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Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli...

Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incendi rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 24 aprile 1998, n. 128;

Vista la direttiva 96/82/CE, del Consiglio, del 9 dicembre 1996,
sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.
175, e successive modifiche;

Vista la legge 19 maggio 1997, n. 137;

Vista la deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri
adottata nella riunione del 16 aprile 1999;

Sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;

Acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella
riunione del 23 luglio 1999;

Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri degli affari
esteri, di grazia e giustizia, del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, della sanità, dell’interno,
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e per gli affari
regionali;

emana

il seguente decreto legislativo:

Capo I – Principi generali

Art. 1 – Finalità

1. Il presente decreto detta disposizioni finalizzate a prevenire
gli incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose
e a limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente.

2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e
di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle
norme fondamentali contenute nel presente decreto secondo le
previsioni dei rispettivi statuti e delle relative norme di
attuazione.

3. Le disposizioni del presente decreto recanti obblighi o
adempimenti a carico del gestore nei confronti delle regioni o
degli organi regionali si intendono riferite per le province
autonome di Trento e di Bolzano, alla provincia autonoma
territorialmente competente; quelle che rinviano a organi tecnici
regionali o interregionali si intendono riferite agli enti, agli
organismi e alle strutture provinciali competenti secondo il
rispettivo ordinamento.

Art. 2 – Ambito di applicazione

1. Il presente decreto si applica agli stabilimenti in cui sono
presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a
quelle indicate nell’allegato I.

2. Ai fini del presente decreto si intende per “presenza di
sostanze pericolose” la presenza di queste, reale o prevista, nello
stabilimento, ovvero quelle che si reputa possano essere generate,
in caso di perdita di controllo di un processo industriale, in
quantità uguale o superiore a quelle indicate nell’allegato I.

3. Agli stabilimenti industriali non rientranti tra quelli indicati
al comma 1, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5.

4. Salvo che non sia diversamente stabilito rimangono ferme le
disposizioni di cui ai seguenti decreti:

a) decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989
pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 93 del 21 aprile 1989,
limitatamente agli articoli 1, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10;

b) decreto del Ministro dell’ambiente del 20 maggio 1991,
pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 126 del 31 maggio 1991,
limitatamente agli articoli 1, 3 e 4;

c) decreto dei Ministri dell’ambiente e della sanità 23 dicembre
1993, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 15 del 20 gennaio
1994;

d) i criteri di cui all’allegato del decreto del Ministro
dell’ambiente 13 maggio 1996, pubblicato nella Gazzetta ufficiale
n. 154 del 3 luglio 1996;

e) decreto del Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996, pubblicato
nel supplemento ordinario della Gazzetta ufficiale n. 155 del 4
luglio 1996;

f) decreto del Ministro dell’ambiente 15 maggio 1996, pubblicato
nella Gazzetta ufficiale n. 159 del 9 luglio 1996;

g) decreto del Ministro dell’ambiente 5 novembre 1997, pubblicato
nel supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 18 del 23
gennaio 1998;

h) decreto del Ministro dell’ambiente 5 novembre 1997, pubblicato
nella Gazzetta ufficiale n. 27 del 3 febbraio 1998;

i) decreto del Ministro dell’ambiente 16 marzo 1998, pubblicato
nella Gazzetta ufficiale n. 74 del 30 marzo 1998;

l) decreto del Ministro dell’ambiente 20 ottobre 1998, pubblicato
nel supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 262 del 9
novembre 1998.

5. Le disposizioni di cui al presente decreto non pregiudicano
l’applicazione delle disposizioni in materia di sicurezza e salute
dei lavoratori sul luogo di lavoro.

Art. 3 – Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) “stabilimento”, tutta l’area sottoposta al controllo di un
gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all’interno
di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività
comuni o connesse;

b) “impianto”, un’unità tecnica all’interno di uno stabilimento, in
cui sono prodotte, utilizzate, manipolate o depositate sostanze
pericolose. Comprende tutte le apparecchiature, le strutture, le
condotte, i macchinari, gli utensili, le diramazioni ferroviarie
particolari, le banchine, i pontili che servono l’impianto, i moli,
i magazzini e le strutture analoghe, galleggianti o meno, necessari
per il funzionamento dell’impianto;

c) “deposito”, la presenza di una certa quantità di sostanze
pericolose a scopo di immagazzinamento, deposito per custodia in
condizioni di sicurezza o stoccaggio;

d) “gestore”, la persona fisica o giuridica che gestisce o detiene
lo stabilimento o l’impianto;

e) “sostanze pericolose”, le sostanze, miscele o preparati elencati
nell’allegato I, parte 1, o rispondenti ai criteri fissati
nell’allegato I, parte 2, che sono presenti come materie prime,
prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti intermedi, ivi compresi
quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso di
incidente;

f) “incidente rilevante”, un evento quale un’emissione, un incendio
o un’esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati
che si verificano durante l’attività di uno stabilimento di cui
all’articolo 2, comma 1, e che dia luogo ad un pericolo grave,
immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente,
all’interno o all’esterno dello stabilimento, e in cui intervengano
una o più sostanze pericolose;

g) “pericolo”, la proprietà intrinseca di una sostanza pericolosa o
della situazione fisica esistente in uno stabilimento di provocare
danni per la salute umana o per l’ambiente;

h) “rischio”, la probabilità che un determinato evento si verifichi
in un dato periodo o in circostanze specifiche.

Art. 4 – Esclusioni

1. Sono esclusi dall’applicazione del presente decreto:

a) gli stabilimenti, gli impianti o i depositi militari;

b) i pericoli connessi alle radiazioni ionizzanti;

c) il trasporto di sostanze pericolose e il deposito temporaneo
intermedio su strada, per idrovia interna e marittima o per via
aerea;

d) il trasporto di sostanze pericolose in condotta, comprese le
stazioni di pompaggio, al di fuori degli stabilimenti di cui
all’articolo 2, comma 1;

e) l’attività delle industrie estrattive di cui al decreto
legislativo 25 novembre 1996, n. 624, consistente nella prospezione
ed estrazione di minerali in miniere e cave o mediante
perforazione;

f) le discariche di rifiuti.

g) il trasporto di sostanze pericolose per ferrovia, nonché le
soste tecniche temporanee intermedie, dall’accettazione alla
riconsegna delle merci e le operazioni di composizione e
scomposizione dei treni condotte negli scali di smistamento
ferroviario, ad eccezione degli scali merci terminali di ferrovia
di cui al comma 2;

h) gli scali merci terminali di ferrovia individuati secondo le
tipologie di cui all’allegato I del decreto del Ministro
dell’ambiente 20 ottobre 1998, pubblicato nella Gazzetta ufficiale
n. 261 del 7 novembre 1998, che svolgono in modo non occasionale le
attività ivi menzionate, per i quali restano validi gli obblighi,
gli adempimenti e i termini di adeguamento di cui agli articoli 2,
3, 4 del citato decreto 20 ottobre 1998.

2. Gli scali merci terminali di ferrovie rientrano nella disciplina
del presente decreto:

a) quando svolgono attività di carico, scarico o travaso di
sostanze pericolose presenti in quantità uguale o superiore a
quelle indicate nell’allegato I nei o dai carri ferroviari sotto
forma sfusa o in recipienti o in colli fino a un volume massimo di
450 litri e a una massa massima di 400 chilogrammi;

b) quando effettuano, in aree appositamente attrezzate, una
specifica attività di deposito, diversa da quelle proprie delle
fasi di trasporto, dall’accettazione alla riconsegna delle sostanze
pericolose presenti in quantità uguale o superiore a quelle
indicate nell’allegato I.

3. Nei porti industriali e petroliferi si applica la normativa del
presente decreto con gli adattamenti richiesti dalla peculiarità
delle attività portuali, definiti in un regolamento
interministeriale da adottarsi di concerto tra il Ministro
dell’ambiente, quello dei trasporti e della navigazione e quello
della sanità entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto. Il regolamento dovrà garantire livelli di
sicurezza equivalenti a quelli stabiliti, in particolare
specificando le modalità del rapporto di sicurezza, del piano di
emergenza e dei sistemi di controllo. Fino alla data di entrata in
vigore del regolamento continuano ad applicarsi, per i porti
industriali e petroliferi, le normative vigenti in materia di
rischi industriali e di sicurezza.

Capo II – Adempimenti del gestore degli stabilimenti a rischio di
incidenti rilevanti

Art. 5 – Obblighi generali del gestore

1. Il gestore è tenuto a prendere tutte le misure idonee a
prevenire gli incidenti rilevanti e a limitarne le conseguenze per
l’uomo e per l’ambiente, nel rispetto dei principi del presente
decreto e delle normative vigenti in materia di sicurezza ed igiene
del lavoro e di tutela della popolazione e dell’ambiente.

2. Il gestore degli stabilimenti industriali di cui all’allegato A
in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità inferiori a
quelle indicate nell’allegato I, oltre a quanto previsto al comma
1, è altresì tenuto a provvedere all’individuazione dei rischi di
incidenti rilevanti, integrando il documento di valutazione dei
rischi di cui al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e
successive modifiche ed integrazioni; all’adozione delle
appropriate misure di sicurezza e all’informazione, alla
formazione, all’addestramento ed all’equipaggiamento di coloro che
lavorano in situ come previsto dal decreto del Ministro
dell’ambiente 16 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
74 del 30 marzo 1998.

3. Il gestore degli stabilimenti industriali di cui all’allegato A
in cui sono presenti sostanze in quantità superiori ai valori di
soglia di cui al punto 3, dell’allegato B e, per le sostanze e
categorie elencate nell’allegato I, in quantità inferiori ai valori
di soglia ivi riportati deve:

a) presentare una relazione, redatta, fino all’adozione del decreto
previsto all’articolo 8, comma 4, secondo i principi stabiliti dal
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile 1989,
contenente le informazioni relative al processo produttivo, alle
sostanze pericolose presenti, alla valutazione dei rischi di
incidente rilevante, all’adozione di misure di sicurezza
appropriate, all’informazione, formazione, addestramento ed
equipaggiamento di coloro che lavorano in situ, così come previsto
dal citato decreto ministeriale 16 marzo 1998, nonché la scheda di
informazione di cui all’allegato V. La relazione e la scheda sono
presentate alla regione territorialmente competente e al prefetto
entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto
e aggiornate ogni cinque anni.

b) predisporre il piano di emergenza interno con le modalità e i
contenuti minimi previsti dall’articolo 11.

Art. 6 – Notifica

1. Il gestore degli stabilimenti di cui all’articolo 2, comma 1,
oltre a quanto disposto agli articoli 7 e 8, è obbligato a
trasmettere al Ministero dell’ambiente, alla regione, alla
provincia, al comune, al prefetto e al Comitato tecnico regionale o
interregionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, di cui
all’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29
luglio 1982, n. 577, integrato ai sensi dell’articolo 19 e d’ora in
avanti denominato Comitato, una notifica entro i seguenti termini:

a) centottanta giorni prima dell’inizio della costruzione, per gli
stabilimenti nuovi;

b) entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, per gli stabilimenti preesistenti.

2. La notifica, sottoscritta nelle forme dell’autocertificazione
con le modalità e gli effetti della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e
successive modifiche, deve contenere le seguenti informazioni:

a) il nome o la ragione sociale del gestore e l’indirizzo completo
dello stabilimento;

b) la sede o il domicilio del gestore, con l’indirizzo completo;

c) il nome o la funzione della persona responsabile dello
stabilimento, se diversa da quella di cui alla lettera a);

d) le notizie che consentano di individuare le sostanze pericolose
o la categoria di sostanze pericolose, la loro quantità e la loro
forma fisica;

e) l’attività, in corso o prevista, dell’impianto o del deposito;

f) l’ambiente immediatamente circostante lo stabilimento e, in
particolare, gli elementi che potrebbero causare un incidente
rilevante o aggravarne le conseguenze.

3. Il gestore degli stabilimenti che, per effetto di modifiche
all’allegato I, parte 1, o per effetto di modifiche tecniche
disposte con il decreto di cui all’articolo 15, comma 2, o per
effetto di mutamento della classificazione di sostanze pericolose
rientrano nel campo di applicazione del presente decreto deve
espletare i prescritti adempimenti entro un anno dalla data di
entrata in vigore delle suddette modifiche ovvero dal recepimento
delle relative disposizioni comunitarie.

4. In caso di chiusura definitiva dell’impianto o del deposito
ovvero, in caso di aumento significativo della quantità e di
modifica significativa della natura o dello stato fisico delle
sostanze pericolose presenti, il gestore informa immediatamente il
Ministero dell’ambiente, la regione, la provincia, il Comitato, il
comune, il prefetto e il Comando provinciale dei Vigili del fuoco,
competenti per territorio.

5. Il gestore, contestualmente alla notifica di cui al comma 2,
invia al Ministero dell’ambiente, alla regione, al sindaco e al
prefetto competenti per territorio le informazioni di cui
all’allegato V.

6. Il gestore degli stabilimenti di cui all’articolo 2, comma 1,
può allegare alla notifica di cui al comma 2 le certificazioni o
autorizzazioni previste dalla normativa vigente in materia
ambientale e di sicurezza e quanto altro eventualmente predisposto
in base a regolamenti comunitari volontari, come ad esempio il
Regolamento (CEE) 1836/93 del Consiglio, del 29 giugno 1993,
sull’adesione volontaria delle imprese del settore industriale a un
sistema comunitario di ecogestione e audit, e norme tecniche
internazionali.

Art. 7 – Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti

1. Al fine di promuovere costanti miglioramenti della sicurezza e
garantire un elevato livello di protezione dell’uomo e
dell’ambiente con mezzi, strutture e sistemi di gestione
appropriati, il gestore degli stabilimenti di cui all’articolo 2,
comma 1, deve redigere, entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, un documento che definisce la propria
politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, allegando allo
stesso il programma adottato per l’attuazione del sistema di
gestione della sicurezza.

2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, i gestori degli stabilimenti esistenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto devono attuare il sistema di
gestione della sicurezza, previa consultazione del rappresentante
della sicurezza di cui al decreto legislativo n.626 del 1994, e
successive modifiche, secondo quanto previsto dall’allegato III.

3. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i
Ministri dell’interno, della sanità e dell’industria, del commercio
e dell’artigianato, d’intesa con la Conferenza unificata prevista
dall’articolo 8 della legge 28 agosto 1997, n. 281, sono stabilite,
entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, linee guida per l’attuazione del sistema di gestione della
sicurezza, secondo le indicazioni dell’allegato III alle quali il
gestore degli stabilimenti di cui al comma 1 deve adeguarsi entro
il termine previsto per il primo riesame, successivo all’emanazione
del predetto decreto, del documento di cui al comma 1.

4. Il documento di cui al comma 1 deve essere depositato presso lo
stabilimento e riesaminato ogni due anni sulla base delle linee
guida definite con i decreti previsti al comma 3; esso resta a
disposizione delle autorità competenti di cui agli articoli 21 e
25.

5. Il gestore di nuovi stabilimenti adempie a quanto stabilito dal
comma 2 contestualmente all’inizio dell’attività.

Art. 8 – Rapporto di sicurezza

1. Per gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in
quantità uguali o superiori a quelle indicate nell’allegato I,
parti 1 e 2, colonna 3, il gestore è tenuto a redigere un rapporto
di sicurezza.

2. Il rapporto di sicurezza di cui il documento previsto
dall’articolo 7, comma 1, è parte integrante, deve evidenziare che:

a) è stato adottato il sistema di gestione della sicurezza;

b) i pericoli di incidente rilevante sono stati individuati e sono
state adottate le misure necessarie per prevenirli e per limitarne
le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente;

c) la progettazione, la costruzione, l’esercizio e la manutenzione
di qualsiasi impianto, deposito, attrezzatura e infrastruttura,
connessi con il funzionamento dello stabilimento, che hanno un
rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono
sufficientemente sicuri e affidabili; per gli stabilimenti di cui
all’articolo 14, comma 6, anche le misure complementari ivi
previste;

d) sono stati predisposti i piani d’emergenza interni e sono stati
forniti all’autorità competente di cui all’articolo 20 gli elementi
utili per l’elaborazione del piano d’emergenza esterno al fine di
prendere le misure necessarie in caso di incidente rilevante.

3. Il rapporto di sicurezza contiene anche le informazioni che
possono consentire di prendere decisioni in merito all’insediamento
di nuovi stabilimenti o alla costruzione di insediamenti attorno
agli stabilimenti già esistenti.

4. Con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente, di concerto
con i Ministri dell’interno, della sanità e dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, sentita la Conferenza Stato-regioni,
sono definiti, secondo le indicazioni dell’allegato II e tenuto
conto di quanto già previsto nel decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 31 marzo 1989, i criteri, i dati e le
informazioni per la redazione del rapporto di sicurezza nonché
della relazione prevista all’articolo 5, comma 3, i criteri per
l’adozione di iniziative specifiche in relazione ai diversi tipi di
incidenti, nonché i criteri di valutazione del rapporto medesimo;
fino all’emanazione di tali decreti valgono, in quanto applicabili,
le disposizioni di cui ai decreti ministeriali emanati ai sensi
dell’articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 17
maggio 1988, n. 175, e successive modifiche.

5. Al fine di semplificare le procedure e purché ricorrano tutti i
requisiti prescritti dal presente articolo, rapporti di sicurezza
analoghi o parti di essi, predisposti in attuazione di altre norme
di legge o di regolamenti comunitari, possono essere utilizzati per
costituire il rapporto di sicurezza.

6. Il rapporto di sicurezza è inviato all’autorità competente
preposta alla valutazione dello stesso così come previsto
all’articolo 21, entro i seguenti termini:

a) per gli stabilimenti nuovi, prima dell’inizio dell’attività;

b) per gli stabilimenti esistenti, entro un anno dalla data di
entrata in vigore del presente decreto;

c) per gli stabilimenti preesistenti, non soggetti alle
disposizioni del citato decreto del Presidente della Repubblica n.
175 del 1988, entro due anni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto;

d) in occasione del riesame periodico di cui al comma 7, lettere a)
e b).

7. Il gestore, fermo restano l’obbligo di riesame biennale di cui
all’articolo 7, comma 4, deve riesaminare il rapporto di sicurezza:

a) almeno ogni cinque anni;

b) nei casi previsti dall’articolo 10;

c) in qualsiasi altro momento, a richiesta del Ministero
dell’ambiente, eventualmente su segnalazione della regione
interessata, qualora fatti nuovi lo giustifichino, o in
considerazione delle nuove conoscenze tecniche in materia di
sicurezza derivanti dall’analisi degli incidenti, o, in misura del
possibile, dei semincidenti o dei nuovi sviluppi delle conoscenze
nel campo della valutazione dei pericoli o a seguito di modifiche
legislative o delle modifiche degli allegati previste dall’articolo
15, comma 2.

8. Il gestore deve comunicare immediatamente alle autorità di cui
al comma 6 se il riesame del rapporto di sicurezza di cui al comma
7 comporti o meno una modifica dello stesso.

9. Ai fini dell’esercizio della facoltà di cui all’articolo 22,
comma 2, il gestore predispone una versione del rapporto di
sicurezza, priva delle informazioni riservate, da trasmettere alla
regione territorialmente competente ai fini dell’accessibilità al
pubblico.

10. Il Ministero dell’ambiente, quando il gestore comprova che
determinate sostanze presenti nello stabilimento o che una
qualsiasi parte dello stabilimento stesso si trovano in condizioni
tali da non poter creare alcun pericolo di incidente rilevante,
dispone, in conformità ai criteri di cui all’allegato VII, la
limitazione delle informazioni che devono figurare nel rapporto di
sicurezza alla prevenzione dei rimanenti pericoli di incidenti
rilevanti e alla limitazione delle loro conseguenze per l’uomo e
per l’ambiente, dandone comunicazione alle autorità destinatarie
del rapporto di sicurezza.

11. Il Ministero dell’ambiente trasmette alla Commissione europea
l’elenco degli stabilimenti di cui al comma 10 e le motivazioni
della limitazione delle informazioni.

Art. 9 – Nuovi stabilimenti: rapporti di sicurezza

1. Chiunque intende realizzare uno degli stabilimenti di cui
all’articolo 8, comma 1, prima di dare inizio alla costruzione
degli impianti, oltre a tutte le autorizzazioni previste dalla
legislazione vigente, deve ottenere il nulla osta di fattibilità di
cui all’articolo 21, comma 3; a tal fine, fa pervenire all’autorità
di cui all’articolo 21, comma 1 un rapporto preliminare di
sicurezza. La concessione edilizia non può essere rilasciata in
mancanza del nulla osta di fattibilità.

2. Prima di dare inizio all’attività, il gestore, al fine di
ottenere il parere tecnico conclusivo, presenta all’autorità di cui
all’articolo 21, comma 1, il rapporto di sicurezza, integrando
eventualmente quello preliminare.

3. Decorso inutilmente il termine previsto dall’articolo 21, comma
3, il gestore può presentare all’autorità di cui all’articolo 21,
comma 1, una perizia giurata che attesti:

a) la veridicità e la completezza delle informazioni;

b) la conformità delle misure di sicurezza previste alle
prescrizioni generali stabilite dal decreto di cui all’articolo 8,
comma 4.

4. Trascorsi due mesi dalla presentazione della perizia giurata di
cui al comma 3, senza che l’autorità di cui all’articolo 21, comma
1, si sia pronunciata o abbia richiesto chiarimenti o
documentazione integrativa, il gestore può dare inizio
all’attività.

Art. 10 – Modifiche di uno stabilimento

1. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i
Ministri della sanità, dell’interno e dell’industria, del commercio
e dell’artigianato, da emanarsi entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto sono individuate le
modifiche di impianti e di depositi, di processi industriali, della
natura o dei quantitativi di sostanze pericolose che potrebbero
costituire aggravio del preesistente livello di rischio.

2. Il gestore deve, secondo le procedure e i termini fissati nel
decreto di cui al comma 1:

a) riesaminare e, se necessario, modificare la politica di
prevenzione degli incidenti rilevanti, i sistemi di gestione nonché
le procedure di cui agli articoli 6 e 8 e trasmettere alle autorità
competenti tutte le informazioni utili;

b) riesaminare e, se necessario, modificare il rapporto di
sicurezza e trasmettere alle autorità competenti tutte le
informazioni utili prima di procedere alle modifiche, secondo le
procedure previste dall’articolo 9, per i nuovi stabilimenti;

c) comunicare la modifica all’autorità competente in materia di
valutazione di impatto ambientale, che si deve pronunciare entro un
mese, ai fini della verifica di assoggettabilità alla procedura
prevista per tale valutazione.

Art. 11 – Piano di emergenza interno

1. Per tutti gli stabilimenti soggetti alle disposizioni
dell’articolo 8 il gestore è tenuto a predisporre, previa
consultazione del personale che lavora nello stabilimento, il piano
di emergenza interno da adottare nello stabilimento nei seguenti
termini:

a) per gli stabilimenti nuovi, prima di iniziare l’attività;

b) per gli stabilimenti esistenti, non ancora soggetti al decreto
del Presidente della Repubblica n. 175 del 1988, entro due anni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto;

c) per gli altri stabilimenti preesistenti già assoggettati alla
disciplina prevista dal decreto del Presidente della Repubblica n.
175 del 1988 entro tre mesi a decorrere dalla data di entrata in
vigore del presente decreto.

2. Il piano di emergenza interno deve contenere almeno le
informazioni di cui all’allegato IV, punto 1, ed è predisposto allo
scopo di:

a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da
minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per l’uomo, per
l’ambiente e per le cose;

b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere l’uomo e
l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;

c) informare adeguatamente i lavoratori e le autorità locali
competenti;

d) provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo
un incidente rilevante.

3. Il piano di emergenza interno deve essere riesaminato,
sperimentato e, se necessario, riveduto ed aggiornato dal gestore,
previa consultazione del personale che lavora nello stabilimento,
ad intervalli appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni.
La revisione deve tenere conto dei cambiamenti avvenuti nello
stabilimento e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e
delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di
incidente rilevante.

4. Il gestore deve trasmettere al prefetto e alla provincia, entro
gli stessi termini di cui al comma 1, tutte le informazioni utili
per l’elaborazione del piano di emergenza di cui all’articolo 20
secondo la rispettiva competenza.

5. Il Ministro dell’ambiente provvede, con regolamento da adottarsi
sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge del 23 agosto 1988, n.
400, a disciplinare le forme di consultazione, di cui ai commi 1 e
3, del personale che lavora nello stabilimento.

Art. 12 – Effetto domino

1. In attesa di quanto previsto dall’articolo 72 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, il Ministero dell’ambiente,
sentiti la regione interessata e il Comitato, in base alle
informazioni ricevute dai gestori a norma dell’articolo 6 e
dell’articolo 8:

a) individua gli stabilimenti tra quelli di cui all’articolo 2,
comma 1, per i quali la probabilità o possibilità o le conseguenze
di un incidente rilevante possono essere maggiori a causa del
luogo, della vicinanza degli stabilimenti stessi e dell’inventario
delle sostanze pericolose presenti in essi;

b) accerta che avvenga lo scambio, fra i gestori, delle
informazioni necessarie per consentire di riesaminare, ed
eventualmente modificare, in considerazione della natura e
dell’entità del pericolo globale di incidente rilevante, i
rispettivi sistemi di gestione della sicurezza, i rapporti di
sicurezza ed i piani di emergenza interni e la diffusione delle
informazioni alla popolazione.

2. I gestori degli stabilimenti di cui al comma 1 devono
trasmettere al prefetto e alla provincia entro quattro mesi
dall’individuazione del possibile effetto domino, le informazioni
necessarie per gli adempimenti di competenza di cui all’articolo
20.

Art. 13 – Aree ad elevata concentrazione di stabilimenti

1. In attesa di quanto previsto dall’articolo 72 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, il Ministero dell’ambiente,
sentita la regione interessata e il Comitato:

a) individua le aree ad elevata concentrazione di stabilimenti
sulla base dei criteri stabiliti dal decreto di cui al comma 2 e
sulla base delle informazioni di cui all’articolo 12, comma 2;

b) coordina fra tutti i gestori degli stabilimenti soggetti agli
obblighi di cui agli articoli 6 e 8, presenti nell’area,
avvalendosi del Comitato:

1) lo scambio delle informazioni necessarie per accertare la natura
e l’entità del pericolo globale di incidenti rilevanti ed
acquisisce e fornisce ai gestori stessi ogni altra informazione
utile ai fini della valutazione dei rischi dell’area, compresi
studi di sicurezza relativi agli altri stabilimenti esistenti
nell’area in cui sono presenti sostanze pericolose;

2) la predisposizione, da parte dei gestori degli stabilimenti
soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6 e 8, anche mediante
consorzio, di uno studio di sicurezza integrato dell’area,
aggiornato nei tempi e con le modalità di cui all’articolo 8, comma
6;

c) predispone, nelle aree di cui alla lettera a), anche sulla base
delle indicazioni contenute nello studio di sicurezza integrato di
cui al comma 1, lettera b), numero 2), un piano di intervento nel
quale sono individuate le misure urgenti atte a ridurre o eliminare
i fattori di rischio.

2. Con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente, di concerto
con i Ministri dell’interno, della sanità e dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, d’intesa con la Conferenza Stato-
regioni, sono stabiliti:

a) i criteri per l’individuazione e la perimetrazione delle aree ad
elevata concentrazione di stabilimenti pericolosi, nelle quali il
possibile effetto domino coinvolga gruppi di stabilimenti;

b) le procedure per lo scambio delle informazioni fra i gestori e
per la predisposizione e la valutazione dello studio di sicurezza
integrato;

c) le procedure per la diffusione delle informazioni alla
popolazione;

d) le linee guida per la predisposizione dei piani d’intervento di
cui al comma 1, lettera c).

Art. 14 – Controllo dell’urbanizzazione

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, il Ministro dei lavori pubblici, d’intesa con i Ministri
dell’interno, dell’ambiente, dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e con la Conferenza Stato-regioni, stabilisce, per
le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente
rilevante che rientrano nel campo di applicazione del presente
decreto, requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione
territoriale, con riferimento alla destinazione e utilizzazione dei
suoli che tengano conto della necessità di mantenere le opportune
distanze tra stabilimenti e zone residenziali nonché degli
obiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti o di limitarne le
conseguenze, per:

a) insediamenti di stabilimenti nuovi;

b) modifiche degli stabilimenti di cui all’articolo 10, comma 1;

c) nuovi insediamenti o infrastrutture attorno agli stabilimenti
esistenti, quali ad esempio, vie di comunicazione, luoghi
frequentati dal pubblico, zone residenziali, qualora l’ubicazione o
l’insediamento o l’infrastruttura possono aggravare il rischio o le
conseguenze di un incidente rilevante.

2. Trascorso inutilmente il termine di cui al comma 1,
all’emanazione del decreto provvede, entro i successivi tre mesi,
il Presidente del Consiglio dei Ministri.

3. Entro tre mesi dall’adozione del decreto di cui al comma 1 o di
quello di cui al comma 2, gli enti territoriali apportano, ove
necessario, le varianti ai piani territoriali di coordinamento
provinciale e agli strumenti urbanistici. La variante è approvata
in base alle procedure individuate dall’articolo 2 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447. Trascorso il
termine di cui sopra senza che sia stata adottata la variante, la
concessione o l’autorizzazione per gli interventi di cui al comma
1, lettere a), b) e c), sono rilasciate qualora il progetto sia
conforme ai requisiti di sicurezza previsti dai decreti di cui al
comma 1 o al comma 2, previo parere tecnico dell’autorità
competente di cui all’articolo 21, comma 1, sui rischi connessi
alla presenza dello stabilimento, basato sullo studio del caso
specifico o su criteri generali.

4. Decorsi i termini di cui ai commi 1 e 2 senza che siano stati
adottati i provvedimenti ivi previsti, la concessione o
l’autorizzazione per gli interventi di cui al comma 1, lettere a),
b) e c), sono rilasciate, previa valutazione favorevole
dell’autorità competente di cui all’articolo 21, comma 1, in ordine
alla compatibilità della localizzazione degli interventi con le
esigenze di sicurezza.

5. Sono fatte salve le concessioni edilizie già rilasciate alla
data di entrata in vigore del presente decreto.

6. In caso di stabilimenti esistenti ubicati vicino a zone
frequentate dal pubblico, zone residenziali e zone di particolare
interesse naturale il gestore deve, altresì, adottare misure
tecniche complementari per contenere i rischi per le persone e per
l’ambiente, utilizzando le migliori tecniche disponibili. A tal
fine il Comune invita il gestore di tali stabilimenti a
trasmettere, entro tre mesi, all’autorità competente di cui
all’articolo 21, comma 1, le misure che intende adottare; tali
misure vengono esaminate dalla stessa autorità nell’ambito
dell’istruttoria di cui all’articolo 21.

Capo III – Competenze

Art. 15 – Funzioni del Ministero dell’ambiente

1. Con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente, di concerto
con i Ministri dell’interno, dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e della sanità, d’intesa con la Conferenza
unificata, sono stabilite le norme tecniche di sicurezza per la
prevenzione di rischi di incidenti rilevanti, le modalità con le
quali il gestore deve procedere all’individuazione di tali rischi,
all’adozione delle appropriate misure di sicurezza,
all’informazione, all’addestramento e all’equipaggiamento di coloro
che lavorano in situ, i criteri di valutazione dei rapporti di
sicurezza, i criteri di riferimento per l’adozione di iniziative
specifiche in relazione ai diversi tipi di incidente, nonché i
criteri per l’individuazione delle modifiche alle attività
industriali che possono avere implicazioni per i rischi di
incidenti rilevanti; fino all’emanazione di tali decreti valgono,
in quanto applicabili, le disposizioni di cui ai decreti
ministeriali emanati sensi dell’articolo 12 del decreto del
Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive
modifiche.

2. Con decreto del Ministro dell’ambiente, previa comunicazione al
Ministero della sanità, al Ministero dell’industria, del commercio
e dell’artigianato e al Ministero dell’interno, si provvede al
recepimento di ulteriori direttive tecniche di modifica degli
allegati, ai sensi dell’articolo 20 della legge 16 aprile 1987, n.
183; il decreto è emanato di concerto con i Ministri dell’interno,
della sanità e dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
ogni qualvolta la nuova direttiva preveda poteri discrezionali per
il proprio recepimento.

3. Il Ministero dell’ambiente:

a) comunica agli Stati membri relativamente agli stabilimenti di
cui all’articolo 8 vicini al loro territorio nei quali possa
verificarsi un incidente rilevante con effetti transfrontalieri
tutte le informazioni utili perché lo Stato membro possa applicare
tutte le misure connesse ai piani di emergenza interni ed esterni e
all’urbanizzazione;

b) informa tempestivamente la Commissione europea sugli incidenti
rilevanti verificatisi sul territorio nazionale e che rispondano ai
criteri riportati nell’allegato VI, parte I, e comunica, non appena
disponibili, le informazioni che figurano nell’Allegato VI, parte
II;

c) presenta alla Commissione europea una relazione triennale
secondo la procedura prevista dalla direttiva 91/692/CEE, del
Consiglio, del 23 dicembre 1991, per la standardizzazione e la
razionalizzazione delle relazioni relative all’attuazione di talune
direttive concernenti l’ambiente, per gli stabilimenti soggetti
agli obblighi di cui agli articoli 6 e 8.

4. Il Ministero dell’ambiente predispone e aggiorna, nei limiti
delle risorse finanziarie previste dalla legislazione vigente
avvalendosi dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente
(ANPA), l’inventario degli stabilimenti suscettibili di causare
incidenti rilevanti e la banca dati sugli esiti di valutazione dei
rapporti di sicurezza e dei sistemi di gestione della sicurezza.

5. Il Ministero dell’ambiente, per lo svolgimento dei compiti
previsti dal presente decreto, può avvalersi anche della segreteria
tecnica già ivi istituita presso il Servizio inquinamento
atmosferico e acustico e per le industrie a rischio.

6. Il Ministero dell’ambiente, per la predisposizione delle norme
tecniche di attuazione previste dal presente decreto, può
convocare, ai sensi dell’articolo 14 della legge 7 agosto 1990,
n.241, una conferenza di servizi con la partecipazione, a fini
esclusivamente consultivi, di un rappresentante per ciascuno degli
organi tecnici prevesti all’articolo 17, di due rappresentanti
delle associazioni degli industriali nominati dal Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di un
rappresentante delle organizzazioni sindacali maggiormente
rapresentative e di un rappresentante delle associazioni ambientali
di interesse nazionale riconosciute tali ai sensi e per gli effetti
dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349.

Art. 16 – Funzioni d’indirizzo

1. Su proposta del Ministero dell’ambiente, di concerto con i
Ministri dell’interno, della sanità e dell’industria, del commercio
e dell’artigianato sono adottati atti di indirizzo e coordinamento
ai sensi dell’articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, al fine
di stabilire criteri uniformi:

a) per l’individuazione dell’effetto domino di cui all’articolo 12;

b) per l’individuazione delle aree ad elevata concentrazione di cui
all’articolo 13;

c) relativi alle misure di controllo di cui all’articolo 25;

d) diretti alla semplificazione e allo snellimento dei procedimenti
per l’elaborazione dei provvedimenti discendenti dall’istruttoria
tecnica di cui all’articolo 21.

Art. 17 – Organi tecnici

1. Ai fini dell’applicazione del presente decreto i ministeri
competenti si avvalgono, in relazione alle specifiche competenze,
dell’ANPA, dell’Istituto superiore per la prevenzione e la
sicurezza del lavoro (ISPESL), dell’Istituto superiore di sanità
(ISS) e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (CNVVF) i quali,
nell’ambito delle ordinarie disponibilità dei propri bilanci,
possono elaborare e promuovere anche programmi di formazione in
materia di rischi di incidenti rilevanti.

2. L’ISPESL armonizza il procedimento di omologazione degli
impianti, ai sensi della legge 12 agosto 1982, n. 597, in cui sono
presenti le sostanze dell’allegato I, parte I e II, con le norme
tecniche del presente decreto in materia di sicurezza.

Art. 18 – Competenze della Regione

1. La regione disciplina, ai sensi dell’articolo 72 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, l’esercizio delle competenze
amministrative in materia di incidenti rilevanti. A tal fine la
regione:

a) individua le autorità competenti titolari delle funzioni
amministrative e dei provvedimenti discendenti dall’istruttoria
tecnica e stabilisce le modalità per l’adozione degli stessi,
prevedendo la semplificazione dei procedimenti ed il raccordo con
il procedimento di valutazione di impatto ambientale;

b) definisce le modalità per il coordinamento dei soggetti che
procedono all’istruttoria tecnica, raccordano le funzioni dell’ARPA
con quelle del comitato tecnico regionale di cui all’articolo 20
del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577,
e degli altri organismi tecnici coinvolti nell’istruttoria, nonché
nel rispetto di quanto previsto all’articolo 25, le modalità per
l’esercizio della vigilanza e del controllo;

c) definisce le procedure per l’adozione degli interventi di
salvaguardia dell’ambiente e del territorio in relazione alla
presenza di stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

Art. 19 – Composizione e funzionamento del Comitato tecnico
regionale o interregionale

1. Fino all’emanazione da parte delle regioni della disciplina di
cui all’articolo 18, il comitato tecnico regionale, di cui
all’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29
luglio 1982, n. 577, provvede a svolgere le istruttorie per gli
stabilimenti soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza
ai sensi dell’articolo 8 e a formulare le relative conclusioni con
le modalità previste all’articolo 21.

2. Ai fini dell’espletamento dei compiti previsti dal comma 1 il
Comitato è integrato, nei limiti delle risorse finanziarie previste
dalla legislazione vigente, dal comandante provinciale dei Vigili
del fuoco competente per territorio, ove non sia già componente,
nonché da soggetti dotati di specifica competenza nel settore e,
precisamente:

a) due rappresentanti dell’Agenzia regionale per la protezione
dell’Ambiente territorialmente competente, ove costituita;

b) due rappresentanti del dipartimento periferico dell’ISPESL
territorialmente competente;

c) un rappresentante della regione territorialmente competente;

d) un rappresentante della provincia territorialmente competente;

e) un rappresentante del comune territorialmente competente.

3. Per ogni componente titolare è nominato un supplente.

4. Il Comitato è costituito validamente con la presenza dei due
terzi dei componenti e delibera a maggioranza dei presenti.

5. Il Comitato può avvalersi del supporto tecnico-scientifico di
enti e istituzioni pubbliche competenti.

Capo IV – Procedure

Art. 20 – Piano di emergenza esterno

1. Per gli stabilimenti di cui all’articolo 8, al fine di limitare
gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, sulla scorta
delle informazioni fornite dal gestore ai sensi degli articoli 11 e
12, delle conclusioni dell’istruttoria, ove disponibili, delle
linee guida previste dal comma 4, nonché delle eventuali
valutazioni formulate dal Dipartimento della protezione civile
della Presidenza del Consiglio dei Ministri – il prefetto, d’intesa
con le regioni e gli enti locali interessati, previa consultazione
della popolazione e nell’ambito delle disponibilità finanziarie
previste dalla legislazione vigente, predispone il piano di
emergenza esterno allo stabilimento e ne coordina l’attuazione. Il
piano è comunicato al Ministero dell’ambiente, ai sindaci, alla
regione e alla provincia competenti per territorio, al Ministero
dell’interno ed al Dipartimento della protezione civile. Nella
comunicazione al Ministero dell’ambiente devono essere segnalati
anche gli stabilimenti di cui all’articolo 15, comma 3, lettera a).

2. Il piano di cui al comma 1 deve essere elaborato tenendo conto
almeno delle indicazioni di cui all’allegato IV, punto 2, ed essere
elaborati allo scopo di:

a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da
minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per l’uomo, per
l’ambiente e per i beni;

b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere l’uomo e
l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;

c) informare adeguatamente la popolazione e le autorità locali
competenti;

d) provvedere sulla base delle disposizioni vigenti al ripristino e
al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.

3. Il piano di cui al comma 1 deve essere riesaminato, sperimentato
e, se necessario, riveduto ed aggiornato nei limiti delle risorse
previste dalla legislazione vigente, dal prefetto ad intervalli
appropriati e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione
deve tenere conto dei cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei
servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove
conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti
rilevanti; della revisione del piano viene data comunicazione al
Ministero dell’ambiente.

4. Il Dipartimento della protezione civile stabilisce, d’intesa con
la Conferenza unificata, per le finalità di cui alla legge 24
febbraio 1992, n. 225, le linee guida per la predisposizione del
piano di emergenza esterna, provvisorio o definitivo, e per la
relativa informazione alla popolazione. Inoltre, ferme restando le
attribuzioni delle amministrazioni dello Stato e degli enti
territoriali e locali definite dalla vigente legislazione, il
Dipartimento della protezione civile verifica che l’attivazione del
piano avvenga in maniera tempestiva da parte dei soggetti
competenti qualora accada un incidente rilevante o un evento
incontrollato di natura tale che si possa ragionevolmente prevedere
che provochi un incidente rilevante.

5. Per le aree ad elevata concentrazione di cui all’articolo 13, il
prefetto, d’intesa con la regione e gli enti locali interessati,
redige anche il piano di emergenza esterno dell’area interessata;
fino all’emanazione del nuovo piano di emergenza esterno vale
quello già emanato in precedenza.

6. Il Ministro dell’ambiente provvede a disciplinare, con
regolamento da adottarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, le forme di consultazione della
popolazione sui piani di cui al comma 1.

7. Le disposizioni del presente articolo restano in vigore fino
all’attuazione dell’articolo 72 del citato decreto legislativo n.
112 del 1998.

Art. 21 – Procedura per la valutazione del rapporto di sicurezza

1. Il Comitato provvede fino all’emanazione da parte delle regioni
della specifica disciplina prevista dall’articolo 18, a svolgere le
istruttorie per gli stabilimenti soggetti alla presentazione del
rapporto di sicurezza ai sensi dell’articolo 8 e adotta altresì il
provvedimento conclusivo.

2. Per gli stabilimenti esistenti il Comitato, ricevuto il rapporto
di sicurezza, avvia l’istruttoria e, esaminato il rapporto di
sicurezza, esprime le valutazioni di propria competenza entro il
termine di quattro mesi dall’avvio dell’istruttoria, termine
comprensivo dei necessari sopralluoghi ed ispezioni, fatte salve le
sospensioni necessarie all’acquisizione di informazioni
supplementari, che non possono essere comunque superiori a due
mesi. Nell’atto che conclude l’istruttoria vengono indicate le
valutazioni tecniche finali, le eventuali prescrizioni integrative
e, qualora le misure adottate dal gestore per la prevenzione e la
riduzione di incidenti rilevanti siano nettamente insufficienti,
viene prevista la limitazione o il divieto di esercizio.

3. Per i nuovi stabilimenti o per le modifiche individuate con il
decreto di cui all’articolo 10, il Comitato avvia l’istruttoria
all’atto del ricevimento del rapporto preliminare di sicurezza. Il
Comitato, esaminato il rapporto preliminare di sicurezza,
effettuati i sopralluoghi eventualmente ritenuti necessari,
rilascia il nulla-osta di fattibilità, eventualmente condizionato
ovvero, qualora l’esame del rapporto preliminare abbia rilevato
gravi carenze per quanto riguarda la sicurezza, formula la proposta
di divieto di costruzione, entro quattro mesi dal ricevimento del
rapporto preliminare di sicurezza, fatte salve le sospensioni
necessarie all’acquisizione di informazioni supplementari, non
superiori comunque a due mesi. A seguito del rilascio del nulla-
osta di fattibilità il gestore trasmette al Comitato il rapporto
definitivo di sicurezza relativo al progetto particolareggiato. Il
Comitato, esaminato il rapporto definitivo di sicurezza, esprime il
parere tecnico conclusivo entro quattro mesi dal ricevimento del
rapporto di sicurezza, comprensivo dei necessari sopralluoghi ed
ispezioni. Nell’atto che conclude l’istruttoria vengono indicate le
valutazioni tecniche finali, le proposte di eventuali prescrizioni
integrative e, qualora le misure che il gestore intende adottare
per la prevenzione e la riduzione di incidenti rilevanti risultino
nettamente inadeguate ovvero non siano state fornite le
informazioni richieste, viene eventualmente previsto il divieto di
inizio di attività.

4. Gli atti adottati dal Comitato ai sensi dei commi 2 e 3 vengono
trasmessi al Ministero dell’ambiente, al Ministero dell’interno,
alla regione, al prefetto, al sindaco, nonché, per l’applicazione
della normativa antincendi, al Comando provinciale dei Vigili del
fuoco competente per territorio.

5. Il gestore dello stabilimento partecipa, anche a mezzo di un
tecnico di sua fiducia, all’istruttoria tecnica prevista dal
presente decreto. La partecipazione può avvenire attraverso
l’accesso agli atti del procedimento, la presentazione di eventuali
osservazioni scritte e documentazioni integrative, la presenza in
caso di ispezioni o sopralluoghi nello stabilimento. Qualora
ritenuto necessario dal Comitato, il gestore può essere chiamato a
partecipare alle riunioni del Comitato stesso.

Art. 22 – Informazioni sulle misure di sicurezza

1. Le informazioni e i dati relativi agli stabilimenti raccolti
dalle autorità pubbliche in applicazione del presente decreto
possono essere utilizzati solo per gli scopi per i quali sono stati
richiesti.

2. La regione provvede affinché il rapporto di sicurezza, di cui
all’articolo 8 e lo studio di sicurezza integrato di cui
all’articolo 13, comma 1, lettera b), numero 2), siano accessibili
alla popolazione interessata. Il gestore può chiedere alla regione
di non diffondere le parti del rapporto che contengono informazioni
riservate di carattere industriale, commerciale o personale o che
si riferiscono alla pubblica sicurezza o alla difesa nazionale. In
tali casi la regione mette a disposizione della popolazione la
versione del rapporto di sicurezza di cui all’articolo 8, comma 10.

3. E’ vietata la diffusione dei dati e delle informazioni
riservate, di cui al comma 2, da parte di chiunque ne venga a
conoscenza per motivi attinenti al suo ufficio.

4. Il comune, ove è localizzato lo stabilimento soggetto a notifica
porta tempestivamente a conoscenza della popolazione le
informazioni fornite dal gestore ai sensi dell’articolo 6, comma 5,
eventualmente rese maggiormente comprensibili, fermo restando che
tali informazioni dovranno includere almeno i contenuti minimi
riportati nelle sezioni 1, 2, 3, 4, 5, 6, e 7 della scheda
informativa di cui all’allegato V.

5. Le notizie di cui al comma 4 sono pubblicate ad intervalli
regolari e, per gli stabilimenti di cui all’articolo 8, devono
essere aggiornate dal sindaco sulla base dei provvedimenti di cui
all’articolo 21.

6. Le informazioni sulle misure di sicurezza da adottare e sulle
norme di comportamento da osservare in caso di incidente sono
comunque fornite dal comune alle persone che possono essere
coinvolte in caso di incidente rilevante verificatosi in uno degli
stabilimenti soggetti al presente decreto. Tali informazioni sono
riesaminate ogni tre anni e, se del caso, ridiffuse e aggiornate
almeno ogni volta che intervenga una modifica in conformità
all’articolo 10. Esse devono essere permanentemente a disposizione
del pubblico. L’intervallo massimo di ridiffusione delle
informazioni alla popolazione non può, in nessun caso, essere
superiore a cinque anni.

Art. 23 – Consultazione della popolazione

1. La popolazione interessata deve essere messa in grado di
esprimere il proprio parere nei casi di:

a) elaborazione dei progetti relativi a nuovi stabilimenti di cui
all’articolo 9;

b) modifiche di cui all’articolo 10, quando tali modifiche sono
soggette alle disposizioni in materia di pianificazione del
territorio prevista dal presente decreto;

c) creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli
stabilimenti esistenti.

2. Il parere di cui al comma 1 è espresso nell’ambito del
procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del
procedimento di valutazionedi impatto ambientale con le modalità
stabilite dalle regioni o dal Ministro dell’ambiente, secondo le
rispettive competenze, che possono prevedere la possibilità di
utilizzare la conferenza di servizi con la partecipazione dei
rappresentanti istituzionali, delle imprese, dei lavoratori e della
società civile, qualora si ravvisi la necessità di comporre
conflitti in ordine alla costruzione di nuovi stabilimenti, alla
delocalizzazione di impianti nonché alla urbanizzazione del
territorio.

Art. 24 – Accadimento di incidente rilevante

1. Al verificarsi di un incidente rilevante, il gestore è tenuto a:

a) adottare le misure previste dal piano di emergenza di cui
all’articolo 11;

b) informare il prefetto, il sindaco, il comando provinciale dei
Vigili del fuoco, il presidente della giunta regionale e il
presidente dell’amministrazione provinciale comunicando, non appena
ne venga a conoscenza:

1) le circostanze dell’incidente;

2) le sostanze pericolose presenti;

3) i dati disponibili per valutare le conseguenze dell’incidente
per l’uomo e per l’ambiente;

4) le misure di emergenza adottate;

5) le informazioni sulle misure previste per limitare gli effetti
dell’incidente a medio e lungo termine ed evitare che esso si
riproduca;

c) aggiornare le informazioni fornite, qualora da indagini più
approfondite emergessero nuovi elementi che modificano le
precedenti informazioni o le conclusioni tratte.

2. Il prefetto informa immediatamente i Ministri dell’ambiente,
dell’interno e il Dipartimento della protezione civile nonché i
prefetti delle province limitrofe che potrebbero essere interessate
dagli effetti dell’evento e dispone per l’attuazione del piano di
emergenza esterna; le spese relative agli interventi effettuati
sono poste a carico del gestore, anche in via di rivalsa, e sono
fatte salve le misure assicurative stipulate.

3. Il Ministro dell’ambiente, non appena possibile, predispone un
sopralluogo ai fini della comunicazione alla Commissione europea
delle informazioni di cui all’articolo 15, comma 3, lettera b).

Art. 25 – Misure di controllo

1. Le misure di controllo, effettuate ai fini dell’applicazione del
presente decreto, sulla base delle disponibilità finanziarie
previste dalla legislazione vigente, oltre a quelle espletate dal
Comitato nell’ambito delle procedure di cui all’articolo 21,
consistono in verifiche ispettive al fine di accertare adeguatezza
della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti posta in
atto dal gestore e dei relativi sistemi di gestione della
sicurezza.

2. Le verifiche ispettive di cui al comma 1 sono effettuate, sulla
base delle disponibilità finanziarie previste dalla legislazione
vigente, dalla regione; in attesa dell’attuazione del procedimento
previsto dall’articolo 72 del decreto legislativo n. 112 del 1998,
quelle relative agli stabilimenti di cui all’articolo 8 sono
disposte ai sensi del decreto del Ministro dell’ambiente 5 novembre
1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio
1998.

3. Le verifiche ispettive di cui al comma 1 sono svolte sulla base
dei criteri stabiliti con decreto del Ministro dell’ambiente, di
concerto con i Ministri dell’interno, della sanità e
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con la
Conferenza Stato-regioni, da emanarsi entro un anno dalla data di
entrata in vigore del presente decreto e sono effettuate
indipendentemente dal ricevimento del rapporto di sicurezza o di
altri rapporti e devono essere concepite in modo da consentire un
esame pianificato e sistematico dei sistemi tecnici, organizzativi
e di gestione applicati nello stabilimento.

4. Il sistema delle misure di controllo di cui al presente articolo
comporta che:

a) tutti gli stabilimenti sono sottoposti a un programma di
controllo con una periodicità stabilita in base a una valutazione
sistematica dei pericoli associati agli incidenti rilevanti in uno
specifico stabilimento e almeno annualmente per gli stabilimenti
soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza di cui
all’articolo 8;

b) dopo ogni controllo deve essere redatta una relazione e data
notizia al Ministero dell’ambiente;

c) i risultati dei controlli possono essere valutati in
collaborazione con la direzione dello stabilimento entro un termine
stabilito dall’autorità di controllo.

5. Il personale che effettua il controllo può chiedere al gestore
tutte le informazioni supplementari che servono per effettuare
un’adeguata valutazione della possibilità di incidenti rilevanti,
per stabilire le probabilità o l’entità dell’aggravarsi delle
conseguenze di un incidente rilevante, anche al fine della
predisposizione del piano di emergenza esterno.

6. Ferme restando le misure di controllo di cui al comma 1, il
Ministero dell’ambiente può disporre ispezioni negli stabilimenti
di cui all’articolo 2, comma 1, ai sensi del citato decreto del 5
novembre 1997, usufruendo delle disponibilità finanziarie previste
dalla legislazione vigente.

Art. 26 – Procedure semplificate

1. Fino all’attuazione dell’articolo 72 del citato decreto
legislativo n. 112 del 1998, per gli stabilimenti soggetti alla
presentazione del rapporto di sicurezza di cui all’articolo 8 e per
quelli interessati alle modifiche con aggravio del rischio di
incidente rilevante di cui all’articolo 10, la documentazione
tecnica presentata per l’espletamento della procedura di cui
all’articolo 21 viene esaminata dal Comitato, le cui conclusioni
vengono acquisite dal Comando provinciale dei Vigili del fuoco
competente per territorio ai fini del rilascio del certificato di
prevenzione incendi di cui all’articolo 17 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577.

2. Con decreto del Ministro dell’interno, da emanarsi entro tre
mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono
stabilite le procedure semplificate di prevenzione incendi per gli
stabilimenti di cui al comma 1; fino all’emanazione di tale decreto
si applicano, in quanto compatibili, le procedure di cui al decreto
del Ministro dell’interno 30 aprile 1998, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 114 del 19 maggio 1998.

3. Gli atti conclusivi dei procedimenti di valutazione del rapporto
di sicurezza sono trasmessi dall’autorità di cui all’articolo 21,
comma 1, agli organi competenti perché ne tengano conto, in
particolare, nell’ambito delle procedure relative alle istruttorie
tecniche previste:

a) dalla legge 8 luglio 1986, n. 349, dalla legge 28 febbraio 1992,
n. 220, e dalle leggi regionali in materia di valutazione di
impatto ambientale;

b) dal regio decreto legge 2 novembre 1933, n. 1741, convertito
dalla legge 8 febbraio 1934, n. 367, e decreto del Presidente della
Repubblica 18 aprile 1994, n. 420;

c) dall’articolo 47 decreto del Presidente della Repubblica 15
febbraio 1952, n. 328;

d) dal regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, e dal regio decreto 18
giugno 1931, n. 773,

e) dall’articolo 48, del decreto del Presidente della Repubblica 19
marzo 1956, n. 303;

f) dall’ articolo 216 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265;

g) dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive
modificazioni e integrazioni;

h) dalla legge 28 gennaio 1977, n. 10.

Capo V – Sanzioni, disposizioni transitorie e abrogazioni

Art. 27 – Sanzioni

1. Il gestore che omette di presentare la notifica di cui
all’articolo 6, comma 1, o il rapporto di sicurezza di cui
all’articolo 8 o di redigere il documento di cui all’articolo 7
entro i termini previsti, è punito con l’arresto fino ad un anno.

2. Il gestore che omette di presentare la scheda informativa di cui
all’articolo 6, comma 5, è punito con l’arresto fino a tre mesi.

3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il gestore che
non pone in essere le prescrizioni indicate nel rapporto di
sicurezza o nelle eventuali misure integrative prescritte
dall’autorità competente o che non adempie agli obblighi previsti
dall’articolo 24, comma 1, per il caso di accadimento di incidente
rilevante, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni.

4. Fatti salvi i casi di responsabilità penale, qualora si accerti
che non sia stato presentato il rapporto di sicurezza o che non
siano rispettate le misure di sicurezza previste nel rapporto o le
misure integrative indicate dall’autorità competente, l’autorità
preposta al controllo diffida il gestore ad adottare le necessarie
misure, dandogli un termine non superiore a sessanta giorni,
prorogabile in caso di giustificati, comprovati motivi. In caso di
mancata ottemperanza è ordinata la sospensione dell’attività per il
tempo necessario all’adeguamento degli impianti alle prescrizioni
indicate e, comunque, per un periodo non superiore a sei mesi. Ove
il gestore, anche dopo il periodo di sospensione, continui a non
adeguarsi alle prescrizioni indicate l’autorità preposta al
controllo ordina la chiusura dello stabilimento o, ove possibile,
di un singolo impianto di una parte di esso.

5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il gestore che
non attua il sistema di gestione di cui all’articolo 7, comma 2, è
punito con l’arresto da tre mesi ad un anno.

6. Il gestore che non aggiorna, in conformità all’articolo 10, il
rapporto di sicurezza di cui all’articolo 8 o il documento di cui
all’articolo 7, comma 1, è punito con l’arresto fino a tre mesi.

7. Il gestore che non effettua gli adempimenti di cui all’ articolo
5, comma 3, all’articolo 11, all’articolo 12, comma 2, e
all’articolo 14, comma 5, è tenuto al pagamento della sanzione
amministrativa pecuniaria da lire trenta milioni a lire centottanta
milioni.

8. Alla violazione di cui all’articolo 22, comma 3, si applica la
pena prevista dall’articolo 623 del Codice penale.

Art. 28 – Norme transitorie

1. Per gli stabilimenti già autorizzati in base alla previgente
normativa e per i quali, alla data di entrata in vigore del
presente decreto, non sia stata ultimata la costruzione, la
notifica di cui all’articolo 6, comma 1, deve essere trasmessa
centoventi giorni prima dell’inizio dell’attività.

2. Fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 25, comma 3,
le misure di controllo di cui all’articolo 25 sono effettuate
conformemente a quanto previsto dalle norme tecniche in materia
riconosciute a livello nazionale ed internazionale.

3. Fino all’emanazione dei decreti di cui all’articolo 8, comma 4,
il rapporto di sicurezza deve essere redatto in conformità alle
indicazioni di cui al citato decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri in data 31 marzo 1989, integrato con gli ulteriori
elementi di cui all’allegato II. Per i nuovi stabilimenti o per le
modifiche di stabilimenti esistenti, di cui all’articolo 10, fino
all’emanazione dei decreti di cui all’articolo 8, comma 4, il
rapporto di sicurezza deve essere formulato secondo le
specificazioni contenute al punto 5 dell’allegato A al decreto del
Ministro dell’interno 2 agosto 1984, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 246 del 6 settembre 1984, e secondo la struttura di
cui all’allegato I al decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri in data 31 marzo 1989, utilizzando la corrispondenza
riportata nell’appendice allo stesso allegato, e integrato con gli
ulteriori elementi di cui all’allegato II.

4. Fino all’emanazione del decreto di cui all’articolo 10, si
applicano i criteri stabiliti nell’allegato al decreto del Ministro
dell’ambiente del 13 maggio 1996.

Art. 29 – Norme di salvaguardia

1. Dall’attuazione del presente decreto non debbono derivare
maggiori oneri o minori entrate a carico del bilancio dello Stato
e, in relazione alle previste istruttorie e controlli, i relativi
oneri sono posti a carico dei soggetti gestori.

2. Con decreto del Ministro dell’ambiente di concerto con il
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato e con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
sono disciplinate le modalità, anche contabili, e le tariffe da
applicare in relazione alle istruttorie ed ai controlli previsti
dal presente decreto.

3. Per le istruttorie ed i controlli di competenza delle regioni e
degli enti locali, le somme derivanti dalle tariffe di cui al comma
2 sono versate all’entrata dei rispettivi bilanci per essere
riassegnate ai pertinenti capitoli di spesa.

4. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio, ai fini della riassegnazione
delle somme di cui alle tariffe del comma 2 alle apposite unità
previsionali di base relative ai controlli e alle istruttorie dei
Ministeri interessati.

Art. 30 – Abrogazione di norme

1. A partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
sono abrogate le disposizioni incompatibili con il presente decreto
ed, in particolare:

a) il decreto del Presidente della Repubblica 18 maggio 1988
[(N.d.R.: si ritiene che la data corretta sia 17 maggio 1988)], n.
175, ad eccezione dell’articolo 20;

b) l’articolo 1, comma 1, lettera b), e commi 7 e 8, della legge 19
maggio 1997, n. 137.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di
farlo osservare.

ALLEGATO A

(articolo 5, comma 2)

1 – Stabilimenti per la produzione, la trasformazione o il
trattamento di sostanze chimiche organiche o inorganiche in cui
vengono a tal fine utilizzati, tra l’altro, i seguenti
procedimenti:

alchilazione

amminazione con ammoniaca

carbonilazione

condensazione

deidrogenazione

esterificazione

alogenazione e produzione di alogeni

idrogenazione

idrolisi

ossidazione

polimerizzazione

solfonazione

desolfonazione, fabbricazione e trasformazione di derivati
solforati

nitrazione e fabbricazione di derivati azotati

fabbricazione di derivati fosforati

formulazione di antiparassitari e di prodotti farmaceutici

distillazione

estrazione

solubilizzazione

miscelazione

2 – Stabilimenti per la distillazione o raffinazione, ovvero altre
successive trasformazioni del petrolio o dei prodotti petroliferi.

3 – Stabilimenti destinati all’eliminazione totale o parziale di
sostanze solide o liquide mediante combustione o decomposizione
chimica.

4 – Stabilimenti per la produzione, la trasformazione o il
trattamento di gas energetici, per esempio gas di petrolio
liquefatto, gas naturale liquefatto e gas naturale di sintesi.

5 – Stabilimenti per la distillazione a secco di carbon fossile e
lignite.

6 – Stabilimenti per la produzione di metalli o metalloidi per via
umida o mediante energia elettrica.

ALLEGATO B

(articolo 5, comma 3)

1 – Stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose del tipo:

molto tossiche

tossiche

infiammabili

facilmente infiammabili

capaci di esplodere

comburenti

cancerogene, limitatamente a quelle classificate contemporaneamente
come cancerogene e molto tossiche o cancerogene e tossiche.

2 – Le categorie di sostanze di cui al punto 1 sono quelle
individuate, in relazione alla corrispondenti frasi di rischio, dal
decreto del Ministro della sanità 28 gennaio 1992, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 50 del 29 febbraio
1992 e dal decreto del Ministro della sanità 16 febbraio 1993,
pubblicato nel supplemento ordinario nella Gazzetta Ufficiale n.
116 del 20 maggio 1993.

3 – I valori di soglia per le sostanze di cui al punto 1 sono
quelli già individuati ai sensi dell’articolo 6 del decreto del
Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive
modifiche e del decreto del Ministro dell’ Ambiente 1 febbraio
1996, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 52 del 2 marzo 1996.

ALLEGATI

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