzioni operative
a) Al momento della commercializzazione, le attrezzature a
pressione devono essere accompagnate, per quanto occorra, da un
foglio Illustrativo destinato all’utilizzatore contenente tutte le
informazioni utili ai fini della sicurezza per quanto riguarda:
– il montaggio compreso l’assemblaggio delle varie attrezzature a
pressione;
– la messa in servizio;
– l’impiego;
– la manutenzione e i controlli da parte dell’utilizzatore.
b) Il foglio illustrativo deve riprendere le informazioni presenti
nel contrassegno dell’attrezzatura a pressione a norma del punto
3.3 tranne l’identificazione delta serie, e devono essere
corredato. all’occorrenza della documentazione tecnica nonché dai
disegni e dagli schemi necessari ad una piena comprensione di tali
istruzioni.
c) Ove occorra il foglio illustrativo deve inoltre richiamare
l’attenzione sui pericoli di un uso scorretto. in base al punto
1.3. e sulle caratteristiche particolari della progettazione, in
base al punto 2.2.3.
4. MATERIALI
I materiali utilizzati per la costruzione di attrezzature a
pressione devono essere adatti per tale applicazione durante la
durala di vita prevista, a meno che non si preveda una
sostituzione.
I materiali di saldatura e gli altri materiali di assemblaggio
devono soddisfare in modo adeguato soltanto i corrispondenti
requisiti dei punti 4.1, 4.2 lettera a) e 4.3, primo comma, sia
singolarmente che dopo la messa in opera.
4.1. I materiali delle parti pressurizzate:
a) devono avere caratteristiche adeguate a tutte le condizioni di
prova e di esercizio ragionevolmente prevedibili, e soprattutto
possedere duttilità e tenacità sufficienti; se del caso, le
caratteristiche di questi materiali dovranno rispettare i requisiti
dei punto 7.5: inoltre, si dovrà procedere in particolare una ad
un’appropriata selezione dei materiali in modo da prevenire, se
necessario. rottura fragile; ove per motivi specifici si debba far
ricorso ad un materiale fragile, devono essere previste idonee
misure:
b) devono possedere una resistenza chimica sufficiente al fluido
che sarà contenuto nell’attrezzatura a pressione; le proprietà
chimiche e fisiche necessarie per la sicurezza operativa non devono
essere influenzale in modo rilevante nel corso della durata di vita
prevista dell’attrezzatura:
c) non devono subire in modo rilevante l’influenza dell’usura;
d) devono essere adatti ai processi di trattamento previsti;
e) devono essere selezionati in modo da evitare effetti negativi
rilevanti in naso di assemblaggio di materiali diversi.

4.2.
a) Il fabbricante dell’attrezzatura a pressione deve definire
adeguatamente i valori necessari per i calcoli di progettazione di
cui al punto 2.2.3 nonché le caratteristiche essenziali dei,
materiali e della loro utilizzazione di cui al punto 4.1
b) il fabbricante allega alla documentazione tecnica gli elementi
che attestano il rispetto delle prescrizioni della direttiva
riguardo ai materiali in una delle seguenti forme:
– mediante l’utilizzazione di materiali in accordo a norme
armonizzate;
– mediante l’utilizzazione dei materiali che hanno formato oggetto
di un’approvazione europea di materiali per attrezzature a
pressione in base all’articolo 11;
– mediante una valutazione particolare dei materiali.
c) Per le attrezzature a pressione delle categorie III e IV, la
valutazione particolare di cui al terzo trattino della lettera b) é
effettuata dall’organismo notificalo incaricato delle procedure di
valutazione della conformità dell’attrezzatura a pressione.
4.3 Il fabbricante dell’attrezzatura deve prendere le opportune
misure per accertarsi che il materiale impiegato sia conforme ai
requisiti richiesti. In particolare, per tutti i materiali il
fabbricante deve fornire documenti che ne attestino la conformità
ad una determinala specifica.
Per quanto riguarda le parti pressurizzate principali delle
attrezzature delle categorie II, III e IV, tate documento deve
essere costituito da un certificato che prevede un controllo
specifico sul prodotto.
Allorché un fabbricante di materiali ha un sistema di garanzia
qualità appropriato certificato da un organismo competente
stabilito nella Comunità che é stato oggetto di una valutazione
specifica per i materiali, si presume che gli attestati da esso
rilasciati assicurino la conformità ai corrispondenti requisiti del
presente punto.
REQUISITI PARTICOLARI PER ATTREZZATURE A PRESSIONE SPECIFICHE
In aggiunta ai requisiti contemplati nelle sezioni da 1 a 4, per le
attrezzature di cui alle sezioni 5 e 6 valgono i requisiti qui di
seguito specificati
5. ATTREZZATURE A PRESSIONE ESPOSTE ALLA, FIAMMA O AD ALTRO TIPO DI
RISCALDAMENTO, CHE PRESENTANO UN RISCHIO DI SURRISCALDAMENTO DI CUI
ALL’ARTICOLO 3, PARAGRAFO 1
Tra le suddette attrezzature figurano:
– i generatori di vapore e di acqua surriscaldata di cui
all’articolo 3, punto 1.2, come le caldaie per vapore e, acqua
surriscaldata a focolare, i surriscaldatori ed i risurriscaldatori,
le caldaie a recupero, le caldaie per l’incenerimento di rifiuti,
le caldaie elettriche ad elettrodi o a immersione, le pentole a
pressione, nonché, i relativi accessori e, ove occorra; i relativi
sistemi per, il trattamento dell’acqua di alimentazione; i sistemi
di alimentazione di combustibile, e
– le attrezzature di riscaldamento a scopo industriale, che
utilizzano fluidi diversi dal vapore e dall’acqua surriscaldata di
cui all’articolo 3, punto 1.1, quali forni per le industrie
chimiche e altre industrie affini e le attrezzature a pressione per
la lavorazione dei prodotti alimentari:
Le suddette attrezzature a pressione devono essere calcolate,
progettate e costruite in modo da evitare o ridurre i rischi di una
perdita significativa di: contenimento derivante da
surriscaldamento. In particolare a seconda dei casi si deve
garantire che:
a) siano forniti adeguati dispositivi di protezione per limitare
parametri di funzionamento quali l’immissione e lo smaltimento del
calore e, se del caso, il livello del fluido onde evitare qualsiasi
rischio di surriscaldamento localizzato o generale;
b) se necessario, siano previsti punti di prelevamento onde
valutare le proprietà del fluido per evitare rischi connessi con i
depositi o la corrosione;
c) si prendano provvedimenti adeguati per eliminare i rischi di
danni causati dai depositi;
d) si provveda a dissipare, in condizioni di sicurezza, il calore
residuo dopo il disinserimento dell’attrezzatura;
e)si prevedano disposizioni per evitare un accumulo pericoloso di
miscele infiammabili di sostanze combustibili e aria o un ritorno
di fiamma.
6. TUBAZIONI DESCRITTE ALL’ARTICOLO 3, PUNTO 1.3
Il progetto e la costruzione delle tubazioni devono garantire che:
a) il rischio di sovrasollecitazioni causate da un gioco eccessivo
o dalla formazione di forze eccessive a carico, ad esempio, delle
flange, giunzioni, soffietti o tubazioni flessibili, sia
controllato mediante idonei mezzi di sostegno, vincolo, ancoraggio,
allineamento e pretensione;
b) ove vi sia la possibilità che si formi condensa all’interno di
tubi per fluidi gassosi, siano previsti sistemi di drenaggio e di
rimozione dei depositi dalle zone più basse onde evitare colpi
d’ariete o corrosione;
c) si presti debita attenzione ai possibili danni causati da
turbolenze e vortici; in tal caso si applicano le disposizioni
pertinenti del punto 2.7;
d) si presti adeguata attenzione al rischio di fatica derivante da
vibrazioni nei tubi;
e) se le sostanze contenute nelle tubazioni sono fluidi
appartenenti al gruppo 1, siano previsti mezzi adeguati per isolare
i tubi di derivazione che presentano rischi notevoli a causa delle
loro dimensioni;
f) venga ridotto al minimo il rischio di scarico involontario.
marcando chiaramente sul lato fisso dei punti di prelievo il fluido
contenuto;
g) la posizione e il percorso delle tubazioni e dette condotte
sotterranee siano indicati almeno nella documentazione tecnica onde
facilitare le operazioni di manutenzione, ispezione o riparazione
in condizioni di completa sicurezza.
7. REQUISITI PARTICOLARI ESPRESSI IN CIFRE, PER ATTREZZATURE A
PRESSIONE
SPECIFICHE
Sono di norma applicabili le disposizioni che seguono. Tuttavia,
allorché non sono applicate, compresi i casi in cui il materiale
non sia indicato specificamente e non siano applicate norme
armonizzate, il fabbricante deve comprovare l’applicazione di
disposizioni adeguale che consentano di ottenere un livello di
sicurezza globale equivalente.
La presente sezione costituisce parte integrante dell’allegato 1.
Le disposizioni previste dalla presente sezione integrano i
requisiti essenziali di cui ai punti da 1 a 6 per le attrezzature a
pressione alle quali sono applicati.
7.1. Sollecitazioni ammissibili
7.1.1. Simboli
Ren, limite di elasticità, indica il valore alla temperatura di
calcolo, a seconda dei casi:
– del carico di snervamento per un materiale che presenti un limite
di snervamento minimo e uno massimo,
– del limite di elasticità convenzionale, pari all’1,0%, per
l’acciaio austenitico e l’alluminio non legato,
– del limite di elasticità convenzionale pari, negli altri casi,
allo 0,2 %.
Rm/20 indica il valore minimo della resistenza alla trazione a
20°C.
Rmn indica la resistenza alla trazione alla temperatura di calcolo.
7.1.2. A seconda del materiale impiegato. la sollecitazione
generale ammissibile della membrana per carichi prevalentemente
statici e per temperature situate fuori dal campo in cui i fenomeni
di scorrimento viscoso sono significativi, non deve essere
superiore al più basso dei valori elencati in appresso:
– per l’acciaio ferritico, compreso l’acciaio normalizzato (acciaio
laminato normalizzato), ed esclusi gli acciai a grano fine e gli
acciai che hanno subito un trattamento termico speciale, 2/3 di Ren
e 5/12 di Rm/20
– per l’acciaio austenilico:
– se l’allungamento dopo la rottura é superiore al 30% di Ren
– in via alternativa e se l’allungamento dopo la rottura é
superiore al 35%, 5/6 di Ren e 1/3 di Rmn
– per l’acciaio fuso non legato o scarsamente legato 10/19 di Ren e
1/3 di Rm/20.
– per l’alluminio 2/3 di Ren
– per le leghe di alluminio che non possono essere temprate, 2/3 di
Ren e 5/12 di Rm/20.
7.2. Coefficienti di giunzione
Per i giunti saldati il coefficiente di giunzione deve essere al
massimo pari al seguente valore:
– per le attrezzature sottoposte a prove distruttive e non
distruttive che consentono di verificare l’inesistenza di difetti
rilevanti: 1;
– per le attrezzature sottoposte a prove non distruttive mediante
sondaggio: 0,85;
– per le attrezzature non sottoposte a prove non distruttive
diverse da un’ispezione visiva: 0,7.
Ove occorra, si devono prendere in considerazione anche il tipo di
sollecitazione e le proprietà meccaniche e tecnologiche del giunto.
7.3. Dispositivi di limitazione della pressione, specie per i
recipienti a pressione
Il picco temporaneo di pressione di cui al punto 2.11.2. deve
essere limitato al 10% della pressione massima ammissibile.
7.4. Pressione di prova idrostatica
Per i recipienti a pressione, la pressione di prova idrostatica di
cui al punto 3.2.2 dev’essere pari al più elevato dei due valori
seguenti:
– la pressione corrispondente al carico massimo che può sopportare
l’attrezzatura in esercizio, tenuto conto della pressione massima
ammissibile e della temperatura massima ammissibile, moltiplicata
per il coefficiente 1,25 ovvero
– la pressione massima ammissibile, moltiplicata per il
coefficiente 1,43.
7.5. Caratteristiche dei materiali
Qualora non siano richiesti altri valori in base ad altri criteri
da prendere in considerazione per essere conforme al punto 4.1,
lettera a) un acciaio é considerato sufficientemente duttile se
l’allungamento dopo la rottura, in una prova di trazione effettuata
secondo un procedimento standard é pari almeno al 14 % e se
l’energia di rottura a flessione per urto (resilienza), misurata in
provetta ISO V é pari almeno a 27 J ad una temperatura al massimo
pari a 20° C, ma non superiore alla temperatura minima di esercizio
prevista.

ALLEGATO II – Tabelle di valutazione della conformita’

ALLEGATO II – TABELLE DI VALUTAZIONE DELLA CONFORMITÀ
1. Nelle tabelle i riferimenti alle diverse categorie di moduli
sono i seguenti:
I = Modulo A
II = Moduli A1, D1, E1
III = Moduli B1+D,B1+F,B+E,B+C1,H
IV = Moduli B + D, B + F, G, H1
2. Gli accessori di sicurezza definiti dall’articolo 1, comma 2
lettera d) e oggetto dell’articolo 3, comma 1. lettera d) sono
classificati nella categoria IV. Eccezionalmente, tuttavia, gli
accessori di sicurezza fabbricati per attrezzature specifiche
possono essere classificati nella stessa categoria
dell’attrezzatura da proteggere.
3. Gli accessori a pressione di cui all’articolo 1, comma 2 lettera
d) e oggetto dell’articolo 3. Comma 1, lettera d) sono classificali
in base:
– alla pressione massima ammissibile PS,
– al volume proprio V o a seconda dei casi, alla dimensione
nominale DN,
– al gruppo di fluidi che sono destinati a contenere;
applicando la tabella corrispondente per i recipienti o le
tubazioni per precisare la categoria di valutazione della
conformità.
Qualora il volume e la dimensione nominale siano considerati
adeguati ai fini dell’applicazione del secondo trattino
l’accessorio in questione deve essere classificato nella categoria
più elevata.
4. Le linee di demarcazione nelle tabelle di valutazione della
conformità che seguono indicano il limite superiore per ciascuna
categoria.
(tabelle in formato gif)
Tabella 1
Tabella 2
Tabella 3
Tabella 4
Tabella 5
Tabella 6
Tabella 7
Tabella 8
Tabella 9

ALLEGATO III – Procedure di valutazione della conformita’

Gli obblighi derivanti dalle disposizioni di cui al presente
allegato per le attrezzature a pressione si applicano anche agli
insiemi.
Modulo A (Controllo di fabbricazione interno)
1. Questo modulo descrive la procedura con cui il fabbricante o il
suo mandatario stabilito nella Comunità, che soddisfa gli obblighi
di cui al punto 2, si accerta e dichiara che le attrezzature a
pressione soddisfano i requisiti della direttiva ad esse
applicabili. Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella
Comunità appone la marcatura CE su ciascuna attrezzatura a
pressione e redige una dichiarazione scritta di conformità.
2. Il fabbricante prepara la documentazione tecnica descritta al
punto 3; il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella
Comunità la tiene a disposizione delle autorità nazionali
competenti, a fini ispettivi, per dieci anni dall’ultima data di
fabbricazione dell’attrezzatura a pressione.
Nel caso in cui né il fabbricante né il suo mandatario siano
stabiliti nella Comunità, l’obbligo di tenere a disposizione la
documentazione tecnica incombe alla persona responsabile
dell’immissione dell’attrezzatura a pressione nel mercato
comunitario.
3. La documentazione tecnica deve consentire di valutare la
conformità dell’attrezzatura a pressione ai requisiti della
direttiva ad essa applicabili. Essa deve comprendere, nella misura
necessaria a tale’ valutazione, il progetto, la fabbricazione ed il
funzionamento dell’attrezzatura a pressione e deve contenere:
– la descrizione generale dell’attrezzatura a pressione;
– disegni di progettazione e fabbricazione, nonché gli schemi di
componenti, sottounità, circuiti ecc.;
– la descrizione e le spiegazioni necessarie alla comprensione di
tali disegni e schemi ed il funzionamento dell’attrezzatura a
pressione;
– un elenco delle norme di cui all’articolo 5, applicate in tutto o
in parte e la descrizione delle soluzioni adottate per soddisfare i
requisiti essenziali della direttiva qualora non siano state
applicate le norme di cui all’articolo 5;
– i risultati dei calcoli di progetto e degli esami svolti, ecc.;
– i rapporti sulle prove effettuate.
4. Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità
conserva copia della dichiarazione di conformità insieme con la
documentazione tecnica.
5. Il fabbricante prende tutte le misure necessarie affinché il
processo di fabbricazione garantisca la conformità
dell’attrezzatura a pressione alla documentazione tecnica di cui al
punto 2 e ai requisiti della direttiva che ad essa si applicano.
Modulo A1 (controllo di fabbricazione interno e sorveglianza della
verifica finale)
Oltre ai requisiti del modulo A si applica anche quanto indicato in
appresso.
La verifica finale é effettuata dal fabbricante e controllata
mediante ispezione senza preavviso di un organismo notificato
scelto dal fabbricante.
Durante queste ispezioni l’organismo notificato:
– si accerta che il fabbricante svolga effettivamente la verifica
finale in base al punto 3.2 dell’allegato I;
– preleva, sul luogo di fabbricazione o di deposito, esemplari di
attrezzature a pressione ai fini del controllo. L’organismo
notificato valuta il numero di attrezzature da prelevare, nonché la
necessità di effettuare o far effettuare su dette attrezzature a
pressione la verifica finale, parzialmente o integralmente.
Qualora una o più attrezzature a pressione non risultino conformi,
l’organismo notificato prende le opportune misure.
Il fabbricante appone, sotto la responsabilità dell’organismo
notificato, il numero di identificazione di quest’ultimo su
ciascuna attrezzatura a pressione.
Modulo B (esame “CE del tipo”)
1. Questo modulo descrive la parte della procedura con cui un
organismo notificato accerta e dichiara che un esemplare
rappresentativo della produzione considerata soddisfa le
disposizioni della direttiva ad esso relativa.
2. La domanda di esame “CE del tipo” deve essere presentata dal
fabbricante o dal suo mandatario stabilito nella Comunità ad un
solo organismo notificato di sua scelta.
La domanda deve contenere:
– il nome e l’indirizzo del fabbricante e, qualora la domanda sia
presentata dal suo mandatario, anche il nome e l’indirizzo di
quest’ultimo;
– una dichiarazione scritta che la stessa domanda non é stata
presentata a nessun altro organismo notificato;
– la documentazione tecnica descritta al punto 3.
Il richiedente mette a disposizione dell’organismo notificato un
esemplare rappresentativo della produzione considerata, qui di
seguito denominato “tipo”. L’organismo notificato può chiedere
altri esemplari dello stesso tipo qualora sia necessario per
eseguire il programma di prove.
Uno stesso tipo può coprire più varianti di un’attrezzatura a
pressione a condizione che le differenze tra te varianti non
influiscano sul livello di sicurezza.
3. La documentazione tecnica deve consentire di valutare la
conformità dell’attrezzatura a pressione ai requisiti della
direttiva che le sono applicabili; deve comprendere, nella misura
necessaria a tale valutazione, il progetto, la fabbricazione e il
funzionamento dell’attrezzatura a pressione e contenere:
– una descrizione generale del tipo;
– disegni di progettazione e fabbricazione, nonché gli schemi di
componenti, sottounità, circuiti, ecc.;
– la descrizione e le spiegazioni necessarie alla comprensione di
tali disegni e schemi ed il funzionamento dell’attrezzatura a
pressione;
– un elenco delle norme di cui all’articolo 5, applicate in tutto o
in parte, e la descrizione delle soluzioni adottate per soddisfare
i requisiti essenziali della direttiva qualora non siano state
applicate le norme di cui all’articolo 5;
– i risultati dei calcoli di progetto e degli esami svolti, ecc;
– i rapporti sulle prove effettuate;
– le informazioni relative alle prove previste nel quadro della
fabbricazione;
– le informazioni relative alle qualifiche o approvazioni richieste
e a norma dei punti 3.1.2 e 3.1.3 dell’allegato I.
4. L’organismo notificato:
4.1. esamina la documentazione tecnica. verifica che il tipo sia
stato fabbricato in conformità con tale documentazione ed individua
gli elementi progettati in conformità delle disposizioni delle
norme di cui all’articolo 5 nonché gli elementi progettati senza
applicare le disposizioni previste da tali norme.
In particolare, l’organismo notificato:
– esamina la documentazione tecnica per quanto concerne la
progettazione e i processi di fabbricazione;
– valuta i materiali utilizzati quando questi ultimi non sono
conformi alle norme armonizzate applicabili ovvero ad una
approvazione europea di materiali per attrezzature a pressione e
verifica il certificato rilasciato dal fabbricante dei materiali in
base al punto 4.3 dell’allegato I;
– approva le procedure di giunzione permanente delle parti
dell’attrezzatura a pressione o verifica che siano state approvate
in precedenza in base al punto 3.1.2 dell’allegato I;
– verifica che il personale addetto alla giunzione permanente delle
parti dell’attrezzatura a pressione e alle prove non distruttive
sia qualificato o approvato, in base ai punti 3.1.2 o 3.1.3
dell’allegato I;
4.2. effettua o fa effettuare gli esami appropriati e le prove
necessarie per verificare se le soluzioni adottate dal fabbricante
soddisfano i requisiti essenziali della direttiva qualora non siano
state applicate le norme di cui all’articolo 5;
4.3. effettua o fa effettuare gli esami appropriati e le prove
necessarie per verificare se, qualora il fabbricante abbia deciso
di conformarsi alle norme relative, tali norme siano state
effettivamente applicate;
4.4. concorda con il richiedente il luogo in cui gli esami e le
necessarie prove devono essere effettuati.
5. Se il tipo soddisfa le corrispondenti disposizioni della
direttiva, l’organismo notificato rilascia un attestato di esame
“CE del tipo” al richiedente. L’attestato, valido per 10 anni
rinnovabili deve contenere il nome e l’indirizzo del fabbricante,
le conclusioni dell’esame e i dati necessari per l’identificazione
del tipo approvato.
All’attestato é allegato un elenco dei fascicoli significativi
della documentazione tecnica, di cui l’organismo notificato
conserva una copia.
Se al fabbricante o al suo mandatario stabilito nella Comunità
viene negato il rilascio di un attestato di esame “CE del tipo”
l’organismo notificato deve fornire motivi dettagliati per tale
rifiuto. Deve essere prevista una procedura di ricorso.
6. Il richiedente informa l’organismo notificato che detiene la
documentazione tecnica relativa all’attestato d’esame “CE del tipo”
di tutte le modifiche all’attrezzatura a pressione approvata che
devono ricevere un’ulteriore approvazione qualora tali modifiche
possano influire sulla conformità ai requisiti essenziali o
modalità di uso prescritte dell’attrezzatura a pressione. Questa
nuova approvazione viene rilasciata sotto forma di un Complemento
dell’attestato originale di esame “CE del tipo”.
7. Ogni organismo notificato comunica agli Stati membri le
informazioni utili riguardanti gli attestati di esame “CE del tipo”
ritirati e, su richiesta, quelli rilasciati.
Ogni organismo notificato comunica altresì agli altri organismi
notificati le informazioni utili riguardanti gli attestati di esame
“CE del tipo” da esso ritirati o negati.
8. Gli altri organismi notificati possono ottenere copia degli
attestati di esame “CE del tipo” e/o dei loro complementi. Gli
allegali degli attestati sono tenuti a disposizione degli altri
organismi notificati.
9. Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità
conserva, insieme con la documentazione tecnica, copia degli
attestati di esame “CE dei tipo” e dei loro complementi per dieci
anni dall’ultima data di fabbricazione dell’attrezzatura a
pressione.
Nel caso in cui né il fabbricante né il suo mandatario siano
stabiliti nella Comunità, l’obbligo di tenere a disposizione la
documentazione tecnica incombe atta persona responsabile
dell’immissione dei prodotto nel mercato comunitario.
Modulo B1 (esame CE della progettazione)
1. Questo modulo descrive la parte della procedura con cui un
organismo notificalo accerta e dichiara che la progettazione di
un’attrezzatura a pressione soddisfa le disposizioni della
direttiva ad esso applicabili.
Il metodo sperimentale di progettazione di cui al punto 2.2.4
dall’allegato I non può essere usato nell’ambito di questo modulo.
2. Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità
presenta la domanda di esame CE della progettazione ad un solo
organismo notificato.
La domanda deve contenere:
– il nome e l’indirizzo del fabbricante e, qualora la domanda sia
presentata dal suo mandatario, anche il nome e l’indirizzo di
quest’ultimo;
– una dichiarazione scritta che la stessa domanda non é stata
presentata a nessun altro organismo notificato;
– la documentazione tecnica descritta al punto 3.
La domanda può coprire più varianti di un’attrezzatura a pressione,
a condizione che le differenze tra le varianti non influiscano sul
livello di sicurezza.
3. La documentazione tecnica deve consentire di valutare la
conformità dell’attrezzatura a pressione ai requisiti della
direttiva che le sono applicabili; deve comprendere, nella misura
necessaria a tale valutazione, il progetto, la fabbricazione e il
funzionamento dell’attrezzatura a pressione e contenere:
– una descrizione generale dell’attrezzatura a pressione;
– disegni di progettazione e fabbricazione, nonché gli schemi di
componenti, sottounità. circuiti, ecc.;
– la descrizione e le spiegazioni necessarie alla comprensione di
tali disegni e schemi ed il funzionamento dell’attrezzatura a
pressione;
– un elenco delle norme di cui all’articolo 5, applicate in tutto o
in parte, e la descrizione delle soluzioni adottate per soddisfare
i requisiti essenziali della direttiva qualora non siano state
applicale le norme di cui all’articolo 5;
– la necessaria prova dell’adeguatezza delle soluzioni adottate per
la progettazione. segnatamente in caso di applicazione non
integrale delle norme previste all’articolo 5. La prova deve
comprendere i risultati degli esami effettuati dal laboratorio
appropriato del fabbricante o per suo conto;
– i risultati dei calcoli di progetto e degli esami svolti, ecc.;
– le informazioni relative alle qualifiche o approvazioni richieste
ai punti 3.1.2 e 3.1.3 dell’allegato I.
4. L’organismo notificato:
4.1. esamina la documentazione tecnica ed individua gli elementi
progettati in conformità delle disposizioni delle norme di cui
all’articolo 5 nonché gli elementi progettati senza applicare le
disposizioni previsti da tali norme.
In particolare, l’organismo notificato:
– valuta i materiali utilizzati quando questi ultimi non sono
conformi atte norme armonizzate applicabili ovvero ad una
approvazione europea di materiali per attrezzature a pressione;
– approva le modalità operative di giunzione permanente delle parti
dell’attrezzatura a pressione o verifica che siano state approvate
in precedenza in base al paragrafo 3.1.2 dell’allegato I;
– verifica che il personale addetto alla giunzione permanente delle
parti dell’attrezzatura a pressione e atte prove non distruttive
sia qualificato o approvato, in base ai punti 3.1.2 e 3.1.3
dell’allegato I;
4.2. effettua gli esami appropriati per verificare se le soluzioni
adottate dal fabbricante soddisfano i requisiti essenziali della
direttiva qualora non siano state applicate le norme di cui
all’articolo 5;
4.3. effettua gli esami appropriati per verificare se, qualora il
fabbricante abbia deciso di conformarsi atte norme relative, tali
norme siano state effettivamente applicate;
5. Se la progettazione soddisfa le disposizioni della direttiva ad
essa applicabili, l’organismo notificato rilascia un attestato di
esame CE della progettazione al richiedente. L’attestato contiene
il nome e l’indirizzo del richiedente, le conclusioni dell’esame,
le condizioni di validità dell’attestato e i dati necessari per
l’identificazione della progettazione approvata.
All’attestato è allegato un elenco dei fascicoli significativi
della documentazione tecnica, di cui l’organismo notificato
conserva una copia.
Se al fabbricante o al suo mandatario stabilito nella Comunità
viene negato il rilascio di un attestato di esame CE della
progettazione, l’organismo notificato deve fornire motivi
dettagliati per tale rifiuto. Deve essere prevista una procedura di
ricorso.
6. Il richiedente informa l’organismo notificato che detiene la
documentazione tecnica relativa all’attestato di esame CE della
progettazione di tutte le modifiche apportate alla progettazione
approvata che devono ricevere un’ulteriore approvazione qualora
tali modifiche possano influire sulla conformità ai requisiti
essenziali o modalità di uso prescritte dell’attrezzatura a,
pressione. Questa nuova approvazione viene rilasciata sotto forma
di un complemento dell’attestato originale di esame CE della
progettazione
7. Ogni organismo notificato comunica agli Stati membri le
informazioni utili riguardanti gli attestati di esame CE della
progettazione ritirane, su richiesta, quelli rilasciati.
Ogni organismo notificato comunica altresì agli altri organismi
notificati le informazioni utili riguardanti gli attestati di esame
CE della progettazione da esso ritirati o negati.
8. Gli altri organismi notificati possono ottenere, su richiesta,
le informazioni uliti circa:
– gli attestati d’esame CE della progettazione rilasciati ed i
relativi complementi;
9. Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità
conserva, insieme con la documentazione tecnica di cui al punto 3.
copia degli attestati di esame CE delta progettazione e dei loro
complementi per dieci anni dall’ultima data di fabbricazione
dell’attrezzatura a pressione.
Nel caso in cui né il fabbricante né il suo mandatario siano
stabiliti nella Comunità. l’obbligo di tenere a disposizione la
documentazione tecnica incombe alla persona responsabile
dell’immissione del prodotto nel mercato comunitario.
Modulo C1 (conformità al tipo)
1. Questo modulo descrive la parte della procedura in cui il
fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità si accerta
e dichiara che le attrezzature a pressione sono conformi al tipo
oggetto dell’attestato di esame “CE del tipo” e soddisfano i
requisiti della direttiva ad essi applicabili. Il fabbricante o il
suo mandatario stabilito nella Comunità appone la marcatura CE a
ciascuna attrezzatura a pressione e redige una dichiarazione di
conformità.
2. Il fabbricante prende tutte le misure necessarie affinché il
processo di fabbricazione assicuri la conformità delle attrezzature
a pressione al tipo oggetto dell’attestato di esame “CE dei tipo” e
ai requisiti della direttiva ad essi applicabili.
3. Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità
conserva copia della dichiarazione di conformità per dieci anni
dall’ultima data di fabbricazione dell’attrezzatura a pressione.
Nel caso in cui né il fabbricante né il suo mandatario siano
stabiliti nella Comunità l’obbligo di tenere a disposizione la
documentazione tecnica incombe alla persona responsabile
dell’immissione dell’attrezzatura a pressione nel mercato
comunitario.
4. La verifica finale é controllata mediante ispezioni senza
preavviso di un organismo notificato scelto dal fabbricante.
Durante queste ispezioni l’organismo notificato:
– si accerta che il fabbricante svolga effettivamente la verifica
finale in base al punto 3.2 dell’allegato I;
– preleva, sul luogo di fabbricazione o di deposito, esemplari di
attrezzature a pressione ai fini del controllo. L’organismo
notificato valuta il numero di attrezzature da prelevare, nonché la
necessità di effettuare o far effettuare su dette attrezzature a
pressione la verifica finale parzialmente o integralmente.
Qualora una o più attrezzature a pressione non risultino conformi,
l’organismo notificato prende le opportune misure.
Il fabbricante appone, sotto la responsabilità dell’organismo
notificato il numero di identificazione di quest’ultimo su ciascuna
attrezzatura a pressione.
Modulo D (garanzia qualità produzione)
1. Questo modulo descrive la procedura con cui il fabbricante che
soddisfa gli obblighi dei punto 2 si accerta e dichiara che le
attrezzature a pressione in questione sono conformi al tipo oggetto
dell’attestato di esame “CE del tipo” o dell’attestato di esame CE
della progettazione e soddisfano i requisiti della direttiva ad
esse applicabili. Il fabbricante o il suo mandatario stabilito
nella Comunità appone la marcatura CE a ciascuna attrezzatura a
pressione e redige una dichiarazione di conformità. La marcatura CE
deve essere accompagnata dal numero d’identificazione
dell’organismo notificalo responsabile della sorveglianza di cui al
punto 4.
2. Il fabbricante deve utilizzare un sistema qualità approvato per
la produzione. eseguire l’ispezione e le prove sul prodotto finito,
secondo quanto specificato al punto 3, e deve essere assoggettato
alla sorveglianza di cui al punto 4.
3. Sistema qualità
3.1. Il fabbricante presenta una domanda di valutazione del suo
sistema qualità ad un organismo notificato di sua scelta.
La domanda deve contenere:
– tutte le informazioni utili sulle attrezzature a pressione
oggetto della domanda;
– la documentazione relativa al sistema qualità;
– la documentazione tecnica relativa al tipo approvato e una copia
dell’attestato di esame “CE del tipo” o dell’attestato di esame CE
della progettazione.
3.2. Il sistema qualità deve garantire la conformità delle
attrezzature a pressione al tipo oggetto dell’attestato di esame
“CE del tipo” o dell’attestato di esame CE della progettazione e ai
requisiti della direttiva ad esse applicabili.
Tutti i criteri, i requisiti e le disposizioni adottati dal
fabbricante devono essere documentati in modo sistematico e
ordinato sotto forma di direttive, procedure e istruzioni scritte.
Questa documentazione relativa al sistema qualità deve permettere
un’interpretazione uniforme di programmi, piani, manuali e
documenti di registrazione della qualità.
Detta documentazione deve includere in particolare un’adeguata
descrizione:
– degli obiettivi di qualità, della struttura organizzativa, delle
responsabilità di gestione in materia di qualità delle attrezzature
a pressione;
– dei processi di fabbricazione, degli interventi sistematici e
delle tecniche di controllo e garanzia della qualità, segnatamente
le procedure di giunzione permanente delle parti approvate in base
al punto 3.1.2 dell’allegato I;
– degli esami e delle prove che saranno effettuati prima, durante e
dopo la fabbricazione, con indicazione della frequenza con cui si
intende effettuarli;
– della documentazione in materia di qualità, quali i rapporti di
ispezione e i dati sulle prove, sulle tarature, i rapporti sulle
qualifiche o sull’approvazione del personale, in particolare quelle
del personale addetto alta giunzione permanente delle parti e alle
prove non distruttive in base ai punti 3.1.2 e 3.1.3 dell’allegato
I;
– dei mezzi di controllo che verificano il raggiungimento della
qualità richiesta e dell’efficacia di funzionamento del sistema
qualità.
3.3. L’organismo notificato, valuta il sistema qualità per
determinare se soddisfa i requisiti di cui al punto 3.2. Esso
presume la conformità, a tali requisiti dei, sistemi qualità che
soddisfano la corrispondente norma armonizzata.
Nel gruppo incaricato della valutazione deve essere presente almeno
un esperto nella tecnologia produttiva relativa alle attrezzature a
pressione in questione. La procedura di valutazione deve
comprendere una visita presso gli impianti del fabbricante.
La decisione viene notificata al fabbricante. La notifica deve
contenere le conclusioni dell’esame e la motivazione circostanziata
della decisione. Deve essere prevista una procedura di ricorso.
3.4. Il fabbricante si impegna a soddisfare gli obblighi derivanti
dal sistema qualità approvato ed a fare in modo che esso rimanga
adegualo ed efficace.
Il fabbricante o il mandatario stabilito nella Comunità tengono
informato l’organismo notificato che ha approvato il sistema
qualità di qualsiasi prevista modifica dei sistema.
L’organismo notificato valuta le modifiche proposte e decide se il
sistema modificato continua a soddisfare i requisiti di cui al
punto 3.2 o se è necessaria una seconda valutazione.
L’organismo notificato comunica la sua decisione al fabbricante. La
comunicazione deve contenere le conclusioni dell’esame e la
motivazione circostanziata della decisione.
4. Sorveglianza sotto la responsabilità dell’organismo notificato
4.1. La sorveglianza deve garantire che il fabbricante soddisfi
tutti gli obblighi derivanti dal sistema qualità approvato.
4.2. Il fabbricante consente all’organismo notificato di accedere a
fini ispettivi nei locali di fabbricazione, ispezione, prove e
deposito fornendo tutte le necessarie informazioni, in particolare:
– la documentazione relativa al sistema qualità.
– altra documentazione in materia di qualità quali i rapporti di
ispezione e i dati sulle prove, sulle tarature, i rapporti sulle
qualifiche del personale, ecc.
4.3. L’organismo notificato svolge periodicamente verifiche
ispettive per assicurarsi che il fabbricante mantenga ed utilizzi
il sistema qualità e fornisce al fabbricante un rapporto sulle
verifiche ispettive effettuate. La frequenza delle verifiche
ispettive periodiche è tale che si procede ad una rivalutazione
completa ogni tre anni.
4.4. L’organismo notificato può inoltre effettuare visite senza
preavviso presso il fabbricante. La necessità di queste visite
aggiuntive e la loro frequenza saranno determinate in base ad un
piano di controllo delle visite gestito dall’organismo notificato.
In particolare nel piano di controllo delle visite saranno presi in
considerazione i seguenti fattori:
– la categoria dell’attrezzatura;
– i risultali delle visite di sorveglianza precedenti;
– la necessità di assicurare l’attuazione delle azioni correttive;
– se del caso, le condizioni speciali connesse con l’approvazione
del sistema;
– modifiche significative nell’organizzazione della fabbricazione,
direttive e tecniche di fabbricazione.
In occasione di tali visite, l’organismo notificato può svolgere o
far svolgere, se necessario, prove per verificare il buon
funzionamento dei sistema qualità. Esso fornisce al fabbricante un
rapporto sulla visita e, se sono state svolte prove, una relazione
di prova.
5. Il fabbricante tiene a disposizione delle autorità nazionali per
dieci anni dall’ultima data di fabbricazione dell’attrezzatura a
pressione:
– la documentazione di cui al punto 3.1. secondo trattino;
– gli adeguamenti di cui al punto 3.4. secondo comma;
– le decisioni e relazioni dell’organismo notificato di cui ai
punti 3.3, ultimo comm,. 3.4, ultimo comma e ai punti 4.3 e 4.4.
6. Ogni organismo notificato comunica agli Stati membri le
pertinenti informazioni, riguardanti le approvazioni dei sistemi
qualità ritirate e su richiesta, quelle rilasciate.
Ogni organismo notificato deve comunicare altresì agli altri
organismi notificati le pertinenti informazioni riguardanti le
approvazioni dei sistemi qualità da esso ritirate o negate.
Modulo D1 (garanzia qualità produzione)
1. Questo modulo descrive la procedura con cui il fabbricante che
soddisfa gli obblighi di cui al punto 3 si accerta e dichiara che
le attrezzature a pressione in questione soddisfano i requisiti
della. direttiva ad esse applicabili. Il fabbricante o il suo
mandatario stabilito nella Comunità appone la marcatura CE a
ciascuna attrezzatura a pressione e redige una dichiarazione
scritta di conformità alla marcatura CE deve essere accompagnata
dal numero d’identificazione dell’organismo notificato responsabile
della sorveglianza di cui al punto 5.
2. Il fabbricante prepara la documentazione tecnica descritta in
appresso
La documentazione tecnica deve consentire di valutare la conformità
dell’attrezzatura a pressione ai requisiti della direttiva ad essa
applicabili. Essa deve comprendere, nella misura necessaria ai fini
della valutazione, il progetto, la fabbricazione e il funzionamento
dell’attrezzatura a pressione e contenere:
– una descrizione generale dell’attrezzatura a pressione;
– disegni di progettazione e fabbricazione, nonché gli schemi di
componenti, sottounità, circuiti, ecc;
– la descrizione e le spiegazioni necessarie alla comprensione di
tali disegni e schemi ed il funzionamento dell’attrezzatura a
pressione;
– un elenco delle norme di cui all’articolo 5, applicate in tutto o
in parte, e la descrizione delle soluzioni adottate per soddisfare
i requisiti essenziali della direttiva qualora non siano state
applicate te norme di cui all’articolo 5;
– i risultati dei calcoli di progetto e degli esami svolti. ecc.
– i rapporti sulle prove effettuate.
3. Il fabbricante applica un sistema qualità approvato per la
produzione e per l’ispezione e le prove sul prodotto finito,
secondo quanto specificato al punto 4. ed é assoggettato alla
sorveglianza di cui al punto 5.
4. Sistema qualità
4.1. Il fabbricante presenta una domanda di valutazione del suo
sistema qualità ad un organismo notificato di sua scelta.
La domanda deve contenere:
– tutte le informazioni utili sulle attrezzature a pressione
oggetto della domanda
– la documentazione relativa al sistema qualità.
4.2. Il sistema qualità deve garantire la conformità della
attrezzatura a pressione ai requisiti della direttiva ad esse
applicabili.
Tutti i criteri, i requisiti e le deposizioni adottati dal
fabbricane devono essere documentati in modo sistematico e ordinato
sotto forma di direttive. procedure e istruzioni scritte. Questa
documentazione relativa al sistema qualità deve permettere
un’interpretazione uniforme di programmi, piani. manuali e
documenti di registrazione della qualità.
Detta documentazione deve includere in particolare un’adeguata
descrizione:
– degli obiettivi di qualità, della struttura organizzativa, delle
responsabilità di gestione in materia di qualità delle attrezzature
a pressione;
– dei processi di fabbricazione. degli interventi sistematici e
delle tecniche di controllo e garanzia della qualità, in
particolare delle procedure di giunzione permanente delle parti
approvate in base al punto 3.1.2 dell’allegato I;
– degli esami e delle prove che saranno effettuati prima, durante e
dopo la fabbricazione, con indicazione della frequenza con cui si
intende effettuarli;
– della documentazione in materia di qualità. quali i rapporti di
ispezione e i dati sulle prove. sulle tarature, i rapporti sulle
qualifiche o l’approvazione del personale. in particolare quelle
dei personale addetto alla giunzione permanente delle parti in base
al punto 3.1.2 dell’allegato I;
– dei mezzi di controllo che verificano il raggiungimento della
qualità richiesta e dell’efficacia di funzionamento del sistema
qualità.
4.3. L’organismo notificato valuta il sistema qualità per
determinare se soddisfa i requisiti di cui al punto 4.2. Esso
presume la conformità a tali requisiti dei sistemi qualità che
soddisfano la corrispondente norma armonizzata.
Nel gruppo incaricato della valutazione deve essere presente almeno
un esperto nella tecnologia produttiva relativa alle attrezzature a
pressione in questione. La procedura di valutazione deve
comprendere una visita presso gli impianti dei fabbricante.
La decisione viene notificata al fabbricante. La notifica deve
contenere le conclusioni dell’esame e la motivazione circostanziata
della decisione. Deve essere prevista una procedura di ricorso.
4.4. Il fabbricante si impegna a soddisfare gli obblighi derivanti
dal sistema qualità approvato. ed a fare in modo che esso rimanga
adeguato ed efficace.
Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità tengono
informato l’organismo notificato che ha approvato il sistema
qualità di qualsiasi progetto di modifica del sistema.
L’organismo notificato valuta le modifiche proposte e decide se il
sistema qualità modificato continua a soddisfare i requisiti di cui
al punto 4.2 o se necessaria una seconda valutazione.
L’organismo notificato comunica la sua decisione al fabbricante. La
comunicazione deve contenere le conclusioni dell’esame e la
motivazione circostanziata della decisione.
5. Sorveglianza sotto la responsabilità dell’organismo notificato
5.1. La sorveglianza deve garantire che il fabbricante soddisfi
tutti gli obblighi derivanti dal sistema qualità approvato.
5.2. Il fabbricante consente all’organismo notificato di accedere a
fini ispettivi nel locali di fabbricazione, ispezione, prove e
deposito fornendo tutte le necessarie informazioni, in particolare:
– la documentazione relativa al sistema qualità;
– altra documentazione In materia di qualità, quali rapporti di
ispezione e i dati sulle prove sulle tarature, le qualifiche del
personale, ecc..
5.3. L’organismo notificato svolge periodicamente verifiche
ispettive per assicurarsi che il fabbricante mantenga ed utilizzi
il sistema qualità e fornisce al fabbricante un rapporto sulle
verifiche ispettive effettuate. La frequenza delle verifiche
ispettive periodiche à tale che si procede ad una rivalutazione
completa ogni tre anni.
5.4. Inoltre l’organismo notificato può effettuare visite senza
preavviso presso il fabbricante. La necessità di queste visite
aggiuntive e la loro frequenza saranno determinate in base ad un
piano di controllo delle visite gestito dall’organismo notificato.
In particolare nel piano di controllo delle visite saranno presi in
considerazione i seguenti fattori:
– la categoria dell’attrezzatura;
– i risultati delle visite di sorveglianza precedenti;
– la necessità di assicurare l’attuazione delle azioni correttive;
– se del caso, le condizioni speciali connesse con l’approvazione
del sistema;
– modifiche significative nell’organizzazione della fabbricazione,
le direttive o le tecniche di fabbricazione.
In occasione di tali visite, l’organismo notificato può svolgere o
far svolgere, se necessario, prove per verificare il buon
funzionamento dei sistema qualità. Esso fornisce al fabbricante un
rapporto sulla visita e, se sono state svolte prove, una relazione
di prova.
6. Il fabbricante tiene a disposizione delle autorità nazionali per
dieci anni dall’ultima data di fabbricazione dell’attrezzatura a
pressione:
– la documentazione tecnica di cui al punto 2;
– la documentazione di cui al punto 4.1. secondo trattino;
– gli adeguamenti di cui al punto 4.4. secondo capoverso;
– le decisioni e relazioni dell’organismo notificato di cui ai
punti 4.3. ultimo comma. 4.4, ultimo comma e ai punti 5.3 e 5.4.
7. Ogni organismo notificato comunica agli Stati membri le
informazioni utili riguardanti le approvazioni dei sistemi qualità
ritirate e, su richiesta, quelle rilasciate.
Ogni organismo notificato comunica altresì agli altri organismi
notificati le informazioni utili riguardanti te approvazioni dei
sistemi qualità da esso ritirate o negate.
Modulo E (garanzia qualità prodotti)
1. Questo modulo descrive la procedura con cui il fabbricante che
soddisfa gli obblighi di cui al punto 2 si accerta e dichiara che
le attrezzature a , pressione sono conformi al tipo oggetto
dell’attestato di esame “CE del tipo” e soddisfano i requisiti
della direttiva ad esse applicabili. Il fabbricante o il suo
mandatario stabilito nella Comunità appone la marcatura CE a
ciascun prodotto e redige una dichiarazione scritta di conformità.
La marcatura CE deve essere accompagnata dal numero di
identificazione dell’organismo notificato responsabile della
sorveglianza di cui al punto 4.
2. Il fabbricante deve utilizzare un sistema qualità approvato per
l’ispezione finale e le prove dell’attrezzatura a pressione secondo
quanto specificato al punto 3, e deve essere assoggettato alla
sorveglianza di cui al punto 4.
3. Sistema qualità
3.1. Il fabbricante presenta una domanda per la valutazione del suo
sistema qualità per le attrezzature a pressione ad un organismo
notificato di sua scelta.
La domanda deve contenere:
– tutte le informazioni utili sulle attrezzature a pressione
previste;
– la documentazione relativa al sistema qualità;
– la documentazione tecnica relativa al tipo approvato e una copia
dell’attestato di esame “CE dei tipo”.
3.2. Nel quadro del sistema qualità ciascun esemplare delle
attrezzature a pressione viene esaminato e su di esso vengono
effettuate opportune prove, fissate nelle norme relative di cui
all’articolo 5, o prove equivalenti in particolare la verifica
finale di cui al punto 3.2 dell’allegato I. per verificarne la
conformità ai requisiti della direttiva ad essa applicabili. Tutti
i criteri, i requisiti e le disposizioni adottati dal fabbricante
devono essere documentati in modo sistematico e ordinato sotto
forma di direttive. procedure e istruzioni scritte. Questa
documentazione relativa al sistema qualità deve permettere
un’interpretazione uniforme di programmi, piani, manuali e
documenti di registrazione della qualità.
Detta documentazione deve includere in particolare un’adeguata
descrizione:
– degli obiettivi di qualità, della struttura organizzativa, delle
responsabilità di gestione in materia di qualità delle attrezzature
a pressione;
– degli esami e delle prove che saranno effettuati dopo la
fabbricazione;
– dei mezzi di controllo dell’efficacia del funzionamento del
sistema qualità;
– della documentazione in materia di qualità quali i rapporti
ispettivi e i dati sulle prove, sulle tarature, i rapporti sulle
qualifiche o sull’approvazione del personale, in particolare quelle
del personale addetto alla giunzione permanente delle parli e alle
prove non distruttive in base ai punti 3.1.2 e 3.1.3 dell’allegato
I.
3.3. L’organismo notificato valuta il sistema qualità per
determinare se soddisfa i requisiti di cui al punto 3.2. Esso
presume la conformità a tali requisiti dei sistemi qualità che
soddisfano la corrispondente norma armonizzata.
Nel gruppo incaricato della valutazione deve essere presente almeno
un esperto nella tecnologia produttiva relativa. alle attrezzature
a pressione in questione. La procedura di valutazione deve
comprendere una visita presso gli impianti del fabbricante.
La decisione viene notificata al fabbricante. La notifica deve
contenere le conclusioni dell’esame e la motivazione circostanziata
della decisione.
3.4 Il fabbricante si impegna a soddisfare gli obblighi derivanti
dal sistema qualità approvato, ed a fare in modo che esso rimanga
adeguato ed efficace.
Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità tengono
informato l’organismo notificato che ha approvato il sistema
qualità di qualsiasi progetto di modifica dei sistema.
L’organismo notificato valuta le modifiche proposte e decide se il
sistema modificato continua a soddisfare i requisiti di cui al
punto 3.2 o se è necessaria una seconda valutazione.
L’organismo notificato comunica la sua decisione al fabbricante. La
comunicazione deve contenere le conclusioni dell’esame e la
motivazione circostanziata della decisione.
4. Sorveglianza sotto la responsabilità dell’organismo notificato
4.1. L’obiettivo della sorveglianza é di garantire che il
fabbricante soddisfi tutti gli obblighi derivanti dal sistema
qualità approvato.
4.2. Il fabbricante consente all’organismo notificato di accedere a
fini ispettivi nei locali di Ispezione, prova e deposito fornendo
tutte le necessarie informazioni, in particolare:
– documentazione relativa al sistema qualità;
– documentazione tecnica; .
– altra documentazione in materia di qualità, quali i rapporti
ispettivi e i dati sulle prove sulle tarature, i rapporti sulle
qualifiche del personale. ecc.
4.3. L’organismo notificato svolge periodicamente verifiche
ispettive per assicurarsi che il fabbricante mantenga e utilizzi il
sistema qualità e fornisce al fabbricante un rapporto
sull’ispezione effettuata. La frequenza delle verifiche ispettive
periodiche é tale che si procede ad una rivalutazione completa ogni
tre anni.
4.4. L’organismo notificato pub inoltre effettuare visite senza
preavviso presso il fabbricante. La necessità di queste visite
aggiuntive e la loro frequenza saranno determinate in base ad un
sistema di controllo sulle visite gestito dall’organismo
notificato. In particolare nel piano di controllo delle visite
saranno presi in considerazione i seguenti fattori:
– la categoria dell’attrezzatura;
– i risultati delle visite di sorveglianza precedenti;
– la necessità di assicurare l’attuazione delle azioni correttive;
– se del caso, le condizioni speciali connesse con l’approvazione
dei sistema;
– modifiche significative nell’organizzazione della fabbricazione
direttive o le tecniche di fabbricazione.
In occasione di tali visite l’organismo notificato pub svolgere o
far svolgere. se necessario, prove per verificare il buon
funzionamento del sistema qualità. Esso fornisce al fabbricante un
rapporto sulla visita e, se sono state svolte prove, una relazione
di prova.
5. Il fabbricante tiene a disposizione delle autorità nazionali per
dieci anni dall’ultima data di fabbricazione delle attrezzatura a
pressione:
– la documentazione di cui al paragrafo 3.1, secondo trattino;
– gli adeguamenti di cui al paragrafo 3.4, secondo comma;
– le decisioni e relazioni dell’organismo notificato di cui ai
punti 3.3, ultimo comma, 3.4, ultimo comma e ai punti 4.3 e 4.4.
6. Ogni organismo notificato comunica agli Stati membri le
informazioni utili riguardanti le approvazioni dei sistemi qualità
ritirate e su richiesta quelle rilasciate.
Ogni organismo notificato comunica altresì agli altri organismi
notificati le informazioni utili riguardanti le approvazioni dei
sistemi qualità da esso ritirate o negate.
Modulo E1 (garanzia qualità prodotti)
1. Questo modulo descrive la procedura con cui il fabbricante che
soddisfa gli obblighi di cui al punto 3 si accerta e dichiara che
le attrezzature a pressione soddisfano i requisiti della direttiva
ad esse applicabili. II fabbricante o il suo mandatario stabilito
nella Comunità appone la marcatura CE a ciascuna attrezzatura a
pressione e redige una dichiarazione scritta di conformità. La
marcatura CE deve essere accompagnata dal numero di identificazione
dell’organismo notificato responsabile della sorveglianza di cui al
punto 5.
2. Il fabbricante prepara la documentazione tecnica descritta in
appresso
La documentazione tecnica deve consentire di valutare la conformità
dell’attrezzatura a pressione ai requisiti della direttiva ad essa
applicabili. Essa deve comprendere, nella misura necessaria ai fini
della valutazione, il progetto, la fabbricazione e il funzionamento
dell’attrezzatura a pressione e contenere:
– una descrizione generale del tipo;
– disegni di progettazione e fabbricazione, nonché gli schemi di
componenti, sottounità, circuiti, ecc.:
– la descrizione e le spiegazioni necessarie alla comprensione di
tali disegni e schemi e il funzionamento dell’attrezzatura a
pressione;
– un elenco delle norme di cui all’articolo 5, applicate in tutte o
in parte, e la descrizione delle soluzioni adottate per soddisfare
i requisiti essenziali della direttiva qualora non siano state
applicate le norme di cui all’articolo 5;
– i risultati dei calcoli di progetto e degli esami svolti, ecc.
– i rapporti sulle prove effettuate.
3. Il fabbricante deve utilizzare un sistema qualità approvato per
l’ispezione finale dell’attrezzatura a pressione e le prove,
secondo quanto specificato al punto 4, e deve essere assoggettato
alla sorveglianza di cui al punto 5.
4. Sistema qualità
4.1. Il fabbricante presenta una domanda di valutazione del suo
sistema qualità ad un organismo notificato di sua scelta.
La domanda deve contenere:
– tutte le informazioni utili sulle attrezzature a pressione
oggetto della domanda
– la documentazione relativa al sistema qualità.
4.2. Nel quadro del sistema qualità ciascuna attrezzatura a
pressione viene esaminata e su di essa vengono effettuate opportune
prove, fissate nelle norme relative di cui all’articolo 5, o prove
, equivalenti, in particolare la verifica finale di cui al punto
3.2 dell’allegato I, per verificarne la conformità ai requisiti
della direttiva ad essa applicabili. Tutti I criteri, i requisiti e
le disposizioni adottati dal fabbricante devono essere documentati
in modo sistematico e ordinato sotto forma di direttive . procedure
e istruzioni scritte. Questa documentazione relativa al sistema
qualità deve permettere un’interpretazione uniforme di programmi,
piani. manuali e documenti , di registrazione della qualità.
Detta documentazione deve includere in particolare un’adeguata
descrizione:
– degli obiettivi di qualità. detta struttura organizzativa. delle
responsabilità di gestione in materia di qualità dell’attrezzatura
a pressione:
– delle modalità operative di giunzione permanente delle parti
approvate in base al punto 3.1.2 dell’allegato I;
– degli esami e delle prove che saranno effettuati dopo la
fabbricazione;
– dei mezzi di controllo dei funzionamento dei sistema qualità;
– della documentazione in materia di qualità, quali I rapporti
ispettivi e i dati sulle prove. sulle tarature. I rapporti sulle
qualifiche o sull’approvazione del personale. in particolare quelle
del personale addetto al montaggio permanente delle parti in base
al punto 3.1.2 dell’allegato I.
4.3. L’organismo notificato valuta il sistema qualità per
determinare se soddisfa i requisiti di cui al punto 4.2. Esso
presume la conformità a tali requisiti dei sistemi qualità che
soddisfano la corrispondente norma armonizzata.
Nel gruppo incaricato della valutazione deve essere presente almeno
un esperto nella tecnologia produttiva relativa alle attrezzature a
pressione in questione. La procedura di valutazione deve
comprendere una visita presso gli impianti del fabbricante.
La decisione viene notificata al fabbricante. La notifica deve
contenere le conclusioni dell’esame e la motivazione circostanziata
della decisione.
4.4. Il fabbricante si impegna a soddisfare gli obblighi derivanti
dal sistema qualità approvato. ed a fare in modo che esso rimanga
adeguato ed efficace.
Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità tengono
informato l’organismo notificato che ha approvato il sistema
qualità di qualsiasi progetto di modifica dei sistema.
L’organismo notificato valuta le modifiche proposte e decide se il
sistema modificato continua a soddisfare i requisiti di cui al
punto 4.2 o se é necessaria una seconda valutazione.
L’organismo notificato comunica la sua decisione al fabbricante. La
comunicazione deve contenere le conclusioni dell’esame e la
motivazione circostanziata della decisione.
5. Sorveglianza sotto la responsabilità dell’organismo notificato
5.1. La sorveglianza deve garantire che il fabbricante soddisfi
tutti gli obblighi derivanti dal sistema qualità approvato.
5.2. Il fabbricante consente all’organismo notificato di accedere a
fini ispettivi nei locali di fabbricazione, ispezione. prova e
deposito fornendo tutte le necessarie informazioni. In particolare:
– la documentazione relativa al sistema qualità;
– la documentazione tecnica;
– altra documentazione in materia di qualità; quali i rapporti
ispettivi e I dati sulle prove, sulle tarature. i rapporti sulle
qualifiche del personale, ecc.
5.3. L’organismo notificato svolge periodicamente verifiche
ispettive per assicurarsi che il fabbricante mantenga e utilizzi il
sistema qualità e fornisce al fabbricante un rapporto sulle
verifiche ispettive effettuate la frequenza delle verifiche
ispettive periodiche a tale che si procede ad una rivalutazione
completa ogni tre anni.
5.4. L’organismo notificato può inoltre effettuare visite senza
preavviso presso il fabbricante. La necessità di queste visite
aggiuntive e la loro frequenza saranno determinate in base ad un
sistema di controllo sulle visite gestito dall’organismo
notificato. In particolare nel piano di controllo delle visite
saranno presi in considerazione i seguenti fattori:
– la categoria dell’attrezzatura;
– i risultati delle visite di sorveglianza precedenti;
– la necessità di assicurare l’attuazione delle azioni correttive.
– se del caso, le condizioni speciali connesse con l’approvazione
dei sistema;
– modifiche significative nell’organizzazione ,della fabbricazione,
le direttive o le tecniche di fabbricazione.
In occasione di tali visite, l’organismo notificato può svolgere o
far svolgere, se necessario, prove per verificare il buon
funzionamento del sistema qualità. Esso fornisce al fabbricante un
rapporto sulla visita e, se sono state svolte prove, una relazione
di prova.
6. Il fabbricante tiene a disposizione delle autorità nazionali per
dieci anni dall’ultima data di fabbricazione dell’attrezzatura a
pressione:
– la documentazione tecnica di cui al punto 2;
– la documentazione di cui al punto 4.1. secondo trattino;
– gli adeguamenti di cui al punto 4.4, secondo comma;
– le decisioni e relazioni dell’organismo notificato di cui ai
punti 4.3 ultimo comma, 4.4, ultimo comma, e ai punti 5.3 e 5.4.
7. Ogni organismo notificato comunica agli Stati membri le
informazioni utili riguardanti le approvazioni dei sistemi qualità
ritirate e, su richiesta, quelle rilasciate.
Ogni organismo notificato comunica, altresì, agli altri organismi
notificati le pertinenti informazioni riguardanti le approvazioni
dei sistemi qualità da esso ritirate o negate.
Modulo F (verifica su prodotto)
1. Questo modulo descrive la procedura con cui il fabbricante, o il
suo mandatario stabilito nella Comunità, si accerta e dichiara che
le attrezzature a pressione cui sono state applicate le
disposizioni del punto 3 sono conformi al tipo:
– oggetto dell’attestato di esame “CE del tipo”, o
– oggetto dell’attestato di esame CE della progettazione
e soddisfano i requisiti della direttiva che ad esse si applicano.
2. Il fabbricante prende tutte le misure necessarie affinché il
processo di fabbricazione garantisca la conformità delle
attrezzature a pressione al tipo
– oggetto dell’attestato di esame “CE dei tipo”, o
– oggetto dell’attestato di esame CE della progettazione
e soddisfano i requisiti della direttiva che ad esse si applicano.
Il fabbricante, o il suo mandatario stabilito nella Comunità,
appone la marcatura CE su ciascuna attrezzatura a pressione e
redige una dichiarazione di conformità.
3. L’organismo notificato procede agli esami e alle prove del caso
per verificare la conformità dell’attrezzatura a pressione ai
requisiti della direttiva mediante esame e prova di ogni singolo
prodotto secondo quanto stabilito al punto 4.
Il fabbricante, o il suo mandatario stabilito nella Comunità,
conserva copia della dichiarazione di conformità per dieci anni
dall’ultima data di fabbricazione dell’attrezzatura a pressione.
4. Verifica mediante esame e prova di ogni singola attrezzatura a
pressione
4.1. Tutte le attrezzature a pressione vengono esaminate
singolarmente e su di esse vengono effettuati opportuni esami e
prove, in base alle relative norme di cui all’articolo 5, o esami e
prove equivalenti per verificarne la conformità al tipo e ai
requisiti della direttiva ad esse applicabili.
In particolare l’organismo notificato:
– verifica la qualifica o l’approvazione del personale addetto alla
giunzione permanente delle parti e delle prove non distruttive, in
base ai punti 3.1.2 e 3.1.3 dell’allegato I;
– verifica il certificato rilasciato dal fabbricante dei materiali
in base al punto 4.3 dell’allegato I;
– effettua o fa effettuare, l’ispezione finale e la prova a
pressione di cui al punto 3.2 dell’allegato I ed esamina, se
necessario, i dispositivi di sicurezza.
4.2. L’organismo notificato appone o fa apporre il suo numero di
identificazione su ciascuna attrezzatura a pressione approvata e
redige un attestato di conformità inerente alle prove effettuate.
4.3. Il fabbricante, o il suo mandatario stabilito nella Comunità,
deve essere in grado di esibire, a richiesta, gli attestati di
conformità dell’organismo notificato.
Modulo G (verifica CE di un unico prodotto)
1. Questo modulo descrive la procedura con cui il fabbricante
accerta e dichiara che l’attrezzatura a pressione, cui è stato
rilasciato l’attestato di cui al punto 4.1. è conforme ai requisiti
della direttiva adesso relativi. Il fabbricante appone la marcatura
CE sull’attrezzatura a pressione e redige una dichiarazione di
conformità.
2. Il fabbricante presenta la domanda di verifica di un unico
prodotto ad un organismo notificato di sua scelta.
La domanda deve contenere:
– il nome e l’indirizzo del fabbricante, nonché la collocazione
dell’attrezzatura a pressione;
– una dichiarazione scritta che la stessa domanda non è stata
presentata presso nessun altro organismo notificato;
– la documentazione tecnica.
3. La documentazione tecnica deve consentire di valutare la
conformità dell’attrezzatura a pressione ai corrispondenti
requisiti della direttiva, di renderne comprensibile il progetto,
la fabbricazione, ed il funzionamento.
La documentazione tecnica comprende:
– una descrizione generale dell’attrezzatura a pressione;
– disegni di progettazione e fabbricazione, nonché gli schemi di
componenti, sottounità, circuiti, ecc.,
– la descrizione e le spiegazioni necessarie alla comprensione di
tali disegni e schemi ed il funzionamento dell’attrezzatura a
pressione;
– un elenco delle norme di cui all’articolo 5, applicate in tutto o
in parte, e la descrizione delle soluzioni adottate per soddisfare
i requisiti essenziali della direttiva qualora non siano state
applicate le norme di cui all’articolo 5;
– i risultati dei calcoli di progetto e degli esami svolti, ecc.;
– i rapporti sulle prove effettuate;
– gli elementi appropriati relativi alla qualifica dei processi di
fabbricazione e di prova, nonché alle qualifiche o all’approvazione
del personale ad essi preposto in base ai punti 3.1.2 e 3.1.3
dell’allegato I.
4. L’organismo notificato esamina la progettazione e la
fabbricazione di ciascuna attrezzatura a pressione ed effettua, al
momento della fabbricazione, le prove appropriate previste nella
norma pertinente o nelle norme pertinenti di cui all’articolo 5
della direttiva o esami e prove equivalenti, per certificare la
conformità ai requisiti corrispondenti della presente direttiva.
In particolare l’organismo notificato:
– esamina la documentazione tecnica riguardante la progettazione e
i processi di fabbricazione;
– valuta i materiali utilizzati quando questi ultimi non sono
conformi alle norme armonizzate applicabili ovvero ad
un’approvazione europea di materiali per attrezzature a pressione e
verifica il certificato rilasciato dal fabbricante dei materiali in
base al punto 4.3 dell’allegato I;
– approva le procedure della giunzione permanente delle parti o
verifica che siano state approvate in precedenza, in base al punto
3.1.2 dell’allegato I;
– verifica le qualifiche o le approvazioni richieste ai punti 3.1.2
e 3.1.3 dell’allegato I;
– procede all’esame finale di cui al punto 3.2.1 dell’allegato I,
effettua o fa effettuare la prova a pressione di cui al punto 3.2.2
dell’allegato I ed esamina, se applicabile, i dispositivi di
sicurezza.
4.1. L’organismo notificato appone o fa apporre il suo numero di
identificazione su ciascuna attrezzatura a pressione e redige un
attestato di conformità inerente alle prove effettuate che deve
essere conservato per 10 anni.
4.2. Il fabbricante, o il suo mandatario stabilito nella Comunità,
deve essere in grado di esibire, a richiesta, la dichiarazione di
conformità e l’attestato di conformità rilasciati dall’organismo
notificato.
Modulo H (garanzia qualità totale)
1. Questo modulo descrive la procedura con cui il fabbricante che
soddisfa gli obblighi di cui al punto 2 si accerta e dichiara che
le attrezzature a pressione in questione soddisfano i requisiti
della direttiva ad esse applicabili. Il fabbricante o il suo
mandatario stabilito nella Comunità appone la marcatura CE a
ciascuna attrezzatura a pressione e redige una dichiarazione
scritta di conformità. La marcatura CE deve essere accompagnata dal
numero di identificazione dell’organismo notificato responsabile
della sorveglianza di cui al punto 4.
2. Il fabbricante applica un sistema qualità approvato per la
progettazione, la fabbricazione, l’ispezione finale e il collaudo,
secondo quanto specificato al punto 3, ed é oggetto della
sorveglianza di cui al punto 4.
3. Sistema qualità
3.1. Il fabbricante presenta una domanda di valutazione del suo
sistema qualità ad un organismo notificato di sua scelta.
La domanda deve contenere:
– tutte le informazioni utili relative alle attrezzature a
pressione previste;
– la documentazione relativa al sistema qualità.
3.2. Il sistema qualità deve garantire la conformità delle
attrezzature a pressione ai requisiti della direttiva ad esse
applicabili.
Tutti i criteri, i requisiti e le disposizioni adottati dal
fabbricante devono essere documentati in modo sistematico e
ordinato sotto forma di direttive, procedure e istruzioni scritte.
Questa documentazione relativa al sistema qualità deve permettere
una interpretazione uniforme di programmi, piani, manuali e
documenti di registrazione della qualità.
Detta documentazione deve includere in particolare un’adeguata
descrizione:
– degli obiettivi di qualità, della struttura organizzativa, delle
responsabilità di gestione in materia di qualità della
progettazione e di qualità dei prodotti;
– delle specifiche tecniche di progettazione, norme incluse, che si
intende applicare e, qualora non vengano applicate pienamente le
norme di cui all’articolo 5, delle metodologie che permetteranno di
garantire che siano soddisfatti i requisiti essenziali della
direttiva che si applicano alle attrezzature a pressione;
– delle tecniche, dei processi e degli interventi sistematici in
materia di controllo e verifica della progettazione che verranno
impiegati nella progettazione delle attrezzature a pressione, in
particolare per quanto riguarda i materiali, in base al punto 4
dell’allegato I;
– delle tecniche, dei processi e degli interventi sistematici
corrispondenti che si intende applicare nella fabbricazione nel
controllo di qualità e nella garanzia della qualità, in particolare
le modalità di giunzione permanente delle parti approvati in base
al punto 3.1.2 dell’allegato I;
– degli esami e delle prove che saranno effettuati prima, durante e
dopo la fabbricazione con indicazione della frequenza con cui si
intende effettuarli;
– della documentazione in materia di qualità, quali i rapporti
ispettivi e i dati sulle prove, sulle tarature, i rapporti sulle
qualifiche o sull’approvazione del personale, in particolare quelle
dei personale addetto alla giunzione permanente delle parti e le
prove non distruttive, in base al punti 3.1.2 e 3.1.3 dell’allegato
I;
– dei sistemi di controllo dell’ottenimento della progettazione, e
della qualità richieste dell’attrezzatura a pressione e
dell’efficacia di funzionamento del sistema qualità.
3.3. L’organismo notificato valuta il sistema qualità per
determinare se soddisfai requisiti di cui al punto 3.2. Esso
presume la conformità a tali requisiti dei sistemi qualità che
soddisfano la corrispondente norma armonizzata.
Nel gruppo incaricato della valutazione, deve essere presente
almeno un esperto nella tecnologia relativa alle attrezzature a
pressione in questione. La procedura di valutazione deve
comprendere una visita agli impianti del fabbricante.
La decisione viene notificata al fabbricante. La notifica deve
contenere le conclusioni dell’esame e la motivazione circostanziata
della decisione. Deve essere prevista una procedura di ricorso.
3.4. Il fabbricante si impegna a soddisfare gli obblighi derivanti
dal sistema qualità approvato, ed a fare in modo che esso rimanga
adeguato ed efficace.
Il fabbricante o il suo mandatario stabilito nella Comunità tengono
informato l’organismo notificato che ha approvato il sistema
qualità di qualsiasi progetto di modifica del sistema.
L’organismo notificato valuta te modifiche proposte e decide se il
sistema qualità modificato continua a soddisfare i requisiti di cui
al punto 3.2 o se à necessaria una seconda valutazione.
L’organismo notificato comunica la sua decisione al fabbricante. La
notifica deve contenere le conclusioni dell’esame e la motivazione
circostanziata della decisione.
4. Sorveglianza sotto la responsabilità dell’organismo notificato
4.1. La sorveglianza deve garantire che il fabbricante soddisfi
tutti gli obblighi derivanti dal sistema qualità approvato.
4.2. Il fabbricante consente all’organismo notificato di accedere a
fini ispettivi nei locali di progettazione, fabbricazione,
ispezione, prova e deposito fornendo tutte le necessarie
informazioni, in particolare:
– la documentazione relativa al sistema qualità;
– la documentazione prevista dalla parte del sistema qualità
dedicato alla progettazione del sistema qualità, quali risultati di
analisi, calcoli, prove. ecc.;
– la documentazione prevista dalla parte del sistema qualità
dedicato alla fabbricazione del sistema qualità quali i rapporti
ispettivi e i dati sulle prove, sulle tarature, i rapporti sulle
qualifiche dei personale, ecc.;
4.3. L’organismo notificato svolge periodicamente verifiche
ispettive per assicurarsi che il fabbricante mantenga ed utilizzi
il sistema qualità e fornisce al fabbricante un rapporto sulle
verifiche effettuate. La frequenza delle verifiche ispettive
periodiche é tale che si procede ad una rivalutazione completa ogni
tre anni.
4.4. L’organismo notificato può inoltre effettuare visite senza
preavviso presso il fabbricante. La necessità di queste visite
aggiuntive e la loro frequenza saranno determinate in base ad un
sistema di controllo sulle visite gestito dall’organismo
notificato. In particolare nel piano di controllo delle visite
saranno presi in considerazione i seguenti fattori:
– la categoria dell’attrezzatura;
– i risultati delle visite di sorveglianza precedenti;
– la necessità di garantire il controllo delle azioni correttive;
– se del caso, le condizioni speciali connesse con l’approvazione
del sistema;
– modifiche significative nell’organizzazione della fabbricazione,
direttive o le tecniche di fabbricazione.
In occasione di tale visita, l’organismo notificato può svolgere o
far svolgere, se necessario, prove per verificare il buon
funzionamento del sistema qualità. Esso fornisce al fabbricante un
rapporto sulla visita e, se sono state svolto prove, una relazione
di prova.
5. Il fabbricante tiene a disposizione delle autorità nazionali per
dieci anni dall’ultima data di fabbricazione dell’attrezzatura a
pressione:
– la documentazione di cui al punto 3.1, secondo comma, secondo
trattino;
– gli adeguamenti di cui al punto 3.4, secondo comma;
– le decisioni e relazioni dell’organismo notificato di cui ai
punti 3.3. ultimo comma, 3.4, ultimo comma, e ai punti 4.3 e 4.4.
6. Ogni organismo notificato comunica agli Stati membri le
informazioni utili riguardanti le approvazioni dei sistemi qualità
ritirate e, su richiesta, quelle rilasciate.
Ogni organismo notificato comunica altresì agli altri organismi
notificati le pertinenti informazioni riguardanti le approvazioni
dei sistemi qualità da esso ritirate o negate.
Modulo H1 (garanzia qualità totale con controllo della
progettazione e particolare sorveglianza della verifica finale)
1. Oltre alle disposizioni del modulo H, si applicano parimenti le
seguenti disposizioni:
a) Il fabbricante presenta all’organismo notificato una domanda di
esame del suo progetto.
b) La domanda deve consentire di rendere comprensibile il progetto,
il processo di fabbricazione e il funzionamento dell’attrezzatura a
pressione nonché di valutarne la conformità ai corrispondenti
requisiti della direttiva.
La domanda deve contenere:
– le specifiche tecniche del progetto, incluse le norme armonizzate
che sono state applicate;
– l’evidenza documentata che le stesse sono adeguate, in
particolare se le norme di cui all’articolo 5 non sono state
applicate pienamente; detta evidenza documentata deve includere i
risultati di prove effettuate in un opportuno laboratorio dal
fabbricante o a suo nome.
c) L’organismo notificato esamina la domanda e se il progetto
soddisfa le disposizioni della direttiva che ad esso si applicano
rilascia al richiedente un certificato di esame CE del progetto.
Tate certificato contiene le conclusioni dell’esame, le condizioni
di validità, i dati necessari per identificare il progetto
approvato ed eventualmente la descrizione dei funzionamento
dell’attrezzatura a pressione o dei relativi accessori.
d) il richiedente tiene informato l’organismo notificato che ha
rilasciato il certificato di esame CE del progetto di qualsiasi
modifica apportata al progetto approvato. Le modifiche al progetto
approvato devono ricevere una approvazione addizionale da parte
dell’organismo notificato che ha rilasciato il certificato di esame
CE del progetto qualora tali modifiche possano influire sulla
conformità ai requisiti essenziali della direttiva o sulle
condizioni d’uso prescritte. Questa approvazione addizionale viene
rilasciata sotto forma di complemento al certificato di esame CE
del progetto originale.
e) Ogni organismo notificato comunica altresì agli altri organismi
notificati le informazioni utili riguardanti i certificati d’esame
CE del progetto da esso ritirati o negati.
2. La verifica finale di cui all’allegato I punto 3.2 si svolge
secondo criteri di ancor più severa sorveglianza in forma di visite
senza preavviso da parte dell’organismo notificato. Durante tali
visite, l’organismo notificato deve procedere a esami sulle
attrezzature a pressione.

ALLEGATO IV – Criteri minimi che devono essere osservati per la
designazione degli organismi notificati di cui all’art. 12 e delle
entità terze riconosciute di cui all’art.13

CRITERI MINIMI CHE DEVONO ESSERE OSSERVATI PER LA DESIGNAZIONE
DEGLI ORGANISMI NOTIFICATI DI CUI ALL’ARTICOLO 12 E DELLE ENTITA’
TERZE RICONOSCIUTE DI CUI ALL’ARTICOLO 13
1. L’organismo, il suo direttore ed il personale incaricato di
eseguire le operazioni di valutazione e di verifica non possono
essere né il progettista, né il fabbricante, né il fornitore, né il
montatore né l’utilizzatore delle attrezzature a pressione o degli
insiemi che tale organismo controlla, né il mandatario di una di
queste parti. Essi non possono intervenire direttamente nella
progettazione, costruzione, commercializzazione o manutenzione di
tali attrezzature a pressione o di tali insiemi, né rappresentare
le parti che partecipano a tali attività. Ciò non esclude la
possibilità di uno scambio di informazioni tecniche tra il
fabbricante dell’attrezzatura a pressione o degli insiemi e
l’organismo notificato.
2. L’organismo e il suo personale devono eseguire le operazioni di
valutazione e verifica con il massimo di integrità professionale e
competenza tecnica e devono essere liberi da qualsivoglia pressione
e incentivo, soprattutto di ordine finanziario, che possa
influenzare il loro giudizio o i risultati dei controlli, in
particolare da pressioni che provengano da persone o gruppi di
persone interessati ai risultati delle verifiche.
3. L’organismo deve disporre del personale e possedere i mezzi
necessari per eseguire in modo adeguato le operazioni tecniche e
amministrative connesse con l’esecuzione dei controlli e la
vigilanza. Deve inoltre avere accesso alle attrezzature necessarie
per effettuare verifiche speciali.
4. Il personale incaricato delle ispezioni deve possedere:
– una buona formazione tecnica e professionale;
– una conoscenza soddisfacente delle norme relative ai controlli
che effettua, nonché una sufficiente esperienza pratica di tali
controlli;
– le capacità necessarie a compilare i certificati, i verbali e le
relazioni in cui sono riportati i risultati dei controlli
effettuati.
5. Deve essere garantita l’indipendenza del personale incaricato
delle ispezioni. La retribuzione di ciascun ispettore non deve
essere fissata in funzione dei numero di controlli effettuati né
dei risultali di tali controlli.
6. L’organismo deve sottoscrivere un contratto di assicurazione
«responsabilità civile», a meno che detta responsabilità civile non
sia direttamente coperta dallo Stato a norma del diritto nazionale
o che i controlli non siano effettuati direttamente dallo Stato
membro.
7. Il personale dell’organismo é legato al segreto professionale
per tutto quanto viene a sapere nell’esercizio delle sue funzioni
(tranne che nei confronti delle autorità amministrative competenti
dello Stato in cui esso esercita la propria attività) nell’ambito
della presente direttiva o di qualsiasi disposizione di diritto
interno concernente la sua applicazione.

ALLEGATO V – Criteri da soddisfare per l’autororizzazione degli
ispettorati degli utilizzatori di cui all’art. 14.

1. Gli ispettorati degli utilizzatori devono essere identificabili
come organizzazione e, all’interno del gruppo di cui fanno parte,
devono disporre di metodi di relazione che ne assicurino e
dimostrino l’imparzialità. Essi non devono avere responsabilità
alcuna del progetto, della fabbricazione, della fornitura, del
montaggio, del funzionamento o della manutenzione delle
attrezzature a pressione o degli insiemi e non si devono impegnare
in attività che potrebbero pregiudicarne l’indipendenza di giudizio
e l’integrità riguardo alle attività d’ispezione da essi svolte.
2. Gli ispettorati degli utilizzatori e il personale incaricato del
controllo devono eseguire le operazioni di valutazione e verifica
con il massimo di integrità professionale e competenza tecnica e
devono essere liberi da qualsivoglia pressione e incentivo,
soprattutto di ordine finanziario, che possa influenzare il loro
giudizio o i risultati dei controlli, in particolare da pressioni
che provengano da persone o gruppi di persone interessati ai
risultati delle verifiche.
3. Gli ispettorati degli utilizzatori devono disporre del personale
e possedere i mezzi necessari per eseguire in modo adeguato le
operazioni tecniche e amministrative connesse con l’esecuzione dei
controlli e la vigilanza. Deve inoltre avere accesso alle
attrezzature necessarie per effettuare verifiche speciali.
4. Il personale incaricato delle ispezioni deve possedere:
– una buona formazione tecnica e professionale;
– una conoscenza soddisfacente delle norme relative ai controlli
che effettua, nonché una sufficiente esperienza pratica di tali
controlli;
– le capacità necessarie a compilare gli attestati, i verbali e le
relazioni in cui sono riportati i risultati dei controlli
effettuati.
5. Deve essere garantita l’indipendenza del personale incaricato
del controllo. La retribuzione di ciascun ispettore non deve essere
fissata in funzione del numero dei controlli eseguili, né dei
risultati di tali controlli.
6. L’ispettorato degli utilizzatori deve sottoscrivere un contratto
di assicurazione “responsabilità civile”, a meno che detta
responsabilità civile non sia assunta dal gruppo di cui fa parte.
7. Il personale degli ispettorati degli utilizzatori é legato dal
segreto professionale per tutto quanto viene a sapere
nell’esercizio delle sue funzioni (tranne che nei confronti delle
autorità amministrative competenti dello Stato in cui esso esercita
la propria attività) nell’ambito della presente direttiva o di
qualsiasi disposizione di diritto interno concernente la sua
applicazione.

ALLEGATO VI – Marcatura CE

La marcatura CE è costituita dalle iniziali «CE» secondo il simbolo
grafico che segue:

CE.gif

In caso di riduzione o di ingrandimento della marcatura CE, devono
essere rispettate le proporzioni indicate per il simbolo gradualo
di cui sopra.
I diversi elementi della marcatura CE devono avere sostanzialmente
la stessa dimensione verticale, che non puo’ essere inferiore a 5
mm.

ALLEGATO VII – Dichiarazione CE di Conformità

La dichiarazione CE di conformità deve contenere le seguenti
informazioni:
– nome e indirizzo del fabbricante o del suo mandatario stabilito
nella Comunità,
– descrizione dell’attrezzatura a pressione o dell’insieme,
– procedura di valutazione di conformità utilizzata,
– per gli insiemi, descrizione delle attrezzature a pressione che
li compongono, nonché delle procedure di valutazione di conformità
utilizzate,
– eventualmente, nome e indirizzo dell’organismo notificato che ha
effettuato il controllo,
– eventualmente, riferimento all’attestato di esame «CE del tipo»,
all’attestato di esame CE della progettazione od all’attestato CE
di conformità,
– eventualmente, nome e indirizzo dell’organismo notificato
incaricato della sorveglianza del sistema qualità del fabbricante,
– eventualmente, riferimento alle norme armonizzate applicate,
– eventualmente, le altre norme e specifiche tecniche che sono
state utilizzate,
– eventualmente, riferimenti alle altre direttive comunitarie che
sono state applicate,
– identificazione del firmatario che ha la delega del fabbricante o
del suo mandatario stabilito nella Comunità.

NOTE
AVVERTENZA:
Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10,
comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione
della legge, sull’emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica
italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle
disposizioni di legge alle quali è operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui
trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee (G.U.C.E.).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che l’esercizio della
funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con
determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo
limitato e per oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro, al
Presidente della Repubblica il potere di promulgare le leggi e di
emanare i criteri aventi valore di legge ed i regolamenti.
– La direttiva n. 97/23 è pubblicata in G.U.C.E. n. L. 181 del 9
luglio 1997.
– La legge 5 febbraio 1999, n. 25, reca: “Disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
alle Comunità europee, legge comunitaria 1998”.
-Gli articoli 1 e 2 della succitata legge così recitano:
“Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di direttive
comunitarie). – 1. Il Governo è delegato ad emanare, entro il
termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente
legge, decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare
attuazione alle direttive comprese negli elenchi di cui agli
allegati A e B.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto dell’art. 14
della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri, o del Ministro competente per il
coordinamento delle politiche comunitarie, e dei Ministri con
competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto con
i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia, del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica e con gli altri
Ministri interessati in relazione all’oggetto della direttiva, se
non proponenti.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle
direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato B, a seguito di
deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri, sono
trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
perché su di essi si sia espresso, entro sessanta giorni dalla data
di trasmissione, il parere delle Commissioni competenti per
materia; decorso tale termine i decreti sono emanati anche in
mancanza di detto parere. Qualora il termine previsto per il parere
delle Commissioni scada nei trenta giorni che precedono la scadenza
dei termini previsti dal comma 1 o successivamente, questi ultimi
sono prorogati di novanta giorni.
4. Entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, nel rispetto dei principi e criteri direttivi da essa
fissati, il Governo può emanare, con la procedura indicata nei
commi 2 e 3, disposizioni integrative e correttive dei decreti
legislativi emanati ai sensi del comma 1”.
“Art. 2 (Criteri e princìpi direttivi generali della delega
legislativa). – 1. Salvi gli specifici princìpi e criteri direttivi
stabiliti negli articoli seguenti ed in aggiunta a quelli contenuti
nelle direttive da attuare, i decreti legislativi di cui all’art. 1
saranno informati ai seguenti princìpi e criteri direttivi
generali:
a) le amministrazioni direttamente interessate provvederanno
all’attuazione dei decreti legislativi con le ordinarie strutture
amministrative;
b) per evitare disarmonie con le discipline vigenti per i singoli
settori interessati dalla normativa da attuare, saranno introdotte
le occorrenti modifiche o integrazioni alle discipline stesse;
c) salva applicazione delle norme penali vigenti, ove necessario
per assicurare l’osservanza delle disposizioni contenute nei
decreti legislativi, saranno previste sanzioni amministrative e
penali per le infrazioni alle disposizioni dei decreti stessi. Le
sanzioni penali, nei limiti, rispettivamente, dell’ammenda fino a
lire duecento milioni e all’arresto fino a tre anni, saranno
previste, in via alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le
infrazioni ledano o espongano a pericolo interessi generali
dell’ordinamento interno, del tipo di quelli tutelati dagli
articoli 34 e 35 della legge 24 novembre 1981, n. 689. In tali casi
saranno previste: la pena dell’ammenda alternativa all’arresto per
le infrazioni che espongano a pericolo o danneggino l’interesse
protetto; la pena dell’arresto congiunta a quella dell’ammenda per
le infrazioni che rechino un danno di particolare gravità. La
sanzione amministrativa del pagamento di una somma non inferiore a
lire cinquantamila e non superiore a lire duecento milioni sarà
prevista per le infrazioni che ledano o espongano a pericolo
interessi diversi da quelli sopra indicati. Nell’ambito dei limiti
minimi e massimi previsti, le sanzioni sopra indicate saranno
determinate nella loro entità, tenendo conto della diversa
potenzialità lesiva dell’interesse protetto che ciascuna infrazione
presenta in astratto, delle specifiche qualità personali del
colpevole, comprese quelle che impongono particolari doveri di
prevenzione, controllo e vigilanza, nonché del vantaggio
patrimoniale che l’infrazione può recare al colpevole o alla
persona o ente nel cui interesse egli agisce. In ogni caso, in
deroga ai limiti sopra indicati, per le infrazioni alle
disposizioni dei decreti legislativi saranno previste sanzioni
penali o amministrative identiche a quelle eventualmente già
comminate dalle leggi vigenti per le violazioni che siano omogenee
e di pari offensività rispetto alle infrazioni medesime;
d) eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non
riguardano l’attività ordinaria delle amministrazioni statali o
regionali potranno essere previste nei soli limiti occorrenti per
l’adempimento degli obblighi di attuazione delle direttive; alla
relativa copertura, in quanto non sia possibile fra fronte con i
fondi già assegnati alle competenti amministrazioni, si provvederà
a norma degli articoli 5 e 21 della legge 16 aprile 1987, n. 183,
osservando altresì il disposto dell’art. 11-ter, comma 2, della
legge 5 agosto 1978, n. 468, introdotto dall’art. 7 della legge 23
agosto 1988, n. 362;
e) all’attuazione di direttive che modificano precedenti direttive
già attuate con legge o decreto legislativo si provvederà, se la
modificazione non comporta ampliamento della materia regolata,
apportando le corrispondenti modifiche alla legge o al decreto
legislativo di attuazione della direttiva modificata;
f) abolizione dei diritti speciali o esclusivi, con regime
autorizzatorio a favore di terzi, in tutti i casi in cui il loro
mantenimento ostacoli la prestazione, in regime di concorrenza, di
servizi che formano oggetto di disciplina delle direttive per la
cui attuazione è stata conferita la delega legislativa, o di
servizi a questi connessi;
g) i decreti legislativi assicureranno in ogni caso che, nelle
materie trattate dalle direttive da attuare, la disciplina disposta
sia pienamente conforme alle prescrizioni delle direttive medesime,
tenuto anche conto delle eventuali modificazioni comunque
intervenute fino al momento dell’esercizio della delega;
h) nelle materie di competenza delle regioni a statuto ordinario e
speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano saranno
osservati l’art. 9 della legge 9 marzo 1989, n. 86, e l’art. 6,
primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio
1977, n. 616. Saranno inoltre osservate le competenze normative e
amministrative conferite alle regioni con la legge 15 marzo 1997,
n. 59, ed i relativi decreti legislativi attuativi, nonché gli
ambiti di autonomia delle regioni a statuto speciale e delle
province autonome, nel rispetto del principio di sussidiarietà.
2. Le disposizioni in materia di prescrizione di cui agli articoli
20 e seguenti del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, e
successive modificazioni, si applicano, ove già non previsto, a
tutte le violazioni delle norme di recepimento di disposizioni
comunitarie in materia di igiene sul lavoro, sicurezza e salute dei
lavoratori sul luogo di lavoro, per le quali è prevista la pena
alternativa dell’arresto o dell’ammenda”.
– L’allegato A della citata legge n. 25/1999, riporta l’elenco
delle direttive da attuare con decreto legislativo.
– Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, reca: “Riforma
dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della legge
15 marzo 1997, n. 59”. Gli articoli 8, 9 e 31 così recitano:
“Art. 8 (L’ordinamento). – 1. Le agenzie sono strutture che,
secondo le previsioni del presente decreto legislativo, svolgono
attività a carattere tecnico-operativo di interesse nazionale, in
atto esercitate da ministeri ed enti pubblici. Esse operano al
servizio delle amministrazioni pubbliche, comprese anche quelle
regionali e locali.
2. Le agenzie hanno piena autonomia nei limiti stabiliti dalla
legge e sono sottoposte al controllo della Corte dei conti, ai
sensi dell’articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
Esse sono sottoposte ai poteri di indirizzo e di vigilanza di un
Ministro secondo le disposizioni del successivo comma 4, e secondo
le disposizioni generali dettate dagli articoli 3, comma 1, e 14
del decreto legislativo n. 29 del 1993 e successive modificazioni.
3. L’incarico di direttore generale dell’agenzia viene conferito in
conformità alle disposizioni dettate dal precedente articolo 5 del
presente decreto per il conferimento dell’incarico di capo del
dipartimento.
4. Con regolamenti emanati ai sensi dell’articolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del presidente del
Consiglio dei Ministri e dei Ministri competenti, di concerto con
il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, sono emanati gli statuti delle agenzie istituite dal
presente decreto legislativo, in conformità ai seguenti princìpi e
criteri direttivi:
a) definizione delle attribuzioni del direttore generale
dell’agenzia anche sulla base delle previsioni contenute nel
precedente articolo 5 del presente decreto con riferimento al capo
del dipartimento:
b) attribuzione al direttore generale e ai dirigenti dell’agenzia
dei poteri e della responsabilità della gestione, nonché della
responsabilità per il conseguimento dei risultati fissati dal
Ministro competente nelle forme previste dal presente decreto;
nell’ambito, ove possibile, di massimali di spesa predeterminati
dal bilancio o, nell’ambito di questo, dal Ministro stesso;
c) previsione di un comitato direttivo, composto da dirigenti dei
principali settori di attività dell’agenzia, in numero non
superiore a quattro, con il compito di coadiuvare il direttore
generale nell’esercizio delle attribuzioni ad esso conferite;
d) definizione dei poteri ministeriali di vigilanza, che devono
comprendere, comunque, oltre a quelli espressamente menzionati nel
precedente comma 2:
d1) l’approvazione dei programmi di attività dell’agenzia e di
approvazione dei bilanci e rendiconti, secondo modalità idonee a
garantire l’autonomia dell’agenzia;
d2) l’emanazione di direttive con l’indicazione degli obiettivi da
raggiungere;
d3) l’acquisizione di dati e notizie e l’effettuazione di ispezioni
per accertare l’osservanza delle prescrizioni impartite:
d4) l’indicazione di eventuali specifiche attività da
intraprendere;
e) definizione, tramite una apposita convenzione da stipularsi tra
il Ministro competente e il direttore generale dell’agenzia, degli
obiettivi specificamente attribuiti a questa ultima, nell’ambito
della missione ad essa affidata dalla legge; dei risultati attesi
in un arco temporale determinato; dell’entità e delle modalità dei
finanziamenti da accordare all’agenzia stessa; delle strategie per
il miglioramento dei servizi; delle modalità di verifica dei
risultati di gestione; delle modalità necessarie ad assicurare al
Ministero competente la conoscenza dei fattori gestionali interni
all’agenzia, quali l’ organizzazione, i processi e l’uso delle
risorse;
f) attribuzione all’agenzia di autonomia di bilancio, nei limiti
del fondo stanziato a tale scopo in apposita unità previsionale di
base dello stato di previsione del ministero Competente;
attribuzione altresì all’agenzia di autonomi poteri per la
determinazione delle norme concernenti la propria organizzazione ed
il proprio funzionamento, nei limiti fissati dalla successiva
lettera l);
g) regolazione su base convenzionale dei rapporti di
collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto,
promozione tra l’agenzia ed altre pubbliche amministrazioni, sulla
base di convenzioni quadro da deliberarsi da parte del Ministro
competente;
h) previsione di un collegio dei revisori, nominato con decreto del
Ministro competente, composto di tre membri, due dei quali scelti
tra gli iscritti all’albo dei revisori dei conti o tra persone in
possesso di specifica professionalità; previsione di un membro
supplente; attribuzione dei relativi compensi, da determinare con
decreto del Ministro competente di concerto con quello del tesoro;
i) istituzione di un apposito organismo preposto al controllo di
gestioni ai sensi del decreto legislativo di riordino e
potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e
valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività
svolta dalle amministrazioni pubbliche:
l) determinazione di una organizzazione dell’agenzia rispondente
alle esigenze di speditezza, efficienza ed efficacia dell’adozione
amministrativa; attribuzione a regolamenti interni di ciascuna
agenzia, adottati dal direttore generale dell’agenzia e approvati
dal ministro competente, della possibilità di adeguare
l’organizzazione stessa, nei limiti delle disponibilità
finanziarie, alle esigenze funzionali, e devoluzione ad atti di
organizzazione di livello inferiore di ogni altro potere di
organizzazione; applicazione dei criteri di mobilità professionale
e territoriale previsti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
29 e successive modificazioni e integrazioni;
m) facoltà del direttore generale dell’agenzia di deliberare e
proporre all’approvazione del Ministro competente, di concerto con
quello del tesoro, regolamenti interni di contabilità ispirati, ove
richiesto dall’attività dell’agenzia, a princìpi civilistici, anche
in deroga alle disposizioni sulla contabilità pubblica”.
“Art. 9 (Il personale e la dotazione finanziaria). – 1. Alla
copertura dell’organico delle agenzie, nei limiti determinati per
ciascuna di esse dai successivi articoli, si provvede, nell’ordine:
a) mediante l’inquadramento del personale trasferito dai ministeri
e dagli enti pubblici, di cui al precedente articolo 8, comma 1;
b) mediante le procedure di mobilità di cui al capo III del titolo
II del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive
modificazioni ed integrazioni;

c) a regime, mediante le ordinarie forme di reclutamento.
2. Al termine delle procedure di inquadramento di cui al precedente
comma 1, sono corrispondentemente ridotte le dotazioni organiche
delle amministrazioni e degli enti di provenienza e le
corrispondenti risorse finanziarie sono trasferite all’agenzia. In
ogni caso, le suddette dotazioni organiche non possono essere
reintegrate.
3. Al personale inquadrato nell’organico dell’agenzia, ai sensi del
precedente comma 1, è mantenuto il trattamento giuridico ed
economico spettante presso gli enti, le amministrazioni e gli
organismi di provenienza al momento dell’inquadramento, fino alla
stipulazione del primo contratto integrativo collettivo di ciascuna
agenzia.
4. Gli oneri di funzionamento dell’agenzia sono coperti:
a) mediante le risorse finanziarie trasferite da amministrazioni,
secondo quanto disposto dal precedente comma 2;
b) mediante gli introiti derivanti dai contratti stipulati con le
amministrazioni per le prestazioni di collaborazione, consulenza,
assistenza, servizio, supporto, promozione;
c) mediante un finanziamento annuale, nei limiti del fondo a tale
scopo stanziato in apposita unità previsionale di base dello stato
di previsione del Ministero competente e suddiviso in tre capitoli,
distintamente riferiti agli oneri di gestione, calcolati tenendo
conto dei vincoli di servizio, alle spese di investimento, alla
quota incentivante connessa al raggiungimento degli obiettivi
gestionali”.
“Art. 31 (Agenzia per le normative ed i controlli tecnici). – 1. È
istituita l’agenzia per le normative ed i controlli tecnici, nelle
forme disciplinate dagli articoli 8 e 9.
2. Spettano all’agenzia le competenze inerenti ai controlli di
conformità delle macchine, degli impianti e di prodotti nelle
materie di spettanza del Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e degli enti pubblici da esso vigilati. Spetta,
inoltre, all’agenzia la vigilanza sugli enti di. normazione tecnica
e sugli organismi di accreditamento dei sistemi di qualità
aziendale e dei prodotti.
3. Spetta inoltre all’agenzia la predisposizione delle normative
tecniche e degli standard per la certificazione dei prodotti nelle
materie indicate al comma 2, ai fini della loro approvazione
ministeriale.
4. In materia di comunicazioni spetta all’agenzia:
a) rilasciare i titoli di abilitazione all’esercizio dei servizi
radioelettrici;
b) determinare requisiti tecnici di apparecchiature e procedure di
omologazione; accreditare i laboratori di prova e rilasciare le
autorizzazioni ad effettuare collaudi, installazioni, allacciamenti
e manutenzioni.
5. Nell’esercizio delle funzioni a livello periferico, l’agenzia
può stipulare convenzioni con le regioni ed avvalersi, oltre che
degli uffici territoriali di governo di cui all’articolo 11, degli
uffici delle camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, sulla base di apposita convenzione.
6. Sono soppresse le strutture del Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e del Ministero delle comunicazioni
che svolgono le attività demandate all’agenzia. Il relativo
personale e le relative risorse sono assegnati all’agenzia”.
– II decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419, reca: ”
Riordinamento del sistema degli enti pubblici nazionali, a norma
degli articoli 11 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59″ . L’art. 9
così recita:
“Art. 9 (Istituto superiore di sanità e Istituto superiore per la
prevenzione e la sicurezza del lavoro). – 1. L’Istituto superiore
di sanità (I.S.S.) e l’Istituto superiore per la prevenzione e la
sicurezza del lavoro (ISPESL) esercitano, nelle materie di
competenza del Ministero della sanità, funzioni e compiti tecnico-
scientifici e di coordinamento tecnico. In particolare, l’ISS
svolge funzioni di ricerca, di sperimentazione, di controllo e di
formazione per quanto concerne la salute pubblica: l’ISPESL è
centro di riferimento nazionale di informazione, documentazione,
ricerca, sperimentazione, controllo e formazione in materia di
tutela della salute e della sicurezza e benessere nei luoghi di
lavoro.
2. L’ISS e l’ISPESL hanno autonomia scientifica, organizzativa,
amministrativa e contabile e sono sottoposti alla vigilanza del
Ministro della sanità. Essi costituiscono organi tecnico-
scientifici del Servizio sanitario nazionale, dei quali il
Ministero, le regioni e, tramite queste, le aziende sanitarie
locali e le aziende ospedaliere si avvalgono nell’esercizio delle
attribuzioni conferite loro dalla normativa vigente.
3. Sono organi dei due Istituti il presidente, il consiglio di
amministrazione, il direttore generale, il comitato scientifico e
il collegio dei revisori. Alla organizzazione degli Istituti si
provvede con i regolamenti di cui all’articolo 13, che recano anche
disposizioni di raccordo con la disciplina prevista dal decreto
legislativo 5 giugno 1998, n. 204, e dalle altre disposizioni
vigenti per gli enti di ricerca.
4. Sono abrogati l’articolo 45, comma 4, ultimo periodo, e
l’articolo 48 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300”.
Note all art. l:
-Il decreto legislativo 27 settembre 1991, n. 311, reca:
“Attuazione delle direttive n. 87/404/CEE e n. 90/488/CEE in
materia di recipienti semplici a pressione, a norma dell’art. 56
della legge 29 dicembre 1990, n. 428”.
– II decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 1982, n.
741, reca: “Attuazione della direttiva (CEE) n. 324 del 1975
relativa ai generatori aerosol”.
– La legge 27 dicembre 1973, n. 942, reca: “Ricezione nella
legislazione italiana delle direttive della Comunità economica
europea concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli
Stati membri relative alla omologazione dei veicoli a motore e dei
loro rimorchi”.
– La legge 8 agosto 1977, n. 572. reca: “Norme di attuazione delle
direttive delle Comunità europee concernenti il riavvicinamento
delle legislazioni degli Stati membri relative all’omologazione dei
trattori agricoli o forestali a ruote”.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1980, n.
76, reca: “Disposizioni di carattere generale relative alla
omologazione C.E.E. di trattori agricoli o forestali a ruote e
norme di attuazione delle prescrizioni tecniche concernenti taluni
loro elementi e caratteristiche”.
– II decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 5
aprile 1994, reca: “Recepimento della direttiva del Consiglio delle
Comunità europee n. 92/61 del 30 giugno 1992 relativa
all’omologazione dei veicoli a motore a due o a tre ruote”.
– II decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n.459
reca: “Regolamento per l’attuazione delle direttive 89/392/CEE,
91/368/CEE, 93/44/CEE e 93/68/CEE concernenti il riavvicinamento
delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine”.
– II decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1999, n.
162, reca: “Regolamento recante norme per l’attuazione della
direttiva 95/16/CE sugli ascensori e di semplificazione dei
procedimenti per la concessione del nulla osta per ascensori e
montacarichi, nonché della relativa licenza di esercizio”.
– La legge 18 ottobre 1977, n. 791, reca: “Attuazione della
direttiva del consiglio delle Comunità europee (n. 72/23/CEE)
relativa alle garanzie di sicurezza che deve possedere il materiale
elettrico destinato ad essere utilizzato entro alcuni limiti di
tensione”.
– Il decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46, reca: “Attuazione
della direttiva 93/42/CEE, concernente i dispositivi medici”.
– La legge 6 dicembre 1971, n. 1083 reca: “Norme per la sicurezza
dell’impiego del gas combustibile”.
– II decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 1996,
n.661, reca: “Regolamento per l’attuazione della direttiva
90/396/CEE concernente gli apparecchi a gas”.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 126,
reca: “Regolamento recante norme per l’attuazione della direttiva
94/9/CE in materia di apparecchi e sistemi di protezione destinati
ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva”.
– La legge 12 agosto 1962, n. 1839, reca: “Ratifica dell’accordo
europeo relativo al trasporto internazione di merci pericolose su
strada (ADR)”.
– La legge 2 marzo 1963, n. 806, reca: “Ratifica ed esecuzione dei
seguenti accordi internazionali firmati a Berna il 25 febbraio
1961: Convenzione internazionale concernente il trasporto di
viaggiatori e di bagagli per ferrovia (C.IV) con relativi annessi;
Convenzione internazionale concernente il trasporto di merci per
ferrovia (C.I.M.) con relativi annessi; protocollo addizionale alle
convenzioni internazionali concernenti il trasporto per ferrovia di
viaggiatori e di bagagli (C.I.V.) e di merci (C.I.M.)”.
– Il decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione del 2
ottobre 1995, reca: ” Abrogazione dei decreti ministeriali 6 aprile
1995 e 7 aprile 1995 concernenti rispettivamente il trasporto
marittimo delle merci pericolose in colli secondo le disposizioni
contenute nel codice internazionale marittimo sulle merci
pericolose (IMDG Code) adottato dall’Organizzazione internazionale
marittima (IMO) con risoluzione A.81 (IV) del 27 settembre 1965,
come modificato con gli emendamenti 27-94, e il trasporto marittimo
delle merci pericolose in contenitori cisterna e in veicoli
cisterna secondo le disposizioni contenute nel codice
internazionale marittimo sulle merci pericolose (IMDG Code)
adottato dall’Organizzazione internazionale marittima (IMO) con
risoluzione A.81 (IV) del 27 settembre 1965, come modificato con
gli emendamenti 27-94″.
– Il decreto legislativo 6 marzo 1948, n. 616, reca: ” Approvazione
della Convenzione internazionale per l’aviazione civile, stipulata
a Chicago il 7 dicembre 1944″.
Nota all art. 5:
– La legge 21 giugno 1986, n. 317, reca: “Attuazione della
direttiva n. 83/189/CEE relativa alla procedura d’informazione nel
settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche”.
Nota all art. 6:
– L’art. 5 della direttiva 83/189/CEE, pubblicata in GUCE n. L. 109
del 26 aprile 1983, così recita:
“Art. 5. – È istituito un Comitato permanente composto da
rappresentati designati dagli Stati membri che possono farsi
assistere da esperti o consulenti e presieduto da un rappresentante
della Commissione. Il Comitato stabilisce il proprio regolamento
interno”.
Nota all art. 7:
– Per la direttiva 97/23/CE, vedi in note alle premesse. L’art. 7,
paragrafi 2 e 3, cosi recitano:
“2. La Commissione è assistita da un comitato permanente composto
da rappresentanti designati dagli Stati membri e presieduto da un
rappresentante della Commissione, in prosieguo denominato
“comitato”.
Il comitato stabilisce il proprio regolamento interno.
3. Il rappresentante della Commissione sottopone al comitato un
progetto delle misure da adottare a norma del paragrafo I. Il
comitato esprime il suo parere sul progetto entro un termine che il
presidente può stabilire in funzione dell’urgenza della
II parere è iscritto a verbale; ciascuno Stato membro ha inoltre il
diritto di chiedere che la sua posizione figuri nel suddetto
verbale.
La Commissione tiene nella massima considerazione il parere
espresso dal comitaro. Essa lo informa del modo in cui ha tenuto
conto del suo parere”.
Nota all’art. 8:
così recita:
– Per la direttiva 97/23/CE, vedi in note alle premesse. L’art. 6
“Art. 6 (Comitato per le nonne e regolamentazioni tecniche). -Se
uno Stato membro o la Commissione ritengono che le norme di cui
all’articolo 5, paragrafo 2 non soddisfino completamente i
requisiti essenziali di cui all’articolo 3, lo Stato membro
interessato o la Commissione interpellano il comitato permanente
istituito dall’articolo 5 della direttiva 83/189/CEE, esponendo i
loro motivi. Il comitato esprime un parere d’urgenza.
Tenuto conto del parere del suddetto comitato, la Commissione
notifica agli Stati membri se le norme in questione devono essere
ritirate o meno dalle pubblicazioni di cui all’articolo 5,
paragrafo 2”.
Nota all art. 9:
– Il decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, reca: “Attuazione
della direttiva 92/32/CEE concernente classificazione, imballaggio
ed etichettatura delle sostanze pericolose”. L’art. 2, comma 2,
così recita:
“2. Ai sensi del presente decreto sono considerati pericolosi le
sostanze ed i preparati:
a) esplosivi: le sostanze ed i preparati solidi, liquidi, pastosi o
gelatinosi che, anche senza l’azione dell’ossigeno atmosferico,
possono provocare una reazione esotermica con rapida formazione di
gas e che, in determinate condizioni di prova, detonano, deflagrano
rapidamente o esplodono in seguito a riscaldamento in condizione di
parziale contenimento;
b) comburenti: le sostanze ed i preparati che a contatto con altre
sostanze, soprattutto se infiammabili, provocano una forte reazione
esotermica;
c) estremamente infiammabili: le sostanze ed i preparati liquidi
con il punto di infiammabilità estremamente basso ed un punto di
ebollizione basso e le sostanze ed i preparati gassosi che a
temperatura e pressione ambiente si infiammano a contatto con
l’aria;
d) facilmente infiammabili:
1) le sostanze ed i preparati che, a contatto con l’aria, a
temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono subire
innalzamenti termici e da ultimo infiammarsi;
2) le sostanze ed i preparati solidi che possono facilmente
infiammarsi dopo un breve contatto con una sorgente di accensione e
che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo il distacco
della sorgente di accensione:
3) le sostanze ed i preparati liquidi il cui punto d’infiammabilità
è molto basso;
4) le sostanze ed i preparati che, a contatto con l’acqua o l’aria
umida, sprigionano gas estremamente infiammabili in quantità
pericolose;
e) infiammabili: le sostanze ed i preparati liquidi con un basso
punto di infiammabilità;
f) molto tossici: le sostanze ed i preparati che, in caso di
inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, in piccolissime
quantità, possono essere letali oppure provocare lesioni acute o
croniche;
g) tossici: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione,
ingestione o assorbimento cutaneo, in piccole quantità, possono
essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche;
h) nocivi: le sostanze ed i preparati che, in caso di inalazione,
ingestione o assorbimento cutaneo, possono essere letali oppure
provocare lesioni acute o croniche;
i) corrosivi: le sostanze ed i preparati che, a contato con i
tessuti vivi, possono esercitare su di essi un’azione distruttiva;
l) irritanti: le sostanze ed i preparati non corrosivi, il cui
contatto diretto, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose
può provocare una reazione infiammatoria;
m) sensibilizzanti: le sostanze ed i preparati che, per inalazione
o assorbimento cutaneo, possono dar luogo ad una reazione di
ipersensibilizzazione per cui una successiva esposizione alla
sostanza o al preparato produce reazioni avverse caratteristiche;
n) cancerogeni: le sostanze ed i preparati che, per inalazione,
ingestione o assorbimento cutaneo, possono provocare il cancro o
aumentarne la frequenza;
o) mutageni: le sostanze ed i preparati che, per inalazione,
ingestione o assorbimento cutaneo, possono produrre difetti
genetici ereditari o aumentarne la frequenza;
p) tossici per il ciclo riproduttivo: le sostanze ed i preparati
che, per inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, possono
provocare o rendere più frequenti effetti nocivi non ereditari
nella prole o danni a carico della funzione o delle capacità
riproduttive maschili o femminili;
q) pericolosi per l’ambiente: le sostanze ed i preparati che,
qualora si diffondano nell’ambiente, presentano o possono
presentare rischi immediati differiti per una o più delle
componenti ambientali”.
Nota all art. 11:
– Per l’art. 5 della direttiva 83/189/CEE, vedi in note all’art. 6.
Nota all art. 20:
– L’art. 47 della legge 6 febbraio 1996, n. 52, recante
“Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti
dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – legge
comunitaria 1994”, è il seguente:
“Art. 47 (Procedure di certificazione e/o attestazione finalizzate
alla marcatura CE). – 1. Le spese relative alle procedure di
certificazione e/o attestazione per l’apposizione della marcatura
CE, previste dalla normativa comunitaria, nonché quelle conseguenti
alle procedure di riesame delle istanze presentate per le stesse
finalità, sono a carico del fabbricante o del suo rappresentante
stabilito nell’Unione europea.
2. Le spese relative alle procedure finalizzate all’autorizzazione
degli organismi ad effettuare le procedure di cui al comma 1 sono a
carico dei richiedenti. Le spese relative ai successivi controlli
sugli organismi autorizzati sono a carico di tutti gli organismi
autorizzati per la medesima tipologia dei prodotti. I controlli
possono avvenire anche mediante l’esame a campione dei prodotti
certificati.
3. I proventi derivanti dalle attività di cui al comma 1, se
effettuate da organi dell’amministrazione centrale o periferica
dello Stato, e dall’attività di cui al comma 2, sono versati
all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente
riassegnati, con decreto del Ministro del tesoro, agli stati di
previsione dei Ministeri interessati sui capitoli destinati al
funzionamento dei servizi preposti, per lo svolgimento delle
attività di cui ai citati commi e per l’effettuazione dei controlli
successivi sul mercato che possono essere effettuati dalle autorità
competenti mediante l’acquisizione temporanea a titolo gratuito dei
prodotti presso i produttori, i distributori ed i rivenditori.
4. Con uno o più decreti dei Ministri competenti per materia, di
concerto con il Ministro del tesoro, sono determinate ed
aggiornate, almeno ogni due anni, le tariffe per le attività
autorizzative di cui al comma 2 e per le attività di cui al comma 1
se effettuate da organi dell’amministrazione centrale o periferica
dello Stato, sulla base dei costi effettivi dei servizi resi,
nonché le modalità di riscossione delle tariffe stesse e dei
proventi a copertura delle spese relative ai controlli di cui al
comma 2. Con gli stessi decreti sono altresi determinate le
modalità di erogazione dei compensi dovuti, in base alla vigente
normativa, al personale dell’amministrazione centrale o periferica
dello Stato addetto alle attività di cui ai medesimi commi 1 e 2,
nonché le modalità per l’acquisizione a titolo gratuito e la
successiva eventuale restituzione dei prodotti ai fini dei
controlli sul mercato effettuati dalle amministrazioni vigilanti
nell’ambito dei poteri attribuiti dalla normativa vigente.
L’effettuazione dei controlli dei prodotti sul mercato, come
disciplinati dal presente comma, non deve comportare ulteriori
oneri a carico del bilancio dello Stato.
5. Con l’entrata in vigore dei decreti applicativi del presente
articolo, sono abrogate le disposizioni incompatibili emanate in
attuazione di direttive comunitarie in materia di certificazione
CE.
6. I decreti di cui al comma 4 sono emanati entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore dei provvedimenti di recepimento
delle direttive che prevedono l’apposizione della marcatura CE;
trascorso, tale termine, si provvede con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica; le amministrazioni
inadempienti sono tenute a fornire i dati di rispettiva
competenza”.
Nota all’art. 22:
– L’art. 31 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, così
recita:
“Art. 31 (Agenzia per le normative ed i controlli tecnici). – 1. È
istituita l’agenzia per le normative ed i controlli tecnici, nelle
forme disciplinate dagli articoli 8 e 9.
2. Spettano all’agenzia le competenze inerenti ai controlli di
conformità delle macchine, degli impianti e di prodotti nelle
materie di spettanza del Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e degli enti pubblici da esso vigilati. Spetta,
inoltre, all’agenzia la vigilanza sugli enti di normazione tecnica
e sugli organismi di accreditamento dei sistemi di qualità
aziendale e dei prodotti.
3. Spetta inoltre all’agenzia la predisposizione delle normative
tecniche e degli standard per la certificazione dei prodotti nelle
materie indicate al comma 2, ai fini della loro approvazione
ministeriale.
4. In materia di comunicazioni spetta all’agenzia:
a) rilasciare i titoli di abilitazione all’esercizio dei servizi
radioelettrici:
b) determinare requisiti tecnici di apparecchiature e procedure di
omologazione: accreditare i laboratori di prova e rilasciare le
autorizzazioni ad effettuare collaudi, installazioni, allacciamenti
e manutenzioni.
5. Nell’esercizio delle funzioni a livello periferico, l’agenzia
può stipulare convenzioni con le regioni ed avvalersi, oltre che
degli uffici territoriali di governo di cui all’articolo 11, degli
uffici delle camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, sulla base di apposita convenzione.
6. Sono soppresse le strutture del Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e del Ministero delle comunicazioni
che svolgono le attività demandate all’agenzia. Il relativo
personale e le relative risorse sono assegnati all’agenzia”.

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