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CIRCOLARE 12 luglio 2001, n.2198: Norme sul comportamento dei dipenden...

CIRCOLARE 12 luglio 2001, n.2198: Norme sul comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. (GU n. 183 del 8-8-2001)

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

CIRCOLARE 12 luglio 2001, n. 2198
Norme sul comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni.

Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Segretariato generale
A tutti i Ministeri
Al Consiglio di Stato – Ufficio del
Segretario generale
Alla Corte dei conti – Ufficio del
Segretario generale
All’Avvocatura generale dello Stato –
Ufficio del Segretario generale
Alle Amministrazioni dello Stato ad
ordinamento autonomo (tramite i
Ministeri vigilanti)
Ai Prefetti
Alle Regioni
All’U.P.I.
All’A.N.C.I.
All’U.N.C.E.M.
Alle Province
Ai Comuni (tramite le prefetture)
Alle Comunita’ montane (tramite
(U.N.C.E.M.)
Agli Enti pubblici non economici
(tramite i Ministeri vigilanti)
Alle Aziende del servizio sanitario
nazionale (tramite le regioni)
Alle Universita’
Ai Dirigenti delle istituzioni
scolastiche (tramite i provveditorati
di studi)
Alle Autorita’ di coordinamento e
Vigilanza
All’Agenzia autonoma per la gestione
dell’Albo dei segretari comunali e
provinciali

Con decreto 28 novembre 2000 di questo Dipartimento, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001, sono state emanate
norme riguardanti il “Codice di comportamento dei dipendenti delle
pubbliche amministrazioni”.
Tale provvedimento esplicita in modo chiaro i punti essenziali cui
far riferimento ed attenersi nello svolgimento delle funzioni e dei
compiti assegnati e che il dipendente pubblico deve assolvere
quotidianamente.
L’inosservanza delle suddette regole non e’ disgiunta da eventuali
sanzioni nei confronti di coloro che dovessero assumere comportamenti
non consoni con gli “obblighi di diligenza, lealta’ e
d’imparzialita’, che qualificano il corretto svolgimento della
prestazione lavorativa” e, in proposito, il decreto ai commi 2 e 3
dell’art. 1 fa espresso rinvio a norme ad hoc.
Non vi e’ dubbio, infatti, che una condotta che non si uniformi ai
principi di buon andamento e di imparzialita’ dell’Amministrazione
costituisce la premessa ad inadempienze e comportamenti censurabili
sotto il profilo disciplinare e, talvolta, anche penale.
Si tratta di doveri che la Costituzione repubblicana ha chiaramente
indicato all’art. 97 quale binario, al di fuori del quale non vi puo’
essere una amministrazione pubblica efficiente ne’ produttiva di
risultati.
L’art. 2 si sofferma sui principi cardine che debbono guidare la
condotta del pubblico dipendente.
Vanno sottolineate, a tal proposito, le regole consistenti nei
seguenti punti: rispettare la legge e perseguire esclusivamente
l’interesse pubblico; mantenere una posizione di indipendenza nelle
decisioni in linea con gli interessi pubblici da perseguire; dedicare
il tempo e le energie necessarie all’adempimento dei compiti di
ufficio, assumendo le connesse responsabilita’; utilizzare i beni
strumentali a disposizione soltanto in funzione delle attivita’ che
si devono svolgere per l’ente pubblico; instaurare con i cittadini un
rapporto di fiducia, limitando gli adempimenti a loro carico ed a
carico delle imprese a cio’ che e’ indispensabile, semplificando
l’attivita’ amministrativa; osservare il rispetto della ripartizione
delle competenze fra Stato ed Enti territoriali.
In estrema sintesi, si avverte l’esigenza di portare al massimo
dell’espressione il principio della legalita’ nello svolgimento della
quotidiana attivita’ amministrativa, fornendo ai cittadini utenti, in
forma singola o associata, servizi che per qualita’ e quantita’ siano
corrispondenti alla domanda. Il tutto nel quadro di rapporti che
debbono essere caratterizzati da disponibilita’ e correttezza, nel
rispetto dell’esercizio dei diritti di ciascuno.
Particolare attenzione e’ dedicata dagli artt. 3 e seguenti agli
aspetti negativi della prestazione lavorativa riguardanti, tra
l’altro, il divieto di accettare doni o altre utilita’, la mancanza
di trasparenza negli interessi finanziari e nella stipulazione dei
contratti, il divieto di partecipare ad attivita’ o decisioni
amministrative in cui siano coinvolti interessi propri o di svolgere
attivita’, rientranti nei compiti d’ufficio, dietro compenso o altra
utilita’ da parte di soggetti diversi dall’amministrazione.
Non vanno altresi’ sottovalutati i doveri di comportamento
all’esterno dell’ufficio sia per quanto concerne l’utilizzo
strumentale della propria posizione amministrativa per conseguire
illeciti vantaggi, che per quanto attiene i rapporti con il pubblico,
che devono essere caratterizzati da correttezza e completezza di
informazione, anche nell’interesse di una buona immagine
dell’amministrazione.
Si richiama infine la necessita’ di rendere operativo, in tutta la
portata delle sue previsioni, l’art. 13 del decreto che pone
l’obbligo di fornire all’Ufficio di controllo interno tutte le
informazioni necessarie per una valutazione dei risultati compiuti da
ciascun settore amministrativo, con particolare riferimento alle
finalita’ dell’attivita’ amministrativa ivi indicate (svolgimento di
attivita’, parita’ di trattamento dei cittadini e degli utenti,
accesso agli uffici, miglioramento di procedure e osservanza dei
termini soggetti a prescrizione, sollecita risposta a reclami ed
istanze).
Nel rinviare, comunque, ad una puntuale lettura del testo del
provvedimento in esame, si invitano codeste amministrazioni a
verificare se siano stati emanati provvedimenti o messi in atto
comportamenti in contrasto con le suddette norme, segnalando
all’Ispettorato della Funzione pubblica situazioni meritevoli di
attenzione, anche a seguito di esposti, comunicazioni o altre forme
di proteste pervenute agli atti d’ufficio.
Roma, 12 luglio 2001
Il Ministro: Frattini

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