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DECRETO 24 luglio 2001: Programma per lo sviluppo e la diffusione in Italia delle nuove tecnologie di trasmissione. (GU n. 182 del 7-8-2001)

MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI

DECRETO 24 luglio 2001
Programma per lo sviluppo e la diffusione in Italia delle nuove
tecnologie di trasmissione.

IL MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI

Visto il decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con
modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, recante
“Disposizioni urgenti per il differimento di termini in materia di
trasmissioni radiotelevisive analogiche e digitali, nonche’ per il
risanamento di impianti radiotelevisivi” ed, in particolare, l’art.
2-bis, comma 15;
Visto il decreto-legge 12 giugno 2001, n. 217, recante
modificazioni al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nonche’
alla legge 23 agosto 1988, n. 400, in materia di organizzazione del
Governo;
Considerato che, ai sensi del citato art. 2-bis, comma 15, del
decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni,
dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, il Ministero delle comunicazioni e’
tenuto ad adottare un programma per lo sviluppo e la diffusione in
Italia delle nuove tecnologie di trasmissione radiotelevisiva
digitale su frequenze terrestri e da satellite e per l’introduzione
dei sistemi audiovisivi terrestri a larga banda, individuando
contestualmente misure a sostegno del settore;
Decreta:
Art. 1.
1. E’ approvato l’allegato programma per lo sviluppo e la
diffusione in Italia delle nuove tecnologie di trasmissione
radiotelevisiva digitale su frequenze terrestri e da satellite e per
l’introduzione dei sistemi audiovisivi terrestri a larga banda, che
fa parte integrante del presente decreto.
Il presente decreto e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 24 luglio 2001
Il Ministro: Gasparri

Allegato

PROGRAMMA PER LO SVILUPPO E LA DIFFUSIONE IN ITALIA DELLE NUOVE
TECNOLOGIE DI TRASMISSIONE RADIOTELEVISIVA DIGITALE SU FREQUENZE
TERRESTRI E DA SATELLITE E PER L’INTRODUZIONE DEI SISTEMI AUDIOVISIVI
TERRESTRI A LARGA BANDA.

1. Introduzione.
Il decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con
modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, ha introdotto la
disciplina delle trasmissioni radiotelevisive digitali su frequenze
terrestri e dei sistemi audiovisivi terrestri a larga banda e ha
fissato, per via legislativa, la data di chiusura delle trasmissioni
televisive analogiche e l’irradiazione esclusivamente in tecnica
digitale entro l’anno 2006.
Il percorso che ha condotto all’approvazione di questa legge
prende le mosse dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, che prevedeva una
riserva di canali, poi definiti dall’Autorita’ per le garanzie nelle
comunicazioni nel piano nazionale di assegnazione delle frequenze
televisive approvato con deliberazione n. 68/1998 del 30 ottobre
1998, per la trasmissione di programmi in tecnica digitale.
Uno studio specifico sull’introduzione della diffusione
televisiva in tecnica digitale e’ stato realizzato dalla stessa
Autorita’ che nel 1998 ha istituito il Comitato per lo sviluppo dei
sistemi digitali. Il lavoro e’ confluito nel libro bianco sulla
televisione digitale terrestre nel quale sono stati delineati due
possibili scenari: il primo si legava all’attuazione completa del
Piano nazionale di assegnazione delle frequenze e poneva come punto
di arrivo la data del 2010; il secondo si legava ad una prospettiva
di sviluppo graduale del passaggio dall’analogico al digitale e
permetteva di raggiungere gli obiettivi entro la data del 2006,
privilegiando la velocita’ rispetto alla completezza del disegno.
Lo sviluppo dei sistemi radiotelevisivi digitale e’ in atto nella
maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. La Gran Bretagna, primo
Paese europeo ad avviare il servizio televisivo digitale terrestre,
ha effettuato il lancio delle trasmissioni il 15 ottobre 1998, nel
ventinovesimo anniversario delle trasmissioni televisive a colori. La
Svezia ha avviato le trasmissioni digitali nell’aprile del 1999, con
la sperimentazione di quattro multiplex. In Germania, nell’anno in
corso saranno operativi tre multiplex, ciascuno comprendente quattro
programmi televisivi e servizi addizionali. In Francia sono agli
albori alcune sperimentazioni frutto di cooperazione tra le societa’
editrici delle emittenti pubbliche e una emittente privata.
Nell’ambito di tale sviluppo, ogni Paese ha adottato un approccio
diverso alla sperimentazione delle trasmissioni in tecnica digitale,
in funzione, essenzialmente, della combinazione di quattro variabili:
la geografia delle reti, cioe’ la presenza di reti di
distribuzione alternative tra loro: via cavo, via satellite, via
etere terrestre;
la struttura generale dell’offerta, cioe’ il numero delle
emittenti generaliste con programmi in chiaro e il numero delle
emittenti tematiche o che trasmettono programmi codificati;
la regolamentazione del settore;
i tempi di reazione del pubblico all’offerta televisiva
digitale e la sua reale capacita’ di spesa in relazione al costo
degli apparati di ricezione e degli abbonamenti.
Mentre, tuttavia, gli altri Paesi hanno previsto vari calendari
di transizione in un arco temporale che va dai sette ai dieci anni,
soprattutto in funzione dello sviluppo del mercato degli apparecchi
riceventi, (con l’unica eccezione degli Stati Uniti d’America che
hanno fissato la data del 2006 per la definitiva migrazione dalle
trasmissioni analogiche a quelle digitali), in Italia la data di
chiusura delle trasmissioni analogiche e’ stata fissata in via
legislativa, anziche’ demandare allo sviluppo spontaneo del mercato
la definitiva migrazione tra i due sistemi trasmissivi.
Indicare a livello legislativo un obiettivo temporale prefissato
puo’ generare una spinta propulsiva e di stimolo per tutti gli attori
del sistema (costruttori degli apparati, diffusori dei programmi,
fornitori dei contenuti, consumatori). La scelta di una data
ravvicinata per la definitiva introduzione del digitale, oltre a
porre l’Italia in una posizione d’avanguardia nel panorama europeo,
consente agli operatori di prevedere con un congruo anticipo gli
investimenti necessari.
La data-obiettivo del 2006, d’altro canto, puo’ essere centrata
solo se si crea un ambiente favorevole allo sviluppo del relativo
mercato, tramite la sinergia delle varie forze in campo: gli
operatori e l’industria elettronica di consumo.
Lo sviluppo deve, inoltre, essere accompagnato dal percorso
regolamentare che la legge ha affidato all’Autorita’ per le garanzie
nelle comunicazioni e guidato da un adeguato programma di sviluppo
economico e tecnologico, in grado di identificare in tempi rapidi gli
aspetti di politica industriale occorrenti.
Sotto l’aspetto regolamentare il decreto-legge 23 gennaio 2001,
n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66
ha previsto che l’Autorita’ adotti, entro scadenze prefissate, il
regolamento per la definizione delle condizioni di rilascio delle
licenze e delle autorizzazioni per l’esercizio della radiodiffusione
sonora e televisiva in tecnica digitale e i piani nazionali di
assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione sonora e
televisiva in tecnica digitale.
Sotto l’aspetto dello sviluppo delle nuove tecnologie, la legge
ha previsto che il Ministero delle comunicazioni adotti un programma
per lo sviluppo e la diffusione in Italia delle nuove tecnologie di
trasmissione radiotelevisiva digitale su frequenze terrestri e da
satellite e per l’introduzione dei sistemi audiovisivi terrestri a
larga banda, individuando contestualmente misure a sostegno del
settore.
L’evoluzione tecnologica e del sistema in generale non consente,
allo stato delle cose, di prevedere un’organica serie di interventi
al passo con lo sviluppo futuro di un settore le cui caratteristiche
tecnologiche e di mercato non possono ancora essere previste con
sufficiente determinazione. Per l’attuazione del programma saranno
dunque necessari successivi provvedimenti, in linea con i suoi
contenuti e con gli elementi successivamente definibili sulla base
delle future evoluzioni del settore e del mercato.
L’obiettivo del presente programma e’ quello di favorire
l’avvento delle trasmissioni digitali, nell’ambito del piu’ generale
impegno di favorire l’avvento della societa’ digitale, per mettere in
condizione tutto il Paese di cogliere le opportunita’ offerte dalle
nuove tecnologie della comunicazione ed entrare a pieno titolo in
quella che e’ stata definita la Societa’ dell’informazione. In
prospettiva, infatti, l’uso della televisione avverra’ sia come
strumento classico di informazione sia come strumento di
alfabetizzazione digitale.
2. L’evoluzione dei sistemi della comunicazione in Italia e le
prospettive.
Agli inizi del terzo millennio il mercato televisivo italiano ed
europeo sta vivendo una svolta di carattere strutturale.
La forma predominante di servizio televisivo, la televisione
nazionale destinata all’accesso universale, in quasi tutti i Paesi
mostra ormai segni di maturita’.
Dopo un lungo e quasi ininterrotto ciclo espansivo, i suoi
margini di crescita si stanno riducendo, mentre si consolidano le
condizioni per l’avvio di un nuovo ciclo espansivo basato sulla
riconfigurazione del mercato dei prodotti/servizi, dell’accesso,
delle infrastrutture.
Nel nuovo panorama le imprese sono in grado di fornire,
attraverso …

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