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Nuove norme relative alla costruzione e ricostruzione di edifici di cu...

Nuove norme relative alla costruzione e ricostruzione di edifici di culto.

LEGGE 18 APRILE 1962, n. 168
[Testo storico]
Preambolo
La Camera dei
deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; Il Presidente
della Repubblica: Promulga la seguente legge:
Articolo 1
Art. 1.
L’art. 1 della legge 18 dicembre 1952, n. 2522, è sostituito dal
seguente: <<Il Ministero dei lavori pubblici è autorizzato ad
assumere a totale suo carico i lavori per la costruzione al rustico o
per il completamento al rustico di chiese parrocchiali, nonchè per la
costruzione al rustico di locali da adibire ad uso di ministero
pastorale, di ufficio o di abitazione dei parroci. é altresì a carico
dello Stato l’onere per l’acquisto delle aree occorrenti nel caso che
queste non siano cedute gratuitamente da altri. I locali ad uso di
ministero pastorale, di ufficio o di abitazione, possono essere
costruiti indipendentemente dalla edificazione della chiesa per
parrocchie già esistenti o da costituirsi. Per costruzioni al rustico
si intende la costruzione delle fondazioni e dell’ossatura, dei muri
in genere e delle tramezzature interne, della copertura, comprese le
opere di impermeabilizzazione e di convogliamento delle acque piovane,
dei solai, degli infissi, nonchè l’esecuzione dei lavori di isolamento
dall’umidità e di protezione dagli agenti atmosferici come
intercapedini, vespai, intonaci esterni o magisteri di faccia vista,
esclusi gli impianti, i pavimenti, le rifiniture, le opere d’arte ed
esclusi anche gli altari, la vasca battesimale, le balaustre, i banchi
e in genere tutto l’arredamento. Nelle zone nelle quali si applica la
legge 10 agosto 1950, n. 646, può essere assunta a carico dello Stato
la spesa per l’esecuzione degli intonaci interni di tipo civile. Il
programma annuale delle opere da ammettere a contributo è fissato dal
Ministro per i lavori pubblici, di concerto col Ministro per
l’interno, su proposta della Pontificia commissione per l’arte sacra.
La spesa a carico dello Stato per ciascun edificio è stabilita, in
rapporto al numero dei parrocchiani, dal Ministero dei lavori
pubblici, sentita la Pontificia commissione per l’arte sacra.
L’Autorità ecclesiastica interessata, qualora ravvisi l’opportunità di
costituire edifici di più vaste dimensioni, deve assumersi l’onore
della maggiore spesa, da garantirsi con deposito vincolato o con
fidejussione bancaria. I lavori sono affidati in concessione
all’Ordinario diocesano competente. é consentito agli Ordinari
diocesani di provvedere alla esecuzione dei lavori di completamento
esclusi dal quarto comma mediante impiego delle somme corrispondenti
alla valutazione del danno subìto da edifici, aventi la medesima
destinazione, distrutti a seguito di eventi bellici e nei limiti delle
opere ammesse a ricostruzione dall’art. 1 della legge 10 agosto 1950,
n. 784. Gli Ordinari diocesani, ove intendano valersi di tale facoltà,
devono rinunciare alla ricostruzione degli edifici distrutti>>.

Articolo 2
Art. 2. L’art. 2 della legge 18 dicembre 1952, n. 2522, è
sostituito dal seguente: <<Per ottenere i benefici indicati
dall’art. 1 l’Ordinario diocesano deve presentare domanda, per il
tramite della Commissione pontificia per l’arte sacra, al Ministero
dei lavori pubblici, allegando al progetto di massima dell’opera una
relazione dimostrativa delle necessità della stessa. Tali atti debbono
essere approvati dalla Pontificia commissione per quanto riguarda la
rispondenza dell’opera ai precetti della liturgia e dell’arte sacra.
Alla Pontificia commissione per l’arte sacra è corrisposto per ogni
progetto, quando entra in fase esecutiva, a titolo di rimborso di
spese, lo 0,25 per cento dell’importo della spesa sostenuta dallo
Stato. L’approvazione del progetto equivale a dichiarazione di
pubblica utilità. Il pagamento della somma corrispondente alla spesa
delle opere ed all’acquisto delle aree a norma dell’art. 1 è
effettuato dopo il collaudo dei lavori. Sono tuttavia ammesse
liquidazioni parziali in corso di opera in base a certificati di
avanzamento dei lavori vistati dall’Ufficio del genio civile>>.

Articolo 3
Art. 3. L’art. 3 della legge 18 dicembre 1952, n. 2522, è
sostituito dal seguente: <<L’esecuzione delle opere previste
dalla presente legge è sottoposta alla vigilanza degli Uffici del
genio civile. In ogni progetto è computata, per spese di compilazione,
direzione e sorveglianza, una somma corrispondente al 5 per cento
dell’ammontare dei lavori a carico dello Stato. La liquidazione di
dette spese, per la quota afferente la progettazione, da computarsi
nella misura del 2% dell’importo dei lavori di costruzione al rustico,
può essere effettuata in unica soluzione con il primo dei certificati
di avanzamento dei lavori. Il collaudo delle opere è eseguito con le
norme vigenti per i lavori di conto dello Stato. Le spese di collaudo,
limitatamente ai lavori eseguiti a carico dello Stato, gravano sul
bilancio del Ministero dei lavori pubblici>>.
Articolo 4
Art.
4. Il Ministero dei lavori pubblici è autorizzato a concedere agli
Ordinari diocesani contributi costanti per 35 anni nella misura del 4
per cento della spesa riconosciuta ammissibile per la costruzione e
per il completamento di chiesa parrocchiale, di locali da adibire ad
uso di ministero pastorale o di ufficio o di abitazione del parroco.
La misura del contributo è elevata al cinque per cento per le opere da
eseguire nelle zone nelle quali si applica la legge 10 agosto 1950, n.
646.
Articolo 5
Art. 5. Nel caso che gli Ordinari diocesani
contraggano mutui per la esecuzione dei lavori previsti dal precedente
articolo, il contributo è corrisposto direttamente all’istituto
mutuante. Gli enti ed istituti di credito edilizio fondiario e simili,
nonchè la Cassa depositi e prestiti sono autorizzati a compiere le
operazioni di mutuo. Per i mutui contratti con la Cassa depositi e
prestiti la garanzia è prestata dai Comuni o dalle Provincie ovvero
dalle Diocesi mediante vincolo di usufrutto di rendita consolidata
dello Stato e con deposito della stessa presso la Cassa depositi e
prestiti.
Articolo 6
Art. 6. L’ammontare delle annualità del
contributo diretto previsto dall’art. 4 è stabilito in relazione alla
spesa ammissibile risultante dal certificato di collaudo. Il pagamento
delle annualità ha inizio dal primo giorno del mese successivo a
quello nel quale è intervenuta l’approvazione degli atti di
contabilità finale e di collaudo. I mutui possono essere erogati in
corso d’opera a richiesta dell’Autorità ecclesiastica competente, col
sistema delle somministrazioni rateali, in base a certificati di
avanzamento vistati dal Genio civile, e, per l’ultima rata, in base al
certificato di collaudo.
Articolo 7
Art. 7. La spesa da ammettere a
contributo è determinata: a) dall’importo dei lavori di costruzione e
di rifinitura indispensabile per il funzionamento degli edifici; b)
dal costo dell’area che debba essere acquistata; c) dalle spese
generali di progettazione, direzione e collaudo dei lavori, nella
misura del cinque per cento degli importi di cui alle lettere a) e b).

Articolo 8
Art. 8. Per l’istruttoria delle domande intese ad
ottenere la concessione dei benefici previsti dagli articoli
precedenti si applicano le norme contenute nel Capo I della presente
legge. Alla Pontificia commissione per l’arte sacra è corrisposto per
ogni progetto, quando entra in fase esecutiva, a titolo di rimborso di
spese, lo 0,25 per cento dell’importo della spesa ammessa a
contributo. L’approvazione dei progetti delle opere ammesse a
contributo equivale a dichiarazione di pubblica utilità ai sensi e per
gli effetti della legge 25 giugno 1865, n. 2359.
Articolo 9
Art. 9.
I benefici previsti dalla legge 18 dicembre 1952, n. 2522, quale
risulta modificata dai precedenti articoli 1, 2 e 3, possono essere
concessi anche per la ricostruzione dei seguenti edifici di culto
distrutti dai terremoti del 28 dicembre 1908 e 13 gennaio 1915: 1)
chiese cattedrali, parrocchiali, vicariali, succursali e
coadiutoriali; 2) chiese di centri abitati nei quali, per
dichiarazione dell’Ordinario diocesano, manchi altra chiesa
officiabile idonea ad assicurare alle popolazioni l’esercizio del
culto pubblico; 3) locali annessi o comunque pertinenti alle chiese
sopraddette, purchè adibiti a suo tempo ad uso di ministro pastorale,
di ufficio o di abitazione degli ecclesiastici addetti al servizio
delle chiese stesse. La spesa da ammettersi ai benefici suddetti è
determinata dal Ministero dei lavori pubblici, di concerto col
Ministero dell’interno, sulla base della perizia del danno presentata
dagli Ordinari diocesani e previo esame del progetto approvato dalla
Pontificia commissione per l’arte sacra.
Articolo 10
Art. 10. La
concessione dei benefici previsti dall’articolo precedente esclude
l’applicazione delle disposizioni contenute nel regio decreto-legge 13
maggio 1915, n. 775 e nella legge 1ºaprile 1915, n. 476 e nel testo
unico approvato con regio decreto 19 agosto 1917, n. 1399.
Articolo
11
Art. 11. Per le opere prevedute dall’art. 9 gli Ordinari diocesani
possono essere autorizzati ad unificare due o più edifici, a scindere
un edificio in due o più ed a cambiare l’ubicazione entro i limiti
della propria giurisdizione, restando a loro carico le spese di
trasformazione e di eventuale acquisto di nuove aree.
Articolo 12

Art. 12. Il terzo comma dell’art. 1 della legge 10 agosto 1950, n.
784, è sostituito dai seguenti: <<Nella ricostruzione degli
edifici di culto indicati nel successivo art. 2 l’Autorità
ecclesiastica può unificare più edifici, scinderli in due o più
edifici, ricostruirli con maggiori dimensioni o cambiarne l’ubicazione
entro i limiti della propria giurisdizione, impiegando, in tutto o in
parte, la spesa riconosciuta ammissibile a carico dello Stato per la
ricostruzione di edifici preesistenti e del mobilio che li arredava La
maggiore spesa …

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