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Regolamento concernente norme di sicurezza antincendio per gli edifici di interesse storico-artistico destinati a biblioteche e archivi. D.P.R. 30 GIUGNO 1995, n. 418

D.P.R. 30 GIUGNO 1995, n. 418
Preambolo
Il Presidente della
Repubblica: Visto l’art. 87 della Costituzione; Vista la legge 1º
giugno 1939, n. 1089; Considerato che il regio decreto 7 novembre
1942, n. 1564, recante norme per l’esecuzione, il collaudo e
l’esercizio degli impianti tecnici degli edifici di interesse
artistico e storico destinati a contenere musei, gallerie, collezioni
e oggetti di interesse storico culturale, necessita di aggiornamenti e
integrazioni, per quanto attiene in particolare la prevenzione e la
protezione antincendio; Visto il decreto del Ministro dell’interno in
data 16 febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 9
aprile 1982; Vista la legge 7 dicembre 1984, n. 818; Visto il
decreto-legge 27 febbraio 1987, n. 51, convertito, con modificazioni,
dalla legge 13 aprile 1987, n. 149; Visto l’art. 17, comma 1, della
legge 23 agosto 1988, n. 400; Vista la legge 5 marzo 1990, n. 46;
Vista la legge 20 maggio 1991, n. 158; Visto il parere del Consiglio
di Stato, espresso nell’adunanza generale del 2 giugno 1994; Vista la
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
9 giugno 1995; Sulla proposta del Ministro per i beni culturali e
ambientali, di concerto con il Ministro dell’interno; Emana il
seguente regolamento:
Art. 1. Campo di applicazione.
1. Le presenti
norme di sicurezza si applicano agli edifici pubblici e privati che,
nella loro globalità, risultino formalmente sottoposti a tutela ai
sensi della legge 1º giugno 1939, n. 1089 (pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 184 dell’8 agosto 1939), destinati a contenere
biblioteche ed archivi. 2. Dette norme hanno per fine la sicurezza
degli edifici e la buona conservazione dei materiali in essi
contenuti.
Art. 2. Attività consentite negli edifici per i quali si
applicano le disposizioni del presente regolamento.
1. Negli edifici
di cui al comma 1 dell’art. 1 possono essere ubicate attività comprese
nel decreto ministeriale 16 febbraio 1982 (pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 9 aprile 1982, n. 98) non pertinenti l’attività
principale unicamente se dette attività risultano isolate o separate a
mezzo di strutture tagliafuoco con REI non inferiore a 120 e
rispettando le vigenti norme di sicurezza antincendio o, in mancanza,
i criteri tecnici di cui all’art. 3 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 luglio 1982, n. 577 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 20 agosto 1982, n. 229). 2. L’attività di cui al comma 1 deve
altresì rispettare le norme di tutela ai sensi della legge n.
1089/1939; tale requisito deve essere certificato a cura della
soprintendenza per i beni ambientali e architettonici competente per
territorio. 3. Per le aree al servizio dell’attività principale che
comportano rischio specifico, individuate dal decreto ministeriale 16
febbraio 1982 quali le centrali termiche, le autorimesse, i gruppi
elettrogeni, valgono le relative disposizioni in vigore emanate dal
Ministero dell’interno. 4. Restano validi, per gli edifici di cui al
comma 1 dell’art. 1, i provvedimenti di deroga già concessi nonchè i
pareri formulati caso per caso e quanto già consentito dagli organi
tecnici competenti in materia di prevenzione incendi fino alla loro
scadenza e comunque non oltre tre anni dalla pubblicazione del
presente regolamento nella Gazzetta Ufficiale secondo le norme
vigenti; il rinnovo di deroghe temporanee è subordinato ad un riesame
delle valutazioni tecniche che hanno portato al provvedimento di
deroga. 5. I termini utilizzati nel presente regolamento vanno
interpretati sulla base delle definizioni generali contenute nel
decreto ministeriale 30 novembre 1983 (pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 12 dicembre 1983, n. 339). Per la segnaletica di
sicurezza antincendi si applicano le disposizioni previste dal decreto
del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 524 (pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 10 agosto 1982, n. 218). 6. Ad esclusione
dei materiali di cui all’art. 3, comma 5, e degli estintori portatili
d’incendio di cui all’art. 8, comma 1, per i quali è già previsto
dalla vigente normativa l’istituto della omologazione, con decreti del
Ministro dell’interno, anche a seguito di iniziative comunitarie,
saranno emanate norme tecniche e procedurali per la omologazione dei
prodotti di rilevante interesse per la sicurezza dall’incendio, da
impiegarsi nelle attività disciplinate dalla presente norma. Tali
prodotti, successivamente all’emanazione dei decreti stessi potranno
essere impiegati solo se omologati. I suddetti criteri fisseranno
anche i tempi e le modalità per l’adeguamento dei prodotti in
precedenza installati e per lo smaltimento delle scorte nonchè i
criteri per il riconoscimento di quelli di provenienza dai Paesi della
Comunità economica europea.
Art. 3. Disposizioni di esercizio.
1. é
vietato, nei locali di cui all’art. 1, tenere ed usare fiamme libere,
fornelli o stufe a gas, stufe elettriche con resistenza in vista,
stufe a kerosene, apparecchi a incandescenza senza protezione, nonchè
depositare sostanze che possono, per la loro vicinanza, reagire tra
loro provocando incendi e/o esplosioni. 2. Il carico d’incendio delle
attività di cui all’art. 1, certificato all’atto della richiesta del
certificato di prevenzione incendi, non può essere incrementato
introducendo negli ambienti nuovi elementi di arredo combustibili con
esclusione del materiale librario e carteceo la cui quantità massima
dovrà essere in ogni caso predeterminata. 3. Negli atri, nei corridoi
di disimpegno, nelle scale, e nelle rampe, il carico d’incendio
esistente costituito dalle strutture, certificato come sopra, non
potrà essere modificato con l’apporto di ulteriori arredi e di
materiali combustibili. 4. Per le attività di cui al comma 1 dell’art.
1 di nuova istituzione o per gli ampliamenti da realizzare negli
edifici sottoposti nella loro globalità a tutela ai sensi della legge
n. 1089/1939, il carico di incendio relativo agli arredi e al
materiale depositato, con esclusione delle strutture e degli infissi
combustibili esistenti, non dovrà superare i 50 kg/mq in ogni singolo
ambiente. 5. Gli elementi di arredo combustibili introdotti negli
ambienti successivamente alla data di entrata in vigore della presente
norma, con esclusione del materiale esposto, debbono risultare
omologati nelle seguenti classi di reazione al fuoco: i materiali di
rivestimento dei pavimenti debbono essere di classe non superiore a 2;
gli altri materiali di rivestimenti e i materiali suscettibili di
prendere fuoco su ambo le facce debbono essere di classe 1; i mobili
imbottiti debbono essere di classe 1 IM.
Art. 4. Sale di
consultazione e lettura.
1. Gli ambienti destinati a sale di
consultazione e lettura devono essere provvisti di un sistema
organizzato di vie di uscita per il deflusso rapido ed ordinato degli
occupanti verso spazi scoperti o luoghi sicuri in caso di incendio o
di pericolo di altra natura. 2. A tal fine deve essere realizzato il
percorso più breve per raggiungere le uscite; tale percorso deve avere
in ogni punto larghezza non inferiore a 0,90 m, essere privo di
ostacoli, segnalato con cartelli conformi al decreto del Presidente
della Repubblica n. 524/1982 e provvisto, ad intervalli regolari, di
cartelli recanti le istruzioni sul comportamento che in caso di
incendio dovranno tenere gli occupanti così come specificato al
successivo art. 10. 3. I percorsi di esodo di lunghezza non superiore
a 30 m, devono essere dimensionati, in funzione del massimo
affollamento ipotizzabile, per una capacità di deflusso non superiore
a sessanta persone. 4. Il conteggio delle uscite può essere effettuato
sommando la larghezza di tutte le porte (di larghezza non inferiore a
0,90 m) che immettono su spazio scoperto o luogo sicuro. La
misurazione della larghezza delle uscite va eseguita nel punto più
stretto dell’uscita. 5. Ove il sistema di vie di uscita non risponda
alle anzidette caratteristiche dimensionali si deve procedere alla
riduzione dell’affollamento eventualmente con l’ausilio di sistemi che
limitino il numero delle persone in ingresso.
Art. 5. Depositi.
1.
Nei depositi il materiale ivi conservato deve essere posizionato
all’interno del locale in scaffali e/o contenitori metallici
consentendo passaggi liberi non inferiori a 0,90 m tra i materiali ivi
depositati. 2. Le comunicazioni tra questi locali ed il resto
dell’edificio debbono avvenire tramite porte REI 120 munite di
congegno di autochiusura. 3. Nei depositi il cui carico di incendio è
superiore a 50 kg/mq debbono essere installati impianti di spegnimento
automatico collegati ad impianti di allarme. 4. Nei locali dovrà
essere assicurata la ventilazione naturale pari a 1/30 della
superficie in pianta o n. 2 ricambi ambiente/ora con mezzi meccanici.

Art. 6. Impianti elettrici.
1. Gli impianti elettrici devono essere
realizzati secondo le prescrizioni della legge 1º marzo 1968, n. 186
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 1968, n. 77) e della
legge 5 marzo 1990, n. 46 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 12
marzo 1990, n. 59) e rispettive integrazioni e modificazioni. 2. Nelle
sale di lettura e negli ambienti, nei quali è prevista la presenza del
pubblico, deve essere installato un sistema di illuminazione di
sicurezza per garantire l’illuminazione delle vie di esodo e la
segnalazione delle uscite di sicurezza per il tempo necessario a
consentire l’evacuazione di tutte le persone che si trovano nel
complesso. 3. L’edificio deve essere protetto contro le scariche
atmosferiche.
Art. 7 Ascensori e montacarichi.
1. Gli ascensori e
montacarichi di nuova installazione debbono rispettare le norme
antincendio previste nei decreti del Ministro per il coordinamento
delle politiche comunitarie del 28 novembre 1987, n. 586 e del 9
dicembre 1987, n. 587 (pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 25

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