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Regolamento recante le norme di procedura del giudizio arbitrale, ai s...

Regolamento recante le norme di procedura del giudizio arbitrale, ai sensi dell'articolo 32, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni.

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI di concerto con IL MINISTRO DELLA
GIUSTIZIA

Visto l’articolo 32, comma 2, della legge 11 febbraio 1994, n. 109,
e successive modificazioni;

Visti gli articoli 150 e 151 del decreto del Presidente della
Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, con il quale e’ stato
approvato il regolamento generale sui lavori pubblici di cui
all’articolo 3 della legge n. 109 del 1994;

Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il parere del Consiglio di Stato, Sezione consultiva per gli
atti normativi, reso nell’adunanza del 17 aprile 2000, le
osservazioni del quale sono state in parte recepite;

Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri,
effettuata con note n. 443/400/94 dell’8 maggio 2000, n. 704/400/94
del 13 giugno 2000 e n. 1080/400/94 del 21 luglio 2000;

A d o t t a il seguente regolamento:

Art. 1.

Ambito di applicazione e definizioni

1. Il presente decreto disciplina la procedura da seguirsi per
tutte le controversie demandate al giudizio arbitrale in attuazione
dell’articolo 32, comma 2, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e
successive modificazioni ed integrazioni.

2. Ai fini del presente decreto per “legge” si intende la legge 11
febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni ed integrazioni
(legge-quadro in materia di lavori pubblici), per “regolamento” il
regolamento di attuazione previsto dall’articolo 3 della legge, e
per “capitolato generale” il capitolato generale d’appalto previsto
dall’articolo 3, comma 5, della legge.

Art. 2.

Domanda di arbitrato

1. Fermo quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 150 del
regolamento, la domanda di arbitrato, da notificarsi nelle forme
degli atti processuali civili, deve contenere a pena di nullita’
rilevabile d’ufficio la determinazione dell’oggetto della domanda
con la specificazione delle somme eventualmente richieste e
l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le
ragioni della domanda.

2. Entro sessanta giorni dalla notifica della domanda di arbitrato,
la parte che intende resistervi deve nominare l’arbitro di propria
competenza e proporre la propria risposta con atto di resistenza,
anch’esso da notificarsi nelle forme degli atti processuali civili.

Nello stesso atto deve proporre, a pena di decadenza, le eventuali
domande riconvenzionali. In tal caso l’istante, entro trenta giorni
dalla ricezione dell’atto di resistenza, puo’ controdedurre
proponendo a sua volta domande che abbiano titolo nella
riconvenzionale del resistente.

3. La domanda di arbitrato, l’atto di resistenza ed eventuali
controdeduzioni, da trasmettersi alla Camera arbitrale, ai fini di
cui al terzo comma dell’articolo 150 del decreto del Presidente
della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, delimitano
inderogabilmente l’oggetto del giudizio: nuove o diverse domande,
richieste di ulteriori corrispettivi, aggiornamenti o ampliamenti
della domanda stessa non possono essere proposti successivamente e
se proposti sono dichiarati d’ufficio inammissibili.

Art. 3.

Costituzione del collegio arbitrale

1. Effettuata la nomina degli arbitri a norma dell’articolo 150 del
regolamento, nonche’ il deposito in acconto, di cui all’articolo
150, comma 5, di detto regolamento, il collegio arbitrale si
costituisce in prima convocazione, ad iniziativa del presidente,
entro i successivi quindici giorni.

2. Il presidente designa il segretario del collegio tra il
personale di cui al comma 4, dell’articolo 151 del regolamento. Al
segretario compete la tenuta del fascicolo d’ufficio, la stesura
dei verbali, l’effettuazione delle comunicazioni disposte dal
collegio e la custodia degli atti e documenti dell’arbitrato. Di
questi ultimi egli permette la visione e rilascia copie nei casi
consentiti.

3. Della costituzione del collegio e’ dato atto in apposito
verbale, da comunicare alle parti nei modi di cui all’articolo 11.

4. Il collegio nel verbale di costituzione determina l’oggetto del
giudizio ai sensi dell’articolo 2, comma 3.

5. La costituzione del collegio determina a tutti gli effetti la
pendenza della lite.

Art. 4.

Ricusazione

1. Gli arbitri possono essere ricusati dalle parti per i motivi
previsti dall’articolo 51 del codice di procedura civile e
dall’articolo 151, comma 9, del regolamento.

2. L’istanza di ricusazione e’ proposta nei termini e forme di cui
all’articolo 815, secondo comma, codice di procedura civile.

Art. 5.

Tentativo di conciliazione

1. Con il verbale di costituzione del collegio arbitrale le parti e
i loro difensori sono convocati per l’esperimento del tentativo di
pacifico componimento della vertenza.

2. Qualora la controversia venga in tutto o in parte conciliata, il
collegio redige apposito verbale, sottoscritto dalle parti e dagli
arbitri, contenente i modi e i termini dell’intervenuto accordo. In
tal caso, salva diversa pattuizione, le spese della procedura
arbitrale sono poste a carico delle parti in quote uguali, in base
a quanto dispone la tariffa allegata in caso di conciliazione.

3. Prima della discussione della causa, e’ sempre nella facolta’
delle parti addivenire alla conciliazione nel corso del giudizio,
proponendo istanza al collegio arbitrale.

Art. 6.

Svolgimento del giudizio e termini

1. Qualora il tentativo di conciliazione non sortisca esito
positivo, o comunque non esaurisca l’interesse alla deliberazione
del lodo, il collegio arbitrale assegna alle parti i termini per il
deposito delle memorie e degli atti e documenti.

2. I provvedimenti del collegio sono assunti con ordinanza.

Art. 7.

Istruttoria

1. Con ordinanza il collegio ammette i mezzi di prova dedotti dalle
parti e fissa la data per il relativo esperimento, eventualmente
delegando uno o piu’ arbitri.

2. Nel procedimento arbitrale regolato dal presente decreto sono
ammissibili tutti i mezzi di prova previsti dal codice di procedura
civile, con esclusione del giuramento in tutte le sue forme.
Qualora venga disposta consulenza tecnica d’ufficio il collegio o,
per sua delega il presidente, nomina uno o piu’ consulenti iscritti
nel-l’elenco previsto dal comma 6, dell’articolo 151 del
regolamento e assegna alle parti un termine entro il quale possono
nominare, con dichiarazione ricevuta dal segretario del collegio,
propri consulenti tecnici.

3. Le parti hanno diritto ad assistere all’esperimento di tutti i
mezzi di prova ammessi, nominando, se del caso, propri consulenti
tecnici, nel rispetto delle forme e termini fissati dall’ordinanza
istruttoria.

Art. 8.

Udienza di discussione

1. Esaurita la fase istruttoria, o nel caso di non ammissione delle
prove dedotte dalle parti, il collegio dispone, con ordinanza
comunicata alle parti, la fissazione dell’udienza di discussione.

2. All’udienza cosi’ fissata il presidente dichiara aperta la
discussione, nel corso della quale, dopo la relazione del
presidente o di altro arbitro da lui designato, i difensori delle
parti illustrano oralmente le rispettive difese.

3. Esaurita la discussione, e qualora non si debba procedere ad
ulteriori attivita’ istruttorie, il collegio si riserva la
deliberazione del lodo.

Art. 9.

L o d o

1. Il lodo deve essere pronunciato dal collegio arbitrale entro
centottanta giorni dalla data di costituzione. Il lodo si ha per
pronunziato con il suo deposito presso la Camera arbitrale per i
lavori pubblici.

2. Il termine e’ sospeso in caso di istanza di ricusazione degli
arbitri e fino alla decisione in merito alla stessa.

3. Il termine per la pronuncia del lodo puo’ essere prorogato nei
casi e con le modalita’ di cui all’articolo 820 del codice di
procedura civile.

4. Il deposito del lodo presso la Camera arbitrale e’ effettuato,
entro dieci giorni dalla data dell’ultima sottoscrizione, a cura
del segretario del collegio in tanti originali quante sono le
parti, oltre ad uno per il fascicolo di ufficio. Resta fermo, ai
fini della esecutivita’, il disposto dell’articolo 825 del codice
di procedura civile, limitatamente ai commi 2, 3, 4 e 5.

5. Il segretario da’ comunicazione alle parti dell’avvenuto
deposito del lodo.

Art. 10.

Spese del procedimento

1. Il collegio, tenendo conto dell’esito della lite sulla base del
numero delle domande accolte e degli importi riconosciuti con
riguardo alle iniziali richieste, stabilisce nel lodo a carico di
quale delle parti, ed eventualmente in che misura, debbano gravare
le spese del giudizio arbitrale. Il collegio provvede
contestualmente alla liquidazione delle spese di difesa sulla base
della tariffa professionale degli avvocati.

2. Il corrispettivo dovuto dalle parti e’ determinato ai sensi
dell’articolo 32 della legge dalla Camera arbitrale, su proposta
formulata dal collegio in base alla tariffa allegata, avuto
riguardo al valore della controversia e al numero ed importanza
delle questioni trattate. La Camera arbitrale provvede inoltre alla
liquidazione delle spese di consulenza tecnica, ove disposta,
secondo i criteri di cui alla legge dell’8 luglio 1980, n. 319.

3. L’ordinanza non impugnabile di liquidazione co-stituisce titolo
esecutivo.

4. Ai fini dei commi 1 e 2, il valore della controversia deferita
in arbitrato e’ dato dalla somma aritmetica delle richieste
economiche in conto capitale contenute nelle domande comunque
decise dal collegio, con l’aggiunta, ove richiesti, degli interessi
e della rivalutazione monetaria calcolati sino al giorno della
proposizione della domanda.

5. Nelle controversie aventi ad oggetto la risoluzione, il recesso
e la rescissione del contratto, ovvero la revoca la decadenza e
l’annullamento d’ufficio della concessione, il valore …

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