Architetto.info - Architetto.info | Architetto.info

Chiarimenti in ordine alle disposizioni relative all'imposta comunale ...

Chiarimenti in ordine alle disposizioni relative all'imposta comunale sugli immobili (ICI) introdotte dalla legge 21 novembre 2000, n. 342

CIRCOLAREMinistero delle finanze 13 marzo 2001, n. 4
Chiarimenti in
ordine alle disposizioni relative all’imposta comunale sugli immobili
(ICI) introdotte dalla legge 21 novembre 2000, n. 342
(G.U. n. 73, 28
marzo 2001, Serie Generale)
Ai comuni
e, per conoscenza:
All’Agenzia
delle entrate
All’Agenzia del territorio
All’Associazione nazionale
dei
comuni italiani (ANCI)
[Testo]
La legge 21 novembre 2000, n. 342,
recante Misure in materia fiscale, (il cosiddetto “collegato” alla
legge finanziaria per l’anno 2000) pubblicata nel supplemento
ordinario n. 194/L alla Gazzetta Ufficiale n. 276 del 25 novembre
2000, ha introdotto, all’art. 74, importanti innovazioni in materia di
imposta comunale sugli immobili (ICI), disciplinata dal decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, sulle quali si forniscono alcuni
chiarimenti.
Occorre innanzitutto sottolineare che le disposizioni
dell’articolo in esame, intitolato “Attribuzione o modificazione delle
rendite catastali”, incidono in parte sulle norme contenute nell’art.
30, comma 11, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, recante
“Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato” (legge finanziaria 2000), le cui problematiche sono state
illustrate nella circolare n. 23/E dell’11 febbraio 2000.
1.
L’efficacia delle rendite catastali per terreni e fabbricati.
Il comma
1 dell’art. 74 stabilisce che “a decorrere dal 1° gennaio 2000, gli
atti attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e
fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione ai
soggetti intestatari della relativa partita.”
Rispetto alle
disposizioni della legge finanziaria per l’anno 2000, non è più
sufficiente, quindi, la semplice “comunicazione” della rendita
catastale, eseguita con le modalità stabilite nella nota n. C/88414
del 29 dicembre 1999 diramata dal Dipartimento del territorio, ma
occorre effettuare la notificazione della rendita stessa, seguendo le
norme di carattere generale stabilite dalla legge per tale
procedimento. La notificazione deve essere effettuata dall’Ufficio del
territorio competente che deve darne tempestiva comunicazione ai
comuni interessati.
La disposizione in esame stabilisce, in sostanza,
l’inefficacia giuridica degli atti attributivi o modificativi delle
rendite catastali sino a quando queste ultime non siano ritualmente
notificate. Dalla data di notificazione decorre il termine di sessanta
giorni per la proposizione del ricorso avverso l’attribuzione della
rendita catastale, ai sensi dell’art. 2, comma 3, del decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
Al riguardo va osservato che la
procedura della notificazione imposta dall’art. 74 non è senza rilievo
ai fini processuali, in quanto può legittimamente proporre ricorso
avanti alle commissioni tributarie solamente il possessore degli
immobili e non l’intestatario della partita catastale che può essere
un soggetto diverso dal primo.
I problemi derivanti dalla non
coincidenza tra questi due soggetti possono essere risolti dall’art. 6
della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante “Disposizioni in materia
di statuto dei diritti del contribuente”, che prevede l’obbligo da
parte dell’amministrazione di assicurare al contribuente l’effettiva
conoscenza degli atti a lui destinati. Pertanto, al fine di garantire
al contribuente il diritto alla difesa, occorre che la notificazione
venga effettuata anche a colui che ha il possesso del bene, in quanto
risulta essere il soggetto direttamente interessato ad impugnare gli
atti in questione.
Secondo quanto stabilito dall’art. 74 in esame,
poiché gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali
acquistano rilevanza giuridica solo dal momento in cui queste ultime
siano ritualmente notificate, ne consegue che il comune, a decorrere
dal 1° gennaio 2000, fino alla data dell’avvenuta notificazione della
rendita, non può legittimamente richiedere al soggetto passivo
dell’ICI:
l’imposta relativa alle annualità precedenti alla
notificazione, risultante dalla differenza tra quanto versato dal
contribuente e quanto dovuto in base alla rendita attribuita; ciò
perché questa, avendo valore solo dalla data della notificazione,
risulta essere un dato giuridicamente inesistente fino a quando non
legalmente resa nota all’interessato;
le sanzioni, poiché nessuna
violazione può essere imputata al contribuente che abbia versato il
tributo in base a quanto dichiarato;
gli interessi, in quanto non vi è
alcun recupero di imposta sulla quale poterli calcolare.
Va inoltre
sottolineato che, secondo quanto precisato nella circolare n. 207/E
del 16 novembre 2000, con cui il Ministero delle finanze ha fornito i
primi chiarimenti sulle disposizioni della legge in esame, l’art. 74,
comma 2, non si applica agli atti impositivi riferiti alle rendite
proposte dai soggetti passivi dell’ICI secondo la procedura DOC-FA
stabilita dal decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n.
701. Ciò perché tali rendite, essendo iscritte in catasto sulla base
di dichiarazione di parte, sono giuridicamente conosciute dal
dichiarante – al quale viene peraltro rilasciata copia
dell’attestazione dell’avvenuta presentazione con gli esiti delle
elaborazioni effettuate – e non necessitano quindi di
notificazione.
Va da sé che nel caso in cui l’Ufficio del territorio
modifichi la rendita entro il termine di dodici mesi stabilito dal
citato decreto, la nuova rendita dovrà essere notificata e sarà
efficace dalla data della sua notificazione.
E’ del tutto ovvio che
solamente nell’ipotesi in cui il contribuente che abbia conoscenza
della rendita o al quale la stessa sia stata ritualmente notificata,
continui a versare l’imposta calcolata sulla base di una rendita
diversa da quella attribuita, potranno essere legittimamente richiesti
la differenza di imposta dovuta, le sanzioni e gli interessi calcolati
sull’importo non versato, solo però a decorrere dalla data della
presentazione della denuncia di nuova costruzione o di variazione di
immobili preesistenti ai sensi del citato decreto ministeriale n. 701
o dalla data dell’avvenuta notificazione della rendita catastale.
2.
Gli atti degli uffici del territorio adottati entro il 31 dicembre
1999 e recepiti in atti impositivi del comune.
L’art. 74 affronta, al
comma 2, l’ipotesi in cui gli atti attributivi o modificativi delle
rendite catastali adottati dall’Ufficio del territorio entro il 31
dicembre 1999 siano stati recepiti dall’ente locale in atti impositivi
che il 10 dicembre 2000, data di entrata in vigore della legge n. 342
del 2000, non erano ancora divenuti definitivi.
Riguardo alla
disposizione in esame occorre sottolineare che gli atti dell’Ufficio
del territorio, secondo le norme vigenti fino al 31 dicembre 1999,
potevano considerarsi giuridicamente conosciuti dal contribuente con
la semplice pubblicazione mediante affissione all’albo pretorio. Solo
con l’art. 30, comma 11, della legge n. 488 del 1999, è stato
introdotto il principio – ora del tutto superato – in base al quale
gli uffici competenti dovevano provvedere alla comunicazione al
contribuente dell’avvenuto classamento delle unità immobiliari a mezzo
del servizio postale, con modalità idonee ad assicurarne l’effettiva
conoscenza, garantendo, altresì, che il contenuto della comunicazione
non fosse conosciuto da soggetti diversi dal destinatario.
Pertanto,
per gli avvisi di liquidazione e di accertamento emessi dall’ente
locale nei quali siano stati recepiti gli atti attributivi o
modificativi delle rendite catastali affissi all’albo pretorio e che
al momento dell’entrata in vigore della legge in questione, e cioè il
10 dicembre 2000, non erano ancora definitivi – in quanto non era
ancora decorso il termine di sessanta giorni per proporre ricorso
avanti alle commissioni tributarie o il ricorso era pendente innanzi a
tali organi – non sono dovuti sanzioni ed interessi relativamente al
periodo compreso tra la data di attribuzione o modificazione della
rendita e quella di scadenza del termine per la presentazione del
ricorso avverso l’attribuzione della rendita stessa, termine che è
stato prorogato all’8 febbraio 2001.
Sul piano pratico tutto ciò
comporta che, diversamente dalle disposizioni della legge n. 488 del
1999, il contribuente che si trovi nella situazione appena descritta
non dovrà corrispondere, né le sanzioni, né tantomeno gli interessi,
che, come si desumeva dalla formulazione della legge citata e come è
stato anche precisato con la circolare n. 23/E del 2000, erano invece
dovuti fino al 31 dicembre 1999. Il contribuente dovrà, invece,
corrispondere al comune soltanto la somma relativa alla differenza tra
l’imposta effettivamente dovuta in base alla rendita attribuita e
quella corrisposta in base alla rendita presunta.
Conseguentemente il
comune deve considerare pienamente validi i versamenti effettuati dai
contribuenti che abbiano scorporato dalla somma risultante dall’avviso
di liquidazione o di accertamento l’importo relativo alle sanzioni ed
agli interessi che risultassero applicati nell’atto impositivo.
Ove
però il contribuente abbia già assolto il proprio debito tributario
corrispondendo oltre all’imposta dovuta anche gli interessi non può
ottenere alcun rimborso per espressa disposizione del comma 2
dell’art. 74 in esame, che stabilisce che “non si fa luogo in alcun
caso a rimborso di importi comunque pagati”.
L’art. 74 individua,
inoltre, il periodo in cui non possono essere richiesti interessi e
sanzioni, che è appunto quello compreso tra la data di attribuzione o
modificazione della rendita e la data di scadenza del termine per la
presentazione del ricorso avverso l’attribuzione della rendita
stessa.
A tal fine si precisa che la data di attribuzione della
rendita, indipendentemente da quella in cui sia avvenuta l’operazione
materiale ad opera degli Uffici del territorio – la cosiddetta “messa
in att…

[Continua nel file zip allegato]

Architetto.info