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DELIBERAZIONE 1 luglio 2001: Determinazioni di criteri per la distribuzione e la pianificazione sul territorio nazionale delle postazioni telefoniche pubbliche. (Deliberazione n. 290/01/CONS). (GU n. 199 del 28-8-2001)

AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

DELIBERAZIONE 1 luglio
2001
Determinazioni di criteri per la distribuzione e la
pianificazione
sul territorio nazionale delle postazioni
telefoniche pubbliche.
(Deliberazione n. 290/01/CONS).

L’AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI
Nella sua riunione
di consiglio del 1o luglio 2001;
Vista la legge 31 luglio 1997,
n. 249, recante istituzione
dell’Autorita’ per le garanzie
nelle comunicazioni e norme sui
sistemi delle telecomunicazioni e
radiotelevisivo;
Vista la legge dell’11 dicembre 1952, n.
2529, recante
autorizzazione all’Azienda di Stato per i servizi
telefonici (ASST) a
provvedere all’impianto di collegamenti
telefonici nelle frazioni di
comune e nuclei abitati e successive
modificazioni;
Vista la legge del 5 febbraio 1992, n. 104, recante
“legge quadro
per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti
delle persone
handicappate”;
Visto il decreto del Presidente della
Repubblica 19 settembre 1997,
n. 318, recante “regolamento per
l’attuazione di direttive
comunitarie nel settore delle
telecomunicazioni”;
Visto il decreto del Presidente della
Repubblica 11 gennaio 2001,
n. 77, recante “Regolamento di attuazione
delle direttive 97/51/CE e
98/10/CE, in materia di
telecomunicazioni”;
Visto il decreto del Ministro delle
comunicazioni del 10 marzo 1998
in materia di finanziamento del
servizio universale nel settore delle
telecomunicazioni, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del
14 maggio 1998;
Vista la
comunicazione della Commissione europea del 25 febbraio
1998
“First monitoring report on universal service
in
telecommunications in the European Union”;
Vista la delibera
n. 310/00/CONS del 24 maggio 2000, recante
variazione delle
condizioni economiche per la fornitura dei servizi
di telefonia
espletati da impianti a disposizione del pubblico da
parte di
Telecom Italia, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 131
del 7
giugno 2000;
Vista la delibera n. 8/00/CIR del 1o
agosto 2000,
sull’applicabilita’ del meccanismo di ripartizione
del costo netto
del servizio universale per l’anno 1999;
Sentite le
associazioni dei consumatori Adiconsum, Assoutenti,
Cittadinanza
Attiva (gia’ Movimento federativo democratico),
Codacons,
Federconsumatori e Movimento difesa del cittadino,
le
rappresentanze sindacali CISAL e UGL e la Confindustria;
Sentite
le societa’ Omnitel Pronto Italia S.p.a., Infostrada S.p.a.
e Telecom
Italia Mobile S.p.a in qualita’ di contribuenti al fondo
per il
servizio universale, ai sensi della citata delibera 8/00/CIR;

Sentita la societa’ Telecom Italia S.p.a. incaricata di fornire
il
servizio universale sul territorio nazionale ai sensi dell’art.
3,
comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 318/1997;

Considerato quanto segue;
1. Il contesto normativo di
riferimento.
L’art. 17, comma 4, del decreto del Presidente della
Repubblica n.
318/1997, che recita “L’Autorita’ dispone affinche’
siano messi a
disposizione apparecchi telefonici pubblici a
pagamento in grado di
soddisfare le ragionevoli esigenze degli
utenti in termini sia di
numero che di distribuzione e copertura
geografica, dai quali sia
possibile effettuare anche chiamate di
emergenza. Le chiamate al
numero unico europeo per chiamate di
emergenza e le altre chiamate di
emergenza sono gratuite”.
La
materia riceve una speciale disciplina dalla legge n.
2529
dell’11 dicembre 1952, e successive modificazioni.
Tali
disposizioni sono volte ad assicurare la presenza
di
collegamenti telefonici in particolari luoghi, quali ad
esempio
comuni di ridotte dimensioni, frazioni distanti dal
comune
principale, rifugi di montagna, stazioni ferroviarie
distanti dai
centri abitati.
Nel corso del procedimento istruttorio,
l’Autorita’ ha approfondito
gli aspetti di natura generale sulla
distribuzione quantitativa e
qualitativa delle postazioni
telefoniche pubbliche, con lo scopo di
definire una disciplina
complessiva della materia relativamente alla
presenza di postazioni
sull’intero territorio nazionale ed al
soddisfacimento delle
esigenze della totalita’ della popolazione.
Il presente
provvedimento da’ attuazione all’art. 17, comma 4, del
decreto del
Presidente della Repubblica n. 318 del 1997, tenendo
conto delle
indicazioni contenute nella legge n. 2529
dell’11
dicembre 1952, e successive modificazioni e dal capitolato
della
licenza individuale assegnata all’operatore Telecom Italia.

2. L’analisi istruttoria.
2.1. Il percorso istruttorio.

L’iter del procedimento istruttorio si e’ articolato nelle
seguenti
fasi:
1) analisi del contesto e definizione dei
requisiti del sistema
di telefonia pubblica;
2) individuazione
del numero ragionevole di postazioni
telefoniche pubbliche sul
territorio italiano;
3) definizione di criteri di
distribuzione geografica delle
postazioni telefoniche;
4)
caratterizzazione delle postazioni telefoniche;
5) analisi dei
criteri accessori finalizzati a garantire un
migliore utilizzo
delle postazioni telefoniche;
Nel corso del procedimento
istruttorio sono emerse varie esigenze
riconducibili alla
distribuzione ed alle modalita’ di utilizzo delle
postazioni di
telefonia pubblica. Tali esigenze riguardano:
a) l’omogeneita’,
sull’intero territorio nazionale, della
distribuzione delle
postazioni telefoniche pubbliche;
b) la presenza di postazioni
telefoniche pubbliche in luoghi di
particolare rilevanza sociale;

c) la disponibilita’ di un numero congruo di
postazioni
telefoniche pubbliche in grado di accettare come mezzo di
pagamento
anche le monete, in considerazione della difficolta’ di
reperire, in
particolari orari e zone, schede telefoniche pre-pagate;

d) la disponibilita’ di postazioni telefoniche pubbliche
nelle
zone non coperte (ovvero non sufficientemente coperte) dal
servizio
radiomobile;
e) la disponibilita’ di un numero
congruo di postazioni
telefoniche pubbliche accessibili ai e
utilizzabili dai portatori di
handicap;
f) la presenza in
determinati luoghi di lavoro, nei quali risulta
limitata o proibita
l’utilizzazione di telefoni mobili;
g) la disponibilita’, negli
uffici aperti al pubblico, di
postazioni telefoniche pubbliche
per le esigenze dell’utenza dei
predetti uffici.
2.2. Il confronto
internazionale.
L’Autorita’, nel condurre un confronto, in ambito
europeo, sul tema
del numero delle postazioni telefoniche esistenti
in rapporto alla
popolazione e dei criteri di localizzazione
utilizzati, ha tenuto
conto dei dati forniti dalla Commissione
europea, nel suo rapporto
“First monitoring report on universal
service in telecommunications
in the European Union”, del 25
febbraio 1998, per i quali il numero
di postazioni telefoniche
pubbliche per abitante (di seguito indicate
come PTP) risultava in
Italia, al dicembre 1998, di 6,70 postazioni
per 1000 abitanti,
mentre la media europea era sostanzialmente piu’
bassa e pari a 2,82
postazioni per 1000 abitanti.
2.3. Le segnalazioni.
Nel corso
dell’attivita’ istruttoria sono pervenute all’Autorita’
varie
segnalazioni provenienti, anche per tramite del Ministero
delle
comunicazioni, da associazioni, comuni, comunita’ montane,
tutte
riconducibili alla soppressione di postazioni telefoniche
pubbliche,
in luoghi pubblici, abitualmente frequentati dalla
popolazione. Da
tali segnalazioni emerge la necessita’ di
vigilare, nelle forme
opportune, sul processo di dismissione delle
postazioni telefoniche
pubbliche.
3. La valutazione regolamentare.

Sulla base di quanto rappresentato nei punti precedenti e
tenuto
conto dell’attivita’ istruttoria, e’ stato definito un
criterio
relativo al numero minimo di postazioni telefoniche
pubbliche, in
grado di soddisfare le ragionevoli esigenze degli
utenti nel
territorio nazionale, basato, come punto di
partenza, sulla
popolazione residente in ciascun comune italiano.

Infatti, si e’ ritenuto opportuno considerare, oltre alle
unita’
amministrative minime determinate dalla legislazione
nazionale
vigente, ovvero i comuni, anche le ripartizioni
determinate ai fini
statistici dall’Istituto nazionale di
statistica (ISTAT). Cio’ al
fine di assicurare una piu’ accurata ed
omogenea distribuzione delle
postazioni di telefonia pubblica
rispetto alla ripartizione della
popolazione italiana. Sono stati
quindi presi in considerazione gli
8.100 comuni italiani,
secondo il dato ISTAT aggiornato al
31 dicembre 1998 e le unita’
statistiche denominate “centri abitati”
e “nuclei abitati”. Queste
ultime sono state definite dall’ISTAT come
segue:
centro
abitato: la localita’ abitata caratterizzata dalla
presenza di
case contigue o vicine, con interposte strade, piazze e
simili, o
comunque brevi soluzioni di continuita’,
caratterizzato
dall’esistenza di servizi o esercizi pubblici
costituenti la
condizione di una forma autonoma di vita sociale;

nucleo abitato: la localita’ abitata caratterizzata
dalla
presenza di case contigue o vicine con almeno cinque famiglie
e con
interposte strade, sentieri, spiazzi, aie, piccoli orti
piccoli
incolti e simili, purche’ l’intervallo tra casa e casa non
superi i
30 metri e sia in ogni modo inferiore a quello
intercorrente tra il
nucleo stesso e la piu’ vicina delle case sparse
e purche’ sia priva
del luogo di raccolta che caratterizza il centro
abitato.
Relativamente alla relazione tra unita’ amministrative

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