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Giudizio arbitrale, regime transitorio. (Determinazione n. 52/2000)....

Giudizio arbitrale, regime transitorio. (Determinazione n. 52/2000).

AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI LAVORI PUBBLICI
DETERMINAZIONE 15 novembre 2000
Il consiglio della camera arbitrale nel rappresentare la necessita’
di una sollecita emanazione da parte degli organi competenti
(Ministero dei lavori pubblici e Ministero della giustizia) del
decreto interministeriale di cui all’art. 32, comma 2, della legge
11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, ha
rappresentato la esigenza di un chiarimento interpretativo in
ordine alla applicazione della nuova normativa in materia di
definizione delle controversie, ai sensi di quanto disposto
dall’articolo citato della legge-quadro e dagli articoli 150 e 151
del regolamento approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.
Detto chiarimento veniva richiesto, in particolare, in ordine alla
questione relativa alla portata dell’abrogazione della precedente
normativa in materia nel momento di inizio del procedimento
arbitrale.
Detto chiarimento, inoltre, risultava necessario in presenza di
istanze intese ad ottenere la indicazione della modalita’ di
presentazione delle domande per la designazione dei presidenti dei
collegi arbitrali.
Va premesso che l’art. 32, comma 4, della legge n. 109/1994 (nel
testo riformulato dalla legge n. 415/1998), dispone che “dalla data
di entrata in vigore del regolamento cessano di avere efficacia gli
articoli 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50 e 51 del capitolato
generale di appalto approvato con il decreto del Presidente della
Repubblica 16 luglio 1962, n. 1063. Dalla medesima data il richiamo
ai collegi arbitrali da costituire ai sensi della normativa
abrogata, contenuto nei contratti di appalto gia’ stipulati, deve
intendersi riferito ai collegi da nominare con la procedura
camerale secondo le modalita’ previste dai comma precedenti ed i
relativi giudizi si svolgono secondo la disciplina da essi
fissata”.
Va aggiunto che, ai sensi dell’art. 3, comma 5, della legge n.
109/1994, contestualmente all’entrata in vigore del regolamento e’
entrato in vigore il nuovo capitolato generale di appalto,
approvato con decreto ministeriale 19 aprile 2000, n. 145, con
sostituzione di nuovo complesso normativo a quello del 1962.
Contemporaneamente, dalla data di entrata in vigore del
regolamento, l’Autorita’ per la vigilanza sui lavori pubblici e’
stata investita del potere di nomina del Consiglio della Camera
arbitrale ed a cio’ ha provveduto con atto del 28 luglio 2000.
Tutto cio’ premesso, va, anzitutto, considerato che dal combinato
disposto degli articoli 32 e 3 della legge n. 109/1994 si trae, una
constatazione interpretativa.
Se l’entrata in vigore del nuovo capitolato generale implicava
l’abrogazione automatica di quello del 1962, la disposizione
esplicita di cui all’art. 32 della legge quadro scaturiva dal fatto
che il nuovo testo non conteneva norme direttamente sostitutive di
quelle di cui agli articoli dal 32 al 59 del precedente testo.
Si sarebbe potuto affermarne, pertanto, la sopravvivenza, laddove,
invece, l’intento del legislatore era quello di sostituire una
nuova ed originale normativa in una materia (quella arbitrale) su
cui si erano appuntate molte delle critiche rivolte al precedente
sistema.
Cio’ precisato e’, poi, da constatare, senza che ne occorra
dimostrazione stante l’unanimita’ di valutazione, al riguardo – che
la disposizione di cui all’articolo 32 e’ norma – o esempio piu’
caratteristico di norma – connotata da valenza processuale e quindi
di immediata applicazione. Detta applicazione immediata cobra il
problema dell’ambito dell’applicazione stessa che e’ di particolare
valenza, per essere la disposizione relativa alla costituzione del
giudice il cui vizio comporta, come da pacifica giurisprudenza (v.
con ulteriori precisazioni che non rilevano sotto il profilo di
interesse, Cass. civ., Sez. I 23 maggio 2000, n. 6698) nullita’
assoluta e rilevabile di ufficio.
Di qui lo specifico rilievo per le incidenti conseguenze che
derivano da questa sanzione di nullita’ in relazione a pronunzie
che risolvono controversie di rilevante interesse economico e la
necessaria attenzione che deve porre l’Autorita’ deputata a
verificare, ma ad evitare anzitutto, il verificarsi di danni
erariali.
La disciplina operativa nel regime transitorio della definizione
delle controversie quale dettata dall’art. 32 non incide,
ovviamente, sui giudizi arbitrali all’esame di collegi gia’
nominati e costituiti alla data di entrata in vigore del
regolamento.
Per le altre ipotesi e soprattutto per il caso di collegi arbitrali
non costituiti alla stessa data si pone il problema della normativa
applicabile.
In proposito e’ da considerare che l’uso di due diverse espressioni
“da costituire” e “da nominare” contenute nella norma in esame,
l’art. 32 citato, offre un chiaro elemento testuale interpretativo.
La norma adopera l’espressione “collegi arbitrali da costituire”
per i quali non si applica dalla data di entrata in vigore del
regolamento la normativa del 1962, in quanto in questa normativa si
fa appunto riferimento alla “costituzione” del Collegio arbitrale
nell’articolo (il 48) che prevede questo come momento iniziale del
relativo giudizio, dopo che si sia avuto lo scambio di domanda e
deduzione tra le parti, la presentazione di istanza per la nomina
degli altri arbitri e la “costituzione” appunto del collegio.
Quando, invece, detto art. 32 vuole richiamare la nuova normativa
fa riferimento ai “collegi da nominare”, secondo la nuova procedura
della Camera arbitrale e che si debbono svolgere secondo le nuove
norme.
Ecco allora che, se i collegi arbitrali non sono costituiti nei,
sensi anzidetti, non possono i componenti, ancorche’ prima
nominati, procedere, dopo l’entrata in vigore del regolamento alla
costituzione del collegio.
Non puo’ avere ingresso in questa sede il problema che si collega
al fatto che la norma dell’art. 32 comporterebbe la automatica
sostituzione di un diverso contenuto legislativo alla clausola
compromissoria vigente in quanto inserita in un contratto gia’
concluso, questione proponibile, semmai, in sede diversa.
Per quanto riguarda gli inconvenienti pratici, e’ certo compito e
dovere delle autorita’ competenti di attuare con ogni sollecitudine
gli adempimenti necessari per la entrata in funzione del nuovo
sistema, dall’emanazione del decreto interministeriale cui si e’
fatto cenno all’inizio, alla designazione da parte delle
magistrature superiori di componenti da iscrivere negli albi, alla
precisazione che coevamente viene stabilita delle modalita’ di
presentazione delle domande di iscrizione agli albi.
Di fronte al chiaro precetto normativo non vi e’ alternativa, si fa
testuale riferimento alle “clausole dei contratti gia’ stipulati”.
Il rilievo che puo’ avere comunque un contenzioso in materia rende
praticabile e tuzioristica la soluzione di una intesa tra le parti
contraenti per riformulare la clausola compromissoria, aderendo con
mutuo consenso alle modalita’ di espletamento del giudizio
arbitrale introdotto dalle nuove norme, intesa che trova fondamento
nella sopravvenuta impossibilita’ di giungere alla definizione
delle controversie sulla base della precedente normativa
testualmente abrogata e nell’interesse reciproco a questa
definizione.
Accanto agli argomenti di carattere testuale vi e’ un argomento di
carattere strettamente funzionale.
Ogni innovazione normativa va valutata anche in quanto rispondente
a determinate esigenze o determinati interessi di carattere
generale.
Le innovazioni in materia di arbitrato sono state innovazioni
destinate a incidere su situazioni che hanno dato luogo a
valutazioni negative.
Ogni interpretazione diversa da quella prima indicata comporterebbe
la ultrattivita’ delle disposizioni precedenti, come detto
negativamente valutate, per un periodo di tempo indefinibile nella
sua durata e con rilevante ricaduta di carattere economico.
Sulle base delle suesposte considerazioni il Consiglio accerta che
il regime transitorio in tema di risoluzione delle controversie
comporta l’applicabilita’ della precedente disciplina
esclusivamente ai giudizi arbitrali che si trovino in fasi
successive a quella della costituzione del collegio come previsto
dall’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 1962;
che in ogni altro caso ed anche con riferimento a clausole
compromissorie sottoscritte anteriormente alla nuova disciplina ed
a domande di arbitrato presentate prima della sua entrata in vigore
si applica ai fini della nomina del collegio la normativa contenuta
nella legge-quadro e nel regolamento.

Roma, 15 novembre 2000

Il presidente: Garri

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