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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 febbraio 2001, n.187 Regolamento per la revisione della normativa sulla produzione e commercializzazione di sfarinati e paste alimentari, a norma dell'articolo 50 della legge 22 febbraio 1994, n. 146. (GU n. 117 del 22-5-2001)

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 febbraio 2001, n. 187
Regolamento per la revisione della normativa sulla produzione e
commercializzazione di sfarinati e paste alimentari, a norma
dell’articolo 50 della legge 22 febbraio 1994, n. 146.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l’articolo 87, comma quinto, della Costituzione;
Visto l’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la legge 22 febbraio 1994, n. 146, ed in particolare
l’articolo 50, il quale prevede che, con la procedura di cui
all’articolo 4, comma 5, della legge 9 marzo 1989, n. 86, possono
essere emanate norme regolamentari per rivedere la produzione e la
commercializzazione dei prodotti alimentari conservati e non, anche
se disciplinati con legge;
Vista la legge 4 luglio 1967, n. 580;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109;
Visto il decreto del Ministro della sanita’ 27 febbraio 1996, n.
209;
Visto il decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 155;
Vista la legge 24 aprile 1998, n. 128, ed in particolare l’articolo
48, il quale stabilisce, tra l’altro, che le disposizioni concernenti
la produzione e la commercializzazione degli sfarinati e delle paste
alimentari di cui alla legge n. 580 del 1967 non si applicano ai
prodotti legalmente fabbricati e commercializzati negli altri Stati
membri dell’Unione europea o negli altri Paesi contraenti l’Accordo
sullo spazio economico europeo, introdotti e posti in vendita nel
territorio nazionale;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, ed in particolare l’articolo
20-bis, il quale stabilisce, tra l’altro, che i regolamenti di
delegificazione possono disciplinare anche i procedimenti
amministrativi che prevedono obblighi la cui violazione costituisce
illecito amministrativo e possono, in tale caso, se riproducono i
predetti obblighi, contenere apposite disposizioni di rinvio per
applicare le sanzioni amministrative previste dalle norme legislative
alle violazioni delle corrispondenti norme delegificate;
Vista la notifica alla Commissione europea effettuata ai sensi
della direttiva del Consiglio n. 98/34/CE;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nelle adunanze del 22 febbraio
1999, del 10 maggio 1999 e del 4 dicembre 2000;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 19 gennaio 2001;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del
commercio con l’estero, di concerto con i Ministri della giustizia,
delle finanze, delle politiche agricole e forestali e della sanita’;
E m a n a
il seguente regolamento:
Capo ISfarinati Art. 1.
Farine di grano tenero
1. E’ denominato “farina di grano tenero” il prodotto ottenuto
dalla macinazione e conseguente abburattamento del grano tenero
liberato dalle sostanze estranee e dalle impurita’.
2. E’ denominato “farina integrale di grano tenero” il prodotto
ottenuto direttamente dalla macinazione del grano tenero liberato
dalle sostanze estranee e dalle impurita’.
3. Le farine di cui ai commi 1 e 2 destinate al commercio sono
prodotte nei tipi e con le caratteristiche seguenti:

==================================================================
! ! Su cento parti di sostanza secca
! Umidità !———————————–
!massima %! Ceneri !
Tipo e denominazione! !——————! Proteine min.
! ! minimo ! massimo ! (azoto x 5,70)
——————–!———!——–!———!—————-
Farina di grano
tenero tipo 00 14,50 – 0,55 9,00
Farina di grano
tenero tipo 0 14,50 – 0,65 11,00
Farina di grano
tenero tipo 1 14,50 – 0,80 12,00
Farina di grano
tenero tipo 2 14,50 – 0,95 12,00
Farina integrale
di grano tenero 14,50 1,30 1,70 12,00
4. Le disposizioni del comma 3 non si applicano alle farine
destinate ad utilizzazioni diverse dalla panificazione.
5. La farina tipo 00 puo’ essere prodotta anche sotto forma di
sfarinato granulare (granito).
6. Nella farina tipo 1 le ceneri non possono contenere piu’ dello
0,3 per cento di parte insolubile in acido cloridrico.
7. E’ tollerata l’immissione al consumo di farine di grano tenero
con tenore di umidita’ fino al 15,50 per cento, a condizione che
sulla relativa etichetta figuri la dicitura umidita’ massima 15,50
per cento.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 87, comma quinto, della Costituzione
conferisce al Presidente della Repubblica il potere di
promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di
legge ed i regolamenti.
– La legge 23 agosto 1988, n. 400, reca: “Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri”.
– L’art. 17, comma 2, della citata legge, cosi’ recita:
“2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il
Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la
disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta
di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi
della Repubblica, autorizzando l’esercizio della potesta’
regolamentare del Governo, determinano le norme generali
regolatrici della materia e dispongono l’abrogazione delle
norme vigenti, con effetto dall’entrata in vigore delle
norme regolamentari.”.
– La legge 22 febbraio 1994, n. 146, reca:
“Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti
dall’appartenenza dell’Italia alle Comunita’ europee –
legge comunitaria 1993.”. L’art. 50 della citata legge,
cosi’ recita:
“Art. 50 (Regolamentazione dei prodotti). – 1. Il
Governo emana, con uno o piu’ regolamenti, norme intese a
rivedere e riordinare la materia della produzione e
commercializzazione dei prodotti alimentari conservati e
non, anche se disciplinata con legge.
2. I regolamenti di cui al comma 1 sono adottati con la
procedura prevista dall’art. 4, comma 5, della legge
9 marzo 1989, n. 86.
3. La disciplina della produzione e commercializzazione
dei prodotti alimentari conservati o trasformati:
a) si conforma ai principi e alle norme di diritto
comunitario con particolare riferimento alla libera
circolazione delle merci, tenuto conto dell’art. 36 del
Trattato istitutivo della Comunita’ economica europea;
b) tutela gli interessi relativi alla salute,
all’ambiente, alla protezione del consumatore e alla
qualita’ dei prodotti, alla sanita’ degli animali e dei
vegetali, nel rispetto dei principi ispiratori della
legislazione vigente.
4. In applicazione di quanto stabilito al comma 1, le
disposizioni vigenti in contrasto con la norma generale di
cui alla lettera a) del comma 3 saranno abrogate oppure
modificate o sostituite in attuazione della norma generale
di cui alla lettera b) del medesimo comma 3.
5. I regolamenti di cui al comma 1 possono demandare a
decreti ministeriali, da adottare ai sensi dell’art. 17,
commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400, la
emanazione di regole tecniche.”.
– La legge 9 marzo 1989, n. 86, reca: “Norme generali
sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo
comunitario e sulle procedure di esecuzione degli obblighi
comunitari”. L’art. 4, comma 5, della citata legge, cosi’
recita:
“5. Il regolamento di attuazione e’ adottato secondo le
procedure di cui all’art. 17 della legge 23 agosto 1988, n.
400, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri,
o del Ministro per il coordinamento delle politiche
comunitarie da lui delegato, entro quattro mesi dalla data
di entrata in vigore della legge comunitaria. In questa
ipotesi il parere del Consiglio di Stato deve essere
espresso entro quaranta giorni dalla richiesta. Decorso
tale term…

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