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Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva....

Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva.

LEGGE 14 aprile 1975, n. 103
Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva. (1a)
(G.U. n. 102, 17 aprile 1975, Serie Generale)
(1a) Il regolamento di attuazione della presente legge è stato
emanato con D.M. 16 luglio 1975.
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Titolo I
DEL SERVIZIO PUBBLICO DI DIFFUSIONE RADIOFONICA E TELEVISIVA
Art. 1(1)
La diffusione circolare di programmi radiofonici via etere o, su
scala nazionale, via filo e di programmi televisivi via etere, o,
su scala nazionale, via cavo e con qualsiasi altro mezzo
costituisce, ai sensi dell’art. 43 della Costituzione, un servizio
pubblico essenziale ed a carattere di preminente interesse
generale, in quanto volta ad ampliare la partecipazione dei
cittadini e concorrere allo sviluppo sociale e culturale del Paese
in conformità ai principi sanciti dalla Costituzione. Il servizio è
pertanto riservato allo Stato.
L’indipendenza, l’obiettività e l’apertura alle diverse tendenze
politiche, sociali e culturali, nel rispetto delle libertà
garantite dalla Costituzione, sono principi fondamentali della
disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo.
Ai fini dell’attuazione delle finalità di cui al primo comma e dei
principi, di cui al secondo comma, la determinazione dell’indirizzo
generale e l’esercizio della vigilanza dei servizi radiotelevisivi
competono alla Commissione prevista dal decreto legislativo del
Capo provvisorio dello Stato 3 aprile 1947, n. 428. Sono soppressi
gli articoli 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 del decreto legislativo del
Capo provvisorio dello Stato 3 aprile 1947, n. 428, e la legge 23
agosto 1949, n. 681.
Detta Commissione assume la denominazione di Commissione
parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi
radiotelevisivi.
Essa è composta di quaranta membri designati pariteticamente dai
Presidenti delle due Camere del Parlamento, tra i rappresentanti di
tutti i gruppi parlamentari.
La Commissione elabora un proprio regolamento interno che sarà
emanato di concerto dai Presidenti delle due Camere del Parlamento
sentiti i rispettivi uffici di presidenza. Detto regolamento
stabilisce le modalità per il funzionamento della Commissione
stessa e la sua articolazione in sottocommissioni per l’adempimento
dei poteri di cui al presente articolo. Una di dette
sottocommissioni permanenti è competente per l’esame delle
richieste di accesso, secondo quanto stabilito dal successivo art.
6.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 15 luglio 1976, n. 202,
ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo,
nella parte in cui non sono consentiti, previa autorizzazione
statale e nei sensi di cui in motivazione, l’installazione e
l’esercizio di impianti di diffusione radiofonica e televisiva via
etere di portata non eccedente l’ambito locale.
Art. 2(2)
La riserva del servizio allo Stato, di cui all’art. 1, comprende:
l’installazione e l’esercizio tecnico degli impianti destinati alla
diffusione circolare radiofonica e televisiva, fatta eccezione per
gli impianti ripetitori privati via etere di programmi televisivi e
radiofonici stranieri e nazionali, la cui installazione e
utilizzazione sono regolate dal titolo III della presente legge;
la trasmissione, mediante gli impianti predetti, di programmi di
qualsivoglia natura, sia all’interno che all’estero (3) .
Sono altresì incluse nella riserva la filodiffusione sonora e la
televisione via cavo, fatta eccezione per le ipotesi previste dal
titolo II della presente legge.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 15 luglio 1976, n. 202,
ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo,
nella parte in cui non sono consentiti, previa autorizzazione
statale e nei sensi di cui in motivazione, l’installazione e
l’esercizio di impianti di diffusione radiofonica e televisiva via
etere di portata non eccedente l’ambito locale.
(3) La Corte costituzionale, con sentenza 13 maggio 1987, n. 153,
ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma,
nella parte in cui non prevede che le trasmissioni di programmi
destinati alla diffusione circolare verso l’estero possano essere
effettuate anche in regime di autorizzazione quale previsto dal
secondo comma dell’art. 1 del D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, come
novellato dall’art. 45 della legge 14 aprile 1975, n. 103.
Art. 3
Il Governo può provvedere al servizio pubblico della radio e della
televisione con qualsiasi mezzo tecnico, mediante atto di
concessione ad una società per azioni a totale partecipazione
pubblica sentita la Commissione parlamentare per l’indirizzo
generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
La concessione importa di diritto l’attribuzione alla
concessionaria della qualità di società di interesse nazionale, ai
sensi dell’art. 2461 del codice civile.
Art. 4
La Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza
dei servizi radiotelevisivi:
formula gli indirizzi generali per l’attuazione dei principi di cui
all’art. 1, per la predisposizione dei programmi e per la loro
equilibrata distribuzione nei tempi disponibili; controlla il
rispetto degli indirizzi e adotta tempestivamente le deliberazioni
necessarie per la loro osservanza;
stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell’organizzazione e
dell’equilibrio dei programmi, le norme per garantire l’accesso al
mezzo radiotelevisivo e decide sui ricorsi presentati contro le
deliberazioni adottate dalla sottocommissione parlamentare di cui
al successivo art. 6 sulle richieste di accesso;
disciplina direttamente le rubriche di “Tribuna politica”, “Tribuna
elettorale”, “Tribuna sindacale” e “Tribuna stampa”;
indica i criteri generali per la formazione dei piani annuali e
pluriennali di spesa e di investimento facendo riferimento alle
prescrizioni dell’atto di concessione;
approva i piani di massima della programmazione annuale e
pluriennale e vigila sulla loro attuazione; riceve dal consiglio di
amministrazione della società concessionaria le relazioni sui
programmi trasmessi e ne accerta la rispondenza agli indirizzi
generali formulati;
formula indirizzi generali relativamente ai messaggi pubblicitari,
allo scopo di assicurare la tutela del consumatore e la
compatibilità delle esigenze delle attività produttive con la
finalità di pubblico interesse e le responsabilità del servizio
pubblico radiotelevisivo;
analizza, anche avvalendosi dell’opera di istituti specializzati,
il contenuto dei messaggi radiofonici e televisivi, accertando i
dati di ascolto e di gradimento dei programmi trasmessi;
riferisce con relazione annuale al Parlamento sulle attività e sui
programmi della Commissione;
elegge dieci consiglieri di amministrazione della società
concessionaria secondo le modalità previste dall’art. 8;
esercita le altre funzioni ad essa demandate dalla legge.
La Commissione trasmette i propri atti per gli adempimenti dovuti
alle Presidenze dei due rami del Parlamento, alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri, al Ministro per le poste e le
telecomunicazioni, ai consigli regionali e al Consiglio di
amministrazione della società concessionaria.
Per l’adempimento dei suoi compiti la Commissione può invitare il
presidente, gli amministratori, il direttore generale e i dirigenti
della società concessionaria e, nel rispetto dei regolamenti
parlamentari, quanti altri ritenga utile; può, altresì, chiedere
alla concessionaria l’effettuazione di indagini e studi e la
comunicazione di documenti.
Art. 5(36)
(36) Articolo abrogato dall’art. 7, comma 6, L. 6 agosto 1990, n.
223
Art. 5(4)
Ogni consiglio regionale elegge, con voto limitato almeno ai due
terzi dei membri da eleggere, un comitato regionale per il servizio
radiotelevisivo, composto da nove membri. Questi durano in carica
tre anni e il loro mandato è gratuito.
La carica di membro del comitato regionale radiotelevisivo è
incompatibile con quella di consigliere regionale, di dipendente
della società concessionaria, nonché con l’appartenenza agli organi
di cui agli articoli 4 e 8 della presente legge.
Il comitato regionale è organo di consulenza della regione in
materia radiotelevisiva; formula indicazioni sui programmi
radiotelevisivi destinati alla diffusione regionale.
Formula altresì proposte da presentare al consiglio di
amministrazione della società concessionaria in merito a
programmazioni regionali che possono essere trasmesse in reti
nazionali.
Il comitato regionale regola l’accesso alle trasmissioni regionali,
secondo le norme della Commissione parlamentare.
(4) Testo precedente le modifiche apportate dalla L. 6 agosto
1990, n. 223
Art. 6
Sono riservati dalla società concessionaria, per apposite
trasmissioni, tempi non inferiori al 5 per cento del totale delle
ore di programmazione televisiva e al 3% del totale delle ore di
programmazione radiofonica, distintamente per la diffusione
nazionale e per quella regionale, ai partiti ed ai gruppi
rappresentati in Parlamento, alle organizzazioni associative delle
autonomie locali, ai sindacati nazionali, alle confessioni
religiose, ai movimenti politici, agli enti e alle associazioni
politiche e culturali, alle associazioni nazionali del movimento
cooperativo giuridicamente riconosciute, alle associazioni di
promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali, ai
gruppi etnici e linguistici e ad altri gruppi di rilevante
interesse sociale che ne facciano richiesta. (46)
Per le testate dei giornali quotidiani che…

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