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Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche ...

Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'art.2 della Legge n.421 del 23.10.1992.

Razionalizzazione dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche
e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma
dell’art.2 della Legge n.421 del 23.10.1992.

D.L. 3 FEBBRAIO 1993, n.
29
Preambolo
(Omissis).
Articolo 1
Art. 1. Finalità ed ambito di
applicazione.
1. Le disposizioni del presente decreto disciplinano
l’organizzazione degli uffici e i rapporti di lavoro e di impiego alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche, tenuto conto delle
autonomie locali e di quelle delle regioni e delle province autonome,
nel rispetto dell’articolo 97, comma primo, della Costituzione, al
fine di: a) accrescere l’efficienza delle amministrazioni in relazione
a quella dei corrispondenti uffici e servizi dei Paesi della Comunità
Europea, anche mediante il coordinato sviluppo di sistemi informativi
pubblici; b) razionalizzare il costo del lavoro pubblico, contenendo
la spesa complessiva per il personale, diretta e indiretta, entro i
vincoli di finanza pubblica; c) realizzare la migliore utilizzazione
delle risorse umane nelle pubbliche amministrazioni, curando la
formazione e lo sviluppo professionale dei dipendenti, garantendo pari
opportunità alle lavoratrici ed ai lavoratori e applicando condizioni
uniformi rispetto a quelle del lavoro privato (1). 2. Per
amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello
Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le
istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad
ordinamento autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunità
montane, e loro consorzi ed associazioni, le istituzioni
universitarie, gli istituti autonomi case popolari, le camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni,
tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali,
le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario
nazionale. 3. Le disposizioni del presente decreto costituiscono
princìpi fondamentali ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione.
Le regioni a statuto ordinario si attengono ad esse tenendo conto
delle peculiarità dei rispettivi ordinamenti. I princìpi desumibili
dall’articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, e dell’articolo
11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, costituiscono altresì,
per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento
e di Bolzano, norme fondamentali di riforma economico-sociale della
Repubblica (2). (1) Lettera così sostituita dall’art. 1, d.lg. 31
marzo 1998, n. 80. (2) Comma così modificato dall’art. 1, d.lg. 31
marzo 1998, n. 80.
Articolo 2
Art. 2. Fonti.
1. Le amministrazioni
pubbliche definiscono, secondo principi generali fissati da
disposizioni di legge e, sulla base dei medesimi, mediante atti
organizzativi secondo i rispettivi ordinamenti, le linee fondamentali
di organizzazione degli uffici; individuano gli uffici di maggiore
rilevanza e i modi di conferimento della titolarità dei medesimi;
determinano le dotazioni organiche complessive. Esse ispirano la loro
organizzazione ai seguenti criteri: a) funzionalità rispetto ai
compiti e ai programmi di attività, nel perseguimento degli obiettivi
di efficienza, efficacia ed economicità. A tal fine, periodicamente e
comunque all’atto della definizione dei programmi operativi e
dell’assegnazione delle risorse, si procede a specifica verifica e ad
eventuale revisione; b) ampia flessibilità, garantendo adeguati
margini alle determinazioni operative e gestionali da assumersi ai
sensi dell’articolo 4, comma 2; c) collegamento delle attività degli
uffici, adeguandosi al dovere di comunicazione interna ed esterna, ed
interconnessione mediante sistemi informatici e statistici pubblici;
d) garanzia dell’imparzialità e della trasparenza dell’azione
amministrativa, anche attraverso l’istituzione di apposite strutture
per l’informazione ai cittadini e attribuzione ad un unico ufficio,
per ciascun procedimento, della responsabilità complessiva dello
stesso; e) armonizzazione degli orari di servizio e di apertura degli
uffici con le esigenze dell’utenza e con gli orari delle
amministrazioni pubbliche dei Paesi dell’Unione europea (1). 2. I
rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono
disciplinati dalle disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del
codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato
nell’impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute nel
presente decreto. Eventuali disposizioni di legge, regolamento o
statuto, che introducano discipline dei rapporti di lavoro la cui
applicabilità sia limitata ai dipendenti delle amministrazioni
pubbliche, o a categorie di essi, possono essere derogate da
successivi contratti o accordi collettivi e, per la parte derogata,
non sono ulteriormente applicabili, salvo che la legge disponga
espressamente in senso contrario (1). 3. I rapporti individuali di
lavoro di cui al comma 2 sono regolati contrattualmente. I contratti
collettivi sono stipulati secondo i criteri e le modalità previsti nel
titolo III del presente decreto; i contratti individuali devono
conformarsi ai princìpi di cui all’articolo 49, comma 2.
L’attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente
mediante contratti collettivi o, alle condizioni previste, mediante
contratti individuali. Le disposizioni di legge, regolamenti o atti
amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti
da contratti cessano di avere efficacia a far data dall’entrata in
vigore del relativo rinnovo contrattuale. I trattamenti economici più
favorevoli in godimento sono riassorbiti con le modalità e nelle
misure previste dai contratti collettivi e i risparmi di spesa che ne
conseguono incrementano le risorse disponibili per la contrattazione
collettiva (1). 4. In deroga ai commi 2 e 3 rimangono disciplinati dai
rispettivi ordinamenti: i magistrati ordinari, amministrativi e
contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale
militare e delle Forze di polizia di Stato, il personale della
carriera diplomatica e della carriera prefettizia, quest’ultima a
partire dalla qualifica di vice consigliere di prefettura, nonché i
dipendenti degli enti che svolgono la loro attività nelle materie
contemplate dall’articolo 1 del decreto legislativo del Capo
provvisorio dello Stato 17 luglio 1947, n. 691, e dalle leggi 4 giugno
1985, n. 281, e 10 ottobre 1990, n. 287 (2). 5. Il rapporto di impiego
dei professori e ricercatori universitari resta disciplinato dalle
disposizioni rispettivamente vigenti, in attesa della specifica
disciplina che la regoli in modo organico ed in conformità ai princìpi
della autonomia universitaria di cui all’articolo 33 della
Costituzione ed agli articoli 6 e seguenti della legge 9 maggio 1989,
n. 168, tenuto conto dei princìpi di cui all’articolo 2, comma 1,
della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (3). (1) Gli attuali commi 1, 2 e
3, così sostituiscono gli orginari commi 1, 2, 2-bis e 3, per effetto
dell’art. 2, d.lg. 31 marzo 1998, n. 80. (2) Comma così modificato
dall’art. 2, d.lg. 31 marzo 1998, n. 80. Per il personale della
carriera prefettizia di cui al presente comma, gli istituti della
partecipazione sindacale di cui al successivo articolo 10, sono
disciplinati attraverso apposito regolamento emanato ai sensi
dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (art. 45, d.lg.
80/1998 cit.). (3) Articolo così sostituito dall’art. 2, d.lg. 23
dicembre 1993, n. 546.
Articolo 3
Art. 3.
Indirizzo
politico-amministrativo. Funzioni e responsabilità. 1. Gli organi di
governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo,
definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli
altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e verificano
la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa e della
gestione agli indirizzi impartiti. Ad essi spettano, in particolare:
a) le decisioni in materia di atti normativi e l’adozione dei relativi
atti di indirizzo interpretativo ed applicativo; b) la definizione di
obiettivi, priorità, piani, programmi e direttive generali per
l’azione amministrativa e per la gestione; c) la individuazione delle
risorse umane, materiali ed economico-finanziarie da destinare alle
diverse finalità e la loro ripartizione tra gli uffici di livello
dirigenziale generale; d) la definizione dei criteri generali in
materia di ausili finanziari a terzi e di determinazione di tariffe,
canoni e analoghi oneri a carico di terzi; e) le nomine, designazioni
ed atti analoghi ad essi attribuiti da specifiche disposizioni; f) le
richieste di pareri alle autorità amministrative indipendenti ed al
Consiglio di Stato; g) gli altri atti indicati dal presente decreto.
2. Ai dirigenti spetta l’adozione degli atti e provvedimenti
amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano
l’amministrazione verso l’esterno, nonché la gestione finanziaria,
tecnica e amministrativa, mediante autonomi poteri di spesa, di
organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi
sono responsabili in via esclusiva dell’attività amministrativa, della
gestione e dei relativi risultati. 3. Le attribuzioni dei dirigenti
indicate dal comma 2 possono essere derogate soltanto ad opera di
specifiche disposizioni legislative. 3. Le amministrazioni pubbliche,
i cui organi di vertice non siano direttamente o indirettamente
espressione di rappresentanza politica, adeguano i loro ordinamenti al
principio della distinzione tra indirizzo e controllo, da un lato, e
attuazione e gestione dall’altro (1). (1) Articolo così sostituito
dall’art. 3, d.lg. 31 marzo 1998, n. 80.
Articolo 4
Art. 4. Potere
di organizzazione.
1. Le amministrazioni pubbliche assumono ogni
determinazione organizzativa al fine di assicurare l’attuazione dei
principi di cui all’articolo 2, comma 1, e la rispondenza al pubblico

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