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Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche ...

Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

IL MINISTRO PER LA FUNZIONE PUBBLICA
Visto l’art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, recante delega
al Governo per la razionalizzazione e la revisione della disciplina
in materia di pubblico impiego;
Visto l’art. 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, il
quale, nel piu’ ampio quadro della delega conferita al Governo per la
riforma della pubblica amministrazione, ha, tra l’altro,
specificamente conferito al Governo la delega per apportare
modificazioni ed integrazioni al decreto legislativo 3 febbraio 1993,
n. 29;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80, recante nuove
disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro
nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie
di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione
dell’art. 11, comma 4, della predetta legge n. 59 del 1997;
Visto, in particolare, l’art. 58-bis del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29, come sostituito dall’art. 27 del predetto
decreto legislativo n. 80 del 1998;
Visto il decreto del Ministro della funzione pubblica 31 marzo
1994, con il quale e’ stato adottato il codice di comportamento dei
dipendenti delle pubbliche amministrazioni ai sensi dell’art. 58-bis
del predetto decreto legislativo n. 29 del 1993;
Ritenuta la necessita’ di provvedere all’aggiornamento del predetto
codice di comportamento alla luce delle modificazioni intervenute
all’art. 58-bis del decreto legislativo n. 29 del 1993;
Sentite le confederazioni sindacali rappresentative;
Decreta:
Art. 1.
Disposizioni di carattere generale
1. I princi’pi e i contenuti del presente codice costituiscono
specificazioni esemplificative degli obblighi di diligenza, lealta’ e
imparzialita’, che qualificano il corretto adempimento della
prestazione lavorativa. I dipendenti pubblici – escluso il personale
militare, quello della polizia di Stato ed il Corpo di polizia
penitenziaria, nonche’ i componenti delle magistrature e
dell’Avvocatura dello Stato – si impegnano ad osservarli all’atto
dell’assunzione in servizio.
2. I contratti collettivi provvedono, a norma del-l’art. 58-bis,
comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, al
coordinamento con le previsioni in materia di responsabilita’
disciplinare. Restano ferme le disposizioni riguardanti le altre
forme di responsabilita’ dei pubblici dipendenti.
3. Le disposizioni che seguono trovano applicazione in tutti i casi
in cui non siano applicabili norme di legge o di regolamento o
comunque per i profili non diversamente disciplinati da leggi o
regolamenti. Nel rispetto dei princi’pi enunciati dall’art. 2, le
previsioni degli articoli 3 e seguenti possono essere integrate e
specificate dai codici adottati dalle singole amministrazioni ai
sensi dell’art. 58-bis, comma 5, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29.
Art. 2.
P r i n c i’ p i
1. Il dipendente conforma la sua condotta al dovere costituzionale
di servire esclusivamente la Nazione con disciplina ed onore e di
rispettare i princi’pi di buon andamento e imparzialita’
dell’amministrazione. Nell’espletamento dei propri compiti, il
dipendente assicura il rispetto della legge e persegue esclusivamente
l’interesse pubblico; ispira le proprie decisioni ed i propri
comportamenti alla cura dell’interesse pubblico che gli e’ affidato.
2. Il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine di
evitare di prendere decisioni o svolgere attivita’ inerenti alle sue
mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di
interessi. Egli non svolge alcuna attivita’ che contrasti con il
corretto adempimento dei compiti d’ufficio e si impegna ad evitare
situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o
all’immagine della pubblica amministrazione.
3. Nel rispetto dell’orario di lavoro, il dipendente dedica la
giusta quantita’ di tempo e di energie allo svolgimento delle proprie
competenze, si impegna ad adempierle nel modo piu’ semplice ed
efficiente nell’interesse dei cittadini e assume le responsabilita’
connesse ai propri compiti.
4. Il dipendente usa e custodisce con cura i beni di cui dispone
per ragioni di ufficio e non utilizza a fini privati le informazioni
di cui dispone per ragioni di ufficio.
5. Il comportamento del dipendente deve essere tale da stabilire un
rapporto di fiducia e collaborazione tra i cittadini e
l’amministrazione. Nei rapporti con i cittadini, egli dimostra la
massima disponibilita’ e non ne ostacola l’esercizio dei diritti.
Favorisce l’accesso degli stessi alle informazioni a cui abbiano
titolo e, nei limiti in cui cio’ non sia vietato, fornisce tutte le
notizie e informazioni necessarie per valutare le decisioni
dell’amministrazione e i comportamenti dei dipendenti.
6. Il dipendente limita gli adempimenti a carico dei cittadini e
delle imprese a quelli indispensabili e applica ogni possibile misura
di semplificazione dell’attivita’ amministrativa, agevolando,
comunque, lo svolgimento, da parte dei cittadini, delle attivita’
loro consentite, o comunque non contrarie alle norme giuridiche in
vigore.
7. Nello svolgimento dei propri compiti, il dipendente rispetta la
distribuzione delle funzioni tra Stato ed enti territoriali. Nei
limiti delle proprie competenze, favorisce l’esercizio delle funzioni
e dei compiti da parte dell’autorita’ territorialmente competente e
funzionalmente piu’ vicina ai cittadini interessati.
Art. 3.
Regali e altre utilita’
1. Il dipendente non chiede, per se’ o per altri, ne’ accetta,
neanche in occasione di festivita’, regali o altre utilita’ salvo
quelli d’uso di modico valore, da soggetti che abbiano tratto o
comunque possano trarre benefici da decisioni o attivita’ inerenti
all’ufficio.
2. Il dipendente non chiede, per se’ o per altri, ne’ accetta,
regali o altre utilita’ da un subordinato o da suoi parenti entro il
quarto grado. Il dipendente non offre regali o altre utilita’ ad un
sovraordinato o a suoi parenti entro il quarto grado, o conviventi,
salvo quelli d’uso di modico valore.
Art. 4.
Partecipazione ad associazioni e altre organizzazioni
1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di
associazione, il dipendente comunica al dirigente dell’ufficio la
propria adesione ad associazioni ed organizzazioni, anche a carattere
non riservato, i cui interessi siano coinvolti dallo svolgimento
dell’attivita’ dell’ufficio, salvo che si tratti di partiti politici
o sindacati.
2. Il dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad
associazioni ed organizzazioni, ne’ li induce a farlo promettendo
vantaggi di carriera.
Art. 5.
Trasparenza negli interessi finanziari
1. Il dipendente informa per iscritto il dirigente dell’ufficio di
tutti i rapporti di collaborazione in qualunque modo retribuiti che
egli abbia avuto nell’ultimo quinquennio, precisando:
a) se egli, o suoi parenti entro il quarto grado o conviventi,
abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i
predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti
che abbiano interessi in attivita’ o decisioni inerenti all’ufficio,
limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica
all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi
finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la
funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti entro il quarto
grado o affini entro il secondo, o conviventi che esercitano
attivita’ politiche, professionali o economiche che li pongano in
contatti frequenti con l’ufficio che egli dovra’ dirigere o che siano
coinvolte nelle decisioni o nelle attivita’ inerenti all’ufficio. Su
motivata richiesta del dirigente competente in materia di affari
generali e personale, egli fornisce ulteriori informazioni sulla
propria situazione patrimoniale e tributaria.
Art. 6.
Obbligo di astensione
1. Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di
decisioni o ad attivita’ che possano coinvolgere interessi propri
ovvero: di suoi parenti entro il quarto grado o conviventi; di
individui od organizzazioni con cui egli stesso o il coniuge abbia
causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito; di
individui od organizzazioni di cui egli sia tutore, curatore,
procuratore o agente; di enti, associazioni anche non riconosciute,
comitati, societa’ o stabilimenti di cui egli sia amministratore o
gerente o dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in
cui esistano gravi ragioni di convenienza. Sull’astensione decide il
dirigente dell’ufficio.
Art. 7.
Attivita’ collaterali
1. Il dipendente non accetta da soggetti diversi
dall’amministrazione retribuzioni o altre utilita’ per prestazioni
alle quali e’ tenuto per lo svolgimento dei propri compiti d’ufficio.
2. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione con
individui od organizzazioni che abbiano, o abbiano avuto nel biennio
precedente, un interesse economico in decisioni o attivita’ inerenti
all’ufficio.
3. Il dipendente non sollecita ai propri superiori il conferimento
di incarichi remunerati.

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