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Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'art.4, comma 4, della Legge 15.3.1997, n.59.

D.L. 31 MARZO 1998, n. 114
Preambolo
Il Presidente della Repubblica:
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Vista la legge 15 marzo
1997, n. 59, recante delega al Governo per il conferimento di funzioni
e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica
amministrazione e per la semplificazione amministrativa; Visto, in
particolare, l’art. 4, comma 4, lettera c), della citata legge n. 59
del 1997, il quale prevede che sia anche riordinata la disciplina
delle attività economiche ed industriali, in particolare per quanto
riguarda il sostegno e lo sviluppo delle imprese operanti
nell’industria, nel commercio, nell’artigianato, nel comparto
agroindustriale e nei servizi alla produzione, al fine di promuovere
la competitività delle imprese nel mercato globale e la
razionalizzazione della rete commerciale, anche in relazione
all’obiettivo del contenimento dei prezzi e dell’efficienza della
distribuzione; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei
Ministri, adottata nella riunione del 16 gennaio 1998; Visto il parere
della Commissione parlamentare istituita ai sensi dell’art. 5 della
citata legge n. 59 del 1997; Visto il parere della Commissione
parlamentare per le questioni regionali; Visto il parere della
Conferenza unificata, istituita ai sensi del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281; Visto il parere dell’Autorità garante della
concorrenza e del mercato ai sensi dell’art. 22 della legge 10 ottobre
1990, n. 287; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 13 marzo 1998; Sulla proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, di concerto con i Ministri per la
funzione pubblica e gli affari regionali, del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica e di grazia e giustizia; Emana il
seguente decreto legislativo:
Art. 1. Oggetto e finalità.
1. Il
presente decreto stabilisce i princìpi e le norme generali
sull’esercizio dell’attività commerciale. 2. Le regioni a statuto
speciale e le province autonome di Trento e Bolzano provvedono a
quanto disposto dal presente decreto secondo le previsioni dei
rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione. 3. La
disciplina in materia di commercio persegue le seguenti finalità: a)
la trasparenza del mercato, la concorrenza, la libertà di impresa e la
libera circolazione delle merci; b) la tutela del consumatore, con
particolare riguardo all’informazione, alla possibilità di
approvvigionamento, al servizio di prossimità, all’assortimento e alla
sicurezza dei prodotti; c) l’efficienza, la modernizzazione e lo
sviluppo della rete distributiva, nonchè l’evoluzione tecnologica
dell’offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi; d) il
pluralismo e l’equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture
distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo
al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e
medie imprese; e) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio
commerciale nelle aree urbane, rurali, montane, insulari.
Art. 2.
Libertà di impresa e libera circolazione delle merci.
1. L’attività
commerciale si fonda sul principio della libertà di iniziativa
economica privata ai sensi dell’art. 41 della Costituzione ed è
esercitata nel rispetto dei princìpi contenuti nella legge 10 ottobre
1990, n. 287, recante norme per la tutela della concorrenza e del
mercato.
Art. 3. Obbligo di vendita.
1. In conformità a quanto
stabilito dall’art. 1336 del codice civile, il titolare dell’attività
commerciale al dettaglio procede alla vendita nel rispetto dell’ordine
temporale della richiesta.
Art. 4. Definizioni e ambito di
applicazione del decreto.
1. Ai fini del presente decreto si
intendono: a) per commercio all’ingrosso, l’attività svolta da
chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio
e le rivende ad altri commercianti, all’ingrosso o al dettaglio, o ad
utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Tale
attività può assumere la forma di commercio interno, di importazione o
di esportazione; b) per commercio al dettaglio, l’attività svolta da
chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio
e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di
distribuzione, direttamente al consumatore finale; c) per superficie
di vendita di un esercizio commerciale, l’area destinata alla vendita,
compresa quella occupata da banchi, scaffalature e simili. Non
costituisce superficie di vendita quella destinata a magazzini,
depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi; d) per esercizi di
vicinato quelli aventi superficie di vendita non superiore a 150 mq
nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a
250 mq nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000
abitanti; e) per medie strutture di vendita gli esercizi aventi
superficie superiore ai limiti di cui al punto d) e fino a 1.500 mq
nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e a
2.500 mq nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000
abitanti; f) per grandi strutture di vendita gli esercizi aventi
superficie superiore ai limiti di cui al punto e); g) per centro
commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella quale
più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione
specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio
gestiti unitariamente. Ai fini del presente decreto per superficie di
vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla
somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso
presenti; h) per forme speciali di vendita al dettaglio: 1) la vendita
a favore di dipendenti da parte di enti o imprese, pubblici o privati,
di soci di cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati,
nonchè la vendita nelle scuole, negli ospedali e nelle strutture
militari esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad
accedervi; 2) la vendita per mezzo di apparecchi automatici; 3) la
vendita per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di
comunicazione; 4) la vendita presso il domicilio dei consumatori. 2.
Il presente decreto non si applica: a) ai farmacisti e ai direttori di
farmacie delle quali i comuni assumono l’impianto e l’esercizio ai
sensi della legge 2 aprile 1968, n. 475 e successive modificazioni, e
della legge 8 novembre 1991, n. 362 e successive modificazioni,
qualora vendano esclusivamente prodotti farmaceutici, specialità
medicinali, dispositivi medici e presidi medico-chirurgici; b) ai
titolari di rivendite di generi di monopolio qualora vendano
esclusivamente generi di monopolio di cui alla legge 22 dicembre 1957,
n. 1293 e successive modificazioni, e al relativo regolamento di
esecuzione, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14
ottobre 1958, n. 1074 e successive modificazioni; c) alle associazioni
dei produttori ortofrutticoli costituite ai sensi della legge 27
luglio 1967, n. 622 e successive modificazioni; d) ai produttori
agricoli, singoli o associati, i quali esercitino attività di vendita
di prodotti agricoli nei limiti di cui all’art. 2135 del codice
civile, alla legge 25 marzo 1959, n. 125 e successive modificazioni e
alla legge 9 febbraio 1963, n. 59 e successive modificazioni; e) alle
vendite di carburanti nonchè degli oli minerali di cui all’art. 1 del
regolamento approvato con regio decreto 20 luglio 1934, n. 1303 e
successive modificazioni. Per vendita di carburanti si intende la
vendita dei prodotti per uso di autotrazione, compresi i lubrificanti,
effettuata negli impianti di distribuzione automatica di cui all’art.
16 del decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con
modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034 e successive
modificazioni, e al decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32; f)
agli artigiani iscritti nell’albo di cui all’art. 5, primo comma,
della legge 8 agosto 1985, n. 443, per la vendita nei locali di
produzione o nei locali a questi adiacenti dei beni di produzione
propria, ovvero per la fornitura al committente dei beni accessori
all’esecuzione delle opere o alla prestazione del servizio; g) ai
pescatori e alle cooperative di pescatori, nonchè ai cacciatori,
singoli o associati, che vendano al pubblico, al dettaglio, la
cacciagione e i prodotti ittici provenienti esclusivamente
dall’esercizio della loro attività e a coloro che esercitano la
vendita dei prodotti da essi direttamente e legalmente raccolti su
terreni soggetti ad usi civici nell’esercizio dei diritti di erbatico,
di fungatico e di diritti similari; h) a chi venda o esponga per la
vendita le proprie opere d’arte, nonchè quelle dell’ingegno a
carattere creativo, comprese le proprie pubblicazioni di natura
scientifica od informativa, realizzate anche mediante supporto
informatico; i) alla vendita dei beni del fallimento effettuata ai
sensi dell’art. 106 delle disposizioni approvate con regio decreto 16
marzo 1942, n. 267 e successive modificazioni; l) all’attività di
vendita effettuata durante il periodo di svolgimento delle fiere
campionarie e delle mostre di prodotti nei confronti dei visitatori,
purchè riguardi le sole merci oggetto delle manifestazioni e non duri
oltre il periodo di svolgimento delle manifestazioni stesse; m) agli
enti pubblici ovvero alle persone giuridiche private alle quali
partecipano lo Stato o enti territoriali che vendano pubblicazioni o
altro materiale informativo, anche su supporto informatico, di propria
o altrui elaborazione, concernenti l’oggetto della loro attività. 3.
Resta fermo quanto previsto per l’apertura delle sale cinematografiche
dalla legge 4 novembre 1965 e successive modificazioni, nonchè dal
decreto legislativo 8 gennaio 1998, n. 3.
Art. 5. Requisiti di
accesso all’attività.
1. Ai sensi d…

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