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Integrazioni e modifiche delle Leggi 16 aprile 1973, n.171 e 10 maggio 1976, n.319, in materia di tutela delle acque dall'inquinamento.

LEGGE 24 DICEMBRE 1979, n. 650
Preambolo
(Omissis).
Articolo 1
Art.
1.
I termini di cui al primo comma dell’articolo 7 ed al primo comma
dell’articolo 8 della legge 10 maggio 1976, n. 319, sono riaperti a
decorrere dalle rispettive date di scadenza e prorogati al 31 marzo
1982 (1). [Entro il 31 marzo 1980 ciascuna regione, sentiti i comuni
interessati, predispone ed invia al Comitato interministeriale di cui
all’articolo 3 della legge 10 maggio 1976, n. 319, un primo programma
per il risanamento delle acque, contenente gli obiettivi fondamentali
del risanamento e le priorità delle opere da realizzare] (2). Il
termine di cui alla lettera a) del numero 1), alla lettera a) del
numero 2) dell’articolo 13 ed all’ultimo comma dell’articolo 14 della
legge 10 maggio 1976, n. 319, nonché il termine di cui al secondo
comma dell’articolo 9 della legge 16 aprile 1973, n. 171, modificato
dall’articolo 1-ter del decreto-legge 10 agosto 1976, n. 544,
convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 8 ottobre 1976, n.
690, sono riaperti a decorrere dalle rispettive date di scadenza e
prorogati al 1º marzo 1980. (1) Termine prorogato dall’art. 1, d.l. 31
dicembre 1981, n. 801, conv. in l. 5 marzo 1982, n. 62. (2) Il
Comitato di cui al presente comma è stato soppresso dall’art. 1, comma
21, l. 24 dicembre 1993, n. 537. Le competenze sono ora del Ministero
dell’ambiente.
Articolo 2
Art. 2.
I titolari di scarichi degli
insediamenti produttivi, ivi compresi quelli previsti dalla legge 16
aprile 1973, n. 171, esistenti alla data del 13 giugno 1976 e che alla
data del 13 giugno 1979 non abbiano provveduto ad adeguare gli
scarichi medesimi ai limiti prescritti dalla legge devono presentare,
entro due mesi dall’entrata in vigore della presente legge, un
programma dettagliato con l’indicazione della data dell’inizio dei
lavori, dei tempi di attuazione nonché dei costi per l’adeguamento,
ove prescritto, alla tabella C della legge 10 maggio 1976, n. 319. La
regione, entro tre mesi dalla data di presentazione del programma,
autorizza l’attuazione dello stesso, confermandolo ovvero integrandolo
con eventuali prescrizioni, con particolare riguardo all’inizio dei
lavori, alla entrata in funzione dell’impianto di depurazione, allo
smaltimento dei fanghi ed al risparmio energetico. Il termine
stabilito per l’attuazione del programma non può comunque superare il
1º settembre 1981. L’autorizzazione è revocata in caso di inosservanza
del programma e dei tempi di attuazione dello stesso.
Indipendentemente dall’autorizzazione regionale, il titolare dello
scarico resta responsabile dell’obbligo di adeguarsi ai limiti
previsti dalla legge, a partire dalla data di attuazione dell’impianto
di depurazione. Per quanto di competenza del comune, le opere comprese
nei programmi previsti dai commi precedenti sono sottoposte alle sole
procedure di autorizzazione di cui all’articolo 48 della legge 5
agosto 1978, n. 457, con riduzione a trenta giorni del termine
stabilito dallo stesso articolo. Il programma e i costi in esso
indicati sono valutati dalla regione ai fini della concessione dei
contributi di cui all’articolo 20 della legge 10 maggio 1976, n. 319,
e delle altre agevolazioni di cui agli articoli 5 e 6 della presente
legge, nonché al fine dell’applicazione della sanzione di cui al comma
seguente. I soggetti di cui all’articolo 18 della legge 10 maggio
1976, n. 319, che alla data del 13 giugno 1979 non si sono adeguati ai
limiti prescritti dalla legge medesima, e successive modificazioni,
sono tenuti al pagamento di una somma pari al triplo di quella
prevista dal citato articolo 18 e comunque non inferiore a quella
risultante dalla moltiplicazione dei sette dodicesimi per cento del
costo di investimento, previsto nel programma di cui al presente
articolo, per il numero dei mesi trascorsi dalla data di entrata in
vigore della presente legge.
Articolo 3
Art. 3.
I procedimenti
penali per l’inosservanza dei termini di cui all’articolo 13 della
legge 10 maggio 1976, n. 319, ed all’articolo 9 della legge 16 aprile
1973, n. 171, prorogati dall’ultimo comma dell’articolo 1, sono
sospesi sino alla scadenza del termine stabilito nell’autorizzazione
rilasciata dalla regione, ai sensi del secondo comma dell’articolo 2,
per l’attuazione del programma. La sospensione cessa in tutti i casi
in cui è revocata l’autorizzazione. La sospensione impedisce ogni
atto, tranne quelli urgenti di istruzione. Scaduto il termine di cui
al primo comma, il giudice interpella l’autorità competente per il
controllo. Se questa accerta che il contravventore ha realizzato il
programma nel termine prescritto e che lo scarico è conforme alle
prescrizioni di legge, il giudice dichiara con sentenza non doversi
procedere per essere il reato estinto per sopravvenuto adempimento.

Articolo 4
Art. 4.
I contributi che il Ministero dei lavori
pubblici è autorizzato a concedere ai sensi dell’articolo 37 della
legge 21 dicembre 1978, n. 843, possono essere utilizzati dalle
regioni anche per il rilevamento dei dati, per la predisposizione dei
piani regionali di risanamento delle acque e per l’erogazione dei
finanziamenti a favore delle province per l’espletamento dei compiti
di cui agli articoli 5 e 15, settimo comma, della legge 10 maggio
1976, n. 319, come modificati dalla presente legge. [Il Comitato
interministeriale di cui all’articolo 3 della legge 10 maggio 1976, n.
319, valutate le esigenze prospettate dalle regioni e dalle province
autonome, stabilisce i criteri per la ripartizione e per
l’attribuzione alle stesse delle somme di cui al primo comma del
presente articolo] (1). Per il finanziamento degli interventi di cui
all’articolo 19 della legge 10 maggio 1976, n. 319, è autorizzata la
spesa di lire 500 miliardi, da ripartire in tre annualità per gli anni
1980, 1981, 1982 di cui 75 miliardi per l’anno 1980. Ferma restando la
competenza delle regioni a concedere i contributi di cui al comma
precedente, la Cassa depositi e prestiti è autorizzata a concedere,
fino all’ammontare complessivo di lire 2.000 miliardi, mutui
ammortizzabili in un periodo massimo di 35 anni ai comuni, ai consorzi
intercomunali, alle comunità montane. L’onere dei mutui di cui al
comma precedente è interamente assunto a carico dello Stato. Tali
mutui sono utilizzati per la costruzione e l’ammodernamento degli
impianti necessari all’espletamento dei servizi pubblici di fognatura
e di depurazione delle acque usate. Le relative istanze devono essere
corredate di un attestato della regione competente da cui risulti che
il progetto da finanziare non contrasti con le finalità di cui alla
stessa legge 10 maggio 1976, n. 319, e, dopo il 31 marzo 1980, con i
programmi regionali di risanamento delle acque. Il CIPE, sentita la
commissione interregionale di cui all’articolo 13 della legge 16
maggio 1970, n. 281, determina, entro sessanta giorni dall’entrata in
vigore della presente legge, nel limite del sessanta per cento delle
disponibilità di cui al quarto comma del presente articolo, la quota
minima dei mutui da concedere in ciascuna regione. All’onere derivante
dalle disposizioni del terzo comma del presente articolo per l’anno
1980 si provvede mediante corrispondente riduzione del capitolo 5935
dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica per l’anno finanziario
medesimo. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti
variazioni di bilancio. (1) Il Comitato di cui al presente comma è
stato soppresso dall’art. 1, comma 21, l. 24 dicembre 1993, n. 537. Le
competenze sono ora del Ministero dell’ambiente.
Articolo 5
Art. 5.

Gli istituti e le aziende di credito di cui all’articolo 19 della
legge 25 luglio 1952, numero 949, sono autorizzati a concedere, anche
in deroga alle disposizioni di legge o statutarie che ne regolano
l’attività, finanziamenti ordinari per le iniziative destinate
esclusivamente o prevalentemente all’adeguamento degli scarichi dei
rifiuti liquidi industriali ai limiti e alle prescrizioni previsti
dalla legge 10 maggio 1976, n. 319, nonché dall’articolo 9 della legge
16 aprile 1973, n. 171, e dal relativo decreto del Presidente della
Repubblica 20 settembre 1973, n. 962 secondo i tempi stabiliti dalle
leggi stesse e successive modificazioni ed integrazioni. I
finanziamenti di cui sopra possono essere concessi anche a favore di
consorzi di imprese industriali, di società consortili anche in forma
cooperativa fra imprese industriali e artigiane, di consorzi di
cooperative di cui alla legge 17 febbraio 1971, n. 127, ai quali
possono partecipare anche enti locali o altri enti pubblici, nonché a
favore di imprese artigiane e loro consorzi, allorché gli investimenti
necessari comportino un finanziamento superiore ai massimali stabiliti
per tali soggetti dalle vigenti norme sul credito agevolato. Ai fini
dell’applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 9
novembre 1976, n. 902, le predette iniziative anche se realizzate dai
soggetti indicati nel comma precedente, sono considerate
ammodernamenti e le relative richieste hanno carattere di priorità. Il
limite occupazionale di cui all’articolo 3-bis del decreto-legge 30
gennaio 1979, n. 23, convertito in legge, con modificazioni, dalla
legge 29 marzo 1979, n. 91, non si applica nelle ipotesi di
investimenti per impianti che per le loro caratteristiche necessitano
il personale idoneo al loro funzionamento ed alla loro manutenzione.
Per gli investimenti relativi alle iniziative previste dal terzo comma
del presente articolo non si applicano i limiti concernenti il
capitale investito e gli investimenti globali dei progetti da
realizzare stabiliti negli articoli 5, 6 e 8 del decreto del
Presidente della Repubblica 9 novembre 1976, n. 902, nonché
nell’articolo 63…

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