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Associazione nazionale controllo combustione chiarimenti sulle norme di sicurezza per apparecchi contenenti liquidi caldi sotto pressione

Circolare 5 Dicembre 1977 N. 29

Associazione nazionale controllo
combustione chiarimenti sulle norme di sicurezza per apparecchi
contenenti liquidi caldi sotto pressione
stralcio
Art. 16 – Per
impianto centrale deve intendersi un impianto costituito da uno o più
generatori ed uno o più apparecchi utilizzatori distinti dal
generatore stesso.
Le norme, pur essendo tecnicamente valide in ogni
caso, non possono, allo stato, essere prescritte per impianti
alimentati da fonti di calore diverse da combustibili solidi, liquidi
o gassosi.
Non sono soggetti pertanto alle norme e quindi non sono
soggetti all’obbligo della denuncia ai sensi degli artt. 18 e 25 del
decreto gli impianti aventi come generatori di calore scambiatori
alimentati sul primario da vapore o da liquido surriscaldato e
generatori alimentati da energia elettrica.
In merito a tali impianti
si precisa che – in attesa che il Ministero del lavoro, al quale il
problema è stato prospettato, assuma le più idonee determinazioni – le
direzioni di sezione provvederanno, ove ne venga rilevata la
esistenza, a darne comunicazione all’ispettorato del lavoro che potrà
assumere le necessarie iniziative, ai fini della sicurezza, in
applicazione di quanto stabilito dall’art. 241 del decreto del
Presidente della Repubblica 27-4-1955, n. 547, facendo altresì
presente all’ispettorato stesso la validità delle norme esistenti
anche per gli impianti in questione.
Si significa inoltre che le norme
stesse andranno applicate qualora venga richiesto l’intervento
dell’ANCC come attività speciale facoltativa.
L’obbligo del rispetto
delle norme del decreto sussiste indipendentemente dalla utilizzazione
del calore generato. A titolo di esempio, sono soggetti alla denuncia
gli impianti centrali di riscaldamento di luoghi di riunione pubblica
(cinema, scuole, sale di concerto, circoli, ecc.), luoghi di lavoro
(capannoni industriali, ecc.), serre (coltivazione di piante), nonché
gli impianti a circuito chiuso destinati alla produzione di acqua
calda per applicazioni industriali (doppi fondi, vasche di deposito,
apparecchi elaboratori, ecc.).
Art. 18 – L’obbligo della denuncia da
parte dell’installatore per i casi di cui ai punti b) e c) deve
intendersi limitato agli impianti per i quali l’ANCC ha già rilasciato
libretto matricolare di cui agli artt. 22 e 25.
Art. 19 – Nel caso di
impianti in cui il sistema di espansione dell’acqua sia misto,
costituito cioè da un vaso aperto e da un vaso chiuso presenti
insieme, dovrà essere sentita la sede centrale.
Art. 20 – La
temperatura massima di taratura degli interruttori automatici viene
stabilita convenzionalmente pari a 100°C per tutti gli impianti
installati a quota non superiore a m 2000.
Art. 22 – Per quanto
concerne i dispositivi di protezione sottoposti a preventiva
qualificazione da parte dell’associazione (vedi R.3.B.2.1.), e per i
dispositivi di sicurezza – valvola di sicurezza e valvola di scarico
termico – preventivamente tarati singolarmente su banco alla presenza
di un tecnico dell’ANCC, l’accertamento della conformità al progetto
approvato deve essere inteso come constatazione che detti dispositivi
sono ubicati nella posizione indicata nel progetto e si identificano
con quelli previsti nel progetto stesso. Pertanto, per i succitati
dispositivi, come del resto già previsto al punto R.4.A.6. della
raccolta “R”, non è richiesto l’accertamento della funzionalità di cui
al punto R.4.A.3.2., ed è sufficiente acquisire gli attestati di
qualificazione e di rispondenza ed i certificati del costruttore e per
le sole valvole di sicurezza e le valvole di scarico termico i verbali
ANCC rilasciati in occasione della taratura singola su banco.
Art. 25
– Le disposizioni transitorie dell’articolo si applicano anche agli
impianti già installati alla data di entrata in vigore del decreto,
anche se non ancora in regolare esercizio. La data di avvenuta
installazione deve risultare da dichiarazione dell’installatore o
dell’utente.
Per quanto riguarda le denunce, esse debbono comunque
essere firmate dall’amministratore o dall’utente.
RACCOLTA “R”
R.1.A.
R.1.A.2 – Per i generatori di calore destinati a funzionare a
pressione di esercizio superiore a 5 kgf/cmq o facenti parte di
impianti con vaso di espansione chiuso di potenzialità nominale
superiore a 300.000 kcal/h le sezioni sono autorizzate ad approvare
gli impianti che, oltre alle prescrizioni della raccolta “R” vigenti,
soddisfino alle condizioni seguenti:
a) il diametro interno della
tubazione di collegamento tra il o i generatori ed il o i vasi di
espansione sia non inferiore a _P/1000 mm con il minimo di mm 18,
essendo P la potenzialità nominale in kcal/h del o dei generatori;
b)
per i generatori di potenzialità singola nominale superiore a 500.000
kcal/h, la portata di scarico sia suddivisa tra almeno 2 valvole di
sicurezza;
c) venga installato su ogni generatore un secondo
termostato di blocco a riarmo manuale indipendente dal primo oppure
una valvola di scarico termico avente le caratteristiche di cui al
successivo paragrafo R.2.B.1.2.
R.1.A.3. – Fermo restando il
chiarimento sull’art.16 del decreto, per i circuiti secondari
alimentati da uno scambiatore di calore, nel caso in cui la
temperatura del fluido primario sia inferiore o uguale a quella di
ebollizione del fluido secondario a pressione atmosferica, nel
circuito secondario possono essere omessi i dispositivi di protezione
e sicurezza, mentre in ogni caso sono necessari i sistemi di
espansione.
Eventuali recipienti a pressione di gas soggetti a
controllo ANCC ai sensi del Regio decreto 12-5-1927, n. 824, ed
inseriti nel circuito secondario, dovranno essere provvisti di
dispositivi di sicurezza dimensionati in relazione alle condizioni
funzionali dell’impianto.
R.1.A.4. – Il divieto di prelievo si applica
agli impianti di riscaldamento ed ai relativi circuiti secondari del
tipo “chiuso”, del tipo cioè in cui l’acqua in circolo è sempre la
medesima.
In ogni caso inoltre sono consentiti eventuali spurghi o
prelevamenti per l’analisi dell’acqua.
R.1.B. R.1.B.4.2. – La spinta
del fluido sull’otturatore della valvola di sicurezza può essere
applicata anche indirettamente mediante un diaframma.
R.2.A. R.2.A.3.
– Per i generatori già in funzione alla data di entrata in vigore del
decreto, le certificazioni relative alla prova idraulica sono
richieste ai sensi dell’art. 17, solo nel caso di riparazioni
comportanti modifiche alla struttura costruttiva originaria.
R.2.A.4.
– Per i generatori costituiti da più elementi devono essere previsti
una sigla di identificazione per gli elementi singoli ed un
certificato generale da cui risulti che tutti gli elementi recanti
quella sigla di identificazione sono stati sottoposti con esito
favorevole alla prova idraulica.
Nel caso di sostituzione di elementi,
l’installatore deve fornire una dichiarazione indicante la sigla degli
elementi da lui sostituiti e gli estremi del certificato generale da
cui risulti che gli elementi dotati della sigla in questione sono
stati sottoposti a prova idraulica.
Nel caso di riparazioni, il
certificato attestante l’avvenuta prova idraulica con esito favorevole
deve essere rilasciato dal riparatore.
R.2.B. R.2.B.1.1. – Il calcolo
della lunghezza virtuale della tubazione di sicurezza può essere
eseguito anche con metodo analitico che tenga conto delle perdite di
carico localizzate; in tal caso possono essere ammessi anche raggi di
curvatura inferiori al minimo indicato al punto R.2.B.1.4. A titolo
orientativo, per una valutazione dei risultati del calcolo, può essere
utilizzata l’allegata tabella R.2.B.1.1. (Allegato 1).
Sia per i
diametri interni, sia per le lunghezze virtuali dei tubi di sicurezza
diversi da quelli di cui alla tabella 1.2., è ammessa la
interpolazione lineare.
R.2.B.1.2. – Per i generatori di calore già in
funzione alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale
1-12-1975 può derogarsi alle disposizioni relative al diametro interno
della tubazione di sicurezza, purché – fermo restando il minimo di mm
18 per detto diametro – i generatori siano corredati anche di una
valvola di scarico termico qualificata dall’ANCC secondo la procedura
di cui al punto R.3.B.3. seguente.
Detta valvola deve essere ad azione
positiva, tale cioè da aprire anche in caso di avaria dell’elemento
sensibile, non deve essere azionata da energia esterna e deve
intervenire in modo da evitare che la temperatura dell’acqua nel
generatore superi i 100°C (con tolleranza necessaria per evitare
l’intervento del dispositivo in conseguenza della sopraelevazione
della temperatura che si verifica all’atto dello spegnimento del
bruciatore) ed in modo da assicurare il trasferimento all’esterno
dell’impianto di una quantità di calore non inferiore alla
potenzialità nominale del generatore dedottane la quota parte
scaricata del tubo di sicurezza quale risulta dalla tabella 1.2. della
disposizione R.2.D.
(Allegato 2: esempi applicativi); essa deve essere
collegata alla tubazione di uscita entro m 0,5 dal generatore con
l’elemento sensibile immerso nella corrente di acqua calda in uscita.
A salvaguardia della caldaia, essa deve inoltre essere corredata di
dispositivo che all’atto dell’intervento dello scarico provochi
l’interruzione automatica dell’apporto di combustibile al bruciatore
con un sistema meccanico oppure mediante un dispositivo attivato
dall’energia di un circuito elettrico. L’apposito dispositivo di
interruzione dell’afflusso del combustibile liquido o gassoso deve
essere del tipo normalmente chiuso (chiuso in mancanza di energia
elettrica). Per gli impianti a combustibile solido, il dispositivo di
cui sopra deve intervenire sull’aria comburente.
Ciascuna valvola di
scarico termico, oltre che dal verbale ANCC di attestazione della
taratura sul banco, deve essere accompagnata dal diagramma, fornito
dalla ditta costruttrice, della port…

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