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Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentimento del Clero cattolico in servizio nella diocesi.

LEGGE 20 MAGGIO 1985, n. 222
[Testo storico]
Preambolo
La Camera dei
deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; Il Presidente
della Repubblica: Promulga la seguente legge:
Articolo 1
Art. 1. Gli
enti costituiti o approvati dall’autorità ecclesiastica, aventi sede
in Italia, i quali abbiano fine di religione o di culto, possono
essere riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili con
decreto del Presidente della Repubblica, udito il parere del Consiglio
di Stato.
Articolo 2
Art. 2. Sono considerati aventi fine di
religione o di culto gli enti che fanno parte della costituzione
gerarchica della Chiesa, gli istituti religiosi e i seminari. Per
altre persone giuridiche canoniche, per le fondazioni e in genere per
gli enti ecclesiastici che non abbiano personalità giuridica
nell’ordinamento della Chiesa, il fine di religione o di culto è
accertato di volta in volta, in conformità alle disposizioni dell’art.
16. L’accertamento di cui al comma precedente è diretto a verificare
che il fine di religione o di culto sia costitutivo ed essenziale
dell’ente, anche se connesso a finalità di carattere caritativo
previste dal diritto canonico.
Articolo 3
Art. 3. Il riconoscimento
della personalità giuridica è concesso su domanda di chi rappresenta
l’ente secondo il diritto canonico, previo assenso dell’autorità
ecclesiastica competente, ovvero su domanda di questa.
Articolo 4

Art. 4. Gli enti ecclesiastici che hanno la personalità giuridica
nell’ordinamento dello Stato assumono la qualifica di enti
ecclesiastici civilmente riconosciuti.
Articolo 5
Art. 5. Gli enti
ecclesiastici civilmente riconosciuti devono iscriversi nel registro
delle persone giuridiche. Nel registro, con le indicazioni prescritte
dagli articoli 33 e 34 del codice civile, devono risultare le norme di
funzionamento e i poteri degli organi di rappresentanza dell’ente.
Agli enti ecclesiastici non può comunque essere fatto, ai fini della
registrazione, un trattamento diverso da quello previsto per le
persone giuridiche private. I provvedimenti previsti dagli articoli 19
e 20 delle presenti norme sono trasmessi d’ufficio per l’iscrizione
nel registro delle persone giuridiche.
Articolo 6
Art. 6. Gli enti
ecclesiastici già riconosciuti devono richiedere l’iscrizione nel
registro delle persone giuridiche entro due anni dalla entrata in
vigore delle presenti norme. La Conferenza episcopale italiana deve
richiedere l’iscrizione entro il 30 settembre 1986. Gli Istituti per
il sostentamento del clero, le diocesi e le parrocchie devono
richiedere l’iscrizione entro il 31 dicembre 1989. Decorsi tali
termini, gli enti ecclesiastici di cui ai commi precedenti potranno
concludere negozi giuridici solo previa iscrizione nel registro
predetto.
Articolo 7
Art. 7. Gli istituti religiosi e le società di
vita apostolica non possono essere riconosciuti se non hanno la sede
principale in Italia. Le province italiane di istituti religiosi e di
società di vita apostolica non possono essere riconosciute se la loro
attività non è limitata al territorio dello Stato o a territori di
missione. Gli enti di cui ai commi precedenti e le loro case non
possono essere riconosciuti se non sono rappresentati, giuridicamente
e di fatto, da cittadini italiani aventi il domicilio in Italia.
Questa disposizione non si applica alle case generalizie e alle
procure degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica.
Resta salvo quanto dispone l’art. 9.
Articolo 8
Art. 8. Gli istituti
religiosi di diritto diocesano possono essere riconosciuti soltanto
previo assenso della Santa Sede e sempre che sussistano garanzie di
stabilità.
Articolo 9
Art. 9. Le società di vita apostolica e le
associazioni pubbliche di fedeli possono essere riconosciute soltanto
previo assenso della Santa Sede e sempre che non abbiano carattere
locale.
Articolo 10
Art. 10. Le associazioni costituite o approvate
dall’autorità ecclesiastica non riconoscibili a norma dell’articolo
precedente, possono essere riconosciute alle condizioni previste dal
codice civile. Esse restano in tutto regolate dalle leggi civili,
salvi la competenza dell’autorità ecclesiastica circa la loro attività
di religione o di culto e i poteri della medesima in ordine agli
organi statutari. In ogni caso è applicabile l’art. 3 delle presenti
norme.
Articolo 11
Art. 11. Il riconoscimento delle chiese è ammesso
solo se aperte al culto pubblico e non annesse ad altro ente
ecclesiastico, e sempre che siano fornite dei mezzi sufficienti per la
manutenzione e la officiatura.
Articolo 12
Art. 12. Le fondazioni di
culto possono essere riconosciute quando risultino la sufficienza dei
mezzi per il raggiungimento dei fini e la rispondenza alle esigenze
religiose della popolazione.
Articolo 13
Art. 13. La Conferenza
episcopale italiana acquista la personalità giuridica civile, quale
ente ecclesiastico, con l’entrata in vigore delle presenti norme.

Articolo 14
Art. 14. Dal 1º gennaio 1987, su richiesta dell’autorità
ecclesiastica competente, può essere revocato il riconoscimento civile
ai capitoli cattedrali o collegiali non più rispondenti a particolari
esigenze o tradizioni religiose e culturali della popolazione. Nuovi
capitoli possono essere civilmente riconosciuti solo a seguito di
soppressione o fusione di capitoli già esistenti o di revoca del loro
riconoscimento civile.
Articolo 15
Art. 15. Gli enti ecclesiastici
civilmente riconosciuti possono svolgere attività diverse da quelle di
religione o di culto, alle condizioni previste dall’art. 7, n. 3,
secondo comma, dell’accordo del 18 febbraio 1984.
Articolo 16
Art.
16. Agli effetti delle leggi civili si considerano comunque: a)
attività di religione o di culto quelle dirette all’esercizio del
culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei
religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione
cristiana; b) attività diverse da quelle di religione o di culto
quelle di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura
e, in ogni caso, le attività commerciali o a scopo di lucro.
Articolo
17
Art. 17. Per gli acquisti degli enti ecclesiastici civilmente
riconosciuti si applicano le disposizioni delle leggi civili relative
alle persone giuridiche.
Articolo 18
Art. 18. Ai fini
dell’invalidità o inefficacia di negozi giuridici posti in essere da
enti ecclesiastici non possono essere opposte a terzi, che non ne
fossero a conoscenza, le limitazioni dei poteri di rappresentanza o
l’omissione di controlli canonici che non risultino dal codice di
diritto canonico o dal registro delle persone giuridiche.
Articolo 19

Art. 19. Ogni mutamento sostanziale nel fine, nella destinazione dei
beni e nel modo di esistenza di un ente ecclesiastico civilmente
riconosciuto acquista efficacia civile mediante riconoscimento con
decreto del Presidente della Repubblica, udito il parere del Consiglio
di Stato. In caso di mutamento che faccia perdere all’ente uno dei
requisiti prescritti per il suo riconoscimento può essere revocato il
riconoscimento stesso con decreto del Presidente della Repubblica,
sentita l’autorità ecclesiastica e udito il parere del Consiglio di
Stato.
Articolo 20
Art. 20. La soppressione degli enti ecclesiastici
civilmente riconosciuti e la loro estinzione per altre cause hanno
efficacia civile mediante l’iscrizione nel registro delle persone
giuridiche del provvedimento dell’autorità ecclesiastica competente
che sopprime l’ente o ne dichiara l’avvenuta estinzione. L’autorità
ecclesiastica competente trasmette il provvedimento al Ministro
dell’interno che, con proprio decreto, dispone l’iscrizione di cui al
primo comma e provvede alla devoluzione dei beni dell’ente soppresso o
estinto. Tale devoluzione avviene secondo quanto prevede il
provvedimento ecclesiastico, salvi in ogni caso la volontà dei
disponenti, i diritti dei terzi e le disposizioni statutarie, e
osservate, in caso di trasferimento ad altro ente, le leggi civili
relative agli acquisti delle persone giuridiche.
Articolo 21
Art.
21. In ogni diocesi viene eretto, entro il 30 settembre 1986, con
decreto del Vescovo diocesano, l’Istituto per il sostentamento del
clero previsto dal canone 1274 del codice di diritto canonico.
Mediante accordo tra i Vescovi interessati, possono essere costituiti
Istituti a carattere interdiocesano, equiparati, ai fini delle
presenti norme, a quelli diocesani. La Conferenza episcopale italiana
erige, entro lo stesso termine, l’Istituto centrale per il
sostentamento del clero, che ha il fine di integrare le risorse degli
Istituti di cui ai commi precedenti.
Articolo 22
Art. 22. L’Istituto
centrale e gli altri Istituti per il sostentamento del clero
acquistano la personalità giuridica civile dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministro dell’interno, che
conferisce ad essi la qualifica di ente ecclesiastico civilmente
riconosciuto. Il decreto è emanato entro sessanta giorni dalla data di
ricezione dei relativi provvedimenti canonici. La procedura di cui ai
commi precedenti si applica anche al riconoscimento civile dei decreti
canonici di fusione di Istituti diocesani o di separazione di Istituti
a carattere interdiocesano emanati entro il 30 settembre 1989.

Articolo 23
Art 23. Lo statuto di ciascun Istituto per il
sostentamento del clero è emanato dal Vescovo diocesano in conformità
alle disposizioni della Conferenza episcopale italiana. In ogni caso,
almeno un terzo dei membri del consiglio di amministrazione di ciascun
Istituto è composto da rappresentanti designati dal clero diocesano su
base elettiva.
Articolo 24
Art. 24. Dal 1º gennaio 1987 ogni
Istituto provvede, in conformità allo statuto, ad assicurare, nella
misura periodicamente determinata dalla Conferenza episcopale
italiana, il congruo e dignitoso sostentamento del clero che svolge
servizio i…

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