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Nuove norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio di impianti ...

Nuove norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio di impianti sportivi.

Preambolo
Il Ministro dell’interno: Vista la legge 27 dicembre 1941,
n. 1570; Vista la legge 13 maggio 1961, n. 469, art. 1; Vista la legge
26 luglio 1965, n. 966, art. 2; Visto il regio decreto 18 giugno 1931,
n. 773, e relativo regolamento di esecuzione; Viste le norme di
sicurezza per la costruzione, l’esercizio e la vigilanza dei teatri,
cinematografi ed altri locali di pubblico spettacolo o trattenimento
contenute nella circolare del Ministero dell’interno n. 16 del 15
febbraio 1951; Rilevata la necessità di aggiornare le disposizioni
della predetta circolare concernenti le <<Norme di sicurezza per
la costruzione e l’esercizio di impianti sportivi>>; Sentito il
parere del Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione
incendi di cui all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica
29 luglio 1982, n. 577; Decreta:
Articolo 1
Articolo Unico. — é
approvato l’allegato testo contenente <<Nuove norme di sicurezza
per la costruzione e l’esercizio di impianti sportivi>>.

Allegato
NORME DI SICUREZZA PER LA COSTRUZIONE E L’ESERCIZIO DI
IMPIANTI SPORTIVI
Articolo 1. Campo di applicazione.
Gli impianti
soggetti alle presenti norme, nel seguito indicati
<<impianti>>, sono gli impianti sportivi ove è prevista la
presenza di spettatori, praticanti, addetti, in numero complessivo
superiore a 100; per gli impianti ove è prevista la presenza non
superiore a 100 persone valgono norme specifiche di cui al successivo
art. 19.
Articolo 2. Definizioni.
Per impianto sportivo si intende
lo spazio al chiuso o all’aperto, <<impianto al chiuso o
all’aperto>>, nel quale si praticano discipline sportive,
regolate da norme, approvate dalle Federazioni sportive nazionali
riconosciute dal CONI. Viene considerato impianto all’aperto anche
l’impianto provvisto di copertura sulle tribune purchè completamente
privo di chiusure verso le zone ove si svolge l’attività sportiva. Si
fa riferimento al termine definizioni generali di cui al decreto
ministeriale 30 novembre 1983.
Articolo 3. Ubicazione.
L’ubicazione
dell’impianto deve essere tale da consentire l’avvicinamento e la
manovra dei mezzi di soccorso e la possibilità di sfollamento verso
aree adiacenti. In particolare, gli accessi e gli spazi riservati alle
manovre dei mezzi di soccorso devono avere i seguenti requisiti:
altezza libera: non inferiore a 4 m; larghezza: non inferiore a 3,50
m; pendenza: non superiore a 10%; resistenza al carico: per automezzi
di peso complessivo non inferiore a 20 t. Le strade per
l’allontanamento del pubblico devono avere una larghezza globale pari
alla metà della larghezza complessiva delle uscite dell’impianto se
l’allontanamento è possibile in due sensi, o pari alla larghezza
complessiva delle uscite, se l’allontanamento è possibile in un solo
senso. In caso contrario, devono essere previsti spazi scoperti di
superficie tale da poter contenere il pubblico, entro un raggio di 50
m dalle uscite dell’impianto, presupponendo una densità di
affollamento di 1 persona/m . Gli impianti al chiuso possono essere
ubicati nel volume di altri edifici ove si svolgano attività soggette
ai controlli antincendi di cui ai punti 64, 83, 84, 85, 86, 87, 89,
90, 91, 92, 94 e 95 del decreto ministeriale 16 febbraio 1982 mentre
non possono essere ubicati in edifici ove si svolgono le attività di
cui ai rimanenti punti del decreto ministeriale citato. La separazione
con gli ambienti ove si svolgono le attività di cui ai suddetti punti
del decreto ministeriale 16 febbraio 1982 deve essere realizzata con
strutture REI 90; eventuali comunicazioni sono ammesse tramite filtri
a prova di fumo come definiti dal decreto ministeriale 30 novembre
1983. Resta valido quanto previsto dalle norme vigenti per le
specifiche attività di cui ai citati punti del decreto ministeriale 16
febbraio 1982. Gli impianti al chiuso non possono essere ubicati oltre
il primo piano interrato e comunque a quota non inferiore a 7,50 m.

Articolo 4. Area dell’impianto.
L’area per la realizzazione di un
impianto, oltre che corrispondere ai requisiti di cui all’articolo
precedente, deve essere scelta in modo che la viabilità garantisca, ai
fini della sicurezza, il rapido sfollamento; in particolare l’area
dovrà consentire la sistemazione, in prossimità o a confine
dell’impianto, di uno o più parcheggi calcolati in base ai regolamenti
esistenti e alla capienza globale dell’impianto. L’area minima
complessiva del parcheggio dovrà essere conforme al regolamento
edilizio vigente e comunque non inferiore ad un m per ogni spettatore.
Non vanno computati nell’area di parcheggio gli automezzi di servizio
muniti di apposita autorizzazione.
Articolo 5. Strutture e materiali.

Per quanto riguarda le caratteristiche di comportamento al fuoco
delle strutture, dei materiali e degli arredi si rimanda alle
specifiche norme del Ministero dell’interno sui locali di pubblico
spettacolo. Non è consentito l’uso di coperture pressostatiche salvo
quanto previsto all’art. 19. Per quanto concerne il dimensionamento
delle strutture si rimanda alle specifiche norme emanate dal Ministero
dei lavori pubblici.
Articolo 6. Impianti elettrici e tecnologici.

Gli impianti elettrici devono essere eseguiti secondo la legge n.
186/68. Per gli impianti tecnologici (produzione e utilizzazione del
calore, condizionamento, ecc.) si rimanda alle specifiche norme del
Ministero dell’interno.
Articolo 7. Capienza.
A) Zona spettatori:
L’affollamento ipotizzabile è ottenuto dividendo lo sviluppo in metri
lineari dei gradoni adibiti a posti a sedere per 0,48. In relazione al
numero dei posti ammissibili per ogni settore è consentita una
tolleranza del 10% per gli impianti all’aperto e del 5% per gli
impianti al chiuso. B) Zona attività sportive: Il massimo affollamento
viene ipotizzato in funzione delle attività sportive previste ed è
costituito dal numero dei praticanti e di addetti.
Articolo 8.
Settori.
Gli impianti all’aperto con un numero di spettatori
superiore a 10.000 e quelli al chiuso con un numero di spettatori
superiore a 4.000 devono avere la zona destinata agli spettatori
suddivisa in settori. La capienza di ciascun settore non può essere
superiore a 20.000 spettatori per impianto all’aperto e a 4.000 per
quelli al chiuso. Ogni settore deve essere separato da quello
adiacente con setti di materiali non combustibili di altezza non
inferiore a 2,20 m in grado di sopportare una spinta orizzontale non
inferiore a 80 Kg/m applicata al punto più alto. Ogni settore deve
avere il sistema di vie di uscita indipendente e chiaramente
identificabile con segnaletica conforme al decreto del Presidente
della Repubblica n. 524/82. Per gli impianti all’aperto di cui ai
precedenti commi la zona destinata agli spettatori deve essere
separata dall’area di gioco con analoga separazione o con fossato di
almeno 2,50 m di profondità e di larghezza. é consentita la
comunicazione tra i settori attraverso le porte metalliche.
Articolo
9. Sistemi di vie d’uscita.
Il sistema di vie di uscita per la zona
destinata agli spettatori deve essere indipendente da quello della
zona destinata alle attività sportive. La separazione deve essere
realizzata in conformità a quanto previsto nel precedente art. 8. é
consentita la comunicazione tra i suddetti sistemi di vie di uscita
attraverso porte metalliche. La larghezza complessiva delle uscite
deve essere dimensionata per una capacità di deflusso non superiore a
250 per gli impianti all’aperto ed a 50 per gli impianti al chiuso
indipendentemente dalle quote. La larghezza di ogni uscita deve essere
non inferiore a 2 moduli. Le scale e le rampe per il deflusso degli
spettatori dalle tribune devono avere la stessa larghezza complessiva
delle uscite. Nella determinazione della larghezza delle vie di uscita
vanno computati i vani di ingresso purchè dotati di serramenti
apribili anche verso l’esterno. Per quanto riguarda i serramenti
consentiti si rimanda alle disposizioni del Ministero dell’interno per
i locali di pubblico spettacolo. I gradini devono essere a pianta
rettangolare, devono avere una alzata e pedata costanti e
rispettivamente non superiori a 17 cm (alzata) e non inferiore a 30 cm
(pedata). Le rampe delle scale debbono essere rettilinee, avere non
meno di tre gradini e non più di 15. I pianerottoli devono avere la
stessa larghezza delle scale senza allargamenti o restringimenti. Sono
consigliabili nei pianerottoli raccordi circolari che abbiano la
larghezza radiale costante ed eguale a quella della scala. Nessuna
sporgenza o rientranza deve esistere nelle pareti delle scale per una
altezza di 2 m dal piano di calpestio. Tutte le scale devono essere
munite di corrimano sporgenti non oltre le tolleranze ammesse. Le
estremità di tali corrimano devono rientrare con raccordo nel muro
stesso. é ammessa la fusione di due rampe di scale in unica rampa,
purchè questa abbia la larghezza uguale alla somma delle due. Per
scale di larghezza superiore a 3 m la commissione provinciale di
vigilanza può prescrivere il corrimano centrale. Per gli impianti al
chiuso la lunghezza massima del sistema di vie di uscita per la zona
destinata agli spettatori non può essere superiore a 40 m oppure 50 m
se in presenza di idonei impianti di smaltimento dei fumi asserviti a
impianti di rilevazione e segnalazione di incendio. Il numero delle
uscite per gli spettatori non può in ogni caso essere inferiore a due
per ogni settore o per ogni impianto che non è suddiviso in settori.

Articolo 10. Distribuzione interna.
Le scale di smistamento degli
spettatori non possono avere larghezza inferiore a 1,20 m e servire
non più di 20 posti per fila e per parte. Ogni 15 gradoni per i posti
a sedere si deve avere un passaggio parallelo ai gradoni stessi di
larghezza non inferiore a 1,20 m. é consentito non prevedere tali
passaggi quando le s…

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