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Regolamento recante norme di organizzazione del Ministero della pubbli...

Regolamento recante norme di organizzazione del Ministero della pubblica istruzione.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l’articolo 87 della Costituzione;
Visto l’articolo 17, commi 2 e 4-bis, della legge 23 agosto 1988,
n. 400, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e in
particolare l’articolo 75;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, ed in particolare gli articoli
1, comma 3, lettera q), 19 e 21;
Visto l’articolo 137 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
Visto il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30
luglio 1996, pubblicato nel supplemento ordinario n. 18 alla
Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 23 del 29 gennaio 1997
concernente le dotazioni organiche del Ministero della pubblica
istruzione;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 17 marzo 2000;
Sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi, nell’adunanza del 3 aprile 2000;
Acquisiti i pareti delle competenti commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 14 luglio 2000;
Viste le osservazioni al decreto del Presidente della Repubblica 28
luglio 2000, concernente il regolamento di organizzazione del
Ministero della pubblica istruzione, formulate dalla Corte dei
conti con note in data 6 settembre 2000, e in data 12 ottobre 2000;
Ritenuto di dover aderire ai rilievi della Corte dei conti e
conseguentemente di dover modificare il testo del predetto decreto;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adotata nella
riunione del 27 ottobre 2000;
Sulla proposta del Ministro della pubblica istruzione, di concerto
con i Ministri della funzione pubblica e del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica;
E m a n a
il seguente regolamento:
Art. 1.
Articolazione del Ministero
1. Il Ministero della pubblica istruzione, di seguito denominato
“Ministero”, e’ articolato, a livello centrale, in due dipartimenti
e tre servizi di livello dirigenziale generale a norma
dell’articolo 75 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
2. I dipartimenti assumono rispettivamente la denominazione di
Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione e di Dipartimento per
i servizi nel territorio. Nell’ambito dei predetti Dipartimenti
sono individuati gli uffici di livello dirigenziale generale di cui
agli articoli 3 e 4.
3. I servizi assumono la denominazione di servizio per gli affari
economico-finanziari, servizio per l’automazione informatica e
l’innovazione tecnologica e servizio per la comunicazione.
4. Il Ministero e’ articolato, a livello periferico, in uffici
scolastici regionali di livello dirigenziale generale, uno per
ciascuna regione. Tali uffici, a norma dell’articolo 6, comma 2, si
organizzano per funzioni e, sul territorio provinciale, per servizi
di consulenza e supporto alle istituzioni scolastiche.
5. Con decreti ministeriali di natura non regolamentare, adottati a
norma dell’articolo 17, comma 4-bis, lettera e) della legge 23
agosto 1988, n. 400 e successive modificazioni, sono individuati
gli uffici di livello dirigenziale non generale e i loro compiti.
6. Ciascun Dipartimento, servizio e ufficio scolastico regionale
provede alla gestione del personale del Ministero assegnato e in
particolare alla gestione della mobilita’ interna e della
formazione specialistica per l’esercizio delle funzioni di
competenza, nel rispetto delle norme dei contratti collettivi in
vigore.
7. Sui provvedimenti di attuazione del presente regolamento aventi
riflessi sull’organizzazione e sul rapporto di lavoro sono sentite,
a norma dell’articolo 19 della legge 15 marzo 1997, n. 59, le
organizzazioni sindacali aventi titolo a partecipare alla
contrattazione.
8. Al conferimento degli incarichi di direzione degli uffici
dirigenziali si provvede con le modalita’ previste dall’articolo 19
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni.
Art. 2.
Attribuzioni dei capi dei Dipartimenti
1. I capi dei Dipartimenti svolgono compiti di coordinamento,
direzione e controllo degli uffici compresi nel dipartimento al
fine di assicurare la continuita’ delle funzioni
dell’amministrazione e sono responsabili, ai sensi dell’articolo 21
del decreto legislativo n. 29 del 1993, dei risultati
complessivamente raggiunti in attuazione degli indirizzi del
Ministro.
2. Dal capo del Dipartimento dipendono funzionalmente gli uffici di
livello dirigenziale generale compresi nel dipartimento stesso. Il
capo del Dipartimento puo’ promuovere progetti che coinvolgono le
competenze di piu’ uffici dirigenziali generali compresi nel
dipartimento, affidandone il coordinamento ad uno dei dirigenti
preposti a tali uffici.
3. Il capo del Dipartimento svolge le funzioni di cui all’articolo
5, comma 5, del decreto legislativo n. 300 del 1999 a mezzo di
uffici posti alle sue dirette dipendenze.
Art. 3.
Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione
1. Il Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione comprende i
seguenti uffici di livello dirigenziale generale:
a) Direzione generale per gli ordinamenti scolastici;
b) Direzione generale per la formazione l’aggiornamento del
personale della scuola;
c) Direzione generale per le relazioni internazionali.
2. La Direzione generale per gli ordinamenti scolastici svolge, in
particolare, i compiti relativi agli ordinamenti, ai curricoli e ai
programmi scolastici; alla definizione delle classi di concorso e
dei programmi delle prove concorsuali del personale della scuola;
alla ricerca e all’innovazione nei diversi gradi e settori
dell’istruzione, avvalendosi a tal fine della collaborazione
dell’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la
ricerca educativa; alla materia degli esami, delle certificazioni e
del riconoscimento di titoli di studio stranieri;
all’individuazione delle priorita’ in materia di valutazione e alla
promozione di appositi progetti, alla vigilanza sull’Istituto
nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e
sull’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la
ricerca educativa. La Direzione generale per la formazione e
aggiornamento del personale della scuola provvede, in particolare,
alla definizione degli indirizzi generali nelle materie di
competenza. La Direzione generale per le relazioni internazionali
cura, coordinandosi con i competenti uffici del Dipartimento per i
servizi nel territorio, le relazioni internazionali, inclusa la
collaborazione con l’Unione europea e con gli organismi
internazionali.
3. Il Dipartimento fornisce le linee di indirizzo generale, nelle
materie di propria competenza, agli uffici scolastici regionali e
ne verifica la coerenza di attuazione.
4. Nell’ambito del Dipartimento e’ istituito il servizio di
segreteria del Consiglio superiore della pubblica istruzione.
Art. 4.
Dipartimento per i servizi nel territorio
1. Il Dipartimento per i servizi nel territorio comprende i
seguenti uffici di livello dirigenziale generale:
a) Direzione generale per l’organizzazione dei servizi nel
territorio;
b) Direzione generale per l’istruzione post-secondaria e degli
adulti e per i percorsi integrati;
c) Direzione generale del personale della scuola e
dell’amministrazione;
d) Direzione generale per lo status dello studente, per le
politiche giovanili e per le attivita’ motorie.
2. La Direzione generale per l’organizzazione dei servizi nel
territorio svolge, in particolare, i compiti relativi: alla
definizione degli indirizzi per l’organizzazione dei servizi nel
territorio e per la valutazione della loro efficienza, al fine di
garantire il coordinamento dell’organizzazione e l’uniformita’ dei
relativi livelli in tutto il territorio nazionale; ai servizi per
l’integrazione degli studenti in situazione di handicap e per
l’accoglienza e integrazione degli studenti immigrati; agli
indirizzi in materia di vigilanza sulle scuole e corsi di
istruzione non statale e sulle scuole straniere in Italia; alla
vigilanza sull’Agenzia per la formazione e l’istruzione
professionale di cui all’articolo 88 del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 300, e sulla Fondazione museo nazionale della
scienza e della tecnologia “Leonardo da Vinci” di cui all’articolo
4 del decreto legislativo 20 luglio 1999, n. 258, alla vigilanza o
sorveglianza di cui all’articolo 605, commi 2 e 3, del testo unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nei
confronti degli altri enti ivi previsti; ai problemi generali del
territorio, nel rispetto delle competenze delle regioni,
segnatamente quelli relativi al diritto allo studio, al
dimensionamento delle istituzioni scolastiche, alla distribuzione
territoriale delle scuole e degli indirizzi di studio, all’edilizia
scolastica. La Direzione generale per l’istruzione post-secondaria
e degli adulti e per i percorsi integrati, fatte comunque salve le
competenze delle regioni, svolge le funzioni dell’amministrazione
della pubblica istruzione in materia di percorsi integrati di
istruzione e formazione; educazione ed istruzione permanente degli
adulti; istruzione superiore non universitaria, ivi compresa
l’istruzione e formazione tecnica superiore. La Direzione generale
per lo status dello studente, per le politiche giovanili e per le
attivita’ motorie svolge, in particolare, i compiti relativi:
alla materia dello status dello studente; agli indirizzi e alle
strategie nazionali in materia di rapporti della scuola con lo
sport;
alle strategie sulle attivita’ e sull’associazionismo degli
studenti e sulle politiche sociali in favore dei giovani; al
supporto dell’attivita’ della conferenza nazionale dei presidenti
delle consulte provinciali degli studenti; ai rapporti con le
associazioni dei genitori e al supporto della loro attivita’. La
Direzione generale del personale della scuola e
dell’amministrazione svolge, in particolare, i compiti relativi:
alla definizione degli indirizzi generali e alla disciplina
giuridica ed economica del rapporto di lavoro e di nuovi modelli di
prestazione del servizio del personale scolastico e, d’intesa con
il Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione, alla relativa
contrattazione; all’attuazione delle direttive del Ministro in
materia di politiche del personale amministrativo e tecnico del
Ministero, nonche’ al reclutamento, alla formazione generale, alle
relazioni sindacali, alla contrattazione e alla mobilita’.
3. Il Dipartimento, per la parte afferente ai rapporti
internazionali, nelle matene di propria competenza collabora con il
Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione. Al Dipartimento e’
affidata l’organizzazione del servizio del contenzioso, per
l’assolvimento delle funzioni strumentali comuni ai dipartimenti e
ai servizi dell’amministrazione centrale e per la formulazione
degli indirizzi in materia all’amministrazione periferica. Il
Dipartimento fornisce le linee di indirizzo generale, nelle materie
di propria competenza, agli uffici regionali scolastici e ne
verifica la coerenza di attuazione.
Art. 5.
S e r v i z i
1. I servizi sono uffici di livello dirigenziale generale non
equiparati ad uffici dirigenziali dipartimentali, per l’esercizio
di funzioni strumentali di interesse comune ai dipartimenti e agli
uffici scolastici regionali. Essi si articolano in uffici di
livello dirigenziale non generale. I servizi forniscono il supporto
necessario nei tempi utili per l’efficace esercizio dell’azione
amministrativa, secondo le direttive generali del Ministro e quelle
dei Capi dei Dipartimenti.
2. Il servizio per gli affari economico-finanziari svolge attivita’
di consulenza ed assistenza tecnica sulle materie giuridico-
contabili di competenza dei diversi uffici centrali e periferici;
anche sulla base dei dati forniti dagli uffici competenti,
predispone le relazioni tecniche sui provvedimenti normativi;
avvalendosi dei dati forniti dai Dipartimenti, dagli altri servizi
e dagli uffici scolastici regionali, rileva il fabbisogno
finanziario del Ministero della pubblica istruzione. Sulla base
delle direttive del Ministro, cura la redazione del bilancio, le
operazioni di variazione ed assestamento, la redazione delle
proposte per la legge finanziaria, l’attivita’ di rendicontazione
al Parlamento ed agli organi di controllo; predispone i programmi
di ripartizione delle risorse finanziarie rinvenienti da leggi,
fondi e provvedimenti che le destinano ad obiettivi comuni dei
Dipartimenti, dei servizi e degli uffici; predispone gli atti
connessi con l’assegnazione delle risorse finanziarie ai vari
centri di responsabilita’ ed ai centri di costo;
attende ai servizi generali dell’amministrazione centrale; coordina
i programmi di acquisizione delle risorse finanziarie, in relazione
alle diverse fonti di finanziamento; monitora e analizza i flussi
finanziari; cura la gestione amministrativa e contabile delle
attivita’ strumentali, contrattuali e convenzionali di carattere
generale e comune agli uffici dell’amministrazione centrale; da’
consulenza legale all’amministrazione periferica in materia
contrattuale, previa intesa con i competenti uffici e fatte salve
le competenze in materia spettanti al servizio di cui al comma 3;
fornisce le indicazioni necessarie per la gestione amministrativa e
contabile delle istituzioni scolastiche.
3. Il servizio per l’automazione informatica e l’innovazione
tecnologica cura i rapporti con gli aggiudicatari delle gare per la
fornitura dei servizi concernenti il sistema informativo vigilando
sull’applicazione dei contratti; cura i rapporti con i
dipartimenti, gli altri servizi e gli uffici scolastici regionali
per l’utilizzazione del sistema informativo e lo sviluppo di nuove
procedure; pianifica le attivita’ del sistema informativo con
riferimento alle applicazioni e agli sviluppi del sistema stesso;
fornisce le necessarie elaborazioni statistiche; formula piani per
le politiche di innovazione tecnologica; provvede alla definizione
di standard tecnologici e alla consulenza alla scuole in materia di
strutture tecnologiche; conduce studi e sperimentazioni di nuove
soluzioni tecnologiche; provvede alla creazione di infrastrutture
di supporto ai servizi in rete, anche in collaborazione con enti e
soggetti esterni. Presso il servizio e’ allocato l’ufficio di
statistica istituito presso il Ministero a norma dell’articolo 3
del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322; tale ufficio,
avvalendosi anche degli apporti del sistema informativo,
costituisce una struttura di servizio per tutte le articolazioni
organizzative del Ministero.
4. Il servizio per la comunicazione coordina la comunicazione
istituzionale anche con riguardo agli strumenti multimediali e alla
rete Intranet; coordina il sito Web dell’amministrazione; promuove
attivita’ e convenzioni editoriali, pubblicitarie e campagne di
comunicazione; analizza le domande di servizi e prestazioni
attinenti l’informazione e la sua divulgazione; promuove
monitoraggi e indagini demoscopiche; e’ responsabile dell’ufficio
relazioni col pubblico a livello centrale e coordina e indirizza
l’attivita’ degli uffici relazioni col pubblico a livello
periferico; cura i rapporti con il Dipartimento informazione ed
editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Art. 6.
Uffici scolastici regionali
1. In ciascun capoluogo di regione e’ istituito l’ufficio
scolastico regionale, di livello dirigenziale generale, che
costituisce un autonomo centro di responsabilita’ amministrativa,
al quale sono assegnate tutte le funzioni gia’ spettanti agli
uffici periferici dell’amministrazione della pubblica istruzione a
norma della vigente legislazione. Esso assorbe gli uffici
scolastici regionali di cui all’articolo 613 del testo unico
approvato con decreto legislativo n. 297 del 1994, che sono
soppressi alla data di entrata in vigore del presente regolamento,
ed esercita le funzioni non trasferite alle istituzioni scolastiche
o non riservate all’amministrazione centrale dal presente
regolamento, o non conferite alle regioni e agli enti locali.
2. L’ufficio scolastico regionale, sentita la regione, si articola
per funzioni e sul territorio; a tale fine sono istituiti, a
livello provinciale, con possibilita’ di articolazione a livello
subprovinciale, servizi di consulenza e supporto alle istituzioni
scolastiche, anche per funzioni specifiche.
3. L’ufficio scolastico regionale svolge le sue funzioni in
raccordo con i dipartimenti e con i servizi centrali. Esso vigila
sull’attuazione degli ordinamenti scolastici, sui livelli di
efficacia dell’attivita’ formativa e sull’osservanza degli standard
programmati, promuove la ricognizione delle esigenze formative e lo
sviluppo della relativa offerta sul territorio in collaborazione
con la regione e gli enti locali; cura l’attuazione delle politiche
nazionali per gli studenti, formula al servizio per gli affari
economico-finanziari e ai dipartimenti le proprie proposte per
l’assegnazione delle risorse finanziarie e di personale; provvede
alla costituzione della segreteria del consiglio regionale
dell’istruzione a norma dell’articolo 4 del decreto legislativo 30
giugno 1999, n. 233; cura i rapporti con l’amministrazione
regionale e con gli enti locali, per quanto di competenza statale e
nel rispetto comunque dell’autonomia delle istituzioni scolastiche,
relativamente all’offerta formativa integrata, all’educazione degli
adulti; esercita la vigilanza sulle scuole e corsi di istruzione
non statali e sulle scuole straniere in Italia; fornisce assistenza
e supporto alle istituzioni scolastiche e vigila sul loro
funzionamento nel rispetto dell’autonomia ad esse riconosciuta;
assegna alle istituzioni scolastiche le risorse finanziarie;
assegna alle istituzioni scolastiche le risorse di personale ed
esercita tutte le competenze in materia, ivi comprese quelle
attinenti alle relazioni sindacali, non attribuite alle istituzioni
scolastiche o non riservate all’amministrazione centrale; assicura,
con i modi e gli strumenti piu’ opportuni, la diffusione delle
informazioni. Il dirigente preposto all’ufficio scolastico
regionale, in particolare, stipula i contratti individuali con i
dirigenti scolastici ed emette i relativi atti di incarico.
Nell’esercizio dei propri compiti il dirigente dell’ufficio
regionale si avvale dei servizi funzionali e territoriali, nonche’
dell’Istituto regionale di ricerca educativa.
4. Presso ciascun ufficio scolastico regionale e’ costituito
l’organo collegiale di cui all’articolo 75, comma 3, del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Esso e’ cosi’ composto: il
dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale, che lo
presiede;
tre rappresentanti dello Stato, di cui due scelti dal predetto
dirigente tra il personale della scuola; due rappresentanti della
regione; due rappresentanti degli enti locali territoriali
designati, rispettivamente, dalle corrispondenti articolazioni
regionali dell’Unione delle province d’Italia (UPI) e
dell’Associazione nazionale dei comuni d’Italia (ANCI). Il predetto
organo collegiale si dota di un regolamento interno di
organizzazione, sulla base degli indirizzi concordati in sede di
Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, nel rispetto delle competenze definite
dalle leggi statali e regionali.
5. La proposta di cui all’articolo 5, comma 5, lettera g) del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nei confronti dei
dirigenti preposti agli uffici scolastici regionali e’ formulata
dal capo del Dipartimento del territorio, sentito il capo del
Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione.
6. Nella regione Valle d’Aosta e nelle province autonome di Trento
e di Bolzano seguitano ad applicarsi, per quanto concerne
l’organizzazione dell’amministrazione scolastica, le disposizioni
previste dai rispettivi statuti e relative norme di attuazione o in
base ad essi adottate. Nella regione siciliana seguita ad
applicarsi l’articolo 9 delle norme di attuazione adottate con
decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 1985, n. 246.
7. Il dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale, con
proprio atto da adottarsi entro novanta giorni dall’adozione del
decreto di cui all’articolo 1, comma 5, determina l’articolazione
dell’ufficio scolastico regionale ai sensi del comma 2 del presente
articolo, nonche’ la decorrenza del passaggio delle competenze ai
nuovi uffici. Da tale data sono soppressi i provveditorati agli
stadi e il relativo personale e’ assegnato alle nuove funzioni.
Art. 7.
Conferenza permanente dei dirigenti generali
1. I capi dei Dipartimenti, i dirigenti generali del Ministero
preposti agli uffici di livello dirigenziale generale compresi nei
Dipartimenti, ai servizi e agli uffici scolastici periferici si
riuniscono in Conferenza per trattare le questioni attinenti al
coordinamento dell’attivita’ dei rispettivi uffici. La conferenza
e’ presieduta, a turno, dai capi dei Dipartimenti, che provvedono a
convocarla periodicamente, almeno ogni tre mesi.
2. Il Ministro e il Capo di Gabinetto possono partecipare alle
sedute della Conferenza, qualora lo ritengano opportuno.
3. Il servizio di segreteria necessario per i lavori della
Conferenza e’ assicurato dall’ufficio di Gabinetto.
Art. 8.
Ruolo del personale e dotazione organica
1. La dotazione organica del personale dell’amministrazione della
pubblica istruzione e’ rideterminata, nei limiti della spesa per le
dotazioni organiche di personale previste dal decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri in data 30 luglio 1996, a
norma dell’articolo 75, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 300, come segue:
a) relativamente al personale dirigenziale da preporre ai
dipartimenti, la dotazione organica e’ determinata nel numero di 2
unita’;
b) relativamente al personale dirigenziale da preporre agli uffici
di livello dirigenziale generale, la dotazione organica e’
rideterminata nel numero di 28 unita’;
c) relativamente al restante personale con qualifica dirigenziale,
la dotazione organica e’ ridotta, complessivamente, a 767 unita’;
d) relativamente alle unita’ di personale non dirigenziale, la
dotazione organica e’ rideterminata secondo le allegate tabelle A e
B.
2. Alla realizzazione dei procedimenti di cui all’articolo 75,
comma 5, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, si
provvede anche con le risorse derivanti dalla rideterminazione
delle dotazioni organiche di cui al presente articolo.
3. La dotazione organica di cui al presente articolo e’ ridotta in
relazione ai trasferimenti di personale da effettuarsi in
attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e con le
procedure ivi previste.
4. L’attuazione del presente regolamento non puo’ comunque
comportare aggravi di spesa.
Art. 9.
Abrogazioni
1. Sono abrogati, a norma dell’articolo 17, commi 2 e 4-bis della
legge 23 agosto 1988, n. 400, gli articoli 611, 613, commi 1 e 2,
614; commi 1, 2 e 3, 615, comma 1, 616, 621 e 622 del testo unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Gli
obblighi di cui agli articoli 613, comma 3, e 614, comma 4, del
medesimo testo unico si intendono riferiti alle sedi dei nuovi
uffici periferici dell’amministrazione.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di
farlo osservare.
Dato a Roma, addi’ 6 novembre 2000
CIAMPI
Amato, Presidente del Consiglio dei Ministri
De Mauro, Ministro della pubblica istruzione
Bassanini, Ministro della funzione pubblica
Visco, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica
Visto, il Guardasigilli: Fassino
Registrato alla Corte dei conti il 21 novembre 2000
Atti di Governo, registro n. 123, foglio n. 3
TABELLA A (Articolo 8, comma 3) a Pag. 15
TABELLA B (Articolo 8, comma 3)a Pag. 16
N O T E
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10,
comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione
delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica
italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
– Si riporta il testo dell’art. 87 della Costituzione:
“Art. 87. – Il Presidente della Repubblica e’ il Capo dello Stato e
rappresenta l’unita’ nazionale.
Puo’ inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di
iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i
regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i
trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione
delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di
difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra
deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Puo’ concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.”.
– Si riporta il testo dell’art. 17, commi 2 e 4-bis, della legge 23
agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri):
“Art. 2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di
Stato, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie,
non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla
Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l’esercizio della potesta’ regolamentare del Governo, determinano
le norme generali regolatrici della materia e dispongono
l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall’entrata in
vigore delle norme regolamentari.”.
“4-bis. L’organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri
sono determinate, con regolamenti emanati ai sensi del comma 2, su
proposta del Ministro competente d’intesa con il Presidente del
Consiglio dei Ministri e con il Ministro del tesoro, nel rispetto
dei princi’pi posti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,
e successive modificazioni, con i contenuti e con l’osservanza dei
criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione con i Ministri
ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che tali uffici hanno
esclusive competenze di supporto dell’organo di direzione politica
e di raccordo tra questo e l’amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale,
centrali e periferici, mediante diversificazione tra strutture con
funzioni finali e con funzioni strumentali e loro organizzazione
per funzioni omogenee e secondo criteri di flessibilita’ eliminando
le duplicazioni funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica
dell’organizzazione e dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della consistenza delle piante
organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non regolamentare
per la definizione dei compiti delle unita’ dirigenziali
nell’ambito degli uffici dirigenziali generali.”.
– Si riporta il testo dell’art. 75 del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 300 (Riforma dell’organizzazione del Governo, a
norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59):
“Art. 75 (Disposizioni particolari per l’area dell’istruzione non
universitaria). – 1. Le disposizioni relative al Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, limitatamente
all’area dell’istruzione non universitaria, fatta salva l’ulteriore
fase di riordino in attuazione del presente titolo, si applicano a
decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo.
A tal fine l’organizzazione, la dotazione organica,
l’individuazione dei dipartimenti e degli uffici di livello
dirigenziale generale e la definizione dei rispettivi compiti sono
stabiliti con regolamenti emanati ai sensi dell’art. 17, comma 4-
bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Si applica l’art. 19 della
legge 15 marzo 1997, n. 59.
2. Il regolamento di cui al comma 1 si attiene ai seguenti principi
e criteri direttivi:
a) individuazione dei dipartimenti in numero non superiore a due e
ripartizione fra essi dei compiti e delle funzioni secondo criteri
di omogeneita’, coerenza e completezza;
b) eventuale individuazione, quali uffici di livello non equiparato
ad ufficio dirigenziale dipartimentale, di servizi autonomi di
supporto, in numero non superiore a tre, per l’esercizio di
funzioni strumentali di interesse comune ai dipartimenti, con
particolare riferimento ai compiti in materia di informatizzazione,
comunicazione ed affari economici.
3. Relativamente alle competenze in materia di istruzione non
universitaria, il Ministero ha organizzazione periferica,
articolata in uffici scolastici regionali di livello dirigenziale
generale, quali autonomi centri di responsabilita’ amministrativa,
che esercitano tra le funzioni residuate allo Stato in particolare
quelle inerenti all’attivita’ di supporto alle istituzioni
scolastiche autonome ai rapporti con le amministrazioni regionali e
con gli enti locali, ai rapporti con le universita’ e le agenzie
formative, al reclutamento e alla mobilita’ del personale
scolastico, ferma restando la dimensione provinciale dei ruoli del
personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliare, alla
assegnazione delle risorse finanziarie e di personale alle
istituzioni scolastiche. Ai fini di un coordinato esercizio delle
funzioni pubbliche in materia di istruzione e’ costituito presso
ogni ufficio scolastico regionale un organo collegiale a
composizione mista, con rappresentanti dello Stato, della regione e
delle autonomie territoriali interessate, cui compete il
coordinamento delle attivita’ gestionali di tutti i soggetti
interessati e la valutazione della realizzazione degli obiettivi
programmati. Alla organizzazione degli uffici scolastici regionali
e del relativo organo collegiale si provvede con regolamento
adottato ai sensi dell’art. 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto
1988, n. 400. A decorrere dalla entrata in vigore del regolamento
stesso, sono soppresse le sovrintendenze scolastiche regionali e,
in relazione all’articolazione sul territorio provinciale, anche
per funzioni, di servizi di consulenza e supporto alle istituzioni
scolastiche, sono contestualmente soppressi i provveditorati agli
studi.
4. In relazione all’entrata in vigore delle disposizioni di
attuazione dell’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, il
riordino dell’area dell’istruzione non universitaria e’
definitivamente attuato entro l’anno 2000, garantendo l’invarianza
della spesa per le dotazioni organiche di personale previste dal
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 luglio
1996.
5. Fino all’entrata in vigore del regolamento di cui all’art. 4 il
Ministro della pubblica istruzione e’ autorizzato a sperimentare
anche con singoli atti modelli organizzativi conformi alle
disposizioni del presente decreto legislativo che consentano
l’aggregazione di compiti e funzioni omogenee con attribuzione
delle connesse responsabilita’ amministrative e contabili al
dirigente preposto. Per tali finalita’ e’ altresi’ autorizzato a
promuovere i procedimenti di formazione, riconversione e
riqualificazione necessari in relazione alla nuova organizzazione e
alle competenze dell’amministrazione.
– Si riporta il testo degli art. 1, comma 3, lettera q), 19 e 21
della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il
conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per
la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione
ammini strativa):
“3. Sono esclusi dall’applicazione dei commi 1 e 2 le funzioni e i
compiti riconducibili alle seguenti materie;
q) istruzione universitaria, ordinamenti scolastici, programmi
scolastici, organizzazione generale dell’istruzione scolastica e
stato giuridico del personale.”.
“Art. 19. – 1. Sui provvedimenti di attuazione delle norme previste
dal presente capo aventi riflessi sull’organizzazione del lavoro o
sullo stato giuridico dei pubblici dipendenti sono sentite le
organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.”.
“Art. 21. – 1. L’autonomia delle istituzioni scolastiche e degli
istituti educativi si inserisce nel processo di realizzazione della
autonomia e della riorganizzazione dell’intero sistema formativo.
Ai fini della realizzazione della autonomia delle istituzioni
scolastiche le funzioni dell’amministrazione centrale e periferica
della pubblica istruzione in materia di gestione del servizio di
istruzione, fermi restando i livelli unitari e nazionali di
fruizione del diritto allo studio nonche’ gli elementi comuni
all’intero sistema scolastico pubblico in materia di gestione e
programmazione definiti dallo Stato, sono progressivamente
attribuite alle istituzioni scolastiche, attuando a tal fine anche
l’estensione ai circoli didattici, alle scuole medie, alle scuole e
agli istituti di istruzione secondaria, della personalita’
giuridica degli istituti tecnici e professionali e degli istituti
d’arte ed ampliando l’autonomia per tutte le tipologie degli
istituti di istruzione, anche in deroga alle norme vigenti in
materia di contabilita’ dello Stato. Le disposizioni del presente
articolo si applicano anche agli istituti educativi, tenuto conto
delle loro specificita’ ordinamentali.
2. Ai fini di quanto previsto nel comma 1, si provvede con uno o
piu’ regolamenti da adottare ai sensi dell’art. 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, nel termine di nove mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, sulla base dei criteri
generali e princi’pi direttivi contenuti nei commi 3, 4, 5, 7, 8,
9, 10 e 11 del presente articolo. Sugli schemi di regolamento e’
acquisito, anche contemporaneamente al parere del Consiglio di
Stato, il parere delle competenti commissioni parlamentari. Decorsi
sessanta giorni dalla richiesta di parere alle commissioni, i
regolamenti possono essere comunque emanati. Con i regolamenti
predetti sono dettate disposizioni per armonizzare le norme di cui
all’art. 355 del testo unico approvato con decreto legislativo 16
aprile 1994, n. 297, con quelle della presente legge.
3. I requisiti dimensionali ottimali per l’attribuzione della
personalita’ giuridica e dell’autonomia alle istituzioni
scolastiche di cui al comma 1, anche tra loro unificate nell’ottica
di garantire agli utenti una piu’ agevole fruizione del servizio di
istruzione, e le deroghe dimensionali in relazione a particolari
situazioni territoriali o ambientali sono individuati in rapporto
alle esigenze e alla varieta’ delle situazioni locali e alla
tipologia dei settori di istruzione compresi nell’istituzione
scolastica. Le deroghe dimensionali saranno automaticamente
concesse nelle province il cui territorio e’ per almeno un terzo
montano, in cui le condizioni di viabilita’ statale e provinciale
siano disagevoli e in cui vi sia una dispersione e rarefazione di
insediamenti abitativi.
4. La personalita’ giuridica e l’autonomia sono attribuite alle
istituzioni scolastiche di cui al comma 1 a mano a mano che
raggiungono i requisiti dimensionali di cui al comma 3 attraverso
piani di dimensionamento della rete scolastica, e comunque non
oltre il 31 dicembre 2000 contestualmente alla gestione di tutte le
funzioni amministrative che per loro natura possono essere
esercitate dalle istituzioni autonome. In ogni caso il passaggio al
nuovo regime di autonomia sara’ accompagnato da apposite iniziative
di formazione del personale, da una analisi delle realta’
territoriali, sociali ed economiche delle singole istituzioni
scolastiche per l’adozione dei conseguenti interventi perequativi e
sara’ realizzato secondo criteri di gradualita’ che valorizzino le
capacita’ di iniziativa delle istituzioni stesse.
5. La dotazione finanziaria essenziale delle istituzioni
scolastiche gia’ in possesso di personalita’ giuridica e di quelle
che l’acquistano ai sensi del comma 4 e’ costituita
dall’assegnazione dello Stato per il funzionamento amministrativo e
didattico, che si suddivide in assegnazione ordinaria e
assegnazione perequativa. Tale dotazione finanziaria e’ attribuita
senza altro vincolo di destinazione che quello dell’utilizzazione
prioritaria per lo svolgimento delle attivita’ di istruzione, di
formazione e di orientamento proprie di ciascuna tipologia e di
ciascun indirizzo di scuola.
6. Sono abrogate le disposizioni che prevedono autorizzazioni
preventive per l’accettazione di donazioni, eredita’ e legati da
parte delle istituzioni scolastiche, ivi compresi gli istituti
superiori di istruzione artistica, delle fondazioni o altre
istituzioni aventi finalita’ di educazione o di assistenza
scolastica. Sono fatte salve le vigenti disposizioni di legge o di
regolamento in materia di avviso ai successibili. Sui cespiti
ereditari e su quelli ricevuti per donazione non sono dovute le
imposte in vigore per le successioni e le donazioni.
7. Le istituzioni scolastiche che abbiano conseguito personalita’
giuridica e autonomia ai sensi del comma 1 e le istituzioni
scolastiche gia’ dotate di personalita’ e autonomia, previa
realizzazione anche per queste ultime delle operazioni di
dimensionamento di cui al comma 4, hanno autonomia organizzativa e
didattica, nel rispetto degli obiettivi del sistema nazionale di
istruzione e degli standard di livello nazionale.
8. L’autonomia organizzativa e’ finalizzata alla realizzazione
della flessibilita’, della diversificazione, dell’efficienza e
dell’efficacia del servizio scolastico, alla integrazione e al
miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all’introduzione
di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto
territoriale. Essa si esplica liberamente, anche mediante
superamento dei vincoli in materia di unita’ oraria della lezione,
dell’unitarieta’ del gruppo classe e delle modalita’ di
organizzazione e impiego dei docenti, secondo finalita’ di
ottimizzazione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche,
materiali e temporali, fermi restando i giorni di attivita’
didattica annuale previsti a livello nazionale, la distribuzione
dell’attivita’ didattica in non meno di cinque giorni settimanali,
il rispetto dei complessivi obblighi annuali di servizio dei
docenti previsti dai contratti collettivi che possono essere
assolti invece che in cinque giorni settimanali anche sulla base di
un’apposita programmazione plurisettimanale.
9. L’autonomia didattica e’ finalizzata al perseguimento degli
obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel
rispetto della liberta’ di insegnamento, della liberta’ di scelta
educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere. Essa
si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie,
strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento, da adottare nel
rispetto della possibile pluralita’ di opzioni metodologiche, e in
ogni iniziativa che sia espressione di liberta’ progettuale,
compresa l’eventuale offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi
o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze formative degli
studenti. A tal fine, sulla base di quanto disposto dall’articolo
1, comma 71, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono definiti
criteri per la determinazione degli organici funzionali di
istituto, fermi restando il monte annuale orario complessivo
previsto per ciascun curriculum e quello previsto per ciascuna
delle discipline ed attivita’ indicate come fondamentali di ciascun
tipo o indirizzo di studi e l’obbligo di adottare procedure e
strumenti di verifica e valutazione della produttivita’ scolastica
e del raggiungimento degli obiettivi.
10. Nell’esercizio dell’autonomia organizzativa e didattica le
istituzioni scolastiche realizzano, sia singolarmente che in forme
consorziate, ampliamenti dell’offerta formativa che prevedano anche
percorsi formativi per gli adulti, iniziative di prevenzione
dell’abbandono e della dispersione scolastica, iniziative di
utilizzazione delle strutture e delle tecnologie anche in orari
extrascolastici e a fini di raccordo con il mondo del lavoro,
iniziative di partecipazione a programmi nazionali, regionali o
comunitari e, nell’ambito di accordi tra le regioni e
l’amministrazione scolastica, percorsi integrati tra diversi
sistemi formativi. Le istituzioni scolastiche autonome hanno anche
autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo nei limiti del
proficuo esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa. Gli
istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento
educativi, il Centro europeo dell’educazione, la Biblioteca di
documentazione pedagogica e le scuole ed istituti a carattere
atipico di cui alla parte I, titolo II, capo III, del testo unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono
riformati come enti finalizzati al supporto dell’autonomia delle
istituzioni scolastiche autonome.
11. Con regolamento adottato ai sensi del comma 2 sono altresi’
attribuite la personalita’ giuridica e l’autonomia alle accademie
di belle arti, agli istituti superiori per le industrie artistiche,
ai conservatori di musica, alle accademie nazionali di arte
drammatica e di danza, secondo i princi’pi contenuti nei commi 8, 9
e 10 e con gli adattamenti resi necessari dalle specificita’
proprie di tali istituzioni.
12. Le universita’ e le istituzioni scolastiche possono stipulare
convenzioni allo scopo di favorire attivita’ di aggiornamento, di
ricerca e di orientamento scolastico e universitario.
13. Con effetto dalla data di entrata in vigore delle norme
regolamentari di cui ai commi 2 e 11 sono abrogate le disposizioni
vigenti con esse incompatibili, la cui ricognizione e’ affidata ai
regolamenti stessi. Il Governo e’ delegato ad aggiornare e
coordinare, entro un anno dalla data di entrata in vigore delle
predette disposizioni regolamentari, le norme del testo unico di
cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, apportando tutte
le conseguenti e necessarie modifiche.
14. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto
con il Ministro del tesoro, sono emanate le istruzioni generali per
l’autonoma allocazione delle risorse, per la formazione dei
bilanci, per la gestione delle risorse ivi iscritte e per la scelta
dell’affidamento dei servizi di tesoreria o di cassa, nonche’ per
le modalita’ del riscontro delle gestioni delle istituzioni
scolastiche, anche in attuazione dei principi contenuti nei
regolamenti di cui al comma 2. E’ abrogato il comma 9 dell’art. 4
della legge 24 dicembre 1993, n. 537.
15. Entro il 30 giugno 1999 il Governo e’ delegato ad emanare un
decreto legislativo di riforma degli organi collegiali della
pubblica istruzione di livello nazionale e periferico che tenga
conto della specificita’ del settore scolastico, valorizzando
l’autonomo apporto delle diverse componenti e delle minoranze
linguistiche riconosciute, nonche’ delle specifiche
professionalita’ e competenze, nel rispetto dei seguenti criteri:
a) armonizzazione della composizione, dell’organizzazione e delle
funzioni dei nuovi organi con le competenze dell’amministrazione
centrale e periferica come ridefinita a norma degli articoli 12 e
13 nonche’ con quelle delle istituzioni scolastiche autonome;
b) razionalizzazione degli organi a norma dell’art. 12, comma 1,
lettera p);
c) eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali,
secondo quanto previsto dall’art. 12, comma 1, lettera g);
d) valorizzazione del collegamento con le comunita’ locali a norma
dell’art. 12, comma 1, lettera i);
e) attuazione delle disposizioni di cui all’art. 59 del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni,
nella salvaguardia del principio della liberta’ di insegnamento.
16. Nel rispetto del principio della liberta’ di insegnamento e in
connessione con l’individuazione di nuove figure professionali del
personale docente, ferma restando l’unicita’ della funzione, ai
capi d’istituto e’ conferita la qualifica dirigenziale
contestualmente all’acquisto della personalita’ giuridica e
dell’autonomia da parte delle singole istituzioni scolastiche. I
contenuti e le specificita’ della qualifica dirigenziale sono
individuati con decreto legislativo integrativo delle disposizioni
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, da emanare entro un anno dalla data di entrata in
vigore della presente legge, sulla base dei seguenti criteri:
a) l’affidamento, nel rispetto delle competenze degli organi
collegiali scolastici, di autonomi compiti di direzione, di
coordinamento e valorizzazione delle risorse umane, di gestione di
risorse finanziarie e strumentali, con connesse responsabilita’ in
ordine ai risultati;
b) il raccordo tra i compiti previsti dalla lettera a) e
l’organizzazione e le attribuzioni dell’amministrazione scolastica
periferica, come ridefinite ai sensi dell’art. 13, comma 1;
c) la revisione del sistema di reclutamento, riservato al personale
docente con adeguata anzianita’ di servizio, in armonia con le
modalita’ previste dall’art. 28 del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29;
d) l’attribuzione della dirigenza ai capi d’istituto attualmente in
servizio, assegnati ad una istituzione scolastica autonoma, che
frequentino un apposito corso di formazione.
17. Il rapporto di lavoro dei dirigenti scolastici sara’
disciplinato in sede di contrattazione collettiva del comparto
scuola, articolato in autonome aree.
18. Nell’emanazione del regolamento di cui all’art. 13 la riforma
degli uffici periferici del Ministero della pubblica istruzione e’
realizzata armonizzando e coordinando i compiti e le funzioni
amministrative attribuiti alle regioni ed agli enti locali anche in
materia di programmazione e riorganizzazione della rete scolastica.
19. Il Ministro della pubblica istruzione presenta ogni quattro
anni al Parlamento, a decorrere dall’inizio dell’attuazione
dell’autonomia prevista nel presente articolo, una relazione sui
risultati conseguiti, anche al fine di apportare eventuali
modifiche normative che si rendano necessarie.
20. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento
e di Bolzano disciplinano con propria legge la materia di cui al
presente articolo nel rispetto e nei limiti dei propri statuti e
delle relative norme di attuazione.
20-bis. Con la stessa legge regionale di cui al comma 20 la regione
Valle d’Aosta stabilisce tipologia, modalita’ di svolgimento e di
certificazione di una quarta prova scritta di lingua francese, in
aggiunta alle altre prove scritte previste dalla legge 10 dicembre
1997, n. 425. Le modalita’ e i criteri di valutazione delle prove
d’esame sono definiti nell’ambito dell’apposito regolamento
attuativo, d’intesa con la regione Valle d’Aosta. E’ abrogato il
comma 5 dell’art. 3 della legge 10 dicembre 1997, n. 425”.
– Si riporta il testo dell’art. 137 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112, recante: “Conferimento di funzioni e compiti
amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in
attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59”:
“Art. 137 (Competenze dello Stato). – 1. Restano allo Stato, ai
sensi dell’art. 3, comma 1, lettera a), della legge 15 marzo 1997,
n. 59, i compiti e le funzioni concernenti i criteri e i parametri
per l’organizzazione della rete scolastica, previo parere della
conferenza unificata, le funzioni di valutazione del sistema
scolastico, le funzioni relative alla determinazione e
all’assegnazione delle risorse finanziarie a carico del bilancio
dello Stato e del personale alle istituzioni scolastiche, le
funzioni di cui all’art. 138, comma 3, del presente decreto
legislativo.
2. Restano altresi’ allo Stato i compiti e le funzioni
amministrative relativi alle scuole militari ed ai corsi scolastici
organizzati, con il patrocinio dello Stato, nell’ambito delle
attivita’ attinenti alla difesa e alla sicurezza pubblica, nonche’
i provvedimenti relativi agli organismi scolastici istituiti da
soggetti extracomunitari, ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 18 aprile 1994, n. 389”.
– Il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, reca:
“Razionalizzazione della organizzazione delle amministrazioni
pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico
impiego, a norma dell’art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421”.
Note all’art. 1:
– Per il testo dell’art. 75 del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 300, per il testo dell’art. 17, comma 4-bis, lettera e), della
legge 23 agosto 1988, n. 400 e per il testo dell’art. 19 della
legge 15 marzo 1997, n. 59, si vedano le note alle premesse.
– Si riporta il testo dell’art. 19 del citato decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29:
“Art. 19 (Incarichi di funzioni dirigenziali). – 1. Per il
conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale e per il
passaggio ad incarichi di funzioni dirigenziali diverse si tiene
conto della natura e delle caratteristiche dei programmi da
realizzare, delle attitudini e della capacita’ professionale del
singolo dirigente, anche in relazione ai risultati conseguiti in
precedenza, applicando di norma il criterio della rotazione degli
incarichi. Al conferimento degli incarichi e al passaggio ad
incarichi diversi non si applica l’art. 2103, del codice civile.
2. Tutti gli incarichi di direzione degli uffici delle
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, sono
conferiti a tempo determinato, secondo le disposizioni del presente
articolo. Gli incarichi hanno durata non inferiore a due anni e non
superiore a sette anni, con facolta’ di rinnovo. Sono definiti
contrattualmente, per ciascun incarico, l’oggetto, gli obiettivi da
conseguire, la durata dell’incarico, salvi i casi di revoca di cui
all’art. 21, nonche’ il corrispondente trattamento economico.
Quest’ultimo e’ regolato ai sensi dell’art. 24 ed ha carattere
onnicomprensivo.
3. Gli incarichi di segretario generale di Ministeri, gli incarichi
di direzione di strutture articolate al loro interno in uffici
dirigenziali generali e quelli di livello equivalente sono
conferiti con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
competente, a dirigenti della prima fascia del ruolo unico di cui
all’art. 23 o, con contratto a tempo determinato, a persone in
possesso delle specifiche qualita’ professionali richieste dal
comma 6.
4. Gli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale
generale sono conferiti con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri, su proposta del Ministro competente, a dirigenti
della prima fascia del ruolo unico di cui all’art. 23 o, in misura
non superiore ad un terzo, a dirigenti del medesimo ruolo unico
ovvero, con contratto a tempo determinato, a persone in possesso
delle specifiche qualita’ professionali richieste dal comma 6.
5. Gli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale
sono conferiti, dal dirigente dell’ufficio di livello dirigenziale
generale, ai dirigenti assegnati al suo ufficio ai sensi dell’art.
3, comma 1, lettera c).
6. Gli incarichi di cui ai commi precedenti possono essere
conferiti con contratto a tempo determinato, e con le medesime
procedure, entro il limite del 5 per cento dei dirigenti
appartenenti alla prima fascia del ruolo unico e del 5 per cento
dei dirigenti appartenenti alla prima fascia del ruolo unico e del
5 per cento di quelli appartenti alla seconda fascia a persone di
particolare e comprovata qualificazione professionale, che abbiano
svolto attivita’ in organismi ed enti pubblici o privati o aziende
pubbliche e private con esperienza acquisita per almeno un
quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una
particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica
desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da
pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro, o
provenienti dai settori della ricerca, della docenza universitaria,
delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello
Stato. Il trattamento economico puo’ essere integrato da una
indennita’ commisurata alla specifica qualificazione professionale,
tenendo conto della temporaneita’ del rapporto e delle condizioni
di mercato relative alle specifiche competenze professionali. Per
il periodo di durata del contratto, i dipendenti di pubbliche
amministrazioni sono collocati in aspettativa senza assegni, con
riconoscimento dell’anzianita’ di servizio.
7. Gli incarichi di direzione degli uffici dirigenziali di cui ai
commi precedenti sono revocati nelle ipotesi di responsabilita’
dirigenziale per inosservanza delle direttive generali e per i
risultati negativi dell’attivita’ amministrativa e della gestione,
disciplinate dall’art. 21, ovvero nel caso di risoluzione
consensuale del contratto individuale di cui al comma 2 dell’art.
24.
8. Gli incarichi di direzione degli uffici dirigenziali di cui al
comma 3 possono essere confermati, revocati, modificati o rinnovati
entro novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo. Decorso
tale termine, gli incarichi per i quali non si sia provveduto si
intendono confermati fino alla loro naturale scadenza.
9. Degli incarichi di cui ai commi 3 e 4 e’ data comunicazione al
Senato della Repubblica ed alla Camera dei deputati, allegando una
scheda relativa ai titoli ed alle esperienze professionali dei
soggetti prescelti.
10. I dirigenti ai quali non sia affidata la titolarita’ di uffici
dirigenziali svolgono, su richiesta degli organi di vertice delle
amministrazioni che ne abbiano interesse, funzioni ispettive, di
consulenza, studio e ricerca o altri incarichi specifici previsti
dall’ordinamento. Le modalita’ per l’utilizzazione dei predetti
dirigenti sono stabilite con il regolamento di cui all’art. 23,
comma 3.
11. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il Ministero
degli affari esteri nonche’ per le amministrazioni che esercitano
competenze in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia
e di giustizia, la ripartizione delle attribuzioni tra livelli
dirigenziali differenti e’ demandata ai rispettivi ordinamenti.
12. Per il personale di cui all’art. 2, comma 4, il conferimento
degli incarichi di funzioni dirigenziali continuera’ ad essere
regolato secondo i rispettivi ordinamenti di settore.
Note all’art. 2:
– Si riporta il testo dell’art. 21 del citato decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29:
“Art. 21 (Responsabilita’ dirigenziale). – 1. I risultati negativi
dell’attivita’ amministrativa e della gestione o il mancato
raggiungimento degli obiettivi, valutati con i sistemi e le
garanzie determinati con i decreti legislativi di cui all’art. 17
della legge 15 marzo 1997, n. 59, comportano per il dirigente
interessato la revoca dell’incarico, adottata con le procedure
previste dall’art. 19, e la destinazione ad altro incarico, anche
tra quelli di cui all’art. 19, comma 10, presso la medesima
amministrazione ovvero presso altra amministrazione che vi abbia
interesse.
2. Nel caso di grave inosservanza delle direttive impartite
dall’organo competente o di ripetuta valutazione negativa, ai sensi
del comma 1, il dirigente, previa contestazione e contraddittorio,
puo’ essere escluso dal conferimento di ulteriori incarichi, di
livello dirigenziale corrispondente a quello revocato, per un
periodo non inferiore a due anni. Nei casi di maggior gravita’
l’amministrazione puo’ recedere dal rapporto di lavoro, secondo le
disposizioni del codice civile e dei contratti collettivi.
3. I provvedimenti di cui al comma 2 sono adottati previo conforme
parere di un comitato di garanti, i cui componenti sono nominati
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il comitato
e’ presieduto da un magistrato della Corte dei conti, con
esperienza nel controllo di gestione, designato dal Presidente
della Corte dei conti; di esso fanno parte un dirigente della prima
fascia del ruolo unico di cui all’art. 23, eletto dai dirigenti del
medesimo ruolo con le modalita’ stabilite dal regolamento di cui al
comma 3 del medesimo articolo e collocato fuori ruolo per la durata
del mandato, e un esperto scelto dal Presidente del Consiglio dei
Ministri tra soggetti con specifica qualificazione ed esperienza
nei settori dell’organizzazione amministrativa e del lavoro
pubblico. Il parere viene reso entro trenta giorni dalla richiesta;
decorso inutilmente tale termine, si prescinde dal parere. Il
comitato dura in carica tre anni. L’incarico non e’ rinnovabile.
4. In attesa dell’emanazione dei decreti legislativi di cui
all’art. 17 della legge 15 marzo 1997, n. 59, ai fini di cui al
presente articolo la valutazione dei risultati negativi viene
effettuata nelle forme previste dall’art. 20.
5. Restano ferme le disposizioni vigenti per il personale delle
qualifiche dirigenziali delle Forze di polizia, delle carriere
diplomatica e prefettizia e delle Forze armate.”.
– Si riporta il testo dell’art. 5, comma 5 del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell’organizzazione del Governo, a
norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59):
“5. Nell’esercizio dei poteri di cui ai precedenti commi 3 e 4, in
particolare, il capo del Dipartimento:
a) determina i programmi per dare attuazione agli indirizzi del
Ministro;
b) alloca le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili
per l’attuazione dei programmi secondo principi di economicita’,
efficacia ed efficienza, nonche’ di rispondenza del servizio al
pubblico interesse;
c) svolge funzioni di propulsione, di coordinamento di controllo e
di vigilanza nei confronti degli uffici del Dipartimento;
d) promuove e mantiene relazioni con gli organi competenti
dell’Unione europea per la trattazione di questioni e problemi
attinenti al proprio Dipartimento;
e) adotta gli atti per l’utilizzazione ottimale del personale
secondo criteri di efficienza, disponendo gli opportuni
trasferimenti di personale all’interno del Dipartimento;
f) e’ sentito dal Ministro ai fini dell’esercizio del potere di
proposta per il conferimento degli incarichi di direzione degli
uffici di livello dirigenziale generale, ai sensi dell’art. 19,
comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;
g) puo’ proporre al Ministro l’adozione dei provvedimenti di revoca
degli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale
generale, ai sensi dell’art. 19, comma 7, del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e, comunque, viene sentito nel relativo
procedimento;
h) e’ sentito dal Ministro per l’esercizio delle attribuzioni a
questi conferite dall’art. 14, comma 1, del decreto legislativo 3
febbraio1993, n. 29.”.
Note all’art. 4:
– Si riporta il testo dell’art. 88 del citato decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300:
“Art. 88 (Agenzia per la formazione e l’istruzione professionale).
– 1. E’ istituita, nelle forme di cui agli articoli 8 e 9 del
presente decreto, l’agenzia per la formazione e istruzione
professionale.
2. All’agenzia sono trasferiti, con le inerenti risorse
finanziarie, strumentali e di personale, i compiti esercitati dal
Ministero del lavoro e previdenza sociale e dal Ministero della
pubblica istruzione in materia di sistema integrato di istruzione e
formazione professionale.
3. Ai fini di una compiuta attuazione del sistema formativo
integrato e di un equilibrato soddisfacimento sia delle esigenze
della formazione professionale, connesse anche all’esercizio, in
materia, delle competenze regionali, sia delle esigenze generali
del sistema scolastico, definite dal competente Ministero,
l’agenzia svolge, in particolare, i compiti statali di cui all’art.
142 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ad eccezione di
quelli cui si riferiscono le lettere a) e l) del comma 1, e di
quelli inerenti alla formazione scolastica e di formazione tecnica
superiore. In tale quadro, l’agenzia esercita la funzione di
accreditamento delle strutture di formazione professionale che
agiscono nel settore e dei programmi integrati di istruzione e
formazione anche nei corsi finalizzati al conseguimento del titolo
di studio o diploma di istruzione secondaria superiore. L’agenzia
svolge, inoltre, attivita’ di studio, ricerca, sperimentazione,
documentazione, informazione e assistenza tecnica nel settore della
formazione professionale.
4. Lo statuto dell’agenzia e’ approvato con regolamento emanato ai
sensi dell’art. 8, comma 4, su proposta dei Ministri del lavoro,
della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica. E’ altresi’ sentita
la conferenza per i rapporti permanenti tra Stato, regioni e
province autonome. Lo statuto conferisce compiti di controllo
gestionale ad un organo a composizione mista Stato-regioni.
5. L’agenzia e’ sottoposta alla vigilanza del Ministro del lavoro e
del Ministro della pubblica istruzione, per i profili di rispettiva
competenza, nel quadro degli indirizzi definiti d’intesa fra i
predetti Ministri. I programmi generali di attivita’ dell’agenzia
sono approvati dalle autorita’ statali competenti d’intesa con la
Conferenza per i rapporti tra lo Stato e le regioni e province
autonome. L’autorita’ di vigilanza esercita i compiti di cui
all’art. 142, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112. Lo statuto dell’agenzia prevede che il direttore sia nominato
d’intesa dal Ministro della pubblica istruzione e dal Ministro del
lavoro.
6. Con regolamenti adottati con le procedure di cui al comma 4, su
proposta anche dei Ministri di settore, possono essere trasferiti
all’agenzia, con le inerenti risorse, le funzioni inerenti alla
formazione professionale svolte da strutture operanti presso
Ministeri o amministrazioni pubbliche.
7. All’allegato 3 della legge 8 marzo 1999, n. 50, dopo il numero
8, e’ aggiunto il seguente: “9) formazione e istruzione
professionale “.
– Si riporta il testo dell’art. 4 del decreto legislativo 20 luglio
1999, n. 258, (Riordino del centro europeo dell’educazione, della
biblioteca di documentazione pedagogica e trasformazione in
Fondazione del museo nazionale della scienza e della tecnica
“Leoardo da Vinci”, a norma dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997,
n. 59):
“Art. 4 (Museo della scienza e della tecnica). – 1. Il Museo
nazionale della scienza e della tecnica “Leonardo da Vinci di
Milano, ente pubblico istituito con legge 2 aprile 1958, n. 332,
sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione a
decorrere dal 1o gennaio 2000 e’ trasformato nella “Fondazione
Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci
, ed acquista personalita’ giuridica di diritto privato a norma
degli articoli 12 e seguenti del codice civile, alla data di
pubblicazione dello statuto.
2. Il consiglio di amministrazione del Museo nazionale della
scienza e della tecnica “Leonardo da Vinci adotta a maggioranza
assoluta, entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente
decreto legislativo, lo statuto della nuova fondazione, che e’
sottoposto all’approvazione del Ministro della pubblica istruzione,
di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, che deve intervenire entro sessanta
giorni dalla sua ricezione ed e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica. Il consiglio di amministrazione
dell’ente resta in carica fino all’elezione del primo consiglio di
amministrazione successivo all’entrata in vigore dello statuto
della fondazione.
3. Ove lo statuto non sia adottato nel termine di cui al comma 2,
il Ministro della pubblica istruzione nomina un commissario che
provvede ad adottarlo nei novanta giorni successivi.
4. Lo statuto disciplina i compiti e la struttura organizzativa
della fondazione, ne individua le categorie di partecipanti, gli
organi di amministrazione e scientifici, le modalita’ della loro
elezione e i relativi poteri, la loro durata, gli ambiti di
attivita’ e i controlli di gestione e di risultato; esso prevede
che del consiglio di amministrazione, oltre a rappresentanti di
enti pubblici e privati, alle persone fisiche e giuridiche che
intendano dare il loro costruttivo apporto alla vita della
fondazione, facciano parte rappresentanti del Ministero della
pubblica istruzione, del Ministero dell’universita’ e della ricerca
scientifica e tecnologica e del Ministero dei beni culturali. Le
successive delibere riguardanti modifiche statutarie, lo
scioglimento della fondazione e la devoluzione del patrimonio sono
adottate con la procedura di cui al comma 2.
5. Tra le finalita’ della Fondazione lo statuto individua in parti-
colare:
a) la diffusione della conoscenza della cultura scientifica in
tutte le sue manifestazioni, implicazioni e interazioni con altri
settori del sapere, anche con riferimento alla dinamica storica
della scienza, della tecnica e della tecnologia ed alle prospettive
contemporanee e future;
b) la conservazione, il reperimento, la valorizzazione e la
illustrazione al pubblico, anche in forma attiva ed
esemplificativa, delle produzioni materiali e immateriali della
scienza, della tecnica e della tecnologia con riferimento al
passato e alla contemporaneita’, in una prospettiva di costante
aggiornamento del patrimonio museale.
6. Il patrimonio della fondazione e’ costituito dai beni mobili e
immobili di proprieta’ dell’ente pubblico e della fondazione
preesistente, la quale e’ incorporata a tutti gli effetti dalla
nuova fondazione alla data di entrata in vigore del presente
decreto legislativo, nonche’ da lasciti, donazioni ed erogazioni
destinati da enti o privati ad incremento del patrimonio stesso.
Per esigenze connesse all’espletamento dei propri compiti, la
fondazione puo’ disporre del proprio patrimonio nel limite del 20%
del valore iscritto nell’ultimo bilancio approvato, con l’obbligo
di procedere alla sua ricostituzione entro i due esercizi
successivi. Il consiglio di amministrazione uscente, entro venti
giorni dalla pubblicazione del presente decreto legislativo procede
alla designazione di uno o piu’ esperti iscritti nel registro dei
consulenti tecnici del tribunale di Milano per la redazione di
stima del patrimonio; ad essi si applicano le disposizioni
dell’art. 64 del codice di procedura civile. La relazione sulla
stima del patrimonio contiene la descrizione delle singole
componenti patrimoniali, l’indicazione del valore attribuito a
ciascuna e dei criteri di valutazione seguiti.
7. La “Fondazione nazionale Museo della scienza e delle tecnica
Leonardo da Vinci , provvede ai suoi compiti con:
a) i redditi del suo patrimonio;
b) i contributi ordinari dello Stato;
c) eventuali contributi straordinari dello Stato e di enti
pubblici;
d) eventuali proventi della gestione delle attivita’;
e) eventuali contributi ed assegnazioni, anche a titolo di
sponsorizzazione, da parte di soggetti o enti pubblici e privati,
italiani e stranieri;
f) eventuali altre entrate, anche derivanti dall’esercizio di
attivita’ commerciali coerenti con le finalita’ della fondazione.
8. Ai fini della determinazione del contributo statale da erogare
annualmente alla fondazione restano in vigore le disposizioni di
cui all’articolo 3 della legge 2 aprile 1958, n. 332, come
modificate dalla legge 2 maggio 1984, n. 105.
9. La fondazione e’ tenuta agli adempimenti contabili di cui al
decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, per la parte relativa
agli enti non commerciali.
10. I rapporti di lavoro del personale attualmente dipendente dal
Museo della scienza e della tecnica di Milano sono trasferiti alla
Fondazione e sono disciplinati dal codice civile e dalla
contrattazione collettiva di diritto privato. Fino alla
stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro al personale
seguitano ad applicarsi i contratti collettivi del comparto di
appartenenza alla data di entrata in vigore del presente decreto
legislativo. I dipendenti conservano comunque i diritti, compresi
quelli relativi al trattamento di fine rapporto, loro derivanti
dall’anzianita’ raggiunta anteriormente alla stipulazione del primo
contratto collettivo. Entro tre mesi dalla stipulazione del primo
contratto collettivo di lavoro il personale puo’ optare per la
permanenza nel pubblico impiego e conseguentemente viene trasferito
ad altra amministrazione ai sensi del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, con precedenza
per la collocazione nei ruoli dell’amministrazione della pubblica
istruzione o dei beni culturali o nei ruoli degli Istituti di cui
agli articoli 1 e 2.”.
– Si riporta il testo dell’art. 605, commi 2 e 3 del decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico
delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione,
relative alle scuole di ogni ordine e grado):
“2. Il Ministero esercita la vigilanza o la sorveglianza sui
seguenti enti:
a) vigilanza sull’ente per le scuole materne della Sardegna,
secondo le modalita’ stabilite dalla legge 1o giugno 1942, n. 901,
istitutiva dell’ente;
b) vigilanza sull’ente nazionale di assistenza magistrale. secondo
le disposizioni del decreto legislativo del Capo provvisorio dello
Stato 21 ottobre 1947, n. 1346, ratificato con la legge 21 marzo
1953, n. 100, e successive modificazioni e secondo le norme dello
statuto dell’Ente;
sono iscritti d’ufficio all’ente, e sottoposti alla ritenuta di cui
all’art. 3 del citato decreto legislativo del Capo provvisorio
dello Stato e successive modificazioni, gli insegnanti di ruolo
delle scuole elementari statali, i docenti di ruolo delle scuole
elementari statali, i docenti di ruolo delle scuole materne statali
e i direttori didattici;
c) sorveglianza sull’Unione nazionale per la lotta contro
l’analfabetismo nei limiti conseguenti al disposto dell’art. 2
della legge 2 aprile 1968, n. 470, e delle disposizioni dello
statuto dell’ente: nel potere di sorveglianza e’ compresa la
facolta’ di disporre accertamenti e ispezioni relativamente
all’impiego, da parte dell’ente, del contributo annuo, a carico
dello Stato, di lire 150 milioni, previsto dall’art. 1 della
predetta legge;
d) vigilanza sull’Opera nazionale Montessori, secondo quanto
previsto dalle leggi 3 marzo 1983, n. 66, e 16 febbraio 1987, n.
46;
e) vigilanza sull’ente per il Museo nazionale della scienza e della
tecnica “Leonardo da Vinci , ai sensi dell’art. 1 della legge 2
aprile 1958, n. 332.
3. Il Ministero esercita altresi’ la vigilanza su altri enti quando
sia previsto dal rispettivo ordinamento.”.
Note all’art. 5:
– Si riporta il testo dell’art. 3 del decreto legislativo 6
settembre 1989, n. 322 (Norme sul Sistema statistico nazionale e
sulla riorganizzazione dell’Istituto nazionale di statistica, ai
sensi dell’art. 24 della legge 23 agosto 1988, n. 400):
“Art. 3 (Uffici di statistica). – 1. Presso le amministrazioni
centrali dello Stato e presso le aziende autonome sono istituiti
uffici di statistica, posti alle dipendenze funzionali dell’ISTAT.
2. Gli uffici di statistica siano ordinati anche secondo le
esigenze di carattere tecnico indicate dall’ISTAT. Ad ogni ufficio
e preposto un dirigente o funzionario designato dal Ministro
competente, sentito il presidente dell’ISTAT.
3. Le attivita’ e le funzioni degli uffici statistici delle
province, dei comuni e delle camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura sono regolate dalla legge 16 novembre
1939, n. 1823, e dalle relative norme di attuazione, nonche’ dal
presente decreto nella parte applicabile. Entro sei mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, gli enti locali, ivi
comprese le unita’ sanitarie locali che non vi abbiano ancora
provveduto istituiscono l’ufficio di statistica anche in forma
associata o consortile. I comuni con piu’ di 100.000 abitanti
istituiscono con effetto immediato un ufficio di statistica che fa
parte del Sistema statistico nazionale.
4. Gli uffici di statistica costituiti presso le prefetture
assicurano, fatte salve le competenze a livello regionale del
commissario del Governo previste dall’art. 13, comma 1, lettera c),
della legge 23 agosto 1988, n. 400, anche il coordinamento, il
collegamento e l’interconnessione a livello provinciale di tutte le
fonti pubbliche preposte alla raccolta ed alla elaborazione dei
dati statistici, come individuate dall’ISTAT.
5. Gli uffici di statistica di cui ai commi 2, 3 e 4 esercitano le
proprie attivita’ secondo le direttive e gli atti di indirizzo
emanati dal comitato di cui all’art. 17.”.
Note all’art. 6:
– Si riporta il testo dell’art. 613 del decreto legislativo 16
aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle
disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative
alle scuole di ogni ordine e grado):
“Art. 613 (Ufficio scolastico regionale). – 1. L’ufficio scolastico
regionale, con sede nel capoluogo di ogni regione, salvo quanto
previsto dagli articoli 617, 618, e 619, provvede, alle dipendenze
del Ministro, allo svolgimento di compiti inerenti dalle procedure
concorsuali per il personale della scuola e per il personale
dell’amministrazione scolastica periferica, al calendario
scolastico, nonche’ dei compiti previsti dalle disposizioni del
presente testo unico. A tale ufficio e’ preposto il sovrintendente
scolastico.
2. Le funzioni di sovrintendente scolastico sono affidate dal
Ministro della pubblica istruzione, ai sensi degli articoli 19 e 25
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, a funzionari che rivestono la qualifica di
dirigente.
3. Alle spese per la fornitura e la manutenzione dei locali, e per
la fornitura dell’arredamento e degli impianti dell’acqua,
dell’illuminazione, del riscaldamento e dei telefoni, provvede
l’amministrazione della provincia in cui ha sede l’ufficio
scolastico regionale. Il relativo onere e’ ripartito tra tutte le
province della circoscrizione regionale in misura proporzionale al
numero degli alunni delle scuole medie statali funzionanti in
ciascuna di esse.”.
– Si riporta il testo dell’art. 4 del decreto legislativo 30 giugno
1999, n. 233 (Riforma degli organi collegiali territoriali della
scuola, a norma dell’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59):
“Art. 4 (Consigli regionali dell’istruzione). – 1. E’ istituito,
presso ogni ufficio periferico regionale dell’amministrazione della
pubblica istruzione, il consiglio regionale dell’istruzione. Il
consiglio dura in carica tre anni ed ha competenze consultive e di
supporto d’amministrazione a livello regionale. Esso esprime pareri
obbligatori in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche,
di attuazione delle innovazioni ordinamentali, di distribuzione
dell’offerta formativa e di integrazione tra istruzione e
formazione professionale, di educazione permanente, di politiche
compensative con particolare riferimento all’obbligo formativo e al
diritto allo studio, di reclutamento e mobilita’ del personale, di
attuazione degli organici funzionali di istituto.
2. Il consiglio esprime all’organo competente parere obbligatorio
sui provvedimenti relativi al personale docente per i quali la
disciplina sullo stato giuridico preveda il parere di un organo
collegiale a tutela della liberta’ di insegnamento;
3. Il consiglio e’ costituito dai presidenti dei consigli
scolastici locali, da componenti eletti dalla rappresentanza del
personale della scuola statale nei consigli scolastici locali e da
tre componenti eletti dai rappresentanti delle scuole pareggiate,
parificate e legalmente riconosciute nei consigli locali e da
cinque rappresentanti designati dalle organizzazioni
rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori. Del
consiglio fa parte di diritto il dirigente dell’ufficio periferico
regionale.
4. Il numero complessivo dei componenti eletti dai consigli
scolastici locali in rappresentanza del personale scolastico in
servizio nella regione e’ determinato in proporzione al numero
degli appartenenti al personale dirigente, docente, amministrativo
tecnico e ausiliario in servizio nelle scuole statali: 14 e 16
seggi quando il suddetto personale sia rispettivamente in numero
non superiore e superiore a 50.000. E’ garantita la rappresentanza
di tre ovvero quattro unita’ di personale docente per ciascun grado
di istruzione nonche’ di almeno un dirigente scolastico e di un
rappresentante del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario.
5. Il consiglio elegge nel suo seno, a maggioranza assoluta dei
suoi componenti, il presidente; qualora nella prima votazione non
si raggiunga la predetta maggioranza, il presidente e’ eletto a
maggioranza relativa dei votanti.
6. All’interno del consiglio e’ istituita un’apposita sezione,
della quale fanno parte i docenti eletti dal personale della
scuola, per l’esercizio delle competenze consultive di cui al comma
2.
7. Le deliberazioni adottate dal consiglio in assemblea generale
sono valide se e’ presente un terzo dei componenti. Tutti i pareri,
ivi compresi quelli obbligatori, sono resi nel termine di trenta
giorni. In casi di particolare urgenza il dirigente dell’ufficio
periferico regionale puo’ assegnare un termine diverso, non
inferiore a quindici giorni. Decorso il termine di trenta o quello
inferiore assegnato dal dirigente, si puo’ prescindere dal parere.
8. Il consiglio, nella prima seduta successiva al suo insediamento,
adotta un regolamento nel quale disciplina la organizzazione dei
propri lavori e l’attribuzione di specifiche competenze ad apposite
commissioni. Il regolamento puo’ prevedere la composizione e il
funzionamento di una giunta esecutiva presieduta dal dirigente
dell’ufficio periferico regionale.
9. Il dirigente dell’ufficio periferico regionale provvede alla
costituzione di una segreteria del consiglio regionale
dell’istruzione.
10. Presso l’ufficio periferico regionale avente sede nella regione
Friuli-Venezia Giulia e’ istituito un consiglio regionale
dell’istruzione per le scuole con lingua di insegnamento slovena,
composto dai rappresentanti del personale delle predette scuole
statali, pareggiate, parificate e legalmente riconosciute eletti
nei consigli scolastici locali, nonche’ da tre rappresentanti
designati dalle organizzazioni rappresentative dei datori di lavoro
e dei lavoratori. Ai predetti consigli si applicano le disposizioni
di cui ai commi 1, 2, 5, 6, 7, 8, 9 e 11.
11. I termini e le modalita’ per l’elezione dei componenti dei
consigli regionali sono stabiliti con l’ordinanza di cui all’art.
2, comma 9.”.
– Per il testo dell’art. 75, comma 3, del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 300, si vedano le note alle premesse.
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle
province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
locali):
“Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e Conferenza
unificata). – 1. La conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
unificata per le materie ed i compiti di interesse comune delle
regioni, delle province, dei comuni e delle comunita’ montane, con
la conferenza Stato-regioni.
2. La conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’ presieduta dal
Presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, dal
Ministro dell’interno o dal Ministro per gli affari regionali; ne
fanno parte altresi’ il Ministro del tesoro e del bilancio e della
programmazione economica, il Ministro delle finanze, il Ministro
dei lavori pubblici, il Ministro della sanita’, il presidente
dell’Associazione nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il
presidente dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani – UNCEM. Ne
fanno parte inoltre quattordici sindaci designati dall’ANCI e sei
presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque rappresentano le
citta’ individuate dall’art. 17 della legge 8 giugno 1990, n. 142.
Alle riunioni possono essere invitati altri membri del Governo,
nonche’ rappresentanti di amministrazioni statali, locali o di enti
pubblici.
3. La conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’ convocata
almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi il presidente ne
ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia richiesta il presidente
dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La conferenza unificata di cui al comma 1 e’ convocata dal
Presidente del Consiglio dei Ministri. Le sedute sono presiedute
dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, su sua delega, dal
Ministro per gli affari regionali o, se tale incarico non e’
conferito, dal Ministro dell’interno.”.
– Per il testo dell’art. 5, comma 5, lettera g), del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300, si vedano le note all’art. 2.
– Si riporta il testo dell’art. 9 del decreto del Presidente della
Repubblica 14 maggio 1985, n. 246 (Norme di attuazione dello
statuto della regione siciliana in materia di pubblica istruzione):
“Art. 9. – Fino a quando non sara’ diversamente provveduto, per
l’esercizio delle attribuzioni di cui al presente decreto
l’amministrazione regionale si avvale degli organi e degli uffici
periferici del Ministero della pubblica istruzione esistenti nel
territorio della regione e del personale ivi in servizio, il quale
nello svolgimento delle funzioni attribuite alla regione ha
l’obbligo di seguire le direttive dell’amministrazione regionale.
Le piante organiche degli uffici e degli organi periferici, di cui
la regione si avvale per l’esercizio delle funzioni trasferite con
il presente decreto, sono stabilite dallo Stato, sentita la
regione.
L’amministrazione regionale esercita nei confronti del personale di
cui al presente articolo, relativamente all’utilizzazione, le
attribuzioni del Ministero della pubblica istruzione, salvo i casi
in cui, in base alle vigenti disposizioni, il provvedimento
ministeriale debba essere preceduto da deliberazioni di organi
collegiali istituiti presso il Ministero.
I provvedimenti adottati dall’amministrazione regionale ai sensi
del comma precedente devono essere comunicati al Ministero della
pubblica istruzione, il quale puo’, entro il termine di trenta
giorni dal ricevimento, chiederne il riesame. Trascorso tale
termine il provvedimento diventa esecutivo.”.
Note all’art. 8:
– Per il testo dell’art. 75, commi 4 e 5, del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300, si vedano le note alle premesse.
– Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, reca:
“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge
15 marzo 1997, n. 59”.
Note all’art. 9:
– Per il testo dell’art. 17, commi 2 e 4-bis della legge 23 agosto
1988, n. 400, si veda nelle note alle premesse.
– Si riporta il testo degli articoli 611, 613, commi 1 e 2, 614,
commi 1, 2 e 3, 615, comma 1, 616, 621 e 622 del testo unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297
(Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative
vigenti in materia di istruzione relative alle scuole di ogni
ordine e grado):
“Art. 611 (Ordinamento degli uffici dell’amministrazione centrale).
– 1. Fino a quando non sara’ definito il suo nuovo ordinamento ai
sensi dell’art.
616, l’amministrazione centrale del Ministero della pubblica
istruzione e’ ordinata come segue:
Direzione generale del personale e degli affari generali e
amministrativi;
Direzione generale dell’istruzione elementare;
Direzione generale dell’istruzione secondaria di primo grado;
Direzione generale dell’istruzione classica, scientifica e
magistrale;
Direzione generale dell’istruzione tecnica;
Direzione generale dell’istruzione professionale;
Direzione generale per gli scambi culturali:
Direzione generale per l’istruzione media non statale;
Ispettorato per l’istruzione artistica;
Ispettorato per l’educazione fisica e sportiva:
Ispettorato per le pensioni:
Servizio per la scuola materna”.
“Art. 613 (Ufficio scolastico regionale). – 1. L’Ufficio scolastico
regionale, con sede nel capoluogo di ogni regione salvo quanto
previsto dagli articoli 617, 618 e 619 provvede, alle dipendenze
del Ministro, allo svolgimento di compiti inerenti alle procedure
concorsuali per il personale della scuola e per il personale
dell’amministrazione scolastica periferica al calendario scolastico
nonche’ dei compiti previsti dalle disposizioni del presente testo
unico. A tale ufficio e preposto il sovrintendente scolastico.
2. Le funzioni di sovrintendente scolastico sono affidate dal
Ministro della pubblica istruzione ai sensi degli articoli 19 e 25
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni a funzionari che rivestono la qualifica di
dirigente.”.
“Art. 614 (Provveditorato agli studi). – 1. Il provveditorato agli
studi ha sede nel capoluogo di ogni provincia, salvo quanto
previsto dall’art. 16, comma 2, lettera f) della legge 8 giugno
1990, n. 142, e quanto previsto dagli articoli 617, 618 e 619 del
presente testo unico.
2. Le funzioni di provveditore agli studi sono affidate dal
Ministro della pubblica istruzione, ai sensi degli articoli 19 e 25
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, a funzionari che rivestono la qualifica di
dirigente.
3. Il provveditore agli studi sovraintende, alle dipendenze del
Ministro, alla istruzione materna, elementare, media, secondaria
superiore e artistica: vigila sulla applicazione delle leggi e dei
regolamenti negli istituti di istruzione e di educazione pubblica e
privata della provincia; dispone nei casi gravi e urgenti la
temporanea sospensione delle lezioni; promuove e coordina le
iniziative e i provvedimenti utili alla maggiore efficienza degli
studi e svolge tutti gli altri compiti demandatigli dalle
disposizioni del presente testo unico e da altre disposizioni di
legge.”.
“Art. 615 (Personale). – 1. Le dotazioni organiche del personale
dell’amministrazione della pubblica istruzione appartenente alle
qualifiche previste dalla legge 11 luglio 1980, n. 312, e dal
decreto-legge 28 gennaio 1986, n. 9, convertito con modificazioni
dalla legge 24 marzo 1986, n. 78, sono provvisoriamente
rideterminate ai sensi dell’art. 3, comma 6, della legge 24
dicembre 1993, n. 537, e sono successivamente definite ai sensi
dell’art. 6 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni.”.
“Art. 616 (Riorganizzazione degli uffici). – 1. Gli uffici
dell’amministrazione centrale e perifenca della pubblica istruzione
sono ridefiniti ai sensi degli articoli 2, 5, 6 e 31 del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni.
2. Nell’ambito della riorganizzazione degli uffici sono individuati
uffici per le relazioni con il pubblico ai sensi dell’art. 12 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni.”.
“Art. 621 (Disposizioni particolari per l’accesso alla qualifica di
dirigente amministrativo). – 1. Le particolari disposizioni di cui
al decreto del presidente della Repubblica 31 marzo 1971, n. 283,
continuano ad applicarsi limitatamente ai concorsi gia’ banditi
alla data di entrata in vigore del presente testo unico.”.
“Art. 622 (Disposizioni particolari). – 1. Al personale di cui al
decreto-legge 28 giugno 1988, n. 239, convertito in legge, con
modificazioni, dalla legge 10 agosto 1988 n. 353, continuano ad
applicarsi le citate disposizioni legislative.
2. Il Ministro della pubblica istruzione istituisce ed aggiorna
annualmente, su segnalazione dei sovrintendenti scolastici
regionali, l’elenco degli uffici scolastici provinciali e regionali
che, alla data del 1o gennaio risultano carenti di personale
rispetto alla pianta organica. Qualora si verifichino carenze di
organico a livello provinciale, il Ministro bandisce, con proprio
decreto, entro e non oltre la data del 30 marzo di ogni anno,
concorsi su base regionale, ai sensi dell’art. 6 del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077, per la
copertura dei posti vacanti, nei limite richiesto dall’esigenza di
non superare l’organico complessivo dell’Amministrazione. Il numero
dei posti da mettere a concorso, per le singole province, sara’
proporzionale al numero dei posti ivi vacanti.
3. Lo svolgimento dei concorsi e’ comunque subordinato al rispetto
delle disposizioni annualmente fissate dalla legge finanziaria per
le assunzioni nel pubblico impiego.
4. I concorsi di cui al comma 2 sono espletati entro il 31 luglio
di ogni anno, presso gli uffici scolastici regionali nei medesimi
giorni e con le medesime prove scritte, decise dal Ministro della
pubblica istruzione, per tutte le sedi dei concorsi.
5. I vincitori dei concorsi sono nominati entro la fine dello
stesso anno.
6. Le commissioni esaminatrici, composte secondo i criteri previsti
dalle leggi vigenti, sono nominate con decrero del Ministro della
pubblica istruzione. I componenti sono nominati tra i funzionari e
i docenti che prestano servizio nelle regioni presso i cui uffici
scolastici regionali i concorsi devono svolgersi.
7. Le domande di partecipazione ai concorsi vengono presentate,
secondo le modalita’ previste dal bando, presso gli uffici
scolastici regionali competenti.
8. I vincitori dei concorsi sono assegnati alle sedi vacanti nella
regione in cui hanno partecipato al concorso e non possono essere
trasferiti, ne’ assegnati a qualsiasi titolo presso uffici compresi
in regioni diverse da quella di prima assunzione per almeno cinque
anni, salva l’ipotesi di grave incompatibilita’ di cui all’art. 33
del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n.
1077.
9. Il predetto periodo non puo’ costituire titolo preferenziale per
i successivi trasferimenti a domanda.
10. Sono altresi’ vietati i trasferimenti o le assegnazioni a
qualsiasi titolo nelle province in cui la consistenza del personale
e’ pari o superiore rispetto a quella prevista dalla pianta
organica provinciale.
11. Si applicano, per quanto non previsto dal presente articolo, le
norme vigenti in materia di concorsi statali.”.
– Si riporta il testo dell’art. 613, comma 3 e dell’art. 614, comma
4 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del
testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di
istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado):
“3. Alle spese per la fornitura e la manutenzione dei locali, e per
la fornitura dell’arredamento e degli impianti dell’acqua,
dell’illuminazione, del riscaldamento e dei telefoni, provvede
l’amministrazione della provincia in cui ha sede l’ufficio
scolastico regionale. Il relativo onere e’ ripartito tra tutte le
province della circoscrizione regionale in misura proporzionale al
numero degli alunni delle scuole medie statali funzionanti in
ciascuna di esse.”.
“4. L’amministrazione provinciale e’ tenuta a fornire i locali per
il provveditorato agli studi e a provvedere all’arredamento e alla
manutenzione dei medesimi.”.
ALLEGATI

TABELLA A (Articolo 8, comma 3)

TABELLA B Articolo 8, comma 3)

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