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Regolamento recante modalita' di attuazione delle disposizioni tributarie in materia di rivalutazione dei beni delle imprese e del riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio, ai sensi degli articoli da 10 a 16 della legge 21 novembre 2000, n. 342.

IL MINISTRO DELLE FINANZE

Vista la legge 21 novembre 2000, n. 342, recante “Misure in materia
fiscale”, ed in particolare gli articoli da 10 a 16, riguardanti la
rivalutazione dei beni delle imprese;
Vista la legge 29 dicembre 1990, n. 408, ed in particolare gli
articoli da 1 a 7 riguardanti la rivalutazione dei beni dell’impresa;
Visto il decreto ministeriale 14 febbraio 1991, recante “Modalita’
di attuazione delle disposizioni tributarie in materia di
rivalutazione dei beni delle imprese, ai sensi della legge
29 dicembre 1990, n. 408”;
Visto l’articolo 16 della legge n. 342 del 2000, in base al quale
le modalita’ di attuazione delle disposizioni di cui agli articoli da
10 a 15 della medesima legge sono stabilite con decreto del Ministro
delle finanze;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 26 marzo 2001, n.
58/2001;
Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
effettuata con nota n. 3-4644/UCL del 6 aprile 2001;

A d o t t a
il seguente regolamento:
Art. 1.

Modi e termini della rivalutazione
1. Ai sensi dell’articolo 10 della legge 21 novembre 2000, n. 342,
i soggetti indicati nell’articolo 87, comma 1, lettere a) e b), del
testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, possono
eseguire la rivalutazione nel bilancio o rendiconto relativo
all’esercizio successivo a quello chiuso entro il 31 dicembre 1999,
per il quale il termine di approvazione scade successivamente alla
data di entrata in vigore della legge. Tuttavia, le societa’ e gli
enti che hanno approvato detto bilancio entro la data di
pubblicazione del presente decreto possono eseguire la rivalutazione
nel bilancio dell’esercizio successivo.
2. Ai sensi dell’articolo 15, comma 1, della legge 21 novembre
2000, n. 342, le imprese individuali, lesocieta’ in nome collettivo,
in accomandita semplice ed equiparate e gli enti pubblici e privati
di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni,
nonche’ alle societa’ ed enti di cui alla lettera d) del comma 1
dello stesso articolo 87 e alle persone fisiche non residenti che
esercitano attivita’ commerciali nel territorio dello Stato mediante
stabili organizzazioni possono eseguire la rivalutazione nel bilancio
o rendiconto relativo all’esercizio successivo a quello chiuso entro
il 31 dicembre 1999 per il quale il termine di presentazione della
dichiarazione dei redditi scade successivamente alla pubblicazione
del presente decreto. Ai sensi dell’articolo 15, comma 2, della legge
21 novembre 2000, n. 342, i soggetti che fruiscono di regimi
semplificati di contabilita’, entro il termine indicato nel periodo
precedente, eseguono la rivalutazione nel prospetto di cui al
medesimo articolo 15, comma 2, ultimo periodo, da bollare e vidimare
entro il predetto termine e da conservare e presentare a richiesta
dell’amministrazione finanziaria.
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.

Note alle premesse:
– Gli articoli da 10 a 16 della legge 21 novembre 2000,
n. 342, recante “Misure in materia fiscale”, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 276 del 25 novembre 2000, cosi’
recitano:
“Art. 10 (Ambito di applicazione della rivalutazione).
– 1. I soggetti indicati nell’art. 87, comma 1, lettere a)
e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, possono, anche in deroga all’art. 2426 del
codice civile e ad ogni altra disposizione di legge vigente
in materia, rivalutare i beni materiali e immateriali con
esclusione di quelli alla cui produzione o al cui scambio
e’ diretta l’attivita’ di impresa, nonche’ le
partecipazioni in societa’ controllate e in societa’
collegate ai sensi dell’art. 2359 del codice civile
costituenti immobilizzazioni, risultanti dal bilancio
relativo all’esercizio chiuso entro il 31 dicembre 1999.
Art. 11 (Modalita’ di effettuazione della
rivalutazione). – 1. La rivalutazione di cui all’art. 10
deve essere eseguita nel bilancio o rendiconto
dell’esercizio successivo a quello di cui al medesimo art.
10, per il quale il termine di approvazione scade
successivamente alla data di entrata in vigore della
presente legge, deve riguardare tutti i beni appartenenti
alla stessa categoria omogenea e deve essere annotata nel
relativo inventario e nella nota integrativa. A tal fine si
intendono compresi in due distinte categorie gli immobili e
i beni mobili iscritti in pubblici registri.
2. I valori iscritti in bilancio e in inventario a
seguito della rivalutazione non possono in nessun caso
superare i valori effettivamente attribuibili ai beni con
riguardo alla loro consistenza, alla loro capacita’
produttiva, all’effettiva possibilita’ di economica
utilizzazione nell’impresa, nonche’ ai valori correnti e
alle quotazioni rilevate in mercati regolamentati italiani
o esteri.
3. Gli amministratori e il collegio sindacale devono
indicare e motivare nelle loro relazioni i criteri seguiti
nella rivalutazione delle varie categorie di beni e
attestare che la rivalutazione non eccede il limite di
valore di cui al comma 2.
4. Nell’inventario relativo all’esercizio in cui la
rivalutazione viene eseguita deve essere indicato anche il
prezzo di costo con le eventuali rivalutazioni eseguite, in
conformita’ a precedenti leggi di rivalutazione, dei beni
rivalutati.
Art. 12 (Imposta sostitutiva). – 1. Sui maggiori valori
dei beni iscritti in bilancio, di cui all’art. 11, e’
dovuta un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito
delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle
persone giuridiche e dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive pari al 19 per cento relativamente ai beni
ammortizzabili e pari al 15 per cento relativamente ai beni
non ammortizzabili.
2. L’imposta sostitutiva deve essere versata in un
massimo di tre rate annuali di pari importo: la prima con
scadenza entro il termine previsto per il versamento a
saldo delle imposte sui redditi relative al periodo
d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione e’
eseguita; le altre con scadenza entro il termine
rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle
imposte sui redditi relative ai periodi d’imposta
successivi. Gli importi da versare possono essere
compensati ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997,
n. 241, recante norme di semplificazione degli adempimenti
dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e
dell’imposta sul valore aggiunto, nonche’ di
modernizzazione del sistema di gestione delle
dichiarazioni. In caso di rateizzazione, sull’importo delle
rate successive alla prima si applicano gli interessi nella
misura del 6 per cento annuo da versarsi contestualmente al
versamento di ciascuna rata successiva alla prima.
L’imposta sostitutiva va computata in diminuzione del saldo
attivo ed e’ indeducibile.
3. Il maggior valore attribuito ai beni in sede di
rivalutazione si considera riconosciuto ai fini delle
imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle
attivita’ produttive a decorrere dall’esercizio nel cui
bilancio la rivalutazione e’ eseguita.
Art. 13 (Contabilizzazione della rivalutazione). – 1.
Il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni eseguite ai
sensi degli articoli 10 e 11 deve essere imputato al
capitale o accantonato in una speciale riserva designata
con riferimento alla presente legge, con esclusione di ogni
diversa utilizzazione.
2. La riserva, ove non venga imputata al capitale, puo’
essere ridotta soltanto con l’osservanza delle disposizioni

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