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Norme in materia di commercio su aree pubbliche....

Norme in materia di commercio su aree pubbliche.

LEGGE 28 MARZO 1991, n. 112
Preambolo
(Omissis).
Articolo 1
Art. 1.
Definizioni.
1. Per commercio su aree pubbliche si intendono la
vendita di merci al dettaglio e la somministrazione al pubblico di
alimenti e bevande effettuate su aree pubbliche, comprese quelle del
demanio marittimo, o su aree private delle quali il comune abbia la
disponibilità, attrezzate o meno, scoperte o coperte. 2. Il commercio
su aree pubbliche può essere svolto: a) su aree date in concessione
per un periodo di tempo pluriennale per essere utilizzate
quotidianamente dagli stessi soggetti durante tutta la settimana; b)
su aree date in concessione per un periodo di tempo pluriennale per
essere utilizzate solo in uno o più giorni della settimana indicati
dall’interessato; c) su qualsiasi area, purché in forma itinerante. 3.
Per mercati rionali si intendono le aree attrezzate destinate
all’esercizio quotidiano del commercio di cui al comma 1.
Articolo 2

Art. 2.
Rilascio dell’autorizzazione per l’esercizio del commercio
su aree pubbliche. 1. Il rilascio dell’autorizzazione per l’esercizio
del commercio su aree pubbliche di cui all’articolo 1 è subordinato
all’iscrizione nel registro degli esercenti il commercio previsto
dalla legge 11 giugno 1971, n. 426. 2. L’autorizzazione per esercitare
l’attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), è efficace per
il solo territorio del comune nel quale il richiedente intende
esercitarla ed è rilasciata dal sindaco nei limiti della disponibilità
delle aree previste a tal fine, negli strumenti urbanistici per i
mercati rionali o individuate dal consiglio comunale nei provvedimenti
di istituzione di una fiera locale o mercato. 3. L’autorizzazione per
esercitare l’attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera b), è
efficace nell’ambito del territorio della regione ed è rilasciata dal
presidente della giunta regionale, o da un suo delegato, nel rispetto
di criteri programmatori, anche numerici, fissati dalla regione
stessa, nonché dei princìpi e delle attribuzioni degli enti locali di
cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142. 4. L’autorizzazione per
esercitare l’attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), è
efficace nell’ambito del territorio della regione, abilita anche alla
vendita a domicilio di consumatori ed è rilasciata dal presidente
della giunta regionale, o da un suo delegato, sentita la commissione
di cui all’articolo 4, comma 3, nel rispetto dei criteri di cui al
comma 3 del presente articolo. 5. L’autorizzazione prevista dal
presente articolo è rilasciata, con riferimento alle tabelle
merceologiche stabilite per l’esercizio del commercio al dettaglio ai
sensi dell’art. 37, primo comma, della legge 11 giugno 1971, n. 426, e
delle relative norme di esecuzione, a persone fisiche o a società di
persone regolarmente costituite secondo le norme vigenti. 6.
L’autorizzazione rilasciata per il commercio su aree pubbliche di
prodotti alimentari abilita sia alla vendita che alla somministrazione
degli stessi sempre che il titolare sia in possesso dei requisiti
soggettivi richiesti per l’una e per l’altra attività. L’abilitazione
alla somministrazione deve risultare da apposita annotazione apposta
sul titolo autorizzatorio (1). 7. Ai mercati e alle fiere locali che
si svolgono a cadenza superiore al mese possono partecipare i titolari
di autorizzazione al commercio su aree pubbliche di cui all’articolo 1
provenienti da tutto il territorio nazionale nei limiti della
disponibilità delle aree destinate a tale scopo, da assegnare in primo
luogo secondo il criterio del più alto numero di presenze fatte
registrare sul mercato o sulla fiera (2). (1) Comma così sostituito
dall’art. 2, d.l. 18 settembre 1995, n. 381, conv. in l. 15 novembre
1995, n. 480. (2) Comma così sostituito dall’art. 5, l. 25 marzo 1997,
n. 77.
Articolo 3
Art. 3.
Condizioni per l’esercizio del commercio
su aree pubbliche. 1. L’esercizio del commercio su aree pubbliche è
subordinato al rispetto delle condizioni di tempo e di luogo stabilite
dal comune nel cui territorio viene esplicato. 2. I sindaci,
nell’ambito della disciplina regionale e nel rispetto degli indirizzi
espressi dal consiglio comunale, determinano l’orario di vendita dei
mercati rionali e delle altre forme di commercio su aree pubbliche ai
sensi dell’articolo 36, comma 3, della legge 8 giugno 1990, n. 142. 3.
L’esercizio dell’attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c),
può essere oggetto di limitazioni e divieti per motivi di polizia
stradale o di carattere igienico-sanitario o per altri motivi di
pubblico interesse. In ogni comune debbono essere stabilite le zone in
cui esso è vietato per i detti motivi. Sono fatti salvi i
provvedimenti delle competenti autorità di pubblica sicurezza. 4.
L’ampiezza complessiva delle aree destinate all’esercizio del
commercio su aree pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a)
e b), nonché i criteri di assegnazione dei posteggi, la loro
superficie e i criteri di assegnazione delle aree riservate agli
agricoltori che esercitano la vendita dei loro prodotti, sono
stabiliti dal consiglio comunale, tenuto conto delle eventuali
prescrizioni degli strumenti urbanistici e sentita la commissione
competente ai sensi dell’articolo 4, commi 1 e 2, entro un anno dalla
data di entrata in vigore della presente legge e successivamente
almeno ogni quadriennio. Tali aree sono stabilite sulla base delle
caratteristiche economiche del territorio, della densità della rete
distributiva e della presumibile capacità di domanda della popolazione
residente e fluttuante, al fine di assicurare la migliore funzionalità
e produttività del servizio da rendere al consumatore ed un adeguato
equilibrio con le installazioni commerciali a posto fisso e le altre
forme di distribuzione in uso. 5. Entro un anno dalla data di entrata
in vigore della presente legge e successivamente almeno ogni quattro
anni, la superficie delle aree di cui all’articolo 1 comma 2 lettera
b), deve essere comunicata alla regione con l’indicazione della parte
riservata agli agricoltori, ai fini del rilascio dell’autorizzazione
regionale di cui all’articolo 2, comma 3. 6. Le aree in cui si
svolgono fiere, fiere-mercato o sagre sono preferibilmente assegnate,
sulla base del criterio del più alto numero di presenze, ai soggetti
che dispongono del titolo autorizzatorio di cui all’articolo 2, comma
4 (1). 7. La concessione del posteggio non può essere ceduta, a nessun
titolo, se non con l’azienda commerciale. 8. La concessione del
posteggio ha una durata di dieci anni e può essere rinnovata. 9.
L’operatore decade dalla concessione del posteggio per il mancato
rispetto delle norme sull’esercizio dell’attività disciplinata dalla
presente legge o qualora il posteggio non venga utilizzato in ciascun
anno solare per periodi di tempo complessivamente superiori a tre
mesi, salvo il caso di assenza per malattia, gravidanza o servizio
militare. 10. Il sindaco può revocare la concessione del posteggio per
motivi di pubblico interesse, senza oneri per il comune. Qualora sia
revocata la concessione del posteggio di cui all’articolo 1, comma 2,
lettera a), l’interessato ha diritto ad ottenere un altro posteggio
nel territorio comunale. 11. Nessun operatore può utilizzare più di un
posteggio contemporaneamente. L’operatore ha diritto a utilizzare il
posteggio per tutti i prodotti oggetto della sua attività, fatto salvo
il rispetto delle esigenze igienico-sanitarie. 12. L’istituzione, il
funzionamento, la soppressione, lo spostamento della data di
svolgimento dei mercati o fiere locali e i canoni per la concessione
del posteggio sono deliberati dal consiglio comunale in conformità
agli indirizzi delle regioni, sentita la commissione competente ai
sensi dell’articolo 4, commi 1 e 2. 13. Con decreto del Ministro per i
beni e le attività culturali o nei regolamenti di polizia urbana sono
individuate le aree aventi valore archeologico, storico, artistico e
ambientale, in cui l’esercizio del commercio previsto dalla presente
legge non è consentito o è consentito solo con particolari
limitazioni. In tale ultimo caso l’esercizio del commercio è
subordinato al preventivo nulla osta del Ministero per i beni e le
attività culturali che, per quanto attiene alla somministrazione di
alimenti e bevande, può essere concesso solo per le installazioni
mobili. 14. L’esercizio del commercio previsto dalla presente legge
nelle aree demaniali marittime deve essere autorizzato anche dalle
competenti autorità marittime, ai sensi dell’articolo 68 del codice
della navigazione, approvato con regio decreto 30 marzo 1942, n. 327,
secondo le modalità indicate dal regolamento di cui all’articolo 7,
comma 2, della presente legge. L’esercizio medesimo, svolto su aree
demaniali marittime secondo le modalità previste dall’articolo 1,
comma 2, lettere a) e b), è soggetto, comunque, alle disposizioni in
materia di concessioni previste dagli articoli 36 e seguenti del
codice della navigazione e dagli articoli 5 e seguenti del regolamento
per l’esecuzione del codice della navigazione (navigazione marittima),
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio
1952, n. 328. 15. Senza permesso del soggetto proprietario o gestore è
vietato l’esercizio del commercio di cui alla presente legge negli
aeroporti, nelle stazioni e nelle autostrade. (1) Comma così
sostituito dall’art. 5, l. 25 marzo 1997, n. 77.
Articolo 4
Art. 4.
Commissioni.
1. Presso ogni comune con popolazione residente non
inferiore a 10.000 abitanti è istituita una commissione composta di
esperti dei problemi della distribuzione e di rappresentanti delle
organizzazioni del commercio, della cooperazione e dei coltivatori
agricoli produttori diretti maggiormente rappresentative a livello
provinciale; la commissione è nominata dal sindaco. 2. Per i comuni
con popolazione residente inferiore a 10.000…

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