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Norme sul diritto agli studi universitari....

Norme sul diritto agli studi universitari.

LEGGE 2 DICEMBRE 1991, n. 390
Preambolo
(Omissis).
Articolo 1
Art.
1. Finalità.
1. In attuazione degli articoli 3 e 34 della
Costituzione, la presente legge detta norme per rimuovere gli ostacoli
di ordine economico e sociale che di fatto limitano l’uguaglianza dei
cittadini nell’accesso all’istruzione superiore e, in particolare, per
consentire ai capaci e, meritevoli, anche se privi di mezzi, di
raggiungere i gradi più alti degli studi.
Articolo 2
Art. 2.
Destinatari.
1. Ai fini della presente legge, per
<<studenti>> si intendono gli iscritti ai corsi di studio
delle università, degli istituti universitari e degli istituti
superiori di grado universitario che rilasciano titoli aventi valore
legale. 2. Le istituzioni di cui al comma 1 nei successivi articoli
sono comprese nella dizione <<università>>.
Articolo 3

Art. 3.
Interventi dello Stato, delle regioni e delle università. 1.
Allo Stato spettano l’indirizzo, il coordinamento e la programmazione
degli interventi in materia di diritto agli studi universitari. 2. Le
regioni attivano gli interventi volti a rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale per la concreta realizzazione del diritto
agli studi universitari. 3. Le università organizzano i propri
servizi, compresi quelli di orientamento e di tutorato, in modo da
rendere effettivo e proficuo lo studio universitario. 4. Le regioni,
le università, nonché gli enti ed istituzioni aventi comunque
competenza nelle materie connesse all’attuazione del diritto agli
studi universitari collaborano tra loro per il raggiungimento delle
finalità della presente legge. A tale scopo stipulano accordi e
convenzioni per la realizzazione di specifiche attività.
Articolo 4

Art. 4. Uniformità di trattamento.
1. Con decreto emanato dal
Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del
Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’università e
della ricerca scientifica e tecnologica, di seguito denominato
<<Ministro>>, sentiti il Consiglio universitario nazionale
(CUN) e la Consulta nazionale di cui all’articolo 6, sono stabiliti
ogni tre anni: a) i criteri per la determinazione del merito e delle
condizioni economiche degli studenti, nonché per la definizione delle
relative procedure di selezione, ai fini dell’accesso ai servizi e del
godimento degli interventi di cui alla presente legge non destinati
alla generalità degli studenti. Le condizioni economiche vanno
individuate sulla base della natura e dell’ammontare del reddito
imponibile e dell’ampiezza del nucleo familiare; b) le tipologie
minime e i relativi livelli degli interventi di cui al comma 2
dell’articolo 3; c) gli indirizzi per la graduale riqualificazione
della spesa a favore degli interventi riservati ai capaci e meritevoli
privi di mezzi. 2. Il decreto di cui al comma 1 è emanato sei mesi
prima dell’inizio del primo dei tre anni accademici di riferimento,
acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome, di cui all’articolo 12 della
legge 23 agosto 1988, n. 400. In prima applicazione il decreto è
emanato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge e rimane in vigore fino alla fine dell’anno accademico
successivo a quello in corso alla data di emanazione del decreto
stesso.
Articolo 5
Art. 5. Rapporto al Parlamento.
1. Il Ministro
presenta al Parlamento, ogni tre anni, unitamente al rapporto sullo
stato dell’istruzione universitaria di cui all’articolo 2, comma 1,
lettera a), della legge 9 maggio 1989, n. 168, un rapporto
sull’attuazione del diritto agli studi universitari, tenuto conto dei
dati trasmessi dalle regioni e dalle università per quanto di
rispettiva competenza e sentita la Consulta nazionale di cui
all’articolo 6. 2. In prima applicazione della presente legge, il
rapporto sull’attuazione del diritto agli studi universitari è
presentato tre mesi prima della fine dell’anno accademico successivo a
quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge,
anche disgiuntamente dalla presentazione del rapporto sullo stato
dell’istruzione universitaria.
Articolo 6
Art. 6.
Consulta
nazionale per il diritto agli studi universitari. 1. é istituita
presso il Ministero dell’università e della ricerca scientifica e
tecnologica, di seguito denominato <<Ministero>>, la
Consulta nazionale per il diritto agli studi universitari. 2. La
Consulta: a) formula pareri e proposte al Ministro in materia di
diritto agli studi universitari; b) indica i criteri per la
formulazione del rapporto di cui all’articolo 5, anche promuovendo, a
tal fine, indagini e ricerche sulla condizione studentesca e sui
servizi di orientamento e di tutorato, ed esprime il parere sul
rapporto stesso; c) esprime il parere di cui all’articolo 4, comma 1.
3. La Consulta è presieduta dal Ministro ed è composta da cinque
rappresentanti delle università, da cinque rappresentanti delle
regioni nominati ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 16
dicembre 1989, n. 418, e da cinque rappresentanti degli studenti. 4.
Le modalità per l’elezione dei rappresentanti delle università e degli
studenti e per il funzionamento della Consulta sono disciplinate con
regolamento adottato con decreto del Ministro. 5. Agli oneri per il
funzionamento della Consulta si provvede a carico del capitolo 1125
dello stato di previsione del Ministero dell’università e della
ricerca scientifica e tecnologica per l’anno 1991 e dei corrispondenti
capitoli per gli anni successivi.
Articolo 7
Art. 7. Princìpi
generali.
1. Le regioni a statuto ordinario esercitano la potestà
legislativa nelle materie di cui all’articolo 3, comma 2,
conformandosi ai seguenti princìpi: a) l’accesso ai servizi e alle
provvidenze economiche è garantito a tutti gli studenti iscritti nelle
università che hanno sede nella regione, secondo criteri di parità di
trattamento, indipendentemente dalle aree geografiche di provenienza e
dai corsi di diploma e di laurea cui gli studenti stessi afferiscono;
b) la fruizione dei servizi comporta per gli studenti una
partecipazione al costo del servizio stesso. Gli enti per il diritto
agli studi universitari possono disporre la gratuità o particolari
agevolazioni nell’uso di alcuni servizi, purché ciò avvenga
esclusivamente a favore di studenti capaci e meritevoli privi di
mezzi; c) l’accesso ai servizi e alle provvidenze, che non siano
fruibili dalla generalità degli studenti, è regolato con procedure
selettive in applicazione dei criteri di cui all’articolo 4 e tenuto
conto della specificità degli interventi; d) le borse di studio,
assegnate ai sensi dell’articolo 8, non possono comunque essere
cumulate con altre borse di studio a qualsiasi titolo attribuite,
tranne che con quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere
volte ad integrare, con soggiorni all’estero, l’attività di formazione
o di ricerca dei borsisti; e) possono essere previste disposizioni
particolari per l’accesso degli studenti portatori di handicap ai
benefici ed ai servizi regolati dalle leggi in materia nonché la
possibilità, in relazione a condizioni di particolare disagio
socioeconomico o fisico, di maggiorazione dei benefici. 2. Gli
studenti già in possesso di un diploma di laurea non possono accedere
per un ulteriore corso di laurea alle provvidenze destinate ai capaci
e meritevoli privi di mezzi. 3. Le regioni a statuto ordinario
realizzano, nei limiti degli stanziamenti dei rispettivi bilanci,
interventi specifici, quali: a) erogazione di servizi collettivi, tra
cui mense, alloggi, trasporti, o di corrispettivi monetari; b)
assegnazione di borse di studio ai sensi dell’articolo 8; c)
orientamento al lavoro; d) assistenza sanitaria. 4. Gli interventi di
cui al presente articolo devono essere funzionali alle esigenze
derivanti dallo svolgimento delle attività didattiche e formative che
restano autonomamente regolate dalle università ai sensi dell’articolo
33 della Costituzione.
Articolo 8
Art. 8. Borse di studio.
1. Le
regioni determinano la quota dei fondi destinati agli interventi per
il diritto agli studi universitari, da devolvere annualmente
all’erogazione di borse di studio per gli studenti iscritti ai corsi
di diploma e di laurea nel rispetto dei requisiti minimi stabiliti ai
sensi dell’articolo 4 e secondo le procedure selettive di cui
all’articolo 7, comma 1, lettera c). Le regioni possono anche
trasferire i predetti fondi alle università, affinché queste
provvedano ad erogare le borse (1). (1) Vedi art. 2, d.p.c.m. 28
luglio 1997.
Articolo 9
Art. 9. Coordinamento interregionale.
1. Le
regioni promuovono incontri periodici per uniformare gli interventi.
2. Agli incontri partecipa un rappresentante designato da ciascun
comitato regionale di cui all’articolo 3 della legge 14 agosto 1982,
n. 590, e, per le regioni in cui sia presente una sola università, il
rettore o un suo delegato.
Articolo 10
Art. 10.
Coordinamento
nell’ambito regionale tra gli interventi di competenza della regione e
quelli di competenza dell’università. 1. Il coordinamento tra gli
interventi della regione e gli interventi dell’università è attuato
mediante apposita conferenza alla quale partecipano i rappresentanti
della regione e del comitato regionale di cui all’articolo 3 della
legge 14 agosto 1982, n. 590, garantendo in ogni caso la
partecipazione di tutte le università aventi sede nella regione. Nelle
regioni in cui sia presente una sola università, questa è
rappresentata dal rettore o da un suo delegato. 2. I risultati della
conferenza di cui al comma 1 sono comunicati periodicamente alla
Consulta nazionale di cui all’articolo 6.
Articolo 11
Art. 11.
Regioni a statuto speciale.
1. Le regioni a statuto speciale e le
province autonome di Trento e di Bolzano esercitano nelle materie di
cui alla present…

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