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Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per l'anno 2001). Chiarimenti in ordine alle disposizioni relative all'imposta comunale sugli immobili (ICI)

Ai comuni
e, per conoscenza
All’Agenzia delle entrate
All’Agenzia del
territorio
All’associazione nazionale dei comuni italiani
(ANCI)
[Testo]
La legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante
“Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato (legge finanziaria 2001)”, pubblicata nel supplemento
ordinario n. 219/L alla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre
2000, contiene varie norme relative all’imposta comunale sugli
immobili (ICI). In particolare, con gli articoli 18 e 19 sono state
apportate sostanziali modificazioni alla disciplina dei versamenti del
tributo, sulle quali si forniscono taluni chiarimenti.
A) Il pagamento
dell’ICI in due rate o in un’unica soluzione.
Il comma 1, dell’art.
18, sostituisce il comma 2 dell’art. 10 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 504, dedicato ai “Versamenti e dichiarazioni”
dell’ICI, stabilendo che i soggetti passivi del tributo devono
effettuare il versamento dell’imposta complessivamente dovuta al
comune per l’anno in corso in due rate:
l’importo della prima rata
deve essere pari al 50% dell’imposta dovuta calcolata sulla base
dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente
e deve essere versato entro il 30 giugno di ciascun anno;
l’importo
della seconda rata deve essere pari al saldo dell’ICI dovuta per
l’intero anno ed è comprensivo dell’eventuale conguaglio sulla prima
rata. Detto importo deve essere versato dal 1° al 20 dicembre di
ciascun anno.
La norma riconosce, inoltre, al contribuente la facoltà
di versare l’ICI complessivamente dovuta in un’unica soluzione, entro
il termine del 30 giugno di ogni anno. E’ ovvio che in questo caso il
soggetto passivo ICI dovrà effettuare il calcolo dell’imposta dovuta
applicando l’aliquota e le detrazioni in vigore nel comune nell’anno
in corso e non quelle deliberate per l’anno precedente.
Occorre
osservare che, rispetto al sistema precedente, la norma in esame, pur
lasciando immutati i termini di versamento, contiene delle innovazioni
che riguardano da un lato la percentuale dell’imposta da corrispondere
alla prima rata, dall’altro i parametri di riferimento sui quali
calcolare il tributo.
La ratio del nuovo sistema di pagamento appare
essere quella di facilitare al contribuente il computo dell’ICI almeno
nella fase del versamento dell’acconto, quando cioè potrebbero non
essere ancora conosciute l’aliquota e le detrazioni deliberate dal
comune per l’anno in corso.
Nella pratica, tuttavia, si possono
verificare talune situazioni particolari che richiedono un’analisi
specifica.
Una prima ipotesi si ha qualora nell’anno in corso
l’immobile venga destinato ad altro uso: l’ICI deve essere calcolata
applicando alla nuova fattispecie impositiva le aliquote e le
detrazioni in vigore per l’anno precedente per detta fattispecie.
Con
riferimento, ad esempio, al caso in cui il contribuente possiede un
terreno agricolo che nel 2001 diventa edificabile o un immobile che
solo nel 2001 adibisce ad abitazione principale, l’imposta dovrà
essere commisurata ai dodici mesi dell’anno 2000, sulla base
rispettivamente del valore venale in comune commercio e delle aliquote
in vigore per i terreni edificabili e delle aliquote e delle
detrazioni vigenti per le abitazioni principali nello stesso anno
2000.
Ulteriori ipotesi possono verificarsi quando il contribuente
abbia acquistato l’immobile nel corso dell’anno precedente, per cui il
possesso non si è protratto per dodici mesi. Si supponga che:
il
contribuente abbia acquistato un immobile il 1° ottobre 2000. In tale
caso detto soggetto, entro il mese di giugno, dovrà calcolare l’ICI
dovuta per l’anno 2001, sulla base dell’aliquota e delle detrazioni
dei dodici mesi dell’anno precedente, indipendentemente cioè dalla
circostanza che nell’anno 2000 abbia avuto il possesso dell’immobile
per soli tre mesi. Non essendoci identità di situazioni rispetto allo
scorso anno, si dovrà procedere ad un calcolo che ha come risultato un
importo che non è ovviamente pari alla metà della somma che è stata
effettivamente corrisposta l’anno precedente, ma un importo pari al
50% della somma che si sarebbe dovuta versare se si fosse posseduto
l’immobile per i dodici mesi dell’anno precedente.
Vi possono inoltre
essere dei casi in cui il contribuente, al momento del pagamento della
prima rata dell’anno, e cioè al 30 giugno, non ha avuto il possesso
dell’immobile per sei mensilità. E’ ciò che si verifica, ad esempio,
quando:
il contribuente abbia venduto un immobile il 28 febbraio 2001,
possedendolo dunque nell’anno 2001 per soli due mesi. Questa
circostanza è determinante per affermare che sarebbe in aperto
contrasto con le norme che disciplinano il presupposto impositivo del
tributo imporre al soggetto passivo ICI di calcolare l’imposta sulla
base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno
precedente. Se così fosse, infatti, si addosserebbe a quest’ultimo
l’onere di anticipare una somma superiore a quella realmente dovuta
per l’anno in corso, in violazione del disposto dell’art. 10, comma 1,
del decreto legislativo n. 504 del 1992, che stabilisce che l’imposta
è dovuta per anno solare, proporzionalmente alla quota ed ai mesi
dell’anno nei quali si è protratto il possesso, costringendolo poi a
presentare istanza di rimborso per l’ammontare del tributo versato in
eccedenza.
Alla luce di queste precisazioni si può quindi ammettere
che in tal caso l’interessato, entro il mese di giugno, potrà versare
l’ICI dovuta per l’anno 2001, commisurandola ai due dodicesimi
dell’importo calcolato sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei
dodici mesi dell’anno precedente, ed entro il 20 dicembre dovrà
versare l’eventuale conguaglio che risulta dalle variazioni
regolamentari deliberate dal comune per l’anno 2001.
Il contribuente,
al fine di evitare l’effettuazione del conguaglio, potrebbe anche,
entro il 30 giugno, versare l’ICI dovuta in unica soluzione, sulla
base dell’aliquota deliberata per l’anno in corso.
La stessa modalità
di calcolo deve essere adottata nel caso in cui:
il contribuente abbia
acquistato un immobile il 1° aprile 2001, possedendolo dunque, fino al
30 giugno, per soli tre mesi. Anche in questa ipotesi, infatti, alla
scadenza della prima rata il presupposto impositivo, e cioè il
possesso dell’immobile, sussiste per soli tre mesi e quindi si
ripropongono tutte le eccezioni sollevate nell’esempio precedente, con
la conseguenza che il contribuente entro il 30 giugno potrà versare
l’ICI dovuta per l’anno in corso commisurandola ai tre dodicesimi
dell’importo calcolato sulla base delle aliquote e delle detrazioni
vigenti per l’anno precedente.
Da ciò deve argomentarsi che, in via
generale, le modalità di calcolo dell’importo da versare a titolo di
acconto illustrate negli ultimi due esempi si rendono applicabili in
tutte le ipotesi in cui il soggetto passivo ICI non abbia avuto il
possesso dell’immobile per i primi sei mesi dell’anno nel corso del
quale deve effettuare il pagamento.
B) La disciplina tributaria delle
pertinenze.
Il comma 2, dell’art. 18, interviene sull’art. 30, comma
12, della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (legge finanziaria per l’anno
2000), stabilendo che, fino all’anno di imposta 2000 compreso,
l’aliquota ridotta di cui all’art. 4, comma 1, del decreto-legge 8
agosto 1996, n. 437, convertito, con modificazioni, dalla legge 24
ottobre 1996, n. 556, deliberata dai comuni in misura non inferiore al
4 per mille, si applica soltanto agli immobili adibiti ad abitazione
principale, con esclusione di quelli qualificabili come pertinenze, ai
sensi dell’art. 817 del codice civile.
Detta norma è rivolta ai comuni
che abbiano deliberato una riduzione di aliquota ICI in favore delle
persone fisiche soggetti passivi e dei soci di cooperative edilizie a
proprietà indivisa, residenti nel comune, per l’unità immobiliare
direttamente adibita ad abitazione principale, nonché per quelle
locate con contratto registrato ad un soggetto che le utilizzi come
abitazione principale.
La disposizione in esame interviene, quindi,
ancora una volta a dettare gli esatti termini entro i quali inquadrare
le pertinenze per tutti gli anni pregressi, fino al 2000 compreso.
Al
riguardo, si precisa che bisogna tener conto anche della disposizione
del comma 13, del citato art. 30, della legge n. 488 del 1999, che è
strettamente correlata a quella del precedente comma 12, influendo
sulla disciplina delle pertinenze adottata dai comuni nel medesimo
periodo cui fa riferimento quest’ultima norma che, a seguito delle
modificazioni apportate dalla legge finanziaria, non comprende più la
dizione “fino all’anno di imposta 1999”, ma “fino all’anno di imposta
2000”. La norma contenuta nel comma 13 in esame stabilisce, infatti,
che la disposizione del precedente comma 12, non ha effetto nei
riguardi dei comuni che fino all’anno di imposta 2000, abbiano già
applicato, a seguito dell’adozione di specifica deliberazione,
l’aliquota ridotta anche agli immobili adibiti a pertinenze.
Si può
concludere, quindi, che resta valido il principio già illustrato nella
circolare n. 23/E dell’11 febbraio 2000, alla quale si fa rinvio per
un approfondimento della problematica in questione, in base al quale
dal 1o gennaio 2001, alle pertinenze deve essere riservato lo stesso
trattamento fiscale dell’abitazione principale, indipendentemente dal
fatto che il comune abbia o meno deliberato l’estensione della
riduzione dell’aliquota anche alle pertinenze.
C) Le modificazioni
apportate alla soggettività passiva ICI.
Il comma 3, dell’art. 18,
effettua un’integrazione al testo dell’art. 3, comma 2, del decreto
legislativo n. 504 del 1992, intitolato “Soggetti passivi” aggiungendo
alla fattispecie della locazione finanziaria quella degli immobili
insistenti su aree demaniali, stabilendo che, nel caso di concessione
su aree demaniali, soggetto passivo dell’ICI è i…

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