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Modificazioni al vigente ordinamento universitario....

Modificazioni al vigente ordinamento universitario.

D.L.L. 7 SETTEMBRE 1944, n. 264
Preambolo
In virtù dell’autorità a
Noi delegata; Veduto il testo unico delle leggi sull’Istruzione
superiore approvato col R. decreto 31 agosto 1933, n. 1592; Veduto il
R. decreto-legge 20 giugno 1935, n. 1071; Veduto il R. decreto-legge 6
gennaio 1944, n. 9, modificato col R. decreto-legge 20 gennaio 1944,
n. 25; Veduto il decreto-legge Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del
Ministro Segretario di Stato per la pubblica istruzione, di concerto
con quello del tesoro; Abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Art. 1.
Nell’elenco delle Autorità accademiche, a cui è commesso il
governo delle Università e degli Istituti di istruzione superiore,
indicato nell’art. 6 del testo unico 31 agosto 1933, n. 1592, è
inserito tra il n. 1 e il n. 2 il <<Corpo Accademico>>,
composto di tutti i professori di ruolo dell’Università o Istituto
superiore e presieduto dal professore più anziano.
Art. 2.
I rettori
delle Università e i direttori degli Istituti superiori governativi
sono eletti a maggioranza di voti dal Corpo accademico e nominati con
decreto del Ministro per la pubblica istruzione. Durano in carica un
triennio e possono essere rieletti. Anche prima della scadenza del
triennio, il Ministro può, per gravi motivi, sentito il Consiglio dei
Ministri, revocare il rettore o direttore, invitando il Corpo
accademico a provvedere ad una nuova elezione. Nel frattempo il
professore più anziano del Corpo accademico assume le funzioni di
rettore o direttore. é revocata la facoltà del Ministro di far luogo
con suo decreto alla nomina di pro-rettori o pro-direttori.
Art. 3.

I presidi delle Facoltà o Scuole universitarie governative sono
eletti a maggioranza di voti dal Consiglio della Facoltà o Scuola fra
i professori di ruolo della stessa e nominati con decreto del Ministro
per la pubblica istruzione. Durano in carica un triennio e possono
essere rieletti. Anche prima della scadenza del triennio il Ministro
può, per gravi motivi, sentito il Senato accademico, revocare il
preside, invitando il Consiglio della Facoltà o Scuola a procedere ad
una nuova elezione. Nel frattempo il professore di ruolo più anziano
della Facoltà o Scuola assume le funzioni di preside.
Art. 4.
A
parziale deroga dell’art. 6, comma 1, del R. decreto-legge 20 giugno
1935, n. 1071, nel caso che si debba provvedere per trasferimento ad
una cattedra universitaria, la Facoltà designerà un solo professore,
esclusa qualsiasi designazione di più professori <<ex
aequo>>.
Art. 5.
La riassunzione in servizio dei professori
universitari nei casi previsti sotto le lettere a, c, e d, dell’art. 2
del R. decreto legge 6 gennaio 1944, n. 9, modificato col R.
decreto-legge 20 gennaio 1944, n. 25, è disposta con decreto del
Ministro per la pubblica istruzione, a cui viene senz’altro demandata
la valutazione delle condizioni accennate nel successivo art. 3, n. 1,
dello stesso.
Art. 6.
Sino a due anni dalla entrata in vigore del
presente decreto, potrà essere concessa la nomina a una cattedra
universitaria, previa deliberazione favorevole del Consiglio di
facoltà e del Consiglio superiore, con esclusione di qualsiasi effetto
retroattivo, a coloro che, riusciti vincitori per tale cattedra,
furono esclusi dalla nomina in base all’art. 1 del R. decreto-legge 13
gennaio 1927, n. 38, per asserita mancanza del requisito della
regolare condotta morale e politica.
Art. 7 (1).
(1) Abrogato
dall’art. 16 del D.LT.LGT. 05.04.1945, n. 238.
Art. 8 (1).
(1)
Abrogato dall’art. 17 del D.LT.LGT. 05.04.1945, n. 238.
Art. 9.
Il
Ministro per la pubblica istruzione ha facoltà di deferire al giudizio
della Corte di disciplina istituita presso il Consiglio superiore, di
propria iniziativa o su richiesta dei rettori o direttori, i
professori universitari che dopo il 28 ottobre 1922 abbiano dalla
cattedra o nelle loro pubblicazioni o col loro comportamento seguito
una linea di condotta contraria alle esigenze di indipendenza e di
dignità proprie dell’insegnamento universitario, senza pregiudizio di
quanto è stabilito nella legge di defascistizzazione.

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