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Determinazione degli standards del personale ospedaliero....

Determinazione degli standards del personale ospedaliero.

D.M. 13 SETTEMBRE 1988
Preambolo
Il Ministro della sanità: Visto il
decreto-legge 8 febbraio 1988, n. 27, convertito, con modificazioni,
dalla legge 8 aprile 1988, n. 109, recante misure urgenti per le
dotazioni organiche del personale degli ospedali e per la
razionalizzazione della spesa sanitaria; Visti in particolare l’art. 1
della stessa legge che demanda al Ministro della sanità la
determinazione degli standards di personale ospedaliero per posto
letto e tipologia di ospedali, previo parere del Consiglio sanitario
nazionale e sentite le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative, nonchè l’art. 2 sulla rideterminazione dei posti
letto e delle piante organiche; Visto l’art. 10 della legge 23 ottobre
1985, n. 595, recante disposizioni in materia di organizzazione degli
ospedali e, in particolare, il comma 1 che fissa i parametri
tendenziali per la utilizzazione ottimale dei servizi e dei posti
letto in ambito regionale; Considerato che ai sensi del combinato
disposto delle disposizioni innanzi richiamate la ristrutturazione dei
presidi ospedalieri assume per un verso carattere di priorità rispetto
alla determinazione degli standards di personale ospedaliero, e, per
altro verso, si appalesa come momento di particolare rilevanza ai fini
del conseguimento di condizioni di salute uniformi su tutto il
territorio nazionale; Considerato che la standardizzazione di cui
trattasi presuppone altresì la esplicitazione delle finalità da
perseguire nel riordinamento degli ospedali sulla linea del processo
di adeguamento delle norme di organizzazione risultanti dalle
disposizioni normative nel tempo emanate con la legge 12 febbraio
1968, n. 132 e con decreti del Presidente della Repubblica n. 128 e n.
129 del 27 marzo 1969, sulle quali hanno inciso innovativamente le
leggi 23 dicembre 1978, n. 833 e 3 ottobre 1985, n. 595, in materia di
programmazione sanitaria, fissando più attuali riferimenti per il
dimensionamento, la caratterizzazione tipologica e la strutturazione
interna dei presidi ospedalieri, propedeutici agli adempimenti delle
regioni fissati dall’art. 1 della legge n. 109 del 1988; Visti gli
articoli 4 e 53 della legge 23 dicembre 1978, n. 833; Ritenuto che ai
fini del dimensionamento degli organici di personale debba farsi
riferimento, quale parametro di valutazione più adeguato, a moduli
organizzativi tipo per gruppi di posti letto e per distinte attività
specialistiche, in ragione delle diversificate esigenze assistenziali
e tecnologiche proprie delle varie tipologie; Visto il decreto del
Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, sullo stato
giuridico del personale delle unità sanitarie locali; Visto il decreto
del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 617,
sull’ordinamento degli istituti di ricovero e cura a carattere
scientifico; Valutate le indicazioni emergenti dai flussi informativi
delle attività gestionali ed economiche delle unità sanitarie locali
di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 maggio
1984, attuativo dell’art. 27, comma 6, della legge 27 dicembre 1983,
n. 730; Considerato che la Corte costituzionale con sentenza 810
giugno 1988, n. 610, ha ritenuto compatibili con il sistema delle
autonomie regionali e provinciali le disposizioni temporanee di
salvaguardia dell’assetto definitivo del Servizio sanitario nazionale
quale risulterà dalla pianificazione prevista dalla legge 23 ottobre
1985, n. 595, nella cui linea si pone il presente decreto; Sentite le
organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative; Visto il parere
del Consiglio sanitario nazionale; Decreta:
Art. 1. Norme per la
rideterminazione dei posti letto.
1. Ai fini dell’attuazione delle
disposizioni contenute all’art. 2 del decreto-legge 8 febbraio 1988,
n. 27, convertito, con modificazioni, nella legge 8 aprile 1988, n.
109, le unità sanitarie locali formulano proposte alle regioni o
province autonome entro il termine perentorio di sessanta giorni
dall’entrata in vigore del presente decreto, sulla base dei criteri di
seguito specificati. Nel formulare le proposte, le unità sanitarie
locali debbono tenere conto anche dei parametri tendenziali della
legge 23 ottobre 1985, n. 595, richiamati dalla legge 8 aprile 1988,
n. 109. Le proposte delle unità sanitarie locali debbono riguardare
preliminarmente la riorganizzazione dei presidi ospedalieri, con la
definizione dei posti letto necessari per assicurare, al tasso di
spedalizzazione prescritto o per degenze medie nella norma,
l’utilizzazione media non inferiore al 70-75%, e, in via conseguente,
la rideterminazione degli organici rapportati alla nuova
organizzazione. 2. Le regioni e le province autonome decidono, anche
in assenza di proposte da parte delle unità sanitarie locali, entro il
termine perentorio dei successivi novanta giorni. Il relativo
provvedimento deve preliminarmente definire la riorganizzazione dei
presidi ospedalieri e in successione conseguente la dotazione organica
del personale, in complesso regionale e per singolo presidio
ospedaliero. In mancanza di definizione da parte delle USL o delle
regioni e province autonome entro i termini sopraindicati, o in caso
di applicazione non conforme alle norme di cui al presente decreto, si
procede agli adempimenti per l’esecuzione degli atti sostitutivi, ai
sensi dell’art. 2, comma 3, della legge n. 109 del 1988. 3. Nella
rideterminazione del numero dei posti letto di dotazione
regionale,resta fermo il parametro di 6,5 posti letto per mille
abitanti, di cui almeno l’1 per mille riservato alla riabilitazione,
previsto dall’art. 10 della legge 23 ottobre 1985, n. 595; sono
esclusi dal computo i posti letto che residuano negli ex ospedali
psichiatrici in quanto posti letto ad esaurimento ai sensi dell’art.
64 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. 4. Ai fini della
riorganizzazione dei presidi ospedalieri, le regioni e province
autonome debbono programmare la disattivazione, entro il termine
massimo di due anni, dei presidi con meno di centoventi posti letto,
tenuto conto che al di sotto di tale limite l’attività ospedaliera,
con riferimento agli standards stabiliti dal presente decreto, risulta
economicamente improduttiva e funzionalmente carente. Qualora le
strutture edilizie lo consentano, i presidi disattivati possono
eventualmente essere riconvertiti in strutture di riabilitazione o in
residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili non
autosufficienti ai sensi dell’art. 20 della legge 11 marzo 1988, n.
67, o, ove vi sia mancanza, in poliambulatori o in presidi sanitari
interdistrettuali operanti a ciclo diurno. 5. Nelle regioni e province
autonome con una dotazione complessiva di posti letto per acuti
inferiore allo standard del 5,5 per mille, il termine entro cui deve
essere attuata la disattivazione e la riconversione dei presidi
ospedalieri con meno di centoventi posti letto è fissato in cinque
anni, in corrispondenza con la ristrutturazione e la espansione delle
specialità ospedaliere mancanti, da realizzare con i finanziamenti del
piano straordinario di investimenti di cui all’art. 20 della legge 11
marzo 1988, n. 67. 6. Solo in zone particolarmente disagiate,
obiettivamente variabili verificabili sulla base di indicatori di
accessibilità, le regioni e le province autonome possono derogare al
principio di cui al precedente comma 4, ai sensi dell’art. 2, comma 2,
lettera b), della legge n. 109 del 1988. Il provvedimento di deroga
deve essere sottoposto al Ministro della sanità che decide, sentito il
Consiglio sanitario nazionale, entro il termine perentorio di sessanta
giorni, scaduto il quale il provvedimento si intende accolto. Le
regioni e le province autonome si adeguano alla eventuale difforme
indicazione del Ministro della sanità entro il termine perentorio di
sessanta giorni dalla relativa notificazione. In caso di omissione, si
procede agli adempimenti per l’esecuzione degli atti sostitutivi, ai
sensi dell’art. 2, comma 3, della legge n. 109 del 1988. 7. Nel
provvedimento di riorganizzazione dei presidi ospedalieri che precede
la rideterminazione delle piante organiche del personale, le regioni e
le province autonome debbono, altresì, indicare: a) le strutture che,
in rapporto al grado di utilizzazione, attuale o prevedibile per
effetto del provvedimento stesso, debbono essere parzialmente
disattivate per ricondurne il livello di produttività entro i valori
parametrici prescritti, o che debbono essere totalmente disattivate,
concentrandone l’attività presso altro presidio ospedaliero, in quanto
presentano valori di utilizzazione tanto bassi da pregiudicare non
solo la conduzione economica delle strutture stesse, ma anche la
stessa funzionalità sanitaria per i cittadini che debbono servirsene.
Valgono anche in questo caso le eccezioni e le procedure previste dal
precedente comma 6; b) il potenziamento della dotazione di posti letto
delle strutture sovrautilizzate o con attese superiori a quindici
giorni; c) l’attivazione di strutture mancanti relative a specialità
non presenti nell’ambito regionale, o presenti in misura inadeguata,
nel quadro del fabbisogno soddisfatto con la mobilità ospedaliera
extraregionale o internazionale, ed entro i limiti dei parametri
tendenziali di cui alla legge 23 ottobre 1985, n. 595. Tale
attivazione va realizzata per trasformazione di strutture in
disattivazione ai sensi della precedente lettera a) o per nuova
realizzazione nell’ambito del piano straordinario di investimenti di
cui all’art. 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67; d) la destinazione
di appositi spazi all’esercizio della libera professione intramuraria
dei medici ospedalieri, in ottemperanza agli impegni contenuti nel
vigente contratto di lavoro; e) la destinazione di appositi spazi alle
attività assistenziali a ciclo diurno, favorendone l’aggregazione alle
unità operative di degenza e considerando i posti letto…

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