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Atto di indirizzo e coordinamento dell'attività amministrativa delle ...

Atto di indirizzo e coordinamento dell'attività amministrativa delle regioni in materia di requisiti delle case di cura private

D.P.C.M. 27 GIUGNO 1986
Preambolo
Il Presidente del Consiglio dei
Ministri: Visto l’art. 5 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, che
disciplina la funzione di indirizzo e coordinamento delle attività
amministrative regionali in materia sanitaria; Visto l’art. 43, primo
comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833, che, nel demandare alla
potestà legislativa regionale la disciplina dell’autorizzazione e
della vigilanza sulle istituzioni sanitarie di carattere privato e la
definizione delle caratteristiche funzionali di tali istituzioni onde
assicurare livelli di prestazioni sanitarie non inferiori a quelle
erogate dai corrispondenti presidi e servizi delle unità sanitarie
locali, attribuisce allo Stato la funzione di indirizzo e
coordinamento; Visto lo schema elaborato dal Ministero della sanità
per i requisiti delle case di cura private; In conformità alla
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
16 maggio 1986, con la quale il Presidente del Consiglio dei Ministri
è stato delegato ad emanare, d’intesa con il Ministro della sanità, un
atto di indirizzo e coordinamento dell’attività amministrativa delle
regioni in materia di requisiti delle case di cura private; Decreta:

Articolo 1
Art. 1. Individuazione delle case di cura private.
Agli
effetti del presente atto di indirizzo e coordinamento sono case di
cura private gli stabilimenti sanitari gestiti da privati, persone
fisiche o giuridiche, che provvedono al ricovero ed, eventualmente,
all’assistenza sanitaria ambulatoriale e in regime di degenza diurna
di cittadini italiani e stranieri a fini di diagnosi, cura e
riabilitazione. Il presente atto di indirizzo stabilisce i requisiti
minimi cui devono rispondere tutte le case di cura private.
Articolo
2
Art. 2. Autorizzazione all’apertura, all’ampliamento o alla
trasformazione.
L’autorizzazione all’apertura di case di cura private
ed all’ampliamento o trasformazione delle medesime viene rilasciata
dai competenti organi regionali. La denominazione delle case di cura
private deve essere preceduta o seguita dall’indicazione <<casa
di cura privata>>. é fatto divieto di usare l’aggettivo
<<internazionale>>, nonchè denominazioni o frasi atte ad
ingenerare confusione con strutture sanitarie pubbliche. In casi di
violazione delle disposizioni di legge statale o regionale delle
condizioni inserite nell’atto di autorizzazione, i competenti organi
delle regioni o quelli dalle stesse individuati diffidano il titolare
della casa di cura ad eliminarle entro un congruo termine tassativo.
Trascorso detto termine viene ordinata la chiusura delle case stesse
fino a quando non vengono rimosse le cause che hanno determinato il
provvedimento. Nel caso di reiterate infrazioni gli organi regionali
possono revocare l’autorizzazione all’apertura.
Articolo 3
Art. 3.
Tipologia.
Le case di cura private possono essere così distinte: 1)
case di cura medico-chirurgiche generali, destinate ad ammalati di
forme morbose pertinenti alla medicina generale, alla chirurgia
generale ed eventualmente a specialità mediche e chirurgiche; 2) case
di cura mediche, destinate prevalentemente ad ammalati di forme
morbose pertinenti alla medicina generale ed a specialità mediche; 3)
case di cura chirurgiche, destinate prevalentemente ad ammalati di
forme morbose pertinenti alla chirurgia generale ed a specialità
chirurgiche; 4) case di cura ad indirizzo polispecialistico, destinate
ad ammalati di forme morbose pertinenti a due o più specialità, tutte
rientranti nell’ambito della medicina generale oppure della chirurgia
generale; 5) case di cura ad indirizzo monospecialistico, destinate ad
ammalati di forme morbose pertinenti ad una sola specialità, medica o
chirurgica; 6) case di cura ad indirizzo specifico
(neuropsichiatriche, sanatoriali, riabilitative, ecc.). La capacità
ricettiva minima delle case di cura private è fissata come segue: per
le case di cura medico-chirurgiche generali: n. 60 posti letto; per le
case di cura mediche, chirurgiche e polispecialistiche di cui ai
precedenti punti 2), 3) e 4): n. 40 posti letto; per le case di cura
monospecialistiche e ad indirizzo specifico di cui ai punti 5) e 6):
n. 30 posti letto. Nell’esercizio delle loro attribuzioni le regioni
si devono assicurare che le case di cura private siano in possesso dei
requisiti minimi indicati dal presente atto di indirizzo.
Articolo 4

Art. 4. Progettazione.
Ogni progetto per la costruzione,
l’ampliamento o la trasformazione di case di cura private, redatto da
un ingegnere o un architetto, deve essere approvato dai competenti
organi regionali ai fini del rilascio dell’autorizzazione. I progetti
devono essere corredati di una relazione tecnico-sanitaria a firma del
progettista e di un medico competente in igiene e tecnica ospedaliera.
Nella relazione tecnico-sanitaria debbono essere posti in evidenza tra
l’altro: 1) il rapporto con le previsioni e indicazioni del Piano
sanitario regionale; 2) i criteri urbanistici di scelta dell’area, le
sue caratteristiche e la rispondenza alle indicazioni del Piano
regolatore vigente; 3) l’utilizzazione dell’area e la sua sistemazione
in relazione all’orientamento, alla morfologia del terreno e alla
vegetazione esistente; 4) il rapporto del progetto con le condizioni
climatiche locali, quali temperatura, umidità relativa, ventosità e
soleggiamento; 5) i concetti igienico-sanitari e funzionali che hanno
informato la redazione del progetto, con particolare riferimento al
sistema dei percorsi orizzontali e verticali; 6) l’aggregazione dei
corpi di fabbrica, i criteri distributivi dei servizi
diagnostico-terapeutici per i malati interni e per quelli esterni, dei
locali di degenza completa e diurna e dei servizi generali; 7) le
caratteristiche strutturali dei corpi di fabbrica e le caratteristiche
specifiche dei materiali e componenti impiegati; 8) la capacità
ricettiva complessiva e delle singole unità di degenza, nonchè le
specialità che si intendono attivare; 9) i sistemi previsti per
l’approvvigionamento idrico, lo smaltimento dei rifiuti solidi e
liquidi, nonchè per la ventilazione, il riscaldamento ed il
condizionamento dell’aria, ed in genere per altri servizi generali e
impianti tecnologici; 10) la descrizione delle apparecchiature
sanitarie previste per i vari settori funzionali con la precisazione
delle modalità di installazione.
Articolo 5
Art. 5. Area.
L’area
prescelta, oltre che rispondere alle norme del Piano regolatore
comunale, dovrà presentare i seguenti requisiti urbanistici,
igienico-ambientali, geologico-morfologici e climatici, dimensionali:
deve essere bene inserita nel sistema delle comunicazioni in
dipendenza della viabilità, della rete dei trasporti pubblici e
dell’entità dei traffici e dei tempi massimi di percorrenza; deve
avere varchi sufficientemente comodi ed ampi e muniti di tutte le
opere stradali che assicurino una perfetta accessibilità; deve
consentire l’arretramento dell’ingresso dei malati rispetto al filo
stradale in modo da offrire una sufficiente sicurezza nell’accesso.
L’ubicazione della casa di cura dovrà avvenire in località salubre ed
alberata, lontano da depositi o scoli di materie di rifiuto, da acque
stagnanti, da industrie rumorose o dalle quali provengono esalazioni
moleste e nocive, da cimiteri e da quelle attrezzature urbane che
possono comunque arrecare danno o disagio alle attività terapeutiche
ed al soggiorno. L’area non dovrà insistere su terreni umidi o
soggetti ad infiltrazioni o ristagni e non deve ricadere in zone
franose o potenzialmente tali, non dovrà essere esposta a venti
fastidiosi e non dovrà essere situata sottovento a zone da cui possono
provenire esalazioni o fumi nocivi o sgradevoli. Per le case di cura
di nuova costruzione o attivazione, la superficie totale dell’area non
deve essere inferiore a mq 70 per posto letto; per ampliamenti
strutturati intesi ad aumentare i posti letto o comunque nel caso di
incremento di posti letto, deve essere previsto un aumento della
superficie totale di 70 mq per ogni posto letto in aumento; almeno 15
mq per posto letto devono essere destinati a parco e giardino e devono
essere previste aree destinate al parcheggio delle autovetture in
misura di 1 mq ogni 10 mc nel rispetto delle norme urbanistiche
locali.
Articolo 6
Art. 6. Approvvigionamento idrico.
La dotazione
idrica giornaliera minima di acqua potabile per posto letto non deve
essere inferiore a 200 litri. Le case di cura dovranno essere dotate
di una riserva idrica corrispondente almeno al 50% del fabbisogno
complessivo di un giorno e realizzata mediante serbatoi nei quali sia
assicurato un sufficiente ricambio giornaliero. Deroghe alla dotazione
minima indicata potranno essere concesse laddove sussistano reali
condizioni di carenza delle risorse idriche locali.
Articolo 7
Art.
7. Smaltimento dei rifiuti liquidi.
I rifiuti liquidi delle case di
cura private che non possono essere convogliati nella rete di
fognatura cittadina devono essere sottoposti a trattamenti, tra cui
quello finale della disinfezione, in aderenza a quanto prescritto
nella delibera 30 dicembre 1980 del Comitato interministeriale per la
tutela delle acque dall’inquinamento <<Direttive per la
disciplina degli scarichi di pubbliche fognature e di insediamenti
civili che non recapitano in pubbliche fognature>> ed a
provvedimenti regionali conseguenti a tali direttive.
Articolo 8

Art. 8. Smaltimento dei rifiuti solidi.
In base all’art. 14 del
decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915
(<<Attuazione delle direttive CEE n. 75/442 relativa ai rifiuti,
n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlordifenili e dei
policlorotrifenili e n. 78/319 relativa ai rifiuti tossici e
nocivi>>) ai rifiuti prodotti nelle case di cura che siano
assimilabili per qualità a quelli u…

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