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Immediati interventi necessari a fronteggiare l'emergenza nella città...

Immediati interventi necessari a fronteggiare l'emergenza nella città di Milano, determinatasi nel settore della depurazione delle acque reflue.

(1a) Per ulteriori disposizioni al fine di fronteggiare l’emergenza
nella città di Milano, vedi l’ordinanza 6 luglio 2000, n. 3063.
IL MINISTRO DELL’INTERNO
delegato al coordinamento della protezione civile
Visto l’art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data
29 dicembre 1999, che delega le funzioni del coordinamento della
protezione civile di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, al
Ministro dell’interno;
Vista la nota del 18 gennaio 2000 con la quale il sindaco del
comune di Milano, nel manifestare l’impossibilità di realizzare il
piano di depurazione delle acque reflue della città di Milano entro
il termine del 31 dicembre 2000, stabilito dal decreto legislativo
11 maggio 1999, n. 152, chiede la dichiarazione dello stato di
emergenza;
Vista la nota del 19 gennaio 2000 con la quale il presidente della
regione Lombardia esprime il proprio assenso sulla proposta di
adozione di provvedimenti straordinari per la realizzazione degli
interventi di depurazione delle acque reflue, avanzata dal sindaco
del comune di Milano;
Considerato che il comune di Milano non è provvisto di alcun
impianto di trattamento delle acque reflue urbane e che il sistema
di raccolta delle medesime riceve gli scarichi di quasi 2.700.000
abitanti riversandoli, senza trattamento, nel sistema fluviale
Lambro-Olona, affluente del fiume Po, provocando fenomeni di
eutrofizzazione nelle acque costiere adriatiche;
Visto il parere motivato reso dalla Commissione europea in data 21
gennaio 2000 concernente il trattamento delle acque reflue urbane
del comune di Milano, nella quale viene evidenziato che a causa
degli scarichi urbani il sistema fluviale Lambro-Olona è uno dei
più inquinati d’Italia e che partecipa in maniera rilevante al
deterioramento della qualità delle acque del fiume Po, con
conseguente impedimento, parziale o totale, di gran parte degli usi
legittimi, quali la balneazione, l’irrigazione, oltre al pericolo
per la conservazione della vita acquatica; che gli apporti
dell’acqua del fiume Po, carichi di nutrienti, azoto e fosforo di
origine urbana ed agricola, sono considerati la ragione
dell’eutrofizzazione del delta del fiume e delle acque costiere del
mare Adriatico, con conseguente proliferazione incontrollata delle
alghe negli ultimi dieci anni; che il carico in nutrienti d’origine
antropica presenti nel fiume Lambro rappresenta più del 20% del
carico totale del fiume Po e che, quindi, l’area del delta del Po e
le acque costiere del Nord-Ovest del mare Adriatico sono aree
eutrofizzate; che gli scarichi delle acque reflue sono situati
all’interno del bacino del fiume Po drenante in aree sensibili;
Considerato, inoltre, che non risultano ancora avviati i lavori per
la realizzazione del sistema depurativo costituito dagli impianti
di Milano-Sud, Milano Nosedo e Peschiera Borromeo, previsti dal
piano regionale di risanamento delle acque;
Atteso che, in assenza dell’adozione di interventi urgenti per la
realizzazione dei tre impianti citati e non essendo possibile
sospendere l’esercizio di attività che comportano l’immissione di
sostanze inquinanti nel sistema ricettore degli scarichi del comune
di Milano, si verrebbe a protrarre la situazione di grave
inquinamento delle acque superficiali del bacino idrico del sistema
Lambro-Po e del mare Adriatico;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data
21 gennaio 2000, con il quale è stato dichiarato, fino al 30 aprile
2001, lo stato di emergenza nel settore della depurazione delle
acque reflue urbane del comune di Milano;
Acquisita l’intesa del Ministro dell’ambiente;
Sentito il presidente della regione Lombardia;
Sentito il presidente della provincia di Milano;
Sentito il sindaco del comune di Milano;
Dispone:
Art. 1.
1. Il prefetto di Milano è nominato commissario delegato per
l’esecuzione di tutti gli interventi necessari a fronteggiare la
situazione di emergenza venutasi a creare in relazione allo scarico
delle acque reflue urbane della città di Milano in acque
superficiali, anche destinate all’uso irriguo, senza adeguato
trattamento di depurazione.
2. Per le finalità di cui in premessa, il commissario delegato,
avvalendosi di uno o più sub-commissari nominati dai Ministri
dell’ambiente e dell’interno, in particolare, provvede:
2.1. alla realizzazione del sistema depurativo comprendente gli
impianti di depurazione di Milano-Sud, Milano Nosedo e Peschiera
Borromeo e delle connesse opere di collegamento con il sistema di
collettamento e di fognatura esistenti e con il sistema delle acque
superficiali di recapito;
2.2. alla realizzazione degli impianti di gestione dei fanghi
provenienti dagli impianti di depurazione;
2.3. alla realizzazione delle opere infrastrutturali primarie e
secondarie relative agli impianti;
2.4. alla realizzazione delle opere di mitigazione e di
riequilibrio ambientale;
2.5. alla definizione dell’area di rispetto degli impianti e delle
opere da realizzare.
3. Gli impianti e le opere di cui al precedente comma 2 dovranno
essere realizzati in conformità alle leggi di tutela della qualità
delle acque, di difesa del suolo, di tutela della qualità
dell’aria, nel rispetto del parere di compatibilità ambientale
espresso ai sensi del successivo art. 2, impiegando ogni cautela al
fine di assicurare che il riutilizzo delle acque reflue depurate,
come pure gli scarichi nei corpi idrici superficiali, avvengano in
conformità con i criteri di sicurezza ambientale e sanitaria,
accertati mediante l’utilizzo di rigorosi sistemi di controllo, nel
rispetto dei limiti definiti dal Ministro dell’ambiente, al fine di
consentire gli usi irrigui delle acque reflue, il rispetto del
corpo ricettore considerato come area sensibile a norma dell’art.
5, paragrafo 1 della direttiva 91/271/CEE del 21 maggio 1991, e la
tutela di tutti gli usi legittimi del sistema fluviale e del mare
Adriatico.
4. Il commissario delegato, provvede ad attivare le procedure di
trasferimento degli impianti e delle opere dallo stesso realizzati
agli enti territorialmente competenti, raccordandosi, a tal fine,
con gli ambiti territoriali ottimali di cui all’art. 9 della legge
5 gennaio 1994, n. 36.
Art. 2.
1. Il Ministro dell’ambiente esprime il parere di compatibilità
ambientale dei progetti degli impianti e delle opere di cui al
precedete art. 1, comma 2, con l’ambiente naturale, di vita e di
lavoro, avvalendosi della commissione di cui all’art. 18, comma 5,
della legge 11 marzo 1988, n. 67, che si esprime entro trenta
giorni dalla richiesta. Tale compatibilità è verificata con la
collaborazione degli enti e delle associazioni interessati.
2. I progetti degli impianti e delle opere di cui al precedente
comma 1 sono esclusi, ai sensi dell’art. 1, comma 8, del decreto
del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 e successive
modifiche ed integrazioni, dalla procedura di valutazione di
impatto ambientale prevista dal citato decreto 12 aprile 1996,
previa comunicazione alla Commissione europea dei motivi che
giustificano tale esenzione.
Art. 3.
1. Il commissario delegato, nell’espletamento dell’incarico allo
stesso affidato, può adottare, nei limiti necessari per la
realizzazione degli interventi d’emergenza di cui alla presente
ordinanza, provvedimenti in deroga alle seguenti norme, nel
rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico:
legge 25 giugno 1865, n. 2359, articoli 4, 17 e 18;
legge 22 ottobre 1971, n. 865, articoli 10, 11, 12, 13, 19, 20;
legge 3 gennaio 1978, n. 1, art. 3;
legge 3 agosto 1999, n. 265, art. 32;
legge 29 giugno 1939, n. 1497, art. 11;
legge 8 agosto 1985, n. 431, articoli 1-bis, 1-ter, 1-quater, 1-
quinques;
legge regionale 30 novembre 1983, n. 86, articoli 15, 18, 21;
legge regionale 23 aprile 1990, n. 24;
legge regionale 30 gennaio 1998, n. 3;
legge 8 luglio 1986, n. 349, art. 6;
legge regionale 3 settembre 1999, n. 20, articoli 3, 4, 5, 6 e 7;
legge 8 giugno 1990, n. 142, articoli 32, 35, 51, 53 e 56;
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, articoli 56 e 58;
legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, ed
integrazioni, articoli 2, comma 4 e comma 4-bis, 6, 8, 9, 10, 13,
17, 19, 20, 21, 25, 26, 29 e 34;
decreto legislativo 19 dicembre 1991, n. 406, articoli 4, 8, 9 e
12;
legge regionale 12 settembre 1983, n. 70;
legge regionale 15 maggio 1993, n. 14;
regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440;
legge 5 gennaio 1994, n. 36, articoli 8, 9, 11, 16 e 20;
decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, art. 3, commi 1, 2 e 3,
art. 47;
legge regionale 20 ottobre 1998, n. 21;
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, articoli 17, 27 e 28.
decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554,
articoli 80, 117, 136, 141. (2)
(2)Comma modificato dall’art. 2, comma 1, ordinanza 22 dicembre
2000, n. 3102.
Art. 3. (1)
1. Il commissario delegato, nell’espletamento dell’incarico allo
stesso affidato, può adottare, nei limiti necessari per la
realizzazione degli interventi d’emergenza di cui alla presente
ordinanza, provvedimenti in deroga alle seguenti norme, nel
rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico:
legge 25 giugno 1865, n. 2359, articoli 4, 17 e 18;
legge 22 ottobre 1971, n. 865, articoli 10, 11, 12, 13, 19, 20;
legge 3 gennaio 1978, n. 1, art. 3;
legge 3 agosto 1999, n. 265, art. 32;
legge 29 giugno 1939, n. 1497, art. 11;
legge 8 agosto 1985, n. 431, articoli 1-bis, 1-ter, 1-quater, 1-
quinques;
legge regionale 30 novembre 1983, n. 86, articoli 15, 18, 21;
legge regionale 23 aprile 1990, n. 24;
legge regionale 30 gennaio 1998, n. 3;
legge 8 luglio 1986, n. 349, art. 6;
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